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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Ammettiamolo, dopo l’andata alla prima giornata eravamo tutti parecchio dubbiosi sul progetto Sarri-Napoli. Il Napoli quel pomeriggio d’agosto giocò molto bene per venti minuti e passò anche in vantaggio, salvo poi perdersi completamente per l’intensità dei neroverdi e finire sconfitto. Di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia nelle successive diciotto giornate: il Napoli deve difendere il primo posto dalle inseguitrici che rincorrono con la bava alla bocca, mentre il Sassuolo è ormai ufficialmente una realtà importante del campionato italiano ed è addirittura in lizza per un posto in Europa League.

GLI AZZURRI – Per il Napoli solita formazione, con Ghoulam e Insigne al rientro per ricomporre la catena di sinistra titolare con un Hamsik in forma smagliante dal punto di vista realizzativo. Gabbiadini, pienamente recuperato, parte dalla panchina. Higuaìn, che non segna in casa da due partite, non vede l’ora di allungare una classifica cannonieri che lo vede in testa di ben sette gol (!!!) sul secondo, Eder.

SASSUOLO – La squadra di Di Francesco è penalizzata da due squalifiche pesantissime, quella dei gioiello Berardi e del grande ex Cannavaro. I tagli verso l’interno del nazionale Under 21 e il suo grande dinamismo sono fondamentali per la fase offensiva e l’esperienza dell’ex capitano del Napoli è quella che dà qualità a una difesa sempre molto alta e aggressiva. Se queste due assenze ridimensionano parzialmente il Sassuolo, non bisogna pensare che la partita sia per questo facile: il Sassuolo è ancora considerato una “piccola” ma in realtà gode di una rosa sorprendentemente lunga e con giocatori di qualità, e i sostituti Politano e Ariaudo non sono certo scarsi. Per il resto confermata la formazione titolare, con Defrel che dovrebbe essere preferito a Falcinelli fresco di rinnovo per la sua migliore progressione che potrebbe attaccare la linea alta azzurra.

DA TENERE D’OCCHIO – Da giovani di assoluto livello come Vrsaljko a giocatori d’esperienza come Magnanelli e Missiroli non è facile trovare un solo giocatore da seguire con attenzione in questo Sassuolo; alla fine ho deciso di segnalarvi il nome di Alfred Duncan, ventiduenne ghanese, centrocampista di quantità apparso semplicemente incontenibile contro l’Inter al punto da costringere Mancini a cambiare fascia a Brozovic per opporgli la forza fisica di Kondogbia.

PROBABILI FORMAZIONI

NAPOLI (4-3-3): Reina, Hysaj, Albiol, Koulibaly, Ghoulam, Allan, Jorginho, Hamsik, Callejon, Higuain, Insigne.

SASSUOLO (4-3-3): Consigli, Vrsaljko, Ariaudo, Acerbi, Peluso, Missiroli, Magnanelli, Duncan, Politano, Defrel, Sansone.

Roberto Palmieri

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Sappiamo che Napoli città e Napoli squadra hanno una cosa in comune: non conoscono mezze misure, o regalano dispiaceri immensi o gioie profonde. Così affidarsi al Napoli nel Fantacalcio può amplificare quelle gioie o acuire quei dolori. Avere Higuain in squadra quando ha sbagliato il rigore con il Chievo per esempio vi avrà distrutto due volte (con la Lazio almeno aveva fatto una doppietta).
Io ho smesso di fare il Fantacalcio proprio per questo, o trovo qualcuno che lo fa senza giocatori del Napoli e vietando di usare le squadre che giocano contro il Napoli oppure non riesco a viverlo serenamente. Ma per chi volesse cimentarsi nel secondo gioco più amato dagli Italiani ecco 10 consigli per sopravvivere a questa stagione.

1) Compratevi un attaccante che non segna da due anni – Il Napoli fa sbloccare TUTTI, ricordate la doppietta di Bianchi tanto per citare un caso eclatante? Tenetelo come quinto attaccante, schieratelo contro il Napoli e poi al mercato di riparazione lo vendete e ne prendete un altro che ha bisogno di sbloccarsi.

