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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Se dico “Appuntamento Galante” voi probabilmente vi immaginate un uomo che va dal barbiere, si prepara, sceglie con cura abito e cravatta, prenota un tavolo per due con vista sul mare, prende la sua BMW appena lavata e va prendere lei, che si fa attendere un quarto d’ora, ed esce dal portone, salutata dal portiere in livrea, con un bellissimo abito lungo di velluto nero. Per questo mi vedo costretto a usare l’espressione “Appuntamento di vrachetta” per farvi capire bene di cosa stiamo parlando.

Primi anni di università, non era un vero e proprio appuntamento di vrachetta, avevo origliato a mensa che lei voleva sentire il concerto di un gruppo di scappati di casa che oggi chiameremmo gruppo indie e che non trovava nessuno con cui andare. Non la conoscevo, o meglio la conoscevo di vista e la posteggiavo da un po’ senza trovare appigli, così colsi la palla al balzo “Veramente? Pure io non trovo nessuno con cui andare”.
In un’epoca senza cellulari prendere appuntamento con una fuorisede più o meno che campava di schede telefoniche era come giocare alla roulette russa e contro ogni mia più rosea previsione non solo si presentò ma era anche quasi puntuale. 

La serata procedeva più o meno bene per essere un primo appuntamento dove per prima cosa proponi di smezzarsi una Peroni da 66. Ero lì per conoscerla meglio e per vedere se c’era materiale su cui lavorare con molte speranze ma nessuna evidente ottimistica ambizione. Dopo il classico concerto di chitarre distorte e voci gracchianti su improbabili impianti di amplificazione tipico della fine degli anni ’90  la accompagno a casa sperando almeno di rivederci a mensa il giorno dopo… Ma con mia grossa sorpresa mi chiede di salire, a casa sua mi rendo conto che il mio pessimismo mi stava per rovinare la serata: non mi ero portato i preservativi, e quando era ormai palese che sarebbero serviti, mentre cerco di fare mente locale per ricordarmi dove potesse essere un distributore lei apre un cassetto è prende i suoi!

Diciamoci la verità Il Napoli di oggi ha iniziato la partita senza troppe ambizioni ma con grosse speranze, nel primo tempo in molti avrebbero sperato almeno nel pareggio e quando il Napoli cercava come dare la svolta alla partita gli infortuni della Lazio hanno sicuramente offerto la possibilità ai partenopei di stravincere oltre ogni più rosea previsione. Probabilmente se lei non avesse avuto i preservativi avremmo trovato un’altra soluzione, ci saremmo inventati qualcosa e comunque sarebbe andata come doveva andare, nonostante la mia leggerezza… Lo stesso credo si possa dire per il Napoli. Senza infortuni avremmo vinto? Non faccio l’indovino ma sicuramente, come è stato con Atalanta e Bologna Sarri avrebbe inventato qualcosa per risolverla. Alla fine godiamo tutti perchè ciò che deve accadere accade, io ho imparato che almeno uno di scorta lo devi sempre tenere e probabilmente anche il Napoli farà tesoro di questa vittoria.

Cattivi: il solito discorso, vinci 4 a 1 all’Olimpico e vuoi parlare di Cattivi? Molti danno la colpa a Reina sul goal ma non era un tiro facile, è uno di quelli dove i meriti nel pararlo sono superiori ai demeriti nel subirlo. Koulibaly meno lucido che in altre occasioni ma sostanzialmente va a comprare lui i preservativi xxl con il goal del pareggio che galvanizza gli azzurri. Il peggiore stasera? Io che ho esaltato troppo Allan, con il Benevento ho magnificato le sue doti e oggi si è fatto saltare da immobile regalando di fatto il vantaggio alla Lazio.

Buoni: Maggio a fine partita si è tolto le scarpe e fatto cadere qualche chilo di ghiaia, forse dei macigni! Molti, fra cui me, lo considerano l’anello debole della rosa azzurra però in due occasioni su due ha offerto una dignitosissima prova. Mertens oggi ha fatto la partita del Campione, si è visto poco e poi con una fiammata improvvisa regala il goal capolavoro che chiude la partita. Migliore di stasera però io dico Hamsik, c’è chi ha giocato meglio di lui certo,  ma l’assist che porta il Napoli in vantaggio la costante presenza nel palleggio e anche il palo del primo tempo sono un segnale che ci fa ben sperare!

