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Gabbiadini

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Foto dal profilo FB della SSC Napoli

E niente, Gabbiadini se ne va in Inghilterra. Siamo più o meno tutti d’accordo che è giusto così, che ci guadagnano tutti e che è un calciatore bravo anche se non era adatto al gioco del Napoli; avrebbe potuto essere un addio tranquillo, senza polemiche, consapevoli di separarci da un giocatore che starà meglio altrove, da ringraziare per l’impegno e salutare con tutti i migliori auguri.

E invece no, Gabbiadini deve tirare la frecciatina. Nell’evitabilissima lettera di commiato ringrazia i compagni, il Presidente che l’ha pagato, Bigon che l’ha comprato, Giuntoli che l’ha venduto, Benitez che l’ha voluto e non l’allenatore con cui ha giocato per un anno e mezzo. A voler dire, “se me ne vado è colpa sua che non mi ha saputo gestire”. Allora sai che c’è, Manò? Te lo dobbiamo dire. Se non ti sei imposto a Napoli il grosso della colpa è tua.

Al primo anno Gabbiadini sperava di giocare al fianco di Higuaìn nel 4-3-1-2, ma si è capito presto che non sarebbe stata la soluzione adatta al resto della squadra, con Insigne fuori ruolo e senza l’apporto difensivo di Callejon. Col cambio di modulo le sue chance di titolarità sono andate in vacca perchè Callejon era il giocatore più importante per l’equilibrio della squadra e l’Higuaìn distruttore di mondi dell’anno scorso era semplicemente troppo forte per includerlo in una logica di turnover

“Eh ma quest’anno…”, direte voi. Quest’anno cosa? Forse non tutti si ricordano che nelle prime partite Sarri preferì proprio Gabbiadini a Milik come punta centrale, mettendoli in competizione in modo paritario. Da lì Milik ha dimostrato semplicemente di essere un centravanti migliore, ha imparato in poche settimane i movimenti che Gabbiadini non è riuscito a capire in due anni con i suoi inutili tagli a sinistra fuori tempo e le corse senza palla verso il fuorigioco e oltre. Forse Manolo non si ricorda della quarta giornata, quando non vide palla per sessanta minuti e lasciò il posto al polacco che giustiziò il Bologna con una meravigliosa doppietta. A quel punto magari dentro di sè sarà pure stato contento di sapere che Arek si era fatto male… e si è giocato l’occasione della carriera prendendo due giornate per una reazione del cazzo contro il Crotone, lasciando i compagni ad arrangiarsi con Mertens centravanti allo Juventus Stadium e costando una marea di punti prima che il tridente leggero iniziasse a carburare. Ha avuto tutte le possibilità che poteva sperare di avere e le ha sprecate, e adesso ha il coraggio di dare la colpa all’allenatore.

Sarri non poteva fare niente di più per Gabbiadini. Manolo ha dimostrato di non essere adatto per giocare nel Napoli, tecnicamente e caratterialmente, ha fallito tutte le occasioni che ha avuto e adesso con queste frecciatine ridicole altro non fa che confermare la sua inadeguatezza. Manò, sparagnatélla e vattenn’ o’Southampton, forse là se ne fanno qualcosa di un attaccante che a 25 anni non ha ancora capito come si attacca la profondità. 

Roberto Palmieri

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Il calciomercato e la partita doppia

Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

E ci risiamo! Come ad ogni sacrosanto calciomercato ecco rispuntare il papponismo. Ancor più facile dopo il misero pareggio conto il derelitto Palermo. Il tifoso prende la sua bella calcolatrice e comincia a fare la partita doppia. Né più e nè meno si fanno i conti nella tasca del presidente. Perché NON CI DEVE GUADAGNARE, sennò è pappone, anzi PAPPONE. Perché ai tempi dei social pure le maiuscole hanno la loro importanza, ricordiamolo.

Il Napoli ha venduto Gabbiadini per circa 20 milioni ed El Kaddouri per circa 2. Ha comprato per circa 18 Pavoletti e suppergiù ha pagato un milione per Leandrinho. Ergo, il signor De Laurentiis ha messo altri dobloni d’oro, da novello Zio Paperone, nel suo forziere. Ora per il tifoso da social non è importante che il Napoli sia terzo in classifica ad uno sputo dalla Roma, in semifinale di Coppa Italia e ai quarti di finale contro il Real Madrid. Ah scusate, mi adeguo: REAL MADRID. Si, abbiamo beccato i blancos nonostante questa squadretta di nome Napoli abbia vinto il girone di Champions League. Che schifo vincere un girone di Champions però se il signor Aurelio De Paperoni si mette i soldi in tasca. E’ volgare. Come ebbe a dire Moniseur De Laurentiis della Juve quando l’armata bianconera sganciò 90 milioncini per prendere il signor Gonzalo Higuain, all’anagrafe anni 30.

