Tags Posts tagged with "el pipita"

el pipita

0 2833
Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Ci risiamo, sempre la stessa storia. E’ successo con Lavezzi, è accaduto con Cavani, si ripeterà probabilmente con Higuain. Il Napoli non riesce a trattenere i propri campioni e la piazza riprende il suo sport preferito contro il “Pappone”. Quel “Pappone” che da quando è a Napoli ha portato gli azzurri a vincere due coppe Italia e una Supercoppa, quel “Pappone” che da 7 anni consecutivamente riesce a piazzare il Napoli in Europa, quel “Pappone” che quest’anno vedrà nell’urna di Nyon sorteggiare la propria squadra in Champions in seconda fascia.

Eh già, ma noi, palati fini, meritiamo di più, proprio come dice il fratello di Higuain. “Noi vogliamo vincere” canta l’accaloratissima piazza sul divano della propria casa. Perché ormai neppure più allo stadio ci si scomoda ad andare. Del resto il San Paolo non è all’altezza della dignità e del lignaggio di chi per anni e anni i sediolini del San Paolo li ha incendiati, lanciati, divelti.

Dei difetti di De Laurentiis abbiamo scritto più volte, delle palesi inadeguatezze della comunicazione societaria ne scriviamo praticamente ogni settimana. Ad oggi, ad esempio, ancora non abbiamo capito quali siano le strategie del mercato azzurro. In un rincorrersi di nomi e di voci che si ripete ogni anno in maniera sempre più confusionaria.

Eh si, De Laurentiis ha mille difetti. Eppure non me la sento di attaccarlo per la vicenda Higuain. Non è lealismo, ma realismo. Il presidente azzurro ha offerto al Pipita – secondo quanto viene riportato dai giornali – un contratto da 7,5 milioni all’anno. Si, la stessa cifra che la Juventus garantirebbe a Gonzalo. Eppure Higuain pare non voler accettare la proposta di una società a cui lui ha dato tanto, ma da cui ha pure ricevuto moltissimo. Siamo sicuri che mister 36 gol avrebbe segnato così tanto senza essere il centro, il Sole attorno a cui Sarri ha costruito la squadra e il gioco? Siamo così certi che Gonzalo avrebbe fatto così bene se il mister non gli avesse consentito di decidere praticamente sempre quando giocare e quando no? A tutto svantaggio di un signor giocatore come Manolo Gabbiadini?

Che cosa avrebbe dovuto fare De Laurentiis più di offrire al Pipita un contratto superiore di tre volte a quanto guadagnava Maradona a Napoli all’apice della propria carriera? Ah già, doveva “fare la squadra”. Che poi per i tifosi più sprovveduti significa cambiare tanto per cambiare. Dimenticando che questa squadra con Insigne e Callejon, con Hamsik e con Jorginnho, con Hysaj e il sottovalutatissimo Allan ha sfiorato lo scudetto per un tiro sbilenco di Zaza a 3 minuti dalla fine allo Juventus Stadium. Memoria corta.

Io la memoria corta non ce l’ho, non posso permettermi di avercela. Alla mia età io ho vissuto da bambino Maradona e poi il buio. I pomeriggi bui con la pioggia a guardare il mio Napoli giocare con squadre improbabili. Le Serie A con i titoli agostani roboanti degli acquisti di Protti e Rossitto. Di Vlaovic che firmava per tre squadre contemporaneamente. Di Crasson, di Fabio Cannavaro sacrificato, di Zola al Parma perché il Napoli rischiava il fallimento. Io tutto questo non lo posso dimenticare, non lo so dimenticare.

Oggi non mi può far schifo giocare in Champions in seconda fascia, vedere al San Paolo il Manchester City o il Bayern Monaco, il Borussia Dortmund o il Chelsea. Appena 10 anni fa vedevo El Pampa Sosa sfidare il Martina Franca e il Lanciano.

Questo clima di sfiducia non lo sopporto, non aiuta la “mia” squadra che al momento è gestita da un signore che si chiama Aurelio De Laurentiis. Se verrà uno sceicco ne riparliamo. Si guarda alla Juve e non si guarda al Milan, alla Roma, all’Inter. Si, quelle squadre che 15 anni fa batterle significava salvare una stagione. Io non dimentico.

