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Ci complimentiamo per il risultato...

Qualcosa lo ottiene lo “sciopero” delle testate on line nei confronti di Sarri e del Napoli. Un bell’articolo sulla Gazzetta dello Sport che titola: “SILENZIO, C’E’ IL NAPOLI CHE SI RADUNA. Tutti fuori, giornalisti e anche quei pochi tifosi che si erano avventurati a Castelvolturno”. Non c’è che dire, se non complimentarci con i colleghi per l’abile mossa di aver dato l’opportunità alla Gazzetta di stigmatizzare ancora una volta i comportamenti del Napoli.

La protesta da parte della testate on line che seguono gli azzurri è nata dalla circostanza che la SSC Napoli, in piena autonomia, ha deciso di non tenere alcuna conferenza stampa di presentazione del nuovo tecnico, del direttore sportivo e dei nuovi acquisti. Le dichiarazioni dei nuovi arrivati, Sarri compreso, sono però giunte attraverso alcune interviste a determinati quotidiani o tv. Una scelta opinabile, ma che va comunque rispettata. Tanto più se la stampa e i siti internet hanno spesso creato aspettative eccessive, confusioni e fughe di notizie (spesso inventate) che hanno destabilizzato non poco l’ambiente attorno al club partenopeo.

I motivi per cui sin dal primo giorno non abbiamo aderito a questa manfrina di sciopero li abbiamo già spiegati (cliccare QUI per leggere). È un segno di non comunanza alle strategie editoriali degli altri siti web e di rispetto dell’autonomia decisionale della Società Calcio Napoli.

La cosa balzana e curiosa è che gli stessi siti internet che ieri hanno deciso di non pubblicare le interessanti dichiarazioni di mister Sarri a Radio Kiss Kiss, hanno poi però pubblicato le dichiarazioni rilasciate da Giuntoli a Sportitalia. Insomma… E’ uno sciopero altalenante. E non si capisce su quali basi non si pubblichino le interviste di Sarri e invece quelle di Giuntoli si. Tanto più se le testate on line che protestano non hanno potuto partecipare ad alcuna conferenza stampa di Giuntoli, così come per Sarri.

E così, come dicevamo, la protesta però qualcosa ottiene: offre la sponda ad uno dei quotidiani meno teneri nei confronti del Napoli per criticarne le scelte di comunicazione. È quella stessa Gazzetta che enfatizza come “colpacci” gli acquisti di Inter, Milan e Juve e dedica striminziti trafiletti al Napoli. Ieri c’era persino un titolo sulla testata on line della Rosea che parlava di “Scippo Juve al Napoli per Vrsaljko”. Perchè, chiaramente, quando si parla di Napoli non può che venire a mente lo scippo…

Questa situazione enfatizza ancora di più l’annoso problema del giornalismo napoletano: quello di non saper fare sistema. Mentre gli altri club riescono più o meno ad arginare le critiche grazie a quotidiani quantomeno compiacenti, a Napoli vi è sempre una guerra di protagonismi che non porta da nessuna parte. Una guerra che ha creato i “papponisti”, gli “aureliani”, i “rafaeliti”, i “mazzarriani” e i “sarristi”. Ormai a Napoli non si riesce nemmeno più a essere semplici tifosi del Napoli, ma si danno le tessere di partito in base alle correnti, come nella vecchia Dc.

Riusciamo sempre a dividerci su qualcosa: Curva A contro la Curva B, Curve contro i Distinti, Distinti contro le Tribune. Ma non siamo tutti tifosi del Napoli?

Mi si farà notare che con questa posizione assunta da soldatoinnamorato.it anche il nostro sito va contro qualcuno. Lo sappiamo bene. Noi vorremmo pure unirci alle altre testate, ma quando si agirà senza secondi fini. Perchè, in fondo in fondo, la sensazione è che questa protesta nasca dall’animo di qualcuno che per sentirsi importante vuole essere presente alle conferenze stampa e pubblicare i propri selfie su Twitter e Facebook da Castelvolturno. Noi qui non abbiamo bisogno di sentirci importanti attraverso certi meccanismi puerili. Scusateci tanto. Noi tifiamo Napoli, vogliamo raccontare la nostra passione per il Napoli e non metteremmo mai in condizione la nostra città di farsi sbeffeggiare, per fini molto dubbi, dai soliti giornali del nord che l’occasione non se la lasciano mai sfuggire.

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

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Morale a corrente alternata

Il Napoli ha escluso le testate on line, e non solo, dalla presentazione di Maurizio Sarri. Una scelta originale che vedremo in futuro quali conseguenze porterà nel rapporto tra la stampa e il club di De Laurentiis, un rapporto che in questo nuovo corso comincia certamente in maniera burrascosa poichè la gran parte delle testate on line che parlano del Napoli hanno diramato e pubblicato sui propri siti web un comunicato ufficiale congiunto avverso alla decisione della società partenopea.

Nel comunicato, che personalmente trovo quantomeno risibile, c’è persino un richiamo all’articolo 21 della Costituzione e alla libertà di informazione. Una libertà di informazione (spiace doverlo constatare proprio io da iscritto all’ordine nazionale dei giornalisti professionisti) che viene però ridicolizzata e calpestata continuamente da comportamenti contrari alla deontologia da parte di molte di queste testate on line che oggi si lamentano.