Stavolta pure il tifoso più critico nei confronti di Aurielon de Aurieloni non ha potuto dire molto. La critica, tecnica, quella passabile è che alla rosa manca un buon terzino destro e che a gennaio si poteva intervenire. E’ vero. Maggio ha fatto il suo tempo, se fosse stato possibile il presidente avrebbe dovuto comprare un terzino all’altezza. E fin qui siamo alla critica costruttiva. Critica che, tra l’altro, mi trova concorde.

Epperò non si sopporta più il tifoso da partita doppia con la calcolatrice alla mano. Almeno io comincio a mal sopportarlo. Ma si può gioire, godere, essere felici almeno per una sessione di mercato? O a Napoli è come chiedere la luna?

Ad Agosto i soliti tifosi “esperti” si stracciavano le vesti per la cessione di Higuain. Fioccavano sui social le classiche invettive: “Ma chi è stu Rog?”, “Ma chi è Zielinski?”, “Ma ca amma fa cu stu Diawara!”. Del resto la caldissima piazza si contraddistinse per quel caloroso benvenuto a due signorini in maglia azzurra che qualcosina nel Napoli hanno fatto: ci siamo dimenticati di come vennero accolti Hamsik e Lavezzi a Castelvolturno il giorno della loro presentazione? E i mal di pancia per la cessione di Sua Maestà Quagliarella e l’acquisto di quel signor Carneade dalle fattezze di Gesù Cristo che all’anagrafe era contemplato al nome di Edinson Cavani? E vogliamo ricordarci di cosa si scriveva in proposito di Hysaj e Sarri? “Ma nuje simme ‘o Napule! Mica l’Empoli”.

La critica è una bella cosa. Ma c’è bisogno di moderazione nell’esercitarla. Ormai contro De Laurentiis siamo all’accanimento. Un presidente certamente criticabile, ma tra la critica e l’odio a prescindere c’è di mezzo il mare. E’ che ormai ci siamo fatti la bocca troppo buona. Ma, quel che è peggio, è che non sappiamo godere. Chissà quanti tifosi vorrebbero stare al posto di quelli del Napoli. Ci invidiano la squadra, il gioco, l’allenatore, la solidità del club, la continuità di risultati. Noi però di tutto questo non sappiamo goderne perché ormai “Conta solo vincere” come si scrive sugli striscioni allo stadio. E’ inutile che ora mi metta a ripetere la storiella sui 90 anni del club e sui suoi risultati che, eccetto il 4-5 anni maradoniani ad alti livelli, raccontano di una squadra che sicuramente non si può annoverare nell’élite del calcio italiano. Ora siamo nell’élite del calcio europeo, però quasi ci fa schifo. E perché? Perché il presidente è pappone, PAPPONE, pardon.

Oggi, solo per fare un esempio, tutti i centrocampisti della Juve verrebbero a Napoli a giocarsi il posto. I nostri difensori e attaccanti sarebbero titolari in quasi tutti i top team europei. Però a noi questo ci fa schifo. Dobbiamo per forza essere arrabbiati. Del resto questa consuetudine si porta proprio assai sul web. Ci si incazza contro chiunque: non fa differenza che si tratti di calcio, politica o star system. Basta odiare, criticare. Basta avere sempre un’opinione su qualsiasi fatto, su qualsiasi persona. Perché stare sui social network dà diritto a dire tutto. Del resto ci sta sempre qualcuno che legge e uno può stare ore a perdere tempo solo a parlare delle ultime scarpe indossate da Belen, della finanziaria di Padoan, della politica di Trump, della crisi in Libia e del perché la pizza con la ricotta non è più come quella di una volta. Ah e non esistono più le mezze stagioni. Va detto.

Io non lo so se non esistono più le mezze stagioni, ma di sicuro le mezze misure sono scomparse. O 1 o 90, o tutto o niente. Va bene la critica al presidente, ma non l’astio, l’odio a prescindere. Ma, soprattutto, siamo ancora capaci di godere della nostra squadra? Ma vi fa piacere o no vedere questo Napoli? C’è bisogno per forza di fare ogni volta commenti al vetriolo? A che serve?

Ma poi, aggiungerei, siete così ben disposti a fare i conti nella tasca di De Laurentiis. Del resto avevo dimenticato che questa città è così ben disposta nello spendere soldi che lo stadio è sempre pieno. Per non parlare della ressa ai botteghini quando per un’amichevole il presidente decise di dare una parte dei biglietti gratis… Ah però con il Real Madrid ci si può mettere l’abito buono e “buttare” 100 euro per un biglietto. Una fede, quella dei tifosi, così incrollabile che si manifesta con la Juve e il Real Madrid, ma con Pescara o Torino sparisce all’improvviso. Un giorno all’improvviso, del resto, è lo stupido motivetto che si canta ancora. Tutti a difendere la città. Dallo scranno dei social network è più facile ancora. Complimenti!