2) Prendete i portieri del Carpi o del Frosinone – Higuain, Gabbialdini e compagni lo bombarderanno, la partita finirà con 32 tiri nello specchio della porta ma con un finale di 0 a 0 (se tutto va bene) e il portiere sarà l’eroe di giornata forse pure con un rigore parato.

3) Maggio schieratelo sempre tranne due volte – In quelle due partite ragalerà un assist vincente, potrete dire “Chist’ ‘ngarr nu cross’ solo quando o mett’ in panchina” Ma almeno il Napoli avrà fatto goal grazie alla scaramanzia.

4) Se Rafael viene venduto al mercato di riparazione in Italia compratelo – sarà uno di quei famosi casi di “Ma questo solo mo caccia la scienza” azzarderei lo stesso su De Guzman.

5) Denis – Se il calcio ha una certezza è che Denis segna contro il Napoli

6) Schierate sempre gli ex – Non c’è giocatore Napoletano di nascita, ex azzurro o anche semplicemente con bisnonno campano che contro il Napoli non cacci la scienza, già la prima giornata abbiamo visto lancio di Cannavaro per il goal di Floro Flores… E purtroppo la serie A è piena di ex.

7) Mertens schieratelo quando parte dalla panchina – il folletto Belga offre il meglio di sé da subentrante, questo è risaputo.

8) Il Chievo – prendete un nome sconosciuto nella rosa del Chievo, anche un panchinaro che probabilmente giocherà 15 minuti in tutto il campionato. Il Chievo contro il Napoli vince (quasi) sempre e quei 15 minuti possono bastare a segnare il goal della vita.

9) Non guardate i rigori – C’è una sorta di strana magia per cui negli ultimi anni i rigoristi hanno medie di errore altissime, solo il primo anno di Higuain era stato perfetto. Lo scorso anno hanno sbagliato praticamente tutti, solo Jorginho si è salvato dalla maledizione, non potendo scegliere di non far tirare il rigore a fantacalcio… Chiudete gli occhi che è meglio.

10) Maradona – lo sapete che per noi è solo lui il 10. Quest’anno però vi direi di puntare sull’altro argentino, certo imparagonabile a Diego ma anche lui ci fa divertire con goal il campo e con i bonus a fantacalcio.

Paolo Sindaco Russo

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

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Negli articoli precedenti forse sono apparso un po’ cattivo, nel mio cercare di gettare uno sguardo critico verso quelli che si accingono a partire portandosi dietro la macchina fotografica. Non volevo certo spegnere completamente gli entusiasmi, al limite li volevo raffreddare un po’, ma mi rendo conto di non essere venuto incontro alle esigenze di una buona parte di lettori.
Ebbene, nel mio intervento settimanale di quest’oggi cercherò invece di essere propositivo e dare qualche consiglio reale e soprattutto pratico (fuori tempo massimo, quasi, ma c’è tanta gente che in vacanza ancora non è andata, e poi sappiamo bene che la stragrande maggioranza degli italiani si muove solo a ridosso di ferragosto…), stavolta senza facili ironie ma con un po’ di autoironia…

Il primo consiglio che posso dare a tutti è questo: partite leggeri.

Devo fare una confessione: sono il peggiore ascoltatore dei miei consigli. Quando devo organizzarmi per partire, nonostante le ottime intenzioni, tendo a portare con me almeno il doppio di quanto mi è realmente necessario. Ovviamente non lo consiglio a nessuno, significa avere con sé due corpi macchina, due esemplari per ogni obiettivo scelto o qualcosa del genere, e di conseguenza due borse fotografiche con relativa attrezzatura. Premessa, di solito mi muovo in auto, e nel bagagliaio riesco quasi sempre a trovare lo spazio utile per ficcarci qualcosa in più (non dirò quale auto ho e men che meno la targa, del resto ha i suoi 400.000 km e non attira molto i ladri; fatto sta che ha un bagagliaio modulare e c’entra di tutto). Per chi si sposta con altri mezzi le cose diventano molto complicate, per non parlare di chi vola low cost, ma ci arriveremo tra poco.

