Tags Posts tagged with "gay"

gay

0 715

Le minacce a De Laurentiis

Ci sono uomini di cui si dice che siano gay latenti. Cioè in realtà sono gay, ma forse loro non lo sanno o non vogliono saperlo. Non c’è nulla di male, ma questi soggetti proprio non riescono ad ammetterlo.

Mi viene alla mente questo nel vedere gli striscioni con minacce ed offese ad Aurelio De Laurentiis. Qual è la colpa del presidente? Di non aver vinto ancora lo scudetto, ma in compenso di aver creato il club più solido e vincente nei 90 anni di storia del Napoli se si eccettua il settennato maradoniano che portò gli UNICI due scudetti in 90 (NOVANTA) anni e l’unico trofeo continentale in 90 (NOVANTA) anni.

Eppure il tifoso napoletano moderno, nonostante lo scarno palmares del club di cui asserisce di essere tifoso, reclama la vittoria. Esiste solo la vittoria. Ora, già questo è un ragionamento che con lo sport, quello vero, non c’entra nulla. Un ragionamento rozzo, da ignoranti, da persone che in realtà lo sport e il calcio non lo amano per nulla. Perché è difficile dire di non aver GODUTO durante i dodici anni di De Laurentiis. Un presidente che viene chiamato costantemente “Pappone” e che comunque ha portato a Napoli due Coppe Italia e una Supercoppa italiana. Senza contare la mariuoleria di Pechino. Senza contare nemmeno di aver riportato il Napoli in semifinale di Coppa Uefa (modernamente denominata Europa League) dopo 25 anni, con una finale che pure lì ci fu scippata da un arbitraggio scandaloso. E senza contare inoltre, l’evidenza che il Napoli è in Europa da ben 7 anni consecutivi, impresa che non solo non è riuscita mai al club partenopeo, ma che negli stessi anni non è riuscita a nessun altro club italiano. Ma è poco. Perché il tifoso che minaccia De Laurentiis mettendo quella schifezza di striscioni per le strade di Napoli vuole vincere. Tutto il resto non conta.

Il tifoso che mette lo striscione si lamenta del fatto che Higuain sia andato alla Juve. E allora, mi chiedo, ma visto che siete così affezionati a Higuain, ma non è che potreste iniziare a tifare pure voi per la Juventus? Del resto siete della stessa razza di quella gente là, per voi vincere non è importante, ma è l’unica cosa che conta. Lo cantate sempre pure allo stadio quel “Devi vincere”. Devi, non come invece dovrebbe fare un vero tifoso, sostenere fino alla morte… Altri tempi, altri cori.

In fondo proprio come per quei gay inconsapevoli di cui parlavo all’inizio, voi tifosi degli striscioni gli assomigliate. Siete juventini inconsapevoli. Su, fate outing, non ci vuole molto. Tanto Napoli è piena di napoletani che già si sono travestiti da bianconeri. Unitevi pure voi. Basta solo fare un po’ di chiarezza con se stessi e accorgersi che, in fondo in fondo, vi piace un poco prenderla la bandiera bianconera.

Valentino Di Giacomo

SEGUICI E COMMENTA CON NOI SU FACEBOOK SULLA PAGINA DISOLDATO INNAMORATO E SU TWITTER@SurdatNammurat

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

 

0 1214

L’ultimo fotogramma della serie Gomorra è un blink, il riverbero di uno schema nervoso, il riflesso incondizionato di un animale morto o lo spiraglio di sicurezza per il prosieguo della serie più attesa dell’anno. Non sappiamo se Genny Savastano è ancora vivo ma abbiamo la calda intuizione che il personaggio pazientemente costruito nella sua educazione criminale, la nemesi di Ciro l’Immortale non può uscire di scena così (anche se a quel punto sarà lecito nutrire un dubbio: chi è IL VERO immortale?)

Fermiamoci un attimino qui, vi avviseremo per tempo del rischio spoiler, e aggrappiamoci a una certezza: se c’è una cosa che Ciro stesso ha spiegato a Genny è che per finire un cristiano ci vuole una botta in testa.

Eviteremo le polemiche insulse sulla rappresentazione di Napoli che può dare una serie televisiva che sta alla nostra città come i comics di Spider-Man a New York. That’s entertainment, arricchita di meticolosa ricerca sul campo, rappresentazione sui meccanismi del potere oscuro – l’ oggetto preferito di ogni serialità -. Tutto ciò che vogliamo è sapere dove ci porterà la storia.

