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Sulle nostre pagine diamo spazio a una piccola realtà sportiva, una squadra di calcio e una di Basket che giocano nelle categorie inferiori. Non lo facciamo certo per campanilismo, anche se alcuni membri della redazione sono dell’area flegrea, ma lo facciamo perchè la Lokomotiv rappresenta una bella storia di calcio, la possibilità di rivivere il calcio senza tutte quelle sovrastrutture che si inseriscono fra noi e lo sport più amato del mondo.
La Lokomotiv Flegrea ha recentemente pubblicato un comunicato dove chiede chiarimenti al Sindaco sulla gestione degli impianti sportivi e sul perchè un’iniziativa di sport popolare debba essere esclusa dall’utilizzo dei campi.

Ci sentiamo di condividerla come condividiamo i valori sostenuti dalla squadra Verdenero.

LOKOMOTIV FLEGREA DENUNCIA GESTIONE DEL COMUNE DEGLI IMPIANTI SPORTIVI. “IL SINDACO SI PRENDA RESPONSABILITA’ DI DIRE CHE IL NOSTRO LAVORO SOCIALE A BAGNOLI NON VALE NULLA”.

Da due anni non chiediamo nulla alle istituzioni, se non ciò che ci spetta. Non vogliamo soldi o finanziamenti. Non ci interessano e ne facciamo volentieri a meno. Chiediamo solo la possibilità di utilizzare uno spazio per lo sport nei nostri quartieri, pubblico e non privato, a costi accessibili, coerenti rispetto alla politica che portiamo avanti. Nel corso dei tre anni della sua esistenza, la Lokomotiv Flegrea, squadra di calcio popolare, indipendente e autofinanziata da un gruppo di giovani della zona, ha speso quasi trentamila euro per l’affitto di campi da gioco privati. Non chiedeteci dove abbiamo preso questi soldi: se pensiamo all’enormità della cifra non lo sappiamo nemmeno noi. Poi ci guardiamo indietro, e ripensiamo a collette, iniziative di finanziamento, al supporto di qualche sostenitore, alle sottoscrizioni per felpe e magliette, sciarpe e tute da gioco. Uno sforzo immane, considerando la cifra (senza contare i soldi spesi per le iscrizioni ai campionati, le assicurazioni, il materiale tecnico, la benzina, i pulmini per le trasferte).

La Lokomotiv Flegrea non ha scopo di lucro. È una piccola polisportiva, la cui filosofia presuppone l’accessibilità di tutti allo sport, indipendentemente dall’estrazione sociale, dal colore della pelle, dalle condizioni economiche, dalle abilità o difficoltà fisiche. In tre anni abbiamo creato una squadra di calcio iscritta al campionato di Terza Categoria; una di basket che si sta giocando la promozione alla serie successiva; una scuola calcio che permette a cento famiglie di Bagnoli e Cavalleggeri di far sport pagando – solo chi ne ha la possibilità! – un contributo associativo di appena quindici euro (per coprire le spese dei campi); il prossimo anno inaugureremo non una, ma due squadre di pallacanestro giovanile; stiamo lavorando per la costituzione di una palestra popolare. Se solo gli esborsi che spendiamo per gli affitti fossero meno esosi, potremmo investire le nostre risorse in maniera più sensata, per esempio per operatori e allenatori – che oggi lavorano gratuitamente, ma comunque con costanza, passione e volontà, tre volte la settimana – tenendoli impegnati a tempo pieno, triplicando il numero dei giovani atleti a cui proviamo a garantire un accesso allo sport sano e sostenibile, anche economicamente.

Quando abbiamo provato a fare questi ragionamenti con il comune di Napoli, cosa abbiamo ricevuto? Pacche sulle spalle, promesse, chiacchiere, spiragli lasciati aperti in attesa non si sa di cosa (probabilmente delle elezioni). Ripetiamo, non ci servono soldi, sponsor, borson. Non vogliamo l’elemosina, ma quello che ci spetta. E invece, solo per rimanere nei quartieri in cui operiamo: il campo della Nato, una volta andati via gli americani, è stato immobilizzato per un anno, e poi assegnato senza bando pubblico seguendo esclusivamente criteri economici; il campo ex Italsider (proprietà Fintecna, vedi Cassa depositi e prestiti), in stato di abbandono da un decennio, l’avevamo occupato, ma siamo stati cacciati con la forza e il comune non ha mosso un dito per intercedere; stesso discorso vale per le strutture del Cus (di proprietà dell’università), per le quali non siamo mai stati presi in considerazione; il campo comunale nel parco Virgiliano è in condizioni pietose, con l’impianto di illuminazione guasto, sebbene da palazzo San Giacomo promettano da mesi, naturalmente a vuoto, di rimetterlo in sesto; per lo stadio Collana ci è stata richiesta una tariffa equivalente a quelle private, senza tenere in considerazione il nostro lavoro di stampo sociale.

È notizia di questi giorni la nascita di una squadra di calcio di rifugiati politici africani. La squadra è organizzata dall’associazione Funiculà e dalla Less, l’impresa sociale legata all’ex assessore Riccio, che gestisce per conto del comune il progetto IARA (Integrazione e accoglienza per rifugiati e richiedenti asilo). Pur riconoscendo l’operato che la Less svolge con i migranti, va sottolineato che si tratta di una impresa che si finanzia anche grazie a lauti fondi pubblici, ben lungi dall’essere una associazione di base formata da ragazzi sotto i trent’anni. È inutile spiegare perché a quest’impresa, senza batter ciglio, il comune di Napoli abbia messo a disposizione l’impianto sportivo di via Lieti a Capodimonte.

Ora, è legittimo per le istituzioni impegnarsi a favore di chi credano svolga un lavoro meritorio e ignorare gli altri. Né vogliamo scatenare una guerra inutile, anzi siamo contenti che la squadra abbia a disposizione una struttura, così come sempre abbiamo appoggiato i progetti di tutte quelle realtà di calcio popolare, antirazzista e “alternativo”, anche quando questi, per modalità di gestione e rivendicazioni (grossi sponsor e finanziamenti pubblici) si distaccavano dal nostro modo di pensare. A questo punto, però, chiediamo che il comune di Napoli si prenda la responsabilità, davanti ai cittadini di Bagnoli e Cavalleggeri, di dire pubblicamente che il nostro progetto non vale nulla, che gli interventi che facciamo sul territorio sono risibili, che le pratiche di base non meritano sostegno, né tantomeno quei diritti che noi invece sentiamo spettare a noi e alle famiglie che rappresentiamo: un campo di calcio di proprietà pubblica da poter utilizzare per alcune ore settimanali, a prezzi non di favore, ma umani. A quel punto prenderemo atto della posizione istituzionale, e continueremo più convinti di prima sulla strada che abbiamo intrapreso fin dall’inizio: meglio soli che male accompagnati.