Tags Posts tagged with "hamsik"

hamsik

0 782

Dal capitano a DeLa

115. Record. Ma non serviva raggiungere Diego per dire che Hamsik è un grandissimo calciatore e che questo ennesimo passaggio dimostra, una volta di più, l’ottimo operato della società di De Laurentiis in questi 10 anni e un po’ di più. E’ che il tifoso del Napoli, almeno quello “visibile”, “rumoroso”, non sa aspettare, ha la critica a prescindere. Oggi, come ieri, sarebbe bello andare a beccare quelle 4 cape gloriose che il giorno della presentazione di Lavezzi e Hamsik andarono a Castelvolturno a protestare contro la società. Volevano i campioni. Il Pocho è diventato un idolo assoluto del popolo, forse nessuno come lui nel corso della gestione De Laurentiis, più di Cavani e più di mister 90 milioni. L’altro, Marek, è diventato uno dei calciatori più rappresentativi nei 90 anni di storia di questo club: come Bruscolotti, Sallustro, Maradona. La certificazione assoluta che una parte “rumorosa” del tifo, quella che finisce sui giornali, quella delle interviste di Studio Sport abbascio ‘o Cavone, non capisce un emerito cazzo. Però continuano a protestare. In quello che qualche tempo fa definii “grillismo” del tifo. Basta dire un vaffanculo e la coscienza è salva. 

Il mio vaffanculo va invece a loro. Col cuore e anche con l’anima. Il record di Marek mette nero su bianco anche un altro dato: il Napoli di De Laurentiis in poco più di 10 anni di gestione è un esempio unico nella storia del club. “Eh ma non c’è lo scudetto”, “Eh, ma manca sempre il soldo per apparare la lira”, “Eh ma a Gennaio comprò Maresca”, “Eh, ma le strutture giovanili”. E’ puro grillismo. Usando una metafora, vogliono uscire dall’Europa, convinti che in terra natia possono fare di meglio e di più. 

Un calciatore, nella gestione de Laurentiis, raggiunge il record di gol di Maradona. Fosse rimasto Cavani un altro mese  a Napoli lo avrebbe già fatto lui in appena 3 campionati. Coi soldi di Cavani, però, il Napoli ha comprato Higuain e l’ossatura della squadra che gioca ancora adesso:  Reina, Albiol, Callejon, Koulibaly, Mertens. Coi soldi di Higuain, Aurelio ha comprato altri calciatori che garantiranno il futuro di questo club: Milik, Zielinski, Rog, Diawara. In una crescita costante della rosa che man mano, dal solo Lavezzi come fiore all’occhiello, ha ora una rosa con molti top player. Con gli acquisti più riusciti in termini di qualità prezzo che probabilmente sono Ghoulam (“ma chi cazz è” – leggevamo sui social), Jorginho (“Eh, ma a Gennaio doveva rinforzare con un top player”), lo stesso Hamsik comprato per 5,5 milioni dal Brescia. Senza parlare di Koulibaly comprato per poco più di 7 milioni e che ora potrebbe valere una cifra non di molto inferiore ai 100. 

De Laurentiis non è un magnate e – per assonanza – non è neppure un “pappone”. E’ uno che mattone su mattone ha reso il Napoli una squadra molto competitiva. Azzeccando il più delle volte gli allenatori. Gli unici veri flop sono stati Ventura e Donadoni. Poi Reja, Mazzarri, Benitez, ora Sarri. Ognuno ha messo una pietra per costruire il palazzo. Poi magari il Napoli questo benedetto/maledetto scudetto magari non lo vincerà mai. Ma è l’unico modo quello del presidente per riuscire a tenere in equilibrio le casse societarie e le prestazioni sportive. 

Tutti gli altri, quelli che si ostinano a non capire,  se vogliono, possono ritornare a Castelvolturno a protestare. Oppure possono piazzare i soliti striscioni a inizio stagione per la città contro “il pappone”. Di certo fanno rumore, finiscono sui giornali e sulle tv nazionali. Un momento di gloria che li condanna per sempre ad una enorme figura di merda. Il record di Marek, quello “che viene meno nelle partite importanti”, non ve lo meritate. Fate solo figure di merda. Sappiatelo. 

Valentino Di Giacomo

SEGUICI E COMMENTA CON NOI SU FACEBOOK SULLA PAGINA DI SOLDATO INNAMORATO E SU TWITTER@SurdatNammurat

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

0 826

L'ottovolante azzurro

Le belle giornate vanno vissute. Un giorno come questo, pieno di sole come se fosse ancora estate, va goduto. Così come bisogna godere di questo ottovolante azzurro che infila otto vittorie consecutive riuscendo ad imporsi per l’ennesima volta in due circostanze all’Olimpico: prima contro la Lazio e poi con la Roma. La Juve ha invece perduto in casa contro i biancocelesti nonostante ormai il Var sembra essere stato creato per dare ai bianconeri un rigore al 90esimo. Se quello di Bergamo era inesistente, quello di ieri era quantomeno dubbio perché lo scellerato Patric (che fossi in Inzaghi non farei più giocare da qui fino alla fine del mondo) era comunque sul pallone. Un intervento sconsiderato, ma non un fallo chiarissimo. E ricordiamo che il Var dovrebbe intervenire solo per le situazioni molto chiare, non per azioni dubbie. Ma Mazzoleni, che tra l’altro ha arbitrato l’intero match privilegiando sempre i bianconeri sui “mezzi falli” (come si dice in gergo), era lì apposta per dare quel rigore. Noi ce lo ricordiamo bene dai tempi di Pechino quando diede sfoggio persino di comprendere perfettamente il macedone di Pandev…  Poi quel Dybala, del quale quasi l’intera pletora di giornalisti italiani hanno scritto che Messi aveva sin da bambino il suo poster nella cameretta, ha sbagliato l’ennesimo tiro dagli 11 metri. Quello che ci piace è che sembra quasi che il Padreterno abbia voltato le spalle sul più bello ai bianconeri. Gli altri anni i non colorati sembravano 11 Ned Flanders (gli appassionati dei Simpson capiranno): bastava che invocassero l’aiuto divino e quell’aiuto arrivava puntuale. E’ forse la cosa più interessante di queste prime otto giornate.

