Tags Posts tagged with "folklore"

folklore

0 2517

Radiografia degli ultras

Non serve praticamente a nulla la partita di stasera tra Napoli e Legia Varsavia. Eppure, nonostante tutto, la scorsa notte si sono registrati scontri tra napoletani e polacchi. Le cronache raccontano di 16 arresti, 14 feriti tra cui 9 agenti delle Forze dell’Ordine.

Ormai le partite sono il pretesto per fare a mazzate. Non è una novità, non è una notizia. Non si può chiamarli tifosi, non perché non lo siano. E’ che sono prima teppisti, disadattati, incivili. Lo stadio e gli eventi sportivi sono solo il pretesto.

Questi soggetti non sono la maggioranza della tifoseria, anzi, sono pochi e isolati. Fanno solo più rumore. A Napoli poi è fortissimo l’intreccio tra il mondo ultras e la delinquenza di ogni tipo, anche di stampo camorristico. Alla prima in casa stagionale contro la Sampdoria in Curva A ci fu pure un accoltellamento. Ero lì allo stadio: circa 5000 persone restarono a guardare quello che combinavano una maniata di deficienti.

Non appartengono al mondo del calcio questi personaggi, sono laterali. Gli stadi e quello che c’è intorno sono soltanto il pretesto, il palcoscenico designato per fare un po’ di macello. Ragazzini dai 14-15 anni in su che giocano a sentirsi uomini in questo modo, visto che per il resto dei giorni sono il nessuno generalizzato. Gente invisibile che esiste solo in queste occasioni: quando siti e giornali riportano le loro gesta e si fa la corsa a pubblicare foto e video di questi scontri. E’ possibile incontrarli pure al centro storico quando camminano la sera in gruppi di 15-20 persone solo per spaventare i passanti con canti e spintoni. Vivono e cacciano in branco, da soli sarebbero nessuno. Magari qualcuno di questi guagliuncielli va pure bene a scuola, ma in gruppo si trasforma e fa il tipo con la capa spostata che si porta assai.

La camorra al San Paolo ci sta da sempre. Questi episodi non sono afferibili però alla malavita organizzata. Sono solo dei delinquenti organizzati che giocano a fare i guappi bardandosi di sciarpe e bandiere. Se chiedete ad uno di questi chi era Zurlini, Panzanato o Mistone non sanno nemmeno chi siano, perché non sono tifosi.

Non è così soltanto a Napoli, anzi la nostra città, per una volta, non è neppure l’epicentro di questo genere di fenomeno. In tutta Italia e in Europa è cominciato questo gioco di “fare gli hooligans”, gli ultras di “mentalità” da diversi anni. Quasi ogni tifoseria ha i suoi imbecilli delinquenti. Spesso si danno appuntamento su internet e si incontrano nelle stazioni di servizio, nelle stazioni ferroviarie, anche in qualche posto sperduto e si prendono a mazzate. Ci sono codici che vietano le armi eppure le ferite di coltello non sono rare in questi scontri. Si gioca con i gemellaggi, quelli del Legia ad esempio sono gemellati con i tifosi della Juve. Si fanno gemellaggi non per senso sportivo, ma per procurarsi altri nemici con cui scontrarsi.

Sono estranei al mondo del calcio. Ma il mondo del calcio nulla fa per modificare lo stato delle cose. I club difficilmente ne parlano. Sono affari che riguardano lo Stato. E nulla si fa nemmeno sotto il profilo dell’educazione allo sport, della civiltà, del vivere contrapposti ma rispettandosi. La Lega Calcio o la Figc se ne fregano. Meno se ne parla meglio è.

Per tanti anni il San Paolo è stato un luogo di colori, di folklore, di sfottò. Allo stadio ci si poteva andare con i bambini che al massimo sarebbero ritornati a casa ripetendo qualche parolaccia. Oggi il folklore non deve esistere, non si possono nemmeno cantare cori per i singoli calciatori perché sono “mercenari”. I cori per Higuain partono dalle tribune perché in curva si violerebbero i codici di questi quaqquaraqquà.

Vedere questi personaggi mi ha allontanato dallo stadio. Io che per il Napoli ci campo e che la curva era casa mia. Non si può ignorarli. Perché, come me, chissà quanti ce ne sono che allo stadio ormai ci vanno malvolentieri proprio per non incrociare questi personaggi e subire i loro assurdi diktat. Per non parlare di quella bruttissima sensazione che ti prende quando ripensi alla bellezza di quello stesso stadio appena 15 anni fa, quando il Napoli era in B e con i gol di Schwoch volava in A in un San Paolo colorato e sempre pronto a sostenere la maglia e i calciatori nella buona e nella cattiva sorte. E oggi che il Napoli ottiene tra i migliori risultati della sua storia dobbiamo andare in uno stadio che è solo gremito, ma che spesso non è capace di fare il tifo. E per di più non sa divertire e non si diverte.