Titoli sensazionalistici privi di qualsivoglia contenuto, notizie inventate, utilizzo dei social network per accalappiare lettori in maniera subdola. Ci si ricorda sempre dei diritti dell’informazione e mai dei doveri verso i lettori. Un bilanciamento indispensabile, necessario e troppe volte irrealizzato non soltanto nel giornalismo sportivo.

Per questo motivo ho deciso che Soldato Innamorato, nel suo piccolo, non aderirà al comunicato diramato da altre testate nè alle successive proteste che probabilmente seguiranno. Semplicemente perché questo sito internet vuole raccontare un’altra Napoli e creare un diverso rapporto con i propri lettori.

Aderire a questa protesta significherebbe per il nostro sito internet avallare anche i comportamenti indecorosi che certe testate hanno tenuto negli anni. Non ci piace la scelta del Napoli, ma non faremo comunella con persone che non stimiamo. Riteniamo che la dignità (di una persona o di una testata) si misuri prima con l’assolvimento dei propri doveri, poi dei propri diritti. Aggrapparsi persino all’articolo 21 della Costituzione per una conferenza stampa di una squadra di calcio ci sembra davvero una fuoriuscita da ogni realtà e uno spregio ai veri valori che la Carta costituzionale assegna all’informazione.

Soldato Innamorato è un sito web nato da pochi giorni ed è sorto proprio dall’esigenza irrinunciabile di offrire ai lettori un nuovo modo di fare informazione: magari con meno pseudo-notizie, ma con più rispetto verso i lettori. I nostri lettori avranno potuto notare che sul nostro sito sono pressocché assenti notizie di calciomercato che molto spesso risultano infondate. Non vogliamo essere pusher di notizie drogate che esaltano o deprimono la piazza, ma semplicemente raccontare la nostra passione verso la maglia azzurra. Non usiamo titoli ingannevoli solo per ottenere qualche click in più del tipo, solo per fare un esempio: “Ecco chi sta per vestire l’azzurro, un talento della Liga in viaggio per Napoli”. Insomma quei titoli usati giusto per accalappiare la curiosità dei lettori, in spregio ad ogni criterio giornalistico. Sbaglieremo certamente, ma lo faremo in buona fede e secondo una nostra coscienza.

Il Napoli sbaglia certamente nel non aprire le porte a tutti i giornalisti. In questo modo si presta a dei particolarismi che non sono consoni. Ma chi segue il Napoli si metta nelle condizioni di farsi rispettare e di farCi rispettare. Perchè se in città è presente un malumore nei confronti di De Laurentiis è pur vero che esiste da anni anche un’antipatia verso il giornalismo sportivo napoletano accusato spesso di essere o troppo compiacente o troppo critico, ma sempre finalizzato ad ottenere piccoli e miseri vantaggi personali. Un’antipatia che coinvolge TUTTI, buoni e cattivi, così come si è fatto con questo balzano comunicato.

Il nostro sito internet, nato da pochi giorni, non avrebbe comunque partecipato alla conferenza stampa perchè diventeremo una testata giornalistica solo tra qualche tempo. Non ci sentiamo esclusi dalla Società, ma se avessimo considerato fondate le ragioni della protesta delle altre testate ci saremmo certamente uniti alla battaglia e avremmo aspramente criticato tale decisione. Non è una questione di viltà, ma di giustizia e di rispetto prima verso noi stessi.

A chi ha diramato quel comunicato facciamo noi un contro-appello: ricordatevi di essere giornalisti ogni giorno, non solo quando conviene. La dignità esiste tutti i giorni, non solo quando fa comodo. Ricordatevene verificando le notizie senza spararle come oro colato in cerca di una effimera visibilità.

Al momento l’Ordine dei Giornalisti è riuscito a determinare soltanto uno scarno codice di autoregolamentazione per quanto concerne il giornalismo sportivo. Auspichiamo che presto ci si possa confrontare per un codice che abbia per oggetto anche il giornalismo on line che troppo spesso agisce in spregio ad ogni deontologia.

Ben sappiamo che questa scelta ci porterà antipatie. Ma non ci importa. Non si può essere moralisti a corrente alternata. Troppo facile. Tanto già sappiamo che questa protesta di non riportare le dichiarazioni dei tesserati del Napoli durerà il tempo di un battito di ciglia. Poi tutto ritornerà come prima. Si continuerà quell’opera di bombardamento emozionale in cerca di qualche click in più. Spiace constatare che anche testate solitamente corrette si siano unite a chi invece non rende onore al nostro mestiere.

Siamo piccoli, non conteremo nulla, ma la nostra idea è forte e la porteremo avanti nel solo interesse dei nostri lettori e rispettando la nostra dignità personale e di questa professione ormai alla mercè di comportamenti che non sopportiamo.