Valentino Di Giacomo

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Grazie, grazie e ancora grazie a quel meraviglioso giocatore che è Marek Hamsik, che col suo sinistro fatato ha risolto l’ennesima partitaccia di questo momento della stagione del Napoli e probabilmente salvato la qualificazione alla fase finale. Marek si conferma ancora una volta uno dei più forti giocatori della storia del Napoli; e adesso vogliamo sentire se qualcuno stasera dirà che non è decisivo quando la posta in gioco si alza. Děkujeme moc, Kapitáne.

Detto questo, per il Napoli gira veramente tutto male in questo periodo. Il rigore di Quaresma è arrivato come l’ennesima beffa dopo l’ennesima partita giocata bene ma, come ormai ogni domenica e martedì da quando Milik si è infortunato, senza concretizzare la mole di gioco proposta. Non si può neanche colpevolizzare granchè l’allenatore: semplicemente, Mertens ci mette tanta buona volontà ma in quella posizione è davvero difficile decidere le partite per un giocatore della sua stazza, mentre Gabbiadini… Beh, non vogliamo infierire ulteriormente sul bergamasco, ma basta farsi un giro su Twitter cercando il suo nome per scoprire come si dice “un cono in mezzo all’area sarebbe più utile” in turco, portoghese e ucraino. Il numero 23 si muove in totale assenza di sincrono col ritmo della squadra, attaccando senza criterio la profondità e finendo sistematicamente in fuorigioco troppo presto o troppo tardi o con un taglio troppo prevedibile. Vero che in generale avere il centravanti è meglio che non averlo, ma così tanto vale giocare senza punte.

Il Besiktas da parte sua ha giocato una gara tatticamente sensata, eliminando dal campo Jorginho e lasciando molta libertà ai difensori centrali (più volte Koulibaly ha portato palla fino alla trequarti avversaria) pur di non concedere spazi, cambiando gioco con regolarità e affidandosi alla devastante progressione di Aboubakar, che stavolta non ha fatto la differenza. Il gol turco è arrivato su un tocco di mano abbastanza ingenuo di Maksimovic, che forse quel cross poteva pure deviarlo con la testa. Insomma, le contromisure avversarie sono sempre le stesse, il Napoli inizia a capire come aggirarle e il sempre maggiore minutaggio di Diawara aiuta a creare dubbi agli avversari, quello che non va è semplicemente che se Callejon non trova i suoi soliti tagli nessuno fa gol; questo rende necessaria la presenza di Insigne, il più bravo a sfruttare quella direttrice di gioco, ma rimane un tipo di giocata che può riuscire al massimo una o due volte a partita anche se viene provata e cercata con insistenza. Servono più soluzioni per buttarla dentro, e non si può aspettare Milik; ci si può aspettare una crescita in questo senso di Zielinski e Insigne, che hanno il potenziale per segnare di più. Per il resto, lo diciamo ormai ogni settimana, bisogna solo mandare Arcadio a Lourdes.

In caso di vittoria del Benfica stasera il Napoli dividerebbe la vetta del girone B con il Benfica in attesa dello scontro diretto all’ultima giornata, senza sottovalutare la Dinamo Kiev che non ha intenzione di rassegnarsi a fare il fanalino di coda. Per il momento, se siamo ancora in una posizione tutto sommato vantaggiosa, stasera lo dobbiamo solo al nostro grandissimo Capitano con la cresta. 

Roberto Palmieri

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Convincetevi! Quello di Ghoulam non è un errore. E’ stato tutto orchestrato. Un soffio d’angelo, una coda di diavolo ha spostato il pallone di pochi millimetri per far sì che quella palla, anziché essere spazzata in avanti, andasse all’indietro proprio sui piedi di Bonucci. E’ andata così. Ve lo giuro.

E voi credete davvero che il secondo gol – come ha detto Sarri – sia stato preso per colpa di Allan che non ha ripiegato su Higuain? Siete dei maledetti ingenui. Riguardatelo il gol. C’è la deviazione, ancora di Ghoulam, verso il centro dell’area e la palla passa a 40 centimetri da Chirches, quel tanto che basta per non consentire che la prendesse il romeno. Un campo di calcio è lungo circa 100 metri. Tra tante parti quel bastardo di pallone ha scelto proprio di andare verso l’innominato e senza che nessuno potesse intervenire. Chiriches non è andato incontro ad Higuain, non perché fosse distratto. Ma perché un’oscura presenza gli bloccava i piedi e gli tirava la maglietta.

Voi, se volete, potete dire e scrivere che il Napoli ha perso per gli errori di Ghoulam, per ragioni tattiche, per ragioni tecniche, per l’arbitro, perché Higuain ce l’hanno loro, perché Sarri ha sostituito Insigne e tutte le boiate che si scrivono in questi casi. Ma, dentro di voi, lo sapete benissimo che non è vero. Io da ieri sono invece convinto che l’unica ragione per cui il Napoli ha perso a Torino è che Dio è bianconero. Chi non fosse cattolico può sostituire a piacimento con Allah, Budda e succedanei. Gianni Brera parlava della dea Eupalla. Chiamatela come volete, ma è assurdo che il Napoli perda per l’ennesima volta a Torino per circostanze che definire sfortunate è riduttivo.

