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La parola all'esperto

Marco Bellinazzo

Nato a Napoli e cresciuto in quel rione Sanità assurto anche in queste ore alle cronache nazionali per l’omicidio del giovanissimo Genny. Marco Bellinazzo, giornalista del Sole24Ore e autore di un seguitissimo blog, può definirsi senza rischio di smentite il massimo esperto di calcio&finanza. Si è laureato alla Federico II in Giurisprudenza studiando proprio il fallimento del Napoli con la curiosità di capire come fosse stato possibile che la squadra in cui ha giocato Maradona potesse scomparire. “Sarebbe bastato chiedere a Ferlaino – dice oggi Bellinazzo – il quale ha spiegato anche di recente che quella società incassava 25 miliardi di lire e ne spendeva 35 in ingaggi. Se solo ci fossero stati i diritti tv“… Marco è infatti tifosissimo del Napoli di cui ha parlato anche in diversi libri. L’ultima sua fatica editoriale è “Goal economy“, un libro interessantissimo non solo per gli appassionati di calcio, ma per chi vuole comprendere meglio le relazioni tra i grossi gruppi finanziari dell’economia mondiale e di questo sport che muove e fa muovere capitali sempre più ingenti. Più che un libro, questo di Bellinazzo, è diventata ormai una sorta di “bibbia” anche in diversi corsi universitari.

Goal Economy, l'ultimo libro di Marco Bellinazzo
Goal Economy, l’ultimo libro di Marco Bellinazzo

Negli ultimi anni assistiamo ad una mutazione antropologica del tifoso: da semplice sostenitore ad “azionista figurato” di un’impresa a scopo di lucro che è la propria squadra del cuore. Ormai il tifoso, durante il calciomercato, non ragiona più soltanto su quale calciatore preferirebbe vedere nella propria squadra, ma valuta anche i costi di cartellino e ingaggio. Ad esempio su Soriano, Maksimovic e Romagnoli era frequente leggere sui social che questi calciatori costassero troppo rispetto al loro reale valore tecnico. Secondo te il tifoso ha gli strumenti adeguati da parte dell’informazione sportiva per giudicare tali parametri?

Il salto culturale è positivo. Vincere è quello che conta di più. Per tutti i tifosi. È quello che ci fa appassionare a uno sport, naturalmente. Ma oggi ci si sente partecipi di una comunità che è consapevole di essere la vera “proprietaria” di una squadra. E la sostenibilità economica dei progetti sportivi è diventata perciò un valore importante. Tuttavia, questo percorso è appena agli inizi in Italia e non sempre l’informazione sportiva tiene il passo.

In questi anni, anche grazie al tuo blog e i tuoi libri, c’è molta più chiarezza su tanti aspetti economici che riguardano il “retrobottega” di una società professionistica. È il giornalismo sportivo del futuro quello che tu hai iniziato a fare? Ti senti un apripista?

Mi si riconosce un po’ questo ruolo e lo accetto con tutte le responsabilità che comporta. Non sono il depositario di nessuna verità e gli errori sono dietro l’angolo. Ma lavoro sempre per dare il massimo e con la massima buona fede. Non so se questo è il futuro del giornalismo sportivo. Ma certo conoscere e capire gli ingranaggi economici oggi è indispensabile anche per i giornalisti sportivi. Fino a pochi anni fa non era certo così.

E-Book di Marco Bellinazzo
E-Book di Marco Bellinazzo

Sei stato colui che ha scritto uno splendido ebook: “Da Maradona a Messi: benedetti diritti d’immagine”. Ecco, quella dei diritti è una questione che ha tenuto banco anche quest’anno con la telenovela Soriano e in precedenza per il caso Astori. Fa bene De Laurentiis a tenere così tanto ai diritti d’immagine?

Dipende ovviamente dalle situazioni. Se vuoi per te i diritti d’immagine devi pagare stipendi più alti. Diciamo che occorre farli fruttare. Altrimenti è un’inutile forzatura.

Lo chiedo al tifoso, oltre che all’esperto: in città serpeggia un evidente malumore nei confronti del presidente. Eppure il Napoli nei suoi ormai 90 anni di storia non è mai stato per così tanto tempo ai vertici del campionato e da sei anni consecutivi si qualifica in Europa. C’è irriconoscenza oppure, anche in base a dati economici, il Napoli può realmente puntare al tricolore come chiedono molti tifosi?

