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La grandezza di Sarri

Fonte: twitter.com/sscnapoli

In molti hanno scritto in queste ore che il Napoli ha fatto una prestazione stentata contro l’Empoli. Anche qui, su soldatoinnamorato, il sempre ottimo Roberto Palmieri ha parlato ieri di un Napoli fragile. Per me il Napoli non ha disputato una gara malvagia, né a Crotone e neppure ieri contro i toscani. Certo, non è il Napoli spumeggiante a cui ci siamo abituati lo scorso anno e anche in alcune partite di questo inizio di stagione, ma ciò è probabilmente frutto di un diverso approccio che Sarri ha chiesto ai propri uomini.

Lo scorso anno il Napoli viaggiava a mille. Aveva però il problema che se il motore non girava a pieno ritmo non riusciva ad imporsi. I ragazzi di Sarri, sia ieri che a Crotone, hanno invece giocato con ritmi alti, ma non certamente indiavolati. E’ una squadra che sta iniziando a cercare di controllare il match anche mentalmente senza farsi prendere dalla frenesia di strafare. E’, a mio avviso, un dato positivo. Per intenderci: la Juve fa altrettanto, gioca male, ma controlla il match e poi colpisce anche grazie alla sua straordinaria tenuta difensiva che spesso concede praticamente nulla agli avversari.

Senza Gabbiadini e soprattutto senza il contributo, anche fisico, di Milik, questa squadra è stata costretta a fare della necessità una virtù. Il gioco sulle fasce è sempre arioso, le catene sia a destra che a sinistra si muovono in sincrono, ma l’assenza di un ariete al centro dell’area ha costretto gli azzurri a studiare altri generi di giocate quando si arriva a ridosso dei 16 metri. Diventa pressoché inutile, ad esempio, mettere cross alti verso il centro perché non c’è nessuno in grado di sfruttarli.

Il Napoli ha invece ripreso l’abitudine a giocare quegli splendidi passaggi filtranti da esterno a esterno. Ieri Insigne ha imbeccato spesso Callejon con palloni deliziosi. Del resto lo spagnolo, per capacità d’inserimento, è probabilmente l’attaccante più letale del campionato.

Gli azzurri hanno tanta qualità in avanti, devono solo imparare a gestire meglio le gare. Ma è evidente che Sarri in queste settimane sta lavorando su questo. Quando si riuscirà anche a difendere un po’ più bassi in alcune fasi della partita, senza soffrirne troppo, allora il Napoli avrà praticamente imparato a fare tutto e a giocare in ogni modo a seconda delle caratteristiche degli avversari. E’ questa la bellezza di avere un allenatore come Sarri. Un ALLENATORE, non un manager. Uno che lavora continuamente sui difetti della squadra e cerca ogni volta delle alternative per migliorarne il gioco. Il Napoli è davvero un laboratorio costante grazie al mister. In molti si soffermano soltanto sulla fissità del modulo (che poi non è sempre così), ma non si accorgono delle molteplici variabili che il mister riesce ad inculcare alla propria squadra e che è fisiologico ci voglia del tempo per metabolizzarle.

Diamo tempo al mister. E qualsiasi sarà il risultato contro la Juventus non esaltiamoci o deprimiamoci. Questa squadra è forte ed è ben allenata. Ha avuto solo molta sfortuna. Ricordando che siamo primi nel girone di Champions e che tra Pescara e Genoa mancano all’appello 3 rigori in nostro favore. In classifica si tradurrebbero in 4 punti in più. Proprio come la Juve. Ma diciamolo sottovoce.

Valentino Di Giacomo 

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Il Napoli porta a casa tre punti nel turno infrasettimanale con una partita poco brillante, convincente solo a tratti, con qualche svarione difensivo e (prevedibilmente) meccanismi tutti da trovare nel reparto offensivo con un pur brillantissimo Mertens che non può fare da 9 per ovvi motivi.

Sarri ha continuato sulla strada del turnover, con Maggio e Chiriches in difesa, Zielinski al posto di Hamsik e il “tridente piccolo” davanti. L’Empoli dall’altra parte veniva da un inizio di stagione difficilissimo con appena 2 gol segnati in nove giornate, entrambi peraltro di difensori centrali. Viene da dire che sarebbe stato difficile prendere gol anche contro un avversario del genere; eppure il Napoli c’è andato vicino, in particolare con la doppia occasione di Dimarco al 69′ sulla quale Reina è fondamentale. Nell’altra area Skorupski compie almeno 3 interventi decisivi su Callejon, Mertens e Jorginho limitando il passivo; il gol di Mertens su assist di Callejon dimostra una buona intesa tra i due e il raddoppio di Vlad Chiriches da un lato corona una discreta prestazione del rumeno, dall’altro conferma l’efficacia dello stesso schema su calcio d’angolo che aveva mandato in gol Maksimovic settimana scorsa.