Che significa avere due di tutto? Non dico che porto con me due obiettivi uguali in tutto e per tutto, attenzione: avere un completo backup probabilmente lo fa (anzi lo faceva, nei tempi d’oro) solo qualche fotografo del National Geographic Magazine in missione per qualche mese sul campo. Il backup di cui parlo consiste nel riuscire a coprire e ad accavallare il più possibile (senza ovviamente esagerare) le lunghezze focali di cui si pensa di avere bisogno. Dovrei fare a questo punto, se fosse possibile, una premessa alla premessa, ricordando che quando ho iniziato a fotografare gli obiettivi a focale variabile, volgarmente detti zoom, non erano affatto la norma e soprattutto erano pochi quelli qualitativamente in grado di sostituire le lunghezze focali fisse più usate (se qualche lettore ha difficoltà a penetrare nel concetto di lunghezza focale, fissa o zoom che sia, suggerisco di fare una breve e illuminante ricerca su google…); preso come obiettivo cardine il 50mm, la cosiddetta focale normale, ci si abbinava un paio di obiettivi con cui si poteva fare quasi tutto, di solito per l’amatore erano il 135mm (la più lunga focale medio tele) e il 28, il primo vero grandangolare, ovvero una lunghezza focale più lunga, quindi una visione più stretta, e una più corta, quindi una visione più ampia rispetto alla focale di mezzo, il 50. Qualcuno, più interessato al reportage classico e alla ritrattistica, ambientata e non, poteva optare per la terna 24mm, 50mm e 100mm, coprendo una gamma di focali più tendente al grandangolare che al tele; in altri casi la scelta poteva essere 20mm, 35mm e 80/90/100mm (a seconda degli interessi specifici e dei gusti), spostandosi ancora di più sul grandangolare (paesaggistica urbana, interni, ritratti, col 35mm a fare le veci dell’obiettivo normale in versione larga). Gli utenti con meno mezzi, oppure più spesso i fotografi che usavano Leica a telemetro, tendevano a ridurre le opzioni, scegliendo solo due lunghezze focali (che potevano essere varie, ma di solito erano un grandangolare, dal 24 al 35 passando per il 28mm, e un medio tele tra gli 80 e i 100mm: la scelta è chiara, si poteva così scattare in interni o comunque vicino al soggetto, ed eventualmente usare il medio tele per isolare il soggetto dallo sfondo – più che avvicinarlo con un tele lungo). C’è da dire, e voglio sottolinearlo questo aspetto, che gli obiettivi fissi erano parecchio più luminosi dei corrispettivi zoom dell’epoca (questo vale anche adesso, anche se non nella stessa misura), ed erano magari tutti tra f/2.8 e f/1.4 (media f/2), mentre gli zoom se si andava bene erano f/4 costante su tutta l’escursione. Da queste abitudini sono nati gli zoom che si usavano, e si usano ancora sulle fotocamere digitali full frame, dalle escursioni “classiche” 35-70, 35-80, 28-70, 28-105, 24-90, eccetera… il marketing e anche le esigenze più spinte di parecchi amatori (alcuni pigri, altri giustamente stanchi di portarsi dietro quattro o cinque obiettivi pesanti e ingombranti) hanno portato agli zoom di lunghezze focali 28-200 prima e poi 28-300, coprendo parzialmente anche il territorio della fotografia sportiva e naturalistica, le lunghe focali. Per equivalenza, sono nati perciò molti obiettivi dedicati ai formati più piccoli, che coprivano esattamente gli stessi angoli di campo (la stessa visione, chiamiamola così, ma in effetti semplicemente la stessa inquadratura o ritaglio della realtà), e cioè il giustamente bistrattato 18-55 di corredo (dico giustamente perché terribilmente poco luminoso e, spesso, anche di scarsa qualità, soprattutto meccanica), equivalente quasi pari pari al 28-80 che era il corredo standard delle fotocamere di fascia economica nel tardo periodo analogico, ma anche i 18-200 (equivalenti ai 28-300) e tanti altri.