I tifosi hanno negli occhi le vittorie dell’era Maradona e vorrebbero tornare a vincere. Purtroppo ho l’impressione che siano state sprecate occasioni irripetibili in queste stagioni, subito dopo Calciopoli. Le gerarchie del calcio italiano legate alla forza economica dei club si stanno lentamente ristabilendo. E potrebbe esserci sempre meno spazio per il Napoli. Detto ciò, De Laurentiis ha avuto grandi meriti nel far rinascere il Napoli e nel gestirlo con un’attenzione particolare ai conti. Ma la storia del Napoli prescinde dai presidenti.

Tra le critiche più frequenti nei confronti di De Laurentiis  vi è la sua “gestione familiare”. È davvero una gestione familiare quella del Napoli? E, in tal caso, tale gestione a tuo giudizio  ha ottenuto più benefici o danni per il futuro del calcio a Napoli.

Basta guadare la composizione del cda del Napoli ultra-familiare. In una prima fase era forse necessario amministrare il club con assoluto centralismo. Ma un club da oltre 100 milioni di fatturato annuo non può continuare a essere guidato con la formula dell’”uomo solo al comando”. L’era Maradona è stata anche contrassegnata da una società con figure professionali di grande spessore.

Perché il Napoli difficilmente acquista calciatori svincolati o a parametro zero? Qualche tempo fa De Laurentiis rimproverò a Bigon di non aver “pensato” a Tevez o Pogba. C’è forse dietro queste scelte di acquistare solo giocatori sotto contratto un’esigenza di bilancio?

Non credo. È solo una questione di opportunità. E poi se non crei situazioni ambientali di livello europeo e prospettive degne di un club europeo è difficile che certi giocatori accettino di venire.

Il Napoli non ha una sede, non ha un centro di allenamento né uno stadio di proprietà. Se De Laurentiis decidesse di vendere il Napoli, cosa venderebbe?

Un parco giocatori ancora di buon livello e un brand con un fascino rilevante. Nel mondo resta la squadra di Maradona anche se questo legame è stato reciso dall’attuale proprietà. 

Sulla questione stadio come si sta muovendo il Napoli

Non bene, direi. O almeno non con l’ambizione che mi aspetterei da un uomo come De Laurentiis. Ma penso che le colpe vadano suddivise con il Comune.

A quale giocatore del Napoli sei legato di più sia del passato che del presente. Dire Maradona non vale…

Allora dico Careca e Lavezzi.

Cosa pensi farà il Napoli di Sarri? Sei fiducioso su questa squadra?

Come tutti sono in attesa di capire come evolverà. Qualcosa si è visto nelle prime due partite, ma ho paura che manchino pedine fondamentali. Tutto dipenderà dalla forza mentale di resistere con lucidità alla pressione della piazza.

Un tuo giudizio sulla gestione Benitez.

Ho visto partite memorabili e sprazzi di gioco europeo. Quindi positivo. Resta l’amarezza per un progetto incompiuto e l’immenso danno economico delle due mancate qualificazioni in Champions in un solo anno. Ma le responsabilità vanno divise con società e squadra. Se c’è una cosa che mi ha profondamente deluso, per un uomo della sua preparazione e intelligenza, è stata l’incapacità di adattarsi alla realtà italiana e la scarsa flessibilità nell’impiego di schemi e rosa.

 

Una tradizione napoletana alla quale proprio non puoi rinunciare. La tua canzone preferita, il tuo cibo preferito, un posto di Napoli che ti fa sempre e comunque innamorare.  

Più che altro non posso rinunciare all’intera gamma della gastronomia napoletana. Così come alla musica di Pino Daniele. Ogni volta che posso torno a Napoli per passeggiare sul lungomare e tra i miei vicoli…

Valentino Di Giacomo

Twitter: @valdigiacomo

#ilCaffèMiRendeTifoso

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De Laurentis Ritiro Dimaro 2015 Foto di Pierfilippo Cutrì

Noi tifosi spesso parliamo (o straparliamo) di cifre, prezzi, ingaggi e stipendi come se stessimo trattando il prezzo delle percoche con il nostro fruttaiolo di fiducia. Ma dietro la gestione economica di società così grosse e che muovono capitali che neanche in due o tre vite riusciremo mai a cumulare si nascondo no meccanismi e studi che spesso ci sfuggono. Ci siamo chiesti spesso perchè De Laurentiis invece di prendere uno svincolato con uno stipendio altissimo (leggi Pirlo) preferisce comprare un giocatore più scarso pagando un prezzo elevato e magari dandogli uno stipendio basso.

