Tags Posts tagged with "devi vincere"

devi vincere

0 722

L'Italia dei social

Chi pretende la vittoria da De Laurentiis è ignorante. Parleremo di calcio, ma in realtà parleremo assai di più della società in cui viviamo. Un mondo dove ormai i social network ci forniscono forti percezioni su cosa sia diventata l’Italia che si appresta ad entrare negli anni ’20 del secolo. Perché, dal calcio, è possibile scattare una fotografia del nostro tessuto sociale pressoché vicina alla realtà. Lo spunto per scriverne me lo hanno dato alcuni commenti sulla nostra pagina Facebook quando cerchiamo di dire la nostra su quale sia l’effettiva realtà del Calcio Napoli. Realtà non compresa, non accettata, non riconosciuta da troppi. 

“Noi vogliamo vincere” e “De Laurentiis è un pappone”. Sono i commenti più in voga. Chi difende il presidente o, almeno, come facciamo noi, l’operato della Ssc Napoli in vasti settori, diventa di conseguenza un “Pappa boys”. Generalmente questi avventori sulla nostra pagina Facebook passano poi ad una metaforica rappresentazione esistenziale applicata al calcio. “Se ti accontenti nella vita non arrivi da nessuna parte”.  Lo scriviamo con le maiuscole per rafforzare l’assurdo concetto: “SE TI ACCONTENTI NELLA VITA NON ARRIVI DA NESSUNA PARTE”. Ovviamente ignorando che della nostra vita siamo (non sempre, in molti aspetti quasi mai) padroni direttamente noi stessi. Il Calcio Napoli ha invece un proprietario che gestisce privatamente una società sportiva. E quindi che tu possa accontentarti o meno dei risultati conseguiti non fa alcuna differenza. 

Persone che ragionano così sono elettori, votano, possono stabilire chi governa il Paese. Votano pure quelli che ripetutamente commentano commettendo veri e propri orrori ortografici. Quante volte vi capita di leggere sui social commenti con “a preso”, “a fatto”, “a detto”? Dove il concetto dell’H muta è compreso decisamente in maniera fuorviante. L’H muta applicata, oltre che al parlato, finanche allo scritto. Eppure votano, decidono, influenzano, fanno massa critica. E sono pure convinti di avere ragione. Non mollano un post finché non sono loro ad avere l’ultima parola. Ecco perché dal calcio ci sembra di poter leggere una perfetta sintesi di ciò che è diventata l’Italia di oggi.

Un’Italia dove chi ha più conoscenze, grazie ai social, può essere insultato e messo alla berlina da uno che non sa neppure scrivere in italiano. Un’Italia dove la sorte dei nostri bambini, se devono o non devono vaccinarsi, è stabilita dalle “maggioranze”, non dagli esperti. Dove se cade un ponte i social si riempiono di 60 milioni di ingegneri come prima accadeva solo ai Mondiali quando si era tutti allenatori di calcio. Un’Italia – dicono bene Salvini e Di Maio – dove le prossime sfide elettorali si decideranno tra élite e populisti. Dove ovviamente chi fa parte di un’élite va visto con disprezzo e malfidenza. “Noi siamo il popolo, facciamo quello che dice il popolo”. Un popolo che però è diventato nel frattempo sempre più ignorante come certificano tutte le statistiche che ci piazzano tra i più ignoranti d’Europa. Ma, ciò che è più grave, un popolo dove chi ha conseguito un titolo di studio, capacità, conoscenze è messo esattamente alla pari con chi non ne ha. Non solo, ma dove l’ignorante non guarda più – come accadeva un tempo – alla persona più colta come un modello da raggiungere, ma come un saccente che dice cose che non sono gradite, quindi da eliminare, offendere, ingiuriare.