Insomma, ancora una prestazione opaca del Napoli, che comunque porta a casa i tre punti; non è poco perchè le dirette concorrenti Juventus e Roma vincono (anche se i giallorossi hanno sofferto contro il Sassuolo), e soprattutto perchè il Napoli questa partita qualche settimana fa l’avrebbe pareggiata: basti pensare al confronto con il Besiktas, perso giocando oggettivamente meglio di stasera. Per battere la Juventus, però, servirà ben altro: c’è da sperare che questi pochi giorni bastino a registrare la difesa e soprattutto a costruire un’intesa e dei meccanismi tra Callejon, Mertens e Insigne, che continuano a cercarsi per combinare da vicino senza riuscire quasi mai davvero a fare paura.

Un’ultima osservazione: lo stadio semivuoto. Qualcuno domani parlerà di disaffezione dei tifosi nei confronti della squadra, ma ha senso mettere in mezzo i sentimenti quando la tariffa per le curve in un turno infrasettimanale contro una squadra di bassa classifica è di 25 euro?

Roberto Palmieri

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Crotone Napoli e l'inversione di tendenza

Noi siamo quelli che giochiamo la “bolletta” e la perdiamo. Però siamo orgogliosi di aver indovinato uno o due risultati improbabili e ne parliamo, vantandoci, per una settimana con gli amici. Se dovessi dare una definizione del tifoso del Napoli questa sarebbe quella che più si avvicinerebbe alla realtà. Il tifoso del Napoli è un giocatore nel senso più ampio del termine. E’ il Mandrake di “Febbre da Cavallo”, un impostore buono, un romantico, un cinico, un allegro disperato.

Diciamoci la verità, dopo la vittoria di ieri stiamo pensando tutti alla stessa cosa. Aggirando per una volta ogni scaramanzia il pensiero da stamattina è questo: vinciamo contro l’Empoli e poi abbiamo bisogno di una botta di culo per andare a Torino a prenderci i tre punti così ci mettiamo di nuovo in corsa per quel traguardo che non nominiamo. Appena ieri, prima delle 15, in città c’era la depressione più totale per le tre sconfitte consecutive. Eravamo nella fase “C’ho certi cazzi Mafà, che nemmeno tu che sei pratica li hai visti mai“.

Stamattina, complice pure questa lenzetella di sole siamo pervasi solo da pensieri positivi. Proprio come accade agli scommettitori un minuto dopo aver fatto al banco la propria giocata. La nostra bolletta non solo ci sembra “bella”, perché noi siamo capaci di dare un senso estetico a tutto, ma pure possibile, vincente, realizzabile.

Il calcio è bello per questo. Ieri, ad esempio, nei salotti tv sono iniziati già i processi contro De Boer che langue in classifica ad 11 punti. Poche settimane fa, dopo la vittoria dei nerazzurri contro la Juve, quegli stessi commentatori additavano l’Inter tra le contendenti per lo scudetto. Lo scorso anno la Juve era più o meno nella stessa situazione, poi sappiamo tutti come sia andata a finire. Perché questo discorso? Perché in molti hanno iniziato a dare addosso a Sarri nelle ultime settimane. E ieri il nostro mister ha detto una cosa bellissima, oltre che vera: “Abbiamo giocato per un anno e mezzo un gran calcio e poi abbiamo avuto una crisi di tre settimane, ma tutti ci giudicano come se fosse accaduto il contrario“.  E ha pienamente ragione il nostro mister. Ma quando mai, tralasciando le ultime prestazioni, il Napoli ha giocato così bene nella sua storia? E per quale motivo gli azzurri non avrebbero dovuto accusare il colpo dell’infortunio del suo attaccante principale?

Ieri il Napoli non ha giocato una partita sontuosa, ma ha giocato con la grinta e con la testa. Ha gestito le difficoltà dell’uomo in meno con maturità. Ieri le cose ci sono girate pure bene. Se ci fossimo trovati ancora nel black moment il Crotone avrebbe pareggiato e persino vinto. E invece i dei del calcio ci hanno voluto bene per una volta. Fino ad oggi il Napoli è ampiamente in credito con la fortuna: i rigori negati a Pescara e Genova, l’errore di Kouly che ha stravolto completamente la partita con la Roma, l’errore di Insigne dal dischetto in Champions. Non è accaduto altrettanto alla Juve che ha vinto immeritatamente contro Udinese, Palermo, Lione e anche altre partite. Gioca male la Juve, ma ha dalla sua un’incredibile solidità difensiva e anche un pizzico di fortuna. Nessuno è invincibile.