E nell’ attesa bruciante, col do-mi-fa-la-sol della sua musica che ancora risuona in noi, a distanza di un anno e mezzo, proliferano le indiscrezioni. Appunti di sceneggiatura che viaggiano nelle ramificazioni più criptate della Rete, cercano conferme, evitano i sospetti di fake e si coagulano attorno alle controprove più disparate. Stile, coerenza narrativa. Sono stralci, frammenti catturati dai tentacoli informatici.
Bozze rifiutate dalla casa madre che rivelano le intenzioni degli Autori più dello stesso filmato. Oppure opzioni di strategia narrativa pilotate da chi tiene i fili dell’ Intrattenimento per testare le reazioni del Pubblico. La condizione indispensabile è la segretezza, la capacità di rimanere in sgabuzzini della Rete. Fuori dai grandi flussi. Pubblicarle è un rischio ma ci permette di entrare per la prima volta nel laboratorio di scrittura di Gomorra.

Si riparte, dopo il climax raggiunto nel finale della prima, con un passo indietro. Analessi. Soffermandosi sul passato dei personaggi proprio quando la storia è al culmine, come nella grande tradizione narrativa che va dall’ Eneide a Lost passando per Il Padrino.
Insomma la seconda stagione dovrebbe cominciare con un ghiotto prequel. E se non vi piacciono gli spoiler è davvero il caso di fermarvi

QUI

Ci siete ancora ? E allora tenetevi forte e buon divertimento, la seconda stagione partirà col botto.

SCENA 1

Due bambini, di spalle. La camera li segue mentre scavalcano un muretto di periferia. Vediamo le loro gambette arrampicarsi goffamente, superare il muretto, atterrare su un prato, salire su un poggio di campagna. Calzini nei sandali e pantaloncini corti. Giungono nei pressi di un albero. Attraverso una scaletta naturale intagliata nel fusto salgono fino in cima.

SCENA 2

Due uomini, dall’ alto di una montagna. Davanti a loro una splendida, infinita distesa di campagna. Mentre il sole fiammeggiante alle loro spalle allarga e distende all’infinito le loro ombre sul territorio in un beffardo Brockengespenst di Goethe. L’uomo più anziano è immerso in un cappotto nero, ha la voce impastata e un accento napoletano pessimo, come un americano costretto a risiedere per decadi che non ha mai risolto i suoi difetti di accento. La pelle del viso da poco sbarbata. Lo sguardo proiettato in un altro mondo mentre parla, avvolto in una nuvola di fumo.

VECCHIO: Non è campagna che vedi uagliò. Qua c’è il futuro. Scelte che una volta che hai fatto non torni indietro. Simmo nuje che cumannammo dinto a sti terre. Possiamo decidere di farci coltivazioni. Viti. Centro di ricerca tecnologica. O pure un bordello. Migliaia di prostitute da tutto il mondo. Che ce vò? Abbiamo i politici, le tivvù, dalla nostra parte. Si può fare. Ce piensi? Venessero turisti da tutto il mondo.

Primo piano di un giovane don Pietro Savastano, trentenne.

PIETRO SAVASTANO: E’ chesto che facimmo papà? Un bordello?

VECCHIO: Nu dicere strunzat. Che vuò fà? Ti vuoi mettere a sunà ‘a chitarra pe’ i turisti? Strunzo comme sì fussi capace.

PIETRO SAVASTANO: …

VECCHIO: A che cazz ce servono e turist a nùje? ‘e turisti rompono sulo ‘o cazzo.

Il vecchio dimostra una forza insospettata divellendo a mani nude un grosso ramo da un arbusto.

VECCHIO: Mò te spiego bbuono. Stamm a sentì.

SCENA 3
Primissimo piano di Salvatore Conte. Seduto a tavola. Capelli corti e senza barba sembra più giovane. L’occhio va avanti e indietro mentre un Requiem in D Minor giunge al culmine. E’ nervoso mentre fuma un pacchetto di Marlboro mosce e una donna, una sventola dalla scollatura accecante e l’ accento spagnolo gli serve un fritto misto.

DONNA : Ma tu sei sicuro?

SALVATORE CONTE: Sò sicuro.

DONNA: Ma perché, la paella che ho fatto non ti piace?

SALVATORE CONTE: Certo che mi piace.

DONNA: Ah si?

SALVATORE CONTE: Je vaco pazzo pe’ ‘a paella.

DONNA: E allora?

SALVATORE CONTE: Ogni anno pigl’ na cosa ca me piace assaj e facc’ vot’ e ne fà a meno.

DONNA: Ah si? E già sai quale sarà la prossima?

Inquadratura sulla perfetta scollatura della donna.

SCENA 1

In cima all’albero c’è una casupola. La casa sull’albero che sogna ogni bambino. Più o meno. Due mani grassottelle aprono un catenaccio arrugginito.

BAMBINO 1: Questa casa è un segreto, vabuò? Non glielo devi dì a nessuno. Senò scompare.

BAMBINO 2: Vabuò.

BAMBINO 1: Vieni.

