Tags Posts tagged with "foodlove"

foodlove

0 501

Non ne servono tante, ma qualche cifra aiuta. 1,3 sono i Miliardi di tonnellate di cibo che finiscono nella spazzatura ogni anno. Un terzo del cibo prodotto nel mondo. Una quantità più che sufficiente, ci riporta la Fao, a sfamare il TOTALE degli indigenti  (e robuste quantità di bestiame a scelta). Lo spreco avviene a ogni snodo della filiera (nelle grandi piattaforme di distribuzione grandi quantità di cibo deperibile, pur ampiamente commestibili, sono distrutte senza che neanche chi vi lavora possa avervi accesso).

6c310e9f-8c3c-4166-a77f-28d5cf963bb7

Il grande paradosso è che buona parte di quanto sprecato rientra nel computo del Pil; che vuol dire che nei dati macroeconomici riceve una lettura in positivo. Insomma la misura principale di ogni valutazione di performance dei Governi (se ne era già accorto Kennedy ma da allora no change) è un dato che conteggia allo stesso modo la produzione di microscopi e ponti come quella di pulcini depressi destinati, dopo aver vissuto in un lager con l’accompagnamento di schifosissime musichette new age, a diventare coscette di pollo scadute – tanta infelicità sprecata -. E io capisco che adesso siete in attesa dell’ennesimo pistolotto sociologico, sui paradossi di un sistema psicopaticogeno che premia la distruzione.

Grossa falla nel motore, comandante.
Fermiamo la nave e diamo un’occhiata.
Prima c’è la nuova puntata di Game of Thrones.

Mi spiace. Se proprio ci tenete potete rileggervi Adorno o Stiglitz. Noi di Soldato preferiamo ripiegare su più pragmatici quesiti:

Che possiamo fare?

Intanto, se diamo un’occhiata alla legislazione italiana in materia, vediamo qualche progresso. La legge nr. 155, del 2003, cosiddetta del “Buon Samaritano”, facilita la distribuzione agli indigenti da parte della Grande Distribuzione, sollevando le Onlus che effettuano distribuzione di cibi da una serie di adempimenti burocratici.
Mentre siamo ancora in attesa di una legge (annunciata per il 2016) che permetta di regolare la svendita, o la donazione, di cibi scaduti ma organoletticamente intatti.

Ma la notiziona è che le aziende che vorrebbero donare cibo scaduto o in via di scadenza sono tante. Primo perchè riduce i costi di smaltimento, secondo perchè in fondo nessuno vuole buttare il cibo. Ciò che importante è trovare associazioni, enti, persone, progetti, che abbiano la credibilità di non speculare sulla solidarietà. E dargli spazio, come ci proponiamo di fare con la nostra iniziativa #foodlove.

Un primo bel progetto che ci sentiamo di segnalare è quello di Raphael Fellmer, si chiama Lebensmittelretten (Salvataggio di cibo), e coniuga networking e corazon, mettendo in contatto chi ha eccedenza di cibo (aziende o privati) con chi ha più bisogno. I primi segnalano, attraverso una mappa online, la possibilità di donare cibo rimasto invenduto o scaduto, i secondi indicano la propria disponibilità a recarsi presso il punto di incontro per prelevarlo. Una bella realtà da prendere a modello, la dimostrazione che si può fare un certo tipo di attivismo mettendo a disposizione idee e voglia di fare senza per forza passare dalle urne.

Rimanendo in Campania c’è la Caritas Diocesana di Nola, una struttura che con passione e solidarietà sforna 70 pasti al giorno, (e ora che si avvicina il maledetto momento del 730 e con esso anche la destinazione del 5×1000, se avete dubbi, sappiate che è possibile devolvere…), e anche La Ronda del Cuore, che da anni distribuisce pasti caldi e vestiti ai senzatetto a Napoli città.

Con l’hastag #foodlove continuiamo a dare spazio a tutte le associazioni meritevoli: segnalateci anche voi!

