Tags Posts tagged with "de laurentiis"

de laurentiis

0 1813

E’ andato via come un ladro senza dire una parola. Era passato appena un mese dal giro dello stadio a cantare “Difendo la città”. Ieri indicava De Laurentiis, pensando che i napoletani siano veramente fessi e possano credere alla storiella montata ad arte che è stato il presidente a venderlo. Come un bambino che ruba la marmellata dalla credenza e vuole accusare il fratellino piccolo per dire il più classico dei “Non sono stato io” come un Bart Simpson qualsiasi. Higuain ha fatto una scelta professionale: è andato da via da ladro, di notte alla Juventus perché lì sapeva di poter vincere. Lo scrisse pure il fratello Nicolas in un tweet che senza l’aiuto degli arbitri a Napoli non è possibile vincere. Higuain – al di là delle ironie – ha fatto una scelta professionale comprensibile. Come comprensibile è stata la scelta di De Laurentiis di lasciarlo andare alla cifra di 90 milioni. Un calciatore alla soglia dei 30 anni.

Epperò, per dirla con Totò in “Miseria e Nobiltà, De Laurentiis è uomo. E’ uomo nel senso che lui i giri di campo a cantare “Difendo la città” non li ha mai fatti. Per questo lo apprezzo meno quando dice di voler vincere. Pure se forse, in cuor suo, davvero lo pensa. Ma, assai prima, il presidente ha sempre messo in testa la solidità del bilancio, la programmazione, il procedere un passo per volta. Lui ha detto che “il San Paolo è un cesso” e che i tifosi, prima del suo arrivo, “non hanno vinto un cazzo” a parte il periodo maradoniano. Ed ha ragione su tutto. A parte qualche “pippiata” di ragù via Twitter De Laurentiis non fa il marpione, non vellica la pancia del tifoso del “Devi vincere”. Lui mette in chiaro che per vincere ci vuole tempo e programmazione. Higuain no. Higuain prima canta “Difendo la città” e poi se ne va via. E poi ancora vuole pure essere accolto con il tappeto rosso. Se Spalletti per i 40 anni di Totti ha regalato un disco di Mia Martini, “Piccolo uomo”, lo stesso dovrebbe fare De Laurentiis a questo Bart Simpson un po’ cresciuto. Un uomo piccolo, incapace di prendersi le conseguenze delle scelte fatte.

Qui lo abbiamo scritto pure in estate. Per noi il Napoli ha fatto un affare a vendere Higuain. E abbiamo pure scritto che poco ci sono piaciuti i tifosi che innalzando il vessillo del “papponismo” si sono strappati i capelli per la cessione dell’argentino. Semmai siamo pronti a criticare il presidente se quella cessione non la farà fruttare. Per ora, a nostro modesto avviso, siamo dalla parte del presidente perché con i soldi incassati da Higuain ha comprato Milik, Zielinski, Rog e Diawara smentendo seccamente chi lo accusa di “mettersi i soldi in tasca”. Se la squadra il prossimo anno sarà ulteriormente rafforzata allora la cessione di Higuain sarà stata un affare. Se invece il giocattolo sarà nuovamente smantellato allora siamo pronti a ricrederci. Non è un dogma difendere “il pappone”. Ci piace invece valutare le cose in base agli accadimenti. E la cessione di Higuain era inevitabile. Oltre che un grandissimo affare. Lo ripetiamo.

Il prossimo anno la Juve avrà un attaccante trentenne e una difesa di ultra-trentenni, dovrà intervenire massicciamente per rinforzare il centrocampo. Sturaro, Lemina, Rincon nel Napoli non parteciperebbero neppure alle rotazioni. Il Napoli ha invece una squadra più giovane, in continua crescita. Dovrà sacrificare probabilmente Ghoulam. E poi vedremo la vicenda Mertens come andrà a finire. Perché Insigne lontano da Napoli proprio non lo immaginiamo. Vedremo che mercato farà il Napoli e lo giudicheremo anche in base a quella “dolorosa” cessione di Higuain. Perché se la squadra sarà ulteriormente rafforzata allora non potremo che dare atto al presidente di averci visto giusto.

Resta inteso che, come abbiamo scritto sin dall’estate, per noi la squadra di quest’anno è la più forte di sempre e sicuramente la più completa. Anche senza il Bart Simpson che, tra l’altro, ha segnato meno gol di Mertens in più partite giocate. Manca pochissimo per diventare un top club a tutti gli effetti. Un po’ di mentalità soprattutto. Quella che la Juve ha dimostrato di avere nelle due partite giocate al San Paolo. Ma il nostro percorso di crescita è solido.

E poi vanno dette altre cose. E’ vero che noi dobbiamo crescere in mentalità, ma deve crescere pure un po’ il calcio italiano. Ma che campionato sarebbe stato senza i soliti aiutini alla Juve? Vogliamo ricordarci di Inter-Juve o di Milan-Juve cosa è successo? E vogliamo ricordare che il Napoli è uscito dalla Coppa Italia perché nella partita d’andata Valeri in 40 secondi ha negato un rigore a noi e subito dopo ne ha dato uno inesistente alla Juve? Certo, per crescere dobbiamo pure imparare a non dare sempre la colpa all’arbitro. Ma non è neppure possibile pagare il salto di qualità a livello di mentalità di non protestare, omettendo dei FATTI. Come i rigori che quest’anno ci sono mancati sin dalla prima giornata a Pescara e poi a Genova contro i rossoblu. Sono fatti. Che poi noi per crescere non dobbiamo solo lamentarci è un altro capitolo.

Ad ogni modo resto convinto che noi napoletani dobbiamo imparare a volerci più bene. Tutte quelle sceneggiate in estate per la cessione di un moccosiello sono state eccessive. Il tempo è galantuomo. Noi qui crediamo che il Napoli possa fare grandi cose anche in futuro. Se poi per qualcuno è più importante il dato di fatto che pure quest’anno resteremo – per dirla con Mourinho – a zero tituli, è un’opinione rispettabilissima. Ma c’è modo e modo per non vincere nulla. E a noi sembra che il Napoli, pur non vincendo, stia costruendo qualcosa di grande. E, guardandoci in giro, tra cinesi, indonesiani e americani, non ci sembra che gli altri stiano facendo altrettanto. Ma potremmo sbagliarci eh. Proprio come ci siamo sbagliati sul conto di quel personaggio che difendeva la città…

Valentino Di Giacomo

SEGUICI E COMMENTA CON NOI SU FACEBOOK SULLA PAGINA DI SOLDATO INNAMORATO E SU TWITTER@SurdatNammurat

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

 

 

 

0 1134

Fact-cecking: il caso Napoli e il caso Lazio

L’Italia è quel Paese dove la politica è tifo e il tifo è politica. Ne prendiamo ancor più consapevolezza in queste ore in cui tiene banco l’oscura vicenda dei rapporti tra il più importante club di calcio italiano, la Juventus, con gruppi di ultras legati a cosche della ‘ndrangheta. Il caso è approdato in Parlamento dove pende un’indagine conoscitiva della commissione Antimafia che a breve dovrebbe audire anche il presidente bianconero Andrea Agnelli.

Purtroppo anche questa volta, come quasi sempre accade, questa vicenda viene affrontata soltanto dal punto di vista con cui la si vuole guardare e non con l’obiettività che pure servirebbe quando si dibatte su argomenti che hanno a che fare con la vita di tutti noi. Si parla da tifosi e non con l’equidistanza che pure servirebbe per parlare di un problema che, in fondo, riguarda milioni di cittadini italiani che seguono questo sport investendo molti soldi e pure molto tempo. Perché, al di là delle partigianerie, in Italia esiste un enorme problema che è quello della sicurezza degli stadi di calcio. Ed è quanto emerge, al di là di come si concluderà il caso Juve-‘Ndrangheta, anche questa volta. Le curve degli stadi italiani, non solo quella della Juve, sono molto spesso infestate da bande criminali e i club di calcio sono soventemente vittime di ritorsioni e minacce da parte di alcuni gruppi ultras. E faremo alcuni esempi.