Ora parlare di fortuna è riduttivo. Il fatto che noi siamo in credito con la dea bendata non significa che lei comincerà nuovamente ad assisterci. Però guardare con positività al futuro può farci soltanto bene. E soprattutto bisogna ripartire dai nostri punti di forza. Abbiamo un’ottima squadra, un gioco collaudato, una rosa all’altezza per superare ogni difficoltà. Ieri Diawara e Maksimovic, domani saranno Rog e Giaccherini a levare le castagne dal fuoco.

Cerchiamo di voler bene al nostro Napoli, abbracciamoci Insigne e pure Gabbiadini. Trasferiamogli le nostre energie positive proprio come facciamo quando accarezziamo con la mano in tasca la bolletta appena giocata.

Siamo un popolo romantico, incoerente, passionale. Siamo tutti giocatori. Siamo bambini cresciuti con le speranze per certezze. Strada facendo troverai un gancio in mezzo al cielo gridava un cantante di discreto successo. Aggrappiamoci. Non è tempo per tattiche e analisi. Viviamo tutti in un fosso ma alcuni guardano le stelle disse un signore inglese. Guardiamo in alto.

Valentino Di Giacomo

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Quando ero piccolo la pasticceria mignon non si portava assai, si portavano quelle belle paste da mezzo chilo l’una, piene piene di crema o cioccolato.

Il vassoio non era composto da tanti piccoli capolavori, grandi giusto un boccone, di cui puoi mangiarne anche 3 o 4 superando così l’imbarazzo della scelta, nel vassoio c’erano le paste contate, una per commensale e nella scelta non c’era margine d’errore, quella che prendevi quella ti mangiavi. Dovevi fare una scelta. Crema o ciccolato? Perchè non nocciola o caffè?

Non che la scelta sbagliata fosse un guaio, però ti rimaneva sempre quel pensiero che magari ma lo sciù al cioccolato era più buono, che magari il babà era meglio o che il cigno alla crema era perfetto per chiudere il pasto.

Certo, fossero tutti questi i guai della vita, però per me c’è sempre stato un attimo di difficoltà davanti alla guantiera di paste. Difficoltà che ho anche oggi nello scegliere i migliori, tutti troppo buoni, il  Napoli è una guantiera di paste e non so se scegliere i goal e le giocate o la corsa ininterrotta, la quantità o la qualità… Il Napoli oggi ha avuto almeno 7 migliori in campo, ha giocato una partita esaltante e il risultato parla chiaro.

Cattivi: Albiol non ha fatto neanche fallo, ma lo hanno fischiato lo stesso per cui non si può neanche parlare di ingenuità sull’episodio. Reina ha sbagliato un rinvio e ha parato in due tempi un tiro che si poteva bloccare di prima… può bastare a stare nei cattivi? Peggiore in campo? Rafael! Non ha giocato ma se avesse giocato sicuramente lo sarebbe stato! (scusate ma proprio non so chi mettere)

Buoni: Hysaj, Koulibaly, Allan, Jorginho, Hamsik, Higuain, Callejon e Insigne, provate a escluderne uno. Certo Insigne e Callejon un un modo o nell’altro sono stati presenti in tutti i goal, Higuain è Higuain, gli altri hanno fatto una partita di intensità rara… Per cui capire chi è il migliore non è difficile, se la rosa rende così buona parte del merito è dell’allenatore, oggi è stata la partita di Sarri che nonostante la poca esperienza ha dimostrato di non temere le pressioni (Juve vincente alle 12:00 e andare in svantaggio dopo poco) nè le emozione di incontrare la sua ex squadra. Oggi più che mai è la vittoria del Mister.

Paolo Sindaco Russo

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Napoli meraviglioso, non ci sono altre parole.
La vittoria con l’Empoli è una di quelle partite che ti riconciliano con il calcio: avversari tenaci e determinati, Napoli che deve puntare tutto sulla tattica e sulle qualità dei singoli, e così è.  Il risultato parla chiaro, il 5 a 1 (in rimonta) e dominio totale sul campo.

Non so se siamo noi tifosi che ci meravigliamo ogni volta della prestazione del Napoli perchè non riusciamo ad abituarci a questi livelli che non vedevamo da decenni o se realmente il Napoli quando crediamo abbiamo raggiunto livelli altissimi riesce a crescere ulteriormente ma la sensazione è quella che questa squadra possa arrivare ovunque.

Forse per questo è bene godere, diversi, cantare, festeggiare ogni partita come se fosse l’ultima, esultare per ogni goal come se fosse quello del vantaggio, perchè a questo Napoli purtroppo non basta il campo.