 

Paolo Sindaco Russo

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60 anni sono un traguardo importante e come tutti i momenti importanti vanno condivisi con le persone che si amano, con i parenti e con gli amici più cari ma anche con le persone che semplicemente hanno condiviso con noi momenti significativi della nostra vita.

Per una persona come Nino D’angelo, artista con oltre 35 dischi all’attivo e più di 20 film interpretati, scegliere con chi festeggiare i 60 anni non deve essere stato facile, e quindi, fedele al suo modo di essere, ha optato per la scelta più semplice e di cuore, Nino ha scelto di festeggiare con il popolo delle sue canzoni e lo ha fatto in un posto che fino ad oggi lo aveva visto inspiegabilmente solo spettatore, e mai protagonista: lo Stadio San Paolo, o meglio la Curva B, quella che lui ha cantato più di 30 anni fa in una canzone che rimane per molti tifosi l’unico vero Inno della squadra e che è senza dubbio la più bella canzone scritta sul Napoli.

Nino invita i fan a festeggiare con lui, organizza una festa più che un concerto, nonostante le sue canzoni siano state le protagoniste, nonostante la scelta di una scaletta perfetta, nonostante i meravigliosi duetti, fra cui una splendida versione di ‘A storia ‘e nisciuno con Fortunato Cerlino e il due pezzi con Maria Nazionale che sembrava Napoli fatta donna. Prima della musica, forse per la prima volta in un concerto, c’era lui, Nino, sinceramente commosso che con la voce rotta dall’emozione ha trasformato il pubblico del San Paolo da spettatori in invitati al suo compleanno.

Non a caso parola più pronunciata durante tutta la serata è Grazie, Nino ringrazia di cuore il pubblico e lo fa con sincerità, non riesce a trattenere le lacrime guardando quella curva che ha iniziato a frequentare da bambino oggi piena di gente venuta solo per lui per fargli gli auguri e regalargli una delle serate più belle della sua vita. In tanti anni che frequento stadi, palazzetti e concerti vari non mi era mai capitato di vedere tanta umanità su un palco, e se il concerto è stato memorabile quei momenti di familiarità e unione vissuti al San Paolo hanno reso Nino 6.0 un evento unico e probabilmente irripetibile. Perché al netto di tutti i grandissimi talenti e artisti di ogni genere che Napoli ha avuto, ha e avrà nella sua storia, difficilmente vedrà un fenomeno così popolare e così importante per la sua cultura come Nino D’Angelo.

Perché Nino è uno di quei pochi artisti che possono vantare di essere letteralmente cresciuti con il pubblico, uno di quei rarissimi artisti che nonostante sia ormai una leggenda vivente ha l’umiltà di capire che niente gli è dovuto. Sono orgoglioso di essere stato il riscatto ‘e chi nun ten’ nient’ quanti possono affermare una cosa del genere senza retorica? Nino partendo dal nulla  a cavallo fra gli anni ’70 e ’80 ha rilanciato la musica melodica in Napoletano, superando la sceneggiata e restituendo alla lingua Napoletana quella dimensione di lingua di espressione artistica di tutto il meridione. E se la critica con un certo snobismo ha sempre snobbato il fenomeno Nino D’Angelo, il popolo lo ha subito accolto con affetto già dai primi album.

Perché il popolo trova finalmente una voce bella che racconta in modo semplice, ma sempre ispirato, le storie di ogni giorno tipiche del meridione, anche le storie d’amore sono descrizioni del quotidiano, senza la ricerca di concetti universali, Nino racconta di primi amici, di ribaltabili calati, di spinelli, di tradimenti, di amori estivi  e lo fa con una vena poetica degna del miglior cantautorato italiano, ma nella lingua di chi quelle storie le vive ogni giorno, ed è forse quello che di cui Napoli e il sud avevano bisogno in quel momento.