0 1430

Lo dico spesso e lo scrivo ogni volta che se ne presenta occasione, il cibo è un atto d’amore. Preparlo, sceglierne gli ingredienti, cucinarlo, condividerlo, servirlo e anche, ma forse soprattutto, mangiarlo è un atto d’amore. Amore per la propria terra, per la propria cultura e per la propria storia, amore per il mondo e per le altre culture, amore per chi lo ha lavorato ma soprattutto amore fra chi lo offre e chi lo mangia.

Sarà un mio limite ma non riesco a vedere questo amore negli Oreo messi ovunque, nei video di 30 secondi con ricette a base di nutella o sottilette, nelle foto di panini alti quanto mia figlia con dentro ogni ben di Dio destinati più ad essere fotografati che ad essere mangiati.

Non c’è nulla di male nel foodporn, anzi io stesso sono un amante degli eccessi, in ogni cosa non solo nel cibo, ma gli eccessi sono belli proprio per la loro eccezionalità. Come dire, non condanno Man Vs. Food, anzi trovo molto simpatico Adam Richman e divertente il suo programma ma quello per me non vuol dire parlare di cibo. L’idea dell’uomo Contro il cibo proprio non riesco a farmela piacere, credo nell’uomo per il cibo, nell’uomo con il cibo o semplicemente credo negli uomini e nel cibo.

Rimanendo in tema tv preferisco di gran lunga Andrew Zimmern che gira il mondo alla ricerca di quelli che lui definisce orrori da gustare, genera curiosità, racconta storie ed esplora nuove possibilità di cibo, spesso partendo da quelli che sono considerati.

Quello che in Italia fanno Chef Rubio e Don Pasta: partire dal cibo come storia, come cultura, come scelta dal valore sociale e politico, come amanuensi medioevali (ma molto più fichi) tengono in vita culture oramai relagate a piccole comunità, cui vanno aggiunti volti meno noti come Giuseppe Rivello e associazioni come Slow Food che fanno della difesa della località e della alimentazione tradizionale la loro bandiera.

Sulle nostre pagine abbiamo sempre affrontato il cibo, nel nostro piccolo, cercando di non perdere mai di vista ciò che è realmente: abbiamo raccontato storie come quella dei fagioli della regina, abbiamo cercato di guardare al nostro passato, parlando della cucina al tempo della carestia, abbiamo parlato di alimentazione e di ricette povere, ed è così che ci piace continuare, ed è per questo che abbiamo deciso, nel nostro piccolo di sostenere Leguminosa.

Nutella, Oreo, Kinder e Duplo difficilmente li vedrete come ingredienti sulla nostra pagina, difficilmente ci vedrete sbavare davanti impasti preconfezionati, ripieni di merendine sciolte, farciti di snack e biscotti frullati. Al #foodporn preferiamo il #foodlove e amare il cibo significa conoscerlo, scoprirlo ogni giorno e rispettarlo.

Così vi invitiamo a fare un gioco, usiamo l’hashtag #foodlove, raccontiamo storie di lotta agli sprechi, di tradizione, di scoperta. Dopo questa abbuffata di pornografia alimentare riprendiamo ad amare… sicuramente farà bene a tutti.

Paolo Sindaco Russo

0 429

Sulle nostre pagine il cibo ha sempre trovato grande spazio, ma un po’ in controtendenza rispetto al resto del web lo abbiamo sempre affrontato in modo più umano e casereccio, preferendo la dimensione storico-culturale agli eccessi del #foodporn tanto di moda oggi.

Ed è per questo che abbiamo deciso, nel nostro piccolo, di promuovere e sostentere Leguminosa 2016, l’evento di slow food dedicato al mondo dei legumi che vedrà Napoli protagonista per tre giorni di cibo e cultura.

Da oggi abbiamo inoltre il piacere di avvalerci della collaborazione di Claudia, una bravissima cuoca Napoletana per scelta che a breve avremo modo di conoscere meglio sulle nostre pagine, per ora questa ricetta è il suo biglietto da visita.

ZUCCA DI LEGUMI

Ingredienti per 4 persone:
300 g legumi misti: fagioli, ceci, soia, piselli secchi
200 g zucca
150 g orzo
1 aglio
1 cipolla
1 costa di sedano
1 carota
Olio evo qb
Sale & pepe

Procedimento
Mettete in ammollo i legumi in acqua fredda per circa 10/12 h. Lessateli in abbondante acqua salata.

