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Fonte: sscnapoli.it

Ci risiamo, come ogni dicembre torna nelle sale il Film di Natale e, nonostante Aurelio De Laurentiis sia il presidente del Napoli da più di dieci anni, continua a spopolare il termine Cinepanettone.

Se da una parte il presidente continua a vantarsi delle sue origine campane dall’altra insiste a mettere da parte la nostra splendida cultura culinaria a favore del dolce milanessissimo, ignorando la vastissima scelta delle dolcezze natalizie nostrane.

Cineroccocò, cinemustacciulo, cineraffiuolo ocinesusamiello? Tutti nomi bellissimi, ma quando si parla di dolci di natale gli struffoli la fanno da padrona, se poi consideriamo che su web il termine Cinestruffolo è stato già utilizzato (Qui un blog che raccoglie film comici napoletani sotto questo nome, qui un divertente video)  non abbiamo dubbi: il film di Natale sarà il cinestruffolo.

Il Cinestruffolo è sicuramente più simpatico e accattivante di cinepanettone e soprattutto è napoletano, e il buon De Laurentiis non può non tenerne conto, deve onorare gli struffoli!

Se siete d’accordo con Noi e anche voi volete combattere questa ingiustizia firmate la nostra petizione!

FIRMA QUI LA PETIZIONE!!!

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La classifica di Antonio Giuliano

Stilare classifiche è un passatempo tanto sterile quanto divertente. Meglio ancora se si confrontano “competitors” figli di epoche diverse, in modo tale da rendere ancora più arduo il raffronto.

Chi vi scrive, ha una sorta di simpatica (?) ossessione per questo genere di attività, e oggi vuol iniziare a contagiarvi. Comincerò da una classifica relativa ad una delle maggiori arti nostrane, ovvero quella di far ridere. Non in senso negativo, ma nell’accezione cinematografica e artistica, si intende.

La mia personalissima top ten, rileggendola dopo averla partorita di getto, si è rivelata un inconsapevole tributo alla comicità napoletana. Totò e Massimo Troisi, ma anche altri artisti partenopei, hanno un posto di rilievo in questa selezione. Ho scelto in base ai miei gusti, e forse ho avuto poco rispetto per alcuni mostri sacri (Sordi fra tutti) che sono stati esclusi ma avrebbero meritato di esserci.

Ecco la mia top ten:

1) Totò, Peppino e la malafemmina

2) Così parlo Bellavista

3)Johnny Stecchino

4)Fantozzi

5)Non ci resta che piangere

6)Ricomincio da tre

7)Miseria e nobiltà

8)Compagni di scuola

9)Febbre da cavallo

10) Il secondo tragico Fantozzi

Scegliere non è stato facile, e gli assenti illustri sono parecchi. Di Alberto Sordi, autentica leggenda del cinema nostrano, capace di fotografare i difetti degli italiani come nessun altro, s’è già detto. Verve e cinismo lo hanno reso un grandissimo ma, in tutta franchezza, non sono riuscito a trovare un suo film in grado di scavalcare i dieci sopra citati. Certo, “Un Americano a Roma” o “Il medico della mutua” sono capolavori del nostro cinema, ma non hanno fatto breccia nel mio cuore.

Dispiace aver escluso Aldo Fabrizi o Nino Manfredi, ma la comicità romana (altra strepitosa scuola, una delle poche in grado di tener testa a quella partenopea), è comunque ben rappresentata dal Verdone di “Compagni di scuola” – più maturo rispetto agli esordi, meno legato alle gag dei singoli personaggi – e dall’ottima accoppiata Proietti – Montesano nel cult “Febbre da cavallo”.

Oltre ai due giganti Totò e Troisi, fuoriclasse che hanno segnato le rispettive epoche, ottimo riscontro anche per il grande Roberto Benigni e per Paolo Villaggio. I primi due Fantozzi sono uno spaccato straordinario della società italiana, ma al tempo stesso un vero manuale di comicità surreale.

Può sorprendere il secondo posto di “Così parlò Bellavista”, film che forse, nel resto d’Italia, non ha avuto lo stesso successo che ha ottenuto a Napoli. Io lo trovo un capolavoro assoluto, capace di dar luogo ad una comicità corale e intelligente, oltre che di produrre scene indimenticabili: chi non ha riso dinanzi al racconto del cavalluccio rosso o a Marina Confalone che insulta la lavastoviglie?

