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Come con il Real Madrid

Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Uscii dallo stadio con il sorriso negli occhi, sulla pelle, nel cuore. Eppure avevamo perso. E non mi era mai successo prima. 

Se c’è una partita che più di tutte mi ha fatto innamorare di Maurizio Sarri è stata la gara di ritorno di Champions contro il Real Madrid. Perdemmo 3-1, ma io Sergio Ramos, Carvajal e Marcelo buttare la palla in fallo laterale per paura di perderla non li avevo visti mai. Quella notte il Napoli giocò probabilmente il più grande primo tempo della sua storia, almeno a mia memoria. Un ritmo indiavolato che per questioni di congiunzioni astrali non consentì la grande impresa della remuntada. 

Uscii dallo stadio con le lacrime felici agli occhi. Certo, avevo visto anche un grande Real Madrid. Kroos, Modric, Ramos, Marcelo, Ronaldo che quando calciavano il pallone faceva un suono che al San Paolo non si sentiva da tempo. Avevo visto il Grande Calcio, ma pure l’idea matta e irripetibile di battere quei fenomeni grazie alla Grande Bellezza. Una gara che mi resterà dentro più del tiki-taka vertical a cui abbiamo assistito per tre anni. Un calcio irripetibile di cui dobbiamo rendere grazie a Maurizio Sarri. Io un Napoli così bello non l’ho visto mai nemmeno quando c’era Lui. 

Eppure, nonostante l’immensa gratitudine che porto a Sarri, io sono felicissimo non solo che sia stato sollevato dall’incarico, ma soprattutto per il modo con cui l’ha fatto Aurelio De Laurentiis. Lo ha spiazzato, gli ha sbattuto una porta in faccia e lo ha fatto pure con eleganza rilanciando quel tweet in cui il presidente ringraziava l’allenatore per il lavoro svolto. Perché Sarri, tra tanti pregi, ha avuto il difetto enorme di non saper essere professionale e di non aver avuto rispetto per la società che pure gli ha consentito un’ascesa verticale dal calcio di provincia a quello internazionale. 

Cosa è successo tra Aurelio e Maurizio lo chiarirà il tempo. Non mi sorprenderei se a breve cominciassero gli scambi di battute, i veleni incrociati, le accuse reciproche. Ma Maurizio Sarri ha scelto il modo peggiore per farsi mandare via dal Napoli non mostrando rispetto per la propria società.

“Aurelio ha detto che il tempo è scaduto? Vabbè mi darà qualche altro giorno”, oppure “Molti giocatori del Napoli hanno clausole rescissorie abbordabili e noi non andremo a prendere giocatori dal Barcellona”. Dichiarazioni che sono state la delegittimazione continua di una società che da 14 anni ha invece dimostrato di saper programmare e di restare ad altissimi livelli pur non avendo un fatturato strutturale paragonabile a diverse squadre italiane e inavvicinabile a quelli internazionali. Non ha avuto rispetto Sarri per una squadra che già diversi anni fa fu in grado di acquistare in una sola sessione tre giocatori dal Real Madrid. 

Così come Sarri non ha avuto rispetto del Napoli e soprattutto di sé stesso quando perse la gara d’andata al San Paolo contro la Juve e dichiarò che i bianconeri avevano vinto perché avevano Higuain. Dopo 2 anni in cui aveva trovato Mertens segnare gli stessi gol dell’argentino, Sarri ancora rimpiangeva la miglior cessione della storia del Napoli. Un controcanto continuo verso la società, alimentando quel “papponismo” che oggi, con l’arrivo di Carlo Ancelotti, viene completamente annichilito. 

C’è un’altra dichiarazione di Sarri che non mi è andata giù. Se n’è parlato poco perché poi il Napoli riuscì a vincere quella che poteva essere la partita più importante della stagione. Prima di Juve-Napoli al mister fu chiesto se credeva nello scudetto. La sua risposta fu imbarazzante: “La società ha già raggiunto l’obiettivo della Champions, Aurelio non ha messo il premio scudetto quindi vuol dire che non era un obiettivo”. Ora trovate voi nella storia del calcio un allenatore che parla così della propria società, tanto più alla vigilia di una partita fondamentale. Ancora una volta parole per delegittimare il proprio presidente. Probabilmente una persona più istintiva lo avrebbe già esonerato dopo quelle parole inconcepibili.

Parole per far passare l’immagine del Sarri fenomeno che “friggeva il pesce con l’acqua” e del presidente avido sfruttatore, Pappone. Una narrazione che va assai in voga in città, peccato sia sistematicamente smentita dai fatti. Sarri è un grandissimo allenatore, ma il suo calcio ha potuto nutrirsi della classe di Insigne, delle geometrie di Hamsik, della forza rude di Koulibaly, del quoziente intellettivo fuori dalla media di Albiol, dei cambi di passo di Zielinski, dell’applicazione di Callejon… Eccetera eccetera. Perché il Napoli è una signora squadra a cui Sarri ha dato un gioco meraviglioso, ma gli interpreti sono e restano di altissimo livello. Sarri non è Mazzarri che ha portato il Napoli in Champions con Grava, Aronica, Cannavaro, Pazienza e Gargano. 

Con il suo attendismo nel dare una risposta al presidente, Sarri ha fatto capire di non credere al progetto Napoli. Chissà se si è montato la testa o se ci sono altre ragioni alla base di quelle sue non risposte. Eppure, in maniera paradossale, quel progetto Napoli è diventato stretto per Sarri, ma appetibile per un allenatore che ha vinto TUTTO come Carlo Ancelotti. 

A Maurizio Sarri dobbiamo tanto, un grazie enorme per tutta la bellezza che ci ha donato. Ma l’impressione è che abbia fatto come quella sera con il Real. Ha giocato un primo tempo fantastico, poi ha fatto due cazzate e ha preso gol da calcio d’angolo. L’ultima cazzata quella di aver tenuto fuori il capitano Christian Maggio in quella che doveva essere la sua partita d’addio contro il Crotone. Una piccolezza che però ha reso odiose le manie di questo allenatore anche ai suoi più strenui ammiratori. A me personalmente è un gesto che ha fatto, senza giri di parole, schifo. Uno schifo umano. 

A 60 anni Maurizio Sarri è fuori tempo per apprendere lezioni. Forse non cambierà. A me dispiace molto perché il rapporto con questa squadra e questa città poteva continuare fino all’eternità. Ma è stato Sarri a mettersi fuori dal Napoli con i suoi atteggiamenti dimenticando di essere dipendente di una società, non dei tifosi. Poi è molto facile lavorare a Napoli dove se si va bene il merito è dell’allenatore, se si va male la colpa è del presidente. 

Ringrazio Sarri per il più bel calcio mai visto. Mi spiace moltissimo per i suoi limiti caratteriali. Ecco perché non lo rimpiangerò. Io sono tifoso del Napoli, gli uomini passano, la maglia resta. Chissà però che quello con il Comandante, invece che un addio, possa essere un arrivederci.

Valentino Di Giacomo   

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Il punto

Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Lo sapete, qui sin dal giorno del suo arrivo (e anche prima) ci siamo sempre detti “Sarristi”. Eppure personalmente ho sempre rifuggito ogni “ismo”, a meno che non sia il maradon-ismo, unica religione di cui resto e resterò fedele fino alla fine dei miei giorni. Sarri è un grandissimo allenatore, il Napoli nei suoi novanta anni di storia probabilmente non ha mai giocato così bene e quindi dobbiamo volere bene al mister.

