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Da adolescente l’estate portava con sé una serie di piccole cose che i giovani d’oggi forse non possono capire e apprezzare. Se la possibilità di vedere i cartoni animati e le repliche dei telefilm la mattina è una cosa che non è cambiata negli anni, sicuramente chi è nato a cavallo fra i due millenni non avrà il piacere di rivedere ogni estate “Professione Vacanze” con Gerry Calà e tutta quella serie di film proposti nel primo pomeriggio ogni estate in un contenitore tutto nuovo, da Nuovo Cinema Gabibbo a nomi più semplici come Cinema Estate. Nella programmazione non potevano mai mancare i film di Nino D’Angelo, soprattutto la selezione dei film che raccontavano le vicende sentimentali estive del caschetto d’oro, Pop Corn e Patatine, Un jeans e una maglietta, La Discoteca etc. etc.

Non sono uno di quelli che crede che l’arte debba necessariamente insegnare qualcosa o in qualche modo ammonire il fruitore sui propri comportamenti, anzi per dirla tutta sono molto vicino alle tesi formaliste che vedono l’autotelismo come una necessità dell’arte, ma senza perderci in ulteriori elucubrazioni ho pensato bene di raccogliere in 10 punti quello che ho imparato dai film del grande Nino D’Angelo, sperando che anche voi con me possiate farne tesoro.

1) In amore il fine giustifica i mezzi: In Un Jeans e una Maglietta Nino ruba una bici per inseguire Annamaria e una volta raggiunta bloccare il traffico per cantare “Guagliuncè”. Dobbiamo considerare però che la bici viene restituita e che il traffico viene bloccato con la complicità di un vigile, ma ciononostante Nino per amore agisce ai limiti della legalità. Anche in Uno scugnizzo a New York, sempre per conquistare una ragazza, ricorrerà a piccoli stratagemmi non proprio legali, ma l’importante è che l’amore trionfi sempre!

2) Curare il look in ogni dettaglio:M’aggio accattato na giacca ‘e pelle na settimana intera di lavoro p’asci cu tteè solo la punta di un iceberg, i completini di Nino nei film sono sempre impeccabili. La salopette a righe Bianche e Blu di Pop Corn e Patatine (vedi foto) è un diventata un must come il tubino nero di Audrey Hepburn.

3) Fare Sesso Sicuro: Non fraintendete, non è un consiglio per essere sicuri di fare sesso, ma i film di Nino ci insegnano che è bene prendere le dovute precauzioni. Di solito il sesso viene vissuto rotolandosi vestiti sulla spiaggia, quindi si dovrebbe essere tranquilli, ma la prudenza non è mai troppa, infatti in Pop Corn e Patatine Anna rimane incinta durante l’avventura estiva con Nino.

4) Correre fa bene all’amore: Nino lo ha raccontato più volte, quando serviva qualche riempitivo il regista gli faceva fare una belle corsetta. Ma alla fine anche questa è una metafora, se come si suol dire in amor vince chi fugge chi rincorre può almeno pareggiare e come ci insegna Tony Tamarro “è bello pareggiare con l’amore e fare contenti alla gnora e allo gnoro”

5) Un amico chiatto ti aiuta sempre: Citiamo il compianto Bombolo per affetto e Lucio Montanaro, l’amico chiatto è quello che ti strappa una risata nei momenti tristi, è quello che ti trovi sempre nel momento del bisogno perché ti vuole bene. In film come Pop Corn e Patatine o Fotoromanzo al di là di prendere i paccheri da Nino l’amico chiatto si rivela fondamentale per la (ri)conquista della ragazza.

6) Perdere la verginità prima di partire è un pericolo per il rapporto: qui si apre un capitolo a parte, chi conosce e apprezza le canzoni di Nino D’Angelo sa che per lei è sempre “la prima volta”, probabilmente a questa questione dedicheremo un articolo a parte. Rimanendo al cinema in “La Discoteca” Maria viene deflorata prima della partenza per la Germania di Nino, ma al suo ritorno Nino trovo la ragazza molto diversa da come l’aveva lasciata, Quel tuo viso da bambina lo ha truccato per dirla con i versi della canzone.

7) Un gelataio può conquistare la figlia di un miliardario: Immaginate il vostro bar di fiducia, figuratevi il suo garzone, sarà pure un bel ragazzo ma riuscite a immaginare che possa far Innamorare Barbara Berlusconi, Paris Hilton o qualcuna del genere. Bene, Un Jeans e una maglietta ci regala proprio questa speranza, il Gelataio Nino conquista Annamaria, anche controla volontà del padre di lei, e non è un’avventura estiva, è proprio amore!

8) La verità viene sempre a galla: state pensando di fingervi ricchi per conquistare una bella ragazza benestante? Non Fatelo! Sia perché come abbiamo visto prima potete farcela solo con i vostri mezzi, sia perché verreste scoperti, pensate a Lo Studente, quando Nino si ritrova faccia a faccia con la mamma che fa la cameriera nella casa della ragazza cui ha detto di essere il figlio di un ricco Barone. Evitate di ritrovarvi in situazioni simili.