Il Napoli, per il secondo anno consecutivo, ha giocato alla pari e pure meglio dei bianconeri. E ancora una volta non ce l’ha fatta. Lo scorso anno per quella deviazione puttana sul tiro di Zaza, quest’anno per due assurdità a cui non ci si può credere.

Non posso dirvi con certezza se Dio sia juventino oppure, in quelle logiche che animano i credenti, i nostri patimenti per la squadra di calcio servano come compensazione perché l’Altissimo ci consente ancora di vivere in questa città vulcanica con il Vesuvio sempre pronto a minacciare. Non so dirvi se Dio, più semplicemente, sia un razzista del nord che ha in odio i napoletani.

Il Dio della Bibbia è violento, vendicativo, truculento. Eppure, almeno io, quando guardo la partita, ad ogni tiro del Napoli lo invoco e prego. A volte prego pure ad alta voce, come in una crisi, in uno stato di trans, vomito parole di preghiera e di speranza. E’ una malattia, è la mia malattia con cui faccio i conti ad ogni match e non ci posso fare niente. Dopo, poi, in me subentra la vergogna perché con tutti i problemi che ci sono nelle vite e nel mondo non avrei diritto ad invocare l’Altissimo perché il Napoli segni. E, come i fumatori, vizio che non mi faccio mancare, rimando ogni volta il proponimento di smettere. Ma, drogato, sono vinto. Sono religioso e blasfemo. Come Silvio Orlando nel pregevole Young Pope di Sorrentino, porto addosso la croce e qualche effige di Maradona.

Dio, è colpa mia se il Napoli ha perso? A volte penso di crederci. Ma nulla è certo, se non tutte queste inquietudini e tutte queste paure. Sono tifoso, un misero tifoso e devo scendere a patti con queste meschine debolezze.

Ebbene si. Io da ieri, se cercavo una prova, ho avuto la dimostrazione che Dio esiste e se esiste tifa per quelli là. Quello di Ghoulam non è un errore, lo sapete pure voi. E’ un soffio d’angelo, una coda di diavolo che ha spostato il pallone e l’ha fatto andare lì. Provatemi il contrario.

E quindi, in questi miei deliri, poiché la speranza è l’ultima a morire e la fede che si poggia sulla speranza è più incrollabile di qualsiasi altra forma di fede, sono allora costretto a pensare che il disegno divino voglia che il Napoli, per far un dispetto a quelli là, dovesse perdere a Torino per poi iniziare la sua rimonta. Lo scorso anno a quelli là è successo così. Non so se devo sperarci o se devo avere fede. Ma, affidandomi comunque alla ragione, sono portato a credere che il Napoli sia una squadra bellissima, organizzata, con un allenatore capace che ha saputo creare varianti alle assenze importantissime di Milik, Gabbiadini e Albiol. Devo credere che il Napoli giochi un gran calcio e che, alla lunga, il Signore voglia premiare chi ogni giorno ci prova e combatte. Non siamo ultimi, ma da ieri io sono ancor più convinto che possiamo essere primi. Dobbiamo solo fare pace con i Santi e un poco pure con noi stessi. Amen.

Valentino Di Giacomo

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Dopo tre sconfitte di fila il Napoli è riuscito a tornare alla vittoria, particolarmente importante perchè fuori casa ma pur sempre contro la squadra meno forte del campionato, e comunque torna a casa con l’amaro in bocca. Le buone notizie vengono tutte messe in secondo piano dalla scellerata reazione di Manolo Gabbiadini, che spreca l’ennesima occasione lasciando il Napoli in dieci per un’ora e senza nessun centravanti per le prossime partite. Per quanto fosse stato provocato, non esiste reagire in quel modo: un ragazzo può sbagliare, ma un calciatore professionista non può permettersi di dare uno spettacolo del genere e lasciare il suo club in una situazione simile. A questo punto non resta che richiamare Duvan (due rigori conquistati e un gol oggi) e sperare che Milik vada a Lourdes.

LA PARTITA – Nel primo tempo il Napoli è partito con una disposizione inedita, un 4-4-2 in linea con Hamsik “falso esterno” a sinistra, Callejon ala classica e una coppia molto solida composta da Allan e Diawara a centrocampo. Gabbiadini e Mertens componevano la coppia d’attacco, confermando la volontà dell’allenatore di tenere gli uomini offensivi comunque vicini per combinare. La strategia ha dato buoni frutti: complice la pochezza tecnica del Crotone, il Napoli è andato presto al tiro con Hamsik e poi con Callejon, lanciato in controtempo da Allan (piacevole novità i lanci del brasiliano, più di uno di buona fattura). Al minuto 17 è proprio lo spagnolo che sblocca la partita con uno dei suoi destri in diagonale. Il Napoli controlla bene, continua a creare, va vicinissimo al gol con Gabbiadini (miracolo di Cordaz) e subisce poco finchè al 31esimo non avviene l’episodio più assurdo della giornata: Ferrari a metà campo colpisce Gabbiadini, il bergamasco reagisce con un pestone al fianco. Mazzoleni espelle solo lui: l’attaccante rischia 3 giornate di squalifica, e quasi sicuramente sarà assente contro la Juventus, condannando il Napoli a giocare contro la capolista con i soli Insigne, Mertens, Callejon e Giaccherini in attacco. Non ce n’era bisogno.

