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denuncia

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

La situazione assurda in cui si è venuto a trovare l’allenatore del Napoli Maurizio Sarri si arricchisce di un nuovo capitolo, la querela della Nuova DC. Ma c’è chi è pronto ad assumere gratuitamente le difese del trainer azzurro. Il giovane avvocato Giuseppe Di Monaco da Santa Maria Capua Vetere si è offerto di patrocinare Sarri, da “umile leguleio di provincia”.

Il tifoso sammaritano, da sempre interessato al mondo del calcio non solo come semplice gioco ma come fenomeno sociale, potrebbe quindi trovarsi ad affrontare una causa alquanto singolare. Speriamo che mister Sarri accetti l’offerta dell’avvocato Di Monaco, che potrebbe diventare il “giurista azzurro” dei tifosi napoletani.

Giovanni Savino

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Il cumulo di amianto non ancora raccolto

Succede spesso di lamentarci delle condizioni in cui versano alcune aree della nostra bellissima città. Non è un mistero che alcune strade isolate, soprattutto nelle aree periferiche, siano ancora oggi utilizzate per sversare rifiuti, spesso altamente nocivi, e risparmiare così i costi di smaltimento. C’è chi oramai è assuefatto allo scempio e si trincera dietro un “Si è sempre fatto”, ma per fortuna, c’è chi denuncia e combatte affinchè le cose cambino, affinchè venga tutelato il diritto alla salute dei cittadini.

È il caso di Sara, una studentessa di medicina che un giorno si rende conto che sulla strada che percorre  per tornare a casa, fra i rifiuti abbandonati, c’è un grosso cumulo di amianto. Via Sartania, nel quartiere Pianura, è a 2 passi dal Parco Nazionale degli Astroni ma a quanto pare non basta questo per dissuadere chi sversa illegalmente.

Sara fa la cosa giusta. Il 6 agosto sporge regolare denuncia alla Polizia sperando che la situazione si possa risolvere in tempi brevi, ma purtroppo diventa l’inizio di una piccola Odissea. Dopo circa un mese viene ricontattata dalla Polizia per sapere dove precisamente ci fosse l’amianto denunciato, gli agenti vanno a controllare, verificano che si tratta di amianto e delimitano la Zona con il nastro segnaletico bianco e rosso. Nulla di più.

Sembra una beffa ma la laureanda in medicina, conoscendo i pericoli cui si va incontro e sapendo quante persone della zona ne siano state vittime, non ci sta, non vuole vedere lei e i suoi cari in pericolo. Da quel momento inizia a chiamare con insistenza tutte le istituzioni competenti per richiedere la rimozione, chiama la Polizia Municipale, viene rinviata da un ufficio all’altro in un continuo scaricabarile di responsabilità Dopo 3 mesi di Calvario riesce, quasi, quasi a venirne a capo. Le viene indicata come persona competente l’Ing. Parente, responsabile delle bonifiche per la Direzione Ambientale – Igiene della Città.

Riesce a contattarlo il 6 novembre e l’ingegnere si dimostra subito disponibile, dichiara che fino a quel momento non aveva saputo nulla della denuncia ed inizia a interessarsi al caso, ma, nonostante le date di rimozione comunicate, il cumulo rimane ancora oggi dove sta. Fine del Plafond di fondi per le bonifiche, così se è giustificato l’Ingegnere che rimanda agli inizi di Gennaio la bonifica, è in corso una nuova procedura di gara che porterà all’affidamente delle attività di bonifica a fine dicembre.

Ora non resta che aspettare gli inizi di Gennaio per vedere se finalmente i cittadini della zona potranno tornare a vivere senza quest’incubo.

Ora è lecito chiedersi che altro deve fare un normale cittadino per vedere rispettati i propri diritti più basilari, anche quando verrà rimosso l’amianto, ci auguriamo in tempi strettissimi, ci chiediamo se sia normale attendere 5 mesi (ammesso che venga rimosso a gennaio) per una bonifica lasciando svariate famiglie in pericolo.