Infine, due menzioni particolari, tra i film esclusi. Il miglior “undicesimo” è la “Banda degli onesti”, ennesima prova di gran classe del duo Totò e Peppino. Fuori classifica, invece, “I soliti ignoti”. Per lo spessore artistico e la genialità, è riduttivo parlare di film comico, ma anche di commedia. E’ il racconto magistrale di un’Italia che non c’è più. E’ il film capostipite di un genere, che ha fatto capire al mondo quanto grande fosse Monicelli e quanto bravo fosse Gassman.

Antonio Giuliano

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Chiamateli dramma musicali, sceneggiate cinematografiche, musicarelli napoletani, in ogni caso i tanti film che, tra la fine degli anni ’70 e gli inizi degli ’80, videro protagonisti cantanti e stelle della scena melodica partenopea, hanno finito col dare vita ad un genere autonomo, con le sue regole, i suoi topos e la sua dignità. Per questo è inutile che fate gli snob, fingendo di cadere dalle nuvole, siamo sicuri che, almeno una volta, anche voi vi siete lasciati catturare dalla magia di questi lungometraggi, apparentemente di poche pretese. Gli ingredienti erano semplici: isso (il cantante melodico o in seguito neomelodico), essa ( una bella ragazza con cui il protagonista ha un amore contrastato), o malamento/malamenta (spesso un attore importante anche bello ma che soccombeva di fronte al fascino dei vari Nino D’Angelo, Carmelo Zappulla, Pino Mauro oppure un’appariscente attrice che cercava di traviarli ).

Aggiungiamo una splendida Napoli sullo sfondo, una coppia comica e un pugno di grandi caratteristi, di cui era ricco il nostro cinema di quegli anni, ed il gioco è fatto. Dite che vi ricorda qualcosa? Infatti, come con la sceneggiata, con loro abbiamo sognato, pianto, riso, ci siamo emozionati, abbiamo palpitato e sospirato soddisfatti, quando la giusta punizione raggiungeva finalmente “o fetente” oppure quando i protagonisti si riappacificavano e ritrovavano.
Abbiamo perciò provato a fare un elenco dei 10 indimenticabili musicarelli napoletani

1) “Pover’ ammore”. Questo film del 1983 descrive mirabilmente l’emozionante e pedagogica parabola umana del protagonista, un convincente Carmelo Zappulla, il quale incontra Lisa, bella e affascinante, per la quale abbandona casa, moglie e figli, macchiandosi di azioni delle quali non si sarebbe mai creduto capace. Per fortuna ad un passo dalla rovina definitiva, la sua bambina riesce a ricondurlo alla ragione.
TAG: rovinafamiglie

2) “I figli non si toccano”-1979. Una banda di marsigliesi arriva a Napoli per sfidare Don Raffaele Sapienza (Pino Mauro), un contrabbandiere capo della “guaglioneria” napoletana. Gli infami uccidono uno dei suoi uomini in mare durante un conflitto a fuoco e per di più, rapiscono un bambino, figlio della sua ex donna. ‘O masto, con l’aiuto di una sorta di corte dei Miracoli raccattata tra chi vive ai limiti della legalità, si scatenerà e sgominerà gli avversari francesi.
TAG: ‘nfamità

3) “Celebrità” del 1981 è il primo e sicuramente il più significativo episodio della premiata ditta D’Angelo/Grassia. In questo film ci sono tutti gli ingredienti del genere: il giovane cantante che viene dalla gavetta, la malafemmena che lo allontana dagli affetti veri e semplici (la prima fidanzata e la mamma), portandoselo in quel luogo di perdizione chiamato Posillipo, grandi caratteristi (Crispo e la Sollazzo), la coppia comica ( i Fatebenefratelli), la tragedia finale ( la madre in fin di vita) prologo alla redenzione.
TAG: la sbandata