Per noi che come massima manovra economica abbiamo gestito la colletta del Super Santos, è normale pensare che sia la stessa cosa comprare un giocatore per 8 milioni e fargli un contratto da 2 milioni o stagione o prendere uno svincolato da 6 milioni a stagione, alla fine sempre 12 milioni in due anni spenderò. Invece non è così semplice e abbiamo chiesto a un amico del Soldato Innamorato, il Dottore Commercialista Paolo Longoni, di spiegarci in modo chiaro perchè non è così e come mai conviene a una società investire più sul cartellino che sull’ingaggio.

Seguiamo la sua spiegazione

Non è semplicissimo spiegare perché una Società di Calcio investe volentieri denaro nell’acquisizione del contratto di un calciatore, cioè nel cosiddetto acquisto del cartellino, mentre è molto meno propensa a spendere denaro per lo stipendio dello stesso calciatore.
Occorre fare una piccola e breve premessa di chiarimento, cercando di essere semplici e di non usare linguaggio troppo tecnico.

Le spese che hanno una durata pluriennale, per esempio l’acquisto di un’automobile, sono un investimento; ciò significa che l’utilità della spesa non si esaurisce in un solo anno, ma si protrae in più esercizi.
Il costo sostenuto, quindi, non grava sul risultato (sull’utile) dell’anno in cui la spesa viene fatta, se non per la quota che si decide di attribuire all’anno stesso.
Un esempio ci aiuta: l’automobile acquistata si presume che abbia una durata di cinque anni; ogni anno attribuisco 1/5 del suo costo all’esercizio.
Scrivo quindi nell’attivo del mio patrimonio il valore dell’automobile per il totale ed ogni anno lo diminuisco di un quinto portandone gradualmente la quota fra i costi.

Le spese come gli stipendi, invece, hanno la caratteristica di essere tipicamente riferibili all’anno in cui sono state sostenute, non avendo utilità pluriennale.
Ciò significa che il costo sostenuto grava per intero sull’utile dell’anno.
Seguendo questo ragionamento, che non è un artificio contabile ma è vera e propria economia aziendale applicata, se la Società X acquista il cartellino del calciatore Y per 5.000.000 di Euro e stipula un contratto per cinque anni con un compenso per il calciatore di 1.000.000 all’anno, il fenomeno in bilancio viene rappresentato in questo modo:

Anno 201n
Attività

Cartellino Calciatore Y                      5.000.000
– Quota ammortamento 201n 1/5    1.000.000
Totale                                               4.000.000

Costi

Stipendio Calciatore Y                       1.000.000
Quota ammortamento Calciatore Y   1.000.000
Totale                                                 2.000.000

*****
Ai Costi si contrapporranno i Ricavi dell’esercizio e, per differenza emergerà l’utile (o la perdita) dell’anno. Specularmente, alle Attività si contrappongono le Passività e per differenza il Bilancio espone il Patrimonio Netto della Società con il Risultato di esercizio.
Il prospetto elementare sopra esposto mette in evidenza che la spesa per lo stipendio è tutta a carico dei Costi dell’anno, mentre la spesa per l’acquisto del cartellino del calciatore incrementa l’Attivo (ha quindi un effetto benefico sul Bilancio) e incide solo in misura parziale sui costi dell’anno.
Credo che questo dimostri in maniera chiara la ragione per la quale le Società preferiscono investire nell’acquisto del cartellino piuttosto che spendere per lo stipendio.
Ma una ulteriore dimostrazione può essere fornita prolungando l’esempio agli anni successivi:
Immaginiamo che il nostro Calciatore Y dopo tre anni sia ceduto ad altra Società per 5.000.000, e cioè per lo stesso prezzo per il quale è stato pagato.
Ecco la rappresentazione in bilancio della cessione:

Anno 201n+3

Attività

Cartellino Calciatore Y                            5.000.000
– Quota ammortamento 201n1/5           1.000.000
– Quota ammortamento 201n +1 1/5    1.000.000
– Quota ammortamento 201n +2 1/5    1.000.000
Valore residuo                                      2.000.000

Ricavi

Plusvalenza cessione Calciatore Y 3.000.000

*******

La cessione del nostro Calciatore, il cui valore di Bilancio si era ridotto a 2.000.000 di Euro avendone imputato le quote annuali ai singoli esercizi, dà origine ad un effetto benefico per il nostro Utile, producendo una Plusvalenza, cioè un Ricavo straordinario che aumenta l’utile.