A sentire giornalisti, opinionisti e tutto il carrozzone che ruota intorno al pallone siamo noi ad inseguire, eppure sopra di noi in classifica non vedo nessuno, sempre a sentir loro Dybala è l’attaccante più forte del momento, eppure vedo un altro argentino con la media di un goal a partita e un giovane talento Napoletano che oggi ha segnato su punizione… e il portiere si è tuffato, non come alcuni estremi difensori che restano immobili su tiri centrali.

La juve è uno schiacciasassi, inutile negarlo,  è abituata a vincere, ha una mentalità che a noi manca e almeno due giocatori per ogni ruolo oltre ad avere diverse possibilità tattiche e a se a questo aggiungiamo ambiente e stampa favorevole la Juve era, è e rimane la favorita per la corsa scudetto. Ma a quanto pare noi abbiamo da dire la nostra anche se qualcuno non la vuole sentire, il Napoli gioca contro tutti e potrà dare fastidio ai bianconeri.

Per questo è inutile farci illusioni, per questo dobbiamo renderci conto che non c’è nulla di scontato, proprio per questo dobbiamo godere al massimo di questi momenti finchè dureranno consci che se vince qualcun altro è normale, se lo facciamo noi è eccezzionale!

Allora diciamolo da adesso, stiamo a sentire gli esperti che parlano e scrivono di calcio, hanno ragione… noi lo sappiamo che “è stato bello finchè è durato” poi vediamo quanto dura… e mal che vada amm’ pariat’ a pazz’

Paolo Sindaco Russo

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Se molto si è detto dello scetticismo iniziale della piazza napoletana nei confronti di Maurizio Sarri e di come sia poi subentrato l’entusiasmo quando i giocatori sono riusciti ad eseguire le idee del tecnico con continuità, merita qualche parola anche ciò che è successo nella piazza che l’allenatore bagnolese ha lasciato per venire a trasformare Higuaìn nell’attuale cyborg che sta riscrivendo tutte le certezze sul fatto che sia impossibile avere certe medie gol in Serie A. 

A inizio campionato, di fatto, l’Empoli era data per sicura retrocessa. Sorpresa del campionato precedente chiuso con una tranquillissima salvezza, oltre all’allenatore la squadra toscana ha perso in estate Hysaj, Valdifiori, Sepe, Vecino, Tavano e Verdi; con tutte queste pedine mancanti sembrava impossibile riproporre il gioco spumeggiante che aveva esaltato il talento di Saponara e portato la squadra a un livello superiore della somma dei suoi singoli. La società invece non ha sbagliato un colpo: come nuovo allenatore ha scelto Giampaolo, considerato dai più un “bollito” senza più niente da dare al calcio, che invece ha avuto l’umiltà di non alterare il sistema di Sarri e limitarsi ad adattarlo ai nuovi innesti; le colonne rimaste della stagione passata, ovvero Mario Rui, lo stesso Saponara, Daniele Croce, il centrale-bomber Tonelli, capitan Maccarone e il suo generosissimo partner Pucciarelli sono stati affiancati da alcuni acquisti giovani ma affidabili come Zielinski (da tenere d’occhio anche in orbita Napoli), Paredes che ha risolto il rebus del regista e Buchel, e soprattutti dagli ex gregari di Sarri, come Barba, Costa e Laurini, che hanno contribuito a semplificare l’obiettivo dell’allenatore di riproporre il bel gioco della stagione precedente. Il progetto è riuscitissimo e l’Empoli si conferma una realtà da ammirare. 

Il gioco dei toscani è meno verticale rispetto al passato e in effetti somiglia a tratti a quello attuale del Napoli. Il modulo è rimasto quello della scorsa stagione, un 4-3-1-2 che esalta il dinamismo del generoso Pucciarelli e soprattutto le qualità di Saponara, in questo momento il più forte trequartista del campionato. Paredes, inizialmente impiegato mezzala col giovane Dioussè in mediana, spostato davanti alla difesa ha offerto una diversa interpretazione del ruolo del regista rispetto a quella di Valdifiori, giocatore chiave dell’anno scorso con le sue continue verticalizzazioni; il giovane di proprietà della Roma preferisce tenere il pallone a terra, e l’importanza di Zielinski come mezzala di possesso con grande doti tecniche contribuisce a rendere il gioco dell’Empoli più orizzontale senza perdere aggressività. In difesa, i dogmi sono gli stessi di Sarri: difesa alta, movimenti a elastico per mantenere perfette le distanze tra i reparti, pressing (anche se l’Empoli non applica volentieri il “gegenpressing”, ovvero l’attacco immediato al pallone perso per riconquistarlo più in alto possibile).

