Tags Posts tagged with "dalla russia con cazzimma"

dalla russia con cazzimma

0 1178

Dal nostro inviato a Mosca:

Partenza, ultime cose da sistemare, come sempre ‘a valigia ancora da fare… la vita dell’emigrante, in quei ritorni a casa, è fatta di appuntamenti uno dietro l’altro, tempo che se ne va, abbracci e saluti rimandati alla prossima volta, quando e come, non si sa.

Gli emigranti non fanno vacanza, ha ragione Paolo Russo: gli emigranti tornano. E quando si torna, spesso si corrono due rischi, di vedere la propria terra con i filtri o della nostalgia o del rifiuto. Per fortuna, c’è anche chi è semplicemente innamorato ma non cieco: leggere stamattina l’intervista a Paolo Chiariello è stato come prendere una boccata d’aria fresca, proprio per la sua critica a un certo modo di fare giornalismo a Napoli e in Campania, un giornalismo sciatto, volgare e denso di pregiudizi su sé stessi (qui ci sarebbe molto da discutere su come i complessi d’inferiorità che Frantz Fanon vedeva in Africa e nel mondo coloniale siano presenti anche nel Mezzogiorno, ma è n’ata storia). Quando sono stato giù (o a ovest, sarebbe più corretto dire), mi ha sorpreso vedere un’altra città rispetto a quella raccontata dalle colonne di alcune testate prestigiose: mi aspettavo di vedere non le favelas, ma un degrado irreversibile, invece ho visto una città attiva, vitale, piena di turisti e di tante iniziative culturali.

L’emigrante va a casa, e aspetta di trovare la risposta alla domanda “che vuoi mangiare?” (wa, arrivo domani e mammà ancora non me l’ha fatta), e spesso vorrebbe vedere tutto. Il mio itinerario personale è sempre Miseno-Averno-Lucrino-Virgiliano e poi il centro storico, la Pedemontana e San Martino: da nessuna parte sento così “miei” quei momenti. Poi mi rendo conto che forse la condizione del napoletano, non me ne voglia il grande Troisi, è quella dell’emigrante: tengo una sorella a Londra, il mio trisnonno è nei registri di Ellis Island, a casa nostra abbiamo parenti vicini e lontani in tutta la penisola e anche in Australia, e credo sia difficile trovare una famiglia campana senza emigranti.

E c’è sempre quel rimpianto, quando si parte, dei perché si debba lasciare la propria terra, quella con cui hai diviso il freddo, il caldo, l’aria do’ ‘o mare. Quel senso di essere incompleti, di lasciare sempre qualcosa lì, a casa. Ma ogni napoletano porta il panorama del golfo, le sonorità e le dolcezze della propria lingua, l’asprezza della vita, sempre con sé: una napoletanità più grande di ogni valigia.

Giovanni Savino

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

0 1568
Commenti della rete: Tony Montana a Mosca snifferebbe Persil. https://mobile.twitter.com/sikorochka/status/636074590276554752

Dal nostro inviato a Mosca:

Questo inizio di settimana in Russia è stato micidiale, con notizie che definire assurde è poco. Chi scrive è stato tra lunedì e martedì in uno stato d’incoscienza mista a incredulità davanti al monitor, ripetendo più volte “ma chiste veramente fanno? wa, ma comm’è?”, mentre si susseguivano aggiornamenti esilaranti nella loro stupidità e tragicità.

Ma andiamo con ordine. Il crollo della borsa cinese, avvenuto nella notte tra la domenica e il lunedì, ha comportato un’impennata dell’euro sul rublo, già di per sé debole ormai da un anno a questa parte: 83 rubli per un euro, 70 per un dollaro, e il barile di petrolio crollato a 43 dollari. Quest’ultimo fattore è il più importante: ccà se campava ‘ncopp alle esportazioni di petrolio, e però senza fottersene del domani, fin quando si era sui valori di 115 dollari (giugno 2014), tiramm annanz, ca ce ne importa di sviluppare altre industrie, teniamo petrolio a zuffunne e a beverune, pensava il Cremlino. Poi però, quando il prezzo è cominciato a scendere, e l’Economist qui lo spiega meglio ‘e me, so’ accumenciate ‘e dulure e capa. Per mantenere il flusso derivante dalle esportazioni, quindi si è fatto fluttuare il rublo in autunno e in inverno (a dicembre 100 rubli per un euro), poi però la situazione si è ristabilita. Mo’, 8 mesi è vero, non costruisci una fabbrica o che, ma si può elaborare una strategia, un programma… Manco pa’ ‘a capa! Purtroppo ci si è abituati a campare alla giornata, e mo’ si è di nuovo in preda al panico.