Noi continueremo a sentire Sara e a sostenere questa battaglia che è una delle tante che noi cittadini combattiamo ogni giorno, sperando di poter raccontare la fine di questa storia quanto prima.

Paolo Sindaco Russo

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Luca Abete minaccia querele su Facebook

Caro Luca Abete,

ma è mai possibile che coloro che legittimamente criticano i tuoi servizi di Striscia e chi dissente dal tuo modo di fare giornalismo, possa essere da te tacciato di essere un camorrista? Quando alla cumana di Montesanto un cittadino ti ha fatto notare con ardore, ma civilmente, che i tuoi servizi speculavano sulla nostra città gli hai risposto che anziché attaccare te, avrebbe dovuto denunciare i camorristi…

A Napoli la camorra c’è. Ma non per questo ne siamo tutti collusi, né abbiamo per forza di cose conoscenza di esponenti della malavita. E né tantomeno si può accusare chi non fa un biglietto di essere un camorrista! E sennò, senza gradazioni, ci troveremmo in un Paese bolscevico o nazista. Per mestiere faccio il giornalista e posso garantirti che di comportamenti camorristici ne ho visti tanti, ma di camorristi non ne conosco nemmeno uno. Altrimenti, con un serio aiuto dello Stato, li denuncerei. Ma no, sbaglio, perché dovrei giustificarmi? Solo perché sono napoletano devo far capire che sono un certo tipo di napoletano, e non dell’altro? Tu non lo sai, ma questo deve scontare ogni giorno un napoletano, paga pure le colpe che non sono sue. Figurati per me che lavoro spesso fuori e ogni volta che indico la mia città di provenienza sono costretto a sfatare i mille luoghi comuni che alcuni servizi giornalistici come i tuoi aiutano a diffondere.

A Napoli alcune persone non pagano il biglietto, fanno “i trenini”, come tu hai denunciato. E fai bene a porre l’attenzione su questo comportamento incivile. Certo, sarebbe stato più onesto (e coraggioso), come già ti ha scritto Delgado, affrontare il problema con chi è il vero artefice di certe inciviltà e non con chi, come la maggior parte dei cittadini, subisce questi comportamenti.

Forse sarebbe stato più utile che, anziché fermarti ai tornelli, avessi salito quelle scale e fossi entrato in uno dei treni della cumana e della circumflegrea. Corse che saltano, corse in ritardo, corse che partono in orario e non arrivano MAI a destinazione in orario al capolinea perché attendono ogni volta eterne coincidenze con altri treni che giungono in ritardo. Non è di certo una giustificazione per coloro che non fanno il biglietto, ma di sicuro un’azienda dei trasporti capace di rispettare i propri utenti incentiverebbe di certo la clientela ad essere riconoscente e partecipe delle sorti di un servizio pubblico. Sai quanta vita ruba la cumana e la circumflegrea a migliaia di cittadini? Quanti minuti, ore, appuntamenti, carezze ad un figlio, baci ad un’innamorata sono saltati a causa dei continui ritardi dei treni? Ripeto, non è una giustificazione, ma non è un elemento trascurabile.

A Napoli un tempo c’erano le sigarette di contrabbando, il 90% di chi andava in motorino non portava il casco. E come sono stati sconfitti questi fenomeni? Solo attraverso la presenza dello Stato ed un presidio più severo del territorio. L’azienda che controlla Cumana e Circumflegrea perché non rafforza con propri uomini i controlli dei biglietti? Non pensi che forse con i soldi recuperati dall’evasione sia possibile pagare anche gli stipendi per chi opera questi controlli? Oppure pensi presuntuosamente che l’inciviltà di certi comportamenti la possa risolvere tu con questi servizi giornalistici che fanno solo demagogia e sensazionalismo ingiustificato verso un problema che riguarda tantissime città italiane?

