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A Marassi al Napoli sono mancati due rigori non concessi. Non erano dubbi, non erano discrezionali. Erano due rigori grandi quanto una casa. Sul fallo di mano di Ocampos l’arbitro era a pochi metri dal calciatore rossoblu, in posizione perfetta. Perché non l’abbia concesso alimenta molte molte molte preoccupazioni. Nella seconda circostanza, per la trattenuta continuata su Milik, l’arbitro poteva non vederla. Era invece in posizione ottimale il cosiddetto giudice di linea. Era una decisione semplicissima. Ma gli arbitri di linea intervengono solo per annullarli i rigori al Napoli, non certo per assegnarli. Non ha giocato le sue migliori partite la squadra azzurra sia a Pescara che a Genova. Eppure, numeri alla mano, gli azzurri ora sarebbero a punteggio pieno in classifica se gli arbitri avessero fatto semplicemente il proprio dovere: dare i rigori in favore del Napoli quando c’era da darli. Ed erano falli evidenti sia a Pescara che a Marassi. Scriviamo questo perché LA NOTIZIA è questa: gli enormi torti arbitrali subiti dal Napoli. Punto.

La “fuffa” che poi fuffa non è, sta nella querelle a distanza tra Sarri e De Laurentiis. Il mister ha detto una cosa condivisibile e un’altra esecrabile. Di opportuno c’è la richiesta alla società di intervenire nelle sedi opportune. Perché queste robe le deve fare la società, l’allenatore deve allenare. Sarri vuole fare l’allenatore, non lo show-man. Insomma, il mister non è e non si sente Mourinho ed avrà pure il diritto di agire secondo le sue naturali predisposizioni. E’ censurabile Sarri, invece, quando parla di fatturati. In questo ci ricorda il peggior Mazzarri e l’insopportabile Benitez che ci facevano venir voglia di prenderli a cazzotti quando si presentavano in tv a piangere. Se si parla di fatturati e monte-ingaggi allora qualcuno avrebbe dovuto replicare a mister Sarri che il Napoli avrebbe dovuto strapazzare di gol sia il Pescara che il Genoa. E’ un ragionamento che ha la sua validità, ma tirarlo fuori dopo appena 4 giornate ci sembra abbastanza deleterio. Bene ha fatto De Laurentiis a ricordare a Sarri che il Napoli è una grande squadra e che ha investito oltre 100 milioni sul mercato. Che poi siano investimenti frutto anche della cessione di Higuain conta poco. Insomma il Napoli, in difesa e a centrocampo (sulla carta) è seconda solo alla Juve. In attacco c’è quella che dobbiamo per cautela definire una scommessa, Milik, che comunque sta dimostrando pure oltre le sue potenzialità.

Da censurare pure quell’uscita su Giuntoli: “Non so se sia autorizzato a parlare”. Sono panni sporchi e si lavano in famiglia. Eppure Sarri mostra un nervo scoperto della società calcio Napoli che nei fatti è una ditta a conduzione familiare. Lo abbiamo scritto pure in passato che al Napoli serve un uomo-immagine capace di fare da raccordo tra squadra, società e stampa. Pure se siamo spesso accusati di difendere spesso il “Pappone”, qui le critiche al presidente non le abbiamo mai fatte mancare. Ma devono essere, a nostro avviso, critiche figlie di un’analisi oggettiva, non preconcette o strumentali come l’imbecille storia del presidente-pappone buona per far fare la voce grossa a qualche tifoso un po’ frustrato e un po’ geneticamente juventino.

Al Napoli manca un direttore generale che va davanti alle telecamere e mette a tacere le polemiche, un uomo forte. Ma purtroppo il presidente è abile nel circondarsi solo di professionisti, seppur capacissimi, che però devono sottostare ai suoi diktat comunicativi. Parliamo spesso del salto qualitativo che deve fare il tifo partenopeo, il cosiddetto ambiente, ma poi il salto in avanti deve saperlo fare pure la società. Non esiste al mondo che davanti alle telecamere si esibisca Sarri in quel modo. Non esiste al mondo che il presidente replichi in pubblico al proprio allenatore con quelle frasi.

Intanto la polemica dai rigori non concessi si è spostata alla “fuffa”, quella che piace tanto alle tv e ai giornali. Tutto questo accade perché nel Napoli manca una personalità di spicco che sappia gestire momenti del genere. E la colpa è del presidente. Già era successo con l’espulsione assurda di Higuain a Udine lo scorso anno. La squadra era nella bufera e il presidente era beatamente, quanto meritatamente, alle Maldive a fare le sue vacanze. Mentre qui in Italia infuriava la polemica e il club era esposto al pubblico ludibrio di opinionisti e tv senza potersi difendere perché la linea la può dare solo Mast’Aurelio da Castelvolturno. Roba da squadretta di eccellenza o promozione. Altro che Champions League.