Higuain vuole andare alla Juve? E ci andasse. La Fiat pagasse uno dopo l’altro i 94 e passa milioni della clausola. Dov’è il problema? Vinceranno ancora? E vincessero. Non è il Napoli a poterlo impedire. Non per volontà di De Laurentiis, ma perché la storia racconta questo. Eh già, ma “Noi vogliamo vincere”. E lo si chiede come fosse un obbligo, puntando il coltello alla gola. Non, come pure dovrebbe essere, come una bellissima eventualità. Una eventualità concreta perché il Napoli, mai come adesso, è vicino per compiere il miracolo. Higuain o non Higuain. Ci disperavamo per gli addi di Lavezzi e Cavani e poi abbiamo visto tutti come è andata a finire.

De Laurentiis, lo ripetiamo, ha mille difetti. Ma fino ad oggi i suoi interessi sono coincisi con i nostri. Se Higuain andrà via ci saranno milioni a sufficienza per ricreare le condizioni di creare una grande squadra agli ordini di un allenatore preparato, capace, che ha fatto vedere il miglior calcio in 90 anni di storia di questo club appena un anno fa.

Poi vabbè, è facile rincorrere i social, le insoddisfazioni, le lamentazioni. Ma a che serve? Io sto con De Laurentiis perché è il presidente della “mia” squadra. E poi perché gli sono grato di avermi riportato dove merita questa piazza. Perché questa è la nostra REALTA’.  Anzi, ci siamo pure superati in questi anni.

Tutti a dare addosso al Napoli, al presidente. Mentre la Juve probabilmente non riuscirà a trattenere Pogba o Bonucci ed ha già venduto, in una delle peggiori operazioni della storia del calcio, Morata al Real Madrid. Hanno valorizzato un calciatore come se fossero il Verona con il Parma guadagnandoci appena 15 milioni. Anzi, come faceva il Napoli, appena 15 anni fa, con Milan, Parma e Inter. Ma noi abbiamo già dimenticato tutto, vero? Perché noi siamo quelli del “Vogliamo vincere”. Il primo agosto il Napoli festeggia i suoi primi 90 anni di storia. Il palmares racconta di due scudetti. Vissuti in maniera così entusiastica che forse a qualcuno sono parsi venti. Io sto con De Laurentiis, io sto con il Napoli, il mio Napoli. Nella buona e nella cattiva sorte, nella ricchezza o nella povertà. Il divorzio, almeno nel calcio, non esiste. Tanto vale salvare i buoni rapporti, invece di farsi, in maniera così sciocca, il sangue amaro.

Valentino Di Giacomo

P.S. Non conosco Aurelio De Laurentiis, non ho mire di avere incarichi societari, questo sito non ha neppure pubblicità, non prendiamo soldi dal Napoli. Così, lo diciamo per anticipare qualche imbecille frustrato.

SEGUICI E COMMENTA CON NOI SU FACEBOOK SULLA PAGINA DI SOLDATO INNAMORATO E SU TWITTER@SurdatNammurat

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

 

0 739
Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Ho abitato per molto tempo all’estero e per quanto sia molto legato a Napoli e adori la cucina nostrana non ho mai sofferto molto.
In ogni città forse è possibile trovare un po’ di Napoli, negli scorci, negli odori, nei vicoli, in alcuni panorami, alle volte anche in un semplice sguardo. E quando qualcosa, qualsiasi cosa, mi faceva pensare a Napoli non mi assaliva la nostalgia ma semplicemente mi sentivo a casa.
Un po’ più difficile era invece con il cibo, amo molto cucinare e devo a mia nonna quel minimo di abilità in cucina che mi permette di portare Napoli a tavola ovunque, per cui un bel ragà o un gattò di patate era un piccolo lusso che mi sono sempre potuto concedere. Il problema serio però era un altro: la parmigiana di melanzana. I latticini non esistono e le melanzane buone nel resto del mondo sono difficilissime da trovare. Acquose, troppo piene di pane, pelli durissime e soprattutto insapori, le melanzane sono state la cosa che mi è sempre ma più. Il non poter mangiare (e cucinare) la parmigiana però mi ha insegnato una cosa: gli ingredienti non si possono sostituire o imitare, meglio rinunciare alla parmigiana e fare qualcos’altro piuttosto che intossicarti. Invece di usare melanzane di serra e pseudomozzarella industriale meglio mangiare altro.