Fate appassire qualche spicchio di aglio con un filo di olio, aggiungete un trito di cipolla, sedano e carota e fate insaporire per qualche minuto. Versatevi i legumi già scolati e continuate a cuocere per 5/10 minuti. Intanto cuocete l’orzo in abbondante acqua salata. Scolatelo al dente.

Tagliate la zucca in modo da ottenerne un contenitore con il quale poi servirete la zuppa. La polpa della zucca invece tagliatela in piccoli pezzetti e aggiungetela ai legumi con dell’acqua o del brodo vegetale, in quantità sufficiente a ricoprire il tutto. Continuate a cuocere ed in ultimo versate anche l’orzo. Continuate a fuoco lento per altri 5/10 minuti. Aggiustate di sale e pepe. Trasferite nella zucca e servite con un filo d’olio a crudo.

Un consiglio per rimediare all’unico inconveniente riscontrabile dal consumo di legumi…. aggiungete in cottura semi di finocchio o alcune foglie di alloro!!!!

0 1406

Quando ero piccolo pensavo esistessero i fagioli bianchi e i fagioli rossi, fu mia nonna materna a farmi scoprire ceci e lenticchie.

All’epoca degna compagna di questi piccoli semi era la pasta: tubettoni o quella ammescata ottenuta dai residui di altri formati per me primo esempio familiare di lotta agli sprechi alimentari e per diversi anni il mio orizzonte leguminoso si fermò a queste quattro tipologie.
Solo adolescente nei margini delle lunghe passeggiate in bici si insinuarono in quell’orizzonte le cicerchie evidentemente quelle Flegree coltivata nei terreni a ridosso del mare o sulle sponde dei laghi vulcanici dei Campi Ardenti.

Per le fave ho dovuto aspettare le giornate primaverili con gli amici fuori porta: Pasqua e Pasquetta se ne passavano tra lunghe pulizie delle cozze del Fusaro e a sgusciare baccelli di fave fresche nell’attesa del turno della propria squadra nell’improvvisato torneo di pallavolo. Crescevo e il mio panorama leguminoso si allargava al cannellino bianco si aggiungeva il fagiolo con l’occhio e nei primi viaggi aldilà dell’Atlantico i fagioli neri furono la mia scoperta dalle Americhe in un locale mex in un vicolo di Manhattan.

Solo conoscendo Slow Food ed entrando in questa grande associazione che si verifica la mia apertura celestiale leguminosa…per dirla alla Fazio. Riesco ad apprezzare e conoscere oltre 40 tipologie di legumi: il cannellino dente di morto di Acerra, il fagiolo a formella, quello di Controne e quelli di Casalbuono, il cece di Cicerale, la lenticchia di Valle Agricola e quella di Mormanno, la fava baiana e quella di Carpino, il lupino di Vairano e la roveja.

Oggi apprezzo di questi piccoli semi la loro quotidianità, la possibilità di utilizzarli per preparare piatti diversi e scoprire gusti e sapori variopinti e allora visto che non disdegno mai di mettermi ai fornelli provo pian piano a sostituire la carne con piatti a base di legumi, non solo zuppe e non più solo pasta ma anche polpette, falafel, pasticci, vellutate e sformati.

Il mio orizzonte è ormai ampio e come in una limpida giornata di marzo lascia trapelare anche i contenuti ambientali ed etici di queste scelte alimentari: la necessità di coltivare piante che fissano l’azoto, di sostituire le proteine animali con quelle vegetali per ridurre l’impatto degli allevamenti intensivi e le opportunità economiche per i territori marginali della nostra regione.

Sarà proprio in limpide giornate di marzo dal 4 al 6 per l’esattezza che a Napoli in Piazza Dante Slow Food Campania con Leguminosa (www.leguminosa.it) proverà ad allargare orizzonti gustativi, ludici e culturali di tutti coloro che vorranno scoprire i segreti delle civaie.
Ah già cosa sono le civaie?

Le civaie in termini agronomici sarebbero le leguminose, ma tu soldato innamorato a Piazza Dante ci…vaje?

Giuseppe Orefice