Tags Posts tagged with "gruppi organizzati"

gruppi organizzati

0 2525

Radiografia degli ultras

Non serve praticamente a nulla la partita di stasera tra Napoli e Legia Varsavia. Eppure, nonostante tutto, la scorsa notte si sono registrati scontri tra napoletani e polacchi. Le cronache raccontano di 16 arresti, 14 feriti tra cui 9 agenti delle Forze dell’Ordine.

Ormai le partite sono il pretesto per fare a mazzate. Non è una novità, non è una notizia. Non si può chiamarli tifosi, non perché non lo siano. E’ che sono prima teppisti, disadattati, incivili. Lo stadio e gli eventi sportivi sono solo il pretesto.

Questi soggetti non sono la maggioranza della tifoseria, anzi, sono pochi e isolati. Fanno solo più rumore. A Napoli poi è fortissimo l’intreccio tra il mondo ultras e la delinquenza di ogni tipo, anche di stampo camorristico. Alla prima in casa stagionale contro la Sampdoria in Curva A ci fu pure un accoltellamento. Ero lì allo stadio: circa 5000 persone restarono a guardare quello che combinavano una maniata di deficienti.

Non appartengono al mondo del calcio questi personaggi, sono laterali. Gli stadi e quello che c’è intorno sono soltanto il pretesto, il palcoscenico designato per fare un po’ di macello. Ragazzini dai 14-15 anni in su che giocano a sentirsi uomini in questo modo, visto che per il resto dei giorni sono il nessuno generalizzato. Gente invisibile che esiste solo in queste occasioni: quando siti e giornali riportano le loro gesta e si fa la corsa a pubblicare foto e video di questi scontri. E’ possibile incontrarli pure al centro storico quando camminano la sera in gruppi di 15-20 persone solo per spaventare i passanti con canti e spintoni. Vivono e cacciano in branco, da soli sarebbero nessuno. Magari qualcuno di questi guagliuncielli va pure bene a scuola, ma in gruppo si trasforma e fa il tipo con la capa spostata che si porta assai.

La camorra al San Paolo ci sta da sempre. Questi episodi non sono afferibili però alla malavita organizzata. Sono solo dei delinquenti organizzati che giocano a fare i guappi bardandosi di sciarpe e bandiere. Se chiedete ad uno di questi chi era Zurlini, Panzanato o Mistone non sanno nemmeno chi siano, perché non sono tifosi.

Non è così soltanto a Napoli, anzi la nostra città, per una volta, non è neppure l’epicentro di questo genere di fenomeno. In tutta Italia e in Europa è cominciato questo gioco di “fare gli hooligans”, gli ultras di “mentalità” da diversi anni. Quasi ogni tifoseria ha i suoi imbecilli delinquenti. Spesso si danno appuntamento su internet e si incontrano nelle stazioni di servizio, nelle stazioni ferroviarie, anche in qualche posto sperduto e si prendono a mazzate. Ci sono codici che vietano le armi eppure le ferite di coltello non sono rare in questi scontri. Si gioca con i gemellaggi, quelli del Legia ad esempio sono gemellati con i tifosi della Juve. Si fanno gemellaggi non per senso sportivo, ma per procurarsi altri nemici con cui scontrarsi.

Sono estranei al mondo del calcio. Ma il mondo del calcio nulla fa per modificare lo stato delle cose. I club difficilmente ne parlano. Sono affari che riguardano lo Stato. E nulla si fa nemmeno sotto il profilo dell’educazione allo sport, della civiltà, del vivere contrapposti ma rispettandosi. La Lega Calcio o la Figc se ne fregano. Meno se ne parla meglio è.

Per tanti anni il San Paolo è stato un luogo di colori, di folklore, di sfottò. Allo stadio ci si poteva andare con i bambini che al massimo sarebbero ritornati a casa ripetendo qualche parolaccia. Oggi il folklore non deve esistere, non si possono nemmeno cantare cori per i singoli calciatori perché sono “mercenari”. I cori per Higuain partono dalle tribune perché in curva si violerebbero i codici di questi quaqquaraqquà.

Vedere questi personaggi mi ha allontanato dallo stadio. Io che per il Napoli ci campo e che la curva era casa mia. Non si può ignorarli. Perché, come me, chissà quanti ce ne sono che allo stadio ormai ci vanno malvolentieri proprio per non incrociare questi personaggi e subire i loro assurdi diktat. Per non parlare di quella bruttissima sensazione che ti prende quando ripensi alla bellezza di quello stesso stadio appena 15 anni fa, quando il Napoli era in B e con i gol di Schwoch volava in A in un San Paolo colorato e sempre pronto a sostenere la maglia e i calciatori nella buona e nella cattiva sorte. E oggi che il Napoli ottiene tra i migliori risultati della sua storia dobbiamo andare in uno stadio che è solo gremito, ma che spesso non è capace di fare il tifo. E per di più non sa divertire e non si diverte.