Il Bambino 2, un piccoletto calvo come Crillin, si guarda intorno senza parole. La miniabitazione ha i parati rosa ed è arredata stile casa di Barbie. Il Bambino 1, chiattoncello e rosso in viso, ride sonoramente, a occhi chiusi.

BAMBINO 2: E che rè stà cosa Genny??

SCENA 2
Savastano padre traccia disegni sul terreno. Due punti, A e B.

SAVASTANO SENIOR: Chisto è ‘o punto A e chisto ‘o punto B. Loro dicono che ci vuole una linea retta per fare la strada, ma a nuje nun ce ne fotte nù cazzo e chello ca diceno loro, perchè là sopra ci sono arrivati cò e voti nuosti. Guarda.

Il vecchio disegna delle linee alla cazzo di cane, spirali senza senso che coprono tutto il perimetro tra A e B.

SAVASTANO SENIOR: Ogni chilometro sò miliardi che traseno rinto a sacca nostra, mò capisci comme se fa? ‘O futuro. ‘Mpàrati, strunz.

SCENA 4:
Siamo nel presente. Pietro Savastano, appena entrato nella Bmw si rivolge a Malammore, il killer che l’ha appena fatto evadere.

PIETRO SAVASTANO: Allora?

MALAMMORE: Sò muorti tutti quanti Don Piè.

PIETRO SAVASTANO: E che rire a fà?

MALAMMORE : Perchè mò che Salvatore Conte è venuto a Napoli, nuje ce ne putimmo je. Nun ce lega chiù niente. Sordi ‘e tenimmo. Ce ne jammo a Spagna.

PIETRO SAVASTANO: E ‘a banda nostra?

MALAMMORE: Nun ve preoccupate on Piè, nessun problema.

PIETRO SAVASTANO.: Sei sicuro?

MALAMMORE: Tenimmo ‘e meglio musicisti. Putimmo fa nù tour pe tutta l’Andalusia. Guardate che vi aggio purtato.

Pietro Savastano si gira dietro. Sorride. Imbraccia la chitarra acustica e comincia a suonare un pezzo di flamenco con insospettabile perizia tecnica.

SCENA 1

Buio.

CIRO: Perchè hai spento la luce, puparuò?

GENNY: Pecchè te voglio fa verè na cosa. Ma nun te preoccupa, cà stammo o sicuro. Nemmeno o terremoto ce po’ fa male.

CIRO: Lo sai che mi dicono le suore all’orfanotrofio? : “o terremoto e vulere e Dio, fa bene alla terra, comm quando una persona sta male”.

GENNY: Io all’orfanotrofio nun te faccio tornare chiù. Rimani con me.

CIRO: Veramente?

GENNY: Te posso chiammà Noemi?

CIRO: Ma che… oooo, ma che rè stu coso?

GENNY: Statte zitto.

CIRO: No, oh, noooooo!

GENNY: STATTE ZITTO! Biiiive!

9063df0b1b4d9d96fd7fea653ac618e5_XL

 

0 1932

Da diverso tempo una strana voce circola sul Web riguardo Napoli. Racconta di aperture, chiusure, spintoni, falli d’ostruzione, falli di mano, inserimenti senza palla e di entrate da tergo. No, non è del calcio che si parla…

Come sapete, noi di soldatoinnamotato.it  siamo molto attenti e sensibili al tema dell’omosessualità e contrari ad ogni forma di discriminazione ed intolleranza, popolare e “di stato” come poteve vedere cliccando questo link.

Vista poi la nostra passione per le lingue abbiamo pensato di intervenire, decisi, da dietro.

Secondo qualcuno due parole del napoletano comune per indicare gli omosessuali: Ricchione e Femminiello, avrebbero due significati ben diversi o meglio due “polarità” distinte. Il Ricchione è (sarebbe) l’omosessuale maschio attivo. Il Femminiello è (sarebbe) l’omosessuale di sesso maschile passivo.

E’ tutta una storia, quindi, di dare e avere. Una sorta di contabilità amorosa.

Per farci un’idea precisa e semi-scientifica partiamo dall’etimo.

Femminiello è una evidente derivazione dalla parola femmina, che indica un uomo estremamente effemminato, tanto da sentirsi imprigionato in un corpo non suo, e che per ovviare all’assenza di rimedi moderni (ormoni, chirurgia plastica etc.) era vistosamente vestito ed atteggiato a donna. Una specie di Drag Queen Ante litteram. A dispetto di ciò, il Femminiello è una figura molto presente e rispettata nella cultura napoletana. Nei quartieri popolari gli venivano assegnati compiti sociali precisi, uno su tutti: l’estrazione pittoresca dei numeri della tombola. Persino la Chiesa Cattolica “accetta” i femminielli, famosissima è la “Juta dei femminielli” durante la Candelora. Non occorre, dunque, risalire alle coglie di Abramo o al mito greco-persiano dell’Ermafrodito, per spiegare la presenza e l’integrazione dei femminielli nella vita dei vicoli  di Partenope. Ogni quartiere ne ha uno famoso. In zona Santa Maria in Portico anni fa c’era Gianni ‘O Femmenell, noto per le sue pizze Fritte. Nel quartiere Arenaccia c’è Peppe Le Poissonier.