Domani i toscani schiereranno la formazione titolare, a eccezione forse di Barba vicino allo Stoccarda (nel caso la trattativa si concretizzasse in queste ore il ragazzo sarà sostituito da Cosic o Camporese, visto che Costa è indisponibile). Il Napoli invece confermerà la formazione titolare, per giocare al meglio lo scontro tra le due formazioni più spettacolari del torneo. L’unico assente per gli azzurri è Grassi, indisponibile, mentre Regini non dovrebbe essere convocato.

PROBABILI FORMAZIONI

NAPOLI (4-3-3): Reina, Hysaj, Albiol, Koulibaly, Ghoulam, Allan, Jorginho, Hamsik, Callejon, Higuaìn, Insigne.

EMPOLI (4-3-1-2): Skorupski, Laurini, Barba, Tonelli, Rui, Zielinski, Paredes, Buchel, Saponara, Pucciarelli, Maccarone.

Roberto Palmieri

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Se è noto che il mercato invernale difficilmente porta rinforzi che spostano gli equilibri, molte squadre stanno comunque cercando di puntellare i loro organici: per allungare la rosa e competere su più fronti, compensare una cessione o provare a mettere a segno un colpo in ottica salvezza. Vediamo insieme gli affarti conclusi e quelli più concreti, per farci un’idea della situazione a metà sessione.

NAPOLI: FORTE SU HERRERA – Come titola stamattina il giornale portoghese A Bola (qui il link), la trattativa tra il Napoli e il Porto per il centrocampista messicano esiste, ma le pretese dei Dragões sembrano fuori parametro: ben 25 milioni per sedersi al tavolo delle trattative, contro un’offerta (sempre secondo il quotidiano lusitano) intorno ai 18 milioni. Il calciatore, come vi raccontavamo qualche giorno fa, è giocatore vero ma non certo un fuoriclasse: mettendo in conto un periodo di adattamento al campionato e apprendimento degli schemi di Sarri, non ha tutti i torti il presidente quando dice che in certe situazioni un acquisto può non servire a niente. Uno come Soriano, tralaltro, fascino esotico a parte non ha niente da invidiare a Herrera.

Sul fronte cessioni ufficiale Henrique al Fluminense, quasi fatta per Zuniga al Bologna che ha già preso Sergio Floccari dal Sassuolo. In uscita anche De Guzman che però continua a rifiutare tutte le destinazioni: si vede che aspetta che lo chiami il Real Madrid. Gabbiadini e Mertens bloccati, congelata la pista André Gomes. 

VALZER DEGLI ALLENATORI – In questa sessione sono saltate ben due panchine. Una è quella storicamente bollente del Palermo, dove la mossa di Zamparini di cacciare uno Iachini leader dello spogliatoio per il taciturno Ballardini ha avuto come risultato l’ammutinamento di capitan Sorrentino, che secondo la sua versione dei fatti si sarebbe opposto, come giocatore più anziano della squadra, alle accuse di scarso impegno dell’allenatore nei confronti del gruppo. Al suo posto dentro Barros Schelotto, poco conosciuto in Europa ma leggenda del campionato argentino: si tratta di un allenatore molto giovane e con poca esperienza, si dice che abbia molte qualità, ma il salto tattico tra il calcio sudamericano e la Serie A non è da poco. Alla porta anche Rudi Garcia, palesemente non in grado di risolvere i problemi tattici dei giallorossi col risultato di non permettere a una rosa forse assemblata male, ma certamente fortissima, di rendere. Al suo posto l’ex Luciano Spalletti, ultimo allenatore a vincere un titolo alla Roma: il suo arrivo renderà i giallorossi una squadra molto più pericolosa la prossima stagione, ma come tutti gli allenatori con solide idee di gioco farà certamente fatica in questi sei mesi, un pò come accadde a Mancini l’anno scorso (che poi a giugno abbia deciso di costruire una squadra insolita per i suoi canoni è un altro discorso).

LE BIG – Pochi movimenti per i top team del nostro campionato. Se del Napoli abbiamo già detto, la Lazio si è coperta in difesa con Bisevac del Lione e alla Fiorentina è quasi ufficiale Tino Costa del Genova per rimpiazzare l’infortunato Badelj (infortunio molto pesante che -speriamo- costerà punti ai viola); l’Inter cerca un centrocampista (pare Lassana Diarra), e nel frattempo svincola Vidic. Il Sassuolo occupa lo slot lasciato libero da Floccari per prendere Trotta dell’Avellino, uno dei più promettenti giovani centravanti italiani, e si assicura inoltre per la prossima stagione le prestazioni di Stefano Sensi del Cesena, il “nuovo Verratti”, che come Berardi e Zaza si farà le ossa in neroverde per poi passare alla Juventus (a fare la quarta riserva…). La Roma ha ceduto Iturbe e preso Gerson del Fluminense che non potrà essere schierato fino a giugno per le norme sugli extracomunitari, e non dovrebbe fare altro considerato il recupero di Totti e Strootman e le prestazioni convincenti di Sadiq (anche se servirebbe oggettivamente un terzino destro).