Oggi il Napoli ha provato a fare la Parmigiana a Stoccolma: se non hai Reina non puoi giocare considerando il portiere un giocatore di movimento e nei puoi contare sugli scarichi al portiere e sulla regia arretrata. Con Gabriel puoi pure provare a fare la parmigiana, ma poi non ti puoi lamentare si nun sap’ e niente.

Cattivi: Insigne ha sbaglaito tantissimo, certo il Napoli si è perso nel marasma generale ma il gioco passa spesso dalle sue gambe e i suoi errori sono grossolani. Ghoulam ha giocato male, spesso distratto, regala il secondo rigore e la papera di Gabriel parte dai suoi piedi, quest’ultimo, nonostante il rigore parato è il peggiore in campo, regala il 2 a 1 con una papera colossale e sul 3 a 1 commette parecchie indecisioni. Certo non c’è stato il tempo per preparare la partita su di lui, ma quando si sbagliano cose elementari non ci sono attenuanti.

Buoni: Allan se non altro è bravo a non farsi ammonire e a trattenere Higuain cosa che immagino non sia stata facile. Jorginho anche se non ha brillato ha dimostrato anche oggi grande personalità, l’udinese ha fatto densità a centrocampo e per lui non era assolutamente una partita facile, se l’è cavata comunque. Migliore di oggi Higuain, ma non solo alla Dacia Arena. El Pipita oggi ha sfogato la sua rabbia prima verso le critiche tirando in porto con una violenza rara il pallone del momentaneo 1 a 1 e poi si è giustamente sfogato quando si è trovato sotto il naso un cartellino rosso, rabbia grinta agonismo e mai cattiveria questo è il Pipita, questo è Higuain questo è l’ennessimo argentino che ha fatto innamorare Napoli, oggi hai fatto 30 e hai preso pure la lode!

Paolo Sindaco Russo

0 1236

Chiavettiere e sbaglia i rigori

Higuain se ne deve andare da Napoli, non è buono. Nell’oceano indefinito dei social si possono trovare decine di commenti di questo tenore. Andando a zonzo su Twitter e Facebook sembra essersi creato quel clima ostile verso Higuain che i tifosi del Napoli ben conoscono. Vi ricordate del Lavezzi amico dei camorristi o amante della vita notturna? E mica vi siete dimenticati del Cavani-Gesù tramutatosi in femminaiolo impenitente, padre snaturato e marito indegno? In entrambi i casi di certo non ci sfugge quali epiloghi abbiano avuto questi “pensieri dominanti“. Sia El Pocho che il Matador sono stati venduti. Venduti bene, ma sempre venduti.

La telenovela Higuain è cominciata in primavera. El Pipita sarebbe un discotecaro, un “chiavettiere” che prende sbandate in certi localini alla periferia di Napoli. Da sabato invece è iniziato il gioco al massacro sui calci di rigore. E’ vero, Higuain ha sbagliato un rigore nella finale di Coppa America. Ancor più vero, Higuain lo scorso campionato a Napoli di rigori ne ha sbagliati più di qualcuno. Anche importanti, se non decisivi, come nell’ultima gara-spareggio per la Champions contro la Lazio.

Ma si! Allora dai, vendiamolo! Higuain non è buono. Lo dice pure la Gazzetta (stamattina, n.d.r.) con i soliti retroscena dell’entourage del giocatore che vorrebbero portarlo all’Arsenal: “Altro che 100 milioni! Dopo l’errore dal dischetto nella finale di Copa America, le quotazioni di Gonzalo Higuain – scrive il quotidiano milanese – sono precipitate. In un solo anno s’è visto crollare addosso il mondo, ha dilapidato quella credibilità intorno alla quale aveva saputo costruire il personaggio, oltre che il campione”. ALTRO CHE 100 MILIONI. Questo è una specie di brocco che non è capace nemmeno di tirare un rigore! Come se poi i 100 milioni dovesse tirarli fuori la Rosea… Riferendosi ai 94 milioni di clausola che blinderebbe Gonzalo in azzurro.