Il caso Napoli. Nel 2006, in una gara del campionato di serie B tra Napoli e Frosinone, alcuni ultras fecero esplodere all’interno dello stadio San Paolo cinque potentissimi petardi nel corso della partita. Il campo del Napoli fu squalificato, ma in seguito alle indagini della Digos e della procura di Napoli scattarono le manette per cinque ultras. La Digos di Napoli, su mandato del sostituto procuratore Antonio Ardituro, entrò nelle case del centro storico di tre caporioni degli Ultras ’72, la tifoseria organizzata più vecchia del San Paolo, quella che occupava la parte centrale della Curva B, e di due capi dei Blue Tiger, gruppo dei Distinti. Tra le accuse spiccavano quella di estorsione ai danni della società e di associazione a delinquere per reati contro le persone: incendi, danneggiamenti, resistenza a pubblico ufficiale. Il filo unificante dell’inchiesta era la continua, vessante richiesta di biglietti omaggio alla società. Cento biglietti per ogni gruppo (e i gruppi toccati dall’inchiesta, a prescindere dagli arresti, sono stati cinque) più altri tagliandi da avviare nell’amplissimo mercato del bagarinaggio e la possibilità di gestire fette del merchandising, ufficiale e in nero, del Calcio Napoli. Rilevando il Napoli nel 2004, il presidente Aurelio De Laurentiis aveva infatti deciso di non coltivare alcun tipo di rapporto con i gruppi organizzati delle curve. Uno dei motivi per cui, nonostante i frequenti ottimi risultati della squadra, il presidente partenopeo ancora oggi è spesso bersagliato di cori offensivi e insulti nel corso delle gare che si svolgono a Fuorigrotta.

Il caso Lazio. L’identica decisione di De Laurentiis è stata presa dal presidente della Lazio, Claudio Lotito. Anche il presidente laziale è vittima degli insulti di una parte dei tifosi biancocelesti ed uno dei motivi è da ricercare proprio nella discontinuità avviata da Lotito rispetto alle precedenti gestioni di non consentire più biglietti d’ingresso omaggio alla tifoseria organizzata. Il presidente romano rilevò la Lazio anch’egli nel 2004. Nel 2006 ci fu persino un tentativo di acquisto delle quote del club da parte di gruppi che avevano rapporti con il clan della camorra dei casalesi. Un’indagine che fece scattare le manette persino per l’ex gloria biancoceleste Giorgio Chinaglia.  Gli inquirenti individuarono una rete di professionisti che fornivano i servizi necessari al clan La Torre per aggirare i controlli antiriciclaggio: i proventi delle attività illegali, in prevalenza di carattere estorsivo, confluivano nei bilanci della società del gas di Giuseppe Diana, camorrista già all’ergastolo e sottoposto al regime 41 bis nel carcere di Opera per il processo Spartacus, che li movimentava verso l’Ungheria. Da lì il clan aveva tentato di far rientrare il denaro in Italia in due modi. Il primo era quello di offrire alla Lazio la sponsorizzazione di alcune partite. La dirigenza della società si era però allarmata, spiegano gli inquirenti, perché l’offerta, particolarmente cospicua, era stata avanzata in contanti: una modalità che aveva spinto i manager a rivolgersi all’autorità giudiziaria. Il secondo modo, anche questo finalizzato alla scalata della Lazio, era quello di avviare delle speculazioni sul titolo azionario, favorite dalle dichiarazioni dell’ex giocatore della squadra Giorgio Chinaglia che era già per questo stato indagato nella precedente tranche delle indagini per il reato di aggiotaggio. Complessivamente i flussi finanziari individuati ammontano a 24 milioni di euro. Negli ultimi anni Lotito ha continuato ad essere vittima di contestazioni ed è persino costretto a girare con la scorta.

Il caso Juve. Secondo l’accusa mossa dal procuratore della Figc, Giuseppe Pecoraro, il presidente della Juve, Andrea Agnelli “con il dichiarato intento di mantenere l’ordine pubblico nei settori dello stadio occupati dai tifosi ‘ultras’, non impediva ai tesserati, dirigenti e dipendenti della Juventus di intrattenere rapporti costanti e duraturi con i cosiddetti ‘gruppi ultras’, anche per il tramite e con il contributo fattivo di esponenti della malavita organizzata, autorizzando la fornitura agli stessi di dotazione di biglietti e abbonamenti in numero superiore al consentito, anche a credito e senza presentazione dei documenti di identità dei presunti titolari, così violando disposizione di norme di pubblica sicurezza sulla cessione dei tagliandi per assistere a manifestazioni sportive e favorendo, consapevolmente, il fenomeno del bagarinaggio”.

Una storia che vede al suo interno anche il giallo per la morte di un capo-ultrà. Il 7 luglio scorso Raffaello Bucci, 41enne originario di San Severo, in provincia di Foggia, è morto in Piemonte dopo essere precipitato da un ponte dell’autostrada. Bucci, detto Ciccio, era uno dei capiultras dei Drughi ed era prossimo a ricevere l’incarico dalla società Juventus “consulente per la sicurezza della biglietteria”. Ventiquattro ore prima del presunto suicidio, Ciccio era stato ascoltato in procura a Torino in merito all’inchiesta su “tifo e ‘Ndrangheta, bagarinaggio e droga” che, il primo luglio precedente, era sfociata nell’arresto di 18 persone tra le quali esponenti accusati di essere affiliati alla ‘ndrangheta (la cosca Bellocco Pesce di Rosarno) come Saverio Dominello. Dominello è colui che, per stessa ammissione del suo avvocato*, ha incontrato più volte il presidente juventino Agnelli ed aveva rapporti di conoscenza con l’ex tecnico bianconero e della Nazionale Antonio Conte.

La Juve è sotto accusa da parte della procura federale perché, per stessa ammissione del presidente Agnelli, cedeva biglietti ai gruppi organizzati. Concessioni effettuate per tenere la pace nel nuovo impianto dello Juventus Stadium. Perché i tifosi, se volessero, come spiegato con quanto già accaduto a Napoli, avrebbero la possibilità di far squalificare il campo in seguito a comportamenti punibili. Nel processo sportivo la ‘ndrangheta, semmai, rappresenta un’aggravante non trascurabile per comprendere quanto sia messo male il calcio italiano che non riesce a mettere un argine tra sé e il mondo della malavita organizzata.

Il vero problema. A causa dell’improvvido protagonismo di alcuni esponenti politici e anche a causa della reticenza di molti mezzi d’informazione nel dedicare il risalto che questa vicenda sicuramente meriterebbe, si rischia di perdere l’ennesima occasione di fare pulizia nel mondo del calcio. Un campionato, quello di Serie A, che già in passato è stato protagonista di scandali indicibili e malaffari che si è tentato di risolvere con il più classico dei colpi di spugna.

Dalla condotta portata avanti dalla Juventus emerge chiaramente la volontà di sottostare a determinate imposizioni per “quieto vivere”. È come il commerciante che per starsene tranquillo non denuncia alle autorità preposte le richieste di “pizzo” da parte della malavita organizzata. L’esempio sembra abbastanza calzante.

Ora si può far finta che il problema sia soltanto a Torino oppure indagare per vedere se anche in altre realtà esistono problematiche simili. Ripetiamo, la Juve ha sbagliato. Si cominci dalla Juve e poi si vada a vedere se questi comportamenti avvengono anche altrove. E si può gridare allo scandalo, da una parte o dall’altra, perché come rilevato dagli ultimi dati Doxa un tifoso su quattro in Italia tifa bianconero: ragion per cui, secondo le tipiche logiche italiane, o si tratta di scandalo per la stessa esistenza di un’inchiesta (come in queste ore scrivono molti tifosi e opinionisti juventini), oppure lo scandalo è rappresentato dall’ennesimo probabile colpo di spugna nei confronti della società torinese (come scrivono molti tifosi di fede contraria a quella bianconera). L’evidenza è che, al di là delle partigianerie, il problema è lì davanti a tutti, è la sicurezza negli stadi. E se persino un club importante come la Juve deve scendere a patti con determinati personaggi per garantire la sicurezza all’interno del proprio stadio, vuol dire che il problema è enorme e radicato. E se alcuni parlamentari (e persino membri apicali della Figc come Michele Uva), anziché parlare con la pancia, da tifosi, riflettessero su queste evidenze, probabilmente questa potrebbe rappresentare una grande occasione per fare pulizia in un mondo come quello del calcio dove girano miliardi di euro. Non è mai troppo tardi. Ma siamo pronti a scommetterci che nel chiacchiericcio perenne pure questa sarà l’ennesima, indecente occasione mancata.