Fatte le premesse d’obbligo, ieri, ancora una volta, sono rimasto deluso da come è stata gestita la partita da Sarri. Al netto dei pali, delle traverse, del rigore solare (l’ennesimo) non dato a Mertens, rigore che poi non avrebbe spostato l’equilibrio della gara perché il Napoli in vantaggio ci era passato lo stesso. E’ che non ha saputo gestirlo.

Io ora mi vergogno un poco a scrivere quanto sto per scrivere perché resto convinto che chi lavora tutti i giorni sul campo conosce meglio degli osservatori esterni cosa fare, quando farlo e perché farlo. Eppure, a mio avviso, il pur eccellente Sarri qualche step in più dovrebbe farlo nella lettura delle partite. E’ un’opinione la mia, però confortata da alcuni dati di fatto. Mi sta bene che il Napoli non sappia gestire un vantaggio contro la Juve (a Torino in Coppa) o a Madrid. Mi sta molto meno bene che una squadra forte – perché il Napoli al di là delle narrazioni che vanno per la maggiore in città è dotato di una signora squadra – non sappia gestire il risultato contro il Sassuolo o, peggio ancora, contro l’Empoli dove poche settimane fa abbiamo persino rischiato di riaprire un match stra-chiuso e stra-dominato beccando due gol fessi.

Non è vero – a mio umilissimo parere – che il Napoli non possa gestire i risultati, i tempi della partita. Il Napoli, mi ripeto, ha dei signori calciatori che tante altre squadre non hanno. Per cui il problema o è di impostazione tattica o mentale. Non so se propendere per la prima o la seconda ipotesi, so però che entrambe le componenti sono opera dell’allenatore. Un allenatore che dopo mesi di gestione non può presentarsi ogni volta alle telecamere ripetendo che facciamo sempre gli stessi errori. Se il problema è nella testa oppure tattico bisogna intervenire. Punto. Perché Albiol e Koulibaly sono due centrali di difesa che possono tranquillamente sopportare e supportare un determinato tipo di atteggiamento. Senza dover per forza giocare a mille all’ora ogni volta per aver ragione anche di squadre nettamente inferiori al Napoli.

A proposito: ma il Sassuolo che fatturato ha? E il Palermo? E il Pescara? E l’Atalanta? Quando la smetterà Sarri di parlare ad ogni intervista di fatturato? E quando la finirà di parlare, come una vedova inconsolabile, della cessione di Higuain? Ragionamenti che non esistono perché, proprio grazie alla bravura del mister, il Napoli quest’anno ha sopperito ampiamente all’assenza di Higuain e persino di Milik che si è infortunato dopo pochissime giornate e che ieri è ritornato finalmente al gol.

Se il Napoli ha necessità ancora di crescere, deve farlo in primis il suo allenatore. Sarri dovrebbe essere più coerente con le sue stesse dichiarazioni, ad esempio. In precampionato tutti ad applaudirlo perché disse: “Mi fanno girare i coglioni gli allenatori che parlano di calciomercato”. Dopo poche settimane, alla seconda giornata, elemosinava davanti alle telecamere l’acquisto di un centrale difensivo: “Koulibaly partirà per la Coppa d’Africa – disse Sarri – e Tonelli non so quando sarà recuperabile, numericamente ci manca un difensore”. Aveva ragione. Arrivò Maksimovic per 23 milioni, giocatore che – ne sono certo – ci tornerà utile la prossima stagione, ma che quest’ anno ha visto il campo col binocolo nonostante l’investimento molto consistente.

Ieri – e ripeto mi vergogno un po’ a scrivere di questo – il cambio Milik-Jorginho mi è parso molto tardivo. Il Napoli era sull’1-1, un pareggio che serve quasi a nulla a questo punto della stagione. Perché non farlo prima quel cambio? Cosa c’era da difendere ormai dopo la cappellata di Hamsik?

E, a proposito del capitano, oggi sono tornati alla carica quelli del “Viene meno nelle partite importanti, non ha carattere”. Dimenticandosi che se abbiamo passato il turno in Champions lo dobbiamo a lui con quel gol di sinistro in Turchia, che i gol più importanti li ha segnati lui. Dimenticando che dobbiamo ritenerci solo fortunati se un FENOMENO  del calcio moderno abbia deciso di scegliere Napoli e il Napoli a vita.

Un altro che ha scelto Napoli a vita è stato Lorenzo Insigne. Ma il mister anziché accompagnare l’entusiasmo in una conferenza successiva di poche ore dalla firma del contratto ha raggelato tutti dicendo che potrebbe prendersi a “testate sul naso” con De Laurentiis e che non sa quanto resterà sulla nostra panchina. E fare dichiarazioni del genere in questo momento della stagione vi sembra una cosa intelligente? Gli sembra una cosa intelligente? A cosa serve? Se ha qualcosa da dire al presidente lo facesse nel chiuso degli uffici societari. Non destabilizzi un ambiente che è assai incline a ragionare con la pancia. Ecco, ha ragione De Laurentiis, il Napoli ha bisogno di più cazzimma. E questa cazzimma ce la deve dare pure Sarri. Altrimenti resterà sempre un’eterna bella ed incompiuta, lui e la sua squadra. Il mister può diventare un allenatore ai livelli di Ancelotti, Conte, Guardiola o Capello. Ma ci vuole umiltà per migliorare e tanta capacità di auto-analisi per superare dei limiti che ci sono, evidenti. Recriminare ancora una volta su arbitri, fatturati e l’eterno lutto di Higuain è da provinciali. Sarri tenga bene a mente che ora si trova a Napoli, in un grande club. Anche se l’eterno malcontento verso De Laurentiis vuole sminuire la portata di un lavoro che è stato costruito da oltre 10 anni a questa parte. Un patrimonio da salvaguardare: con Sarri o senza. Caro Maurizio siamo con te, ma migliorare si può e lo possiamo fare insieme. Perché quando parli così – per usare il tuo linguaggio – ci fai girare i coglioni. Con stima.

Valentino Di Giacomo

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E’ andato via come un ladro senza dire una parola. Era passato appena un mese dal giro dello stadio a cantare “Difendo la città”. Ieri indicava De Laurentiis, pensando che i napoletani siano veramente fessi e possano credere alla storiella montata ad arte che è stato il presidente a venderlo. Come un bambino che ruba la marmellata dalla credenza e vuole accusare il fratellino piccolo per dire il più classico dei “Non sono stato io” come un Bart Simpson qualsiasi. Higuain ha fatto una scelta professionale: è andato da via da ladro, di notte alla Juventus perché lì sapeva di poter vincere. Lo scrisse pure il fratello Nicolas in un tweet che senza l’aiuto degli arbitri a Napoli non è possibile vincere. Higuain – al di là delle ironie – ha fatto una scelta professionale comprensibile. Come comprensibile è stata la scelta di De Laurentiis di lasciarlo andare alla cifra di 90 milioni. Un calciatore alla soglia dei 30 anni.