Ecco perché ha ragione Sarri. Ottimo allenatore, ma che forse un piccolo corso di comunicazione dovrebbe pur farlo se vuole allenare a certi livelli. Oggi il ruolo dell’allenatore è cambiato. Mourinho fa benissimo il suo mestiere. Sennò poi si fa la fine di Mazzarri che incautamente adduce i motivi di una sconfitta con una frase che ha fatto storia “A un certo punto si è messo pure a piovere”. Del resto, da secondo di Ulivieri a Napoli, il buon Walter aveva iniziato la sua carriera davanti alle telecamere dicendo di aver perso perché aveva “un giocatore con la diarrea” (cliccare per credere). Ecco, la diarrea non fatecela venire a noi. Perché queste polemiche – detto brutalmente – ci fanno un po’ cagare.

Valentino Di Giacomo

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L'attaccante indolente

Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

E’ un gran bel giocatore Manolo Gabbiadini, ma non sembra essere lui l’attaccante ideale per questo Napoli e per gli schemi di Sarri. Manolo ha un gran sinistro, una tecnica di base invidiabile ed un discreto appeal con la porta. Però il 23 bergamasco ha due enormi problemi, uno probabilmente risolvibile. In primis è un giocatore indolente, non sembra mai dare l’impressione di “mangiarsi il campo”, una caratteristica indispensabile per chi deve giocare come unica punta in un attacco come quello congegnato da Sarri. Un’indolenza che non gli ha consentito neppure di giocare esterno destro nel ruolo attualmente occupato da Callejon. Manolo non torna, non ha la dedizione di Josè Maria nel rinculare fino alla propria area. In pratica Gabbiadini, così com’è, è un giocatore incompleto. Non può giocare da esterno perché, ad esempio, a differenza di Insigne non si applica nella fase difensiva e non può giocare da prima punta soprattutto quando le partite sono chiuse e le difese avversarie (come ieri il Pescara) giocano compatte nella propria area non lasciando spazi. L’altro difetto per un attaccante che ambisce a giocare come punta centrale è la poca abilità nel piede debole. Gabbiadini sa calciare solo di sinistro, i difensori avversari una volta che hanno limitato quel piede dormono quasi sempre sogni tranquilli.

Ecco perché, ma spero di sbagliarmi di grosso, Manolo è inadatto al gioco del Napoli. E’ un lusso che gli azzurri non possono permettersi. E, pure se fa male constatarlo, forse anche Zaza potrebbe fare meglio di lui. Zaza è un attaccante più fisico, magari meno tecnico, ma con una forte velocità in grado di impensierire le difese avversarie. Se invece l’attacco azzurro resterà così forse Sarri farebbe bene ad escogitare altre soluzioni, magari Gabbiadini può rendere meglio da seconda punta, in appoggio ad un altro attaccante che potrebbe essere Milik.

Peccato che i rapporti con Cairo e con il Torino siano ai minimi storici. Fossi stato in Giuntoli sarei andato a bussare la porta granata per prendere Belotti. 22 anni, un fisico da paura e una discreta tecnica. Un piccolo Vieri che sta crescendo stagione dopo stagione. Con tutti i palloni che arrivano in area forse la scommessa giusta potrebbe essere “Il Gallo”. Ma ormai è tardi. Bisognava pensarci prima. Prima di correre appresso a Icardi e alla sua meravigliosa compagna di vita.

Spero davvero di sbagliarmi, ma forse se Manolo cambia aria non è poi una cattiva notizia. Soprattutto se DeLa riuscisse a fare un buon colpo per regalare a Sarri un attaccante, magari meno forte, ma con caratteristiche più rispondenti all’attuale gioco azzurro.

Valentino Di Giacomo

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Forse ci sarà qualcosa di scaramantico nell’annuncio di De Laurentiis del primo acquisto ufficiale, Tonelli dall’Empoli. Lo scorso anno il primo ad arrivare in azzurro fu un altro empolese, Mirko Valdifiori. Le prestazioni del centrocampista non hanno fatto di certo incantare, ma il Napoli ha invece indovinato praticamente tutti gli acquisti ed ha giocato una stagione strepitosa. Chissà che anche Tonelli, magari giocando di più e meglio rispetto alla delusione Valdifiori, non possa essere di buon auspicio per un’ottima annata.

Come al solito in questo periodo le voci di calciomercato si rincorrono alla velocità della luce. L’esperienza di anni e anni di questa giostra dovrebbe imporre una certa cautela, ma facciamo un po’ il punto di chi dovrebbe partire e chi arrivare.