Valentino Di Giacomo

DI SEGUITO IL COMUNICATO DELLE ALTRE TESTATE ON LINE AL QUALE NON ADERIAMO:

Il Napoli ha iniziato un nuovo corso, i tifosi aspettano con ansia di conoscere attraverso le loro parole soprattutto il nuovo allenatore per tuffarsi nella prossima stagione. Con loro anche i giornalisti, animati dalla volontà di scoprire a suon di domande Maurizio Sarri e la sua storia. Il Napoli, però, ha deciso di fare una presentazione “a puntate” come se fosse una serie televisiva. Non ci sarà la conferenza stampa per tutti ma un meccanismo particolare diviso in tre appuntamenti. Il privilegio del primo incontro toccherà ad alcuni giornali scelti in maniera arbitraria dalla società, poi toccherà a qualche televisione nazionale mentre per tutti gli altri “comuni mortali” se ne parla a Dimaro. Il cuore dell’informazione, i giornali on-line, le TV  e radio locali, che rappresentano gli strumenti più seguiti dai sostenitori del Napoli, viene privato della possibilità di raccogliere le prime dichiarazioni di Maurizio Sarri e magari d’interagire con lo stesso. Una scelta che presuppone un’idea medievale della comunicazione e un metodo antidemocratico. Il Napoli è un’azienda e sceglie nella propria autonomia come impostare la comunicazione delle sue attività ma la libertà d’informazione è stabilita dalla Costituzione della Repubblica Italiana, dall’articolo 21. Tale scelta rappresenta un attacco intollerabile ai nostri diritti e, dopo tante altre scelte inaccettabili, siamo costretti a farci sentire. Non riporteremo una parola delle interviste di Maurizio Sarri a giornali e TV, stavolta non faremo da cassa di risonanza alle interviste esclusive concesse dal Napoli prima della presentazione ufficiale. Ci dispiace per i nostri lettori ma siamo sicuri che capiranno il valore della nostra posizione. Non possiamo accettare che le nostre testate che vanno avanti senza i finanziamenti statali ma solo con la forza, l’intraprendenza e la passione di seri professionisti possano essere trattate come realtà di serie B. “Vengono prima gli invitati del presidente De Laurentiis”, è il messaggio inviato a tutti noi “comuni mortali” ma stavolta non ci siamo, nei nostri portali non trovate spazio.

 

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Quel gol assurdo non annullato al Dnipro

Napoli – Dnipro, sarà difficile dimenticare quei momenti per tutti i tifosi partenopei. Accade tutto quando manca ormai pochissimo alla conclusione della partita più importante della stagione del Napoli, è la semifinale di andata di Europa League, gli azzurri sono in vantaggio grazie ad un pregevole colpo di testa di David Lopez. Ormai la pratica Dnipro sembra archiviata, dopo 26 anni il Napoli può cominciare a sognare un’altra finale in una competizione europea. E invece no. Arriva il gol di Seleznyov, ma non è un gol regolare. Anzi. Le immagini appaiono subito chiarissime sia per chi è allo stadio che per chi è a casa. L’attaccante ucraino segna in netto fuorigioco.

Dopo la partita faranno storia le dichiarazioni di Aurelio De Laurentiis che si concludono con un chiaro avvertimento al presidente della Uefa: “Buonanotte Platini” – dice il patron azzurro.

Il Napoli, complice anche una delle tante prestazioni poco convincenti sotto la guida Benitez, non riesce a ribaltare il risultato nella gara di ritorno ed è fuori dall’Europa League.

Ma quel gol in fuorigioco non passa. Resta dentro l’anima di ogni tifoso azzurro come una palese ingiustizia. A maggior ragione se, come denunciato più volte da Marco Azzi sia su Repubblica che sul proprio profilo Twitter, dietro quel gol non annullato possa esserci del marcio. In questo caso un contratto in essere tra il supervisore degli arbitri della Uefa Pierluigi Collina e la federazione di calcio ucraina.

Un compito che l’ex arbitro italiano svolge da 5 anni e che non accenna a terminare poiché Collina ha rinnovato il contratto con gli ucraini scaduto appena ieri, il 30 giugno. Nella capitale ucraina, dall’inizio del suo mandato nel 2010, l’ex arbitro bolognese ha inviato in pianta stabile il suo fidato braccio destro: Luciano Luci, 66 anni, nominato commissario Uefa su proposta del potente numero uno della FFU, Gregory Surkis.

Nel calcio italiano impera la bufera dopo il caso Catania, calcioscommesse e inchieste. Meglio non sembra andare al calcio mondiale con lo scandalo Blatter. Strano che invece nessuno muova un dito per questo palese conflitto di interessi che coinvolge la Uefa e chi la presiede.

Non solo il giornalista Marco Azzi dall’alto della sua autorevolezza si chiede se ci sia del marcio dietro quel gol irregolare inspiegabilmente convalidato, ma se lo chiedono anche tanti tifosi napoletani e tutti coloro hanno a cuore questo sport.

Per adesso non possiamo che accodarci a quanto già affermò De Laurentiis: “Buonanotte Platini”. Anzi, buonanotte calcio!

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Il comunicato del Napoli

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Scarno, ma significativo comunicato del Napoli che arriva nella tarda serata di ieri attraverso il sito web della società azzurra e il proprio profilo Twitter.

Oggi  la SSC Napoli ha presentato al Comune di Napoli il progetto e i relativi elaborati tecnici per la ristrutturazione e l’ammodernamento dello stadio San Paolo ai sensi della legge n. 147 del 27 dicembre 2013“.

Era un passo necessario, oltre che obbligato, dalle prescrizioni della legge e dagli accordi sottoscritti in passato tra il club e il Comune di Napoli.