Sei stato protagonista di molti servizi illuminanti e interessanti a Striscia. Questa volta hai toppato. Non per il servizio in sé, ma per la meschina e sottintesa accusa rivolta ai tuoi critici di essere collusi con la camorra. Nella vita si può sbagliare, chissà quante sciocchezze ed errori ho commesso io. Però se qualcuno critica un mio articolo ci discuto, cerco di far meglio comprendere la mia posizione, non offendo l’altro solo perché magari ha una posizione differente dalla mia. Non faccio la vittima, come stai facendo tu. Perché tu la vittima la fai. Invece è assai più vittima di te chi non solo subisce i guasti di questa terra, ma non ha nemmeno la possibilità di denunciare, come invece hai tu davanti ad un vasto pubblico. 

E invece tu cosa hai fatto? Ti sei nascosto con modalità che lambiscono la vigliaccheria dietro la tua popolarità di “paladino della giustizia”. Sulla tua pagina ufficiale hai risposto soltanto a coloro che ti facevano dei complimenti. Ignorando coloro che civilmente, come Luca Delgado, ti faceva notare degli errori. Luca Delgado, io, le centinaia di utenti a cui il tuo servizio non è piaciuto abbiamo ragione? Assolutamente no. Esprimiamo un punto di vista. Avresti fatto buona figura a rispondere. Anziché minacciare, come hai fatto in un post su Facebook, azioni legali per diffamazione. Basta fare un giro sulla tua pagina Facebook per rendersi conto dello squallido vittimismo che stai operando.

Se ritieni che questo mio articolo sia diffamatorio nei tuoi confronti procedi pure a querelarmi. Ritengo che qualunque tribunale potrà stabilire che il diritto di critica sia legittimo, purché non sia offensivo. Hai preso una cantonata! Ci vuole così tanto ad ammettere un errore? Solo chi non fa, non sbaglia.

Però, fammi la cortesia, cerca di fare a meno di quell’atteggiamento insopportabile di paladino della giustizia e censore dei comportamenti altrui. Ecco perché ti hanno paragonato a Saviano. La puzzetta sotto il naso è la stessa. La presunzione di stabilire chi sia nella legalità e chi no pure. Eppure sia a Saviano che a qualche tuo servizio bisogna riconoscere un’opera meritoria. Ma alcuni meriti non equivalgono ad assegnare titoli di depositari della verità assoluta.

Per capire le ragioni degli altri ti consiglio di guardare, se non lo hai mai fatto, un’opera di Eduardo, Il Sindaco del Rione Sanità. C’è tutta Napoli, anche quella di oggi. E racconta di come le leggi, i diritti, i doveri vengono spesso capovolti. E a volte, a fronte di una reale giustizia, è pure giusto che sia così. Com’è facile puntare oggi una telecamera su uno dei tanti guasti della nostra terra, tanto più quando non si scomoda mai chi sono i reali responsabili. Com’è facile andarsela a prendere con la “gente”. Eppure, pure la “gente”, è fatta di persone. Nun te ‘o scurdà.

ANTONIO BARRACANO – IL SINDACO DEL RIONE SANITA’: “Diventa busta quando prima di chiuderla ci si mettono dentro i biglietti di banca che pure sono di carta. Don Artù: senza la busta si ferma pure la bomba atomica. Non c’è bisogno dell’ingegnere e dell’architetto. Questa gente qua conosce il codice edilizio a memoria; e quando arrivano a incatenare un povero ignorante in materia che vuole costruire, allora lo lasciano quando l’hanno portato diritto diritto al fallimento o al manicomio. E campano bene perché l’ignoranza è assai. E stanno sempre a posto legalmente, perché “la legge non ammette ignoranza”. E non è giusto. Perché, secondo me, allora, la legge non ammette tre quarti di popolazione? Ma se, per esempio, si cambiasse la frase e si dicesse: “la legge ammette l’ignoranza”, vi garantisco che più della metà di questi signori farebbero sparire la laurea e diventerebbero immediatamente ignoranti”.

Valentino Di Giacomo

Twitter: @valdigiacomo

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