Eh già, perché Higuain la scorsa stagione ha segnato, al netto dei rigori sbagliati, solo (sic) 29 gol in 58 partite. Una miseria… 

Chi scrive è invece convinto che se il Napoli vuole lottare nelle posizioni di vertice anche il prossimo anno ha il dovere di fare di tutto per tenere Gonzalo al Napoli. Certo, con le giuste motivazioni e con la dose necessaria di chiarezza nella progettualità, l’indispensabile per consentire ad un grande calciatore di avere determinate garanzie. Perchè, signori, di attaccanti del calibro di Higuain non ce ne sono tantissimi in giro. E figurarsi in Italia dove, ad esempio, la Juve riparte in attacco aggrappandosi ad un ragazzo di 23 anni, fortissimo, ma pur sempre giovane come Morata. E poi alle potenzialità di Dybala, laddove non sempre è così sicuro che le potenzialità si tramutino poi in certezze.

Restare nelle posizioni di testa per il Napoli appare un compito un po’ più difficile nel prossimo campionato, le milanesi sembrano voler ritornare protagoniste mentre Roma e Lazio continueranno ad essere ambiziose. Il Napoli “provinciale” di Sarri ha quindi il dovere di ripartire da solide basi e da certezze concrete. Vanno bene gli Allan, i Valdifiori, i Reina o i Darmian, ma El Pipita è l’unico calciatore della rosa attuale del Napoli capace realmente di spostare gli equilibri. Non ce ne vogliano gli innamorati di Mertens o i devoti di Hamsik (al quale pure io sono legatissimo).

E allora non facciamoci coinvolgere da questo clima che vorrebbe Higuain una “pippa”, altro che “Pipita”. Teniamocelo stretto Gonzalone nostro, facciamogli, se possibile, sentire ancor di più il nostro affetto. E’ vero che ha sbagliato qualche rigore di troppo, ma resta pur sempre uno dei pochissimi, se non l’unico, top-player che gioca nel campionato italiano. Tanto più dopo le partenze di Pirlo e Tevez.

Semmai, se proprio c’è da trovare una soluzione, troviamo un altro rigorista. Ma Gonzalo non si tocca. Che parta forte e chiaro quel bellissimo coro spontaneo che si è alzato lo scorso anno tante volte dalle tribune del San Paolo: HIGUAIN HIGUAIN HIGUAIN.

#ilCaffèMiRendeTifoso

Valentino di Giacomo

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

0 744
Empolizzazione o internazionalizzazione?
Empolizzazione o internazionalizzazione?

Il Napoli che sarà per adesso si muove, ancor di più che sul mercato, sul filo di alcune parole. Dall’internazionalizzazione all’empolizzazione, dalla squadra spagnoleggiante a quella tricolore, dal cosmopolita Benitez all’autarchico Sarri. La stampa e le Tv, quasi tutte, hanno deciso che questi devono essere i temi in agenda alla voce Napoli. Tutte parole che in fondo, a pensarci bene, significano quasi niente. Vogliamo davvero passare l’estate a martoriarci su queste discussioni che, saranno pur interessanti per certi versi, ma che sono per la gran parte filosofia?

Qualche anno fa quando iniziava il calciomercato si faceva la corsa in edicola per controllare quelle tabelle con “ACQUISTI, CESSIONI, TRATTATIVE“. Era da lì che si partiva per iniziare a comprendere se il nostro Napoli poteva essere competitivo oppure no. Magari ci facevamo suggestionare, grazie a qualche articolo compiacente, sulla straordinarietà dei nuovi acquisti: Rossitto era un fenomeno della nazionale, Caccia o Agostini dei bomber micidiali, Protti un killer da area di rigore che avrebbe certamente ripetuto a Napoli le gesta di Bari. E potremmo continuare per pagine e pagine…

Al di là delle parole, venendo al campo, il Napoli riparte per adesso da tre pilastri: Sarri in panchina, Valdifiori in regia di centrocampo e Reina in porta. Al momento più che un ridimensionamento sembra un rafforzamento. Ci sarà poi tempo per giudicare fino a fine Agosto quando anche alla voce “cessioni” inizierà a muoversi qualcosa.