Dopo i concerti, le liti e la guerra di interviste e comunicati, la telenovela San Paolo aggiunge una puntata ulteriore. Il prossimo passo sarà l’accettazione da parte del Comune di Napoli del progetto elaborato dal Napoli. Chi vivrà vedrà…

 

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La serie A che sarà

Quando il San Paolo è una bolgia

Quando si parla di Napoli la parola più diffusa in questi giorni è ridimensionamento, forse era inevitabile che fosse così dopo i concitati eventi di inizio estate: la partenza del santone Rafa Benitez verso Madrid, il gran rifiuto di Unay Emery, la chiamata di Maurizio Sarri e le continue voci di mercato che danno per partenti i migliori giocatori della squadra, da Dries Mertens a Josè Maria Callejon e ovviamente la stella Gonzalo Higuaìn, contrapposte a nomi senz’altro più “provinciali” come quelli di Riccardo Saponara e del nuovo acquisto Mirko Valdifiori.

Tutto ciò ha suscitato reazioni di protesta da parte di alcune frange della tifoseria, proteste che danno seguito a quelle dell’estate scorsa, in cui le pareti di Napoli erano tappezzate di manifesti raffiguranti un De Laurentiis perplesso nell’apprendere che “i miei scudetti (quelli del Fair Play Finanziario) non fanno la storia”.

Il grande successo riscosso dalla mistica del “caccia i soldi” è certamente un indicatore della voglia di vincere di una piazza che non si è mai accontentata di un ruolo da provinciale non solo per meriti sportivi, ma anche per fattori geografici, storici e politici . Il Napoli è l’unica società del Sud Italia insieme al Palermo iscritta al campionato di Serie A 2015/2016 con ambizioni sicuramente superiori a quelle della pur storica squadra siciliana, in conflitto con le squadre rappresentative di un Nord considerato irrispettoso della storia di una città che è stata capitale di un grande Regno, con un passato millenario che risale alla Magna Grecia, un patrimonio storico-artistico e un paesaggio senza eguali nel mondo.

Di fatto, in questo secondo decennio del Duemila abbiamo assistito alla caduta quasi contemporanea delle due milanesi, entrambe escluse dalle prossime edizioni delle Coppe europee quando fino a pochi anni fa lottavano costantemente per le prime posizioni in classifica, trascinate da grandi campioni comprati con fior di milioni. L’Inter, alla fine dell’era Mourinho terminata con la conquista del Triplete nel 2010, nello sforzo di evitare il ridimensionamento ha trattenuto i calciatori che avevano conquistato la Champions League con sforzi economici insostenibili: la conseguenza è stata il fallimento del progetto Benitez, che ha rescisso il contratto prima ancora del termine della prima stagione a causa delle promesse non mantenute sul mercato, seguita dal graduale declino sportivo e di conseguenza economico che ha portato, appunto, a dover ridimensionare la squadra fino all’arrivo di Erick Thohir. Lo stesso magnate indonesiano fin dal suo arrivo ha profuso ogni sforzo per accontentare prima Walter Mazzarri, con acquisti onerosi come quello di Hernanes dalla Lazio e accollandosi stipendi pesanti come quello di Nemanja Vidic, poi Roberto Mancini, per il quale sia a gennaio che nel mercato in corso sono stati e saranno spesi ancora fior di quattrini, ma ciò non è ancora bastato a risollevare la squadra dalla mediocrità.

Dall’altra parte del capoluogo lombardo, il Milan ha fatto una fine ancora peggiore. Finita l’epoca dei Ronaldinho e dei Beckham e degli acquisti faraonici al servizio di una politica societaria tutta marketing e vendita di magliette, la partenza degli ultimi due grandi campioni che hanno vestito il rossonero, Thiago Silva e Zlatan Ibrahimovic prelevati a colpi di bonifici milionari dal neonato PSG degli sceicchi, è stata seguita da una totale assenza di progettazione a lungo termine e investimenti non economicamente inconsistenti ma scellerati: squadra affidata ad allenatori inesperti nella speranza di trovare un nuovo Guardiola, presunti campioni rivelatisi non all’altezza (Balotelli), la scelta di puntare su comprimari discutibili (onesti mestieranti come Poli e Muntari che non possono essere all’altezza di predecessori come Andrea Pirlo e Clarence Seedorf, per non parlare di autentici bidoni come Constant e Mbaye) e su giovani sfortunati (De Sciglio, El Shaarawy). Il Milan ha chiuso l’ultimo campionato in decima posizione.

La stessa Juventus, dopo una stagione oggettivamente trionfale (duole dirlo da tifoso del Napoli, ma in quale altro modo definire un’annata terminata con la conquista del campionato della coppa Italia e raggiungendo la finale di Champions League?), sta attraversando una sorta di ridimensionamento. Non stanno certamente mancando i colpi di mercato, da Khedira a Mandzukic a Dybala, ma per tre ottimi giocatori che arrivano sta progressivamente venendo smantellata la squadra costruita negli anni precedenti da Antonio Conte: con le partenze ormai certe di Andrea Pirlo e Carlos Tevez, le voci sempre più insistenti dell’approdo di Arturo Vidal all’Arsenal, quelle più vaghe ma non improbabili che danno in partenza Leonardo Bonucci e Fernando Llorente e il destino blaugrana di Paul Pogba la spina dorsale della squadra che ha dominato il campionato italiano negli ultimi anni verrebbe completamente a mancare e non c’è la certezza di poterla sostituire con giocatori seppur altrettanto validi ma non ancora ben integrati fra loro.