In via di sbarco sono dati Maggio, Albiol, Rafael, Gabriel, Gabbiadini e Regini. In forse ci sono il neo arrivato Grassi, Strinic, David Lopez, Valdifiori ed El Kaddouri.

DIFESA. Per Maggio il sostituto è stato individuato in Vrsaljko del Sassuolo, un calciatore che viaggia già su parametri di prezzo alti, per lui si parla di circa 15 milioni. Stesso discorso per Bruno Peres del Torino che, tra l’altro, è anche troppo offensivo per la difesa di Sarri e che quest’anno ha dato il meglio di sè da esterno nel 3-5-2. Albiol è in scadenza di contratto. Al di là delle smentite di rito, risulta che abbia già fatto le valigie per ritornare nella sua città, a Valencia. Eppure non è da escludere che Sarri, nonostante l’arrivo di Tonelli, non insista per far permanere almeno un altro anno lo spagnolo in azzurro. Per caratteristiche tecniche, Tonelli è in realtà un sostituto di Koulibaly, assai più che di Albiol. Nell’Empoli il difensore “ragionato” era Rugani, quello “aggressivo” Tonelli. Il calcio sarà pure cambiato tantissimo negli ultimi anni, ma le difese migliori sono sempre quelle che hanno un “Libero” (Albiol) e uno “Stopper” (Koulibaly). E l’azzurro Tonelli è uno stopper, assai più che un libero. Chiriches, in questo senso, sarebbe assai più “Libero” del nuovo acquisto. Ecco perché non meraviglierebbe se Giuntoli tornasse alla carica per Maksimovic del Torino.

PORTIERE. Per il ruolo di vice-Reina ci sono due opzioni sul tavolo: Sportiello dell’Atalante e il ritorno di Sepe. Ma sarà difficile convincere l’estremo difensore napoletano a fare un altro di panchina dopo averne già fatta tantissima a Firenze.

CENTROCAMPO A centrocampo ci sono i nodi irrisolti più grandi. E’ un reparto dove Sarri ha giostrato meno gli uomini a disposizione. Ed è assai probabile che sarà questo il settore più rivoluzionato a fine mercato. Come vice-Hamsik il nome che circola da tempo è sempre quello di Klaassen dell’Ajax, ma non è possibile escludere sorprese. In genere queste trattative estenuanti portate avanti dal Napoli partono male e finiscono peggio: vedere alle voci Kramer, Gonalons, Maksimovic… Nel ruolo di regista bisognerà capire invece se Valdifiori avrà ancora voglia di restare in azzurro, in caso contrario non sarebbe disprezzabile se Giuntoli individuasse per quel posto un calciatore che avesse anche qualche dote fisica maggiore. Al Napoli servirebbe tantissimo aumentare la forza fisica dei suoi elementi che, al momento, non è così elevata. Per giocare in Europa, oltre alla tecnica, servono muscoli e centimetri e il Napoli ha un centrocampo composto solo da “piccoletti”. Si farà probabilmente qualcosa anche per trovare il sostituto di Allan, David Lopez non è un calciatore di pari livello. Anche se Sarri tiene lo spagnolo in grande considerazione, soprattutto per la sua enorme disponibilità a lavorare senza fare troppi mugugni.

ATTACCO. In attacco sarà difficile tenere Gabbiadini, tanto più dopo che il bergamasco ha perduto l’europeo a causa del poco minutaggio. Il nome caldo per sostituire Manolo sarebbe Lapadula del Pescara. Un talento di 26 anni, che però non ha mai giocato in serie A. Un rischio, al di là del valore del calciatore che, tra l’altro, non è più un giovanissimo.

Non sarà un mercato difficilissimo quello di Giuntoli. Ma siamo certi che, per un Tonelli arrivato subito, sarà difficilmente così per gli altri. Molte operazioni saranno concluse negli ultimi giorni di mercato, tanto più che il Napoli ha molti calciatori “in esubero” che possono rappresentare delle soluzioni “last-minute” per molte società.  Vedremo.

 

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Quella sgradevole conferenza stampa

Ciaccare  e medicare, si dice a Napoli. Abbiamo già “medicato” nell’articolo precedente riconoscendo a De Laurentiis di essere probabilmente, per risultati, il miglior presidente del Napoli in 90 anni di storia grazie ad una strabiliante continuità. Ed è malsano che molti tifosi non glielo riconoscano.

Per molti il difetto di De Laurentiis è che sia un pappone, come abbiamo già scritto. Altri parlano delle manchevolezze del settore giovanile: una polemica questa che ci sta, ma che forse non tiene conto di quanto, con le regole attuali, i settori giovanili siano pleonastici per una società di calcio che non ha l’obbligo di schierare in campo calciatori formati nel proprio vivaio.