Mi direte voi, a questo punto, ma a che serve avere più obiettivi se con un 18-200/28-300 posso fare tutto? In effetti la sensazione di onnipotenza di un obiettivo dalle focali così estese viene presto a scontrarsi con i compromessi che gli sono connaturati. Scarsa luminosità (quindi difficoltà a scattare con scarsissima luce, anche con sensibilità estreme – vedi foto del cinghiale che accompagna questo articolo), maneggevolezza perfettibile, peso e ingombro non certo ridotti, sono tutti difetti presenti con gli obiettivi zoom, a maggior ragione con quelli pur di ottima qualità (e di enorme costo) che comunque non riescono ad eliminare tanti difetti che, già presenti nelle pari focali fisse, possono diventare estremamente pesanti su obiettivi frutto di troppi compromessi. In situazioni estreme avere una o due focali fisse, magari molto luminose o comunque qualitativamente molto buone, può tornare estremamente utile.

A questo punto ragioniamo su quello che mi sono portato in questo viaggio per l’Italia, alla ricerca di immagini di cento anni fa. Visto che il viaggio aveva uno scopo fotografico ben preciso, e che probabilmente sfocerà in una mostra, non potevo scendere troppo a compromessi, e la necessità di rifare letteralmente delle foto d’epoca di cui non si conosce la focale né il punto preciso da cui furono scattate rendeva necessario riuscire a coprire molte situazioni particolarmente ostiche (si tratta sia di cartoline, quindi foto scattate da professionisti, sia foto amatoriali, per cui le attrezzature in uso potevano essere parecchio diverse).
Ho quindi portato con me un obiettivo tutto fare, un 18-135 (qualitativamente buono ma non da urlo) che mi accompagna nelle escursioni in montagna, mentre in altre situazioni porto con me una terna di obiettivi meno ovvia, un 12-24 (zoom supergrandangolare), un 17-50/2.8 (zoom normale e luminoso) e un vecchio 75-150 a fuoco manuale che mi può tornare utile per isolare qualche soggetto. Ho ovviamente anche un vecchio 50 macro, f/4, leggero e poco ingombrante, che affianca il 18-135 nel caso voglia fare una macro “seria”, e… ultima ma non meno importante, ho sempre con me una compatta di buon livello (una Fujifilm X10), che mi affianca in auto quando non posso perdere tempo e mi accompagna la sera quando sarebbe troppo portarsi dietro tutta l’attrezzatura luminosa della reflex. Non dimentichiamo uno degli accessori più importanti, il cavalletto. Uno non enorme, ma robusto e solido come una roccia, che serva per un cielo stellato come per un panorama notturno (vedi foto delle stelle, scattata per 30 secondi… non gestibile se non con il cavalletto). Non porto tutto con me tutto il tempo, una parte resta in auto, altra in albergo nella valigia chiusa, e volta per volta, a seconda delle necessità, la composizione della borsa varia.
E sì, lo confesso, ho con me anche un classico 50mm f/1.4, perché… perché non si sa mai.