Tutto quello che è venuto dopo Nino, i cosiddetti neomelodici, che vi piaccia o no, sono quelli che hanno tenuta in vita la cultura, la lingua e la musica Napoletana molto più dei tanti fenomeni di nicchia esaltati dall’intelighenzia. Il motivo è semplice: la cultura Napoletana è per diffusione essenzialmente popolare e se oggi a Roma, Taranto, Palermo e in tutto il sud ci sono artisti che usano come lingua di espressione il Napoletano il merito non è di certo dei tanti bellissimi fenomeni indie, alternativi o altro, ma di chi saputo far rinascere in chiave contemporanea la musica napoletana.

E ieri finalmente “il popolo delle sue canzoni”, come lo ha chiamato più volte Nino dal palco, ha potuto abbracciarlo e ringraziarlo per questo, per essere da oltre 40 anni la voce più schietta, sincera e al contempo ispirata, emozionante ed emozionata della nostra città.

Paolo Sindaco Russo

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Il teatrino partenopeo

Gigi D’Alessio è un signore. Poteva scaricare le colpe sugli altri e invece, senza scomporsi, ha detto “Pago tutto io”. La questione è quella dell’erba del San Paolo e il suo stato devastato dopo il concerto del cantante di “Annarè”. Secondo l’agronomo della Lega Calcio il campo era in condizioni perfette e ciò è stato possibile grazie ad anni e anni di lavoro. Sarà quindi praticamente impossibile riavere un prato eccellente per l’inizio del campionato, figurarsi per quando il Napoli celebrerà i suoi 90 anni di storia tra poco più di un mese.

La situazione si ripete ed evidentemente De Laurentiis non aveva tutti i torti lo scorso anno quando si lamentò perché il Comune aveva deciso di far svolgere al San Paolo il concerto di Vasco Rossi. Eppure, dopo appena un anno, nulla è cambiato. Una questione che non ha senso di esistere. E ripropongo quindi quanto già scrissi appena un anno fa: ma è mai possibile che nella città della musica non esistano strutture adatte per far svolgere dei concerti affollati?

Chi scrive ha una convinzione che, probabilmente, sembrerà pure ovvia, ma evidentemente non lo è. Lo Stadio San Paolo deve essere il luogo dei tifosi del Napoli, del Calcio Napoli. Non può essere diviso con null’altro. A meno che non si riesca a rendere tecnicamente conciliabile l’utilizzo dell’impianto con usi differenti a quelli sportivi.

Luigi De Magistris, neo eletto sindaco di Napoli, ha tenuto quasi interamente la propria campagna elettorale attaccando Renzi. Ecco, tifosi del Napoli, prendiamocela con il presidente del Consiglio. Appare evidente che doveva essere lui a vigilare sullo svolgimento del concerto di Gigi D’Alessio. Così come è chiaro a tutti che sia colpa del premier se Napoli, città della musica, non abbia neppure un luogo dove poter far svolgere dei concerti. Chiaramente sarei mediamente sarcastico…

Uè, mi raccomando, il primo agosto festeggeremo il nostro Napoli cantando “Bella Ciao” e sventolando la bandiera del Regno delle due Sicilie. La coerenza tanto ormai s’è bruciata. Proprio come l’erba del San Paolo.

Valentino Di Giacomo

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Il nuovo album di Tony (originale)

Tony Tammaro ha tradito! Si è venduto!  Non ci credo, mi è caduto un mito!

Sono queste le frasi che leggo e sento da qualche giorno, da quando si è diffusa la notizia che Tony Tammaro canterà sul palco del concerto di fine campagna elettorale per Lettieri. Scandalo! Il cantastorie più amato della napoletanità contemporanea ha deluso parecchi fan con questa scelta, a loro dire, degna del peggior mercenario e meritevole della peggior social-indignazione.

Eppure è normalissimo che i cantanti possano essere ospitati sui palchi della campagna elettorale, anche se in passato hanno cantato per partiti rivali. Che lo si faccia per affinità politica, per convenienza o per commissione è una libera scelta del cantante che, non dimentichiamolo, è un lavoro come un altro.