Panico che fa fare minchiate di dimensioni galattiche, del tipo “wa giuvino’ ma aro’ stanne facenne stu film?”. Ieri Roskomnadzor, ca nun è na maleparola, ma l’autorità delle comunicazioni e dei mass media, ha chiuso per un po’ Wikipedia, ma poi, forse sulla base dei pernacchi e degli sfottò apparsi dovunque, martedì mattina ha rinunciato. L’authority vigila sui contenuti di giornali, tv, siti, e però spesso è al centro di polemiche perché accusata di essere strumento di pressione politica: fatto sta che la chiusura di Wiki era dovuta a un articolo sul Charas, cioè ‘o fumm. Wa, ma che vi fate, frati a noi di Roskomnadzor: allora e chiurimme le enciclopedie, i foglietti farmaceutici, ca ne sacc, mettiamo i pixel alle “troche” nei film, come i porno con la mutanda di Tele Capri! Insomma, ‘a scemaria del potere, poi sono tornati indietro, anche perché farsi buttare ‘e cuppetielli dietro da tutta internet è poco piacevole.

Martedì mattina invece entro in metropolitana, e mi arriva il messaggio della mia compagna di cazzeggio, Masha, che mi manda l’ultima: Rospotrebnadzor, cioè l’autorità dei consumatori, ha intimato il ritiro dei… detersivi stranieri dagli scaffali. Mo’ una cosa va specificata: i detersivi, come anche le birre, gli shampoo e altri tipi di generi, sono prodotti qua, in stabilimenti e filiali di multinazionali. Quindi, una volta chiusi in nome della patria e della difesa dell’onore le fabbriche, a pagarne le conseguenze sono i lavoratori. Bellu, ‘stu patriottismo, eh? Ovviamente, meme e pariamento totale in rete, con foto e commenti sullo spaccio di detersivo (wa fratimo, c’avè? ‘na 10 ‘e sbiancante? te pozze dà pur 5 ‘e candeggina).

Ma la giornata prosegue con un crescendo: quello che se ne parte da Mytishchi, ridente cittadina alle porte di Mosca, per scommare di sangue e scannare uno che l’aveva pariato addosso sui social network. Pazzia, vero: ma s’è fatto 1900 chilometri per andare ad acchiappare a ‘stu povero cristo in un villaggio nella regione degli Urali! Anche se il meglio del meglio è successo qua a Mosca: un “ardito mariuolo” (letteralmente) entra in un sexy-shop e scappa con una bambola gonfiabile.

Avevamo già parlato di come il potere russo debba tenere il proprio popolo in uno stato di costante stupore, ma qua siamo a un incrocio di eventi che è qualcosa di grandioso. Lo so, state pensando “Giannì, fujetenne”, e pure tenete ragione, ma qui ormai c’è tanto da osservare. Poi, nel caso che salga ancora l’euro e il dollaro prosegua la sua scalata, tengo sempre una canzoncina per Obama, questa qua. Comunque, mo’ vaco a vedere se ci sta ‘nu poco ‘e detersivo, sapite comm’è.