Certo, questo non lo definisco affatto un corredo “ideale” per un viaggio. La scelta che ritengo sempre migliore sarebbe avere una sola lunghezza focale e basta, che permetta di fare buona parte delle foto senza stare a pensarci troppo. Il rischio più grande quando si va in giro, specie in posti che non si conoscono, come spesso accade in viaggio, è di trovarsi di fronte una situazione imprevista e perdere tempo per decidere le impostazioni di macchina o l’inquadratura, non riuscendo a cogliere l’attimo. Credo fosse Robert Capa, un giorno, osservando in compagnia di un collega altri fotografi che giravano carichi di macchine ognuna con un obiettivo diverso, che affermò “chissà quante foto si perdono quelli…”
Certo mi rendo conto che un obiettivo solo può ingenerare parecchie frustrazioni, e sarebbe consigliabile, almeno psicologicamente, avere con sé almeno una coppia di obiettivi, se non si ha una idea chiara e non si è dei fotografi disciplinati come prussiani (anche se spesso si finirà per usarne quasi sempre uno).
Tanti anni fa giravo con una semplice compatta di buona qualità, dotata di un medio grandangolare (era la Yashica T-5 con obiettivo Carl-Zeiss Tessar T* 35/3.5, di una nitidezza spettacolare) e di un ausilio importante, un mirino a pozzetto che permetteva di inquadrare dall’alto senza portare la macchina all’occhio. Era la mia preferita per la street photography e soprattutto, avendo un obiettivo fisso, ormai ero talmente abituato a quel ritaglio della realtà da permettermi spessissimo di inquadrare senza guardare, scattando anche dietro di me o fuori dal finestrino mentre ero alla guida (vedi foto degli scooter sul lungomare…)
Più di recente mi sono trovato a girare per Istanbul scegliendo di portare la sola compatta X10, con zoom (equivalente) 28-100/2-2.8, che mi ha consentito di fare un po’ di tutto senza dover stare troppo carico e riuscendo nel caso anche a scattare qualche foto valida (ero turista, in questo caso, e reduce da tre voli low-cost uno dietro l’altro, non potevo esagerare col peso). Cosa mi è mancato in questo caso? Be’, forse la possibilità di scattare di notte senza sottostare a una perdita di qualità, e magari qualche volta un tele stretto per isolare i soggetti (precisiamo: non faccio ritratti di nascosto col tele, come succede a troppi miei allievi, quelli si fanno da vicino col grandangolare…), ma almeno non mi sono sentito troppo frustrato.

Gianfranco Irlanda

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Da adolescente l’estate portava con sé una serie di piccole cose che i giovani d’oggi forse non possono capire e apprezzare. Se la possibilità di vedere i cartoni animati e le repliche dei telefilm la mattina è una cosa che non è cambiata negli anni, sicuramente chi è nato a cavallo fra i due millenni non avrà il piacere di rivedere ogni estate “Professione Vacanze” con Gerry Calà e tutta quella serie di film proposti nel primo pomeriggio ogni estate in un contenitore tutto nuovo, da Nuovo Cinema Gabibbo a nomi più semplici come Cinema Estate. Nella programmazione non potevano mai mancare i film di Nino D’Angelo, soprattutto la selezione dei film che raccontavano le vicende sentimentali estive del caschetto d’oro, Pop Corn e Patatine, Un jeans e una maglietta, La Discoteca etc. etc.

Non sono uno di quelli che crede che l’arte debba necessariamente insegnare qualcosa o in qualche modo ammonire il fruitore sui propri comportamenti, anzi per dirla tutta sono molto vicino alle tesi formaliste che vedono l’autotelismo come una necessità dell’arte, ma senza perderci in ulteriori elucubrazioni ho pensato bene di raccogliere in 10 punti quello che ho imparato dai film del grande Nino D’Angelo, sperando che anche voi con me possiate farne tesoro.

1) In amore il fine giustifica i mezzi: In Un Jeans e una Maglietta Nino ruba una bici per inseguire Annamaria e una volta raggiunta bloccare il traffico per cantare “Guagliuncè”. Dobbiamo considerare però che la bici viene restituita e che il traffico viene bloccato con la complicità di un vigile, ma ciononostante Nino per amore agisce ai limiti della legalità. Anche in Uno scugnizzo a New York, sempre per conquistare una ragazza, ricorrerà a piccoli stratagemmi non proprio legali, ma l’importante è che l’amore trionfi sempre!