Certamente meno faticoso che andare in miniera, probabilmente meno stressante di un call center e non sempre più reddizio di un lavoro “normale”, ma nonostante sia un’attività che può sembrare divertente, anche fare il cantante è un lavoro, come il ballerino, l’attore, il comico, etc. e soprattutto anche il cantante paga le bollette, le rate dell’auto, l’affitto o il mutuo… insomma anche è una persona che lavora e ha una vita normale.

E la serata di Tony Tammaro sul palco di Lettieri non è nulla di più e nulla di meno di una giornata di lavoro, che l’autore di Patrizia e altri pezzi cult per almeno 3 generezioni avrebbe potuto rifiutare o meno, ma questa rimane una sua scelta.
Ora provo a girarvi la domanda: quanti di voi possono permettersi di rifiutare un lavoro? Quanti di  voi si assicurano che il committente sia politicamente in linea con le vostre opinioni?
Al di là di qualche risposta ipocrita credo nessuno.

Ed è proprio di questo che stiamo parlando: lavoro. Per quanto possa avere successo ed essere per molti di noi, me in primis, un mito assoluto Tony non è di certo Bono Vox o Madonna e non credo possa rinunciare a una serata con tanta leggerezza, considerando che oggi quasi tutti i cantanti e musicisti vivono principalmente di live molto più che di vendite.

Probabilmente, mai come in questo caso, è evidente una cosa, che passando dal palco dei CARC e dei Centri Sociali a quello di Lettieri, Tony Tammaro è l’esatto opposto di un venduto: è uno ca nun se ne fott’ proprio, nel senso buono, genuino del termine, è uno che si è chiamato fuori dalla bagarre elettorale e dal tifo partitico (che è molto lontano dal fare politica) e che fa semplicemente e onestamente il proprio lavoro.

Io non andrò a sentire Tony a questo evento, come non sono andato (e non andrò) a sentire Franco Ricciardi per De Magistris e a nessun altro concerto di questa campagna elettorale. Anche se sono artisti che seguo e ammiro  preferisco vederli quando il palco è loro ma da qui a perdere la mia stima o al sentirmi deluso per la loro partecipazione ce ne passa.

Forse non c’entra molto ma pensando all’ipocrisia di certe reazioni mi risuona un motivetto in testa:
A gent’ fanno tant’ ‘e signur ‘e po’ se fotton ‘e mellun!

Mentre come nella canzone Tony i suoi melloni se li guadagna onestamente, anche se a qualcuno può non piacere quello che fa.

Paolo Sindaco Russo

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La Mehari di Giancarlo Siani

Sono proprio le otto di sera del 23 settembre.
Mi sembra di vederti dietro la tua scrivania, in redazione, attaccato al telefono per cercare di trovare i biglietti per il concerto di Vasco.

Un tentativo dell’ultimo minuto, quasi disperato.
Vi siete decisi troppo tardi in redazione ad andarci tutti insieme.


Però tu sei testardo anche nelle piccole cose e ci vuoi provare lo stesso, sarebbe un vero peccato perdere la tappa napoletana dell’astro nascente del rock italiano e del suo trionfale tour “Cosa succede in città”.
Un titolo, che a pensarci adesso, vengono i brividi.
E, invece, ti sei dovuto arrendere. Hai salutato i colleghi con un “Sarà per la prossima volta” e loro impietosi ti hanno anche preso per il culo perché non ci sei riuscito.


Ma tu non te la sei presa, non sei permaloso, sei il primo a non prendersi mai troppo sul serio.
Così sei andato a riprendere la tua Mehari. Direzione Vomero.
Forse hai pensato che infondo era meglio così, che eri stanco e tutto sommato era meglio tornare a casa e riposarti un po’.


E hai preso la strada che ti porta dalla redazione di Mergellina fin sulla collina dove c’è la casa dei tuoi.
Però, certo, Vasco è Vasco e valeva la pena andare al lavoro con qualche ora di sonno in meno. Peccato…
Giancarlo volevo dirti che io due biglietti per quel concerto ce li ho.