Valentino Di Giacomo

*Si discute in queste ore del fascicolo predisposto dal procuratore federale Giuseppe Pecoraro in cui non sarebbe presente un’intercettazione nella quale il presidente juventino Andrea Agnelli ammette di aver incontrato il presunto ndranghetista Dominello. L’intercettazione è pressoché inutile dato che è stato lo stesso avvocato di Dominello a rivelare che gli incontri tra il suo assistito e il numero 1 bianconero siano stati molteplici. Sembra che in Italia sia vero solo ciò che viene intercettato. Paese strano il nostro.

SEGUICI E COMMENTA CON NOI SU FACEBOOK SULLA PAGINA DI SOLDATO INNAMORATO E SU TWITTER@SurdatNammurat

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

0 1138

Le parole del presidente

Non si può non parlare di Real Madrid solo per il campo, lo abbiamo già fatto, ma ci sembrava impossibile non dedicare anche uno spazio alle parole che ieri De Laurentiis ha detto nel post-gara (Qui il video). Anche qui, come per la gara, c’è chi la vedrà in un modo e chi in un altro. Io ci ho visto tutto il meglio e tutto il peggio che sa regalare questo imprenditore che non abbiamo ancora capito se quando dice certe cose lo fa perché “ci è” o “ci fa”. Nel dubbio, dobbiamo prendere con le molle tutto quanto.

1)Il peggio è sicuramente quel provincialismo ostentato che non fa onore al presidente, al suo club e alla nostra città. Ma si può andare in tv dopo Napoli-Real Madrid (NAPOLI-REAL MADRID) e parlare degli spagnoli che hanno goduto del catering messo a disposizione dal Calcio Napoli? Immagino la scena e mi torna alla mente il film di Totò quando parla “dei famosi antipastini di mia moglie“, immagino gli spagnoli che mangiano con le posate legate con una catena al tavolo. Frase certamente detta per mettersi all’altezza del Comune che FINALMENTE ha ristrutturato i cessi nella tribuna stampa. Ma ha senso dirlo in tv? E’ stata la cosa peggiore dell’intera intervista.

2) C’è invece del bene e del male nelle parole contro i “giornali del nord”. De Laurentiis non ha fatto altro che raccontare un’evidenza: ci sono grandi poteri in Italia che non vedono di buon occhio l’ascesa del Napoli. Il presidente ha denunciato solo un’ovvietà. Un’ovvietà che però a questo punto nasconde una debolezza: certifica che il Napoli non conta nulla nei palazzi del potere e l’unico modo che ha per contare è portare dalla propria parte i propri “consumatori”, i “clienti”. Una specie di ritorsione (vedere il discorso sulle vendite in Campania della Gazzetta) nei confronti di questi poteri. Se da un lato piacciono le parole alla “Masaniello” di De Laurentiis, dall’altro certificano l’impotenza all’interno del sistema del presidente. Un dirigente di un’altra squadra quelle uscite in pubblico non le fa, resta in silenzio e poi, con accurate tecniche di moral suasion, prova a portare dalla propria parte i personaggi che contano all’interno dei “Palazzi”. Ma assistiamo, ancora una volta, ad una totale assenza di diplomazia.

3) De Laurentiis ha fatto bene nel continuare a recitare “la parte” del Napoli vittima di tutto e tutti. Lo aveva fatto contro la Rai per il caso telecronaca, lo aveva fatto contro gli arbitri dopo l’assurda direzione di Valeri in Coppa Italia contro la Juve e ha fatto bene ormai a tenere questa posizione. Se deve essere guerra, che guerra sia. L’importante ora è che si continui. Non sappiamo se sarà una buona strategia, ma sarebbe ancor peggio se (come purtroppo spesso è accaduto) mollasse la presa. In comunicazione anche difendere ostinatamente una posizione (giusta o sbagliata che sia) è sempre fruttuoso nel lungo periodo. Magari fidelizzi al tuo pensiero solo un piccolo gruppo di persone, ma la tua posizione da “probabile” diventa una “verità”. Quindi ora il presidente non ci deluda e continui tutte le volte che può nel recitare la parte di Masaniello. Qualora non lo facesse sarebbe un autogol gravissimo dal punto di vista comunicativo ancor peggio di alcune delle sue uscite infelici.

4)Proprio ieri non c’entrava una mazza il discorso del “Lavali col fuoco”. Se il presidente aveva qualcosa da dire doveva farlo sabato scorso contro la Roma quando quel coro schifoso è stato cantato più volte. De Laurentiis era allo stadio, dopo la gara avrebbe dovuto scendere negli spogliatoi e aprire il caso. Perché nella comunicazione i tempi sono più importanti dei contenuti. E l’autogol delle parole dopo la gara di Madrid sono frutto proprio dell’errato tempismo.

5)Capitolo Malfitano. Non so se il giornalista della Gazzetta sia juventino o meno. Ad ogni modo un giornalista fa il giornalista e non si è più bravi o più credibili se si tifa per una squadra o per un’altra. Se De Laurentiis vuole attaccare la Gazzetta e Malfitano non usi questi trucchetti, tanto più che l’auto del collega è stata bersagliata nei giorni scorsi da ignoti teppisti (la solidarietà umana e personale non viene meno neppure da noi). Detto questo, si può fare di Malfitano un martire, ma non certamente un santo (come pure qualche collega ha cercato di fare). Se De Laurentiis vuole criticare Malfitano lo faccia per come il giornalista svolge il proprio lavoro, non perché questi tifa per la Juve o per il Napoli. Del resto non ci vuole tanto per fare le pulci a Malfitano. Uno che lo scorso anno dopo 3 giornate criticava gli acquisti di Hysaj, Allan e Valdifiori e, SOPRATTUTTO, diceva che con Sarri il Napoli non sarebbe andato da nessuna parte. Beh, i fatti lo hanno sonoramente smentito. Malfitano è colui che dopo Juve-Napoli di Coppa Italia, tanto per muovere una critica come fa la gente che parla per far prendere aria alla bocca, scrisse che Sarri avrebbe dovuto impiegare Allan. E Allan era infortunato. Commenti che uno si aspetterebbe di ascoltare al Bar dello Sport il lunedì mattina sorseggiando un cappucciono. Altro che Gazzetta dello Sport. Insomma, di episodi particolari per criticare Malfitano ce ne sarebbero a volontà. Ma usare l’arma del tifo non è un comportamento da grande società. Anzi, è un comportamento che non ha senso se non quello di fomentare odio verso un personaggio attraverso trucchetti indegni.

6)Ecco, la sensazione finale è che il presidente di una grande società non vada in tv a fare certe dichiarazioni. C’è un provincialismo, una pressapochezza che non depongono a favore del presidente. Eppure il club ha i conti in ordine e la squadra è formata da grandissimi giocatori che da 7 anni giocano stabilmente in Europa. Sono i ragazzi che hanno messo paura al Real Madrid. Ma tutto questo non fa una grande società. Soprattutto nell’era della comunicazione. In sintesi: bene Aurelio, ma male Aurelio. Forse sarebbe il caso di assumere uno speaker in questi casi come funziona per le alte cariche politiche. Ieri il presidente ci ha ricordato che di margini per crescere ne abbiamo ancora. Assai più che in campo perché becchiamo due gol su calcio d’angolo.

Valentino Di Giacomo

SEGUICI E COMMENTA CON NOI SU FACEBOOK SULLA PAGINA DI SOLDATO INNAMORATO E SU TWITTER@SurdatNammurat

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

 

0 1011

Un punto di partenza, non di arrivo

Fatemi un piacere: se volete fare i “pezzenti sagliuti” che volete criticare il Napoli perché non ha battuto ‘o Real Madrid non leggete questo articolo, chiudete e passate appresso. Troverete certamente altri commentatori che saranno maggiormente inclini a coltivare la vostra eterna insoddisfazione per qualsiasi cosa. Detto questo, passiamo appresso con chi ci sta. Con quelli che ancora sognano un mondo d’amore per dirla con Bellavista.