Giovanni Savino

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

0 1102
Il Krasnaya Strela (Freccia Rossa), uno dei treni che collega Pietroburgo a Mosca. Fonte: https://ru.wikipedia.org/wiki/%D0%9A%D1%80%D0%B0%D1%81%D0%BD%D0%B0%D1%8F_%D1%81%D1%82%D1%80%D0%B5%D0%BB%D0%B0#/media/File:Krasnaya_Strela.jpg

Dal vostro inviato da Mosca:

Qualche giorno fa sono stato a Pietroburgo, per festeggiare il mio primo decennio russo (uh maronna, tenevo 21 anni e i baffetti, ero proprio ‘nu guagliunciello), e poiché non dista troppo, perché 680 km in Russia nun so’ veramente niente, ho preso il treno. Un classico notturno, dove ci sono i vagoni platskart, ovvero 54 posti cuccetta sparpagliati per ogni vagone. Forse non comodissimi, forse molto “nostalgia canaglia”, però… nelle cuccette italiane mi è capitato di avere asma, pruriti, casini, mentre la cosa peggiore successami nell’equivalente russo è stato fermare ‘nu mbriacone che si stava arrubbando le scarpe, modello Lucariello in Natale in casa Cupiello!

Ma, come ha sottolineato Ida Amlesù nel suo bellissimo blog a proposito del suo viaggio via rotaia verso Saratov, in treno si incontrano soggetti d’ogni tipo: a verità, in 10 anni di treni russi maje ca’ na femmena bona venisse assegnata vicino a me, ma di fatti assurdi e curiosi ne sono successi assaje. Anche perché ‘o treno è il mezzo di locomozione più efficace in questo paese, ed anche quello che conosce meno difficoltà: le automobili devono far conto con strade impraticabili in alcune regioni per molti periodi l’anno; gli aerei possono incontrare tormente e bufere (anche se nell’Estremo Nord russo gli aeroporti e gli eliporti sono diffusi), e quindi rimane la locomotiva. E si pensi a ciò che rappresenta anche nella cultura russa ‘a ferrovia: da Anna Karenina, che, probabilmente, se si fosse vuttata sott’a Cumana sarebbe ancora viva, al viaggio del dottor Živago, dalle deportazioni ai ritorni, tutto corre sui binari.

Non è solo l’epopea della Transiberiana, 9298 km e 200 metri di binari e di paesaggi immensi e storie, ma è il viaggio in treno in sé a essere una sorta di immersione nella “russicità”, se possiamo così definirla. Si stringono amicizie, si mangia assieme, si gioca a carte, si beve e ci si innamora, si litiga, e si legge. Soprattutto quando ero uno studente, “che si doveva prendere una laura”, viaggiare in treno è stato essenziale per praticare la lingua. Poi ci sono 128.000 km di linee ferrate, c’è l’imbarazzo della scelta!

            E in tanti anni, non c’è mai stato un ritardo, e non perché c’era o c’è “lui”: ma semplicemente perché c’è una certa attenzione alle linee, certo meno che in passato, ma qua non capita di fermarsi in mezzo a 5 cm di neve, come succede con le modernissime FrecceRosse di Trenitalia. Un consiglio: venite a Mosca e da qui prendete il treno per Pietroburgo, e capirete un po’ di Russia, assieme a una visita in dacia, è una esperienza da fare.

Giovanni Savino

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

 

0 1422
"Papà, c'è la nonna" "Dille di venire alla fine del mese"

Dal nostro inviato a Mosca:

«Io come un lupo/divorerei/il burocratismo.» Vladimir Majakovskij in modo molto lapidario così descriveva quel sentimento diffuso verso le procedure amministrative e le quotidiane piccole e continue torture degli uffici e delle scartoffie: siamo nel 1929, 12 anni dopo la rivoluzione d’Ottobre, ma la burocrazia sembrava voler perseguitare la Russia, con il suo fascino viscido e discreto.

Una costante della Russia contemporanea è questo rapporto morboso verso carte, cartuscelle, moduli, ankety, domande, mail ufficiali (eh, ce sta pure chest, la mail ufficiale). Un’emancipazione della servitù della gleba, tre rivoluzioni, il crollo dell’impero zarista, due guerre mondiali, la perestrojka, la caduta dell’Unione sovietica, casini, burdelli e altro, ma l’amore verso i timbri, il sadismo delle file agli sportelli, la grigia e comoda ostilità ovattata dell’amministrazione permea tutti i pori della vita non solo statale della gente qui. E anche di chi è emigrato, come me, perché bisogna rinnovare i visti, i permessi di lavoro e tutto ‘o resto.