Spero, con queste poche righe, di avere dato i chiarimenti necessari anche a chi non ha gli strumenti tecnici di base per capire di bilanci e di principi contabili; si tratta, in fondo, di una scelta che qualunque imprenditore preferisce fare: meglio un investimento piuttosto che un costo che esaurisce la sua utilità in pochi mesi.
Resto a disposizione della vostra Comunità per la discussione, se è necessario. A presto.

Dott. Paolo Longoni

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

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Foto di Paolo Russo

Nei momenti di crisi economica, c’è sempre chi riesce a guadagnare, se siete tra questi “Rarissimi “ fortunati adesso vi starete chiedendo come investire il vostro denaro.
Potreste spendere soldi per rinnovare e allargare la vostra attività, ma oramai dal 1992 con la nascita dell’organizzazione mondiale del commercio, tutto questo non ha più senso, oggi per raddoppiare i capitali non bisogna più lavorare, basta sapere su cosa speculare è il gioco è fatto.
Negli ultimi 25 anni sono nate nuove figure professionali ed altre hanno raggiunto un potere enorme, infatti oggi è tutto un proliferare di mediatori, broker, e tutto quello che riguarda la sfera economica.
Per investire basta rivolgersi a questi santoni del marketing, che con le loro slide coadiuvate da grafici e algoritmi, riescono a sedurre il novello Rockefeller di turno, promettendo scenari futuri strabilianti .
Ma se questo sistema è così perfetto, allora come si spigano le crisi economiche che si sono susseguite negli ultimi anni?
Come mai nessuno di questi esimi economisti non aveva previsto la bolla immobiliare americana del 2007 “Prestiti Sub prime“? Come mai nessuno aveva previsto la caduta di svariati mercati finanziari? Le crisi monetarie, addirittura qualche profeta ci disse : “Con l’euro lavoreremo un giorno di meno guadagnando come se lavorassimo un giorno di più”
Nessuno immaginava, perché nessuno può sapere quello che succede , queste persone sfruttano l’immediato, ma non sanno guardare al futuro, tutto questo perché non si sono mai sporcate le mani.
Cosa ne può sapere un broker finanziario di agricoltura, commercio, edilizia, industria? I suoi grafici e i suoi algoritmi gli possono indicare una tendenza, ma quando lui avrà percezione di quello che succede allora sarà troppo tardi.
Adesso vi state chiedendo, ma se tutte queste figure sono inattendibili a chi dobbiamo rivolgerci?
Semplice, oggi vi presenterò una nuova figura del mondo finanziario, una di quelle che non gode dell’apprezzamento dei decani dell’economia: “ O’Camionista”
O’Camionista ha rapporti in tutti i mercati, su gomma viaggiano tutte le merci, ha rapporto diretto con il mondo della produzione.
Per esempio: molti non sanno ancora, che questo sarà un anno straordinario per il mercato dei vini, la produzione aumenterà in modo esponenziale rispetto alla piccola recessione dell’anno scorso, dalla Puglia hanno già cominciato a distribuire l’uva da tavola.
Il mercato delle carni sta perdendo colpi e probabilmente questo trend durerà ancora per parecchio tempo, ma nello stesso tempo però aumenta la qualità del prodotto.
Questi sono solo alcuni esempi, ma potrei continuare all’infinito, perché “ O’Camionista” ha rapporti diretti in tutti i settori: Formaggi, Uova, pesce, frutta, verdura, ma anche con il mondo industriale, ad esempio negli ultimi mesi i colleghi che trasportano autovetture, cominciano a viaggiare molto di più rispetto all’anno scorso.
Non fatevi ingannare dal loro abbigliamento: la canottiera macchiata da olio di motore o di sugo, e gli zoccoli Olandesi, non sono segno d’incompetenza, il “kitemmuorto” è solo uno strumento per affermare la propria identità, non dovete aver paura del Camionista, piuttosto cercate di sfruttare il loro sapere, e ricordate che quelli che c’hanno fatto fessi fino ad oggi vestivano giacca e cravatta.

C.B. Mastrolindp (Marco Manna)

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