Epperò, per dirla con Totò in “Miseria e Nobiltà, De Laurentiis è uomo. E’ uomo nel senso che lui i giri di campo a cantare “Difendo la città” non li ha mai fatti. Per questo lo apprezzo meno quando dice di voler vincere. Pure se forse, in cuor suo, davvero lo pensa. Ma, assai prima, il presidente ha sempre messo in testa la solidità del bilancio, la programmazione, il procedere un passo per volta. Lui ha detto che “il San Paolo è un cesso” e che i tifosi, prima del suo arrivo, “non hanno vinto un cazzo” a parte il periodo maradoniano. Ed ha ragione su tutto. A parte qualche “pippiata” di ragù via Twitter De Laurentiis non fa il marpione, non vellica la pancia del tifoso del “Devi vincere”. Lui mette in chiaro che per vincere ci vuole tempo e programmazione. Higuain no. Higuain prima canta “Difendo la città” e poi se ne va via. E poi ancora vuole pure essere accolto con il tappeto rosso. Se Spalletti per i 40 anni di Totti ha regalato un disco di Mia Martini, “Piccolo uomo”, lo stesso dovrebbe fare De Laurentiis a questo Bart Simpson un po’ cresciuto. Un uomo piccolo, incapace di prendersi le conseguenze delle scelte fatte.

Qui lo abbiamo scritto pure in estate. Per noi il Napoli ha fatto un affare a vendere Higuain. E abbiamo pure scritto che poco ci sono piaciuti i tifosi che innalzando il vessillo del “papponismo” si sono strappati i capelli per la cessione dell’argentino. Semmai siamo pronti a criticare il presidente se quella cessione non la farà fruttare. Per ora, a nostro modesto avviso, siamo dalla parte del presidente perché con i soldi incassati da Higuain ha comprato Milik, Zielinski, Rog e Diawara smentendo seccamente chi lo accusa di “mettersi i soldi in tasca”. Se la squadra il prossimo anno sarà ulteriormente rafforzata allora la cessione di Higuain sarà stata un affare. Se invece il giocattolo sarà nuovamente smantellato allora siamo pronti a ricrederci. Non è un dogma difendere “il pappone”. Ci piace invece valutare le cose in base agli accadimenti. E la cessione di Higuain era inevitabile. Oltre che un grandissimo affare. Lo ripetiamo.

Il prossimo anno la Juve avrà un attaccante trentenne e una difesa di ultra-trentenni, dovrà intervenire massicciamente per rinforzare il centrocampo. Sturaro, Lemina, Rincon nel Napoli non parteciperebbero neppure alle rotazioni. Il Napoli ha invece una squadra più giovane, in continua crescita. Dovrà sacrificare probabilmente Ghoulam. E poi vedremo la vicenda Mertens come andrà a finire. Perché Insigne lontano da Napoli proprio non lo immaginiamo. Vedremo che mercato farà il Napoli e lo giudicheremo anche in base a quella “dolorosa” cessione di Higuain. Perché se la squadra sarà ulteriormente rafforzata allora non potremo che dare atto al presidente di averci visto giusto.

Resta inteso che, come abbiamo scritto sin dall’estate, per noi la squadra di quest’anno è la più forte di sempre e sicuramente la più completa. Anche senza il Bart Simpson che, tra l’altro, ha segnato meno gol di Mertens in più partite giocate. Manca pochissimo per diventare un top club a tutti gli effetti. Un po’ di mentalità soprattutto. Quella che la Juve ha dimostrato di avere nelle due partite giocate al San Paolo. Ma il nostro percorso di crescita è solido.

E poi vanno dette altre cose. E’ vero che noi dobbiamo crescere in mentalità, ma deve crescere pure un po’ il calcio italiano. Ma che campionato sarebbe stato senza i soliti aiutini alla Juve? Vogliamo ricordarci di Inter-Juve o di Milan-Juve cosa è successo? E vogliamo ricordare che il Napoli è uscito dalla Coppa Italia perché nella partita d’andata Valeri in 40 secondi ha negato un rigore a noi e subito dopo ne ha dato uno inesistente alla Juve? Certo, per crescere dobbiamo pure imparare a non dare sempre la colpa all’arbitro. Ma non è neppure possibile pagare il salto di qualità a livello di mentalità di non protestare, omettendo dei FATTI. Come i rigori che quest’anno ci sono mancati sin dalla prima giornata a Pescara e poi a Genova contro i rossoblu. Sono fatti. Che poi noi per crescere non dobbiamo solo lamentarci è un altro capitolo.

Ad ogni modo resto convinto che noi napoletani dobbiamo imparare a volerci più bene. Tutte quelle sceneggiate in estate per la cessione di un moccosiello sono state eccessive. Il tempo è galantuomo. Noi qui crediamo che il Napoli possa fare grandi cose anche in futuro. Se poi per qualcuno è più importante il dato di fatto che pure quest’anno resteremo – per dirla con Mourinho – a zero tituli, è un’opinione rispettabilissima. Ma c’è modo e modo per non vincere nulla. E a noi sembra che il Napoli, pur non vincendo, stia costruendo qualcosa di grande. E, guardandoci in giro, tra cinesi, indonesiani e americani, non ci sembra che gli altri stiano facendo altrettanto. Ma potremmo sbagliarci eh. Proprio come ci siamo sbagliati sul conto di quel personaggio che difendeva la città…

Valentino Di Giacomo

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'O pernacchio

Il presente articolo è controindicato ai frevaioli e alle “vedove del numero 71 della Juventus”. Si dispensa quindi dalla lettura le persone sopraindicate. 

Ma voi veramente avete rimpianto Higuain quest’anno? Si, parlo con voi, quelli che si stracciavano i capelli quando Mister 36 gol decise di andare alla Juve. Eppure i numeri parlano chiaro: il Napoli ha segnato complessivamente più gol dello scorso anno e ha una media punti piuttosto in linea con quella della passata stagione nonostante l’impegno in Champions League. E poi, vogliamo dirla tutta? Ma ha davvero inciso il signor Gonzalo Gerardo Higuain, ex Pipita, in bianconero? Non ci è sembrato. Semmai, la Juve, come ha dimostrato ieri sera vincerà l’ennesimo campionato perché ha una difesa granitica e ben organizzata, non certo per un attacco che stellare non è e che spesso è salvato dalle provvide punizioni di Pjanic o Dybala e da qualche calcio d’angolo trasformato in gol. I numeri parlano ancora più chiaro nel confronto diretto tra Mertens e Higuain. Il folletto belga ha segnato 20 reti in 27 presenze, ma c’è da aggiungere che Dries ha giocato da prima punta probabilmente una ventina di partite. Higuain di reti ne ha segnate 19, ma in 30 presenze in cui ha praticamente sempre giocato tutti i minuti e sempre da prima punta.