Abbiamo visto per oltre un tempo il Real Madrid buttare la palla sugli spalti come se fosse una squadra di B che viene a chiudersi a difendere il risultato. A un certo punto abbiamo assistito persino al cambio di Cristiano Ronaldo, messo da Zidane al centro dell’attacco al posto di Benzema per cercare di sfruttare in velocità qualche contropiede, come fanno i mister dei ragazzini categoria Esordienti quando mettono davanti il bimbo più grande per mettere in difficoltà gli avversari più piccoli fisicamente. Ho visto Modric, MODRIC, balbettare in mezzo al campo. Ho visto Hamsik dare lezioni applicate di tecnica calcistica.

Ora dobbiamo metterci d’accordo se considerare tutto questo un’effimera soddisfazione oppure esaltare quanto abbiamo visto fare dal Napoli per più di 50 minuti. Sono prospettive. E, devo ammetterlo, in me oggi prevale ancora il lato emozionale. Io il Napoli non l’ho mai visto giocare così come ieri sera, in realtà sono 30 anni che non vedevo una squadra italiana giocare a quei ritmi in Europa. Uomo su uomo a tutto campo, difesa sulla linea mediana, raddoppi sistematici e pressing asfissiante. Il tutto condito da un fraseggio in fase di possesso più efficace di quello delle “Football legend” del Real. Ho visto un gol da PlayStation. Ho visto un palo di Mertens. Ho capito sin da subito che se sbagliavamo un passaggio quelli andavano subito in porta perché abbiamo giocato un calcio che non esiste. Che non abbiamo MAI visto. Il tutto amplificato dalle sensazioni dello stadio, dove la partita puoi vederla davvero per i suoi aspetti tattici e vivere pure tutte le emozioni che ieri sera ha regalato il San Paolo.

Siamo stati bravissimi o dei polli? Oggi se lo chiedono tutti. Dico solo che quella di ieri potrà davvero essere considerata una grandissima serata se sarà vissuta da tutti come un punto di partenza e non di arrivo. De Laurentiis parla tanto di “cazzimma” e forse ieri proprio quella è mancata. Non per l’ardore che tutti hanno messo in campo (ieri i ragazzi andavano a 1000 all’ora), ma per il modo con cui sono stati presi i gol. Ora però non facciamoci tutti “maestri” che sparano sentenze su come ci si difende sui calci d’angolo. Chi segue un po’ di calcio dovrebbe sapere che il signor Sergio Ramos ha segnato così qualche altro gol “abbastanza importante”, tanto per usare un eufemismo. Non facciamo gli spocchiosi, come se noi fossimo gli inventori del calcio, attribuendo al Napoli dei poteri che in 90 anni di storia non ha mai avuto.

Ieri mi sono preso persino la briga di “discutere” allo stadio quando un signore davanti a me, dopo aver visto TUTTO QUESTO ( che mi pare tanta roba), diceva la solita frase “Non vinceremo mai”. Poi, tipico anche in questo di un certo sentimento che vive in città, aggiungeva: “Eh perché se ci fosse stato Higuain”. A quel punto non ce l’ho fatta più e gli ho fatto notare che senza i 90 milioni del trentenne argentino oggi non assisteremmo alle prodezze di Rog, Zielinski, Milik, Diawara. E lui, ostinato: “Non me ne fotte di questi qua, voglio Higuain e vincere le partite”. E qui dovremmo ricordare di quando il Napoli con il signor Gonzalo perse una semifinale con il Dnipro, non proprio il Real Madrid. Al di là di ogni merito, a me fa impazzire l’evidenza che in una città in cui non funziona quasi nulla, ci si metta a criticare l’unica che funziona veramente ed è proprio il Calcio Napoli. Su questo ha ragione De Laurentiis.

Godiamoci ciò che abbiamo visto. Il Napoli ha onorato la Champions vincendo il proprio girone, ma ha preso la squadra più forte. Non per questo ci siamo arresi, anzi, per usare la felice espressione di Sarri nella conferenza pre-partita “gli abbiamo fatto girare i coglioni”. Sarà stata davvero una grande serata se l’utilizzeremo per crescere ancora. Ha ragione Sarri quando parla di crescita da 9 a 10.

Un ultima considerazione va per i tifosi. Erano quasi tutti “occasionali” eppure hanno trasformato il San Paolo nell’inferno in terra. Per me è stata una delle più belle serate mai vissute a Fuorigrotta. La metto alla pari con quei 2 minuti in cui risuonò Napul’è contro la Juve dopo la morte di Pino Daniele. Sembrava essere in un film. Sono quei momenti in cui il popolo napoletano, e accade rarissimamente, realmente riesce ad unirsi nella sua anarchica maniera. Anche lì perdemmo 3-1. Ma se si è uomini d’amore il risultato non conta. Se si è uomini d’amore è meglio stare con una bellissima donna almeno per un’ora che non aver vissuto quel piacere. Una delle più belle serate mai vissute. Una delle più belle serate mai vissute. Me lo ripeto a mente come un mantra e sorrido felice. Ma deve essere un punto di partenza, non di arrivo. Forza Napoli, siamo bellissimi.

P.S. Un appunto “simpatico” alla Curva B (ieri eccezionale): contro il Dnipro la coreografia diceva “Magnammancill” e finì come finì, ieri con il Real la coreografia era “Affondiamoli”. Vi invito a riflettere per le prossime volte sull’opportunità di usare queste espressioni in futuro. Diciamo che non portano proprio bene… 

Valentino Di Giacomo

SEGUICI E COMMENTA CON NOI SU FACEBOOK SULLA PAGINA DI SOLDATO INNAMORATO E SU TWITTER@SurdatNammurat

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

 

0 412

E lo scandalo Rai

Il calcio è fatto di episodi. Non è uno sport dove chi gioca meglio alla fine vince per forza. Gli episodi sono determinanti ai fini del risultato e chi ne mette insieme un po’ a favore la spunta quasi sempre. Della semifinale tra Juve e Napoli ci sarebbe da scrivere tanto, ma daremmo legittimità ad una gara che in realtà non si è mai svolta. Come se fosse già tutto deciso. E al minuto 68′ se ne sono accorti tutti. Quando Albiol viene atterrato in area procurandosi un rigore solare, ma l’arbitro non lo assegna. Sul capovolgimento di fronte si invola invece Cuadrado verso la porta, Reina tocca il pallone, ma l’arbitro assegna il tiro dal dischetto per i bianconeri. Dal 2-2 al 3-1. In Coppa Italia, in uno scontro diretto è come assegnare già il posto alla finalista.

Ci sarebbe tanto da parlare sulla partita. Ma avrebbe realmente senso parlare dell’uscita goffa di Reina sul secondo gol o degli altri dubbi episodi che hanno favorito la Juve? No, non avrebbe senso perché così facendo daremmo legittimità ad un risultato falso come una moneta da 3 euro. Qualche tifoso del Napoli sui social ha voluto per forza analizzare la prestazione degli azzurri. Ma perché? Vorrei solo sottolineare che se il Napoli nel secondo tempo non ha giocato una grande partita (vero fino a un certo punto), che bisognerebbe guardare il match anche soffermadosi sulla Juve. I bianconeri ci hanno messo paura? Sono stati una squadra schiacciasassi capace di ammutolire gli azzurri? Assolutamente no. Il Napoli ha giocato una signora partita allo Juventus Stadium, soprattutto se raffrontata alle pessime esibizioni di qualche anno fa. Ma non dobbiamo parlare di questo.

Dobbiamo invece parlare di episodi. Ancora una volta. Come sempre accade quando si gioca contro questi qui. Perché è vero che la Juve in campionato ha tanti punti più di noi, ma è facilissimo farlo così. Nei momenti di difficoltà arriva sempre la manina dell’arbitro ad aiutare. Sempre. E’ accaduto lo scorso anno nel derby con il Torino (quello del capa&capa impunito tra Bonucci e Rizzoli, quello della mancata espulsione di Alex Sandro, quello del gol annullato al Torino). E’ accaduto ancora quest’anno, contro l’Inter, quando una serie di decisioni arbitrali assurde hanno di fatto consegnato il match alla Juve.