Otto giornate sono però appena un quarto del campionato. Il Napoli non sta facendo né più né meno di quanto aveva fatto per tutta la seconda parte della scorsa stagione. Resta da capire se riusciranno a mantenere questa lucidità per l’intero arco del campionato. E non sarà semplice. Anche perché ieri ogni volta che Mertens era a terra dolorante eravamo in apprensione come quando si ha un figlio in sala operatoria ad operarsi di appendicite. Pensi sia una sciocchezza, ma poi vengono in mente mille brutti pensieri. 

L’infortunio di Milik può pesare. Così come potrà pesare non aver preso un esterno offensivo più incisivo di Giaccherini. Sul discorso del vice-Hysaj, che pure secondo noi era un ruolo da migliorare, faremo il tifo per Maggio che da quasi 10 anni veste la nostra maglia e ce ne faremo una ragione. Si tratta di particolari, ma con i particolari si vincono i campionati. Da un lato notiamo questi peccatucci veniali da parte della società, dall’altro non possiamo non notare che ieri, appena il Napoli è calato un po’ dopo il 70esimo, sono entrati giocatori come Diawara, Zielinski e Rog. Non proprio robetta. Ieri Allegri ha tolto Lichtesteiner per mettere Sturaro… Ah l’alternativa naturale sarebbe De Sciglio.. che però è infortunato. 

Otto vittorie in otto partite non significano molto. Sono un segnale. Come rappresenta un segnale il vantaggio di 5 punti sui bianconeri. Ma due anni fa i non colorati finirono persino a meno 11 da noi e poi sappiamo tutti come sia andata a finire. Dobbiamo godere di tutta questa bellezza, ma dobbiamo essere pure consapevoli che questo sole di ottobre presto potrà essere spazzato via dal freddo invernale. 

Resta, della partita di ieri, l’impressione di un Napoli che sa gestire i momenti. Di Francesco è stato quasi ridicolo davanti alle telecamere quando ha detto che la Roma ha fatto meglio del Napoli nel secondo tempo. Ricorderemmo al tecnico romanista che questo grande dominio giallorosso del secondo tempo contemplava un rigore per il Napoli nettissimo su Mertens (ma noi siamo fessi e non protestiamo, non fermiamo il gioco e quindi con noi il Var non si usa), un’occasione a tu per tu di Mertens con Allison scelleratamente sbagliata e un tiro di Hamsik dai 16 metri che per troppa fretta è stato calciato tra le mani del portiere. Noi non ricordiamo abbia fatto altrettanto la Roma nel primo tempo… Parlare di una partita a due volti non ha senso. Il Napoli ha dominato nel primo e nel secondo tempo. Soffrendo il giusto nella ripresa e concedendo occasioni alla Roma solo su calci piazzati. 

L’errore adesso sarebbe pensare però che di qui in avanti la pratica sia in discesa, non lo sarà. Come sarebbe un errore pensare che il Napoli debba vincere tutte le partite demolendo puntualmente gli avversari. Serviranno pure le vittorie sofferte, come quella con la Spal ad esempio. 

Vedendola da un altro punto di vista, non dobbiamo neppure troppo soffermarci a guardarci l’ombelico e pensare troppo ai nostri punti deboli. Guardiamola pure dalla prospettiva dei nostri avversari. Siamo una squadra che, per giocarci contro, le altre devono fare una partita PERFETTA, non buona, PERFETTA. Ieri il Napoli ha punito l’unico grande errore dei giallorossi, quel tocco di De Rossi (che per decreto del Presidente della Repubblica, al pari di Montolivo, deve essere convocato in nazionale). 

Il resto dei miei pensieri li affido a Jorginho. Tre anni fa tremava ogni volta che gli passavano il pallone, ricordo la semifinale d’andata con il Dnipro quando era letteralmente terrorizzato ogni volta che doveva giocare la palla. Oggi è diventato leader dentro e fuori dal campo. Il miglior centrocampista, per distacco, del nostro campionato. Ha pure un nome straniero, i giornalisti di casa nostra dovrebbero celebrarlo. Tipo quelle robe di Caressa quando parla di “Juve illegale”… per quanto è forte… mica per altro… che vi aspettavate? Oggi il Napoli è cresciuto come Jorginho, grazie a Jorginho. Un giocatore specchio di questa squadra. E l’ultimo pensiero va al capitano che pure quando non si vede c’è. Bene fa Sarri a preservarcelo. Lui si che è un patrimonio Unesco. 

Ora però non esaltiamoci troppo. Una partita per volta. Cuoncio cuoncio. Però godiamo. 

Valentino Di Giacomo

SEGUICI E COMMENTA CON NOI SU FACEBOOK SULLA PAGINA DI SOLDATO INNAMORATO E SU TWITTER@SurdatNammurat

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

 

 

 

0 1365

La forza di Allegri

Altri 4 gol alla Lazio, un gol di Mertens che evoca ricordi importanti, il gioco ritrovato nel secondo tempo. Ce ne sarebbe abbastanza per sorridere del Napoli, squadra con il miglior attacco d’Europa che rasenta la media pazzesca di segnare 4 gol a partita. Ci sarebbe da sorridere anche per una maggiore attenzione difensiva, ieri gli azzurri hanno preso il loro primo gol su azione. Cinque vittorie in campionato in altrettante partite, non accadeva da 30 anni, forse dai tempi di uno dei Napoli più bello di sempre, quello 87/88 che mancò lo scudetto nelle ultime 5 giornate.

Va detto che la partita di ieri, e sarebbe disonesto non riconoscerlo, è stata pure segnata dai diversi episodi contrari alla Lazio. Quattro infortuni muscolari nello stesso reparto hanno sormontato l’ottima resistenza dei biancocelesti che, ad essere onesti, nel primo tempo avevano ben imbrigliato gli uomini di Sarri. Poi, come ovvio, è stato grandissimo il Napoli nel saper approfittare degli eventi. Le grandi squadre fanno così.

Resta però, in chi osserva, un enorme punto interrogativo: riusciranno gli azzurri a tenere questo ritmo per 10 mesi? Ieri se lo chiedeva anche Sarri ai microfoni. E’ vero, il Napoli pratica un grande calcio, ma ha sempre fatto ricorso ai cosiddetti “titolarissimi” per avere la meglio in queste cinque partite. L’eterno stakanovista Callejon ne sa qualcosa, ma anche Insigne, Ghoulam e lo stesso Hamisk (ieri leggermente in ripresa).