È vero, Sarri e Valdifiori scontano il pedaggio di aver militato soltanto un anno in Serie A ed entrambi sono arrivati tardi nella massima serie. Bisogna lasciare loro il tempo di lavorare ed ambientarsi. Non si può bocciare o promuovere senza che sia neppure iniziato il primo giorno di scuola. Per certo l’arrivo di Reina sarà un enorme valore aggiunto, quanti punti in più avrebbe avuto il Napoli con lo spagnolo in porta? La Champions ci sarebbe sfuggita?

L’evoluzione o il possibile ridimensionamento del Napoli passano semmai dalla permanenza in azzurro di alcuni calciatori, Higuain su tutti. È El Pipita l’unico vero top player di questa rosa, mettendo da parte i giustificatissimi sentimentalismi verso Hamsik.

È chiaro che tanti tifosi, tramutandosi con la fantasia nei panni del nuovo Ds Giuntoli, qualche ragionamento sulle opportunità di una cessione di Higuain lo stanno facendo. Ad esempio se il Napoli incassasse dalla vendita di Higuain una cifra vicina ai 50 milioni di euro da reinvestire su Immobile, Rugani e Darmian sarebbe davvero un ridimensionamento? O un modo per rafforzare l’organico in maniera più omogenea?

Strano a dirsi, ma in fondo il mercato azzurro dovrà essere valutato molto più dalla capacità di saper vendere gli esuberi o i calciatori che meno hanno espresso il proprio potenziale con la maglia del Napoli. Una lista abbastanza lunga: Rafael, Andujar, Britos, Zuniga, Inler, Gargano, Jorginho, De Guzman, Callejon, Zapata.  Non tutti da cedere per forza, ma che sicuramente non lascerebbero troppi rimpianti e che consentirebbero al Napoli di poter ben investire su giocatori più idonei al modulo di Sarri. Non sarà un compito semplice quello che attende Giuntoli, ma dalle buone cessioni di questi calciatori potremo giudicare il suo lavoro.

In città vi è uno strisciante malcontento nei confronti di De Laurentiis. Striscioni, cartelli affissi, persino camion pubblicitari itineranti sono stati usati per delegittimare il lavoro del presidente. Eppure, a dirla tutta, Aurelio ci aveva provato. Benitez, Higuain, Callejon, Albiol dovevano portare il Napoli ad una dimensione più europea. Il progetto non è fallito del tutto, ma alla voce “entrate” il bilancio azzurro ha segnato il segno meno. Due anni di “europeo” Benitez hanno lasciato  gli azzurri fuori dalla Champions League, prima con lo sciagurato preliminare contro l’Atletic Bilbao e poi con il disastroso girone di ritorno dell’ultimo campionato che hanno relegato i partenopei al quinto posto in classifica. In soldoni è stata una perdita per il club quantificabile intorno ai 50-60 milioni di euro.

A quanto pare le “menate” su europeizzazione o italianizzazione lasciano il tempo che trovano. Questo Napoli lo giudicheremo dal campo, dai calciatori che saranno acquistati e quelli venduti. Nell’era di Moratti l’Inter ogni anno era la squadra più forte “sulla carta”, tanto che andava di voga la battuta che il presidente nerazzurro avrebbe dovuto far tappezzare San Siro di giornali. Ecco, sulla carta, a leggere alcuni giornali, sembra che Inter e Milan si stiano rafforzando più di noi. Sulla carta. Poi però a parlare sarà il campo. Ascoltare tutte queste cassandre e riempirci di un immotivato pessimismo serve solo a destabilizzare ulteriormente l’ambiente. E invece dovremmo restare uniti. Bisogna accettare le decisioni societarie non per resa, ma per amore. E, soprattutto, perché non è possibile altrimenti.

Valentino Di Giacomo    

(no grazie, il caffè mi rende tifoso)