I decisi “no”, “non si può”, possono essere ammorbiditi, a costo di grande pacienza, supercazzole degne del miglior Tognazzi, sceneggiate, imprecazioni, jastemme e tentativi di apparamento. Ma quanta fatica! Questo limita, e di molto, anche le possibilità che la Russia ha come meta di viaggio o di lavoro, perché tra uffici, dipartimenti, bolli, visti e assicurazioni ci vuole tempo e tanta buona volontà: nel caso dei visti turistici, è un vero affare, corroborato anche dal fatto che per viaggiare nel territorio UE serve un visto Schengen. Nel caso invece di venire qua per studiare o lavorare, il problema non sono tanto le ambasciate, ma le direzioni del personale. Chi scrive, da ateo, ogni volta si fa dieci segni della croce prima di entrare in “quell’ufficio”, perché non si capisce niente: quel che è vero il lunedì non vale più ‘o miercurì, il documento fondamentale da avere entro il 10 a finale non serve, mentre invece era necessaria la ricevuta tot…

E la cosa bella è che dovremmo essere abituati, da cittadini italiani, alle indecisioni, alle opacità, alle inefficienze burocratiche: una volta, per dirne una, mi hanno perso il rinvio militare, con telefonata minacciosa del distretto di spedirmi a Santa Maria, ‘o carcere militare, ma poi, quando mi sono presentato con la fotocopia della domanda di rinvio e la ricevuta, scena muta. Eppure il livello di abiezione della burocrazia moscovita riesce a superare qualsiasi ufficio dell’INPS, qualsiasi segreteria di facoltà, qualunque scrivania italica. Insomma, tengono fede a ciò che scriveva un noto scrittore dell’Ottocento, Michail Saltykov-Ščedrin, su come il potere debba tenere il popolo russo in un costante stato di stupore.

«Vadano/con le madri/a tutti i diavoli/tutte le carte», continuava poi Majakovskij. Purtroppo però le cartuscelle resistono, e adesso vi lascio, vado a scrivere questa sfaccimma di mail ufficiale.

Giovanni Savino

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

0 976

Dal nostro inviato a Mosca:

Quel che colpisce anche il più disattento dei visitatori della capitale russa è la metropolitana: immensa, monumentale, pulita. Stazioni costruite tra gli anni Trenta e Cinquanta con complessi statuari, mosaici, lampadari ca’ manco a Palazzo Reale, e tutto tenuto bello lucido e accurato. 196 stazioni, 12 linee, treni che passano, nell’ora di punta, a intervalli di 60-90 secondi su gran parte delle linee, e provi a non arricordarti il metrò dell’arte a Napoli, tanto bella quanto ‘a voglia ‘e te fa viecchio aspettando il treno!

Insomma, tutto bello, chi scrive è stato varie volte a New York, a Londra e a Parigi, e non ci sta proprio paragone, Mosca è tutta n’ata storia! Poi c’è anche ‘o wi-fi, i treni generalmente sono riscaldati ‘a vierno, e freschi ‘a stagione, però… Però… L’ora di punta in metropolitana è coccosa di sconvolgente, a tratti allucinante: milioni di persone (Mosca ha 16 milioni di abitanti, ma ne sono di più tra stranieri, immigrati, pendolari e altri) che si accalcano, votta-votta, spinte, corse da pazzi. Lavorando in una delle stazioni più affollate, Park kultury, e spesso passando per un’altra delle incasinatissime, Kievskaya, mi faccio vari segni della croce, perché ogni volta sono scene che l’R2 o il regionale da Caserta pareno a pazziella d’e criature (ho qualche dubbio sulla comparazione con la Circumvesuviana, ma vabbuò).