2) Curare il look in ogni dettaglio:M’aggio accattato na giacca ‘e pelle na settimana intera di lavoro p’asci cu tteè solo la punta di un iceberg, i completini di Nino nei film sono sempre impeccabili. La salopette a righe Bianche e Blu di Pop Corn e Patatine (vedi foto) è un diventata un must come il tubino nero di Audrey Hepburn.

3) Fare Sesso Sicuro: Non fraintendete, non è un consiglio per essere sicuri di fare sesso, ma i film di Nino ci insegnano che è bene prendere le dovute precauzioni. Di solito il sesso viene vissuto rotolandosi vestiti sulla spiaggia, quindi si dovrebbe essere tranquilli, ma la prudenza non è mai troppa, infatti in Pop Corn e Patatine Anna rimane incinta durante l’avventura estiva con Nino.

4) Correre fa bene all’amore: Nino lo ha raccontato più volte, quando serviva qualche riempitivo il regista gli faceva fare una belle corsetta. Ma alla fine anche questa è una metafora, se come si suol dire in amor vince chi fugge chi rincorre può almeno pareggiare e come ci insegna Tony Tamarro “è bello pareggiare con l’amore e fare contenti alla gnora e allo gnoro”

5) Un amico chiatto ti aiuta sempre: Citiamo il compianto Bombolo per affetto e Lucio Montanaro, l’amico chiatto è quello che ti strappa una risata nei momenti tristi, è quello che ti trovi sempre nel momento del bisogno perché ti vuole bene. In film come Pop Corn e Patatine o Fotoromanzo al di là di prendere i paccheri da Nino l’amico chiatto si rivela fondamentale per la (ri)conquista della ragazza.

6) Perdere la verginità prima di partire è un pericolo per il rapporto: qui si apre un capitolo a parte, chi conosce e apprezza le canzoni di Nino D’Angelo sa che per lei è sempre “la prima volta”, probabilmente a questa questione dedicheremo un articolo a parte. Rimanendo al cinema in “La Discoteca” Maria viene deflorata prima della partenza per la Germania di Nino, ma al suo ritorno Nino trovo la ragazza molto diversa da come l’aveva lasciata, Quel tuo viso da bambina lo ha truccato per dirla con i versi della canzone.

7) Un gelataio può conquistare la figlia di un miliardario: Immaginate il vostro bar di fiducia, figuratevi il suo garzone, sarà pure un bel ragazzo ma riuscite a immaginare che possa far Innamorare Barbara Berlusconi, Paris Hilton o qualcuna del genere. Bene, Un Jeans e una maglietta ci regala proprio questa speranza, il Gelataio Nino conquista Annamaria, anche controla volontà del padre di lei, e non è un’avventura estiva, è proprio amore!

8) La verità viene sempre a galla: state pensando di fingervi ricchi per conquistare una bella ragazza benestante? Non Fatelo! Sia perché come abbiamo visto prima potete farcela solo con i vostri mezzi, sia perché verreste scoperti, pensate a Lo Studente, quando Nino si ritrova faccia a faccia con la mamma che fa la cameriera nella casa della ragazza cui ha detto di essere il figlio di un ricco Barone. Evitate di ritrovarvi in situazioni simili.

9) I Napoletani non ballano solo la tarantella: Siamo alla scena più famosa della filmografia di Nino D’Angelo. Discoteca di montagna, Nino Viene sfidato a ballare dal suo rivale in amore che gli dice “A Napoli sapete ballare solo la tarantella Come si suol dire Nino non se lo tiene e parte l’indimenticabile balletto che solo qualche maligno può pensare sia stato realizzato da una controfigura. Da tenere presente anche il balletto su Pe te conquistà, nello stesso film

10) Maradona: qui da noi il 10 è sempre e solo Maradona, e Nino è d’accordo visto che in Quel Ragazzo della Curva B ci ha regalato una delle battute che meglio sintetizza il pensiero della Napoli Tifosa. Quando il suocero nato a Napoli ma interista gli dice “La passione sportiva non ha confini” Nino risponde secco con “Ma a Napule SI!” e provate a dargli torto.

Paolo “Sindaco” Russo

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