Come sarebbe bello se nei momenti di difficoltà anche il Napoli venisse aiutato così. Che classifica avremmo? E invece no. Ci ritroviamo a tanti punti di distanza dai bianconeri anche per degli errori nostri, ma soprattutto per ingiuste decisioni arbitrali. Siamo partiti già dalla prima giornata penalizzati quando a Pescara l’arbitro di porta decise di annullare un rigore già assegnato su Zielinski. Un rigore enorme come una casa. E’ successo a Marassi contro il Genoa quando in una partita pareggiata per 0-0 non ci vennero concessi due rigori netti e solari. E abbiamo continuato ieri sera, quando Valeri ha deciso che il Napoli non può, proprio non può andare in finale. Succede sempre, sempre sempre. E’ sempre la stessa identica storia.

Sono cresciuto da bambino con un pallone tra i piedi. I ricordi più belli della mia vita sono legati a questo sport, dalle partitine con gli amici ai pomeriggi domenicali ad ascoltare alla radio con mio padre Tutto il Calcio minuto per minuto le imprese del Napoli. Di questo sport mi sono rimaste dentro emozioni magnifiche. Per non parlare del tifo per la maglia azzurra, lo stadio, gli amici: una malattia. Ma è una malattia di cui vorrei disintossicarmi. Mi sono stancato di guardare un campionato che in Italia è falsato peggio degli incontri di wrestling. Non ha senso seguire più questa passione. Lo dico con tristezza, ma davvero vorrei riuscire, come per le sigarette, a disintossicarmi da questa droga un po’ puttana. Vincono sempre loro. E se non lo meritano arriva l’aiutino. E l’aiutino arriva sempre a loro, come a Pechino, come sempre. Come quando, unico caso che ricordi, Hamsik segna un rigore e l’arbitro decide che deve essere ripetuto: e così Marek lo sbaglia. Succede sempre così.

A tutto questo si unisce poi l’inadeguatezza della tv pubblica, la tv di Stato, quella per cui il signor Matteo Renzi ci ha persino obbligato a pagare un canone recapitandoci nella bolletta della luce l’obolo per un servizio pubblico che è insoddisfacente su tutti i fronti. Ieri il signor Marco Mazzocchi ha lanciato persino un avvertimento quasi mafioso al Calcio Napoli. “Non si fa così, parliamone” ha detto rivolgendosi alla società azzurra dopo l’eccellentissimo tweet che ha spopolato con l’hastag #SeGuardateLePartiteSullaRaiFateloSenzaAudio. Finalmente una presa di posizione. Anche se troppo blanda. Perché mentre la tv di Stato, il servizio pubblico inveiva senza obiettività contro il Napoli, il resto del mondo la partita l’ha vista e ha potuto giudicare il livello miserrimo di questo calcio corrotto. Mi sono arrivati messaggi da ogni parte del mondo: dal Brasile alla Spagna. E tutti mi dicevano: “Che scandalo!”.

Forse anche questa bruttissima storia servirà al club per crescere. Intanto De Laurentiis è ancora negli Usa. Eppure, se volesse dare realmente un segnale, al ritorno dovrebbe far scendere in campo la squadra primavera. Non bisogna leggittimare lo schifo a cui stiamo assistendo da troppi anni. Se dobbiamo perdere, perché DOBBIAMO perdere, a questo punto non diamogli legittimità. Lo sport è un’altra cosa. Almeno quello che amiamo. La Juve è una squadra forte? Ok, lo ammettiamo. Ma lo dimostrino sul campo. Non, come accade sempre più spesso, perché in campo oltre agli undici titolari ci sono pure i giudici dalla loro parte. Al di là di qualisvoglia partigianeria vedere una squadra che vince in questo modo fa male a tutti, fa male al calcio italiano. Un campionato che è già ridicolo di suo dove il 70% delle squadre dopo 14/15 giornate già non aveva più nulla da giocarsi perché le prime e le ultime posizioni sono già assegnate. Ha senso anche per le pay tv pagare fior di miliardi per assicurarsi i diritti di un campionato di questo livello infimo? Ha senso per gli investitori esteri comprare i diritti per trasmettere una Coppa Italia che offre uno spettacolo indegno come quello di ieri? E ha senso per noi seguire ancora questo sport? La mia risposta, almeno per quanto mi riguarda, è no. No! E se riuscissi a disintossicarmi da tutto questo sarei la persona più felice del mondo. Lo sport è un’altra cosa. Il calcio è un’altra cosa. La bellezza di vincere è un’altra cosa. Ma tanto i tifosotti questo non lo capiscono. Che schifo!

Valentino Di Giacomo

SEGUICI E COMMENTA CON NOI SU FACEBOOK SULLA PAGINA DI SOLDATO INNAMORATO E SU TWITTER@SurdatNammurat

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

 

0 936

In queste ore in tv e sui quotidiani non si parla d’altro che della possibile scissione del Partito democratico. Il solito, eterno, ricorrente tafazzismo di una sinistra che negli anni è sempre stata incapace di trovare una sintesi tra la sua anima democristiana e quella vetero-comunista. Oltre a tutta la ridda di personalismi. Atteggiamenti e modi di essere che in politica abbondano in tutto l’arco parlamentare senza escludere nemmeno il nuovismo dei 5 Stelle che passa da Di Maio a Di Battista.

E a me le dichiarazioni di De Laurentiis dopo Madrid hanno dato eguale impressione. Così come il Pd si getta INUTILMENTE nello sfascio, altrettanto fa De Laurentiis con il suo Napoli. INUTILI prese di posizione. E’ il gioco, come si dice a Napoli, di “o chi perde”. Vale a dire che non si gioca per vincere, ma a perdere. Come in una partita di tressette. Non si focalizzano le energie per vincere tutti insieme ma, come succede a certi bimbi che giocano in strada, si gioca a vincere da soli. “O io o niente”. E spesso è niente. Si mette nel conto la sconfitta di tutti per far vincere sé stessi.

aurelio e sarriDi tanto in tanto l’Aurelione da Torre Annunziata non manca di lanciare invettive contro la politica. La politica lassista che non sa fare, la questione stadio, Renzi, Meloni, Lotti, Alfano e via dicendo. Ne ha attaccati parecchi di politici De Laurentiis nel corso di questi anni. Alle ultime elezioni regionali in Campania ha lanciato persino non troppo velatamente il suo endorsement per De Luca sfavorendo Caldoro. Eppure De Laurentiis ha dimostrato con quelle parole dal Bernabeu di essere tale e quale ai politicanti che di tanto in tanto gli piace attaccare.

E, quel che è peggio, è che De Laurentiis è incapace di gestire i risvolti mediatici delle sue dichiarazioni. Ha visto la mala parata e subito si è involato per gli Stati Uniti imponendo ai tesserati della sua società un silenzio stampa che eufemisticamente definirei stucchevole. Un dispetto infantile contro chi, GIUSTAMENTE, ha criticato le sue dichiarazioni.

scissione pdPerò non vorrei addentrarmi troppo sulla personalità di De Laurentiis, uomo che non conosco. L’altro giorno, ad esempio, un noto giornalista di Repubblica, Maurizio Crosetti, ha scantonato di brutto su Twitter. Ha scritto: “Non c’era bisogno del Real per conoscere lo spessore tecnico, INTELLETTUALE E UMANO di De Laurentiis”. Ecco ci può stare, così come abbiamo fatto noi anche a mò di sfottò, criticare il presidente per la sua scarsa conoscenza tecnica del gioco, ma di più no. Scantonare sul lato Intellettuale e Umano ci sembra esagerato. Ma, al tempo dei social, va così. E spesso non nascondo che io stesso finisco con il farla fuori dal vaso.

Ad ogni modo il presidente ha fatto come un D’Alema o un Bersani qualsiasi. Una sorta di minacciata scissione. Ha messo in difficoltà davanti a milioni di persone il proprio allenatore generando articoli e articoloni sulla clausola rescissoria di Sarri. Chissà se siano o meno articoli direttamente “suggeriti” dalla società per dare un ulteriore avvertimento al mister natio di Bagnoli, una roba del tipo: “stai calmino perché se vuoi andar via ci devi 7 milioni di euro”.

stazione troisiNon sappiamo come si evolverà questa vicenda. Ma è tutto nato INUTILMENTE. Per personalismi, per portare acqua al proprio mulino, per vincere da soli. Il Napoli, per carità, andrà avanti pure senza Sarri. A mettere i soldini è De Laurentiis (che siano pochi o tanti non ha importanza). Resta l’inutilità del gesto. Come quel folle che entrò a San Pietro per sfregiare la Pietà di Michelangelo. Perché chi agisce da solo, senza pensare agli altri, è un ladro di bellezza. E Sarri, con il suo gioco, di bellezza ce ne ha regalata tanta.