LE ALTREIl colpo del giorno è il ritorno di Immobile in granata, dopo avventure deludenti a Dortmund e Siviglia in cui è stato ostacolato da problemi di ambientamento: non voglio discutere la professionalità dell’attaccante, che del resto è pure tifoso del Napoli, ma poteva farlo uno sforzo per imparare lo spagnolo… Il Milan ha ufficializzato il ritorno di Boateng e la cessione di Suso al Genoa, mentre per Luiz Adriano si parla di Cina. I rossoblù hanno preso anche Rigoni, finito fuori rosa a Palermo per i soliti capricci di Zamparini; lo stesso è successo a Daprelà, ceduto al Carpi. I rosanero si sono rinforzati con Arteaga, l’ex promessa del Milan Cristante e Cionek del Modena. L’Atalanta ha ceduto Suagher e soprattutto Maxi Moralez. Niente da segnalare per quanto riguarda Chievo, Empoli e Udinese; la Sampdoria ha ufficializzato Ricky Alvarez.

In zona retrocessione il Bologna oltre ai movimenti già citati in entrata ha venduto al Carpi Crimi e Mancosu; la squadra di Castori potrebbe cedere Borriello. Il Frosinone ha comprato il tedesco Kragl dal Ried, già visto contro il Napoli; l’Hellas ha preso Emanuelson, ma sono partiti Matuzalem e Rafa Marquez.

Roberto Palmieri

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Foto di Eric Wong

La Mimi ‘s Napoli perde ad Empoli. Sabato sera si è giocata Empoli – Napoli valevole per l’11 giornata del campionato di B1 Basket. La squadra di Coach Di Lorenzo iniziava male il Match con l’infortunato Parrillo che nonostante la forte contusione subita in allenamento nella rifinitura al terzo dito della mano sinistra è sceso lo stesso sul Parquet. Lunedì sará sottoposto dal medico della società D’Alessandro alla risonanza magnetica per valutare l’infortunio. La Mimi ‘ s partiva in quintetto con Berti, Parrillo, Villani, Serino, Fall. Dopo essere passata in svantaggio, Napoli iniziava in maniera ottima il primo quarto piazzando un Break di 8 – 0 . Empoli però con Bei con un altro parziale di 8-2 riportava il punteggio in parità. Con un Libero di Villani e con un canestro di Iannone i partenopei chiudevano con tre punti di vantaggio il primo quarto. All’inizio del secondo quarto Sabbatino piazzava la bomba del più sei per gli ospiti.

Ma Empoli reagiva subito con Ghizzani. Mascagni a 4.10 dal termine del secondo quarto piazzava il sorpasso, costringendo Di Lorenzo a chiamare Time Out. Subito dopo Napoli reagiva con Berti Iannone, ma Empoli riusciva a portarsi all’intervallo lungo in vantaggio sul 32 – 2 . ritornati sul Parquet Napoli partiva forte con Berti, ma i Toscani con le triple di Terrossi firmavano il massimo vantaggio più 38-31. A questo punto la partiva si scaldava. Villani – Giovanatto portavano Napoli a -4, ma gli arbitri chiamavamo un tecnico al coach ospite Di Lorenzo. Nonostante ciò Napoli completava la rimonta sul 41-41. Empoli però andava all’ultimo intervallo sul punteggio di 47 – 4 4 . l’ultimo quarto si apriva ancora con un Handicap per gli ospiti per un tecnico fischiato a Capitan Sabbatino e i padroni di casa volavano sul più 6 5-4 Napoli faticava a trovare il canestro e a 4 dal termine Empoli era sul punteggio di 5 5 – 50 .

Il finale era al cardiopalma. Berti portava la Mi mi ‘ s Napoli al-2 a 2.40 dal termine costringendo questa volta i Toscani a chiamare Time Out. Alla ripresa del gioco Empoli chiudeva la partita sul 6 1 – 50 . Napoli dopo 8 successi di fila perdeva pure il primato per il successo dell’Euro Basket Roma nel derby con Cassino. Prossimo turno sabato 12 dicembre ore 20.30 al Palabarbuto contro Palestrina. Da valutare gli infortuni di Parrillo, Villani e Fall.

Claudio Gervasio

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Di come ho visto il Napoli ad Empoli ne ho scritto ieri sera. Ho aspettato qualche ora per smaltire la delusione e ho buttato giù i miei pensieri. Perché, comunque la si guardi, è certamente deludente vedere il Napoli con soli due punti in classifica dopo tre giornate. Certo, c’è chi sta peggio. Ma abbiamo fatto tanto per sprovincializzarci e non guardare alle altre che adesso guardare i guai che sta passando la Juve può far piacere, ma non consola.