Ad ogni modo due minuti dopo Nikola Maksimovic segna il raddoppio sugli sviluppi di un calcio d’angolo e il Napoli chiude il primo tempo senza ulteriori affanni. Nel secondo tempo il Crotone fa pesare la superiorità numerica; il Napoli paga anche la mancanza di fisicità in attacco, con il solo Mertens a sfidare i centrali avversari, e subisce anche una grossa occasione da gol con Simy che da pochi metri spara alto. Da lì il Napoli va vicinissimo al gol con Callejon su punizione e soprattutto Mertens a porta vuota; Reina risponde a Falcinelli e Rohden al 75′ con due parate straordinarie, la prima in particolare davvero fenomenale.

Il Crotone continua a spingere e alla fine passa con Rosi sugli sviluppi di un calcio da fermo, tenuto in gioco da Koulibaly: a voler essere severi è l’ennesima incomprensione difensiva che causa un gol inutile, ma c’è da dire che il Napoli era in dieci uomini dal 30′ e a ben vedere una distrazione è comprensibile. Sul finale i rossoblù spingono ma non riescono a trovare il pareggio.

COSA LASCIA QUESTA PARTITA – Da cosa può ripartire allora oggi il Napoli? Ovviamente dai tre punti, conquistati con una prestazione generosissima in cui i giocatori hanno dimostrato di essere sempre disposti a correre un metro in più per aiutare il compagno, benchè contro l’ultima in classifica i rapporti di forza non fossero in discussione; dalle ottime prestazioni di Reina, Callejon, Mertens, Maksimovic e Koulibaly; dall’ottimo debutto dal primo minuto di Diawara, che ha mostrato una regia semplice ma pulita, buone capacità difensive e alcuni colpi da far girare la testa. Ma forse ciò che più di ogni altra cosa ci rimane in questa giornata sono i risultati delle altre, con Juve e Inter sconfitte (#freeDeBoer) e il pareggio della Lazio, che accorciano la classifica e limitano i danni delle ultime disastrose giornate.

Roberto Palmieri

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E insomma: nelle ultime tre partite il Napoli ha fatto zero punti, è scivolato al quinto posto in campionato a 7 punti dalla Juventus, ha rivitalizzato Petagna, fatto sembrare Dzeko un attaccante mondiale, preso 6 gol in due partite in casa, riaperto un girone di Champions che si poteva blindare con tre giornate di anticipo subendo la prima sconfitta in Champions nella storia e messo in mostra dei limiti difensivi inspiegabili l’anno scorso, oltre a disimparare a rifinire e concretizzare la mole di gioco. Ma che è successo?

Il Napoli stasera ha provato a rimescolare le carte, tenendo in panca Gabbiadini (inesistente contro la Roma) per giocare con Mertens falso nove affiancato da Insigne e Callejon. Le combinazioni tra i tre giocatori offensivi sono splendide, ma fatto sta che nessuno dei tre trova la porta con regolarità; ma soprattutto basta che qualsiasi squadra decida di giocare reattivamente, chiuda gli spazi, riparta velocemente e pressi la prima costruzione e il Napoli si suicida con le sue mani.

Ne avevamo già avuto un assaggio col Benfica, quando venti minuti finali disastrosi avevano quasi riaperto una partita dominata; nelle ultime partite però la cosa è degenerata, con errori banali di ogni tipo, culminati con lo scellerato retropassaggio di Jorginho che ha regalato palla ad Aboubakar lanciato a rete. La difesa del Napoli l’anno scorso si era dimostrata solidissima grazie ad un sistema ben congegnato di linea alta e coperture preventive, che veniva fatto funzionare alla perfezione dalla concentrazione assoluta dei giocatori; questi, però, sono tutto sommato gli stessi dell’era Benitez, e lo stanno dimostrando riproponendo gli stessi cali di tensione di due anni fa. Ogni sistema difensivo di per sè funziona: quello che fa la differenza oltre alle capacità individuali è la concentrazione.