Chi scrive non ha una laurea ad Harvard o chissà quali conoscenze di astrofisica. Non si considera neppure facente parte di un’élite, anzi. Per esempio, in segno di rispetto parlo in napoletano con chi non parla italiano, si tratta di umanità perché non tutti hanno avuto le stesse possibilità, soprattutto chi è cresciuto in altre generazioni. Discorso oggi, con l’obbligatorietà della scuola, che non avrebbe più neppure molto senso. In generale tendo però a fidarmi di coloro che ne sanno di più. Anche fidarsi di chi ne sa di più è però diventato complesso ai tempi del web e dei social. Non è difficile infatti trovare su internet, ma pure sui quotidiani, due teorie opposte, su un qualsiasi tema. Troveremo sempre l’esperto che dice che i vaccini fanno male e quello che dice che invece rappresentano una soluzione. Viviamo nell’epoca della multi-verità. E quindi, anche quando si parla di dati scientifici, ad esempio i bilanci economici della Ssc Napoli, troveremo l’economista che spiega quanto faccia schifo la gestione De Laurentiis e quello che invece loda il presidente. Si torna quindi al punto di partenza, con l’avventore social che diffonde la tesi che più gli piace. Un cortocircuito che va bene per la questione migranti come per il ponte crollato a Genova. Come un oroscopo dove ognuno può leggersi quello che più gli è favorevole. 

Eppure, anche se non siamo economisti, qui su SoldatoInnamorato, vorremmo comunque fare una nostra narrazione sull’operato di De Laurentiis al Napoli. Per carità non infallibile. Non ci basiamo su bilanci, su ammortamenti o equilibri finanziari. Ci basiamo sulla storia. Una storia – questa almeno non modificabile – che ci racconta che in 92 anni di storia il Napoli ha vinto appena 2 scudetti e una Coppa Uefa. Ha fatto tutto in poco tempo, in coincidenza quando a Napoli giocava il più grande campione di sport mai esistito. Sarà un caso? Non diciamo – si noti bene – che il Napoli non debba lottare per vincere, ma che la vittoria non si possa pretendere per molteplici motivi. La storia, come detto, ma pure perché l’imprenditore De Laurentiis non ha oggettivamente le capacità economiche delle multinazionali con cui concorre. La Fiat che compra Cristiano Ronaldo, multinazionali cinesi o americane. Un modo forse ci sarebbe pure: provare a stare al passo con chi spende 100 volte di più rischiando di fallire. E’ successo. E ricordiamo tutti come è stata considerata l’esperienza di Corrado Ferlaino dai napoletani. In che modo ha lasciato il Napoli. Perché pretendere allora? Perché “Devi vincere”?

E poi apprezziamo questo Napoli pure per un fattore sentimentale. Oggi possiamo apprezzare di poter giocare in competizioni come la Champions League che prima guardavamo solo ammirando le altre squadre mentre noi eravamo a lottare per non retrocedere oppure in serie minori. Vorremmo vincere? Certo. Ma quello che abbiamo ci piace, mal che vada ce lo facciamo piacere proprio perché non abbiamo diretta influenza sull’operato del Calcio Napoli. Una società privata. Non è neppure un’entità statale dove se non mi piace un partito o un politico come gestisce una società pubblica posso influenzare con il mio voto delle scelte.  Sembrerebbe l’Abc, ma sembra di dire dei concetti lunari quando lo facciamo.

L’altra mattina, al bar, un signore esasperato mi dice: “Io sono tifoso del Napoli, quindi voglio vincere”. Gli rispondo che “Io sono uomo e vorrei passare una notte d’amore con Belen Rodriguez. Lui mi dice che è possibile. Io me lo auguro. Eppure non penso succederà. “O” i miei dubbi possa succedere… 

Valentino Di Giacomo

SEGUICI E COMMENTA CON NOI SU FACEBOOK SULLA PAGINA DI SOLDATO INNAMORATO E SU TWITTER @SurdatNammurat

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

 

 

 

0 883

L'anno che verrà

L’anno che verrà. Si chiamava così una delle più celebri canzoni del mai dimenticato Lucio Dalla. Proprio come per un capodanno quando tutti sognano e pensano che l’anno che sta per iniziare sarà migliore, funziona così pure nel calcio tra una stagione e l’altra. Riguardo al Napoli le prospettive sono certamente rosee, ma dipende cosa realmente la piazza si aspetta dalla squadra che sarà, dall’anno che verrà.