In questi casi dove esce gente da acoppa e da pe’ sotto, un mammt allunga la vita, fa rilassare, scioglie la nervatura, e evita la tentazione di buttare paccheri a mano smerza modello Mario Merola nei suoi poliziotteschi , perché c’è sempre quello che ti votta per aria manco fosse su un campo da rugby. A differenza anche di altre città russe, Mosca è la capitale della frenesia, anche se spesso è una fretta non sempre giustificata, modello criceto ca’ corre dint’a rota, e questo ritmo crea casini d’ogni tipo. Mani ‘nfaccia, gente che “fate prima scendere”, scelle pezzate: anche questa è la metropolitana, che ha compiuto a maggio 80 anni.

Le 12 linee della città sono le arterie di una metropoli che non dorme mai, come amano dire qua, però qualche volta, guagliù, andate un poco più cuonci, alzate gli occhi alle pareti delle stazioni e ammirate la bellezza di questo gioiello.

Giovanni Savino

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

0 3044
gopnik
un gopnik, tamarro russo

Dal nostro inviato a Mosca:

Probabilmente se c’è una categoria sociale diffusa in tutto il mondo, dall’Oceania all’America centrale, dalla Siberia ai deserti africani, è proprio quella del tamarro. Qui in Russia i locali trappani, i gopniki, sono riusciti nei 25 e passa anni dal crollo dell’Unione Sovietica a stabilire un’egemonia culturale e modaiola, che è possibile vedere per le strade di Mosca a ogni ora del giorno e della notte.

Se pensavate, cari lettori, che le magliettelle a rezza erano qualcosa del peggio degli anni ’90, o confinato a amene località quali Frignano, Acerra, o altri posti del nostro magico hinterland, e ve sbagliate: la rete è un must, riprodotto ad ogni livello, dal gilet modello Sampei, allo smanicato che ricorda Haddaway, chillo ca cantava “What is love?”, con la differenza ca isso, ‘a panza, nun ‘a teneva. Camicie con fantasie hawaiane che manco nei peggiori bar di Miami o Honolulu, e l’anno scorso per lui faceva tendenza anche la cammisella cinese, fortunatamente scomparsa. Per le donne invece tutte le sfumature del maculato: ‘o leopardo va forte, qualcuna più attenta alle mode lanciate da Roberto Cavalli se mette ‘o tigrato oppure ‘o zebrato, una cosa che manco se vai allo zoo a Krasnopresnenskaja le vedi. Per lui, se fa caldo: senza maglietta, olè! Un tripudio di panze, pili scustumati, tatuaggi da carcere e guapparia! Collanelle, crocifissi a go-go, a corredo di tutto questo splendore!

Poi ‘e capille: già Amleto de Silva in “Statti attento da me” raccontava di questo spacciatore balcanico con il taglio alla Limahl (chillo ca cantava “Neverending story”), e devo confermare che nelle Russie quel capello lunghetto sulla sfumatura è ancora bello resistente, mentre invece tra i cittadini russi del Caucaso il look alla Lian anche è ben accetto.

Scarpe: il sandalo col calzino, o la ciabatta, che d’estate fanno pendant con il… costume a cazunciello, come se a Mosca ci fosse ‘o mare, e soprattutto in giorni lavorativi. La donna gopnik invece preferisce sobri stivali estivi aperti avanti o traforati, e sandali da schiava modello Eva Henger.

Alcuni di questi modelli diventano tendenza, ad esempio il maculato per le donne, con risultati abbastanza tragicomici; altre peculiarità, come la seduta da gopnik (accovacciato sui talloni) in Finlandia è conosciuta come “seduta alla slava”. Il mio sogno? Un bilaterale Napule-Mosca sui tamarri, a che ne esce.