L’etimologia più accreditata di Ricchione è il verbo calabrese “Arricchià” che deriva a sua volta dal latino “Ad Hircus”: anelare, andare verso l’irco (il caprone)desiderarne la monta. Il maschio che “arricchia” con l’aggiunta del suffisso accrescitivo -one è il nostro caro ricchione.

Ora, un dubbio da studioso delle lingue mi sorge spontaneo: come può essere che una parola come ricchione, la cui etimologia ( che spesso dà indicazioni precise sul reale uso e significato) è quella di un uomo che brama la monta e quindi la passività sessuale, possa definere un gay dalla sola polarità attiva?

La teoria del doppio significato, appare, quantomeno, dubbia.

Altro elemento che smentisce tale teoria, è di carattere socio-linguistico. Non si attestano (a onor del vero non esistono enormi studi in merito) nei parlanti napoletani medi distinzioni in merito alla natura passiva o attiva dei due vocaboli. Femminiello e ricchione in funzione aggettivale vengono utilizzati in rapporto di sononimia.

E’ probabile che la volontà, tutta eterosessuale, di assegnare dei ruoli e degli schemi precisi al rapporto omosessuale, abbia generato tale tipo di distinzione, aggiudicando al femminiello, personaggio che meglio incarna la femminilità maschile, il ruolo della “donna” nel menage. Mentre il Ricchione, più macho nel termine e nel modo, il compito di “donatore”.

A noi tutto ciò sembra solo una banalizzazione di tante cose, del napoletano, di Napoli e di un modo di amare sconosciuto ai benpensanti.

Gennaro Prezioso.

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

0 7650

La diffusione di internet, e più specificamente, dei social-network, ha riacceso l’interesse per le lingue nelle masse di non specialisti, in particolare verso i suoi aspetti curiosi, o aneddotici.
Non poteva mancare il napoletano, lingua di un popolo che ha nel racconto e nella narrazione artistica un suo tratto distintivo.
Spesso, però, si corre il rischio di lasciare troppo spazio al fattariello curioso, senza approfondire gli aspetti tecnici, che danno statura scientifica alla nostra amata lingua. Lo scopo di questa rubrica è proprio questo, ricordarvi/ci che il napoletano è una delle tante lingue italiche e che va studiata, raccontata e indagata come prodotto della cultura neo-latina. Da studente, durante i primi anni, odiavo profondamente la linguistica, la ritenevo una cosa noiosa e ricca di terminologie incomprensibili. Per farmela piacere, ho iniziato ad applicarla alla realtà.
Se ci pensate bene, l’esercizio di una lingua è l’attività culturale che facciamo con maggiore frequenza, anche se siamo ignoranti.
Ogni volta che leggiamo, scriviamo o parliamo, mettiamo in moto un meccanismo millenario.
Torniamo al napoletano, chi di voi conosce l’espressione PESCE E PESCE?
In tempi in cui il nostro parlamento di affanna ad approvare un decreto di civiltà, l’espressione napoletana pesce e pesce racchiude in sé tutte le mille sfaccettature di una relazione omosessuale e non solo.
Fare pesce e pesce può avere infatti diversi significati:

1-Può essere indicato come relazione omosessuale tout court, incrociare e far strofinare due membri può essere un elemento base dei preliminari omosex.
2-Può indicare una relazione profonda tra due amici, una sorta di affinità elettiva, senza che ciò implichi la loro omosessualità. Chiara è la frase “facite sempre pesce e pesce tutt’e duje” riferita a due amici inseparabili.
3-Anche se raro, il detto è ascrivibile ad un rapporto di servilismo e piaggeria nei confronti di qualcuno: un superiore, un politico o in generale qualcuno dal quale vogliamo ottenere un favore o un “appoggio”. Tipico è il rimprovero “Eh bravo, stai sempre pesce e pesce c’o capo. Lecchino!”