4) “La pagella” del 1981 è sicuramente il più polizziottesco dei musicarelli drammatici Napoletani. Infatti a Mario Trevi, il meccanico Salvatore, che perde tragicamente il figlio Gennarino durante una rapina, si affianca uno dei grandi interpreti del genere, il bravo attore francese Marc Porel, nei panni del commissario di polizia. I due sono amici nemici: il primo cerca vendetta, l’altro giustizia. E pensare che tutto era partito da un momento di gioia: Gennarino che porta una pagella di tutti 10, regalando soddisfazione ai suoi umili genitori. Il padre come premio lo porta in gioielleria a comprare un orologio d’oro e qui vanno incontro al loro triste destino. Momento topico del film: Salvatore che porta alla moglie la notizia del proprio figlio. ” Assù ( pausa)…Assù( altra lunga pausa)…Assù…Gennarino ( pausa lunghissima)…Assù Gennarino è muort'”.
TAG: traditor’

5) “O motorino”– 1984 Un meccanico che vive di espedienti e trucca i motorini, vorrebbe cercare fortuna come cantante. Purtroppo, entra in un brutto giro e va in carcere. La moglie, che aveva abbandonato il figlio da piccolo, per riconquistarne l’amore, gli regala un motorino. Il ragazzo avrà un terribile incidente e lotterà contro la morte. Ma, come spesso accade in questo genere di film, la circostanza dolorosa farà riavvicinare la famiglia, Film che contiene tutti gli ingredienti tipici del genere, le voci di Mario e Sal Da Vinci ( padre e figlio anche nella realtà ), l’avvenenza della malafammena Eleonora Vallone, la comicità di Crispo Sollazzo e dei Fatebenefratelli ed un cameo di Nunzio Gallo.
TAG: redenzione

6) Gli stessi ingredienti, grazie al comun denominatore di Ninì Grassia, imperatore del genere, si ritrovano anche in un film molto più recente “Annaré” del 1998, interpretato da Gigi D’Alessio. La trama ricalca quella degli illustri predecessori, ma il cast, oltre all’innesto di Biagio Izzo per i momenti comici, risalta soprattutto per le “straordinarie” interpretazioni di Fabio Testi, Maria Monsè, ma soprattutto di Amedeo Goria
TAG: bucie

7) “Pe’ sempe”, film del 1982 con protagonista il “maestro” Mauro Caputo, segue il grande successo del 33 giri omonimo, che nei primi 4 mesi del 1979 riuscì a vendere circa 200.000 copie , arrivando addirittura al primo posto in classifica in Italia. Questo scialbo melodramma si guadagna una menzione solo per questo e per i meriti musicali di Caputo. Per il resto imbarazzanti gli attori, la storia e le inquadrature. La stessa presenza dei grandi Mario Brega e Franco Citti viene sprecata con un improbabile e terribile doppiaggio in napoletano.
TAG: Perdono

8) “Lo scugnizzo” del 1979 è un po’ diverso dagli altri, se non altro per la mancanza di un cantante di grido come protagonista. Significativa è la presenza in produzione e regia degli altri due Triumviri del Genere ( il terzo è Ninì Grassia ), Ciro Ippolito e Alfonso Brescia. Protagonista e il piccolo Gennarino, artista di strada, orfano dei genitori, che va incontro ad una serie di peripezie per aiutare la sua benefattrice malata. A fare da angeli custodi al piccolo Marco Girondino ci sono Angela Luce e Nunzio Gallo.
TAG: Gennarino pane e vino

9) “‘O surdato ‘nnammurato” del 1983, sempre di Ninì Grassia, ricalca molto le storie dei musicarelli alla Morandi. Franco Cipriani, militare a Telese, tradisce la fidanzata con la figlia del Generale. La riconciliazione finale si chiude con una fuitina. Da ricordare la presenza degli immancabili Crispo e Sollazzo e di un giovanissimo Gino Rivieccio.
Tag: Servizio Militare

10) “O Zappatore”, 1980. Chiudiamo in bellezza con il più emblematico esempio di questi film, la sceneggiata che diventa cinema. Non mi dilungo su trama e interpreti ma segnalo l’indimenticabile: “Sangria?” “Eh.. sang’ e chi t’è muort’”. Sua Maestà Mario Merola non perdona nessuno, nemmeno gli spagnoli.
TAG: Sangria

