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di capri

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Foto da Wikipedia

Il vero re napoletano del Festival è sicuramente lui.

Non stiamo parlando di Massimo Ranieri, né di Nino D’Angelo; gli stessi Mario Merola e Gigi D’Alessio in questo caso non possono competere.
L’assoluto protagonista campano a Sanremo è senza alcun dubbio Giuseppe Faiella, in arte Peppino Di Capri. Suo il record di partecipazioni, addirittura quindici, suo il record di successi, ben due, nel 1973 con “Un grande amore e niente più” e nel 1976 con “Non lo faccio più”.
Altro elemento straordinario è dato dal fatto che le sue partecipazioni abbracciano addirittura cinque decenni, in ognuno dei quali, dagli anni ’60 agli anni 2000, il nostro può vantare almeno una partecipazione. Purtroppo non vi è stato ancora un suo brano al Festival in questi anni ’10 del 2000, ma il decennio non è ancora concluso, quindi non disperiamo di rivederlo sul palco dell’Ariston, magari proprio l’anno prossimo, a 50 anni esatti dalla sua prima partecipazione avvenuta nel lontano 1967 in coppia con Dionne Warwick con il brano “Dedicato all’Amore”.
In Italia ci sono cantanti, musicisti, autori che, in virtù di falsi pregiudizi ed un sistema alterato di valori creato da critici musicali settari ed incompetenti, non raccolgono il plauso che la loro carriera meriterebbe. Non stiamo parlando del pubblico, che quasi sempre sa scegliere meglio di critici e discografici, ma dell’opinione comune dei cosiddetti “addetti ai lavori”, che spesso sembra relegare Giganti della musica italiana al ruolo di macchiette o di comparse.
Di Capri è tra questi, spesso guardato con distacco e con sarcasmo dalla critica, rappresenta invece un pilastro del panorama della musica Italiana.
L’uomo che visse, non due, ma almeno 10 volte. E’ stato rocker e cantante confidenziale, cantautore e interprete di classici napoletani, jazzista e leader di un gruppo, beat e autore di sigle televisive, attore, discografico e persino protagonista di un cartone animato.
Ha cantato a soli 5 anni per il Generale Clark e le sue truppe di stanza a Capri ma anche, unico italiano, sullo stesso palco dei Beatles. Famoso in Brasile e in Germania, in Giappone ed in Francia.
Tante le perle sanremesi, condite di ospitate anche queste nel segno della versatilità, da Proietti a Palatresi, da Petra Montecorvino a Pino Donaggio, con il quale nel 1971 presentò la bellissima “L’ultimo romantico”.   Tra tutte però ho voluto scegliere un brano del 1990, il cui titolo, “Evviva Maria”, aveva scatenato i maligni e gli ignoranti, i quali ironizzando avevano pensato ad una cantilena da processione o ad un canto ecclesiastico.
In realtà ci trovavamo in piena “era lambada” e Peppino, sempre sul pezzo con l’aiuto del fido Depsa, volle proporre la sua personale versione del ballo brasiliano; anche stavolta, con un abbinamento improbabile quanto efficace, gli furono affiancati infatti Kid Creole & The Coconuts.
Il risultato è un brano allegro e poetico, una ventata di aria fresca che, come Maria, dal mare irrompe sul palco di un teatro, non sempre frizzante e leggero come dovrebbe, portando gioia e semplicità come solo Di Capri sa fare.

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Cominciamo oggi una rubrica che durerà poco, fino al 13 febbraio precisamente, quando ci sarà la serata finale di Sanremo e Napoli sarà rappresentata da Clementino.

Prima del rapper Napoletano il palco dell’Ariston ha sempre ospitato artisti targati Na (e questa espressione viene proprio da una canzone Sanremese) e spesso si è sentito anche il nostro splendido dialetto. Abbiamo deciso di presentarvi alcune delle esibizioni più significative per raccontare la storia del rapporto fra la nostra città e il festival più amato/odiato d’Italia.

Iniziamo con un pezzo del 1989, quando Maradona, Careca e compagni spingevano il Napoli alla vittoria della Coppa Uefa e sul palco della città dei Fiori si presentava Marisa Laurito, l’attrice e Show Girl che aveva esordito con De Filippo e che pian piano si era trasformata in un’icona della Napoletanità più classica.

Marisa si presenta con un pezzo che sarebbe troppo limitante definire stile Arbore: Il Babà è una cosa seria, scritto da Salvatore Palomba, autore di canzoni storiche come Carmela resa celebre da Sergio Bruni, e Eduardo Alfieri, musicista autore delle colonne sonore dei film di Alfonso Brescia e di grandi successi di Mario Merola.

La scelta della Laurito è tanto coraggiosa quanto autoironica, strizza infatti l’occhio a tutti i cliché possibili e immaginabili, dal testo all’abito, dalle musiche all’atteggiamento Marisa, tanto che Beppe Grillo nel suo monologo le dedicherà una battuta: a mangiare la pummarola è rimasta solo lei, i Napoletani sono gente normalissima.

Sul palco quell’anno c’erano anche Carosone, Eduardo De Crescendo, Tullio De Piscopo e Peppino Di Capri a rappresentare la nostra città e l’inno agli stereotipi culinari partenopei si piazzò dodicesima, ma seconda in una immaginaria classifica fra i nostri concittadini, perchè solo Di Capri riuscì a piazzarsi, di poco, più in alto di lei, arrivò infatti undicesimo.

Adesso non resta che goderci la splendida performance della nostra Marisa!