Alla luce di un’analisi di questo tipo, il Napoli di Sarri è davvero così “ridimensionato” rispetto a quello di Benitez? E le accuse mosse al presidente sono giustificate? La partenza di Gonzalo Higuaìn è tutt’altro che probabile: l’argentino ha un contratto fino al 2018 e una clausola rescissoria fuori mercato che, nonostante i suoi malumori, lo rende di fatto quasi impossibile da acquistare. Se, come disse lo stesso presidente, un pazzo dovesse offrire l’intero ammontare della clausola, le posizioni si ribalterebbero ma a quel punto il budget a disposizione di Giuntoli per il mercato permetterebbe di ricostruire la rosa in ogni reparto, come già avvenne con la cessione di Edinson Cavani, i soldi derivati dalla quale furono tutti reinvestiti in acquisti di livello, seppure mal distribuiti fra i reparti. L’ultimo mercato estivo è stato certamente deludente, ma non dimentichiamoci del mercato di gennaio che ha portato a Napoli un talento del calibro di Manolo Gabbiadini. Mirko Valdifiori non sarà più un ragazzino ma è uno dei pochi bravi registi rimasti nel calcio italiano e non solo, delle parate e della grinta di Pepe Reina abbiamo ancora tutti gli occhi pieni, il probabile terzo acquisto Sime Vrsaljko è un prospetto eccellente di un calcio in fortissima crescita come quello croato (vi ricordate di come Modric e Rakitic ridicolizzarono il pressing degli Azzurri di Conte nell’andata delle qualificazioni europee?). La scelta di un allenatore italiano senza un palmares internazionale non significa per forza di cose chiudere i rubinetti. La competenza di Sarri è indiscutibile e il budget a disposizione, con una cessione dolorosa ma magari relativa a un giocatore che non avrebbe posto nel modulo del nuovo allenatore, deve essere solo speso con intelligenza. Se tutto funzionerà bene, non c’è motivo per cui la prossima non dovrebbe essere una grande stagione.

Roberto Palmieri

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Da Benitez a Sarri

Ha fascino la rivoluzione. È una parola che riporta agli anni più belli della gioventù, quando si credeva davvero che il mondo intero fosse un prolungamento del corpo, che tutto poteva essere cambiato e tutto sarebbe stato migliore. Per tanti la rivoluzione è stato un poster del Che nella cameretta, per altri è stato più semplicemente vestirsi in maniera stravagante a scuola, per altri ancora è stato andare in piazza a cantare slogan tra colori e fischietti.

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Affascina in queste ore anche la rivoluzione greca. La patria natìa della democrazia e della filosofia che si ribella all’eurocrazia e con un referendum si sbatterebbe, da sola, fuori dalla moneta unica. Il ritorno alla dracma in luogo dell’euro. Anche le retromarce verso il passato possono essere atti rivoluzionari, anzi, forse il passato e le sue insopprimibili nostalgie hanno una patina rassicurante che il futuro non sa riservare.

Volonté-Indagine

Intrigano le rivoluzioni pure nel calcio. A Napoli, ad esempio, si è affascinati dal cambio alla guida tecnica. L’eurocrate Benitez, tutto schemi, ortodossia e cosmopolitismo che lascia la panchina a mister “favola” Sarri. Un allenatore che si vuole per forza descrivere come un napoletano verace, un operaio del calcio, un Gian Maria Volontè di pallonelandia. Una classe operaia che va in paradiso, ammesso che Napoli calcisticamente riesca a rappresentare l’Eden. C’è chi si fa ammaliare dal racconto “sarrista” e chi storce un po’ il naso, come se l’ex mister dell’Empoli non fosse all’altezza di una piazza che sente, chissà per quali astrusi motivi, di meritare di più. Come se fossero trascorsi anni luce, ere geologiche da quando sulla panchina azzurra sedevano i più classici “mister provincia”: da Guerini a Mutti, da Ulivieri a Colomba. Passando ai più recenti Ventura, Reja, Mazzarri. Unica eccezione Sir Rafa Benitez.

 

R1_RealRevolutionForse Sarri farà bene più alla città di Napoli che  alla sua squadra di calcio. Il presunto ridimensionamento, di cui pure tanto si è dibattuto sui quotidiani e in tv, serve più alle smanie di alcuni napoletani che al progetto tecnico di De Laurentiis. È una Napoli che con Benitez e Higuain ha sentito il diritto di vincere. Un diritto. E quando si pensa di essere stati privati di un diritto allora si dà luogo alle proteste, alle piazze, ai sommovimenti popolari. Ne sono esempio i cartelli esposti in città, i manifesti itineranti 6×3 che giravano su camion, le invettive dipinte con lo spray sui muri. I napoletani pretendono (PRETENDONO) dalla squadra di calcio quello che spesso neppure sanno chiedere a chi amministra la loro città. Ne è un esempio la sequela di comunicati, di stucchevoli botte e risposte tra il club e il Comune sulla faccenda dei concerti allo stadio. Un’amministrazione comunale che ha persino irriso il club di calcio facendo riferimento alla mancanza di vittorie di scudetti. Un’amministrazione comunale (non solo questa in carica, ma anche quelle del passato) che di “scudetti” forse non ne ha mai vinti. In una città, terza per importanza in Italia, dove diventa irrealizzabile persino avere due luoghi distinti: uno dove fare calcio e un altro dove fare musica. Eppure le punzecchiature del Comune contro De Laurentiis fanno persino breccia tra gli ultrà più agguerriti. Perché a Napoli c’è anche chi pensa che DeLa sia l’origine di tutti i mali. “Pappone romano“, “Aureuro” e via così. Anche le cacciate dei presidenti di calcio, come quelle del passato verso re, occupanti e masanielli hanno il loro fascino rivoluzionario. Le rivoluzioni ammaliano, salvo poi trovarsi spaesati il minuto successivo della rivoluzione ottenuta. Il silenzio fa più spesso paura del rumore indistinto.