In queste ore ognuno ha detto la sua. Chi se l’è presa con De Laurentiis (ca va sans dire), chi con Sarri, chi con il modulo, chi con la preparazione atletica. Ogni valutazione è rispettabile. Quello che però non si è compreso (e la società non lo ha comunicato) è quali sono gli obiettivi del Napoli quest’anno.

Insomma lo scorso anno Benitez era perentorio: “il Napoli deve fare sempre il massimo per vincere“. Questo avrà creato aspettative, delusioni, discussioni ma almeno sapevamo quale doveva essere la dimensione e le aspirazioni del nostro club. E lo stesso avveniva prima con Mazzarri quando fissava gli obiettivi “una partita per volta“. C’era una chiarezza sui traguardi e, a seconda se questi si raggiungevano, la critica e i tifosi formavano il proprio giudizio.

Quest’anno sia Sarri che De Laurentiis ci hanno solo detto che dobbiamo aspettare. Il problema è che non ci hanno detto COSA dobbiamo aspettare. Per cosa dovrà lottare il Napoli per capire se alla fine della stagione gli obiettivi saranno stati raggiunti oppure no? Puntiamo allo scudetto, alla Champions, alla Uefa? E cosa ne faremo dell’Europa League che ci vedrà protagonisti a partire da giovedì? Sarà una competizione che snobberemo o punteremo a fare il massimo per superare i turni?

Non c’è nessun problema nell’aspettare che il lavoro del nuovo tecnico e degli innesti comincino a dare i loro frutti. Lo abbiamo scritto più volte, bisogna aspettare, ci è chiaro il concetto. Ma poi dopo bisogna capire dove vuole arrivare questo Napoli. De Laurentiis del resto è un uomo di impresa e, persino in una città passionale come la nostra, ha imposto determinate regole. Il fair play finanziario, il rispetto dei parametri di bilancio sono mantra che abbiamo compreso fin troppo bene. Ma poi bisogna darsi delle coordinate anche per i risultati sportivi. Il Napoli da due anni non gioca la Champions League, anche questo ha un chiaro impatto sul bilancio. De Laurentiis vuole tornare a calcare certi palcoscenici oppure ormai, dopo la scommessa Benitez, ha deciso di abdicare? E’ il progetto aziendale che non ci è chiaro. Passavamo la scorsa estate ad inseguire calciatori come Mascherano e Fellaini ed oggi ci ritroviamo con Hysaj e Valdifiori. Non è l’aspetto tecnico dei calciatori che preoccupa, ma la dimensione che vuole darsi il club.

Lo avevo scritto quest’estate, ancor prima che chiudesse il calciomercato, che senso ha trattenere un top-player come Higuain se poi la società non è in grado di supportarlo con calciatori all’altezza del suo talento e della sua fama? Qualcuno aveva storto il naso, ma forse con la cessione di Higuain si sarebbe potuto attuare un altro tipo di ridimensionamento più ragionato. Perché alla fine se passi da Mascherano a Valdifiori il ridimensionamento è nei fatti. A Napoli sarebbero arrivati gli Immobile, gli Astori, i Saponara, forse i Darmian. Sarri avrebbe avuto la squadra che voleva adatta anche a quella che è la sua di dimensione. Invece così sembra una “via di mezzo” che non accontenta nessuno. Non accontenta persino i tifosi che forse, con una migliore comunicazione da parte della società, avrebbero metabolizzato persino una cessione del Pipita.

E’ vero, a Napoli si respira una brutta aria, ogni pretesto è utile per aprire una contestazione. Ma i napoletani non sono degli sprovveduti. Se le cose vengono ben spiegate, si fissano degli obiettivi e si ha un rapporto chiaro e genuino con la piazza, poi il napoletano capisce. Tanto per le polemiche e i cori offensivi c’è sempre spazio. A prescindere.

Noi aspettiamo. Aspettiamo Sarri, il suo gioco e i suoi acquisti. Ma più di tutto aspettiamo che De Laurentiis e Sarri ci dicano cosa vogliono fare, dove vogliono andare e come intendono raggiungere i loro obiettivi. Tutto il resto è polemica, dibattito insulso, materiale per riempire siti e giornali.