Per me, venendo quindi a “ciaccare”, l’insopportabilità di De Laurentiis è stata invece dimostrata da quella conferenza improvvisata dopo la vittoria con il Frosinone. Il presidente non si vede quasi mai nella sconfitta, ma compare ogni volta quando c’è da festeggiare e prendersi i suoi, pur giusti, meriti. E’ una società, quella azzurra, che ha un gap di comunicazione con gli altri club che è quasi avvilente. Un’altra società avrebbe mandato Higuain e Sarri davanti a tutte le telecamere d’Italia per ore per far godere ai propri protagonisti i meriti di una stagione oltremodo esaltante. Il Napoli no, ogni volta Aurelio ruba la scena, soprattutto quando c’è da intestarsi le vittorie.

Il giocattolo quasi perfetto di questa squadra è una sua creazione, nessuno lo mette in dubbio. Ma il presidente dovrebbe avere il coraggio di essere presente anche quando le cose non vanno. Penso ad esempio al “casino” della squalifica di Higuain, dov’era il presidente? Era alle Maldive, in vacanza. Una vacanza che, evidentemente, il presidente non può consentirsi dopo che ha imbastito una società di persone capaci, ma che devono comportarsi sempre come “Yes-man” agli ordini del padre-padrone.

Giuntoli, il nostro Ds, è un fantasma che non è quasi mai andato davanti alle telecamere quest’anno. A Sarri e alla squadra è stato imposto a fine stagione un silenzio-stampa che stava rischiando di nuocere il nostro finale di campionato alimentando voci sul contratto dell’allenatore quasi incontrollate.

Manca a questo Napoli un team-manager autorevole. Il presidente deve imparare a fidarsi dei suoi dipendenti, non può gestire tutto al meglio, non è pensabile. Una società di rilievo europeo deve obbligatoriamente avere nel suo organico uomini autorevoli, capaci di indirizzare la barca quando il mare è in tempesta. Aurelio, con i suoi silenzi, lascia invece la nave alla deriva nel vortice di polemiche che spesso non è capace di gestire.

E’ uno dei motivi per cui il Napoli non può permettersi di insignire Maradona quale proprio ambasciatore all’estero. Sarebbe un’idea vincente abbinare il nostro marchio a quello di Diego che è conosciuto in tutto il mondo. Ma De Laurentiis sarebbe capace a gestirlo con la sua mania di controllare tutto e tutti?

E – venendo alla gestione dello stadio – il Comune investirà a proprie spese 25 milioni di euro per ammodernare l’impianto. Perché nessuno ne parla? Perché De Laurentiis non ha contribuito, magari andando incontro a quel progetto di eliminazione della pista di atletica e di restyling che è oltremodo necessario per una squadra che gioca stabilmente in Europa?

Sono tutte potenzialità inespresse di questo club. Ovunque si vada in Europa c’è, ad esempio, la possibilità di fare un tour nello stadio. Perché a Napoli no? Perché a Napoli i garage dello stadio erano invece utilizzati fino a poco tempo fa per far lucrare qualcuno facendolo diventare un ritrovo per le coppiette che si appartano in auto?

Perché al San Paolo non esiste un museo? Eppure i turisti che vengono al San Paolo, ne avrò visti a centinaia, indossano tutti la 10 di Maradona che comprano sul web?

Finché De Laurentiis non comprenderà che una società di calcio è fatta di tantissime voci, oltre al settore sportivo e quello del marketing (che pure funziona), non si riuscirà mai a rendere il Napoli una società moderna.

Queste le critiche che mi sento di muovere al nostro presidente. Certo, di qui a chiamarlo “Pappone” ci passa il mare. E ingigantire delle critiche, almeno questo speriamo che siano costruttive, può farci solo del male. Perché in fondo siamo tutti sulla stessa barca. E questo dovrebbe comprenderlo per primo Aurelio De Laurentiis.

Valentino Di Giacomo

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Comprerò due top player“. Non si può che partire dalle parole di ADL alla vigilia di questa sessione di calciomercato.
Dichiarazioni che, ex post, si sono rivelate poco felici per due ragioni essenziali: da una parte, hanno creato aspettative nei tifosi e negli addetti ai lavori; dall’altra, hanno alimentato le velleità milionarie di presidenti che hanno intravisto nell’altrui necessità uno spiraglio per fare grandi fortune. Un errore che il presidente aveva già commesso in passato.

E così ecco che per Maksimovic-un prospetto interessante reduce però da un grave infortunio- ci vogliono 25 milioni di euro, per Rugani idem, per Tonelli non meno di 15 e così via. Valutazioni evidentemente sballate che sono figlie almeno in parte di una tendenza recente, originatasi con l’ingresso nel mercato del pallone di magnati, sceicchi e simili.
Questi colossi, lungi dal possedere le necessarie competenze calcistiche e con le blande sanzioni del fair play finanziario quale unico deterrente alla propria azione, non hanno esitato a spendere cifre esose, spesso e volentieri fuori mercato, pur di assecondare i capricci dei propri allenatori.