La domanda è: valgono di più i 15 punti del Napoli o quelli della Juve? E la sensazione personale è che siano assai più pesanti quelli dei bianconeri. Allegri ieri ha schierato, contro la Fiorentina, Sturaro terzino destro, Asamoah a sinistra, Betancour a centrocampo. Un turn-over che per ora non sta producendo, come al solito, un grandissimo gioco da parte dei bianconeri, ma sicuramente i risultati utili che servono per vincere alla fine. Tanto più se si pensa che Higuain non ha ancora ingranato. E solo un ingenuo può pensare che, quello che oggi su Repubblica viene definito “un arredamento urbano nell’area di rigore”, possa continuare ad essere così inefficace.

Il Napoli, in realtà, avrebbe la profondità di rosa per applicare un turn over più massiccio. Ma Sarri non si fida, anche se qualche rotazione in più la sta applicando come ieri schierando Maggio. Però persino contro l’inadeguatissimo Benevento è ricorso ai titolarissimi. Mario Rui non si è visto ancora, Rog viene considerato un opzione per subentrare quando il risultato è in cassaforte, Ounas (che pure ha dimostrato di saperci fare) sarà costretto ancora chissà per quanto tempo all’apprendistato. Preoccupa poi la gestione di Milik cannibalizzato da Mertens. E Arkadiusz è un patrimonio che non può essere sciupato.

Dal canto suo Allegri ha invece attinto con più convinzione alle risorse della propria rosa. Sta riorganizzando un gioco secondo altri principi rispetto allo scorso anno perché il mercato gli ha consegnato una mezza rivoluzione. E, nonostante la Juve convinca poco con il suo gioco spesso balbettante, è lì a 15 punti. I bianconeri non hanno perso terreno e avrebbero potuto, sarebbe stato persino prevedibile e fisiologico. Invece la corazzata non ha mollato di un centimetro.

Vedremo come andrà a finire. Per ora dobbiamo esultare per quanto stiamo ottenendo. La differenza la faranno gli scontri diretti e la tenuta mentale fino a maggio. Una tenuta che per ora il Napoli sta dimostrando di avere. E’ evidente che, per ora, se bisognasse scommettere un euro su chi avrà la meglio il pendolo indicherebbe gli azzurri per quanto stanno facendo. Ma – per dirla in termini ciclistici come piace a Sarri – il tour si vince a Parigi. E, lo confesso, ho il timore che sull’Alpe d’Huez o sul Galivier ci possiamo arrivare scarichi. Ovviamente, facendo gli scongiuri. Però non voglio esaltarmi troppo, pur godendomi questa squadra che mi incanta come forse mai nessuna.

Valentino Di Giacomo

SEGUICI E COMMENTA CON NOI SU FACEBOOK SULLA PAGINA DI SOLDATO INNAMORATO E SU TWITTER@SurdatNammurat

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

 

0 1433

Il fenomeno

Marek Hamsik è arrivato 10 anni fa a Castelvolturno tra i fischi delle solite capre che ormai da anni, prima che inizi la stagione, contestano il mercato del Napoli. Nonostante le figure di merda a ripetizione, anno dopo anno, questa gente continua ogni volta ad esporre striscioni in città e a contestare a prescindere, come fosse uno sport. Stupido.

10 anni fa il Napoli presentava Marek Hamsik, un 19enne proveniente dal Brescia, segni particolari: Cresta. Con lui c’era un tipo “curioso” (nel senso napoletano del termine) proveniente dall’Argentina, si chiamava Ezequiel Lavezzi, ribattezzato Pocho, segni particolari: Pino la Lavatrice. Intanto all’esterno di Castelvolturno 4 gatti, o meglio dire 4 capre, continuavano a protestare e a farsi inquadrare dalle telecamere. L’unico momento, quello sì per loro, in cui possono giustificare la loro inutile esistenza.

10 anni fa, un 16 settembre di sole intenso allo stadio San Paolo, Marek segnò il suo primo gol con la maglia azzurra. Contro la Sampdoria, un gol MERAVIGLIOSO. Di gol così ne arriveranno oltre 100, fino ormai a sfiorare il record di gol di Sua Maestà Diego Armando Maradona. 10 anni senza mai una parola fuori posto, 10 anni di attaccamento alla maglia, 10 anni senza mai fare una dichiarazione ruffiana tipo qualche capo-popolo che giochicchia sui social a decantare la bellezza della città o il calore del pubblico. Ed è la cosa più bella. Un anti-divo che per far capire a tutti la sua stura indossa da 10 anni sulle spalle la maglia numero 17. A Napoli. Capitale di fatture e fattucchiere, di mammoni e munacielli. Quel 17 che per decenni, al pari della 10, non veniva assegnato. Ma Marek è più forte pure delle scaramanzie, del folklore che troppo spesso ammazza la bellissima quotidianità della nostra terra dove non si mangiano spaghetti e sfogliatelle tutti i giorni. Troisi ci mise una vita per farlo capire al di là del Garigliano.

Si può intervistare Marek Hamsik per ore, lui potrebbe chiacchierare all’infinito senza mai dare lo spunto per un titolo roboante. Anche nella sua ultima intervista, non ha detto di essere rimasto a Napoli perché qua sta la pizza buona, la mozzarella da favola, il caffè del magazziniere Starace o il pubblico più bello del mondo. “Non mi sentivo pronto per andare in un altro club”. Lo ha detto con la tranquillità, la serenità di chi è leader di se stesso e che non vuole esserlo di nessun altro, se non attraverso l’esempio. Senza strizzare l’occhio alla stupidità oleografica di cui chi è corto di altri argomenti si alimenta. Senza fare chiacchiere. Lui giudica e si fa giudicare dai fatti.

Io che quasi amo questo ragazzo slovacco come uno dei miei idoli di bambino mi sono dispiaciuto un po’ per lui. Lo avrei visto benissimo in Premier a consacrare la propria carriera da fuoriclasse. E’ come quando si ama assai una donna, davvero, e allora per la sua felicità saresti capace pure a rinunciarci. Avrei avuto piacere per lui se fosse andato via perché in un altro campionato, in un altro club, forse avrebbe avuto le attenzioni che avrebbe meritato. Oggi è il numero 1 a Napoli, altrove sarebbe stato tra i numeri 1 del mondo con una linea di giocattoli e gadgets a lui ispirati. Le parrucche con la cresta per bambini.

L’uomo Hamsik è come il calciatore Hamsik: intelligenza allo stato calcistico. Solo chi capisce poco di calcio può affermare che “Marek sparisce dalle partite”. Può dirlo solo chi Hamsik lo ha visto solo in tv. Vedere una partita allo stadio del Signor Cresta è come leggere un antico trattato di strategia militare. Gioca per gli altri, occupa lo spazio per favorire il compagno, mai solo se stesso. Anche a costo di farsi dire dalle capre che non capiscono nulla di pallone che “sparisce dalle partite”.