Mi spiace deludere la torcida azzurra, ma il Napoli il prossimo anno non partirà favorito per vincere il titolo. I favoriti sono e resteranno altri. Non perché ci sia un presidente che una parte della città definisce a cuor leggero “pappone”, ma perché prima o poi bisognerà pure mettere i piedi per terra e rendersi conto che tra i sogni e la realtà ci passano profondi abissi. Aurelio De Laurentiis di professione fa il cinematografaro. Nel campionato che verrà questo presidente romano dalle origini campane dovrà vedersela di nuovo con la multinazionale Fiat. Parliamo dei sempre odiati (sportivamente ca va sans dire) bianconeri che contano solo in Italia 3 volte i tifosi (se così vogliamo chiamare gente che per la maggior parte non sa manco dove sta Torino) del Napoli. Una squadra che può permettersi di dare al proprio allenatore uno stipendio di 8 milioni all’anno, più del quadruplo di quanto percepisce Sarri.

Nell’anno che verrà ci saranno le milanesi asiatiche. Poi ci sarà la United States of Rome. Insomma le forze economiche in campo non propendono dalla nostra parte. Eppure il presidente sta cercando di trattenere tutti i giocatori che nella scorsa stagione hanno probabilmente giocato il miglior calcio da quando esiste il club, stabilendo il record storico di punti, gol totali e in trasferta.

Un amico su Facebook ha scritto che “De Laurentiis dovrebbe gettare il portafoglio oltre l’ostacolo”. La frase è bella, ma tradotta nella pratica non avrebbe un gran senso. Perché per quanto De Laurentiis possa spendere ci sono due enormi limiti: uno è che la squadra del Napoli è difficilmente migliorabile per una quantità enorme di fattori. Tra questi anche l’appeal dei super-campioni per il campionato italiano in generale e per il Napoli in particolare. E poi perché per quanto De Laurentiis possa svenarsi personalmente o attraverso il bilancio del Napoli non starebbe comunque in partita con proprietari di multinazionali come la Fiat oppure con gli yen asiatici. Non c’è gara.

L’anno che verrà si può solo sperare che il Napoli ripeta e cerchi di migliorare quanto fatto l’ultimo anno. Ma non sarà facile e neppure scontato. In città si parla di “patto scudetto” e tutta una serie di dichiarazioni perlomeno ottimistiche. Ma se pensiamo che il Napoli parta favorito sbagliamo di grosso. Può sembrare una banalità quello che sto scrivendo, ma in una città come la nostra l’eccezionale viene preso per normalità.

A molti sembra “normale” ad esempio che il Napoli riesca a stare da anni davanti alle milanesi o che tenga testa alla Juve con una certa costanza. Purtroppo devo darvi una notizia, questa non è la normalità, ma l’eccezione. Un’eccezione costruita un po’ sulle disgrazie di Moratti e Berlusconi, un po’ grazie all’abilità manageriale del vituperato “pappone”. Il blasone di Inter, Juve e Milan non è paragonabile al nostro. Non è paragonabile economicamente, non è paragonabile storicamente. Di eccezioni ce ne sono state solo due in 90 anni da quando esiste il Calcio Napoli, due eccezioni dovute all’eccezionalità per eccellenza che si chiama Diego Armando Maradona.

E parlare nel 2017 di presidenti che “lanciano il portafoglio oltre l’ostacolo” significa essere rimasti aggrappati ad un calcio che non esiste più da oltre 15 anni. I presidenti che si comportavano così sono finiti tutti: da Cecchi Gori a Sensi, da Tanzi a Cragnotti. E un giorno qualcuno dovrà pure farsi lecite domande sul perché questi signori avevano la possibilità di lanciare il portafoglio oltre l’ostacolo. Che poi De Laurentiis ormai lo conosciamo, anche se potesse, mai si svenerebbe per un’impresa che definirei inutile da molteplici punti di vista.