Giovanni Savino

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

0 1945
Interno di dacia. Foto da flickr

Dal vostro inviato da Mosca:

Dacia! Quanto è cara questa parola alla maggioranza dei russi; quanto è carica di significati, di emozioni, di noie e di riposi, di divertimenti e burdelli vari! Scrittori come Pasternak ci hanno vissuto e composto capolavori, e Gorkij ha dedicato una pièce alla moda della dacia a inizio Novecento; possedere una casarella ‘e legnamme era sintomo di prestigio nell’Impero zarista e in URSS; persino mo’, anche gli oligarchi non disdegnano qualche dacia a 25 stanze, per restare vicini alla campagna russa! Appena appare un po’ di sole, appena la primavera timidamente accumencia a far capolino aropp ‘a vernata, ecco che chi ha la possibilità (pare, da statistiche, almeno un quarto dei moscoviti) piglia e dal venerdì sera alla domenica pomeriggio se ne va alla dacia. Ore di traffico (poi ne parleremo, gli incroci a croce uncinata sono una particolarità della viabilità della capitale, infatti nun me l’aggio purtata ‘a machina da Napule), treni affollati, autobus pieni, per poter andare in queste casette di legno o di mattoni a riposare un po’, dopo una settimana di fatica.

            Non esiste una parola italiana (e, a quanto mi è dato saperne, inglese, francese o spagnola) per definire esattamente la dacia. Non è una seconda casa, anche se spesso nella bella stagione diventa la dimora dei più anziani, e spesso i bambini trascorrono le proprie vacanze nella natura. Non è una vacanza, perché la dacia è uno spazio dedicato anche all’economia domestica: conserve, buatte di funghi, cavoli e altre verdure marinate, e in alcuni casi samogon (il distillato etilico preparato in casa, at che vodka) sono preparati lì.

            E poi cosa si fa in dacia? Se magna e se beve, ovviamente. In quantità spesso micidiali, che pure i nostri stomaci possono avere (e primme cinc minute), e il re della abbuffata in dacia è lo shashlik, lo spiedone di carne marinata. Si trova di ogni tipo (pollo, maiale, agnello), lo si marina in ogni modo, e lo shashlik in dacia è come ‘a frittata ‘e maccarune a mare pe’ nuie napulitane: un must. Innaffiato poi da vodka e varie bevande alcoliche, scende giù che è n’amore. Poi ci sono i contorni, su cui regnano ‘e cetriuoli, che a me fanno abbastanza avotare ‘o stommaco, ma son gusti, e la salamoia del cetriolo salva da complicazioni post-sbornia.

            Ultimo aspetto, una signora dacia deve avere la banja, la sauna russa: specialmente d’inverno, bere e mangiare, poi ripassata in banja e rotolata nella neve… e staje nella pace degli angeli! Insomma, tutta la vita invidiavo chi teneva la casa a mare, mo’ non è che tale cosa mi sia passata, anzi, però pure una dacia… manco male fosse!

Giovanni Savino

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

 

0 818
Foto di Ria Novosti

Da Mosca il nostro inviato innamorato:

Una notizia qui in Russia rompe la placidità di una mattinata timidamente soleggiata: Silvio Berlusconi vuole diventare ministro dell’Economia della Federazione Russa. Il fatto è riportato da «La Stampa», e le agenzie russe subito hanno battuto la notizia, anche perché non esiste un ministero dell’Economia, ma ci sono i dicasteri delle Finanze e dello Sviluppo economico. Quando aggio visto ‘a nutizia apparire sugli schermi, ho avuto un momento d’ilarità, cioè me so schiattato ‘e risate, e aggio accumenciato a cantà “Meno male che Silvio c’è”, e poi mi sono immaginato come sarebbe un ministero russo sotto la guida di Berlusconi, provando a non lacrimare per il pariamiento.

Innanzitutto, la selezione del personale: un casting dove si selezioneranno fanciulle under-30, la conoscenza della lingua italiana costituisce titolo preferenziale, ma soprattutto il come sarà svolta la prova orale. Insomma, si prevedono code di femmene per la via Il’inka, che conduce verso la piazza Rossa, e i cronisti de “Il Fatto Quotidiano” che provano a entrare rint’o ministero. Registratori pe’ tutte parte, guagliuncelle plastificate che vendono esclusive, polemiche… uà, ‘o burdell! La scelta, vista la composizione multietnica del paese, sarà molto variegata, e riuscirà sicuramente a soddisfare chillu viecchio “sciupafemmine” (diciamo così) dell’ex premier.