De Laurentiis ha tentato comunque il grande colpo sia in difesa, ma soprattutto a centrocampo, dove maggiormente si sentiva la necessità di una valida alternativa alle mezzali titolari Hamsik e Allan.
Ma giocatori di prima fascia -i vari Herrera, Kramer e Andrè Gomes a lungo inseguiti- difficilmente partono a gennaio se non per cifre folli, quelle che il Napoli, a torto o a ragione, non ha voluto spendere.
Da una parte c’era il bisogno di rinforzare la squadra per alimentare il sogno scudetto, dall’altra c’era il rischio concreto di rompere un meccanismo delicato come quello del Napoli con nomi altisonanti che malvolentieri si sarebbero accomodati in panchina.
Alla fine sono arrivati Grassi a centrocampo e Regini come quarto centrale di difesa. Profili certo funzionali al progetto e ben disposti ad accettare anche un ruolo da comprimari, ma lontani da quei top player che avrebbero consentito un salto di qualità ulteriore ad una squadra già forte.

Forse si spiega anche in quest’ottica il profilo basso tenuto da Sarri nelle interviste delle ultime settimane: “pensiamo solo a crescere”, “la squadra non ha pressioni per il primo posto, non abbiamo nessun obbligo”, “la Juve è di un altro pianeta”, aveva dichiarato a più riprese il mister. Chiariamoci, Sarri non si sarebbe comunque mai sbilanciato, ma il mercato azzurro probabilmente lo ha indotto verso posizioni ancora più prudenti. Il Napoli non ha ambizioni di scudetto.

Il mercato del Napoli è stato deludente? Forse sì, forse no, ma la risposta più logica è una sola: dipende dalle premesse iniziali.
Le dichiarazioni del patron hanno creato certe aspettative, poi puntualmente disattese. Se si prescinde da quelle parole e si guarda al contesto di sei mesi fa, allora il quadro cambia e le mosse di Giuntoli appaiono in linea con quello che Sarri stesso ha definito “un anno di costruzione”.

E’ chiaro però che il campo ha detto altro: una squadra che gioca un calcio moderno, efficace in difesa e spietata davanti.
Una squadra che ad oggi, pur senza le risorse e la rosa ampia della Juventus, guarda tutti dall’alto in basso.
Il mese di febbraio, quanto mai intenso e ostico, ci dirà forse qualcosa in più sulle ambizioni di questo Napoli.

I tifosi intanto continuino a cantare e a sostenere la squadra, accarezzando l’idea più dolce:
che duri fino alla fine.
Sognare, almeno quello, non costa nulla.

Lorenzo Sorrentino

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

I malumori dei tifosi azzurri in questa sessione di mercato sono palpabili e sotto certi aspetti anche giustificabili. Ad oggi, 29 gennaio, con la sessione praticamente chiusa, l’unico acquisto è stato Alberto Grassi, classe 1995 dall’Atalanta (peraltro subito ai box per infortunio) ed è data in dirittura d’arrivo per l’ultimo giorno di mercato la trattativa per Federico Barba, classe 1993 dell’Empoli. Con il Napoli primo in classifica ma inseguito con forza da una Juventus solidissima la piazza chiedeva qualcosa di più; ma sarebbe stato intelligente o comunque fattibile puntare a un top player o mosse di questo tipo sono sufficienti?

GOMES E GLI ALTRI – Chiariamo subito una cosa, cioè che De Laurentiis ha ancora una volta delle grosse colpe nella delusione della piazza per il modo in cui ha gestito la situazione dal punto di vista mediatico. L’acquisto di Grassi, giocatore futuribile ma già abituato al campionato italiano e di qualità indiscutibili, sarebbe stato probabilmente accolto con molto più entusiasmo se si fossero evitate sparate su grandi nomi internazionali quasi impossibili da raggiungere. Detto questo però, Andrè Gomes o Hector Herrera sarebbero stati acquisti intelligenti? A mio umile parere, fino a un certo punto. Infatti, se è vero che Lopez si è dimostrato inadeguato a certi livelli e Chalobah manca ancora di intensità difensiva, il gioco del Napoli è comunque cucito sulle caratteristiche degli inamovibili Allan e Hamsik; giocatori come il portoghese e il messicano sono di ottimo livello, ma bisogna non farsi prendere dall’esterofilia e tenere presente che non si tratta di campioni assoluti capaci di fare la differenza in qualunque contesto e scalare le gerarchie. In altre parole, non bisogna pensare di aver trattato Modric o Thiago Alcantara…

Considerando un periodo fisiologico di apprendimento del gioco di Sarri e uno di adattamento al campionato italiano, probabilmente il Gomes della situazione sarebbe finito, almeno per questa seconda parte di stagione, in panchina a fare il primo cambio delle mezzali. E tutti ci chiederemmo “perchè pagare un giocatore venticinque milioni per tenerlo in panca?”. Ecco. A questo punto meglio un giovane pronto ma senza troppe pretese.