Siamo aggrappati alla falsa concezione che Napoli sia la città più bella del mondo con i tifosi più caldi del mondo. Siamo convinti del “Devi vincere”, del “Meritiamo di più”. Su cosa poggino queste credenze, paragonate a un palmares novantennale, non è dato saperlo. Perché il tifoso del Napoli meriterebbe di più di uno della Fiorentina o della Roma o anche della Lazio? Boh. E perché il tifoso napoletano meriterebbe più di quello che già ha adesso? Di un qualcosa che, lo ripetiamo, è l’eccezione.

Purtroppo temo che ai primi inevitabili passi falsi la piazza possa nuovamente aggredire la squadra. Non perché la squadra e questo club meritino questo atteggiamento, ma perché c’è una mancanza di consapevolezza della propria dimensione. Dovremmo godere del nostro Napoli, come avvenuto quest’anno. Senza pretese del risultato. Un risultato che ci sono i presupposti per raggiungerlo, ma che non è affatto scontato. Essere adulti, crescere, significa prendere coscienza di se stessi. Delle proprie potenzialità e pure dei propri limiti. Napoli, il Napoli, questa società, rispetto a tante altre realtà ha dei limiti. Non dimentichiamolo. Altrimenti resteremmo delusi qualora non accadesse ciò che tutti sogniamo.

Siamo tifosi ed essere tifosi significa manifestare pure il bambino che ci vive dentro. Essere tifosi è esattamente giocare a fare i bambini. Però siamo grandi. E a gioco fermo è giusto ragionare con la testa e non con la pancia, con gli umori. Lo scriviamo adesso, prima ancora che inizi il calciomercato. Restiamo compatti. Smettiamola di creare polemiche solo per il gusto di farlo e per dimostrare per forza le tesi di cui siamo convinti. Usando qualsiasi argomento tra l’altro.

L’anno che verrà godiamoci il nostro Napoli e cerchiamo di essere fedeli sempre nella buona e nella cattiva sorte rispettando davvero il motto “Al di là del risultato”. Il “Devi vincere” appartiene ad altri. E abbiamo visto sabato scorso la fine dei trac che hanno fatto. L’anno che verrà restiamo tutti uniti. E che l’hashtag che scriviamo tutti #ForzaNapoliSempre sia sempre davvero. Sempre. Vincere non è importante, ma noi… Ci proveremo!

Valentino Di Giacomo

SEGUICI E COMMENTA CON NOI SU FACEBOOK SULLA PAGINA DI SOLDATO INNAMORATO E SU TWITTER@SurdatNammurat

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

0 1038

Mettiamo fine al "Mandolinismo"

La Juve ha perso, il Napoli ha vinto ed è primo in classifica e in città si respira un fortissimo entusiasmo. A leggere i social, ormai affidabili del sentiment della piazza almeno quanto fino a qualche anno fa lo erano baristi e barbieri, il campionato sembra finito dopo appena quattro giornate. E’ bello vedere questo entusiasmo ed è anche giustissimo godere dei momenti positivi quando arrivano, è anzi doveroso celebrare i momenti buoni. Qui, oggi, non vorrei mettere il cilicio a chi gode,  ma solo mettere in guardia la torcida azzurra: il campionato è lunghissimo e le sfide che ci aspettano sono ancora tante. Va bene l’entusiasmo purché non diventi un boomerang al primo passo falso. Anche i siti web e i giornali napoletani si cimentano in trionfalismi fuori luogo. Il Napoli sarà davvero una grande squadra quando si smetterà di celebrare un primo posto dopo appena quattro giornate. E’ una cazzata, oltre che sintomo di un provincialismo lontano dall’abbandonarci. Certo, fa piacere vedere che almeno la stampa si diletta sempre meno nel descrivere una città che per un primo posto temporaneo mette pastori sul presepe e suona il mandolino. Ringraziando il Padreterno, fatte salve alcune fisiologiche descrizioni di Napoli da parte di alcuni media, il mandolinismo iniza a scemare. Un mandolinismo di cui spesso si rendono artefici i napoletani per primi che rivendicano una sorta di “superiorità delle razza”. Ma questo squallido giochetto, pare, che sia in netta decadenza.