Poi il dress-code: qui il problema però sarà come coniugare le esigenze del Cavaliere con il rigido inverno russo, a meno di non correre il rischio di congelamenti, cosce come mulignane viola et similia. Ma anche qui, non sarà difficile trovare una soluzione, già posso immaginare un servizio limousine, dove, incuranti dei -30 gradi all’esterno, le nuove impiegate del ministero berlusconiano si recheranno al lavoro in vestitini giro-vulva e autoreggenti, il tutto degno di Malizia di Samperi.

            Ma quali saranno le misure che potrebbe attuare Berlusconi per far ripartire l’economia russa? Di certo, sarà difficile capire come organizzare le “cene eleganti” in tempo di sanzioni sui prodotti alimentari europei, ma pure là, no problem, ce penza iss a parlà cu Putìn, e così torneranno ‘o parmiggiano e ‘a muzzarella nei supermercati di Mosca. Silvio putesse organizzare un bisiniss legato alle materie prime, cioè petrolio e donne: calendari della RosNeft e della Gazprom con femminoni spugliati su oleodotti e gasdotti mmiezz ‘a steppa; concerti di Mariano Apicella al teatro del Cremlino dove un fascio di luce si proietta a centro sala e esce lui, il Cavalier-minìstr (bello ‘stu fatto del russo, che tutte le finali sono ‘nu poco comme ‘o napulitano), cantando My Way; concorsi di bellezza in Crimea, organizzati assieme alla costruzione del ponte dello stretto di Kerch, tanto ve lo ricordate no che ha costruito chillo ‘ncoppo ‘o Stretto ‘e Messina?

            Non so voi, ma io ci spero, e mo’ ce manne pur ‘o curriculum: già ho tradotto “Meno male che Silvio c’è”. Però voi non gli dite, che dal 1990, per via della monetina di Alemao e dello scudetto, l’aggia accumenciato a schifà: errori d’infanzia.

Giovanni Savino

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

0 869
https://www.flickr.com/photos/bass_nroll/

In un tempo che è sempre più una scala di grigi con piogge, temperature attorno ai 13 gradi e jastemme varie ed eventuali (commenti dall’Italia: eh, nuje ce stamme squaglianne cu stu calore. Risposta mia: e quindi? Avessa sta con la sinusite, né?), ci sono delle soddisfazioni che vengono proprio da Napoli, e si avverano qui nella capitale russa.

I due schermidori partenopei Diego Occhiuzzi e Luca Curatoli hanno contribuito alla vittoria nella finale di Sciabola maschile a squadre ai Mondiali di scherma di Mosca, battendo la selezione russa con un perentorio 45-36, e dando un po’ di luce a queste giornate spesso scurite dai nuvoloni carichi di pioggia. Ad Occhiuzzi, classe 1981, veterano della scherma, mancava una vittoria iridata, dopo una collezione di successi olimpici ed europei; il giovane Curatoli conquista all’esordio tra i senior l’oro.

Come il nostro buon Paolo Sindaco Russo, anche chi scrive si ritiene di nazionalità napoletana, ma c’è un elemento da ricordare quando si parla di sport e Mezzogiorno: le difficoltà quotidiane di chi vuole emergere in una situazione dove mancano strutture sportive, con realtà associative che resistono giorno dopo giorno e tirano avanti, crescendo talenti. In Russia non è così: se in epoca sovietica lo sport era visto come un elemento della grandezza e di dimostrazione della superiorità del socialismo (come poi sia andata a finire, è n’atu fatto), ora comunque c’è un certo investimento, e si tutelano gli atleti agli inizi, proprio nel momento più delicato. C’è anche una gran quantità d’impianti sportivi, quando spesso dalle nostre parti bisogna arrangiarsi con tanta fantasia e fatica. In questi giorni anche un altro sport, l’atletica, ci ha portato la soddisfazione di vedere un figlio della nostra terra, questa volta in veste di tecnico, protagonista: parlo di Tonino Andreozzi, che in passato ha portato le ragazze dell’Atletica Aversa ai massimi livelli nazionali e europei, ed ora si occupa delle nazionali giovanili. Vedere la “capa ianca” di Tonino gettarsi in un abbraccio ai suoi “azzurrini” ai Mondiali allievi di Calì in Colombia è un’emozione, soprattutto perché ad Aversa, nonostante si faccia atletica dal 1969, non è mai stata costruita una pista.

