Tags Posts tagged with "cruijff"

cruijff

0 1206
foto da en.wikipedia.org

La relativamente lunga storia del calcio ha vissuto una serie di svolte che ne hanno cambiato il corso. Tra queste il dibattito tra metodisti e sistemisti, tra i due sistemi di marcatura, il dominio tecnico tirannico del Brasile di Pelè, fino agli anni più recenti con la sentenza Bosman e il guardiolismo. La più innovativa, però, porta il nome del padre del “calcio totale” Rinus Michels e del calciatore perfetto per interpretare il suo cambio di paradigma: Johan Cruyff, il più grande fuoriclasse della storia del continente, forse l’unico paragonabile per impatto storico a Maradona e Pelè, a Messi e Ronaldo.

Le idee rivoluzionarie di Michels partivano dall’allenamento, fatto di meno “fondo” e più muscolazione, e arrivavano a uno sconvolgimento tattico senza precedenti: l’abolizione dei ruoli fissi in campo, adottando la zona integrale e dando un ruolo fondamentale all’interpretazione delle situazioni di gioco da parte del calciatore, libero di abbandonare la propria posizione sapendo che un compagno lo sostituirà. Un calcio che univa atletismo, tecnica, cervello e organizzazione: un calcio, appunto, “totale”.

Senza Cruyff questo sistema sarebbe stato inapplicabile. Nessun altro prima e dopo di lui ha più unito a quei livelli tutte le qualità di un calciatore totale: l’accelerazione fulminante e il dribbling lo rendevano semplicemente immarcabile nell’uno contro uno, distruggendo sul nascere la possibilità di marcarlo a uomo; la forza mentale di rimanere freddo in ogni situazione gli permetteva di non essere mai superfluo o lezioso, sfruttando le sue abilità tecniche con la massima efficienza; le capacità atletiche erano tali da permettergli di sfruttare la totale libertà nello scegliersi la posizione dalla quale essere più efficiente, scambiandosi coi compagni, che sapevano di dover assecondare i suoi movimenti; grazie all’abilità in tutti i fondamentali tecnici e al perfetto ambidestrismo poteva sfruttare tutto lo spazio davanti e intorno a lui per combinare coi compagni e mandarli in porta. Come se non bastasse, Cruyff possedeva quello stesso “quid” che aveva Maradona e che oggi ha Messi: la capacità di prevedere l’intervento avversario prima ancora che questo lo pensi, che gli è valsa il soprannome di “Profeta del gol”. 

Conclusa una carriera straordinaria tra Ajax e Barcellona, dove rese grande il club blaugrana dopo lustri di umiliazioni sotto il regime franchista, favorevole al Real Madrid, ha rilanciato, diventando allenatore per gli stessi due club in cui ha giocato e perfezionando il calcio totale, spalancando la strada a Van Gaal e poi a Pep Guardiola. Sempre con gli stessi principi: intercambiabilità delle posizioni in campo, palla a terra, zona integrale, possesso ragionato, qualità tecnica, recupero alto. In altre parole, il calcio moderno, o quello che oggi consideriamo il “bel gioco”. Il gioco del Napoli di Vinicio, del Napoli di Sarri, due delle squadre più spettacolari dei loro tempi nel campionato italiano. 

Iconico con la sua maglia di culto col numero 14, polemico, privo di mezze misure dentro e fuori dal campo. Maestro di calcio senza pari, giocatore straordinario, entrato nella cultura pop come nessun altro europeo, fautore fino all’integralismo di un calcio capace di coniugare l’efficacia e lo spettacolo.

Johan Cruyff era questo e molto altro.

Ciao Profeta. 

Roberto Palmieri

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

0 251

In principio era la difesa a tre. “Tutte le grandi squadre europee giocano a quattro, solo noi giochiamo a tre, guardate la Juve che quando va in Europa ne prende solo scoppole anche dalle squadrette scandinave”. Poi venne il centrocampo a due. “è troppo leggero, non abbiamo i giocatori, la difesa resta sempre scoperta”. Finchè il sesto giorno Sarri creò il rombo e fece due punti in tre partite, il Maledetto tentò sei milioni di allenatori da cameretta facendogli credere di essere dei Guardiola senza i giusti agganci e fu la fine del tifo così come lo conosciamo.