La tecnica calcistica di Marek è inferiore solo alla sua intelligenza tattica. E le due cose insieme fanno di lui un campione assoluto. Uno di quei calciatori di altri tempi che non si vedono più. Un calciatore da anni ’80/’90. In un’Italia che convoca i Montolivo, esalta i Marchisio, santifica i Verratti. 30 anni fa sarebbero stati giocatori oltremodo normali. Ieri, dietro i più grandi campioni della storia di questo sport, avevamo i Riijkaard, gli Ancelotti, i Donadoni e non li santificavamo. Oggi la gente si spella le mani per un Pogba qualsiasi. Si privilegia l’eccentricità alla sostanza. In questo e per questo, Marek, pur nella sua bellezza, si celebra nel suo essere un anti-divo. Marek, come alcuni dei calciatori ricordati prima, forse lo apprezzeremo tra qualche anno quando avrà appeso le scarpette al chiodo.

E noi, “Gente di Marek”, piangeremo assai nel ricordarlo nella sua eccezionale semplicità. Noi che lo sappiamo che Marek può sbagliare qualche partita, come capita a tutti. Perché noi, in fondo, a Marek non è che lo amiamo, ma forse lo amiamo come vuole lui: lo stimiamo tantissimo. Come in un film di Fantozzi dove la realtà supera qualsiasi slancio emotivo. E Napoli e la realtà – come ben sappiamo – non sempre vanno di pari passo. Per noi, presi da infarcire di iperboli il nostro quotidiano, l’eccezionale normalità di Marek ce lo rende un alieno. Un alieno in casa nostra che forse ci sta pure raccontando, dando quattro mirabili calci ad un pallone, come la nostra città stia cambiando. Una maggioranza silenziosa di napoletani che chiede meno pizza, ma più cresta e che non espone striscioni per affermare un’esistenza inutile.    

Valentino Di Giacomo 

SEGUICI E COMMENTA CON NOI SU FACEBOOK SULLA PAGINA DI SOLDATO INNAMORATO E SU TWITTER@SurdatNammurat

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

0 687
Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Chill’ ha mis’ ‘e mamm’ miez’!

Da ragazzi bastava dire questo per essere assolti con formula piena dopo aver fatto partire una rissa, anche in situazioni tranquille, pacifiche, fra amici… nominare una mamma era come inviare un ambasciatore con atto di guerra, dovevi aspettarti una reazione violenta, rabbiosa e disorganizzata, e spesso chi aveva messo per primo le mamme in mezzo aveva anche la meglio a mazzate, lasciando così il povero figlio della mammeta tirata in ballo cornuto e mazziato.
Poi crescendo si smette di difendere con i paccheri l’onore della genetrice, ma con il tempo si impara a rispondere a tono e a cercare di capire bene se l’aggressione fisica è necessaria o se c’è un’altra soluzione, tipo rispondere tirando in ballo i megli defunti di chi gli è stradefunto, far salire un po’ la tensione ma evitare comunque la rissa, senza perdere la rispettabilità.
Poi finalmente si matura, e tendenzialmente si evita di mettere le mamme in mezzo, ma se capita dobbiamo essere bravi a non cedere alla provocazione, a rimanere lucidi e capire cosa realmente vuole lo sfidante e come offenderlo nel miglior modo possibile. Colpendo magari con sarcasmo su argomenti dove sappiamo che il nostro avversario è sensibile, un classico “Muglieret’ se ten’a nat“, o magari ricordargli che in giro si dice che abbia le pacche chiacchierate, sono strategie vincenti che ci portano ad ottenere anche i favori del pubblico circostante, sottolineando la differenza di classe fra noi e chi mette ancora le mamme in mezzo.

L’Atalanta storicamente mette le mamme in mezzo con il Napoli, e spesso ci siamo trovati davanti a reazioni tanto rabbiose quanto disorganizzate degli azzurri che finiva sempre con l’avere la peggio… lo scorso anno ben due volte la fredda e organizzata Atalanta sia a Bergamo che al San Paolo ha avuto la meglio su un Napoli che ha finito la partita cornuto e mazziato.

Si può maturare in un solo anno? Forse si, almeno il Napoli stasera ne ha dato prova, in una situazione che sembrava la fotocopia dello scorso anno ha saputo riorganizzarsi e trovare i colpi giusti per riconquistare il pubblico e deridere un avversario che stava nettamente avendo la meglio. Salvo l’onore della mamma, le offese tornano tutte al destinatario e il Napoli festeggia i tre punti e la maturità, avendo finalmente, forse, imparato a reagire con lucidità.

Cattivi: Callejon anche quando sbaglia qualcosa è sempre fondamentale al gioco della squadra e per generosità non merita mai l’insufficienza, oggi è uno di quei giorni in cui sbaglia qualcosa ma da qui ad essere fra i cattivi ce ne vuole. Jorginho oggi ha sofferto parecchio la fisicità e la densità del centrocampo atalantino, poco lucido non riesce mai a trovare la giusta giocata. Capita raramente e quando capita soffro moltissimo, Hamsik fra i cattivi è una sofferenza per ogni tifoso, purtroppo oggi ha sbagliato tantissimo, spesso anche i passaggi più semplici… succede a tutti, oggi possiamo perdonarlo.

 

BuoniZieliński nel primo tempo era fra i non pervenuti del centrocampo azzurro, poi si è inventato il goal della vita sostanzialmente risolvendo la partita, il talento che fa la differenza in partite che sembrano bloccate è quello che fa fare il salto di qualità. Ghoulam continua il suo periodo di forma straordinaria, nel primo tempo è stato forse il più pericoloso del Napoli nonostante la catena di sinistra fosse in giornata no. Migliore di stasera è Allan, ha cambiato letteralmente la partita, il suo inserimento è stato preziosissimo e ha di fatto regalato i tre punti al Napoli.