Quindi è ‘na soddisfazione vedere a dduje guagliune napulitane ‘ncoppo ‘o podio del complesso Olimpico costruito per i giochi di Mosca 1980, certo, forse la scherma non è tanto popolare come lo sport, ma poco importa: sono sempre quelle piccole gioie che rischiarano una giornata.

E mo’ vediamo di sacrificare qualcuno a Demetra e Persefone: jesce sole!

 

Giovanni Savino

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

0 916
Foto di Michela Castiglione https://www.flickr.com/photos/micheycast/

Una delle tendenze in crescita di questa non-estate moscovita è il ricorso al ritocchino con il botox da parte delle ventenni. Una vera piaga sociale. Esci un giorno con una ragazza, e dopo qualche tempo te la ritrovi con i labbroni, come se avesse fatto faccia e fronte con una delle pesantissime porte di legno della metropolitana, e la prima reazione è quella di dire «ma forse pigliamme ‘na pezza co ‘o ghiaccio?».

            Questa ennesima tappa dell’evoluzione della vanitas vanitatum al femminile è frutto di due fattori: il costo di un’unità di botox oscilla tra i 350 e i 900 rubli, pressappoco 5-15 euro, prezzo molto competitivo in un paese dove centri estetici e saloni di bellezza stanno dovunque, pure 5-6 per strada. Ma il fattore più importante, secondo il vostro affezionato, è in una certa forma mentis dove ‘a femmena già dopo i 25 n’appoco è considerata ‘na bizzoca vecchia e acida, cosa appena appena scalfita dai processi d’urbanizzazione e industrializzazione del Novecento. Una volta andai ad assistere alla discussione di dottorato di una mia amica, venticinquenne appunto, e lì, dopo una ottima prova, iniziarono a dirle: “Katja, comme si bella, comme si brava, ma mo’ tieni un’età, t’avisse spusà”, insomma una specie di “Sposa ragazzina” del Gigi dei migliori tempi. Una corsa contro il tempo, che però è bizzarra e stupida, perché pericolosa: cosa comportano le iniezioni di botox sul lungo termine è materia discussione, di certo ce se fa ‘o sang amaro pe’ se vuttà ‘sta munnezza rint’e labbra (e coccuruna pure ‘nfronte: ascette con una che pareva teneva ‘o cuofano della Ford Ka al posto della fronte, tanto che era bombato dalle iniezioni). Uno potrebbe citare la famosa massima di Anna Magnani sulle rughe, ma quali sfaccimma di rughe adda’ tenè ‘na femmena sotto ‘e quarant’anne? Ma stamme pazzianne?

            Quindi il ritocchino serve per “conservarsi” meglio, in un’età dove generalmente si è al massimo del proprio fulgore: quindi si vedono ragazze di ogni tipo, da giornaliste a sciampiste, da medici a pedicuriste, tutte quante cu ‘stu musso a braciola erotico e sensuale comme a ‘na gomma vulcanizzata. Oltre al borshch, ovvero la tipica zuppa a base di rape, e che nun c’adda fa mal ‘a capa, la donna modello russa pare ca’ mo’ debba essere tutta a base di Saratoga il-silicone-sigillante: ma facitece ‘o piacere! Una forma di abbrutimento e di conformazione a schemi molto di “genere”, e di “consumo”.

            Nella Gatta Cenerentola di Roberto De Simone c’è la canzone delle sei sorelle, e la prima sorella è elogiata per la bella bocca, e “vucchea accà, vucchea allà, cu chella vocca te vo’ vucchià”: qua invece possiamo correggerla con “gummea accà, gummea allà, cu chella gomma te vo’ gummià”.

Giovanni Savino

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it