Insomma, siete ancora convinti che fosse Higuain a fare il bene del Napoli e non viceversa? E siete ancora così sicuri che sia stata una scelta sbagliata vendere un attaccante alla soglia dei 30 anni per la bellezza di 90 milioni? Milioni che hanno consentito al Napoli (che non ha una multinazionale alla proprietà del club) di acquistare Milik, Diawara, Rog, Zielinski. Ieri la Juve ha giocato con Lemina, LEMINA! Poi è entrato Rincon, RINCON. Per fortuna che ci hanno risparmiato Sturaro! Gente che a Napoli potrebbe far parte delle rotazioni probabilmente solo in Coppa Italia contro la Spal…

E, da qui, possiamo analizzare la partita di ieri. Il Napoli, anche negli scontri diretti, sta nel corso del tempo riducendo la propria distanza dalla Juve. Ai soliti “lamentisti” di professione può sembrare poca roba, ma non è un risultato scontato a causa dell’enorme differenza di fatturati. Il club azzurro ha creato una rosa di tutto rispetto, equilibrata in ogni punto. Forse l’unica pecca è per il terzino destro dove agisce ancora Maggio in luogo di Hysaj, Eppure, c’è da dire, che anche Maggio quando è stato chiamato in causa nel corso della stagione ha offerto buone prestazioni.

Certo, è una squadra che sconta la giovane età in alcuni reparti. Ma che comunque è riuscita a vedersela con il Real Madrid senza sfigurare, anzi. Insomma noi siamo quelli in crescita. Poi se la nostra crescita potrà essere abbastanza all’interno del contesto del calcio italiano o internazionale non dipende tutto da noi. Ma noi ci siamo, il Napoli c’è. Esprime il miglior calcio del torneo, un gioco che ieri ha portato ad un gol che sembra un’azione di calcetto. Ed è un gol che è stato segnato ad una delle migliori difese europee.

Eppure la Juve ha fatto una partita intelligente. Una partita di “cazzimma” per dirla con una parola che tanto piace al nostro presidente. Ai bianconeri bastava il pareggio e sono stati abili nel saperlo portare a casa. Ma non è stata una scelta solo di calcolo, tanto ha fatto la fortuna e quel palo di Mertens lo dimostra. E’ stata l’eccezione al proverbio che “la fortuna aiuta gli audaci”. La poco audace Juve è stata molto fortunata ad uscire indenne dal San Paolo. Higuain non ha toccato un solo pallone nella nostra area di rigore. Rafael non ha dovuto fare una parata e ha subito un unico tiro in porta, quello finito in rete. E, al di là degli errori individuali, un pizzico di prontezza è mancato ai nostri perché STUPIDAMENTE ci siamo messi a guardare Orsato (che ha arbitrato benissimo) mentre si portava il fischietto alla bocca. Probabilmente senza quegli attimi persi il gol lo avremmo pure evitato. E chi ha giocato un po’ a pallone sa di cosa parlo. Sono frazioni di secondo che decidono le partite.

Ora non dobbiamo bearci della nostra prestazione. Non ci serve. Lo sappiamo che giochiamo un gran calcio. Semmai dobbiamo imparare quel pizzico di “cazzimma” juventina. Il saper portare a casa il risultato anche in situazioni difficili. La Juve lo ha fatto, il Napoli (vedere le partite a Torino sia in Coppa Italia che in campionato) ci è riuscito poche volte. Il Napoli deve acquisire la cosiddetta “mentalità vincente”, ma non è poi molto lontano dal raggiungerla.

E infine stendiamo un velo pietoso sulla campagna di stampa abbastanza indecorosa che pure questa volta ci ha visto vittime designate. Non è successo nulla. Né al pullman della Juve, né all’hotel, né a Higuain. Magari la prossima volta che giocheremo a Torino ci aspettiamo che i media si occupino delle vere inciviltà. I cori sul Vesuvio, gli striscioni razzisti. Magari ci aspettiamo che la stampa, come fece a suo tempo con Genny ‘a Carogna, dedichi qualche spazio in più alla vicenda Juve-‘Ndrangheta. Noi saremo pure “Brutti sporchi e cattivi”. Ma c’è chi sa fare di peggio.

E comunque, care vedove di Gonzalo, come potete vedere in foto, chill tene ‘a panza. Tene ‘a panza tene ‘a panza tene ‘a panza e si si si (Ieri, oggi e domani). Ci vuole davvero un pernacchio perché abbiamo davvero L’Oro di Napoli, ma troppo spesso non lo sappiamo apprezzare. Loro vinceranno pure, ma quelli belli, quelli fieri, quelli onesti siamo noi. Dentro e fuori lo stadio. Dobbiamo solo imparare ad amarci di più. E non solo per la pizza, il Vesuvio e la sfogliatella.

Valentino Di Giacomo

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Il calciomercato e la partita doppia

Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

E ci risiamo! Come ad ogni sacrosanto calciomercato ecco rispuntare il papponismo. Ancor più facile dopo il misero pareggio conto il derelitto Palermo. Il tifoso prende la sua bella calcolatrice e comincia a fare la partita doppia. Né più e nè meno si fanno i conti nella tasca del presidente. Perché NON CI DEVE GUADAGNARE, sennò è pappone, anzi PAPPONE. Perché ai tempi dei social pure le maiuscole hanno la loro importanza, ricordiamolo.

Il Napoli ha venduto Gabbiadini per circa 20 milioni ed El Kaddouri per circa 2. Ha comprato per circa 18 Pavoletti e suppergiù ha pagato un milione per Leandrinho. Ergo, il signor De Laurentiis ha messo altri dobloni d’oro, da novello Zio Paperone, nel suo forziere. Ora per il tifoso da social non è importante che il Napoli sia terzo in classifica ad uno sputo dalla Roma, in semifinale di Coppa Italia e ai quarti di finale contro il Real Madrid. Ah scusate, mi adeguo: REAL MADRID. Si, abbiamo beccato i blancos nonostante questa squadretta di nome Napoli abbia vinto il girone di Champions League. Che schifo vincere un girone di Champions però se il signor Aurelio De Paperoni si mette i soldi in tasca. E’ volgare. Come ebbe a dire Moniseur De Laurentiis della Juve quando l’armata bianconera sganciò 90 milioncini per prendere il signor Gonzalo Higuain, all’anagrafe anni 30.

Stavolta pure il tifoso più critico nei confronti di Aurielon de Aurieloni non ha potuto dire molto. La critica, tecnica, quella passabile è che alla rosa manca un buon terzino destro e che a gennaio si poteva intervenire. E’ vero. Maggio ha fatto il suo tempo, se fosse stato possibile il presidente avrebbe dovuto comprare un terzino all’altezza. E fin qui siamo alla critica costruttiva. Critica che, tra l’altro, mi trova concorde.

Epperò non si sopporta più il tifoso da partita doppia con la calcolatrice alla mano. Almeno io comincio a mal sopportarlo. Ma si può gioire, godere, essere felici almeno per una sessione di mercato? O a Napoli è come chiedere la luna?

Ad Agosto i soliti tifosi “esperti” si stracciavano le vesti per la cessione di Higuain. Fioccavano sui social le classiche invettive: “Ma chi è stu Rog?”, “Ma chi è Zielinski?”, “Ma ca amma fa cu stu Diawara!”. Del resto la caldissima piazza si contraddistinse per quel caloroso benvenuto a due signorini in maglia azzurra che qualcosina nel Napoli hanno fatto: ci siamo dimenticati di come vennero accolti Hamsik e Lavezzi a Castelvolturno il giorno della loro presentazione? E i mal di pancia per la cessione di Sua Maestà Quagliarella e l’acquisto di quel signor Carneade dalle fattezze di Gesù Cristo che all’anagrafe era contemplato al nome di Edinson Cavani? E vogliamo ricordarci di cosa si scriveva in proposito di Hysaj e Sarri? “Ma nuje simme ‘o Napule! Mica l’Empoli”.