Ecco, Lello Arena (alias Tonino), come in Scusate il Ritardo, avrebbe detto sia alla combriccola del Pd che ad Aurelio… “Non litigate”. Ma Aurelio rompe e paga, tanto i cocci sono sempre i suoi.

Valentino Di Giacomo

SEGUICI E COMMENTA CON NOI SU FACEBOOK SULLA PAGINA DI SOLDATO INNAMORATO E SU TWITTER@SurdatNammurat

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

0 2233
Fonte: sscnapoli.it

Baccalà era un personaggio popolarissimo nei Quartieri Spagnoli negli anni ’30. Era alto, magro come un palo,i capelli sempre scompigliati, vestito sempre in giacca e pantaloni strappati. Era lo zimbello del quartiere. Lo chiamavano da un vicolo all’altro: Baccalaaaà! E giù un pernacchio. Dopo qualche tempo il gioco stancò la gente ed il povero Baccalà si vide circondato della più assoluta indifferenza. Poiché la sua notorietà era dovuta agli sberleffi ,visto che non gliene propinavano più, disperato si metteva all’angolo dei vicoli gridando: “Uagliù!! Ccà sta Baccalà!”. Era il suo modo per attirare gli sberleffi.

Non sappiamo se il cultore dell’internazionalizzazione della napoletanità, il presidente Aurelio De Laurentiis, conosca la storia di Baccalà, ma gli consiglieremmo umilmente di leggerla e, magari, di interiorizzarla.
Ieri il presidente, ormai senza freni, ha persino spuntato in tv dicendo che il Napoli avrebbe perso per aver giocato con la difesa alta. Immancabili sono arrivati i sorrisini in studio da parte di chi, come Arrigo Sacchi, qualcosina di calcio ne capisce. Ma, al di là del merito delle cose dette e intese da Aurelio, resta da capire il motivo per cui, in un momento delicatissimo della stagione, abbia deciso di scatenare delle accuse nei confronti di Maurizio Sarri. Accuse che neppure lo stesso Sarri in realtà è riuscito a comprendere tanto che erano sconclusionate le invettive presidenziali.

Chi ci segue da tempo sa che qui su soldatoinnamorato abbiamo sempre elogiato l’operato del presidente, meno le sue dichiarazioni. Se il Napoli dopo quasi 30 anni è tornato a giocare al Bernabeu è un successo incontrovertibile del progetto di De Laurentiis. E quindi noi qui abbiamo sempre cercato di far capire – spesso attirandoci critiche e ancor di più insulti – che l’esperienza di De Laurentiis a Napoli ha portato innumerevoli luci rispetto a pochissime ombre. Insomma la bilancia pende dalla parte del presidente e non dalla parte di quei tifosi del “devi vincere” che non hanno ancora capito per quale club hanno deciso di fare il tifo.
Ma, allo stesso tempo, così come noi non siamo stupidamente severi con De Laurentiis per le mancate vittorie, lui non sia irragionevole nell’attaccare il miglior allenatore in novanta anni di storia del Napoli. Se il presidente ha potuto comprare i “giovani campioni” come Zielinski, Diawara, Rog o Milik deve ringraziare con la faccia a terra il suo allenatore che lo scorso anno, grazie al suo gioco, ha reso effettiva l’esplosione di Higuain. Un giocatore di 30 anni che il presidente ha potuto vendere per 90 milioni. Una cessione che ha potuto dare nuova sostanza al progetto di un club sempre più importante.

Commentare tutte le parole di De Laurentiis non avrebbe senso. Perché non hanno senso le sue parole.
Ora è il momento dell’unità, non dei contrasti. C’è un campionato da giocare che ancora ci dà qualche chance per giocarci le primissime posizioni e una gara di ritorno che non sarà così scontata.
Il Napoli negli ultimi mesi ha perso due volte: immeritatamente a Torino contro la Juve e ieri a Madrid. Si può ammettere che ci può stare prendere 3 gol a Madrid tenendo, tra l’altro, ancora qualche spiraglio di speranza per la qualificazione? Ha senso andare in tv e parlare inutilmente di cazzimma? Che per carità, nel calcio la cazzimma sarà pure un fattore, ma non ad un livello ultra-professionistico come una partita di Champions. Il Napoli ha perso, e questo fa rabbia, perché almeno 2 dei 3 gol se li è fatti da solo. La prestazione di Koulibaly, ad esempio, è stata ai limiti dell’indecenza. Ma lasciamo stare.

Comprendiamo che il presidente voglia mettersi l’abito buono nelle occasioni importanti e dare conto della propria stessa esistenza. Ma non parli di cose che non capisce, ad esempio non parli di calcio giocato. Se proprio volesse parlare condivida le sue idee sull’internazionalizzazione del calcio, della super lega europea, dello stadio da 16 posti adatto probabilmente ad ospitare lui e i suoi familiari…. Parli di ciò che vuole, ma non rischi di rompere il giocattolo. Perché per noi questo giocattolo che si chiama Napoli è la nostra stessa vita.
Ma, evidentemente, molti anni dopo, abbiamo trovato l’erede di Baccalà ‘e coppe ‘e quartiere. “Song ‘e nove e nisciuno me sfotte”. Baccalaaaaaa!!

Valentino Di Giacomo

0 1647

Il calciomercato e la partita doppia

Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

E ci risiamo! Come ad ogni sacrosanto calciomercato ecco rispuntare il papponismo. Ancor più facile dopo il misero pareggio conto il derelitto Palermo. Il tifoso prende la sua bella calcolatrice e comincia a fare la partita doppia. Né più e nè meno si fanno i conti nella tasca del presidente. Perché NON CI DEVE GUADAGNARE, sennò è pappone, anzi PAPPONE. Perché ai tempi dei social pure le maiuscole hanno la loro importanza, ricordiamolo.

Il Napoli ha venduto Gabbiadini per circa 20 milioni ed El Kaddouri per circa 2. Ha comprato per circa 18 Pavoletti e suppergiù ha pagato un milione per Leandrinho. Ergo, il signor De Laurentiis ha messo altri dobloni d’oro, da novello Zio Paperone, nel suo forziere. Ora per il tifoso da social non è importante che il Napoli sia terzo in classifica ad uno sputo dalla Roma, in semifinale di Coppa Italia e ai quarti di finale contro il Real Madrid. Ah scusate, mi adeguo: REAL MADRID. Si, abbiamo beccato i blancos nonostante questa squadretta di nome Napoli abbia vinto il girone di Champions League. Che schifo vincere un girone di Champions però se il signor Aurelio De Paperoni si mette i soldi in tasca. E’ volgare. Come ebbe a dire Moniseur De Laurentiis della Juve quando l’armata bianconera sganciò 90 milioncini per prendere il signor Gonzalo Higuain, all’anagrafe anni 30.

Stavolta pure il tifoso più critico nei confronti di Aurielon de Aurieloni non ha potuto dire molto. La critica, tecnica, quella passabile è che alla rosa manca un buon terzino destro e che a gennaio si poteva intervenire. E’ vero. Maggio ha fatto il suo tempo, se fosse stato possibile il presidente avrebbe dovuto comprare un terzino all’altezza. E fin qui siamo alla critica costruttiva. Critica che, tra l’altro, mi trova concorde.

Epperò non si sopporta più il tifoso da partita doppia con la calcolatrice alla mano. Almeno io comincio a mal sopportarlo. Ma si può gioire, godere, essere felici almeno per una sessione di mercato? O a Napoli è come chiedere la luna?

Ad Agosto i soliti tifosi “esperti” si stracciavano le vesti per la cessione di Higuain. Fioccavano sui social le classiche invettive: “Ma chi è stu Rog?”, “Ma chi è Zielinski?”, “Ma ca amma fa cu stu Diawara!”. Del resto la caldissima piazza si contraddistinse per quel caloroso benvenuto a due signorini in maglia azzurra che qualcosina nel Napoli hanno fatto: ci siamo dimenticati di come vennero accolti Hamsik e Lavezzi a Castelvolturno il giorno della loro presentazione? E i mal di pancia per la cessione di Sua Maestà Quagliarella e l’acquisto di quel signor Carneade dalle fattezze di Gesù Cristo che all’anagrafe era contemplato al nome di Edinson Cavani? E vogliamo ricordarci di cosa si scriveva in proposito di Hysaj e Sarri? “Ma nuje simme ‘o Napule! Mica l’Empoli”.