Ma cosa è in linguistica pesce e pesce? Tecnicamente può essere una locuzione avverbiale (generata a sua volta da una metafora pesce=membro maschile), ovvero una frase fatta che ha la funzione di un avverbio. Volendoci sbilanciare, è ascrivibile al fenomeno della reduplicazione, ovvero la formazione di un nuovo significato con l’utilizzo di un solo sostantivo ripetuto, il quale preso singolarmente ha un senso del tutto diverso. Per capirci: pesce da solo ha significato erotico-ittico, pesce e pesce amicale-amoroso. In napoletano, a differenza dell’italiano, la reduplicazione è molto prolifica, altri esempi più noti: tann’ (allora, all’epoca) tann’ tann’ (in quel preciso momento, vico (vico, vicolo) vico- vico (dappertutto, ovunque).

Ricordate, il napoletano è una scienza.

0 508

In questi giorni sta per giungere all’aula del Senato il ddl Cirinnà relativo alle unioni civili, una normalizzazione della legislazione italiana nei confronti delle altre legislazioni europee, un passo avanti, piccolo ma pur sempre un passo avanti, nell’estensione dei diritti alla totalità della popolazione del nostro Paese. Al di là delle polemiche, delle manifestazioni pro e contro e delle divergenze di opinione che stanno caratterizzando la percezione di questo disegno di legge, vorrei proiettarmi in un futuro possibile e cercare di immaginare cosa succederebbe se le unioni civili, tra persone dello stesso sesso, facessero da apripista verso un vero e proprio matrimonio con tanto di cerimonia al comune e via discorrendo.

Sono certo che questa sarebbe una grande opportunità e un discreto allargamento del giro di affari per… i fotografi di cerimonia. Stando alle elaborazioni dei dati ISTAT, la percentuale di omosessuali in Italia si aggira intorno al 6,7% della popolazione. Dando per scontato che questa percentuale sia falsata a causa di mancate o false dichiarazioni, e che, nel momento in cui sia visto come ancora più legittimo, agli occhi dell’opinione pubblica, dichiararsi, queste cifre siano destinate a crescere, potremmo avere un buon 8-10% di incremento nella quantità di coppie che convolano a nozze annualmente (e immagino che nei primi tempi di una normalizzazione in questo senso, sarebbero tantissime le coppie omosessuali che decidono di sposarsi, portando a un boom dei matrimoni per un breve periodo).

Certo, sarebbe una grande opportunità per i fotografi matrimonialisti, ma immagino che tutto il comparto (che certo non langue, ma sicuramente gradirebbe un aumento del fatturato…) relativo ai matrimoni dovrebbe essere in fermento all’idea: abiti da sposi e spose, dedicati specificamente alle coppie gay e lesbiche; album appositi; catering, hotel e ristoranti che ampliano il ventaglio di offerte; bomboniere e regali di nozze dedicati… via via fino al dettaglio della coppia sulla torta nuziale, sarebbe un discreto ampliamento degli affari.

Probabilmente non tutti i fotografi di cerimonia ne beneficerebbero, però…

Anni fa in alcune diocesi o anche solo in qualche parrocchia, ai fotografi di matrimonio era richiesto una sorta di “patentino” rilasciato dalla Curia, se non semplicemente un avallo da parte del parroco. Non so se un fotografo che bazzica normalmente nelle chiese e cattedrali di una città e che cominci a fotografare matrimoni omosessuali riuscirebbe a mantenere buoni rapporti con la clientela e con i preti, per vedersi di conseguenza ridurre invece che ampliare la clientela. Potrebbe anche darsi che da parte di qualche prete particolarmente creativo possa venire redatta una “lista nera dei fotografi” da sconsigliare ai parrocchiani… Ma forse le coppie omosessuali cercherebbero all’interno della cerchia delle frequentazioni LGBT un fotografo gay (ma un fotografo dichiaratamente gay viene ammesso a fotografare in chiesa? Questa è una bella domanda…) e quindi quelli che potrebbero guadagnarci sarebbero molti meno della totalità del comparto. Ci potrebbe essere una sorta di boicottaggio anche da parte dei clienti più ferventemente cattolici, che snobberebbero le vetrine di un fotografo che espone coppie di giovani uomini sorridenti mano nella mano, o coppie di donne che si guardano languidamente negli occhi in una luce dorata… Di sicuro non riesco a immaginare che una coppia omosessuale, appena dovesse averne la possibilità, si metta a cercare un fotografo per la cerimonia facendo avanti e indietro via Duomo a Napoli, facendosi fare preventivi da fotografi cresciuti e pasciuti tra un negozio di paramenti sacri e l’arcidiocesi, all’ombra della cattedrale cittadina… ma non si sa mai, come si dice, i soldi non puzzano, e nel momento in cui la concorrenza si fa spietata e i pacchetti per i matrimoni sempre più a prezzi stracciati (be’, non proprio stracciati…), si cercherebbe di venire incontro alla nuova clientela.

Non so, ma ho come il sospetto che persino a certi parroci non dispiacerebbe poter celebrare nozze gay in chiesa, non tanto e non solo per le donazioni relative, ma anche come possibile premessa a un altro tipo di matrimonio che… ooops, forse ho parlato troppo.