La critica è una bella cosa. Ma c’è bisogno di moderazione nell’esercitarla. Ormai contro De Laurentiis siamo all’accanimento. Un presidente certamente criticabile, ma tra la critica e l’odio a prescindere c’è di mezzo il mare. E’ che ormai ci siamo fatti la bocca troppo buona. Ma, quel che è peggio, è che non sappiamo godere. Chissà quanti tifosi vorrebbero stare al posto di quelli del Napoli. Ci invidiano la squadra, il gioco, l’allenatore, la solidità del club, la continuità di risultati. Noi però di tutto questo non sappiamo goderne perché ormai “Conta solo vincere” come si scrive sugli striscioni allo stadio. E’ inutile che ora mi metta a ripetere la storiella sui 90 anni del club e sui suoi risultati che, eccetto il 4-5 anni maradoniani ad alti livelli, raccontano di una squadra che sicuramente non si può annoverare nell’élite del calcio italiano. Ora siamo nell’élite del calcio europeo, però quasi ci fa schifo. E perché? Perché il presidente è pappone, PAPPONE, pardon.

Oggi, solo per fare un esempio, tutti i centrocampisti della Juve verrebbero a Napoli a giocarsi il posto. I nostri difensori e attaccanti sarebbero titolari in quasi tutti i top team europei. Però a noi questo ci fa schifo. Dobbiamo per forza essere arrabbiati. Del resto questa consuetudine si porta proprio assai sul web. Ci si incazza contro chiunque: non fa differenza che si tratti di calcio, politica o star system. Basta odiare, criticare. Basta avere sempre un’opinione su qualsiasi fatto, su qualsiasi persona. Perché stare sui social network dà diritto a dire tutto. Del resto ci sta sempre qualcuno che legge e uno può stare ore a perdere tempo solo a parlare delle ultime scarpe indossate da Belen, della finanziaria di Padoan, della politica di Trump, della crisi in Libia e del perché la pizza con la ricotta non è più come quella di una volta. Ah e non esistono più le mezze stagioni. Va detto.

Io non lo so se non esistono più le mezze stagioni, ma di sicuro le mezze misure sono scomparse. O 1 o 90, o tutto o niente. Va bene la critica al presidente, ma non l’astio, l’odio a prescindere. Ma, soprattutto, siamo ancora capaci di godere della nostra squadra? Ma vi fa piacere o no vedere questo Napoli? C’è bisogno per forza di fare ogni volta commenti al vetriolo? A che serve?

Ma poi, aggiungerei, siete così ben disposti a fare i conti nella tasca di De Laurentiis. Del resto avevo dimenticato che questa città è così ben disposta nello spendere soldi che lo stadio è sempre pieno. Per non parlare della ressa ai botteghini quando per un’amichevole il presidente decise di dare una parte dei biglietti gratis… Ah però con il Real Madrid ci si può mettere l’abito buono e “buttare” 100 euro per un biglietto. Una fede, quella dei tifosi, così incrollabile che si manifesta con la Juve e il Real Madrid, ma con Pescara o Torino sparisce all’improvviso. Un giorno all’improvviso, del resto, è lo stupido motivetto che si canta ancora. Tutti a difendere la città. Dallo scranno dei social network è più facile ancora. Complimenti!

Valentino Di Giacomo

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E’ vero che Aubameyang il presidente me lo aveva offerto, ma era in alternativa ad un altro attaccante (Icardi ndr.) che neppure è arrivato”. Con queste parole Maurizio Sarri vince per distacco il match mediatico con Aurelio De Laurentiis esponendo il numero 1 azzurro a quella che è incontrovertibilmente (e ci passerete il termine) una figura di merda. Una figura di merda gigantesca. Enorme. E non possiamo dire che non se la sia cercata.

Non possiamo sapere perché il presidente tenti ogni volta di rompere il giocattolo-Napoli con certe dichiarazioni ridicole che tentano di mettere alla berlina i propri allenatori. E’ accaduto con Mazzarri, è successo con Benitez e, oggi, avviene con Sarri. A De Laurentiis non va giù che ogni volta i propri allenatori gli sbattano in faccia quella che è la realtà, una realtà non amara, ma sacrosanta verità: il Napoli è una società che tenta di crescere attraverso la valorizzazione di giovani calciatori e che non può competere per tanti fattori, su tutti economici, con altre corazzate come ad esempio la Juventus. La Juve compra Higuain e Pjanic, il Napoli Rog, Milik e Diawara. E’ palese la differenza con l’impostazione societaria dei bianconeri. Ma, secondo De Laurentiis, questo non si può dire.

Probabilmente il presidente è animato da manie di una grandezza che non gli appartiene. E’ come quei ragazzini che ancora non si conoscono veramente e vogliono fare le “cose dei grandi” perché, dentro di sè, è così che si sentono. De Laurentiis probabilmente, in cuor suo, si sente alla pari di Agnelli, Berlusconi o Moratti (ma queste sono mie supposizioni). Altrimenti perché dovrebbe irretirsi se i propri allenatori rivendichino la realtà che il Napoli è un progetto costante, più che una squadra affermata che gioca solo e soltanto per la vittoria.

I meriti superlativi di De Laurentiis – che qui abbiamo sempre riconosciuto – vengono così vanificati da questo atteggiamento. De Laurentiis dovrebbe essere orgoglioso di quello che ha fatto a Napoli: ha portato il club stabilmente ai vertici europei, ha vinto trofei, ha sviluppato un modello aziendale invidiabile. Il Napoli è un gioiellino con i conti in ordine e una rosa altamente competitiva che lotta per alti risultati sportivi. Non ammettendo però il divario economico e organizzativo con altri club però il presidente dimostra di avere poca coscienza di sè e delle potenzialità della sua azienda che non sono infinite.

Che senso portare avanti questa querelle mediatica con il proprio allenatore? Proprio non riusciamo a spiegarcelo. Anche Sarri, da toscano adottivo e quindi con un carattere “fumantino”, manifesta dei limiti tutti suoi. Non c’è bisogno ogni volta di delegittimare la sua stessa rosa di calciatori ad ogni intervista o conferenza stampa. L’altra sera – dopo il match con la Lazio – il mister ha chiesto all’allenatore di “lavare i panni sporchi in famiglia”. Cominci pure lui ad adottare questo atteggiamento. Come abbiamo già scritto, il presidente e l’allenatore possono tranquillamente parlarsi nel chiuso degli uffici invece di alimentare queste polemiche sui media che sono controproducenti per tutti.

Certo, a noi sembra palese che il presidente possa solo ringraziare per il lavoro che sta svolgendo il proprio tecnico. E’ grazie a Sarri se De Laurentiis ha potuto vendere alla cifra record di 90 milioni quel tale Gonzalo Higuain che mai in carriera si è espresso a certi livelli. Il Napoli gioca un calcio godibilissimo, europeo, probabilmente il migliore della Serie A. I risultati non stanno arrivando per sfortuna, per errori individuali (Koulibaly con la Roma, Ghoulam con la Juve, Reina con la Lazio) e perché lì davanti, senza Milik, proprio non riusciamo ad essere incisivi. Ma, lo ripetiamo, ha ragione il mister quando dice che non può piovere per sempre e che, attraverso questa mole di gioco, prima o poi i risultati saranno la conseguenza di questo calcio meraviglioso da guardare.