Personalmente sono d’accordissimo con Sarri, la Juve è già campione d’Italia. “Dovrebbero fare loro tantissime cazzate, ma loro non ne fanno spessissimo, la Juve si appresta a fare un campionato come il Bayern Monaco in Bundesliga o il Paris Saint Germain in Francia“. Così parò Sarri appena dopo la vittoria contro il Bologna. Ed ha ragione. Guai a pensare che la Juve sia quella vista contro l’Inter. Sono loro che DEVONO vincere e noi commetteremmo, come ambiente, un errore madornale se ci ponessimo al loro stesso livello. Noi dobbiamo solo giocare una partita per volta. Noi siamo forti, loro, almeno sulla carta, lo sono di più.

Verranno i momenti in cui Milik non la butterà dentro per tre partite di fila, verranno le batoste, le partite giochicchiate male ed è fisiologico nell’arco di un campionato. Ho solo paura che alle prime difficoltà questa euforia possa trasformarsi in depressione. Magari comparirà qualche altro post sui social su quanto Milik sia stato pagato oltre il suo reale valore.

Oggi sono scomparse tutte le critiche. Il “Pappone” non è più “Pappone”. Milik è degno di Higuain, Zielinski è il nuovo Maradona. Il “Pappone”, per chi lo ritiene tale, ritornerà di nuovo così non appena arriveranno le prime battute d’arresto. Ma Milik non è Higuain e non lo sarà. Zielinski è un grandissimo acquisto, portentoso, ma guai a investire un ragazzo poco più che ventenne di eccessive responsabilità.

In questo periodo d’oro, segnaliamo altre due notizie. Assolutamente da non trascurare. Koulibaly, quello che già era a Londra con i blues del Chelsea, ha rinnovato per altri 5 anni. Inoltre, sabato al San Paolo, quando uno sparuto gruppetto in curva ha intonato cori contro De Laurentiis, il resto dello stadio li ha fischiati. Un segnale, solo un segnale, che porta l’ambiente azzurro finalmente a remare tutti insieme. Quando si vince è sempre più semplice, ora bisognerà imparare a farlo anche quando le cose andranno storte. Oggi Cavani non esiste più, GH neppure.

Qui ho sempre difeso l’operato di De Laurentiis, pur mantenendo una posizione critica nella sua gestione del settore giovanile e dello stadio, questione su cui divide colpe proprie insieme a quelle del sindaco De Magistris. Non l’ho difeso perché mi è simpatico, nè lui aveva bisogno di “avvocati del diavolo”. Per De Laurentiis parlano i fatti. Il Napoli è progressivamente cresciuto nel corso degli anni. Quest’anno è forse la rosa più forte della sua gestione (lo abbiamo scritto prima dell’inizio del campionato), nonostante la partenza di quello lì che è andato da quelli là. Poi i conti si faranno a fine anno. L’importante è comprendere che il Napoli non DEVE vincere, la vittoria resta una magnifica possibilità. Non è un fallimento se non dovesse succedere. Lo sarebbe per quegli altri là. Prima lo comprenderemo, meglio aiuteremo l’ambiente che ruota attorno alla squadra.

Valentino Di Giacomo 

SEGUICI E COMMENTA CON NOI SU FACEBOOK SULLA PAGINA DISOLDATO INNAMORATO E SU TWITTER@SurdatNammurat

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

0 1127

La squadra (per ora) è più forte

Curva B - Magnammancill- (Napoli - Dnipro)

Dopo l’8-0 rifilato ai dilettanti dell’Anaune i tifosi azzurri sono indecisi se lasciarsi andare ai soliti sogni di gloria oppure restare scettici in attesa di qualche novità. Non era certo la prova contro una squadra di Promozione a dovere esaltare la piazza, ma dopo le delusioni dello scorso anno il “sentiment” più diffuso tra i sostenitori partenopei è di non sbilanciarsi.