Gianfranco Irlanda

© RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

 

 

0 1080

Alessandro Cecchi Paone rappresenta da anni il volto noto della battaglia per i diritti dei gay in Italia.
Dopo i fatti di Napoli-Inter abbiamo intervistato Cecchi Paone proprio sulla vicenda Sarri-Mancini

Cosa pensi di questa vicenda?
“Che non tutti i mali vengono per nuocere. Se da questa storia triste si riesce a trarre un esempio positivo di tolleranza io sono felice. Il fatto che un allenatore famoso come Mancini abbia affermato che per lui essere gay non è motivo di vergogna ma di vanto, è un fatto positivo. Certo non occorre buttare la croce sul povero Sarri che da uomo italiano della sua età non si rende conto che una parola come quella può ferire tante persone che soffrono per tali stereotipi.”

Non pensi che Mancini l’abbia strumentalizzata per fini sportivi?
“Non lo so e non mi interessa. Ripeto, guardo al lato positivo della vicenda. Finalmente dopo Pirandelli e Marchisio anche un personaggio mediaticamente influente come Mancini si è schierato a favori dei LGBT.
Il calcio in Italia è uno potente strumento mediatico e spero che questo possa portare benefici.”

Come mai si fa tanta fatica a fare outing?
“Non lo so, ma penso che sia un fatto di ipocrisia. Quando all’epoca uscì il mio libro l’atleta innamorato dove dicevo che c’erano diversi calciatori gay la gente mi fermava per strada e mi chiedeva conferme su vari nomi. Sono cose risapute, ma nessuno esce allo scoperto.”

Pensi che un movimento rappresentato da Tavecchio possa tutelare la diversità di un calciatore?
“Personalmente non mi sento rappresentato in quanto tesserato (come presidente di una squadra di calcio) da personaggio come Tavecchio che si lascia andare ad espressioni sessiste omofobe e antisemite.
Detto ciò vedo che nel calcio ci sono persone sensibili al problema e penso che la maggioranza dell’opinione pubblica difenderebbe il calciatore.

Cosa proponi per mettere fine a questa stucchevole querelle Sarri-Mancini?
“Propongo a Sarri e al Napoli un’amichevole tra la mia squadra e gli Azzurri. Proporrei l’annullamento della squalifica a Sarri in cambio di un grande gesto di sensibilizzazione verso un tema che sta a cuore a tantissime persone. Sarebbe una bella festa di civiltà. ”

A proposito il 28 va in discussione in parlamento la legge Cirinnà, come credi andrà a finire?
“Spero che venga approvato. Il nostro paese è in enorme ritardo sui diritti civili. Penso che la maggioranza dei cittadini italiani sia favorevole a riconoscimento dei diritti alle coppie omosessuali.”

Gennaro Prezioso.

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

0 3061
Mario Zazzaro al Pride napoletano del 2010

Dopo i fatti di Napoli-Inter abbiamo chiesto un commento a Mario Zazzaro, storico attivista LGBT napoletano, uno che ci ha sempre messo la faccia (nel vero senso della parola: era lui a invitare i napoletani al Pride del 2010 con un manifesto semplicemente stupendo):