Valentino Di Giacomo

Twitter: @valdigiacomo

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In principio era la difesa a tre. “Tutte le grandi squadre europee giocano a quattro, solo noi giochiamo a tre, guardate la Juve che quando va in Europa ne prende solo scoppole anche dalle squadrette scandinave”. Poi venne il centrocampo a due. “è troppo leggero, non abbiamo i giocatori, la difesa resta sempre scoperta”. Finchè il sesto giorno Sarri creò il rombo e fece due punti in tre partite, il Maledetto tentò sei milioni di allenatori da cameretta facendogli credere di essere dei Guardiola senza i giusti agganci e fu la fine del tifo così come lo conosciamo.

Mi ha sempre dato fastidio quando nelle trasmissioni sportive e nei forum si parlava solo di “cattiveria”, “grinta”, “cuore”, “sudare la maglia” e cose del genere anziché di tecnica e tattica, che poi insieme alla fisicità sono i tre elementi del GIOCO calcio (perchè al di là della sua mistica è pur sempre un gioco, con delle regole, dei valori in campo e delle strategie, che per il tifoso saranno meno importanti dell’attaccamento alla maglia ma a differenza di quest’ultimo servono a vincere le partite). Ma in questi giorni ho nostalgia di quando era così. Perchè sentire gente che non ha idea di chi sia Johann Cruijff, conosce Arrigo Sacchi solo perchè faceva l’opinionista di Premium e pensa che Rinus Michels sia un medicinale olandese per il naso chiuso parlare di moduli e sistemi di gioco a cazzo di cane, con l’unico risultato di innervosire la piazza e sfiduciare l’allenatore, mi fa solo rabbia.

Veniamo subito al dunque, alla nuova perla di questi giorni. Dopo i pipponi su Insigne inadatto a fare il trequartista, miracolosamente svaniti quando sono uscite le statistiche sui tentativi di conclusione, ora il Napoli deve giocare con 4-3-3 perchè eh, avete visto, quando sono entrati Mertens e Callejon stavamo per fare gol, e poi abbiamo tanti esterni. Mi sta bene, ma forse vi è sfuggito un particolare: avete notato che quando sono entrati lo spagnolo e il belga l’Empoli era alle corde dal punto di vista fisico? Come potevano continuare a giocare come nel primo tempo con un Pucciarelli sfinito dopo aver corso per tre nella prima ora di gioco e un Livaja (subentrato a Maccarone) inesistente, quando loro due avrebbero dovuto iniziare il pressing in fase passiva? È vero, anche il Napoli era stanco (pure troppo, Valdifiori coi crampi al ’55 è imbarazzante e lo stesso Allan, pur mettendoci tanto spirito di sacrificio, ha iniziato poco dopo a camminare per il campo), ma si sa che con l’abbassarsi dei ritmi la qualità viene fuori, e non credo ci siano dubbi su quale fosse la squadra di maggiore qualità.

Vi potrebbe anche essere sfuggita una dichiarazione di Sarri nel ritiro di Dimaro: “Col 4-3-3 perdiamo venti metri di baricentro”. Già, che ci crediate o no, non siete gli unici ad aver pensato che forse con tre esterni forti in rosa si sarebbe potuto ipotizzare un tridente. Il 4-3-3 è stato il primo modulo provato da Sarri in ritiro a Dimaro, ma è stato archiviato dopo una settimana di lavoro perchè non si riusciva a coprire bene il campo. Senza entrare nei dettagli, il tridente è un modulo faticoso, che quando la squadra si abbassa isola la prima punta (e ormai è chiaro che Higuaìn non ama giocare isolato, né ha il fisico per farlo), richiede un lavoro difensivo enorme agli esterni (non eravate voi che vi lamentavate di quando era Benitez a chiederlo?) e di solito imposta il recupero palla con un pressing organizzato ma che tende a svuotare il campo (potrebbe non essere una buona idea impostare un gegenpressing alla tedesca visto che, se gli avversari riescono a uscirne, tutto quello che devono fare è superare un imbarazzante Albiol per andare in porta). In pratica, dopo un mese di 4-3-3 probabilmente si inizierebbe a invocare il 5-3-2 o il 4-2-4 o l’8-1-1, contestare il presidente perchè non abbiamo il centrale rapido, l’incursore a centrocampo o il terzino col capello intonato alla maglia da trasferta e alla fine Sarri non si mangerebbe il panettone e tutti noi ci mangeremmo il fegato.

Per cortesia, facciamola finita una buona volta con questa cosa tutta italiana per cui tutti ci capiscono di più degli addetti ai lavori. Se capite di moduli e sistemi di gioco più di Sarri, a Coverciano è possibile ottenere il patentino da allenatore e dimostrare il proprio valore a partire dalle categorie inferiori, come ha fatto lui, fino ad arrivare un giorno in Serie A, il campionato coi tecnici più preparati del mondo. Altrimenti, va bene discutere, va bene proporre, ma il Napoli ha bisogno di tifo e fiducia e non di tuttologi da bar.

Roberto Palmieri

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