LE CONCORRENTI – A ben guardare le dirette concorrenti del Napoli per le prime posizioni hanno scelto strategie abbastanza eterogenee, ma sinceramente nessuna sembra essersi rinforzata in modo netto in questa finestra di riparazione. La Juventus non ha toccato la rosa della prima squadra limitandosi ad opzionare dei giovani, l’Inter ha aggiunto un uomo di qualità (Eder) a un reparto già abbondantemente sovraffollato del quale non sfrutta gran parte della potenzialità e cerca disperatamente la qualità che manca a centrocampo, la Roma ha preso l’ennesimo esterno offensivo (El Shaarawy) nonostante una rosa incompleta in altri ruoli (un vice Dzeko, un terzino destro affidabile e un centrale da alternare a Rudiger viste le condizioni di Castan non sarebbero stati più utili?), la Fiorentina ha scommesso su Tello e Zarate per avere alcune alternative tattiche ma non è che abbia preso Bale e Suarez ed è ancora scoperta per quanto riguarda il terzo centrale difensivo (perchè Roncaglia a certi livelli è semplicemente impresentabile). Di fatto non solo a fine mercato il livello delle squadre è sostanzialmente inalterato, ma molti non hanno nemmeno riempito i veri buchi delle loro rose. 

ALTERNATIVE TECNICHE – Infine, quando si dice che la rosa del Napoli non è completa si dice di fatto una mezza falsità giustificata dal fatto che Sarri si affida spesso all’ormai solito undici. In realtà la situazione non è così grave: il Napoli può contare su riserve di lusso come Gabriel, Strinic, Maggio, Chiriches, Mertens e Gabbiadini, giocatori che farebbero panchina forse solo nella Juventus in Serie A. Considerata l’affidabilità fisica di alcuni giocatori per molte partite di fila, come Jorginho e Hysaj, il problema non è così grosso. Il vero buco è di fatto a centrocampo, e l’arrivo di Grassi sperabilmente lo ha colmato (anche se continuo a sperare in una crescita miracolosa di Chalobah che lo trasformi in un centrocampista box-to-box che porti fisicità senza perdere le sue immense qualità tecniche); naturalmente può sempre capitare l’imponderabile, come un infortunio di lungo corso o un cambio sfortunato come quello di Hamsik per Allan contro l’Inter seguito dall’infortunio di Lopez, ma non si può nemmeno tenere in panchina due top player “just in case”.

Roberto Palmieri

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Foto di Catherine Kõrtsmik, Tallinn, Estonia

Il Napoli è alla ricerca del rinforzo giusto per continuare a puntare in alto.
La priorità ha sede a centrocampo: una mezzala di alto livello, un nome per il presente e per il futuro, un’alternativa validissima in grado di far rifiatare Allan ed Hamsik e di far compiere al reparto il famigerato salto di qualità definitivo.
Lo stesso presidente, sempre parsimonioso e oculato nelle scelte, ha capito che il momento è di quelli favorevoli e allora è disposto a spendere: tanto e subito.
Tra i nomi concreti che circolano negli ultimi giorni, balza agli occhi quello di André Gomes: scopriamo insieme chi è.

Giovane centrocampista portoghese- appena 22 anni- cresciuto nelle giovanili del Boavista, André Gomes approda al Valencia in prestito nel luglio 2014, dopo due stagioni in forza al Benfica. L’ottimo campionato disputato, condito da quattro reti, gli vale la riconferma: il Valencia lo riscatta per 15 milioni di euro.
Nella stagione in corso ha già collezionato 12 presenze nella Liga, con un gol e due assist.

Caratteristiche tecniche Centrocampista moderno col vizio del gol, di piede destro ma forte anche con il mancino.
Abile nell’impostazione e negli inserimenti senza palla, ma anche dinamico ed estremamente reattivo in fase di interdizione. Dotato di grande fisicità, a cui abbina ottimi mezzi tecnici, ideale in un centrocampo a tre (come quello azzurro), André Gomes ha senza dubbio un futuro roseo dinanzi a se.