Qualcuno in questi minuti già parla di sfortuna, citando le prime statistiche disponibili che danno il Napoli in vantaggio in tutti i principali indici statistici di base che indicano la superiorità del Napoli per chilometri corsi, percentuale e totale di passaggi riusciti, conclusioni verso la porta e possesso palla, chiamando in causa l’errore dal dischetto di un fischiatissimo Insigne, il terzo gol in fuorigioco dei turchi, gli episodi che girano a sfavore; nessuno però parla del secondo rigore, quello trasformato da Gabbiadini, generosissimo, che in parte riequilibra il conto e smonta decisamente gli alibi. La sfortuna non c’entra, e nemmeno l’assenza di Milik; c’entra eccome invece la sensazione di una squadra fragilissima, confusa, che ha perso i suoi rodati meccanismi sia in difesa che nella circolazione di palla e si affida alla genialità di Mertens, alle verticalizzazioni di Hamsik e ai tagli di Callejon; armi eccellenti, per carità, ma pur sempre basate sull’individualità, il contrario della filosofia di gioco della squadra. In una formazione costruita per giocare collettivamente, l’incoerenza si paga caro. 

Che fare a questo punto? Il Napoli non può risolvere la situazione sul mercato, pertanto ha bisogno di tirare fuori il massimo dai suoi giocatori come fece l’anno scorso. Magari cavalcando l’ingresso positivo di Diawara al posto di un Jorginho ormai sistematicamente francobollato da un marcatore a uomo per novanta minuti, magari migliorando l’integrazione di Gabbiadini nei tempi della squadra, in attesa del ritorno di Albiol, tanto vituperato quando commette un errore ma evidentemente fondamentale nella direzione della linea difensiva; magari cambiando qualcosa a livello tattico (che non significa necessariamente modulo), visto che ormai le contromosse al gioco del Napoli sono chiare a tutti. L’importante è non cercare alibi: il Napoli ha bisogno di ritrovare sè stesso, perchè una squadra così forte non può gridare “mamma li turchi” a casa sua.

Roberto Palmieri

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

La vittoria con un Chievo coraggioso e quadrato porta al Napoli ben più dei tre punti (che male non fanno): porta due gol importantissimi per come sono arrivati e per il momento, che lasciano il collettivo Napoli arricchito e consegnano definitivamente, se ce ne fosse bisogno, il nostro grande Capitano alla storia della Serie A.

SI SBLOCCA GABBIADINI – Nel primo tempo la squadra ha palesemente cercato Manolo Gabbiadini in più occasioni per permettergli di sbloccarsi. Il bergamasco da parte sua non ha fatto mancare il suo apporto, con una prestazione di discreta quantità per i suoi standard con pressione generosa sugli avversari e tanto movimento in profondità. Dopo due occasioni clamorose, di cui una con uno splendido stacco di testa che dimostra come si stia applicando per aggiungere giocate “da centravanti” al suo repertorio. Dopo una notevole giocata corale del Napoli Callejon ha giocato un retropassaggio dal quale Gabbiadini ha tirato una vera “punizione in movimento”: un sinistro a giro nel suo stile che ci permettere di recuperare emotivamente un giocatore forse non al centro del progetto tecnico, ma di grande potenziale. Bentornato Manolo.

CENTO VOLTE HAMSIK – Ma in prima pagina oggi merita di starci il nostro Capitano: con l’ennesimo, splendido inserimento nello spazio lasciato vuoto dal movimento di Insigne e una fucilata forte e angolata come gliene abbiamo viste tirare a dozzine negli anni lo slovacco calca ancora più a fondo il suo nome nella storia del Napoli e della Serie A. Il prossimo obiettivo è diventare il capocannoniere della storia del Napoli: un obiettivo raggiungibile per un giocatore che ha dedicato la sua carriera alla maglia azzurra.

BENE SARRI, MA I CAMBI… – L’unica nota stonata, purtroppo, arriva dai cambi. Il turnover iniziale in realtà è abbastanza corposo, con dentro Zielinski, Insigne, Gabbiadini e Maggio; le sostituzioni però sono sempre le solite, con Allan, Insigne e Milik subentrati su un risultato ormai consolidato e contro un Chievo certamente battagliero ma chiaramente sotto controllo. In una partita del genere, volendo sostituire Jorginho, non sarebbe stato meglio far esordire Rog o Diawara? Far assaggiare il campo a Maksimovic senza bisogno di andare prima 4-0? O anche dare qualche minuto di riposo a Callejon facendo giocare Giaccherini? Il timore è che i nuovi possano fare la fine di Regini e Grassi, sprecando il grosso investimento post-Higuaìn del presidente. Sarri ha sempre dato spazio ai giovani: forse è ora di far entrare in rotazione anche i nuovi.

 

Roberto Palmieri

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

La frittura di pesce è una di quelle classiche cose che tu credi sia facile, che ci vuole a friggere il pesce? Poi quando provi a farla ti trovi la paranzella smosciata o che magari si stacca perchè l’hai fritta troppo, gli anellini di calamaro vengono tosti perchè li friggi poco, le impanature si staccano e l’olio puzza di bruciato dopo poco.
La frittura di pesce ha bisogno di un’ottima preparazione, ritmi altissimi, rapidà di esecuzione, tocco preciso e nessuna distrazione, fa parte di quel ramo della cucina napoletana frenetica, che sembra semplice ma in realtà è estremamente complessa.