Qui abbiamo sempre difeso De Laurentiis dalle critiche stucchevoli ed eccessive, accuse assurde e immeritate. Continueremo a farlo perché De Laurentiis ha portato il Napoli dove compete stare al Napoli. Che non significa quell’imbecille “devi vincere” che cantano i tifosi allo stadio. Se “devono vincere” questi tifosi indirizzino le proprie attenzioni verso altre squadre a strisce, magari bianconere. Oggi sembra andare tutto male, in moltissimi parlano e sparlano di questa squadra. Sabato sono arrivati persino i fischi ad una squadra che pure contro la Lazio ha giocato una partita eccellente guidata da quel Marek Hamsik pure lui oggetto saltuariamente delle invettive dei sedicenti tifosi. Tanto il momento per salire sul carro dei vincitori ci sarà sempre.

Abbiamo un grande presidente e probabilmente il miglior allenatore in 90 anni di storia del club. Se solo ne prendessero consapevolezza loro per primi e se non parlassero a vanvera allora le cose potranno solo migliorare. Ma se continuerà questo stupido stillicidio mediatico ci perderemo e ci perderanno tutti. Si è sempre in tempo a ravvedersi, basta volerlo.

Per ora il presidente ha trovato pane per i suoi denti. La battaglia non potrà vincerla mai contro Sarri. De Laurentiis è un grande manager ma parla troppo e promette stupidamente cose che non può mantenere: lo stadio, la scugnizzeria, il “vogliamo vincere” e potremmo continuare per pagine. A noi tifosi interessa quello che è il nostro “core business”: la squadra. E finché Sarri farà giocare la squadra così noi non potremo che essere dalla sua parte. Non siamo contro De Laurentiis, ma siamo con il Napoli. Cominci pure DeLa a stare dalla parte della sua squadra. Se non volesse farlo per rispetto di noi tifosi, lo faccia per rispetto della sua azienda. Così manda tutto allo sfascio.

Valentino Di Giacomo

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Il litigio con Sarri

Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Qualche tempo fa lo scrittore Maurizio De Giovanni scrisse un articolo chiudendolo con la constatazione (o l’insinuazione) che De Laurentiis non fosse tifoso del Napoli. Si era ai tempi del mancato arrivo di Soriano al Napoli, ne parlammo e poi intervistammo pure lo stesso simpaticissimo De Giovanni. In realtà è sempre la stessa storia: chi è contro De Laurentiis ne dice ogni giorno qualcuna per screditarlo. Difficile poter sapere se il presidente azzurro sia realmente un tifoso del Napoli, ma di certo possiamo dire che con la solita intervista rilasciata questa settimana alla radio ufficiale del Napoli ha dimostrato di non essere tifoso del Napoli.

La querelle con Sarri è stupida. Adesso Aurelio ha persino riaccreditato Benitez pur di andare contro al suo allenatore, reo, secondo le ricostruzioni presidenziali, di non voler giocare con il 4-2-3-1 e di non lanciare i giovani. In maniera molto stupida il presidente ha persino indicato il ruolo che dovrebbe ricoprire Hamsik, trequartista, proprio come faceva con Benitez. E ci sarà un motivo per cui il nostro capitano, solitamente sempre molto molto pacato ed equilibrato, di Benitez ne abbia detto peste e corna non appena il corpulento spagnolo sia andato (finalmente!) via da Napoli.

De Laurentiis ha tutto il diritto di muovere critiche o suggerimenti al proprio allenatore, è lui che paga gli stipendi a fine mese. Ma queste dichiarazioni le si fanno nel chiuso degli uffici di Castelvolturno, non con queste interviste imbecilli che sono solo piazzate che non fanno il bene della squadra.

Il presidente ha pure lanciato la “bomba” di mercato: voleva prendere Aubameyang, ma Sarri non ha voluto. L’ottimo De Laurentiis però non ha specificato se l’arrivo di Aubameyang sarebbe diventato un ulteriore acquisto per il reparto offensivo, o se sarebbe arrivato al posto di Milik. Perché poi andrebbe precisato che così come si è fatto male Milik poteva infortunarsi pure Aubameyang e allora si era punto e daccapo.

Tutte mosse per screditare un allenatore che pure lui ha le proprie colpe. Sarri ha stancato con la tiritera dei giovani, dei fatturati e dei processi di crescita. Dice tutte cose giuste, ma non per forza tutto ciò che si pensa lo si deve dire e ripetere come un mantra ogni volta davanti alle telecamere. Parlassero nel chiuso degli spogliatoi anziché destabilizzare l’ambiente con dichiarazioni di cui non si sente il bisogno. Siamo già sfortunatissimi ultimamente perché a fronte di ottime prestazioni non si riescono ad ottenere i massimi risultati, non c’è proprio la necessità di farci male ancor di più da soli.

Qui lo sapete come la pensiamo: per noi Sarri è un grandissimo allenatore e De Laurentiis è un presidente eccellente. Ma sono entrambi due schifezze di comunicatori (e arrotondiamo per difetto). Hanno rotto le scatole entrambi. Tutti e due fanno dichiarazioni per pararsi il culo di fronte alla piazza, dimenticando però l’interesse principale che è il bene del Napoli.

Sarri fa l’allenatore e può fare tutte le dichiarazioni che vuole. De Laurentiis invece, che pur è un ottimo imprenditore, non solo vanifica tutto il proprio ottimo lavoro aizzando la piazza e facendo dichiarazioni assurde, ma dimostra pure di non volere il bene del Napoli. Con quell’intervista De Laurentiis si palesa come un pessimo imprenditore che marcia contro la sua stessa azienda, ma pure come non tifoso della squadra. A noi non interessa se il presidente sia tifoso del Napoli oppure no, ma se non vuole farlo per amore dei nostri colori, taccia almeno per amore della sua azienda e dei propri interessi.

Qui noi ringraziamo il presidente perché ha allestito un’ottima rosa e veneriamo l’allenatore perché ha portato a Napoli probabilmente il miglior gioco in 90 anni di storia. Ma basta, basta, basta, basta con queste parole al vento. State facendo solo il male della squadra! Che poi De Laurentiis dovrebbe farci la cortesia di non parlare di Verratti e Aubameyang, pensi piuttosto all’evidenza che da anni ci stiamo sciroppando Christian Maggio come terzino destro che è totalmente inadatto al gioco di Sarri perché è uno dei calciatori più scarsi tecnicamente dell’intero panorama professionistico nazionale. Il presidente inizi a comprare un terzino destro per far rifiatare Hysaj e poi parli. Oppure compri un portiere all’altezza di sostituire Reina. Il Napoli è forte, ma ha le proprie pecche nella rosa. Semmai De Laurentiis ringrazi Sarri per aver fatto giocare al più alto livello mai visto il signor Gonzalo Gerardo Higuain che ha consentito al presidente di fare un mercato investendo pochi spiccioli oltre alla vendita dell’attaccante argentino. Il signor Maurizio Sarri ha fruttato 90 milioni alle casse societarie e De Laurentiis dovrebbe solo ringraziare il proprio mister.