E’ come se in città (e sui social network) serpeggiasse un certo scetticismo verso le possibilità degli azzurri. Eppure, a guardare oggi la rosa del Napoli, questa è una squadra che si è rinforzata. No, non sono arrivati fenomeni, ma buoni calciatori e soprattutto senza vendere i nostri migliori giocatori. Reina, Valdifiori e Allan sono già al lavoro con i compagni nel ritiro di Dimaro, presto potrebbe arrivare anche Astori che sta risolvendo i soliti intoppi burocratici sui diritti d’immagine ai quali De Laurentiis non rinuncia mai. Un portiere (Dio, quanto ci è mancato lo scorso anno!) di livello, un centrocampista (Valdifiori) che conosce a memoria tutti i codici degli schemi di Sarri, un interdittore di valore come Allan. Sono andati via Britos e Zapata.

Insomma ai nastri di partenza il Napoli è sulla carta (SULLA CARTA) migliorato. Ma un’incognita c’è: Maurizio Sarri. Ecco, se questo scetticismo diffuso nei confronti del Napoli avesse un nome e cognome sarebbe quello del tecnico. “Sarà capace di adattarsi ad una grande piazza come Napoli?“, “sarà capace di ripetere il bellissimo gioco di Empoli con calciatori assai più affermati?“. Sono queste le domande più gettonate fra i tifosi azzurri. E a queste domande potrà rispondere soltanto il campo.

Eppure, a mio avviso, è proprio questo leggero scetticismo a poter rappresentare un vantaggio in più per la squadra. Quest’anno i giornali parlano tanto della Juve, del ritorno in grande stile (?) di Inter e Milan. Si parla assai meno del Napoli, se non, per l’appunto, con un po’ di scetticismo per l’inesperienza del proprio allenatore.

Anche la piazza non sarà scatenata verso i calciatori così come accadde lo scorso anno. Dopo Bilbao e l’uscita dalla Champions in città si respirava un clima da funerale, un sentimento che poi è continuato a serpeggiare per il resto dell’anno e che di certo non ha aiutato. Poi, per carità, le colpe sono di chi scende in campo e di chi allena i calciatori. Solo degli scriteriati possono addossare degli errori ai tifosi, anziché ai principali responsabili tra i quali annoveriamo il celeberrimo Benitez.

Ecco, ben venga lo scetticismo se servirà a far partire gli azzurri con un pizzico di pressione sulle spalle in meno. Ah, se poi finisse anche questa smania del “devi vincere” o le assurde rivendicazioni da parte di alcuni gruppi ultras, come quelli della Curva A, tanto meglio.

Ad oggi la rosa del Napoli è più completa ed omogenea rispetto allo scorso anno. Ora tocca a Sarri, lui ha la sua occasione e noi tifiamo per lui. Forza mister!

Twitter: @valdigiacomo

#ilCaffèMiRendeTifoso

SEGUICI E COMMENTA CON NOI SU FACEBOOK SULLA PAGINA DI SOLDATO INNAMORATO

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

0 899

Da Benitez a Sarri

Ha fascino la rivoluzione. È una parola che riporta agli anni più belli della gioventù, quando si credeva davvero che il mondo intero fosse un prolungamento del corpo, che tutto poteva essere cambiato e tutto sarebbe stato migliore. Per tanti la rivoluzione è stato un poster del Che nella cameretta, per altri è stato più semplicemente vestirsi in maniera stravagante a scuola, per altri ancora è stato andare in piazza a cantare slogan tra colori e fischietti.

CheBillboardCubanHW

Affascina in queste ore anche la rivoluzione greca. La patria natìa della democrazia e della filosofia che si ribella all’eurocrazia e con un referendum si sbatterebbe, da sola, fuori dalla moneta unica. Il ritorno alla dracma in luogo dell’euro. Anche le retromarce verso il passato possono essere atti rivoluzionari, anzi, forse il passato e le sue insopprimibili nostalgie hanno una patina rassicurante che il futuro non sa riservare.