 

Paolo Sindaco Russo

0 552

Per noi maschietti, parlare di uomini potrebbe essere troppo autocelebrativo, è sempre difficile venire fuori dall’adolescenza, una certa visione del mondo rimane, e forse rimarrà per sempre, ancorata alle scuole medie. Il cervello ragiona troppo spesso in modo semplice e parlando di donne le descrizioni, le analisi, le osservazioni e i ragionamenti spesso si limitano a due dettagli molto semplice e appariscenti: le zizze e il culo.
Non è questione di superficialità, ma è un po’ come quando fai zapping e vedi la televendita delle fasce vibranti di Monicasport e la modella con le chiappe che vibrano, non puoi fare a meno di fermarti qualche secondo e poi proseguire sugli altri canali. Sarà un discorso maschilista, forse anche meschino, ma per l’uomo guardare una donna può semplicemente ridursi a guardare qualcosa di bello, è per chi non vuole applicarsi più di tanto zizze e culo vanno più che bene.
Ma è un peccato, un vero peccato perchè spesso ci perdiamo il meglio. Ci perdiamo l’armonia di un corpo, il brillare di un sorriso, tutte le sfumature dei colori degli occhi, parti sensuali come spalle e collo… insomma come citando Sabrina Salerno e Jo Squillo “oltre le gambe c’è di più”.

Gli uomini quando non guardano le donne, o meglio il culo e le zizze, guardano il calcio, o meglio i goal. Guardiamo troppo spesso gli highlight, i numeri e i goal di giocatori di mezzo mondo e ci limitiamo a pensare che il calcio sia una rabona, una punizione d’esterno e altri capolavori che oramai abbondano sulle nostre bachece… Ma è solo una parte del calcio, chi guarda solo questo si perde l’armonia di una diagonale difensiva, la meraviglia del pressing alto, le sovrapposizioni dei terzini con le mezze ali, i tagli dell’ala… insomma ci perdiamo il meglio, è il Napoli oramai è questo, forse non ha la quinta di reggiseno e il culo a mandolino… ma è na dia e femmena! Insomma in un mondo che si eccita con Belen Napoli è Audrey Hepburn, e stasera lo è stato più che mai.

 

Cattivi: Albiol ha perso una volta Balotelli, dopo il primo goal la difesa si è comprensibilmente rilassata un attimo, ma la sua prova non è stata negativa, parliamo sempre di una partita senza grossi pensieri per Reina. Tutti gli attacchi del Nizza però sono arrivati dalle parti di Hysaj, forse l’unico la sufficienza per stasera è in dubbio, ha anche sprecato una buona palla in avanti. Ma la cosa peggiore della serata non è da cercare fra i giocatori, ma sulle poltrone della UEFA, negare la possibilità di portare sciarpe e bandiere ai tifosi del Napoli è una di quelle cose che fa male al calcio… ma non permettere al Napoli di portare il lutto al braccio è una cosa totalmente priva di senso.

 

Buoni: a me piace ricorda che Hamsik sparisce nelle partite importanti, poco importa che la partita si risolva grazie a una sua giocata, il suo assist perfetto a Callejon. Anche lo spagnolo gioca la sua partita generosa e ritrova un goal incredibilmente importante. Ma a Nizza in tanti hanno meritato ben più della sufficienza e dovendo scegliere il migliore in campo credo che molti di voi saranno d’accordo con me se dico Jorginho, sempre più maturo e sicuro di sé vederlo palla al piede in fase di disimpegno fa amare il calcio, ricorda un libero degli anni ’80, quelli coi piedi buoni, come i suoi d’altronde.

 

Paolo “Sindaco” Russo

0 408
Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Comprendere le donne non è mai facile, già non è facile capire, quando parlano, se sottintendono qualcosa, ma quando si tratta di interpretare i gesti, i segnali e tutto quanto possa essere considerato comunicazione non verbale il rischio di fraintendere e di fare una figura di merda è enorme, e bisogna necessariamente correre il rischio di apparire o rattusi o freddi di chiamata.

Un caso troppo spesso sottovalutato è quello della donna (o ragazza) con cui hai quotidianamente a che fare per motivi professionali, scolastici o qualsiasi altra cosa ti poggia le tette addosso. Aspettate, non fraintendete, non parlo di sbattertele in faccia, ma di quando per una serie di casi ti trovi addosso una tetta (o anche entrambe) con la propriataria che imperterrita ti continua a parlare come se nulla fosse. Tu sei seduto al pc e lei, in piedi, vuole farti vedere una cosa sul monitor, e piegandosi le appoggia sulla spalla o sull’avambraccio, è un classico esempio da ufficio, ma anche mezzi pubblici, o quando dai un passaggio in motorino… insomma nella vostra esperienza di uomini vi sarà capitato di sentire una zizza poggiata senza malizia.. e che fai? La valuti, la sondi, ti fai un’opinione sulla qualità ma ovviamente la spalla o il gomito non ha la sensibilità della mano, ma soprattutto cerchi di stabilire cosa può voler dire e cerchi di comportarti di conseguenza… ma comunque rimane tutto in dubbio.

Il precampionato è così: puoi fare delle valutazioni, sondare, avere un’opinione ma ovviamente le amichevoli non possono darti le stesse informazioni di una partita di campionato, per cui puoi solo intuire qualcosa su come andrà il campionato e ti rimangono ovviamente dei dubbi.

I risultati in campionato lasciano il tempo che trovano, le partite servono a sperimentare, a provare, a cercare di capire i movimenti e a creare nuove possibilità. Sarri è un maniaco della tattica e queste partite ne sono spesso state la prova, provo quindi a trovare elementi negativi e positivi di questa estate calcistica: in poche parole Buoni & Cattivi summer edition.

Cattivi: Milik sta segnando e sta facendo bene, ha tanta voglia di fare e va benissimo, qualche problema si crea quando vuole strafare e perde lucidità, con un po’ di calma sarà il vero acquisto di questo napoli. Chiriches segna un goal da 70 metri ma non offre grosse sicurezze in difesa, Maksimovic non ha fatto neanche il goal da antologia e continua a rimanere un oggetto misterioso, sarà il suo anno? La cosa peggiore di questo Napoli estivo però è il terzino destro, sostanzialmente il Napoli ha solo Hysaj, che va benissimo, ma Tonelli adattato (ammesso che resti) e la buona volontà di Maggio non bastano, l’unica vera mancanza di questo Napoli è proprio questa.

Buoni: vado contro il mio amico Valentino ma Reina conferma in precampionato le sue qualità, mentre tutti dopo la partita con l’Atletico bestemmiavano contro il portiere spagnoli per i due goal sul web diventavano virale un disimpegno difensivo Tiki Taka che si concludeva con un tiro di Ghoulam. Senza Reina questo il Napoli non lo può fare, avere un portiere che somiglia a un libero degli anni ’80 è un vero lusso, significa avere 11 giocatori di movimento in campo, avere un uomo in più in fase di impostazione e di alleggerimento, come tutti i lussi anche Reina ha un prezzo: la poca reattività tra i pali. Pepe ha il merito di farci subire pochissimi tiri in porta, ma ha la colpa che molti di quei pochi tiri diventano goal, se aggiungiamo a questo quanto detto prima la bilancia per lui pende nettamente dalla parte dei pro.