Ma come si fa a criticare un allenatore che fa giocare la squadra così bene? Come si fa a criticare un presidente che da anni ha portato il Napoli ai vertici del calcio europeo? Se non parlassero sia Sarri che De Laurentiis sarebbero due fenomeni. Purtroppo la bocca è fatta per parlare e quindi pure per dire una marea di cazzate. Se vogliono bene al Napoli ce le risparmino. Noi siamo tifosi del Napoli, ci interessa il bene del Napoli. Così dovrebbe essere pure per il presidente e l’allenatore. Ma entrambi, con certe dichiarazioni, offendono la loro stessa intelligenza, oltre che la nostra. Alzate il telefono e parlatevi. Fare queste piazzate in pubblico è da bambini di terza elementare. Gli uomini si parlano faccia a faccia.

Valentino Di Giacomo

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Secondo la Gazzetta dello Sport il capitano della Juventus in seguito al brutto pareggio contro il Lione avrebbe alzato la voce nello spogliatoio per “dare una svegliata” ai compagni. Queste le parole riportate dal giornale:

“(…) In Italia vinciamo perchè gli altri si scansano, ma in Europa non succede e non succederà. (…) Serve più personalità, più grinta, altrimenti ci complicheremo la vita in campionato e soffriremo in Champions”

Ora: prima di commentare, precisiamo che è arrivata una SMENTITA UFFICIALE dalla Juventus, quindi fino a prova contraria queste parole non sono mai state dette. Viene da chiedersi come mai allora un giornale autorevole come la Gazzetta si è inventato una cosa del genere, probabilmente gli è stata riferita da una fonte che consideravano attendibile, e dunque la Juve potrebbe o non potrebbe aver smentito per tutelarsi, fatto sta che per quanto ne sappiamo si tratta di una notizia falsa.

Se Buffon avesse davvero detto queste cose, però, non solo sarebbe legittimo, ma avrebbe anche ragione. Come scrivevamo già dopo Atalanta-Napoli, le piccole squadre contro di noi giocano sempre alla morte, mentre contro la Juve si posizionano già chinate e lubrificate senza opporre resistenza; sensazione poi rinforzata dalle scelte di Giampaolo, che ha schierato la sua Sampdoria senza quattro titolari inamovibili come Muriel, Linetty, Torreira e Quagliarella battezzando di fatto la partita e mandando le riserve al macello per avere i migliori contro l’Inter. Che le parole di Buffon siano inventate o no, insomma, non si può dire che abbia torto.

E buon per la Juve che non ha torto, perchè stiamo assistendo alla peggiore Juve dai tempi del secondo anno di Conte, in cui non c’erano l’entusiasmo del primo nè i campioni del terzo. Dai tempi del punto più alto del ciclo bianconero, la finale di Champions League, è difficile dire che la squadra sia migliorata: il blocco difensivo è sempre quello e invecchia di anno in anno, a destra Lichtsteiner ha perso il posto per un 33enne Dani Alves tecnicamente favoloso ma notoriamente un peso morto in difesa, l’intero fortissimo trio di centrocampo Pirlo-Vidal-Pogba è andato e sono rimasti i fragili Marchisio e Khedira, che passano più tempo in infermeria che in campo, e il bidone Pjanic che a quanto pare o ha disimparato a giocare a calcio oppure è una presenza priva di senso nel contesto di gioco dei bianconeri; Dybala è esploso, ma prima c’era Tevez, che oltre a essere fortissimo era anche un leader emotivo. Gli unici due upgrade riguardano Alex Sandro, oggettivamente una bestia di Satana, e ovviamente il Giuda da novanta denari che in questo momento è l’unico motivo per cui la Juve è in testa alla classifica se escludiamo la passività degli avversari.

Infatti il numero 9 bianconero ha già segnato 7 gol in 11 presenze, non tutte da titolare, per una media gol inferiore a quella stabilita col Napoli ma comunque da attaccante di primissima fascia, in un contesto di squadra in cui Dybala gli pesta i piedi, Khedira va ad occupare i suoi spazi, gli arrivano due palloni giocabili a partita ed è tutt’altro che al centro del progetto tecnico. Insomma, se ha segnato tutti quei gol non è in nessun modo merito di un gioco che lo metta in condizione, ma semplicemente del fatto che è troppo forte per non farli. Per carità, avere un giocatore del genere è un merito di per sè, ma se al posto suo ci fosse ancora, per dire, Llorente la Roma sarebbe abbondantemente in testa alla classifica e il ciclo vincente della Juve sarebbe bello che finito.

I bianconeri 2016/2017 in questo momento non hanno una parvenza di gioco, sono sempre più vecchi e fragili fisicamente e vivono delle accelerazioni di Cuadrado e Sandro, dei gol di GH9 e della passività degli avversari. Che, Buffon abbia parlato oppure no, si scansano eccome. E anche a queste condizioni potrebbero  vincere lo scudetto, perchè la difficoltà della Serie A è il suo essere lunga e logorante, e si risparmiano tante energie ad affrontare avversari demotivati che vogliono solo perderla con le riserve e andare a casa a preparare la prossima; inoltre non avranno nessuna paura a giocarsi il catenaccio più becero nel prossimo scontro diretto, quello contro la Roma, e lasciare che siano appunto le partite con le piccole a decidere lo scudetto. In Europa, però, non è così; e allora dalla redazione di Soldato Innamorato facciamo tanti auguri a Jorge Sampaoli, allenatore di culto assoluto, e al suo Siviglia, che mandi i bianconeri al secondo posto nel girone. Sperando che peschino il Real Madrid, e vedano com’è quando l’avversario non ci pensa neanche a scostarsi. 

Roberto Palmieri

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Convincetevi! Quello di Ghoulam non è un errore. E’ stato tutto orchestrato. Un soffio d’angelo, una coda di diavolo ha spostato il pallone di pochi millimetri per far sì che quella palla, anziché essere spazzata in avanti, andasse all’indietro proprio sui piedi di Bonucci. E’ andata così. Ve lo giuro.

E voi credete davvero che il secondo gol – come ha detto Sarri – sia stato preso per colpa di Allan che non ha ripiegato su Higuain? Siete dei maledetti ingenui. Riguardatelo il gol. C’è la deviazione, ancora di Ghoulam, verso il centro dell’area e la palla passa a 40 centimetri da Chirches, quel tanto che basta per non consentire che la prendesse il romeno. Un campo di calcio è lungo circa 100 metri. Tra tante parti quel bastardo di pallone ha scelto proprio di andare verso l’innominato e senza che nessuno potesse intervenire. Chiriches non è andato incontro ad Higuain, non perché fosse distratto. Ma perché un’oscura presenza gli bloccava i piedi e gli tirava la maglietta.

Voi, se volete, potete dire e scrivere che il Napoli ha perso per gli errori di Ghoulam, per ragioni tattiche, per ragioni tecniche, per l’arbitro, perché Higuain ce l’hanno loro, perché Sarri ha sostituito Insigne e tutte le boiate che si scrivono in questi casi. Ma, dentro di voi, lo sapete benissimo che non è vero. Io da ieri sono invece convinto che l’unica ragione per cui il Napoli ha perso a Torino è che Dio è bianconero. Chi non fosse cattolico può sostituire a piacimento con Allah, Budda e succedanei. Gianni Brera parlava della dea Eupalla. Chiamatela come volete, ma è assurdo che il Napoli perda per l’ennesima volta a Torino per circostanze che definire sfortunate è riduttivo.