Giuseppe Ruggiero

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Da adolescente l’estate portava con sé una serie di piccole cose che i giovani d’oggi forse non possono capire e apprezzare. Se la possibilità di vedere i cartoni animati e le repliche dei telefilm la mattina è una cosa che non è cambiata negli anni, sicuramente chi è nato a cavallo fra i due millenni non avrà il piacere di rivedere ogni estate “Professione Vacanze” con Gerry Calà e tutta quella serie di film proposti nel primo pomeriggio ogni estate in un contenitore tutto nuovo, da Nuovo Cinema Gabibbo a nomi più semplici come Cinema Estate. Nella programmazione non potevano mai mancare i film di Nino D’Angelo, soprattutto la selezione dei film che raccontavano le vicende sentimentali estive del caschetto d’oro, Pop Corn e Patatine, Un jeans e una maglietta, La Discoteca etc. etc.

Non sono uno di quelli che crede che l’arte debba necessariamente insegnare qualcosa o in qualche modo ammonire il fruitore sui propri comportamenti, anzi per dirla tutta sono molto vicino alle tesi formaliste che vedono l’autotelismo come una necessità dell’arte, ma senza perderci in ulteriori elucubrazioni ho pensato bene di raccogliere in 10 punti quello che ho imparato dai film del grande Nino D’Angelo, sperando che anche voi con me possiate farne tesoro.

1) In amore il fine giustifica i mezzi: In Un Jeans e una Maglietta Nino ruba una bici per inseguire Annamaria e una volta raggiunta bloccare il traffico per cantare “Guagliuncè”. Dobbiamo considerare però che la bici viene restituita e che il traffico viene bloccato con la complicità di un vigile, ma ciononostante Nino per amore agisce ai limiti della legalità. Anche in Uno scugnizzo a New York, sempre per conquistare una ragazza, ricorrerà a piccoli stratagemmi non proprio legali, ma l’importante è che l’amore trionfi sempre!

2) Curare il look in ogni dettaglio:M’aggio accattato na giacca ‘e pelle na settimana intera di lavoro p’asci cu tteè solo la punta di un iceberg, i completini di Nino nei film sono sempre impeccabili. La salopette a righe Bianche e Blu di Pop Corn e Patatine (vedi foto) è un diventata un must come il tubino nero di Audrey Hepburn.

3) Fare Sesso Sicuro: Non fraintendete, non è un consiglio per essere sicuri di fare sesso, ma i film di Nino ci insegnano che è bene prendere le dovute precauzioni. Di solito il sesso viene vissuto rotolandosi vestiti sulla spiaggia, quindi si dovrebbe essere tranquilli, ma la prudenza non è mai troppa, infatti in Pop Corn e Patatine Anna rimane incinta durante l’avventura estiva con Nino.

4) Correre fa bene all’amore: Nino lo ha raccontato più volte, quando serviva qualche riempitivo il regista gli faceva fare una belle corsetta. Ma alla fine anche questa è una metafora, se come si suol dire in amor vince chi fugge chi rincorre può almeno pareggiare e come ci insegna Tony Tamarro “è bello pareggiare con l’amore e fare contenti alla gnora e allo gnoro”

5) Un amico chiatto ti aiuta sempre: Citiamo il compianto Bombolo per affetto e Lucio Montanaro, l’amico chiatto è quello che ti strappa una risata nei momenti tristi, è quello che ti trovi sempre nel momento del bisogno perché ti vuole bene. In film come Pop Corn e Patatine o Fotoromanzo al di là di prendere i paccheri da Nino l’amico chiatto si rivela fondamentale per la (ri)conquista della ragazza.

6) Perdere la verginità prima di partire è un pericolo per il rapporto: qui si apre un capitolo a parte, chi conosce e apprezza le canzoni di Nino D’Angelo sa che per lei è sempre “la prima volta”, probabilmente a questa questione dedicheremo un articolo a parte. Rimanendo al cinema in “La Discoteca” Maria viene deflorata prima della partenza per la Germania di Nino, ma al suo ritorno Nino trovo la ragazza molto diversa da come l’aveva lasciata, Quel tuo viso da bambina lo ha truccato per dirla con i versi della canzone.

