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Il pubblico deve crescere ancora

Chist tene genio ‘e sfottere“. Già, l’avrete pensato. Eh si, perché ieri sera, a caldo, ho scritto che siamo provinciali nel festeggiare alla quattordicesima giornata come se avessimo già vinto un titolo! Lo penso e lo scrivo, visto che ne ho l’opportunità. Ma più di tutto non posso far a meno di notare che chi oggi esulta più di tutti è chi appena poco tempo fa chiamava “pappone” De Laurentiis e qualcuno allo stadio esultava persino per l’incendio della sua barca. Tra chi oggi batte le mani c’è chi ieri diceva che “Sarri non era all’altezza del Napoli“. Chi oggi – come si dice dalle nostre parti – ha il cuore nello zucchero, è chi ieri asseriva che Higuain non voleva restare a Napoli e lo riteneva un inguaribile puttaniere.

Si, è tutto molto bello vedere la città in festa, il San Paolo stracolmo (record di incassi ieri sera), i fuochi d’artificio dopo il 90esimo. Ma, se questa squadra è lì dov’è, lo deve solo a se stessa: a De Laurentiis, a Sarri, a Higuain. E per carità! Siamo solo alla quattordicesima giornata! Guai a cantar vittoria. Tanto questi che ieri attaccavano il Napoli, torneranno a parlare al primo passo falso rivendicando i propri giudizi.

E’ antipatico il giochetto del “Te l’avevo detto“. Eppure qui su soldatoinnamorato il Napoli lo abbiamo sempre sostenuto prima dell’inizio del campionato e anche quando pareggiava con la Samp o con l’Empoli. Abbiamo dovuto difendere De Laurentiis scomodando persino la parola “camorra”, abbiamo dovuto far notare che il tifoso del Napoli è arrabbiato di natura e non sa godersi quello che è il secondo, per ora, miglior momento degli azzurri. Abbiamo dovuto parlare di quel tifo napoletano che è sceso così in basso negli ultimi anni. Rileggeteli i nostri articoli dei momenti bui di inizio campionato (sono nei link in blu), non lo diciamo per vanto, ma per chiarezza si.

Così come oggi non possiamo non criticare l’eccessivo entusiasmo che si respira in città. Siamo appena alla quattordicesima giornata! E ci sono tantissimi dati che dovrebbero far comprendere che se il Napoli riuscirà a restare in vetta non sarà frutto di un’impresa, ma di un’IMPRESA. Un’impresa fattibile, ma assai difficile. E vi spiego, con calma e razionalità i motivi:

Le avversarie sono a pochi punti di distanza e alcune hanno rose più “profonde” del Napoli. Ad esempio: guai a dare per spacciata la Juve, persino i bookmakers oggi la danno favorita alle spalle proprio degli azzurri.

Il Napoli, in attesa della Roma in casa, dovrà giocare tutti i big match (escluso il Milan) lontano dal fortino del San Paolo

– Sia contro il Verona che contro l’Inter il Napoli ha avuto il predominio pressoché assoluto delle partite, ma non ha trovato mai facilmente lo specchio della porta. Contro il Verona Rafael iniziò a fare vere parate solo dopo il vantaggio di Insigne, ieri sera contro l’Inter l’unica parata di Handanovic è avvenuta al 90° quando il portiere nerazzurro ha compiuto un miracolo su Higuain.

Se il Napoli non arriva più così facilmente in porta è perché, a poco a poco che il campionato entra nel vivo, le altre squadre sono riuscite a comprendere il modo di affrontarci. Aspettano tutte compatte dietro la linea della palla e attendono, come ha fatto l’Inter, che noi iniziamo a giocare sotto-ritmo. Un gioco che non sappiamo ancora fare.

Se, ad esempio, Icardi ha segnato solo 4 reti, Higuain ne ha già segnate 12 (senza rigori). I numeri sono numeri, è impensabile (anche se ce lo auguriamo) che riesca El Pipita a mantenere questo ruolino di marcia. Di buono c’è sicuramente che Callejon, Hamsik, Mertens e Gabbiadini possono ancora fare tanto a livello realizzativo.