È spaesata adesso la Napoli del tifo, si interroga sul nuovo allenatore e se questi sarà capace di tenere la barra dritta per continuare a tenere la squadra ad alti livelli.

Impossibile dire oggi cosa sarà del nuovo Napoli di Sarri. Il calciomercato porterà via alcuni calciatori che saranno rimpiazzati da altri. Ci sarà un nuovo modulo, nuovi metodi, forse anche nuovi metri di giudizio. Non sarà un male se la piazza comincerà a comprendere nuovamente quali siano le proprie radici e il proprio pedigree calcistico. Se al “Devi vincere” si sostituirà un “Proviamo a vincere, insieme, uniti“. Questa si che sarebbe una rivoluzione. Questa si, affascinerebbe assai più dei bancomat greci fuori servizio e delle frasi sui muri di Napoli puerili e irrazionali. Se a Sarri sarà chiesto un ritorno alla lira e ai 12 miliardi per Maradona allora abbiamo perso ancor prima che la rivoluzione possa cominciare. “Ogni movimento rivoluzionario è romantico, per definizione” – scrisse Gramsci. E allora consideratemi l’ultimo dei romantici. Voglio credere che con la rivoluzione nel Napoli, possa rivoluzionarsi anche l’atteggiamento dei tifosi verso la squadra.

 

Valentino Di Giacomo

#IlCaffèMiRendeTifoso

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Nasce la chiesa di Sarri

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Rafaeliti, Presidenzialisti, Cavaniani, Higuainisti, Mazzarriani… sarà che noi napoletani viviamo il calcio come una fede religiosa ma noi tifosi abbiamo più confessioni del cristianesimo. In questo periodo si respira un clima da nuovo scisma di occidente per cui se esiste già una chiesa Sarrista ne voglio far parte e se non esiste la voglio fondare.

Ho amato profondamente Benitez ma dei suoi atteggiamenti  proprio non riuscivo a capirli, Mazzarri mi ha esaltato moltissimo ma aveva dei limiti enormi che all’Inter sono venuti fuori con prepotenza, Reja è l’antitesi del calcio ma il suo Napoli occupa una fetta importante del mio cuore ed è stato uno degli uomini migliori che abbiamo visto nell’era De Laurentiis; ho voluto bene anche a Donadoni, Ventura, Agostinelli, Mazzone, Ulivieri etc. solo perché allenavano il Napoli e quindi andavano difesi a oltranza, ma vi confesso che la scelta di prendere Sarri con tutti i dubbi che si porta dietro mi ha affascinato e disorientato al punto che la reputo geniale, al di là di quelli che saranno i risultati.

Abbandoniamo la religione per un attimo e guardiamo in faccia alla realtà per un momento. Benitez parlava di strutture di livello europeo, di poter gestire il settore giovanile e il mercato e tutto questo è molto lontano dalla realtà napoletana, o più in generale italiana. Allora perché tenerlo? Perché sostituirlo con Emery che viene dallo stesso mondo e che ha la stessa cultura calcistica?

Se non si vuole cambiare totalmente la gestione, se non si voleva mettere in piedi una vera società sportiva con scouting di livello, infrastrutture, settore giovanile e un piano a lungo termine era necessaria una vera e propria rivoluzione.

Sarri è l’icona di questa rivoluzione, se ci vogliamo limitare all’immagine passiamo dall’impeccabile stile di Benitez alla tuta e sigaretta di Sarri, se parliamo di palmares poi non c’è paragone che tenga, ma il vero cambiamento che interessa noi napoletani è un altro: Sarri è tifoso del Napoli.
La sua dichiarazione “Credevo che ognuno dovesse tifare per la squadra della città dove era nato, ecco perché ero l’unico fiorentino nella mia scuola a tifare per il Napoli.”Riassume la nostra essenza, ha in sé quell’infantile innocenza che abbiamo tutti noi che ancora non capiamo come può una persona nata a Napoli tifare per un’altra squadra, e questo lo rende indissolubilmente uno di noi.

Se a questo aggiungiamo che è cresciuto a Bagnoli, il quartiere che mi ha accolto da qualche anno e dove sto crescendo i miei figli, che è figlio di un operaio dell’Italsider, almeno a me basta a renderlo un idolo e ad aprire questa nuova confessione del tifo Napoletano.

MA mi rendo conto che parlando di un allenatore bisogna anche sottolineare qualche aspetto tattico, non si può non parlare di calcio, ma anche qui non mi faccio trovare impreparato, non solo mi sono andato a rivedere qualche giocata dell’Empoli, ma mi sono andato a leggere la sua tesi di master a Coverciano intitolata LA PREPARAZIONE SETTIMANALE DELLA PARTITA.