Mi ha sempre dato fastidio quando nelle trasmissioni sportive e nei forum si parlava solo di “cattiveria”, “grinta”, “cuore”, “sudare la maglia” e cose del genere anziché di tecnica e tattica, che poi insieme alla fisicità sono i tre elementi del GIOCO calcio (perchè al di là della sua mistica è pur sempre un gioco, con delle regole, dei valori in campo e delle strategie, che per il tifoso saranno meno importanti dell’attaccamento alla maglia ma a differenza di quest’ultimo servono a vincere le partite). Ma in questi giorni ho nostalgia di quando era così. Perchè sentire gente che non ha idea di chi sia Johann Cruijff, conosce Arrigo Sacchi solo perchè faceva l’opinionista di Premium e pensa che Rinus Michels sia un medicinale olandese per il naso chiuso parlare di moduli e sistemi di gioco a cazzo di cane, con l’unico risultato di innervosire la piazza e sfiduciare l’allenatore, mi fa solo rabbia.

Veniamo subito al dunque, alla nuova perla di questi giorni. Dopo i pipponi su Insigne inadatto a fare il trequartista, miracolosamente svaniti quando sono uscite le statistiche sui tentativi di conclusione, ora il Napoli deve giocare con 4-3-3 perchè eh, avete visto, quando sono entrati Mertens e Callejon stavamo per fare gol, e poi abbiamo tanti esterni. Mi sta bene, ma forse vi è sfuggito un particolare: avete notato che quando sono entrati lo spagnolo e il belga l’Empoli era alle corde dal punto di vista fisico? Come potevano continuare a giocare come nel primo tempo con un Pucciarelli sfinito dopo aver corso per tre nella prima ora di gioco e un Livaja (subentrato a Maccarone) inesistente, quando loro due avrebbero dovuto iniziare il pressing in fase passiva? È vero, anche il Napoli era stanco (pure troppo, Valdifiori coi crampi al ’55 è imbarazzante e lo stesso Allan, pur mettendoci tanto spirito di sacrificio, ha iniziato poco dopo a camminare per il campo), ma si sa che con l’abbassarsi dei ritmi la qualità viene fuori, e non credo ci siano dubbi su quale fosse la squadra di maggiore qualità.

Vi potrebbe anche essere sfuggita una dichiarazione di Sarri nel ritiro di Dimaro: “Col 4-3-3 perdiamo venti metri di baricentro”. Già, che ci crediate o no, non siete gli unici ad aver pensato che forse con tre esterni forti in rosa si sarebbe potuto ipotizzare un tridente. Il 4-3-3 è stato il primo modulo provato da Sarri in ritiro a Dimaro, ma è stato archiviato dopo una settimana di lavoro perchè non si riusciva a coprire bene il campo. Senza entrare nei dettagli, il tridente è un modulo faticoso, che quando la squadra si abbassa isola la prima punta (e ormai è chiaro che Higuaìn non ama giocare isolato, né ha il fisico per farlo), richiede un lavoro difensivo enorme agli esterni (non eravate voi che vi lamentavate di quando era Benitez a chiederlo?) e di solito imposta il recupero palla con un pressing organizzato ma che tende a svuotare il campo (potrebbe non essere una buona idea impostare un gegenpressing alla tedesca visto che, se gli avversari riescono a uscirne, tutto quello che devono fare è superare un imbarazzante Albiol per andare in porta). In pratica, dopo un mese di 4-3-3 probabilmente si inizierebbe a invocare il 5-3-2 o il 4-2-4 o l’8-1-1, contestare il presidente perchè non abbiamo il centrale rapido, l’incursore a centrocampo o il terzino col capello intonato alla maglia da trasferta e alla fine Sarri non si mangerebbe il panettone e tutti noi ci mangeremmo il fegato.

Per cortesia, facciamola finita una buona volta con questa cosa tutta italiana per cui tutti ci capiscono di più degli addetti ai lavori. Se capite di moduli e sistemi di gioco più di Sarri, a Coverciano è possibile ottenere il patentino da allenatore e dimostrare il proprio valore a partire dalle categorie inferiori, come ha fatto lui, fino ad arrivare un giorno in Serie A, il campionato coi tecnici più preparati del mondo. Altrimenti, va bene discutere, va bene proporre, ma il Napoli ha bisogno di tifo e fiducia e non di tuttologi da bar.

Roberto Palmieri

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it