E allora andiamoci piano. E’ giusto esultare, ma senza farsi prendere da un’euforia che al momento è assai prematura. Poi lo so, è più facile, ve lo assicuro, scrivere di un “Napoli stellare”, di “Napoli tricolore” e magari aggiungere qualche facile riferimento al Napoli di Maradona. E’ molto semplice raccontare le cose così: quando la squadra vince sono tutti bravi e quando perde sono tutti una schifezza. E invece no! Il motivo per cui abbiamo deciso di creare questo sito web è proprio quello di ragionare sulle cose. Per carità, gioendo per le vittorie come giusto che sia. Ma senza prendere in giro i lettori scrivendo esattamente ciò che vorrebbero leggere. E’ come se alla playstation si prendesse sempre il Barcellona… Sono bravi tutti così!

Valentino Di Giacomo

Twitter: @valdigiacomo

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All'inizio del secondo tempo contro la Samp

Curva A. Coreografia "autostrada" in Napoli - Dnipro

Tafferugli nella zona centrale della Curva A all’inizio del secondo tempo di Napoli – Sampdoria. Proprio allo scoccare della seconda frazione di gioco un gruppo di circa trenta persone ha fatto una sorta di irruzione sugli spalti e da lì sono nate brevi ma violente colluttazioni.

Difficile comprendere le cause. Secondo quanto veniva riferito da alcuni tifosi in curva si tratterebbe di liti all’interno dei gruppi organizzati. Il motivo della discordia pare sia avvenuto perché alcuni di questi tifosi avrebbero preferito che si disertasse lo stadio. Come avevamo riferito, sabato in città erano stati distribuiti dei volantini che invitavano i tifosi a non recarsi allo stadio per criticare le scelte di De Laurentiis e della società. Evidentemente la scelta di altri gruppi di non aderire a questa forma di protesta ha scatenato la violenta reazione.

Difficile venire a sapere in realtà i reali motivi della lite. Altri tifosi presenti in Curva A riferivano invece che la rissa fosse scoppiata per ragioni “territoriali” su chi dovesse occupare particolari settori della curva.

I tafferugli sono durati pochi minuti. Per i tifosi che erano ai lati della curva ci sono stati attimi di spavento causati dal fuggi-fuggi che si alimentava dalla zona centrale degli spalti. Momenti di panico fortunatamente rientrati in poco tempo. Nei primi dieci minuti infatti la curva A non ha cantato alcun coro. Solo quando la situazione si è tranquillizzata si è ripreso a cantare.

Ad ogni modo, se qualcuno conoscesse più dettagliatamente i motivi della lite, può comunicarceli commentando qui in basso all’articolo o sulla nostra pagina Facebook.

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Rivendichiamo di essere semplici tifosi

Curva A. Coreografia "autostrada" in Napoli - Dnipro

La Curva A si dissocia dalle contestazioni a De Laurentiis avvenute da parte di alcuni tifosi a Dimaro. Alcuni media avevano attribuito ai gruppi ultras della Curva A queste proteste nei confronti del presidente. Qui a Soldatoinnamorato.it avevamo deciso, così come facciamo per gran parte delle fanta-storie sul calciomercato, di ometterne la notizia. Non perché non fosse una notizia quella contestazione, ma per non dare ulteriore visibilità a certi professionisti della protesta che magari hanno pure rovinato il soggiorno di quei napoletani che con sacrificio erano giunti ad assistere al ritiro del Napoli a Dimaro con incondizionato amore.

Questo è il controverso comunicato emesso dagli ultras della Curva A: “La Curva A non era a Dimaro! Per l’ennesima volta, siamo stati tirati in ballo da media incompetenti e approssimativi, però, a differenza delle altre occasioni, ci sentiamo in dovere di chiarire, di nostro pugno, la questione. Ci teniamo a farlo, poiché vediamo intaccata la nostra Mentalità, ciò che abbiamo di più caro. La Curva “A” non va in ritiro a recapitare messaggi alla squadra o alla Società, non ha bisogno di farlo in maniera plateale e rumorosa, lo fa sobriamente e direttamente. I nostri palcoscenici sono ben altri, sono le gradinate, quelle dove solo i “veri” tifosi sono pronti ad esserci ad ogni costo. Trebisonda, Mosca, Kiev tanto per citare le ultime e più ostiche dove eravamo la quasi totalità delle presenze, dove abbiamo difeso ed elevato l’Onore della Napoli Ultras che è l’unica cosa che conta veramente per Noi. Concludiamo ricordando, qualora qualcuno l’avesse dimenticato, che gli Ultras vivono in Curva, negli altri settori ci sono solo semplici tifosi…tanto più al San Paolo. CURVA A, la differenza”.