Ci sono tante forme di guerra nel calcio di oggi, gli scontri tra napoletani e polacchi per una partita che non vale niente, raccontano solo una parte della brutta aria che si respira nei nostri stadi.

vDG

@valdigiacomo

#ilCaffèMiRendeTifoso

SEGUICI E COMMENTA CON NOI SU FACEBOOK SULLA PAGINA DI SOLDATO INNAMORATO E SU TWITTER @SurdatNammurat

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore, della fonte e del LINK, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

0 1172

Quell'avvertimento ricevuto da un guagliunciello

Quando il San Paolo è una bolgia

In seguito a Napoli – Sampdoria, partita alla quale ho assistito in Curva A, parlai di camorra. Lo scrissi – come si può evincere andando a rileggere – più per istinto che per conoscenza precisa degli accadimenti. Ma la puzza di camorra quella torrida domenica sera la sentii tutta.

Arrivo un’ora prima del fischio d’inizio in un San Paolo semi-deserto. So benissimo che certi settori della curva sono ad appannaggio dei gruppi organizzati, ma c’è così poca gente che ci provo: dico al mio amico Emanuele “sediamoci qua“, indicando il settore centrale della curva. Passa forse un minuto e un ragazzino, sicuramente minorenne, mi dice: “Uagliò ccà nun putite sta”. E allora replico: “Non ti preoccupare frà, la voce non ci manca, facciamo il tifo pure noi”. E lui: “Forse nunn hai capito, nunn è aria, è meglio ca te spuoste cchiù allà”.

Alle prime penso alle solite prepotenze, preferisco non fare discussioni, tanto più che la curva è semi-deserta e ci sono buoni posti da prendere lo stesso per vedere la partita. Così Emanuele ed io ci alziamo e ce ne andiamo in una parte di curva più defilata dove ci sono altri amici. “Nunn è aria” mi aveva detto il guagliunciello. Ripenso a quella frase e vaglio due ipotesi: o ci sarà casino per i volantini distribuiti in città la sera prima della partita oppure lo scugnizzo ha visto la faccia nostra da bravi ragazzi e ha voluto fare il guappetiello. Poi non ci penso più. Lo speaker annuncia la formazione, mi lamento dell’assenza di Chiriches e della presenza di Koulibaly. Non ci penso mentre la partita comincia e mi faccio prendere dalle emozioni che il mio Napoli mi regala. Segna Higuain, poi risegna, 2 a 0. Che bello.

Tra il primo e il secondo tempo vedo la solita confusione: chi sta sopra va sotto, chi sta sotto va sopra. “Cocacola, patatine” urlano come sempre gli ambulanti. Poi vedo che dal settore centrale si forma un po’ più di calca. La partita inizia e scatta un fuggi fuggi generale che si diparte proprio dalla zona centrale della curva. “‘E mazzate!” qualcuno esclama mentre io cerco di ripararmi il più in alto possibile sugli spalti perché una folla che fugge venendoti addosso è come un mare in tempesta che ti sbatte incontro.

Finisce tutto in pochi minuti. Uno dei capi della tifoseria che per tutto il primo tempo aveva scandito e guidato i (discutibili) cori sparisce. Si riprende a tifare, ma quasi come se nulla fosse accaduto. Come se fosse normale per tutti che all’improvviso possano accadere cose del genere mentre si sta assistendo ad una partita. Intanto in campo la Sampdoria praticamente in un minuto riacciuffa il Napoli. 2 a 2. Partono i cori contro De Laurentiis. Anche alcuni estranei ai gruppi ultrà lo cantano.

Il giorno dopo l’articolo che avevo scritto scopro dai quotidiani che quel sentore di “camorra” in curva era più che reale. Il blitz era organizzato: non si trattava di tifosi contro tifosi, ma anche all’interno del San Paolo – secondo le prime ricostruzioni degli inquirenti – si stabilivano le gerarchie e le connivenze tra i sistemi camorristici. Si regolavano anche le faide sullo spaccio di droga. E allora ho ripensato alla frase del guagliunciello: “Nunn è aria“. Era tutto prestabilito, dovrei ringraziare un ragazzino che ha almeno la metà della mia età se non mi sono ritrovato tra le botte e i coltelli. Io, che quando giocavo a pallone in strada, ero quello che “fiutava” i pericoli prima dei compagni. Oggi invece mi serve il guagliunciello che mi indica dove sedermi in uno stadio.

Poi i fatti più recenti, Genny, la Sanità. Oggi la Procura ha emesso 10 Daspo agli indagati per i disordini di Domenica sera. Uno dei colpiti dal provvedimento figura in una foto su Facebook insieme a Gennaro Cesarano, ucciso a 17 anni, come un uomo grande.

Nunn è aria“. Non era aria per me quella sera, non è stata aria per Genny appena una settimana dopo. Non è aria per il calcio a Napoli, non per quella maggioranza di napoletani che vorrebbe assistere ad una partita di calcio tifando per la propria squadra e per i propri beniamini. Non è aria. Punto. E quando cambierà il vento non lo sappiamo ancora.

E, per favore, non mi dite che ho fatto la scoperta dell’acqua calda. Lo sapevo pure prima della scorsa settimana che la camorra è ovunque. È solo che tutto questo proprio non riesce ad essermi indifferente.

Valentino Di Giacomo

Twitter: @valdigiacomo

#ilCaffèMiRendeTifoso

SEGUICI E COMMENTA CON NOI SU FACEBOOK SULLA PAGINA DI SOLDATO INNAMORATO E SU TWITTER @SurdatNammurat

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it