Rog stravedo per questo ragazzo e, al netto della sua capacità di farsi ammonire ogni partita, credo che ci siano buone possibilità di vederlo spesso in campo, bei piedi, intelligenza tattica e umiltà conditi con una capacità di inserimento che ricordano il primo Hamsik, un anno di gavetta gli sarà bastato? Dal precampionato sembrerebbe di si.

Ghoulam non sa crossare? è un po’ come la nomità di zoccola al liceo, ti ammocchi con un paio di ragazzi e tutti ti chiamano zoccola per 5 anni… oramai i suoi cross sono spesso pericoloso e molte volte produttivi: un rigore e un goal contro l’atletico sono figli dei suoi cross.

Ounas: inutile girarci intorno, la star del precampionato è lui. Ha quella leziosità, o se vogliamo tamarraggine, che fa impazzire noi napoletani, il gusto per la giocata, lo scatto che lascia sul posto l’avversario sono quelle doti alla Lavezzi o alla Mertens che fanno impazzire il pubblico azzurro. Ho il sospetto che lo vedremo spesso da subentrante con il conseguente borbottio dei tifosi “Ma pecchè nun ‘o fa jucà titolar’?” PErchè un po’ come con Insigne e Mertens gli allenatori preferiscono il tattico e disciplinato all’estroso spericolato e un po’ perchè i giocatori così da subentranti fanno sfaceli contro difese già stanche ma soprattutto perchè… voi lo togliereste mai a Callejon??

Paolo Sindaco Russo

0 5284

La polemica social

Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Nelle ultime ore tengono banco le polemiche sui social network sollevate da Reina e dalla sua strepitosa consorte Yolanda. Frasi al vetriolo probabilmente indirizzate contro Aurelio De Laurentiis, reo di averlo bacchettato per alcune prestazioni non proprio lusinghiere nell’arco della stagione.

Qui a Napoli tutti vogliamo bene a Reina. Paraculo – in senso positivo – come pochi nel sapersi ingraziare la piazza con le interviste in cui cita Benvenuti al Sud (A Napoli piangi due volte ecc. ecc. e tutta quella serie di cazzate che sappiamo auto-costruirci su misura), le esultanze sotto la curva, i tweet core a core con i tifosi.

Reina però fa il portiere di calcio, per fare questo è lautamente pagato da quell’orco, pappone, spilorcio (aggiungete voi aggettivi che vi piacciono tanto) di Aurelio De Laurentiis. Insomma non voglio rispolverare le massime alla cummenda milanese “Lavoro, Pago, Pretendo”, epperò io vorrei sapere quanti di voi tifosi non hanno quantomeno bestemmiato le parentele più lontane del numero 25 partenopeo in una delle sue defaillance (purtroppo frequenti) nell’arco della stagione. Cosa avete detto allo stadio o alla tv quando “Pallummella” Reina si è fatto passare la palla sotto il braccio dal tiro di Keita al San Paolo? Giusto per citare una delle paperelle del nuovo capo-ultrà ispanico-partenopeo.

Non voglio farla lunga. A me Pepe sta simpatico e (a dirla tutta) la moglie ancora di più. Calcisticamente credo sia un fenomeno nel giocare con i piedi e nelle uscite basse. Però è un portiere limitato su tanti altri aspetti e non possiamo non ricordare che in Inghilterra per lui coniarono l’appellativo di “Calamity Reina”. No, Reina non sarà una calamità, ma di sicuro qualche puntarello per strada in questo campionato lo abbiamo perso pure per causa sua. Poi è normale, dei portieri ci si ricorda sempre quando sbagliano e non, come pure accaduto, quando ti fanno vincere le partite: all’Olimpico la parata al 90esimo fu un capolavoro decisivo.

Detto questo, credo che un presidente possa avere tutto il diritto di criticare un proprio giocatore. Poi di cosa abbia detto precisamente Aurelio l’altra sera nessuno lo sa oltre ai diretti interessati, ma conoscendo il personaggio non ci sarà andato per il sottile, né avrà avuto “eleganza” nei modi. Ma non posso che stare (si, ancora una volta) dalla parte del presidente. Soprattutto per quanto riguarda Reina.

Chi è Reina? Quello che 3 anni fa, nonostante il suo grande AMORE per Napoli, decise (LEGITTIMAMENTE) di andare a fare il secondo di Neuer al Bayern per 4 milioni all’anno. Perché Reina è un calciatore professionista e, GIUSTAMENTE, fa le sue scelte in base alle proprie convenienze di carriera. Dall’altro lato c’è un presidente che ha sotto contratto un calciatore e che, valutandone il rendimento, può altrettanto LEGITTIMAMENTE e GIUSTAMENTE fare le proprie scelte ricercando un altro portiere. Si parla di Sczesny o Skorupsky per la prossima stagione.

Questo è il calcio. Le bandiere sono poche. Persino Totti probabilmente continuerà a giocare lontano da Roma (forse all’estero) dopo l’ultima gara con i giallorossi di domenica prossima. Nel Napoli c’è Hamsik che ne incarna questo concetto, forse Insigne. Punto. Se Reina tre anni fa non fosse andato al Bayern avrei compreso il suo sfogo. Oggi non posso sintonizzarmi sulle sue stesse frequenze. Se vuole andare vada via. Lo ringrazieremo per tutto quanto ha fatto e ci ha dato in questi anni. Ma la vita va avanti e la maglia nostra resta a prescindere dai nomi. Certo, non se ne sentiva proprio il bisogno di questa polemica. In prima battuta da parte del presidente che prima o poi dovrà pure imparare l’arte della continenza verbale. Ma pure Reina, se ci avesse tenuto così tanto alla maglia, questa polemicuccia avrebbe pure potuto esternarla tra qualche giorno, a stagione conclusa. Statt bbuon Pepe, che la Madonna t’accumpagn.