Che Sarri fosse un maniaco della tattica lo si era capito, lo si vede dalla quantità di goal su calcio piazzato e dai movimenti difensivi dell’Empoli, ma leggendo la tesi si capisce che il livello di meticolosità è molto superiore a quello che ci si aspetta. Non ho nessuna formazione specifica, se non quella di un semplice appassionato ma difficilmente credo ci sia tanta dedizione e studio nella preparazione di ogni singola partita. Il mister con il suo staff studia tutto della squadra avversaria, portatori di palla, possibili punti deboli, schemi d’attacco, movimenti di difesa, uscite del portiere, sovrapposizioni dei terzini e ha uno studio maniacale dei calci piazzati. Magari tutta questa attenzione sugli avversari ci può portare a vivere non dico con serenità, ma almeno senza terrore ogni angolo o punizione per gli avversari.

La novità più attesa però è un’altra: gli schemi su calcio piazzato. L’Empoli la scorsa stagione è una delle squadre che ha segnato di più sfruttando le palle inattive e i 10 goal di Tonelli, Rugani e Barba parlano chiaro, pensate semplicemente se nella stagione appena trascorsa avessimo avuto 10 goal da Britos, Koulibaly e Albiol? Avremmo salvato un bel po’ di partite!

Certo molti di voi per entrare a far parte della chiesa Sarrista vorranno vedere dei miracoli. Bene, in verità in verità vi dico la fede è alla base della religione e io credo il buon Maurizio meriti almeno un po’ di fiducia.

Io mi sbilancio fin da adesso anche se come ho detto la parrocchia Sarrista non nasce per sperare nei risultati ma solo per esaltare l’umiltà di un uomo che potrebbe essere il figlio del collega di tuo padre con cui giocavi da bambino  e che oggi allena la tua squadra, quella per cui tutti e due avete sempre tifato.

 Paolo “Sindaco” Russo

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“L’Amministrazione comunale di Napoli si vede costretta per l’ennesima volta a chiarire la questione relativa al manto erboso dello stadio San Paolo in vista dei due importanti appuntamenti musicali di Luglio, attesi da decine e decine di migliaia di appassionati di musica ed avviati da questa Amministrazione fin dal Novembre 2014 con la SSC Naspoli puntualmente informata”. E’ quanto si legge in una nota di precisazione del comune partenopeo. “Vale solo la pena di ricordare che il Comune di Napoli, e quindi la Citta’ con i suoi abitanti, e’ proprietario dell’impianto di Fuorigrotta e che lo sono quindi anche tutti coloro che non amano in modo particolare il calcio e che attendono da anni un concerto come quello di Vasco o di Jovanotti, un concerto che certo sarebbe stato oltremodo difficoltoso ospitare, vista l’enorme affluenza attesa allo Stadio, in una piazza cittadina – continua il Comune – Detto cio’ l’Amministrazione vuole sgomberare il campo da inutili allarmismi e correggere le molte imprecisioni che stanno purtroppo circolando da giorni ed in ultimo con il comunicato del Napoli di poche ore fa. L’Amministrazione comunale e’ impegnata a mantenere la qualita’ del manto erboso dello Stadio che ha raggiunto in questi anni livelli di eccellenza e sono state adottate tutte le cautele sostanziali e giuridiche per non alterare questo livello”.

“Inoltre – prosegue la nota del comune di Napoli – e’ stato chiesto agli organizzatori dei concerti di provvedere al pagamento degli interventi eventualmente necessari per il ripristino della piena e corretta funzionalita’ del manto erboso dopo lo svolgimento degli eventi e la garanzia della disponibilita’ dei metri quadrati di manto erboso necessari all’eventuale suo ripristino, attraverso la disponibilita’ di una prelazione rilasciata dal fornitore delle zolle.

Va inoltre puntualizzato che si e’ scelto un sistema di protezione del manto erboso denominato TERRA FLOOR, un tappetino plastico microforato di ultimissima generazione che consente la traspirazione del manto erboso; un prodotto che viene usato in tutti i tour nazionali ed internazionali (compreso quello di Vasco e Jovanotti ) e che, a differenza delle coperture in alluminio che creano condensa e che in alcuni casi hanno ” bruciato” l’erba, non hanno mai dato problemi di sorta. Una protezione che tutti gli addetti ai lavori – musicali e sportivi – conoscono bene. Infine prima e dopo gli eventi sono stati gia’ previsti sopralluoghi sul manto erboso con gli agronomi della SSC Napoli, del Comune e degli organizzatori per valutare lo stato dei luoghi. Nessun problema, quindi, e nessun timore. Tutti i passaggi sono stati portati a conoscenza della societa’ nel corso degli innumerevoli contatti con lo staff dirigenziale del Presidente e con lo stesso De Laurentiis. Ribadiamo che lo stadio e’ di tutti: di chi ama il calcio e di chi ama la musica e che l’Amministrazione comunale non azzarderebbe mai un rischio per la societa’ sportiva e che quindi si e’ cautelata nel migliore dei modi. Ma l’Amministrazione non puo’ e non deve dimenticare di essere la proprietaria dell’impianto e di dover rispondere alle legittime richieste di chi vuole trascorre una magica serata di musica”.

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Empolizzazione o internazionalizzazione?
Empolizzazione o internazionalizzazione?