L’opposto della frittura di pesce è il ragù: lo puoi preparare con più calma, devi scegliere bene gli ingredienti e soprattutto devi prenderti tutto il tempo che ti serve, la fretta uccide il ragù, lo trasforma in quella che De Filippo definiva carne cu ‘a pummarola, soffriggere il fondo preparare le carni scegliere il momento per inserire il pomodoro e soprattutto farlo pippiare e seguirne le ore di cottura sono una procedura lenta che necessità di grande pazienza e dedizione.

Nel calcio esistono partite frittura di pesce, ritmi elevatissimi, grande intensità e concetrazione alle stelle, è partite ragù, dove l’unico errore che puoi fare è perdere la pazienza. Palermo Napoli è stata chiaramente una partita ragù. Fra primo e secondo tempo molti tifosi hanno azzuppato la loro scorza di pane nella salsa e si sono lamentati che era sciapa, troppo liquida, nun sapev e nient’ ecc. ecc. Sarri e i ragazzi invece hanno continuato a seguire la cottura e da questo grande ragù sono uscite pure tre tracchiulelle che domani ci spuzzuliamo con piacere… alla faccia chiavica di chi pensa al passato (non di pomodoro).

Cattivi: i soliti piagnoni avranno molto da lamentarsi, si lamenteranno di Milic, magari senza far caso al movimento che ha lasciato solo Hamsik per il primo goal; si lamenteranno di Insigne, se lo fanno dei capelli hanno pure ragione, ma direi che l’assist per il secondo goal non era tanto male… Se c’è stato qualcosa di brutto stasera sono stati i soliti lamenti, ma oramai non ci faccio più caso.

Buoni: Marek Hamsik torna al goal e a una buona prova, sappiamo che il capitano non tradisce e oggi ha chiuso una splendida azione sbloccando il risultato. Zielenski ha un talento e un’energia devastanti, un vero cavallo di razza, l’azione per il terzo goal è impressionante. Migliore in campo? Un giocatore che in questo momento nel suo ruolo e fra i migliori al mondo, non riesco a pensare più di 3 o 4 squadre dove non sarebbe titolare o almeno in ballottaggio per una maglia: Callejon, non tanto per i due goal ma per la sua onnipresenza e le doti tattiche da vero fuoriclasse, se poi segna con questa frequenza… che vogliamo di più?

Paolo Sindaco Russo

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L'attaccante indolente

Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

E’ un gran bel giocatore Manolo Gabbiadini, ma non sembra essere lui l’attaccante ideale per questo Napoli e per gli schemi di Sarri. Manolo ha un gran sinistro, una tecnica di base invidiabile ed un discreto appeal con la porta. Però il 23 bergamasco ha due enormi problemi, uno probabilmente risolvibile. In primis è un giocatore indolente, non sembra mai dare l’impressione di “mangiarsi il campo”, una caratteristica indispensabile per chi deve giocare come unica punta in un attacco come quello congegnato da Sarri. Un’indolenza che non gli ha consentito neppure di giocare esterno destro nel ruolo attualmente occupato da Callejon. Manolo non torna, non ha la dedizione di Josè Maria nel rinculare fino alla propria area. In pratica Gabbiadini, così com’è, è un giocatore incompleto. Non può giocare da esterno perché, ad esempio, a differenza di Insigne non si applica nella fase difensiva e non può giocare da prima punta soprattutto quando le partite sono chiuse e le difese avversarie (come ieri il Pescara) giocano compatte nella propria area non lasciando spazi. L’altro difetto per un attaccante che ambisce a giocare come punta centrale è la poca abilità nel piede debole. Gabbiadini sa calciare solo di sinistro, i difensori avversari una volta che hanno limitato quel piede dormono quasi sempre sogni tranquilli.

Ecco perché, ma spero di sbagliarmi di grosso, Manolo è inadatto al gioco del Napoli. E’ un lusso che gli azzurri non possono permettersi. E, pure se fa male constatarlo, forse anche Zaza potrebbe fare meglio di lui. Zaza è un attaccante più fisico, magari meno tecnico, ma con una forte velocità in grado di impensierire le difese avversarie. Se invece l’attacco azzurro resterà così forse Sarri farebbe bene ad escogitare altre soluzioni, magari Gabbiadini può rendere meglio da seconda punta, in appoggio ad un altro attaccante che potrebbe essere Milik.

Peccato che i rapporti con Cairo e con il Torino siano ai minimi storici. Fossi stato in Giuntoli sarei andato a bussare la porta granata per prendere Belotti. 22 anni, un fisico da paura e una discreta tecnica. Un piccolo Vieri che sta crescendo stagione dopo stagione. Con tutti i palloni che arrivano in area forse la scommessa giusta potrebbe essere “Il Gallo”. Ma ormai è tardi. Bisognava pensarci prima. Prima di correre appresso a Icardi e alla sua meravigliosa compagna di vita.

Spero davvero di sbagliarmi, ma forse se Manolo cambia aria non è poi una cattiva notizia. Soprattutto se DeLa riuscisse a fare un buon colpo per regalare a Sarri un attaccante, magari meno forte, ma con caratteristiche più rispondenti all’attuale gioco azzurro.