Valentino Di Giacomo

SEGUICI E COMMENTA CON NOI SU FACEBOOK SULLA PAGINA DI SOLDATO INNAMORATO E SU TWITTER@SurdatNammurat

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

 

0 1190

Il punto

Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Lo sapete, qui sin dal giorno del suo arrivo (e anche prima) ci siamo sempre detti “Sarristi”. Eppure personalmente ho sempre rifuggito ogni “ismo”, a meno che non sia il maradon-ismo, unica religione di cui resto e resterò fedele fino alla fine dei miei giorni. Sarri è un grandissimo allenatore, il Napoli nei suoi novanta anni di storia probabilmente non ha mai giocato così bene e quindi dobbiamo volere bene al mister.

Fatte le premesse d’obbligo, ieri, ancora una volta, sono rimasto deluso da come è stata gestita la partita da Sarri. Al netto dei pali, delle traverse, del rigore solare (l’ennesimo) non dato a Mertens, rigore che poi non avrebbe spostato l’equilibrio della gara perché il Napoli in vantaggio ci era passato lo stesso. E’ che non ha saputo gestirlo.

Io ora mi vergogno un poco a scrivere quanto sto per scrivere perché resto convinto che chi lavora tutti i giorni sul campo conosce meglio degli osservatori esterni cosa fare, quando farlo e perché farlo. Eppure, a mio avviso, il pur eccellente Sarri qualche step in più dovrebbe farlo nella lettura delle partite. E’ un’opinione la mia, però confortata da alcuni dati di fatto. Mi sta bene che il Napoli non sappia gestire un vantaggio contro la Juve (a Torino in Coppa) o a Madrid. Mi sta molto meno bene che una squadra forte – perché il Napoli al di là delle narrazioni che vanno per la maggiore in città è dotato di una signora squadra – non sappia gestire il risultato contro il Sassuolo o, peggio ancora, contro l’Empoli dove poche settimane fa abbiamo persino rischiato di riaprire un match stra-chiuso e stra-dominato beccando due gol fessi.

Non è vero – a mio umilissimo parere – che il Napoli non possa gestire i risultati, i tempi della partita. Il Napoli, mi ripeto, ha dei signori calciatori che tante altre squadre non hanno. Per cui il problema o è di impostazione tattica o mentale. Non so se propendere per la prima o la seconda ipotesi, so però che entrambe le componenti sono opera dell’allenatore. Un allenatore che dopo mesi di gestione non può presentarsi ogni volta alle telecamere ripetendo che facciamo sempre gli stessi errori. Se il problema è nella testa oppure tattico bisogna intervenire. Punto. Perché Albiol e Koulibaly sono due centrali di difesa che possono tranquillamente sopportare e supportare un determinato tipo di atteggiamento. Senza dover per forza giocare a mille all’ora ogni volta per aver ragione anche di squadre nettamente inferiori al Napoli.

A proposito: ma il Sassuolo che fatturato ha? E il Palermo? E il Pescara? E l’Atalanta? Quando la smetterà Sarri di parlare ad ogni intervista di fatturato? E quando la finirà di parlare, come una vedova inconsolabile, della cessione di Higuain? Ragionamenti che non esistono perché, proprio grazie alla bravura del mister, il Napoli quest’anno ha sopperito ampiamente all’assenza di Higuain e persino di Milik che si è infortunato dopo pochissime giornate e che ieri è ritornato finalmente al gol.

Se il Napoli ha necessità ancora di crescere, deve farlo in primis il suo allenatore. Sarri dovrebbe essere più coerente con le sue stesse dichiarazioni, ad esempio. In precampionato tutti ad applaudirlo perché disse: “Mi fanno girare i coglioni gli allenatori che parlano di calciomercato”. Dopo poche settimane, alla seconda giornata, elemosinava davanti alle telecamere l’acquisto di un centrale difensivo: “Koulibaly partirà per la Coppa d’Africa – disse Sarri – e Tonelli non so quando sarà recuperabile, numericamente ci manca un difensore”. Aveva ragione. Arrivò Maksimovic per 23 milioni, giocatore che – ne sono certo – ci tornerà utile la prossima stagione, ma che quest’ anno ha visto il campo col binocolo nonostante l’investimento molto consistente.

Ieri – e ripeto mi vergogno un po’ a scrivere di questo – il cambio Milik-Jorginho mi è parso molto tardivo. Il Napoli era sull’1-1, un pareggio che serve quasi a nulla a questo punto della stagione. Perché non farlo prima quel cambio? Cosa c’era da difendere ormai dopo la cappellata di Hamsik?

E, a proposito del capitano, oggi sono tornati alla carica quelli del “Viene meno nelle partite importanti, non ha carattere”. Dimenticandosi che se abbiamo passato il turno in Champions lo dobbiamo a lui con quel gol di sinistro in Turchia, che i gol più importanti li ha segnati lui. Dimenticando che dobbiamo ritenerci solo fortunati se un FENOMENO  del calcio moderno abbia deciso di scegliere Napoli e il Napoli a vita.

Un altro che ha scelto Napoli a vita è stato Lorenzo Insigne. Ma il mister anziché accompagnare l’entusiasmo in una conferenza successiva di poche ore dalla firma del contratto ha raggelato tutti dicendo che potrebbe prendersi a “testate sul naso” con De Laurentiis e che non sa quanto resterà sulla nostra panchina. E fare dichiarazioni del genere in questo momento della stagione vi sembra una cosa intelligente? Gli sembra una cosa intelligente? A cosa serve? Se ha qualcosa da dire al presidente lo facesse nel chiuso degli uffici societari. Non destabilizzi un ambiente che è assai incline a ragionare con la pancia. Ecco, ha ragione De Laurentiis, il Napoli ha bisogno di più cazzimma. E questa cazzimma ce la deve dare pure Sarri. Altrimenti resterà sempre un’eterna bella ed incompiuta, lui e la sua squadra. Il mister può diventare un allenatore ai livelli di Ancelotti, Conte, Guardiola o Capello. Ma ci vuole umiltà per migliorare e tanta capacità di auto-analisi per superare dei limiti che ci sono, evidenti. Recriminare ancora una volta su arbitri, fatturati e l’eterno lutto di Higuain è da provinciali. Sarri tenga bene a mente che ora si trova a Napoli, in un grande club. Anche se l’eterno malcontento verso De Laurentiis vuole sminuire la portata di un lavoro che è stato costruito da oltre 10 anni a questa parte. Un patrimonio da salvaguardare: con Sarri o senza. Caro Maurizio siamo con te, ma migliorare si può e lo possiamo fare insieme. Perché quando parli così – per usare il tuo linguaggio – ci fai girare i coglioni. Con stima.