Lungi da me il non condannare la violenza o la discriminazione, fosse pure solo verbale attraverso appellativi poco felici, ma esistono sempre i <<ma>>. Non sono un integralista del linguaggio, ma credo di avere un pesante bagaglio di esperienze tale da consentirmi qualche riflessione in merito all’omofobia o presunta tale. Se ogni giorno dovessi offendermi e sentirmi vittima di omofobia la mia vita sarebbe finita e lo dico per i tanti giovani che ne soffrono per ogni barzelletta, per ogni automobilista inferocito, per ogni amico scherzoso o bullo… Oggi (ieri per chi legge, ndr) commentavo così la vicenda Sarri-Mancini con un mio manifesto nazionale del Pride 2010 che si svolse a Napoli, nel quale c’era scritto : ” Vado al Pride perché so ricchione, embè? ” correlato dal commento: << Devo essere sincero è ‪‎omofobo‬ chi si offende nell’essere chiamato ‪‎ricchione‬ perché forse lo reputa un orientamento sessuale subalterno a quello eterosessuale, se sei autodeterminato e sereno dici semplicemente “Si, embè? Grazie, ne vado fiero”. Il vero problema è per chi non ha ancora raggiunto certe sicurezze… quindi bene le scuse di ‪‎Sarri‬, male questa politica che non fa nulla, in nessun “campo” per far crescere sereni fin da piccoli tanti uomini e tante donne, dall’‪istruzione‬ alla ‪‎sanità‬, dal ‪‎lavoro‬ alla ‪‎pensione‬ e allo ‪‎sport‬>>. Qualche polemica italiota si è sollevata, finanche su montaggi di un Mancini truccato o foto di fruttivendoli che scrivevano sulle cassette dei finocchi <<Mancini a 2 euro al kg>> o a far scendere in piazza accanto al movimento LGBT i due allenatori, molto strumentale, poco utile se deve essere una ostentazione prodotta da una provocazione. Molti sinistrorsi scrivevano “je suis Charlie Hebdo”: chissà se lo scrivevano solo per condannare attentati e morti o se lo scrivevano anche in difesa di una satira fumettistica che ritraeva finanche Maometto in rapporti anali da passivo. Spero non scadremo nel dare ragione all’indignazione musulmana e conseguenti integralismi o ai vari politici che se la prendono con satira, ritrattisti e sfottò… La discussione attraversa vari piani a mio giudizio. Mancini si è sentito offeso perché si è eretto difensore di milioni di gay o perché ritiene il termine <<ricchione>> offensivo e quindi subalterno, inferiore agli eterosessuali o allo stereotipo di macho calciatore quale dovrebbe essere? Sarri ha chiesto scusa solo a Mancini e al mondo calcistico per gli stessi motivi o ai tanti giovani indifesi che si sono spinti fino al suicidio? Le associazioni lgbt dopo anni, purtroppo, possiamo dire che hanno fallito, non solo perché non sono state capaci di rivendicare proficuamente diritti, ma soprattutto perché hanno dimenticato di aiutare le tante persone ad <<essere>>, ad autodeterminarsi, a costruire quindi la lotta di classe, perdendosi fra i progetti pagati dagli enti e nella sensibilizzazione più degli eterosessuali che degli omosessuali, negandogli la consapevolezza politica e relegandoli nella mera emulazione. E allora sì che ci si offende, allora sì che il distrattore è il termine utilizzato, piuttosto che l’atto da rivendicare. Ciò non significa che si è liberi di insultare, ma che forse possiamo togliere non un’arma offensiva dalle mani degli omofobi, ma togliere dalle mani di tutti il concetto legato alla sudditanza di uno all’altro. Forse possiamo far crescere persone piuttosto che automi, forse possiamo capire che le vere responsabilità sono legate alla mancanza di vere e proprie politiche volte a cancellare la discriminazione e non di certo elevando il calcio ed il suo entourage ad esempio per la costruzione di una società più giusta e solidale. Non si risolve di certo appellandosi a moralismo e perbenismo, dove scandalizza l’ira di un allenatore che perde la propria partita piuttosto che la latitanza di diritti sociali e civili per milioni di persone. Perciò chiamatemi pure ricchione non trovereste miglior complimento!

Giovanni Savino

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

0 2813

Mode e costumi moderni...

Pallone rosa Nike per la Serie A 2015-16

Che peccato! Proprio quando finalmente la Serie A sembrava voler invertire un po’ la tendenza degli ultimi anni di crisi, acquistando qualche calciatore di livello, vengono fuori delle cose balorde. Ha ragione De Laurentiis: il calcio va rivoluzionato. Ma magari con qualcosa di meglio…

scarpa con cavigliera...
scarpa con cavigliera…

Avete ascoltato l’inno composto da Giovanni Allevi e che risuonerà prima di ogni partita di campionato in ogni stadio? Non voglio esprimere un giudizio di parte, non ne sarei in grado. Riporto solo – per dovere di cronaca – il primo commento che al momento compare su Youtube al video del buon Allevi: “Va bene come jingle dopo che hai sofferto di costipazione e caghi per la prima volta dopo 20 giorni… uscendo dal cesso con le mani alzate in simbolo di vittoria!“. Ad ogni modo  – al di là dei commenti sboccacciati e pittoreschi del web – questo è quello che dovranno subirsi tutti i tifosi italiani prima del calcio d’inizio. Che dire? A Napoli si lamentavano delle scelte pop del presidente, tra americanate e cheerleaders… C’è da dire… Ben vengano le “cafonate” delaurentiisiane rispetto a queste moscerie radical-chic…

nike rosaMa quella di Allevi non sarà l’unica novità. La Nike ha infatti studiato un fantastico pallone ufficiale per le gare del nostro campionato (e non solo): il pallone rosa. Si chiama Nike Ordem 3 ed avrà, oltre a questo bellissimo color rosa shoking, anche le colorazioni in rosso e in giallo. “Progettato per assicurare una traiettoria stabile e precisa – dicono alla Nike –indipendentemente dalla velocità, Nike Ordem 3 è formato da 12 pannelli e presenta un rivestimento in pelle sintetica saldata a caldo che favorisce il tocco di palla; la camera d’aria è invece in lattice-fibra di carbonio. Altra caratteristica particolare: l’aggressiva grafica studiata per aiutare i giocatori a coglierlo più velocemente con lo sguardo“. Noi crediamo a tutto quanto afferma la Nike. Certo, sarò un barbaro retrogrado… ma se da bambino mi fossi presentato al campo con quel pallone rosa i miei compagni di gioco non l’avrebbero presa proprio bene…