Ci sono tante forme di guerra nel calcio di oggi, gli scontri tra napoletani e polacchi per una partita che non vale niente, raccontano solo una parte della brutta aria che si respira nei nostri stadi.

vDG

@valdigiacomo

#ilCaffèMiRendeTifoso

SEGUICI E COMMENTA CON NOI SU FACEBOOK SULLA PAGINA DI SOLDATO INNAMORATO E SU TWITTER @SurdatNammurat

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore, della fonte e del LINK, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

0 2373

Noi non ci stiamo!

Stadio San Paolo

Il nuovo stadio San Paolo, secondo il progetto che la SSC Napoli ha fornito al Comune sarà di 41.000 posti. Sono posti a sedere, ma nonostante ciò in città abbiamo assistito quasi a una standing-ovation. “Bravo il Napoli che riduce i posti, tanto erano inutili quei seggiolini in più“. E all’improvviso mi accorgo da questo genere di commenti che questo non sia più il mio calcio, la mia Napoli, i miei napoletani.

Senza accorgersene i napoletani hanno ormai abdicato alla loro passione, ai loro costumi, alle loro tradizioni. Si sono venduti ad un imborghesimento che non gli appartiene e per di più l’hanno data vinta agli ultras. A quelli che non cantano un coro ad un giocatore, anche se ne ha bisogno o lo merita, perché “esiste solo la maglia“. Quei gruppi ultrà che sanno raffigurarsi solo con loghi violenti: maschere sul volto e coltelli fra i denti. Quegli ultras che se ne fottono altamente di cosa faccia il Napoli in campo purché loro possano cantare i loro truci e vergognosi cori contro la polizia, contro lo Stato e in nome di un Vesuvio di cui non riescono nemmeno a comprendere la potenziale forza distruttrice. È passato tanto tempo, Non ci lasceremo mai, Siamo figli del Vesuvio, Forse un giorno esploderà, Una vita insieme a te Di domenica alle 3, Non riesco a stare solo senza te, Quando un giorno morirò Da lassù ti guarderò, Quanti cori al funerale chiederò! Uno dei cori più imbecilli e cretini che ci fa comprendere quanto un pezzo di Napoli sia ormai totalmente degradato. Dov’è la fantasia, il folklore, la bellezza appassionata dei napoletani che ancora riconosciamo camminando in strada?

Perché hanno vinto loro? Perché con 41.000 posti gli effetti saranno due: o il San Paolo diventerà terra solo per loro e questi cori idioti che nulla hanno a che vedere con l’amore verso il calcio, oppure i prezzi dei biglietti saliranno così tanto alle stelle che il nuovo San Paolo sarà terra solo per ultra-borghesi facoltosi e figli di papà. C’è poi una terza strada: curve agli ultras, tribune ai riccastri. E chi, la stragrande maggioranza figlia di questa terra, non si ritrova né tra gli uni né tra gli altri andrà allo stadio sempre più contro voglia. Andare in tribuna senza nemmeno poter fumare una sigaretta perché gli altri ti guardano male e si lamentano? (Mi è successo). Oppure andare in curva e subirsi tutte quelle stronzate che ti fanno rimpiangere i “belli tiempe ‘e na vota” (chiaramente mi è capitato anche questo).

De Laurentiis vuole il suo stadio come quello della Juventus. E’ bello lo stadio della Juve, fa anche un certo effetto acustico, ma Napoli non può prendere a modello altre città e altri costumi. Napoli è Napoli e ogni volta che ha tentato di scimmiottare esperienze forestiere è finita per pagarne le spese a caro prezzo. Per restare all’architettura ne sono un esempio quello scempio di Vulcano Buono, il Centro Direzionale e le Vele di Scampia. Qui su soldatoinnamorato.it cerchiamo di raccontare ogni giorno qualche nostra tradizione. Non perché Napoli non debba cambiare, ma perché non deve neppure diventare Rovigo – tanto per mutuare una battuta di Troisi. Va bene cambiare, ma senza abbandonare i nostri tratti distintivi che rendono Napoli ancora una città davvero unica al mondo.