Valentino Di Giacomo

SEGUICI E COMMENTA CON NOI SU FACEBOOK SULLA PAGINA DI SOLDATO INNAMORATO E SU TWITTER@SurdatNammurat

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

0 1240

'O pernacchio

Il presente articolo è controindicato ai frevaioli e alle “vedove del numero 71 della Juventus”. Si dispensa quindi dalla lettura le persone sopraindicate. 

Ma voi veramente avete rimpianto Higuain quest’anno? Si, parlo con voi, quelli che si stracciavano i capelli quando Mister 36 gol decise di andare alla Juve. Eppure i numeri parlano chiaro: il Napoli ha segnato complessivamente più gol dello scorso anno e ha una media punti piuttosto in linea con quella della passata stagione nonostante l’impegno in Champions League. E poi, vogliamo dirla tutta? Ma ha davvero inciso il signor Gonzalo Gerardo Higuain, ex Pipita, in bianconero? Non ci è sembrato. Semmai, la Juve, come ha dimostrato ieri sera vincerà l’ennesimo campionato perché ha una difesa granitica e ben organizzata, non certo per un attacco che stellare non è e che spesso è salvato dalle provvide punizioni di Pjanic o Dybala e da qualche calcio d’angolo trasformato in gol. I numeri parlano ancora più chiaro nel confronto diretto tra Mertens e Higuain. Il folletto belga ha segnato 20 reti in 27 presenze, ma c’è da aggiungere che Dries ha giocato da prima punta probabilmente una ventina di partite. Higuain di reti ne ha segnate 19, ma in 30 presenze in cui ha praticamente sempre giocato tutti i minuti e sempre da prima punta.

Insomma, siete ancora convinti che fosse Higuain a fare il bene del Napoli e non viceversa? E siete ancora così sicuri che sia stata una scelta sbagliata vendere un attaccante alla soglia dei 30 anni per la bellezza di 90 milioni? Milioni che hanno consentito al Napoli (che non ha una multinazionale alla proprietà del club) di acquistare Milik, Diawara, Rog, Zielinski. Ieri la Juve ha giocato con Lemina, LEMINA! Poi è entrato Rincon, RINCON. Per fortuna che ci hanno risparmiato Sturaro! Gente che a Napoli potrebbe far parte delle rotazioni probabilmente solo in Coppa Italia contro la Spal…

E, da qui, possiamo analizzare la partita di ieri. Il Napoli, anche negli scontri diretti, sta nel corso del tempo riducendo la propria distanza dalla Juve. Ai soliti “lamentisti” di professione può sembrare poca roba, ma non è un risultato scontato a causa dell’enorme differenza di fatturati. Il club azzurro ha creato una rosa di tutto rispetto, equilibrata in ogni punto. Forse l’unica pecca è per il terzino destro dove agisce ancora Maggio in luogo di Hysaj, Eppure, c’è da dire, che anche Maggio quando è stato chiamato in causa nel corso della stagione ha offerto buone prestazioni.

Certo, è una squadra che sconta la giovane età in alcuni reparti. Ma che comunque è riuscita a vedersela con il Real Madrid senza sfigurare, anzi. Insomma noi siamo quelli in crescita. Poi se la nostra crescita potrà essere abbastanza all’interno del contesto del calcio italiano o internazionale non dipende tutto da noi. Ma noi ci siamo, il Napoli c’è. Esprime il miglior calcio del torneo, un gioco che ieri ha portato ad un gol che sembra un’azione di calcetto. Ed è un gol che è stato segnato ad una delle migliori difese europee.

Eppure la Juve ha fatto una partita intelligente. Una partita di “cazzimma” per dirla con una parola che tanto piace al nostro presidente. Ai bianconeri bastava il pareggio e sono stati abili nel saperlo portare a casa. Ma non è stata una scelta solo di calcolo, tanto ha fatto la fortuna e quel palo di Mertens lo dimostra. E’ stata l’eccezione al proverbio che “la fortuna aiuta gli audaci”. La poco audace Juve è stata molto fortunata ad uscire indenne dal San Paolo. Higuain non ha toccato un solo pallone nella nostra area di rigore. Rafael non ha dovuto fare una parata e ha subito un unico tiro in porta, quello finito in rete. E, al di là degli errori individuali, un pizzico di prontezza è mancato ai nostri perché STUPIDAMENTE ci siamo messi a guardare Orsato (che ha arbitrato benissimo) mentre si portava il fischietto alla bocca. Probabilmente senza quegli attimi persi il gol lo avremmo pure evitato. E chi ha giocato un po’ a pallone sa di cosa parlo. Sono frazioni di secondo che decidono le partite.

Ora non dobbiamo bearci della nostra prestazione. Non ci serve. Lo sappiamo che giochiamo un gran calcio. Semmai dobbiamo imparare quel pizzico di “cazzimma” juventina. Il saper portare a casa il risultato anche in situazioni difficili. La Juve lo ha fatto, il Napoli (vedere le partite a Torino sia in Coppa Italia che in campionato) ci è riuscito poche volte. Il Napoli deve acquisire la cosiddetta “mentalità vincente”, ma non è poi molto lontano dal raggiungerla.

E infine stendiamo un velo pietoso sulla campagna di stampa abbastanza indecorosa che pure questa volta ci ha visto vittime designate. Non è successo nulla. Né al pullman della Juve, né all’hotel, né a Higuain. Magari la prossima volta che giocheremo a Torino ci aspettiamo che i media si occupino delle vere inciviltà. I cori sul Vesuvio, gli striscioni razzisti. Magari ci aspettiamo che la stampa, come fece a suo tempo con Genny ‘a Carogna, dedichi qualche spazio in più alla vicenda Juve-‘Ndrangheta. Noi saremo pure “Brutti sporchi e cattivi”. Ma c’è chi sa fare di peggio.

E comunque, care vedove di Gonzalo, come potete vedere in foto, chill tene ‘a panza. Tene ‘a panza tene ‘a panza tene ‘a panza e si si si (Ieri, oggi e domani). Ci vuole davvero un pernacchio perché abbiamo davvero L’Oro di Napoli, ma troppo spesso non lo sappiamo apprezzare. Loro vinceranno pure, ma quelli belli, quelli fieri, quelli onesti siamo noi. Dentro e fuori lo stadio. Dobbiamo solo imparare ad amarci di più. E non solo per la pizza, il Vesuvio e la sfogliatella.

Valentino Di Giacomo

SEGUICI E COMMENTA CON NOI SU FACEBOOK SULLA PAGINA DI SOLDATO INNAMORATO E SU TWITTER@SurdatNammurat

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it