Il Napoli, per il secondo anno consecutivo, ha giocato alla pari e pure meglio dei bianconeri. E ancora una volta non ce l’ha fatta. Lo scorso anno per quella deviazione puttana sul tiro di Zaza, quest’anno per due assurdità a cui non ci si può credere.

Non posso dirvi con certezza se Dio sia juventino oppure, in quelle logiche che animano i credenti, i nostri patimenti per la squadra di calcio servano come compensazione perché l’Altissimo ci consente ancora di vivere in questa città vulcanica con il Vesuvio sempre pronto a minacciare. Non so dirvi se Dio, più semplicemente, sia un razzista del nord che ha in odio i napoletani.

Il Dio della Bibbia è violento, vendicativo, truculento. Eppure, almeno io, quando guardo la partita, ad ogni tiro del Napoli lo invoco e prego. A volte prego pure ad alta voce, come in una crisi, in uno stato di trans, vomito parole di preghiera e di speranza. E’ una malattia, è la mia malattia con cui faccio i conti ad ogni match e non ci posso fare niente. Dopo, poi, in me subentra la vergogna perché con tutti i problemi che ci sono nelle vite e nel mondo non avrei diritto ad invocare l’Altissimo perché il Napoli segni. E, come i fumatori, vizio che non mi faccio mancare, rimando ogni volta il proponimento di smettere. Ma, drogato, sono vinto. Sono religioso e blasfemo. Come Silvio Orlando nel pregevole Young Pope di Sorrentino, porto addosso la croce e qualche effige di Maradona.

Dio, è colpa mia se il Napoli ha perso? A volte penso di crederci. Ma nulla è certo, se non tutte queste inquietudini e tutte queste paure. Sono tifoso, un misero tifoso e devo scendere a patti con queste meschine debolezze.

Ebbene si. Io da ieri, se cercavo una prova, ho avuto la dimostrazione che Dio esiste e se esiste tifa per quelli là. Quello di Ghoulam non è un errore, lo sapete pure voi. E’ un soffio d’angelo, una coda di diavolo che ha spostato il pallone e l’ha fatto andare lì. Provatemi il contrario.

E quindi, in questi miei deliri, poiché la speranza è l’ultima a morire e la fede che si poggia sulla speranza è più incrollabile di qualsiasi altra forma di fede, sono allora costretto a pensare che il disegno divino voglia che il Napoli, per far un dispetto a quelli là, dovesse perdere a Torino per poi iniziare la sua rimonta. Lo scorso anno a quelli là è successo così. Non so se devo sperarci o se devo avere fede. Ma, affidandomi comunque alla ragione, sono portato a credere che il Napoli sia una squadra bellissima, organizzata, con un allenatore capace che ha saputo creare varianti alle assenze importantissime di Milik, Gabbiadini e Albiol. Devo credere che il Napoli giochi un gran calcio e che, alla lunga, il Signore voglia premiare chi ogni giorno ci prova e combatte. Non siamo ultimi, ma da ieri io sono ancor più convinto che possiamo essere primi. Dobbiamo solo fare pace con i Santi e un poco pure con noi stessi. Amen.

Valentino Di Giacomo

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Diciamocelo, il risultato di per sè era pronosticabile. Il Napoli, come scritto da Valentino di Giacomo alcuni giorni fa, è in un momento di transizione tecnica, risultati negativi e in cui in generale tutto gira male; la Juventus invece giocava in casa per difendere il primo posto, e l’assenza di Dybala in proporzione (considerate le alternative) non era certo pesante come quella di Milik. Quello che lascia l’amaro in bocca è come è arrivata questa sconfitta, con due gol balordi subiti, un paio di buone occasioni fallite e una gestione dei cambi per lo meno opinabile, fallendo almeno un pareggio che sarebbe stato tutt’altro che rubato.

Il Napoli è partito subito molto aggressivo, occupando il campo meglio della Juventus, pur senza riuscire a creare pericoli (si sente ancora, e tantissimo, l’assenza di una prima punta; ribadiamo l’invito a Milik a farsi una trasferta a Lourdes). Un primo momento di svolta è la ricaduta dell’infortunio di GIorgio Chiellini al 39esimo, che con l’ingresso di Cuadrado ridispone la Juve con un più efficace 4-4-2 che controlla meglio la pressione del Napoli e favorisce i cambi di gioco; Alex Sandro rischia la doppia ammonizione (molto fallosi i bianconeri, sanzionati con ben 4 cartellini gialli totali), finchè in un buon momento del Napoli la partita si sblocca col gol di Bonucci al 50esimo, sugli sviluppi di un calcio d’angolo dopo una clamorosa svirgolata di Ghoulam. La risposta arriva quasi subito con il gol di Callejon su un bel lancio di Insigne. I minuti che seguono fino al 70esimo sono quelli che decidono la partita.

Al 61esimo un buon Insigne viene sostituito a sorpresa da Giaccherini, forse per un supposto problema fisico. L’impatto sulla partita dell’ex Juve è disastroso.

Al 68esimo, dopo una prolungata fase di attacco dei bianconeri, Pjanic viene sostituito da Marchisio, che sposta invece l’equilibrio.

Al 70esimo succede l’irreparabile. La fase offensiva della Juventus continua insistentemente, un cross dalla fascia viene respinto ancora da Ghoulam, da dietro arriva il numero 9 con la porta spalancata, sassata sul secondo palo imparabile. Almeno il traditore da 90 denari ha il buongusto di non esultare.

Il gol di fatto chiude la partita; il Napoli non riesce a reagire se non nel finale, Sarri continua coi cambi incomprensibili (El Kaddouri per Hamsik? Stiamo scherzando?), un paio di tiri dalla distanza nel finale.

Cosa portare a casa di questa partita? In realtà neanche poco. La prestazione di squadra nel complesso è stata buona, i due gol subiti sono stati veramente impronosticabili, alcuni singoli come Koulibaly, Chiriches e il sempre più sorprendente Diawara hanno giocato molto bene. C’è poco da rimproverare anche a Rocchi, che forse avrebbe potuto espellere Alex Sandro ma oggettivamente anche no, e nel complesso ha gestito bene gli episodi e la partita. La gestione dei cambi invece è abbastanza masochista, Rog ancora non si vede (ricordiamo per la cronaca che il ragazzo ha giocato la Champions, un Europeo ed è un Nazionale che condivide il reparto con gente come Modric, Brozovic e Rakitic, forse avrebbe potuto dire la sua). Non si può sostituire Hamsik, che tralaltro stava facendo una buona partita e continuava a proporre inserimenti interessanti.

Nessuna sconfitta brucia come questa, soprattutto perchè tutt’altro che meritata. La partita è stata tutto sommato equilibrata e il pareggio sarebbe stato giusto, questo nonostante il Napoli fosse privo di attaccanti centrali. Aspettiamo il ritorno e il ritorno di Milik per provare a giocarcela: intanto la classifica si allunga ulteriormente, ma il campionato è ancora lungo e torniamo a casa con la consapevolezza di aver giocato alla pari con la Juventus a casa sua con una squadra menomata. Niente è ancora definitivo, se non che GH è una lota. 

Roberto Palmieri