E un tratto distintivo della nostra città è lo stadio, gli 80.000 spettatori, la bolgia, le urla, le grida sguaiate e veraci. Che fine hanno fatto i tamburi? Che fine hanno fatto quelle melodie che si ascoltavano solo e soltanto al San Paolo? Perché i tifosi di oggi scimmiottano melodie da altre tifoserie in una indegna imitazione?

E poi ci chiediamo ancora un’altra cosa: ma se il Napoli tornerà in Champions cosa accadrà per accaparrarsi un biglietto? E quanto costerà un abbonamento per avere il vantaggio di prendere un tagliando in prevendita?

Mi spiace, ma io non esulto alla riduzione di posti. E’ una decisione figlia di un calcio che sanziona persino la gioia di quei calciatori che si tolgono la maglia dopo un gol. E’ il risultato di anni e anni di disinteresse della società verso la qualità del proprio pubblico. Perché non è solo una questione di numeri, ma di qualità del pubblico che la SSC Napoli vuole portare allo stadio. Allora cari De Magistriis e De Laurentiis, voi che siete uomini a cui spetta di mettere i puntini sulle “i” persino nel cognome, ce la date una risposta? Vogliamo lasciare fuori dal nuovo San Paolo la stragrande maggioranza dei napoletani che non si riconosce né tra i tribunisti un po’ attempati, né tra gli ultras violenti e (nel migliore dei casi) incapaci di creare un coro coinvolgente?

E’ vero, il San Paolo non è più popolato come un tempo. I 60.000 spettatori (l’attuale capienza) vengono raggiunti solo in sparute apparizioni. Ma non c’entra davvero nulla la tv o lo schifo dei cessi dello stadio e ancora i sediolini scomodi e spesso zozzi. Se lo stadio ritornasse ad essere un luogo di gioia, di bel tifo, di passione dovrebbero costruire un secondo San Paolo per farci entrare i napoletani. Il problema non è la capienza, ma il saper coinvolgere i tifosi, la stragrande maggioranza di coloro che non si riconoscono in quei gruppi ultrà inutili e auto-referenziali. E di certo il problema non si risolve con quella stronzata delle cheerleaders o con qualche canzone da discoteca pompata a palla prima della partita.

Sapete perché il nostro sito lo abbiamo chiamato SoldatoInnamorato? Perché è il coro SPONTANEO dei Napoletani (quelli con la N maiuscola) dopo una vittoria. E’ quel coro che ci fa piangere tutti insieme e che ci fa abbracciare sugli spalti persone che neppure conosciamo. Gli ultrà non vogliono che si canti ‘o surdat nnammurat, dicono sia folklore, rappresentazione di una vecchia Napoli. Certo, se sono loro a rappresentare il nuovo con quei loro cori offensivi e insopportabili allora togliamolo proprio da mezzo il San Paolo. Le partite giochiamole alla play-station, così ci facciamo da soli pure la campagna acquisti e stiamo comodi comodi sul divano di casa.

Lo stadio da 41.000 posti non è solo una brutta notizia per il Napoli e i suoi tifosi. Lo stadio da 41.000 posti è uno schifo di notizia per Napoli e per quei Napoletani che si sono schifati di dover subire certe angherie. Fino a ieri abbiamo subito con sofferente indifferenza i soprusi degli ultras, da domani quei soprusi saranno ancor più istituzionalizzati. La delibera la firmeranno il Comune e la SSC Napoli, non in nome dei nostri interessi. Non in nome dei veri Napoletani. Non in nome della maggioranza silente dei Napoletani che non urla e scassa vetrine, che fa la fila o accompagna il nipote a prendere il biglietto al botteghino. I Napoletani resteranno per sempre fuori da casa propria. Fuori dal San Paolo. E se pensate che Ciro Esposito sia stato ucciso solo per una fottuta casualità del destino o perché i tifosi della Roma sono gli unici ad essere violenti allora non avete capito nulla. O si risolve alla radice il problema di come far tornare il pallone e lo stadio a una forma di aggregazione sociale oppure perderemo tutti. E queste decisioni non fanno che proseguire un trend che vuole le famiglie fuori dallo stadio. Game over Napoli.

P.S. Se vogliamo fare qualcosa tutti insieme per risolvere il degrado del tifo del San Paolo noi siamo qui. Se si può aprire una discussione che possa dare a tutti i Napoletani diritto di cittadinanza all’interno della propria casa noi ci siamo. Fateci sapere come possiamo essere utili. 

Twitter: @valdigiacomo

#ilCaffèMiRendeTifoso

SEGUICI E COMMENTA CON NOI SU FACEBOOK SULLA PAGINA DI SOLDATO INNAMORATO E SU TWITTER @SurdatNammurat

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it