Preferisco starmene a casa e darli a te e alla tua ragazza, ci andrò un’altra volta al concerto, ne faccio volentieri a meno.
Perciò adesso, se mi senti, cazzo, al primo semaforo, fai inversione e torna indietro.
Corri, vai a prendere la tua fidanzata e volate verso Fuorigrotta, andate a cantare a squarciagola “Ogni volta”, “Toffee”, “Vita spericolata“, che forse è proprio la tua preferita.
Poi domani si vedrà.
Magari qualcosa gli farà cambiare idea.


Magari succede un imprevisto che li mette in allarme, che rimandano.
E che poi salta tutto.
Intanto tu stasera cambia itinerario.
C’è Vasco e forse anche un’altra vita che ti aspetta.

Sofia Alfieri

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In un periodo nel quale si parla tanto di riprendersi quartieri e zone di Napoli che sembrano lasciate a loro stesse, in un tempo nel quale riprendersi un territorio vuol dire militarizzarlo, si festeggia un compleanno. Non un compleanno qualsiasi. Compie due anni, infatti, la squadra popolare “Lokomotiv” che del quartiere nel quale è nata, l’area Flegrea di Napoli, fa la sua bandiera. Sarà una grande festa che inizierà alle 20.00 al Lido Pola, a Nisida. La squadra “Lokomotiv” è nata dall’esigenza di reagire ai tanti scandali che esistono nel mondo del calcio ed è diventata un momento di aggregazione e di riscatto dell’Area Flegrea che, in questo modo, crea modi di socialità e di solidarietà. Non solo calcio, infatti.

La Lokomotiv è in prima linea rispetto ai temi del razzismo e dell’antifascismo. Per questo, il suo secondo compleanno non poteva non essere festeggiato che al Lido Pola, spazio pubblico autogestito.

Due realtà che fanno del recupero della zona in cui nascono la loro battaglia si riuniscono, così, sotto il ritmo del reggae. Suoneranno, infatti, il gruppo ” Napoli rockers syndicate” e, a seguire, i “Broncorotto”. Due gruppi che non fanno che confermare il fermento musicale che si vive nella scena musicale napoletana! Una squadra popolare, un centro autogestito e musica reggae, sono gli ingredienti vincenti per riuscire a festeggiare un’alternativa lì dove sembra essere tutto molto uguale a sempre.

Domenica, quindi non sarà solo il compleanno di una squadra popolare di calcio, che non mette in campo solo un pallone ma di un reale progetto che corre, soprattutto, verso un pensiero alternativo possibile!

Chiara Arcone

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Il Re dei Tamarri si racconta

Il nuovo album di Tony (originale)

Chi non ha cantato almeno una volta in gita, in spiaggia o a scuola una canzone di Tony Tammaro? Negli anni il “Re dei Tamarri” ha confezionato una miriade di successi che hanno riempito le giornate di milioni di persone. Una popolarità non solo napoletana, canzoni come “Patrizia”, “Scalea”o “Anni ’60” e tante altre hanno sconfinato parecchio fuori dalla Campania. Ma ridurre Tammaro soltanto ad un fenomeno parodistico sarebbe riduttivo. Dietro al personaggio del “tamarro”, costruito con precisione e realismo, c’è un professionista di altissimo livello che sa costruire dei testi sempre divertenti e originali dove il cattivo gusto non trova mai spazio. Una leggerezza nell’osservazione del circostante che è ormai un suo tratto distintivo dopo ormai quasi 30 di carriera senza mai bucare un album.

Sei apprezzato da persone di tutte le fasce sociali e culturali. C’è chi semplicemente si diverte con i tuoi pezzi e chi invece legge tra le righe quella cifra stilistica innovativa che riesce a prendere in giro il “trash”, in modo trash. Qual è il tuo rapporto con il trash e quanta consapevolezza c’è e c’era nella creazione delle tue canzoni? Lo fai solo per puro divertimento oppure questa originalità stilistica è pensata?