La critica è una bella cosa. Ma c’è bisogno di moderazione nell’esercitarla. Ormai contro De Laurentiis siamo all’accanimento. Un presidente certamente criticabile, ma tra la critica e l’odio a prescindere c’è di mezzo il mare. E’ che ormai ci siamo fatti la bocca troppo buona. Ma, quel che è peggio, è che non sappiamo godere. Chissà quanti tifosi vorrebbero stare al posto di quelli del Napoli. Ci invidiano la squadra, il gioco, l’allenatore, la solidità del club, la continuità di risultati. Noi però di tutto questo non sappiamo goderne perché ormai “Conta solo vincere” come si scrive sugli striscioni allo stadio. E’ inutile che ora mi metta a ripetere la storiella sui 90 anni del club e sui suoi risultati che, eccetto il 4-5 anni maradoniani ad alti livelli, raccontano di una squadra che sicuramente non si può annoverare nell’élite del calcio italiano. Ora siamo nell’élite del calcio europeo, però quasi ci fa schifo. E perché? Perché il presidente è pappone, PAPPONE, pardon.

Oggi, solo per fare un esempio, tutti i centrocampisti della Juve verrebbero a Napoli a giocarsi il posto. I nostri difensori e attaccanti sarebbero titolari in quasi tutti i top team europei. Però a noi questo ci fa schifo. Dobbiamo per forza essere arrabbiati. Del resto questa consuetudine si porta proprio assai sul web. Ci si incazza contro chiunque: non fa differenza che si tratti di calcio, politica o star system. Basta odiare, criticare. Basta avere sempre un’opinione su qualsiasi fatto, su qualsiasi persona. Perché stare sui social network dà diritto a dire tutto. Del resto ci sta sempre qualcuno che legge e uno può stare ore a perdere tempo solo a parlare delle ultime scarpe indossate da Belen, della finanziaria di Padoan, della politica di Trump, della crisi in Libia e del perché la pizza con la ricotta non è più come quella di una volta. Ah e non esistono più le mezze stagioni. Va detto.

Io non lo so se non esistono più le mezze stagioni, ma di sicuro le mezze misure sono scomparse. O 1 o 90, o tutto o niente. Va bene la critica al presidente, ma non l’astio, l’odio a prescindere. Ma, soprattutto, siamo ancora capaci di godere della nostra squadra? Ma vi fa piacere o no vedere questo Napoli? C’è bisogno per forza di fare ogni volta commenti al vetriolo? A che serve?

Ma poi, aggiungerei, siete così ben disposti a fare i conti nella tasca di De Laurentiis. Del resto avevo dimenticato che questa città è così ben disposta nello spendere soldi che lo stadio è sempre pieno. Per non parlare della ressa ai botteghini quando per un’amichevole il presidente decise di dare una parte dei biglietti gratis… Ah però con il Real Madrid ci si può mettere l’abito buono e “buttare” 100 euro per un biglietto. Una fede, quella dei tifosi, così incrollabile che si manifesta con la Juve e il Real Madrid, ma con Pescara o Torino sparisce all’improvviso. Un giorno all’improvviso, del resto, è lo stupido motivetto che si canta ancora. Tutti a difendere la città. Dallo scranno dei social network è più facile ancora. Complimenti!

Valentino Di Giacomo

SEGUICI E COMMENTA CON NOI SU FACEBOOK SULLA PAGINA DI SOLDATO INNAMORATO E SU TWITTER@SurdatNammurat

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

 

 

0 2609

Non è il Centro Paradiso, ma Castelvolturno. Non c’è Ottavio Bianchi, ma Maurizio Sarri. Eppure Diego Armando Maradona è ormai praticamente un membro del Napoli. A poterci far sperare, più della visita a sorpresa che Diego ha fatto al centro di allenamento azzurro, è la notizia che El Pibe sarà a Madrid, in una delle gare più importanti nella storia del club, a seguire la squadra. Insomma è ormai più di una certezza il sogno e il desiderio di tanti tifosi del Napoli: Diego è tornato dalla porta principale proprio come aveva promesso tante e tante volte.

Chi un po’ ci segue da qualche tempo sa che noi abbiamo sempre sperato in un riavvicinamento di Diego. Lo scrivemmo già un bel po’ di tempo fa: Napoli non è mai stata così matura come adesso per vedere tornare il suo unico Dio. E più Maradona sarà dalle parti di Napoli, più svanirà quella patina religiosa e di mistero con cui i napoletani vivono il proprio Dio. Chi scrive è un Maradonista convinto, uno che probabilmente darebbe la propria vita a Diego e persino quella di sua madre. Eppure, lo abbiamo visto con l’apparizione maradoniana al San Carlo, in città c’è stata frenesia per Diego, ma niente da fermare la città. Altre scene e altri caroselli si videro quando Diego tornò per la prima volta a Napoli per celebrare l’addio di Ciro Ferrara, e un’altra euforia c’è stata altre volte dopo quando Maradona è riapparso in città. Oggi Napoli non vede più un evento impossibile riabbracciare il proprio idolo perché Diego, di tanto in tanto, sta tornando in città con sempre maggior frequenza. Persino io, da malato assoluto, questa volta non mi sono strappato i capelli per andare a vederlo al San Carlo. Non perché non volevo esserci, ma perché sono certo che ci saranno ancora molte occasioni per incontrare il mio Dio.

Certo, ora arriverà il momento più difficile. De Laurentiis, fino ad oggi accentratore e spesso affetto da un antipaticissimo protagonismo (vedere scena a Doha quando voleva strappare la SuperCoppa dalle mani di capitan Marek) dovrà essere capace di saper fare un passo indietro. Nella mia vita ho conosciuto moltissime persone “famose”, ma non ho mai visto una rockstar (in tutti i sensi) come solo Diego sa essere. Con Diego si può avere a che fare solo in un modo: standogli dietro. E nessuno come Lui è capace di stare davanti perché, da leader innato, ha la capacità di far sentire importante tutti gli altri solo attraverso la propria presenza. Se tutti i calciatori che hanno avuto a che fare con Lui ne parlano bene non è perché Diego è stato una categoria a parte nella storia di questo sport, ma perché Maradona, prima di essere un campione, è ancor prima un GRANDISSIMO UOMO.

Come dicevamo, ora viene il difficile: la convivenza tra Diego e Aurelio. Non sarà semplice, ma non è un’impresa impossibile se ognuno avrà la capacità di restare al posto proprio. Da un punto di vista commerciale solo Maradona può aprire strade, fino ad ora impossibili, per il marketing del club. Ora però Diego dovrà essere intelligente nel non sprecare quella che, anche per Lui, è comunque una chance per restare nel calcio che conta. Sono belle le parole di Maradona quando dice che il suo Napoli deve essere alla pari con Juve, Roma, Milan e Inter. Ma Diego deve pure avere la consapevolezza che economicamente, tra il Napoli e queste squadre, non c’è assolutamente gara. Solo il più grande calciatore di tutti i tempi è riuscito a sottrarre scudetti ai club del nord. Il Napoli è il Napoli da 90 anni, questo Diego non deve dimenticarlo. Così come non devono dimenticarlo i tifosi troppo spesso malati di quella sindrome del “Devi vincere” che a queste latitudini non ha diritto di esistere.

Il Napoli potrà tornare a vincere e le sue possibilità aumenteranno se Diego sarà ancora al fianco di questo club. Per il Napoli, con Diego da ambasciatore, possono aprirsi porte che fino ad ora è stato impossibile aprire. Ma tutto questo potrebbe palesarsi come un effetto boomerang qualora Diego ricominciasse a dare giudizi su squadra e calciatori. Ricordate le parole su “zio Sarri”? Appena ieri Maradona è stato praticamente costretto a scusarsi.