Volonté-Indagine

Intrigano le rivoluzioni pure nel calcio. A Napoli, ad esempio, si è affascinati dal cambio alla guida tecnica. L’eurocrate Benitez, tutto schemi, ortodossia e cosmopolitismo che lascia la panchina a mister “favola” Sarri. Un allenatore che si vuole per forza descrivere come un napoletano verace, un operaio del calcio, un Gian Maria Volontè di pallonelandia. Una classe operaia che va in paradiso, ammesso che Napoli calcisticamente riesca a rappresentare l’Eden. C’è chi si fa ammaliare dal racconto “sarrista” e chi storce un po’ il naso, come se l’ex mister dell’Empoli non fosse all’altezza di una piazza che sente, chissà per quali astrusi motivi, di meritare di più. Come se fossero trascorsi anni luce, ere geologiche da quando sulla panchina azzurra sedevano i più classici “mister provincia”: da Guerini a Mutti, da Ulivieri a Colomba. Passando ai più recenti Ventura, Reja, Mazzarri. Unica eccezione Sir Rafa Benitez.

 

R1_RealRevolutionForse Sarri farà bene più alla città di Napoli che  alla sua squadra di calcio. Il presunto ridimensionamento, di cui pure tanto si è dibattuto sui quotidiani e in tv, serve più alle smanie di alcuni napoletani che al progetto tecnico di De Laurentiis. È una Napoli che con Benitez e Higuain ha sentito il diritto di vincere. Un diritto. E quando si pensa di essere stati privati di un diritto allora si dà luogo alle proteste, alle piazze, ai sommovimenti popolari. Ne sono esempio i cartelli esposti in città, i manifesti itineranti 6×3 che giravano su camion, le invettive dipinte con lo spray sui muri. I napoletani pretendono (PRETENDONO) dalla squadra di calcio quello che spesso neppure sanno chiedere a chi amministra la loro città. Ne è un esempio la sequela di comunicati, di stucchevoli botte e risposte tra il club e il Comune sulla faccenda dei concerti allo stadio. Un’amministrazione comunale che ha persino irriso il club di calcio facendo riferimento alla mancanza di vittorie di scudetti. Un’amministrazione comunale (non solo questa in carica, ma anche quelle del passato) che di “scudetti” forse non ne ha mai vinti. In una città, terza per importanza in Italia, dove diventa irrealizzabile persino avere due luoghi distinti: uno dove fare calcio e un altro dove fare musica. Eppure le punzecchiature del Comune contro De Laurentiis fanno persino breccia tra gli ultrà più agguerriti. Perché a Napoli c’è anche chi pensa che DeLa sia l’origine di tutti i mali. “Pappone romano“, “Aureuro” e via così. Anche le cacciate dei presidenti di calcio, come quelle del passato verso re, occupanti e masanielli hanno il loro fascino rivoluzionario. Le rivoluzioni ammaliano, salvo poi trovarsi spaesati il minuto successivo della rivoluzione ottenuta. Il silenzio fa più spesso paura del rumore indistinto.

È spaesata adesso la Napoli del tifo, si interroga sul nuovo allenatore e se questi sarà capace di tenere la barra dritta per continuare a tenere la squadra ad alti livelli.

Impossibile dire oggi cosa sarà del nuovo Napoli di Sarri. Il calciomercato porterà via alcuni calciatori che saranno rimpiazzati da altri. Ci sarà un nuovo modulo, nuovi metodi, forse anche nuovi metri di giudizio. Non sarà un male se la piazza comincerà a comprendere nuovamente quali siano le proprie radici e il proprio pedigree calcistico. Se al “Devi vincere” si sostituirà un “Proviamo a vincere, insieme, uniti“. Questa si che sarebbe una rivoluzione. Questa si, affascinerebbe assai più dei bancomat greci fuori servizio e delle frasi sui muri di Napoli puerili e irrazionali. Se a Sarri sarà chiesto un ritorno alla lira e ai 12 miliardi per Maradona allora abbiamo perso ancor prima che la rivoluzione possa cominciare. “Ogni movimento rivoluzionario è romantico, per definizione” – scrisse Gramsci. E allora consideratemi l’ultimo dei romantici. Voglio credere che con la rivoluzione nel Napoli, possa rivoluzionarsi anche l’atteggiamento dei tifosi verso la squadra.

 

Valentino Di Giacomo

#IlCaffèMiRendeTifoso

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it