Valutazione Il suo cartellino vale al momento almeno 20 milioni di euro, forse anche qualcosa in più.
E’ il profilo giusto per il Napoli? Secondo noi, sì. André Gomes rappresenterebbe un investimento importante non solo per il presente ma anche in ottica futura. E’ un centrocampista completo, dinamico, già maturo nonostante la giovane età, sebbene abbia ancora importanti margini di miglioramento e anzi dia l’impressione di poter esplodere da un momento all’altro, arrivando a definitiva consacrazione. La trattativa è sì difficile, ma non certo impossibile.
Nonostante l’intenzione dichiarata del Valencia sia quella di tenere il calciatore, i margini per trattare con la società e Jorge Mendes, agente del calciatore, ci sono.

Il calciomercato, si sa, elargisce sempre sorprese e inattesi colpi di scena. Non è mai facile prevedere cosa potrà succedere. Al Napoli, questo è sicuro, serve un centrocampista di qualità e quantità, abile in entrambe le fasi: uno alla André Gomes. Staremo a vedere.

Lorenzo Sorrentino

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La prossima avversaria del Napoli in Europa League è una squadretta danese di provincia, che dal nulla ha stravinto il campionato nazionale con investimenti irrisori e un ritmo da schiacciasassi raccattando giocatori semisconosciuti in giro per l’Europa e amalgamandoli per formare una squadra che vince. Si chiama Midtjylland e ha alla base dei suoi criteri dirigenziali non uno scouting volto ad accaparrarsi i migliori giovani, non la volontà di accaparrarsi i più bravi a portata di budget, ma la matematica e la statistica.

La storia ricorda il film Moneyball (2011, diretto da Bennett Miller), in cui il general manager di una squadra di baseball interpretato da Brad Pitt, coadiuvato da un secchione con un sacco di teorie sulla statistica, mette insieme una squadra di bolliti, falliti, rotti acquistati sulla base dei soli numeri delle loro prestazioni, superando lo scetticismo dei “romantici” del gioco e portandola quasi alla vittoria della lega. La teoria di base è che tanti giocatori vengono considerati non all’altezza perchè “strani”, “anormali” o messi in campo senza comprenderne e valorizzarne le caratteristiche, finendo per non essere considerati dai potenziali acquirenti, e di conseguenza possono essere acquistati a cifre irrisorie e inseriti in un sistema perfettamente coerente grazie ad analisi statistiche in grado di prevederne il rendimento per ciascuna posizione in campo trovando la collocazione e il sistema in cui sono più efficaci. Rasmus Ankersen e Matthew Benham hanno deciso di applicare questo concetto al calcio costruendo una squadra con gli stessi criteri.

Chi è più legato al calcio vecchio stile starà storcendo il naso: ma come, solo numeri? E il resto che fine fa? Le statistiche contano poco, il gioco è imprevedibile, no? Eppure i risultati stanno dando ragione alle due menti del Midtjylland. Del resto siamo sicuri che la loro teoria non spieghi tanti casi apparentemente incomprensibili di giocatori improvvisamente esplosi o falliti? Ankersen ad esempio sostiene che nel calcio inglese (che è basato soprattutto sull’intensità) il vero divario tecnico è tra le prime sette-otto squadre e quelle al di sotto, e che per il resto il livello tecnico è sostanzialmente lo stesso fino addirittura a un paio di categorie più in basso. Ecco perchè l’Empoli di Sarri aveva come giocatori chiave gli sconosciuti e “bolliti” Valdifiori e Croce, ecco come è possibile che il bomber del Leicester di Ranieri Vardy abbia giocato la prima da professionista a 26 anni e ora sia uno dei migliori centravanti della Premier, lo stesso dicasi per i miracoli del Carpi di Giuntoli e Castori o per l’esplosione di Graziano Pellè una volta partito dall’Italia: i fenomeni sono fenomeni sempre, ma quelli “normali” possono contribuire alla grande a un collettivo che li faccia giocare secondo le loro vere caratteristiche e non “a sensazione”.

C’è da mettersi l’anima in pace: il calcio oggi è business, i vecchi presidenti-tifosi sono stati soppiantati da imprenditori che non hanno nessuna intenzione di rimetterci di tasca propria per portare una squadra alla vittoria, i calciatori non sono bandiere ma professionisti che fanno le loro scelte in base alle possibilità di avanzamento della loro carriera, il legame con il territorio è sempre meno forte (il Napoli è una delle poche eccezioni, così come le squadre che intraprendono iniziative di tipo sociale per i quartieri di riferimento, come fa il Rayo Vallecano). Piaccia o non piaccia, è così. Allora avanti ai nuovi approcci, alla matematica e alla statistica e al “sistema Moneyball”, che sarà anche fatto di freddi numeri senza cuore, ma che permette una cenerentola danese di battere il Copenhagen e giocare degli ottimi gironi di Europa League, e che permette ai calciatori di categorie inferiori, quelli che non sono pagati in milioni di euro e non vanno in prima pagina, di avere una chance di rendere al meglio e prendersi la rivincita su chi non credeva in loro. Se non è romanticismo questo…