7) Un gelataio può conquistare la figlia di un miliardario: Immaginate il vostro bar di fiducia, figuratevi il suo garzone, sarà pure un bel ragazzo ma riuscite a immaginare che possa far Innamorare Barbara Berlusconi, Paris Hilton o qualcuna del genere. Bene, Un Jeans e una maglietta ci regala proprio questa speranza, il Gelataio Nino conquista Annamaria, anche controla volontà del padre di lei, e non è un’avventura estiva, è proprio amore!

8) La verità viene sempre a galla: state pensando di fingervi ricchi per conquistare una bella ragazza benestante? Non Fatelo! Sia perché come abbiamo visto prima potete farcela solo con i vostri mezzi, sia perché verreste scoperti, pensate a Lo Studente, quando Nino si ritrova faccia a faccia con la mamma che fa la cameriera nella casa della ragazza cui ha detto di essere il figlio di un ricco Barone. Evitate di ritrovarvi in situazioni simili.

9) I Napoletani non ballano solo la tarantella: Siamo alla scena più famosa della filmografia di Nino D’Angelo. Discoteca di montagna, Nino Viene sfidato a ballare dal suo rivale in amore che gli dice “A Napoli sapete ballare solo la tarantella Come si suol dire Nino non se lo tiene e parte l’indimenticabile balletto che solo qualche maligno può pensare sia stato realizzato da una controfigura. Da tenere presente anche il balletto su Pe te conquistà, nello stesso film

10) Maradona: qui da noi il 10 è sempre e solo Maradona, e Nino è d’accordo visto che in Quel Ragazzo della Curva B ci ha regalato una delle battute che meglio sintetizza il pensiero della Napoli Tifosa. Quando il suocero nato a Napoli ma interista gli dice “La passione sportiva non ha confini” Nino risponde secco con “Ma a Napule SI!” e provate a dargli torto.

Paolo “Sindaco” Russo

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Ted 2

Pensateci bene: ditemi un posto che, d’estate, ti assicura in parte divertimento e freschezza a poco prezzo. No, abolite Lido Mappatella o i Centri Commerciali nel weekend dai vostri pensieri, che lì se tutto va bene trovi posto alle 8 di sera quando ormai il bambino che volevi portare alle giostre ha già compiuto i 18 anni.

Parliamo del cinema, dove con pochi euro ti assicuri (o quasi) due ore di spensieratezza e gelo da circolo polare artico a causa dei condizionatori a palla presenti al loro interno.

Una piccola rubrica che analizzerà i film del momento e non, con un occhio diverso dal solito. Questa volta parliamo di Ted 2, film del 2015 scritto e diretto da Seth MacFarlane.

“E mò chi è stu Mechfarlein?”, semplice: uno dei produttori di commedie più geniali che Hollywood o l’America abbia sfornato negli ultimi anni, conosciuto ai più per aver creato la serie animata “I Griffin”.

Sequel del successone “Ted”, che solo nel primo weekend di programmazione nel 2012 ha incassato ben 469 milioni di dollari, la storia narra le vicende dell’orsacchiotto più scorretto e volgare mai esistito, che ha preso vita grazie al desiderio espresso da un bambino.

“Ua, la classica storia p’e creatur, ch’ ppall!”, no invece: Ted colpisce più volte in faccia la cultura americana, chiusa mentalmente da alcuni elementi considerati veri e propri tabù per la storia del paese a stelle e strisce. Non mi dilungherò a parlare della trama, anche perché tutto quello che vi dirò potrà essere usato contro di voi sotto forma di spoiler, ma è una “black-comedy” che può davvero stupire ogni spettatore, anche il più scettico.

Avete presente quando, da bambini, giocavate con il Big Jim di turno, o con uno di quel pupazzi che vi divertivate a massacrare senza ritegno? Ecco: immaginate che quel Big Jim vi faccia compagnia mentre bevete una birra, parlando di sesso senza alcun ritegno e che, magari, alla fine vi rutti in faccia con gusto.

Battute scorrette, volgarità e un pizzico di emozione che può far riflettere anche chi va a vedere questa pellicola senza alcuna pretesa. Il mio consiglio è quello di godersi il film, farsi un paio di risate alla faccia degli americani e del loro bigottismo e pensare che, magari, un giorno una cosa del genere potrebbe accadere anche alla vostra bambola gonfiabile.

Come quale? Quella che avete nascosto sotto il letto perché vostra moglie non ve la da più.