Prendiamo atto della smentita di questi tifosi, eppure ci sono alcuni passaggi di questo comunicato che ci lasciano, se non stupiti perché ci siamo abituati, ma almeno scettici e disorientati. In questa nota i tifosi rivendicano di essere andati in trasferta ovunque, non per sostenere il Napoli, ma a detta loro per difendere ed elevare “l’Onore della Napoli Ultras che è l’unica cosa che conta veramente“. L’unica cosa, anche più del Napoli stesso? Ci chiediamo.

E poi alla fine quella distinzione: “negli altri settori ci sono solo semplici tifosi“. E, non ce ne vogliano questi ultras, ma il sottoscritto anche quando ha frequentato la Curva A, si è sempre sentito un “semplice tifoso”. Questa “MENTALITA'” di cui questi ultras tanto parlano non è che un modo per dividere ancor di più la tifoseria. Un perfetto racconto di quella Napoli che non sa unire forze ed energie, che si divide, che si separa a colpi di un inutile protagonismo senza saper fare sistema. Siamo già reduci da anni di “papponisti” contro “aurelisti”, “rafaeliti” contro “mazzarriani”. E da tempo accade anche allo stadio. Curva A contro Curva B, Curve contro Distinti, Distinti contro Tribune. Come se l’unica cosa che contasse fosse dividersi, rivendicare solo le proprie ragioni ottusamente. Come se non fossimo tutti tifosi del Napoli. Come se il Napoli fosse in secondo piano.

Così come, va riconosciuto, da anni ormai allo stadio questi stessi che rivendicano per sé onore e dignità non sono più capaci di trascinare il San Paolo in un sol coro per incitare i nostri ragazzi in campo. Si, in curva A si canta ancora fino a perdere la voce, peccato che i loro cori siano solo una sequela di ritornelli autoreferenziali che non sanno coinvolgere il resto dello stadio e NEMMENO DELLA STESSA CURVA. In fondo l’unica cosa che conta, per loro, non è il Napoli, ma è rendersi protagonisti attraverso il Napoli con quella mentalità ultras fatta per guardarsi allo specchio e credersi puri, crudi e duri. Che poi questo non serva a nulla e non porti benefici né alla squadra né alla città non è affar loro. Per questi conta solo la loro Napoli, quella che vive ogni 15 giorni al San Paolo e che il resto della città ormai trova insopportabile ed inutile. I napoletani, la maggioranza, vanno ancora allo stadio per divertirsi e fare il tifo per la loro irrinunciabile passione azzurra.

Cari ultras, potete fare tutti i comunicati che volete, sarete sempre la minoranza. Non sempre chi fa più rumore ha ragione, magari è solo più visibile. Lo stadio non è vostro, il Napoli non è vostro. La vostra mentalità tenetevela stretta, per il resto della città il vostro è solo un inutile protagonismo. Perché invece non ci fermiamo tutti: “semplici tifosi” e “ultras”, “curvaioli” e “tribunisti” e cominciamo a parlarne tra di noi su come migliorare l’intensità del nostro tifo, su come aiutare la squadra? Qui a Soldatoinnamorato faremo tutto il possibile per creare un tavolo di confronto fra le varie anime del tifo. Perchè, pensateci bene cari ultras, il resto del San Paolo ha bisogno di voi e voi avete bisogno del resto del San Paolo. Dovete riconoscerlo se ancora vi sta un po’ a cuore il nostro Napoli. C’era un tempo in cui il San Paolo era unito e trascinava i nostri ragazzi a dare oltre il massimo. Oggi invece sappiamo solo dividerci. E non conviene a nessuno. Rifletteteci amici ultras, riflettete.

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