Il Napoli che sarà per adesso si muove, ancor di più che sul mercato, sul filo di alcune parole. Dall’internazionalizzazione all’empolizzazione, dalla squadra spagnoleggiante a quella tricolore, dal cosmopolita Benitez all’autarchico Sarri. La stampa e le Tv, quasi tutte, hanno deciso che questi devono essere i temi in agenda alla voce Napoli. Tutte parole che in fondo, a pensarci bene, significano quasi niente. Vogliamo davvero passare l’estate a martoriarci su queste discussioni che, saranno pur interessanti per certi versi, ma che sono per la gran parte filosofia?

Qualche anno fa quando iniziava il calciomercato si faceva la corsa in edicola per controllare quelle tabelle con “ACQUISTI, CESSIONI, TRATTATIVE“. Era da lì che si partiva per iniziare a comprendere se il nostro Napoli poteva essere competitivo oppure no. Magari ci facevamo suggestionare, grazie a qualche articolo compiacente, sulla straordinarietà dei nuovi acquisti: Rossitto era un fenomeno della nazionale, Caccia o Agostini dei bomber micidiali, Protti un killer da area di rigore che avrebbe certamente ripetuto a Napoli le gesta di Bari. E potremmo continuare per pagine e pagine…

Al di là delle parole, venendo al campo, il Napoli riparte per adesso da tre pilastri: Sarri in panchina, Valdifiori in regia di centrocampo e Reina in porta. Al momento più che un ridimensionamento sembra un rafforzamento. Ci sarà poi tempo per giudicare fino a fine Agosto quando anche alla voce “cessioni” inizierà a muoversi qualcosa.

È vero, Sarri e Valdifiori scontano il pedaggio di aver militato soltanto un anno in Serie A ed entrambi sono arrivati tardi nella massima serie. Bisogna lasciare loro il tempo di lavorare ed ambientarsi. Non si può bocciare o promuovere senza che sia neppure iniziato il primo giorno di scuola. Per certo l’arrivo di Reina sarà un enorme valore aggiunto, quanti punti in più avrebbe avuto il Napoli con lo spagnolo in porta? La Champions ci sarebbe sfuggita?

L’evoluzione o il possibile ridimensionamento del Napoli passano semmai dalla permanenza in azzurro di alcuni calciatori, Higuain su tutti. È El Pipita l’unico vero top player di questa rosa, mettendo da parte i giustificatissimi sentimentalismi verso Hamsik.

È chiaro che tanti tifosi, tramutandosi con la fantasia nei panni del nuovo Ds Giuntoli, qualche ragionamento sulle opportunità di una cessione di Higuain lo stanno facendo. Ad esempio se il Napoli incassasse dalla vendita di Higuain una cifra vicina ai 50 milioni di euro da reinvestire su Immobile, Rugani e Darmian sarebbe davvero un ridimensionamento? O un modo per rafforzare l’organico in maniera più omogenea?

Strano a dirsi, ma in fondo il mercato azzurro dovrà essere valutato molto più dalla capacità di saper vendere gli esuberi o i calciatori che meno hanno espresso il proprio potenziale con la maglia del Napoli. Una lista abbastanza lunga: Rafael, Andujar, Britos, Zuniga, Inler, Gargano, Jorginho, De Guzman, Callejon, Zapata.  Non tutti da cedere per forza, ma che sicuramente non lascerebbero troppi rimpianti e che consentirebbero al Napoli di poter ben investire su giocatori più idonei al modulo di Sarri. Non sarà un compito semplice quello che attende Giuntoli, ma dalle buone cessioni di questi calciatori potremo giudicare il suo lavoro.

In città vi è uno strisciante malcontento nei confronti di De Laurentiis. Striscioni, cartelli affissi, persino camion pubblicitari itineranti sono stati usati per delegittimare il lavoro del presidente. Eppure, a dirla tutta, Aurelio ci aveva provato. Benitez, Higuain, Callejon, Albiol dovevano portare il Napoli ad una dimensione più europea. Il progetto non è fallito del tutto, ma alla voce “entrate” il bilancio azzurro ha segnato il segno meno. Due anni di “europeo” Benitez hanno lasciato  gli azzurri fuori dalla Champions League, prima con lo sciagurato preliminare contro l’Atletic Bilbao e poi con il disastroso girone di ritorno dell’ultimo campionato che hanno relegato i partenopei al quinto posto in classifica. In soldoni è stata una perdita per il club quantificabile intorno ai 50-60 milioni di euro.

A quanto pare le “menate” su europeizzazione o italianizzazione lasciano il tempo che trovano. Questo Napoli lo giudicheremo dal campo, dai calciatori che saranno acquistati e quelli venduti. Nell’era di Moratti l’Inter ogni anno era la squadra più forte “sulla carta”, tanto che andava di voga la battuta che il presidente nerazzurro avrebbe dovuto far tappezzare San Siro di giornali. Ecco, sulla carta, a leggere alcuni giornali, sembra che Inter e Milan si stiano rafforzando più di noi. Sulla carta. Poi però a parlare sarà il campo. Ascoltare tutte queste cassandre e riempirci di un immotivato pessimismo serve solo a destabilizzare ulteriormente l’ambiente. E invece dovremmo restare uniti. Bisogna accettare le decisioni societarie non per resa, ma per amore. E, soprattutto, perché non è possibile altrimenti.

Valentino Di Giacomo    

(no grazie, il caffè mi rende tifoso)