Valentino Di Giacomo

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Forse ci sarà qualcosa di scaramantico nell’annuncio di De Laurentiis del primo acquisto ufficiale, Tonelli dall’Empoli. Lo scorso anno il primo ad arrivare in azzurro fu un altro empolese, Mirko Valdifiori. Le prestazioni del centrocampista non hanno fatto di certo incantare, ma il Napoli ha invece indovinato praticamente tutti gli acquisti ed ha giocato una stagione strepitosa. Chissà che anche Tonelli, magari giocando di più e meglio rispetto alla delusione Valdifiori, non possa essere di buon auspicio per un’ottima annata.

Come al solito in questo periodo le voci di calciomercato si rincorrono alla velocità della luce. L’esperienza di anni e anni di questa giostra dovrebbe imporre una certa cautela, ma facciamo un po’ il punto di chi dovrebbe partire e chi arrivare.

In via di sbarco sono dati Maggio, Albiol, Rafael, Gabriel, Gabbiadini e Regini. In forse ci sono il neo arrivato Grassi, Strinic, David Lopez, Valdifiori ed El Kaddouri.

DIFESA. Per Maggio il sostituto è stato individuato in Vrsaljko del Sassuolo, un calciatore che viaggia già su parametri di prezzo alti, per lui si parla di circa 15 milioni. Stesso discorso per Bruno Peres del Torino che, tra l’altro, è anche troppo offensivo per la difesa di Sarri e che quest’anno ha dato il meglio di sè da esterno nel 3-5-2. Albiol è in scadenza di contratto. Al di là delle smentite di rito, risulta che abbia già fatto le valigie per ritornare nella sua città, a Valencia. Eppure non è da escludere che Sarri, nonostante l’arrivo di Tonelli, non insista per far permanere almeno un altro anno lo spagnolo in azzurro. Per caratteristiche tecniche, Tonelli è in realtà un sostituto di Koulibaly, assai più che di Albiol. Nell’Empoli il difensore “ragionato” era Rugani, quello “aggressivo” Tonelli. Il calcio sarà pure cambiato tantissimo negli ultimi anni, ma le difese migliori sono sempre quelle che hanno un “Libero” (Albiol) e uno “Stopper” (Koulibaly). E l’azzurro Tonelli è uno stopper, assai più che un libero. Chiriches, in questo senso, sarebbe assai più “Libero” del nuovo acquisto. Ecco perché non meraviglierebbe se Giuntoli tornasse alla carica per Maksimovic del Torino.

PORTIERE. Per il ruolo di vice-Reina ci sono due opzioni sul tavolo: Sportiello dell’Atalante e il ritorno di Sepe. Ma sarà difficile convincere l’estremo difensore napoletano a fare un altro di panchina dopo averne già fatta tantissima a Firenze.

CENTROCAMPO A centrocampo ci sono i nodi irrisolti più grandi. E’ un reparto dove Sarri ha giostrato meno gli uomini a disposizione. Ed è assai probabile che sarà questo il settore più rivoluzionato a fine mercato. Come vice-Hamsik il nome che circola da tempo è sempre quello di Klaassen dell’Ajax, ma non è possibile escludere sorprese. In genere queste trattative estenuanti portate avanti dal Napoli partono male e finiscono peggio: vedere alle voci Kramer, Gonalons, Maksimovic… Nel ruolo di regista bisognerà capire invece se Valdifiori avrà ancora voglia di restare in azzurro, in caso contrario non sarebbe disprezzabile se Giuntoli individuasse per quel posto un calciatore che avesse anche qualche dote fisica maggiore. Al Napoli servirebbe tantissimo aumentare la forza fisica dei suoi elementi che, al momento, non è così elevata. Per giocare in Europa, oltre alla tecnica, servono muscoli e centimetri e il Napoli ha un centrocampo composto solo da “piccoletti”. Si farà probabilmente qualcosa anche per trovare il sostituto di Allan, David Lopez non è un calciatore di pari livello. Anche se Sarri tiene lo spagnolo in grande considerazione, soprattutto per la sua enorme disponibilità a lavorare senza fare troppi mugugni.

ATTACCO. In attacco sarà difficile tenere Gabbiadini, tanto più dopo che il bergamasco ha perduto l’europeo a causa del poco minutaggio. Il nome caldo per sostituire Manolo sarebbe Lapadula del Pescara. Un talento di 26 anni, che però non ha mai giocato in serie A. Un rischio, al di là del valore del calciatore che, tra l’altro, non è più un giovanissimo.

Non sarà un mercato difficilissimo quello di Giuntoli. Ma siamo certi che, per un Tonelli arrivato subito, sarà difficilmente così per gli altri. Molte operazioni saranno concluse negli ultimi giorni di mercato, tanto più che il Napoli ha molti calciatori “in esubero” che possono rappresentare delle soluzioni “last-minute” per molte società.  Vedremo.