maglia Juve rosa
maglia Juve rosa

Ma di questi articoli gay friendly ormai ne abbondano nel calcio: dalla scarpetta che arriva fino alla caviglia… alla quale manca solo un tacco 13 così da poter essere indossate anche dal gentil sesso. Alla scarpetta Nike tutta rosa. Per non parlare della maglia versione “Hello Kitty” sfoggiata dalla Juve qualche anno fa. Del resto, secondo i dati auditel, pare che si ottenga un enorme successo di ascolti quando le emittenti Tv trasmettono le immagini dei festeggiamenti dei calciatori in mutande. Strano che De Laurentiis non abbia ancora avuto qualche “vision” – così come Aurelio definisce le sue idee in un’intervista pubblicata oggi dal Corriere della Sera – su come venire incontro a questo genere di pubblico.

Adeguiamoci. Questa è la modernità. Certo che ne è passato di tempo da quando giocavo sui campetti con il pallone a scacchi neri e bianchi e qualsiasi stravaganza poteva etichettarti per saecula saeculorum un… vabbè dai… ci siamo capiti.

Twitter: @valdigiacomo

SEGUICI E COMMENTA CON NOI SU FACEBOOK SULLA PAGINA DI SOLDATO INNAMORATO E SU TWITTER @SurdatNammurat

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

0 2485
Foto di Paolo De Luca

Ho una bellissima famiglia tradizionale: una moglie e due figli, un maschio e una femmina.

Ho un lavoro come tutti i padri di famiglia tradizionale, mia moglie lavora saltuariamente e si occupa della casa come tutte le madri di famiglia tradizionale, il mio tradizionalissimo figlio va in un asilo tradizionale e la piccolina rimane a casa con la mamma.
La domenica come da tradizione faccio il ragù e mia moglie fa il dolce, quelle rare volte che usciamo i nonni ci tengono i bambini o se usciamo con i bambini andiamo a mangiare la tradizionalissima pizza. Visti da fuori sembriamo i Robinson ma più bianchi, la famiglia del Mulino Bianco che si prepara le merendine da sola, volendo anche i Simpson ma più napoletani… Insomma siamo una famiglia tradizionale.

Oggi la mia bellissima famiglia tradizionale ha marciato lungo Via Toledo al ritmo della Cuccacurini, di Sabrina Salerno e di altri grandi capolavori proposti dall’accurata selezione dei carri del Gay Pride, Da quello che ho visto non eravamo l’unica, e mi sembra anche ovvio.

Ovvio perché penso che chi conosca la gioia e il piacere della famiglia, a meno che non viva nell’egoismo più bieco, voglia che chiunque possa vivere quel piacere. Ovvio perché chi sa che mettere in piedi una famiglia significa dare il modello sociale alle nuove generazioni, sa che mettere su famiglia è una responsabilità forte che necessariamente ti fa crescere e mettere in discussione tutto, e che questa responsabilità è una crescita di tutta la collettività. Insomma più famiglie sono un bene per tutti.

Per me, e credo anche per mia moglie visto che  stata lei che mi ha chiesto di andare a manifestare oggi, è assolutamente impensabile che due persone che si amano non possano avere i nostri stessi diritti e soprattutto non debbano avere i nostri stessi doveri.

Così come trovo assurdo che con la quantità di bambini nel mondo che ha bisogno di una famiglia non si permetta, seguendo gli stessi severissimi criteri che si usano per le coppie etero, di adottare un bambino. Mi auguro che non sia perchè molti pensando alle adozioni gay si immaginano  Solange e Platinette che cantano YMCA per far addormentare il bambino.

Allora qual è il problema?
Morale cattolica? Pregiudizio? Veramente crediamo sia meglio che un bambino cresca in un istituto, in un orfanotrofio o chissà dove piuttosto che vivere con due uomini o due donne?

Personalmente l’unico rischio che vedo è che il bambino possa crescere con un’idea di amore più ampia di quella con cui siamo cresciuti e alle volte l’apertura mentale spaventa più di ogni altra cosa, poi vedo gli stessi pericoli e rischi di una coppia di genitori etero.

Oggi ero al gay pride perchè un giorno uno dei miei figli potrà essere gay, non so come la prenderò e come reagirò magari proverò a farlo guarire come nella canzone di Povia, so solo che soffrirei moltissimo nel vedergli negato il diritto di farsi una famiglia.

Paolo “Sindaco” Russo

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it