Roberto Palmieri

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Tweet caustico dell'Estudiantes

Mariano Andujar

Per fortuna la storia stavolta ha avuto un lieto fine, Mariano Andujar è un calciatore dell’Estudiantes. Ma dire che il Napoli ci abbia fatto un brutta figura è ridurre al minimo quella che in realtà è stata proprio una “figuraccia” da parte del club azzurro. Questa volta la pessima organizzazione in seno alla società di De Laurentiis è dimostrata da un tweet dell’account ufficiale dell’Estudiantes, il club argentino al quale gli azzurri hanno ceduto il portiere Mariano Andujar.

Il tweet inviato ieri sera dal club biancorosso è caustico ed inequivocabile: “Per Mariano Andujar il Napoli ha inviato una documentazione errata. Una volta risolto questo problema si provvederà al suo tesseramento“.

Il tweet dell'Estudiantes
Il tweet dell’Estudiantes

Un episodio che, dopo l’affare Soriano saltato sempre per motivi burocratici, espone di ridicolo il Napoli in “mondovisione”. Chissà cosa sta generando questa confusione tra i dirigenti partenopei… Certo, essere bacchettati persino da un club di seconda fascia argentino non è proprio il massimo della vita! Ennesima brutta figura. Si trovi presto rimedio. Oltre al danno sostanziale, il danno d’immagine è qualcosa di imbarazzante.

Oggi l’esito positivo della vicenda. Con gli azzurri che hanno ufficializzato la cessione in prestito del portiere argentino.

 

 

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Prima di Napoli - Sampdoria

volantino

Ogni forma di protesta, tanto più se civile, ha sempre diritto ad esistere. Eppure facciamo davvero fatica a comprendere il motivo per cui in città – come testimonia un tifoso del gruppo Facebook, Gli Ultramici – qualcuno sta distribuendo dei volantini (cliccare sulla foto in alto a sinistra) che invitano i tifosi a disertare lo stadio.

Potremmo meglio comprendere questo genere di protesta, ma nemmeno tanto, se il Napoli si trovasse a campionato inoltrato dopo una serie di brutte prestazioni e risultati. Ci troviamo invece alla prima partita del nuovo Napoli di Sarri in casa. Gli azzurri, dopo la sconfitta di Sassuolo, avranno invece bisogno del maggior incoraggiamento possibile da parte del San Paolo. E’ come se le diatribe personali sull’operato del presidente, del direttore sportivo, del vecchio o del nuovo allenatore prevalessero sul tifo che noi tutti tifosi dovremmo apportare alla nostra maglia. Perché, a prescindere da chi la indossi, quella maglia rappresenta pur sempre tutti noi. Certo, su questo genere di personalismi molta stampa e alcuni siti web non hanno aiutato: dai ferventi difensori di De Laurentiis ai “papponisti”, dai “rafaeliti” ai “sarristi”, dalle vedove di Mazzarri e di Marino agli osteggiatori di Bigon o di Giuntoli. E’ come se noi napoletani si fosse specialisti nel farci del male da soli.

tagliando Napoli Samp
tagliando Napoli Samp

Anche noi, qui su soldatoinnamorato, abbiamo mosso qualche critica: talvolta al presidente, talvolta alla società, altre all’allenatore (oddio… su Sarri per fortuna non c’è stato ancora il tempo perché giudicare un tecnico da una sola partita ci sarebbe sembrato quantomeno assurdo). Però poi le polemiche vanno spente, tanto più quando il Napoli va in campo. Quando si gioca il tifoso può fare solo una cosa: tifare per i propri colori e sostenere con tutta la voce che ha i propri calciatori. Semmai qualche fischio o qualche malcontento lo si può esternare a partita finita e se la squadra non ha dato l’impressione di lasciare tutta la propria anima sul campo di gioco. Ci sono state partite dove il San Paolo sapeva applaudire persino dopo le sconfitte, al pubblico bastava vedere impegno e determinazione. Sembrano tempi lontanissimi.

Altro che protesta! Si può criticare l’operato della società e di De Laurentiis, ma domani bisogna andare al San Paolo a tifare. Anzi, semmai, come abbiamo fatto in passato, l’invito che ci viene di fare da qui è che magari si possa fare un tifo più compatto e incisivo. Come lo si faceva un tempo.

Io domani sarò in curva A. Ho voglia di tifare per i “miei” calciatori e per la “mia” maglia. Vanno bene le critiche, soprattutto quelle non fini a sé stesse, ma quando il Napoli scende in campo bisogna tifare. Tanto più alla prima giornata in casa!

Twitter: @valdigiacomo

#ilCaffèMiRendeTifoso

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