Se lo metta in testa Lui e se lo mettano in testa i tifosi: gli anni ’80 sono passati ormai da oltre 30 anni. Non è più il calcio dei mecenati, dei Viola, dei Berlusconi, dei Cecchi Gori. E non è più nemmeno il calcio degli anni ’90 con i Cragnotti, i Moratti e i Tanzi. Oggi ci sono società di calcio che hanno alle spalle sceicchi e petrolieri e, nonostante questo, neppure riescono a vincere. Il calcio di oggi, per chi non ha determinate risorse, è fatto di paziente programmazione. Questo dovrà capirlo in fretta Diego e, speriamo, prima o poi, lo comprendano pure i tifosi. Bene ha fatto De Laurentiis a ricordare a tutti che il Napoli è da 7 anni in Europa, impresa che persino alla Juve non è riuscita in questo periodo. Per i palati fini sembrerà poco, ma per chi osserva la storia del nostro club non è un evento che si è verificato così spesso.

Oggi Napoli è matura per abbracciare Diego e lo sarà ancora di più in futuro. Andare a Madrid supportati dal più grande interprete del calcio nella storia di questo sport sarà già come segnare un gol. A livello mediatico Maradona potrà dare tanto, tantissimo. Lui potrà colmare tutte le pecche e le manchevolezze di un club che a livello sportivo è eccezionale, ma che spesso a livello di organizzazione (vedere la vendita dei biglietti per Napoli-Real) sembra essere rimasto alla preistoria.

Ora tutti insieme bisognerà remare nella stessa direzione. Mai come ora Napoli e il Napoli hanno una chance più unica che rara. Diego potrà toglierci ancora parecchi paccheri da faccia. Oggi è un grande giorno e dobbiamo celebrarlo. Diego è sempre più vicino al Napoli, da Napoli invece non se ne è andato mai. Mai. Oggi è anche una giornata per tanti commentatori napoletani di chiedere scusa a Diego. C’è persino chi in passato ha scritto che Diego non doveva neppure venire al San Paolo perché toglieva “luce” alla squadra. Gente inutile. Lasciamo stare.

Valentino Di Giacomo

SEGUICI E COMMENTA CON NOI SU FACEBOOK SULLA PAGINA DI SOLDATO INNAMORATO E SU TWITTER@SurdatNammurat

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

 

0 2320

E’ vero che Aubameyang il presidente me lo aveva offerto, ma era in alternativa ad un altro attaccante (Icardi ndr.) che neppure è arrivato”. Con queste parole Maurizio Sarri vince per distacco il match mediatico con Aurelio De Laurentiis esponendo il numero 1 azzurro a quella che è incontrovertibilmente (e ci passerete il termine) una figura di merda. Una figura di merda gigantesca. Enorme. E non possiamo dire che non se la sia cercata.

Non possiamo sapere perché il presidente tenti ogni volta di rompere il giocattolo-Napoli con certe dichiarazioni ridicole che tentano di mettere alla berlina i propri allenatori. E’ accaduto con Mazzarri, è successo con Benitez e, oggi, avviene con Sarri. A De Laurentiis non va giù che ogni volta i propri allenatori gli sbattano in faccia quella che è la realtà, una realtà non amara, ma sacrosanta verità: il Napoli è una società che tenta di crescere attraverso la valorizzazione di giovani calciatori e che non può competere per tanti fattori, su tutti economici, con altre corazzate come ad esempio la Juventus. La Juve compra Higuain e Pjanic, il Napoli Rog, Milik e Diawara. E’ palese la differenza con l’impostazione societaria dei bianconeri. Ma, secondo De Laurentiis, questo non si può dire.

Probabilmente il presidente è animato da manie di una grandezza che non gli appartiene. E’ come quei ragazzini che ancora non si conoscono veramente e vogliono fare le “cose dei grandi” perché, dentro di sè, è così che si sentono. De Laurentiis probabilmente, in cuor suo, si sente alla pari di Agnelli, Berlusconi o Moratti (ma queste sono mie supposizioni). Altrimenti perché dovrebbe irretirsi se i propri allenatori rivendichino la realtà che il Napoli è un progetto costante, più che una squadra affermata che gioca solo e soltanto per la vittoria.

I meriti superlativi di De Laurentiis – che qui abbiamo sempre riconosciuto – vengono così vanificati da questo atteggiamento. De Laurentiis dovrebbe essere orgoglioso di quello che ha fatto a Napoli: ha portato il club stabilmente ai vertici europei, ha vinto trofei, ha sviluppato un modello aziendale invidiabile. Il Napoli è un gioiellino con i conti in ordine e una rosa altamente competitiva che lotta per alti risultati sportivi. Non ammettendo però il divario economico e organizzativo con altri club però il presidente dimostra di avere poca coscienza di sè e delle potenzialità della sua azienda che non sono infinite.

Che senso portare avanti questa querelle mediatica con il proprio allenatore? Proprio non riusciamo a spiegarcelo. Anche Sarri, da toscano adottivo e quindi con un carattere “fumantino”, manifesta dei limiti tutti suoi. Non c’è bisogno ogni volta di delegittimare la sua stessa rosa di calciatori ad ogni intervista o conferenza stampa. L’altra sera – dopo il match con la Lazio – il mister ha chiesto all’allenatore di “lavare i panni sporchi in famiglia”. Cominci pure lui ad adottare questo atteggiamento. Come abbiamo già scritto, il presidente e l’allenatore possono tranquillamente parlarsi nel chiuso degli uffici invece di alimentare queste polemiche sui media che sono controproducenti per tutti.

Certo, a noi sembra palese che il presidente possa solo ringraziare per il lavoro che sta svolgendo il proprio tecnico. E’ grazie a Sarri se De Laurentiis ha potuto vendere alla cifra record di 90 milioni quel tale Gonzalo Higuain che mai in carriera si è espresso a certi livelli. Il Napoli gioca un calcio godibilissimo, europeo, probabilmente il migliore della Serie A. I risultati non stanno arrivando per sfortuna, per errori individuali (Koulibaly con la Roma, Ghoulam con la Juve, Reina con la Lazio) e perché lì davanti, senza Milik, proprio non riusciamo ad essere incisivi. Ma, lo ripetiamo, ha ragione il mister quando dice che non può piovere per sempre e che, attraverso questa mole di gioco, prima o poi i risultati saranno la conseguenza di questo calcio meraviglioso da guardare.

Qui abbiamo sempre difeso De Laurentiis dalle critiche stucchevoli ed eccessive, accuse assurde e immeritate. Continueremo a farlo perché De Laurentiis ha portato il Napoli dove compete stare al Napoli. Che non significa quell’imbecille “devi vincere” che cantano i tifosi allo stadio. Se “devono vincere” questi tifosi indirizzino le proprie attenzioni verso altre squadre a strisce, magari bianconere. Oggi sembra andare tutto male, in moltissimi parlano e sparlano di questa squadra. Sabato sono arrivati persino i fischi ad una squadra che pure contro la Lazio ha giocato una partita eccellente guidata da quel Marek Hamsik pure lui oggetto saltuariamente delle invettive dei sedicenti tifosi. Tanto il momento per salire sul carro dei vincitori ci sarà sempre.

Abbiamo un grande presidente e probabilmente il miglior allenatore in 90 anni di storia del club. Se solo ne prendessero consapevolezza loro per primi e se non parlassero a vanvera allora le cose potranno solo migliorare. Ma se continuerà questo stupido stillicidio mediatico ci perderemo e ci perderanno tutti. Si è sempre in tempo a ravvedersi, basta volerlo.

Per ora il presidente ha trovato pane per i suoi denti. La battaglia non potrà vincerla mai contro Sarri. De Laurentiis è un grande manager ma parla troppo e promette stupidamente cose che non può mantenere: lo stadio, la scugnizzeria, il “vogliamo vincere” e potremmo continuare per pagine. A noi tifosi interessa quello che è il nostro “core business”: la squadra. E finché Sarri farà giocare la squadra così noi non potremo che essere dalla sua parte. Non siamo contro De Laurentiis, ma siamo con il Napoli. Cominci pure DeLa a stare dalla parte della sua squadra. Se non volesse farlo per rispetto di noi tifosi, lo faccia per rispetto della sua azienda. Così manda tutto allo sfascio.

Valentino Di Giacomo

SEGUICI E COMMENTA CON NOI SU FACEBOOK SULLA PAGINA DI SOLDATO INNAMORATO E SU TWITTER @SurdatNammurat

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it