9) I Napoletani non ballano solo la tarantella: Siamo alla scena più famosa della filmografia di Nino D’Angelo. Discoteca di montagna, Nino Viene sfidato a ballare dal suo rivale in amore che gli dice “A Napoli sapete ballare solo la tarantella Come si suol dire Nino non se lo tiene e parte l’indimenticabile balletto che solo qualche maligno può pensare sia stato realizzato da una controfigura. Da tenere presente anche il balletto su Pe te conquistà, nello stesso film

10) Maradona: qui da noi il 10 è sempre e solo Maradona, e Nino è d’accordo visto che in Quel Ragazzo della Curva B ci ha regalato una delle battute che meglio sintetizza il pensiero della Napoli Tifosa. Quando il suocero nato a Napoli ma interista gli dice “La passione sportiva non ha confini” Nino risponde secco con “Ma a Napule SI!” e provate a dargli torto.

Paolo “Sindaco” Russo

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Stadio San Paolo

Vorrei andare al San Paolo e cantare un coro a Marek Hamsik, un ragazzo che ha sposato l’azzurro del Napoli e di Napoli portando la nostra città nel mondo con orgoglio. Un ragazzo che persino quando ha subito dei furti non ha sentito la necessità di dire che la nostra fosse “Una città di merda“. Uno che quando può va a giocare con i bambini al Villaggio Coppola.

Vorrei andare allo stadio e sentire il rumore dei tamburi, il loro suono intrecciarsi con il battito delle mani.

Vorrei andare al San Paolo con mio nipote senza vedere nei suoi occhi un poco di paura.

Vorrei andare al San Paolo con i mezzi pubblici senza che mi faccia sentire di andare in trasferta. E magari partendo da casa poco prima che inizi la partita.

Vorrei andare al San Paolo con la macchina o con il motorino senza essere minacciato da nessuno per il pagamento di un parcheggio non dovuto. Sennò legalizzateli davvero e almeno paghiamo tutti la stessa cifra.

Vorrei andare allo stadio e vedere le coreografie.

Vorrei andare allo stadio senza sentire fischi alla prima giocata sbagliata.

Vorrei andare allo stadio e, a fine partita, se la squadra non ha sudato la maglia, fischiare con tutto il fiato che ho in gola.

Vorrei andare allo stadio e cantare cori sulle melodie delle più belle canzoni napoletane. Perché se Napoli è la città mondiale della musica, insieme a poche altre, perché dobbiamo scimmiottare melodie di altre culture e altre tifoserie? “Oi Marek mio segnaci un gol, Oi Marek mio si tropp fort, Oi Marek oi Marek mio segnaci un gol, segnaci un gol“. (L’ho buttata così a volo sulle note di ‘O sole mio).

Vorrei andare allo stadio e non vedere loghi di incappucciati e coltelli fra i denti.

Vorrei andare allo stadio per cantare “Il lunedì che delusione…“.

Vorrei andare allo stadio che quando giocano palla gli avversari si deve scatenare l’inferno di fischi e di boati.

Vorrei andare allo stadio e quando prendiamo un gol cantare “Forza ragazzi“, “Dai ragazzi non mollate, dai ragazzi non mollate”.

Vorrei andare allo stadio e quando gli avversari giocano duro gridare “Napoli picchia“.

Vorrei andare allo stadio e cantare al portiere che perde tempo “Merda“. E se continua gli ricorderei quale mestiere ipotizziamo che faccia la madre.

Vorrei andare allo stadio e sentirmi ad una festa.

Vorrei andare allo stadio e dire al guardalinee dove dovrebbe mettersi la bandierina dopo che mi ha fischiato un fuorigioco dubbio.

Vorrei andare allo stadio senza sentirmi in guerra.

Vorrei andare al San Paolo e tornare a casa senza voce.

Vorrei andare al San Paolo ascoltando un sol coro dalla Curva A alla Curva B.

Vorrei andare al San Paolo e sentire i commenti solo alla fine del primo tempo o della partita. Senza che ci siano 50.000 allenatori, manager e presidenti in pectore. Quando il Napoli è in campo si tifa.

Vorrei andare allo stadio e chi vuole cantare sa già in quale parte della curva deve piazzarsi, chi liberamente vuole vedersi la partita vada in altri settori o in punti periferici delle curve.

Vorrei andare al San Paolo in Napoli – Roma senza leggere di minacce che aggiungerebbero sangue ad altro sangue del nostro povero Ciro.

Vorrei andare allo stadio e cantare dopo una vittoria, spontaneamente, “O surdato nnammurato“. Senza che nessun tifoso mi minacci di non farlo.

In un San Paolo dove si fa davvero il tifo me ne fregherei persino dei cessi sporchi o dei sediolini lerci.

Vorrei andare al San Paolo e sentire sempre, non solo qualche volta come mi accade da anni, le stesse emozioni di quando ero bambino. Di quando mia madre e mio padre mi tenevano la mano ed io ero la mascotte della Curva B.

Twitter: @valdigiacomo

#ilCaffèMiRendeTifoso

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