Non amo la parola “trash”, in quanto letteralmente significa “monnezza”. Parlerei piuttosto di “Kitsch” che è il cattivo gusto su cui ironizzo mettendoci spesso la mia faccia e venendo talvolta frainteso. Prima di rendere pubblica una mia creazione faccio un lungo lavoro di editing. Diciamo che verifico ciò che scrivo seguendo un po’ di punti cardine che sono il marchio di fabbrica del mio lavoro: originalità degli argomenti trattati, orecchiabilità delle musiche, una battuta che strappi una risata ogni quattro o cinque righe di testo. 

Sei stato il primo ad individuare la figura del “tamarro”, poi dopo si sono accodati altri artisti come Verdone, Piotta, Checco Zalone. Com’è nata la cosa? E sei contento di avere tanti imitatori?

I tamarri erano e sono li da secoli, solo che nessuno ne aveva cantato prima le gesta, salvo rari casi. In ogni modo, quando c’è qualcuno che si inserisce in un filone che hai creato, vuol dire che il tuo lavoro non era poi tanto male. Non mi dispiace che altri seguano le mie orme, soprattutto se lo fanno osservando cose che a me erano sfuggite. Zalone è uno che riesce spesso a farmi ridere di gusto. Verdone è un grande osservatore della società italiana e ha spesso toccato magistralmente argomenti “tamarri” diversi anni prima che io iniziassi il mio lavoro.

Hai iniziato con riferimenti a Nino D’Angelo (il ribaltabile, il caschetto, le cazette), poi sei arrivato a Gigi D’Alessio con quel “Vattene a vivere a casa di Gigi D’Alessio”, quale può essere invece oggi un soggetto da parodizzare? 

Assolutamente i rappers. Qualcuno tra loro è davvero ridicolo.

30 anni di carriera facendo sempre critica sociale e di costume, quasi mai un accenno alla politica mentre altri tuoi colleghi facevano successo sfottendo i politici. Come mai non hai seguito quella moda?

Proprio perché di moda si tratta. La politica lascia il tempo che trova. Dove sono finiti oggi quelli che facevano satira su Enrico Letta o su Mario Monti? Fare satira politica è stressante, devi sempre stare a inseguire il politico di turno. Meglio fare satira sui costumi degli italiani. I film di Alberto Sordi, che questo facevano 40 anni fa, si possono guardare ancora adesso e strappano ancora una risata.

Hai tenuto uno splendido concerto ai Camaldoli (di cui abbiamo simpaticamente riferito) nello stesso giorno in cui c’era il mega evento di Jovanotti al San Paolo. Una sorta di contro-concertone a quello del “ragazzo fortunato”, per Napoli è stata una specie di contro-festival di Sanremo. Ecco, hai mai pensato di andarci in gara all’Ariston? Soprattutto viste le ultime performance comiche abbastanza penose (Siani con gli sketch, Bigio e Mandelli in gara). Anche se – ricordiamo – in “Gole ruggenti” hai già calcato quel palco.

Seguo Sanremo da quando avevo sei anni. Anche Sanremo è una bella passerella dei vizi e delle manie degli italiani. Lo trovo insuperabile per capire il trend del momento. L’anno scorso, ad esempio, andava di moda la sfiga da crisi, sia nei rapporti sentimentali che in quelli di lavoro. Negli anni in cui l’economia gira bene, invece, saltano fuori i Ricchi e Poveri con qualche ritornello facile facile da cantare al karaoke.. Ci andrei volentieri a Sanremo, ma giusto per farmi due risate, come dovette farsele Elio quando presentò la sua “Terra dei cachi”.

Il pezzo a cui sei più legato?

Sinceramente il “trerrote”, che più di ogni altro inquadra la malafede dei “finto buoni”. Da un lato ci si commuove per uno che ha avuto un incidente, dall’altro si va a fare sciacallaggio delle sue cose, visto che ormai i “meloni” stanno li, alla portata di tutti.

Progetti futuri?

In questi giorni sono in trattativa con una nota emittente radiofonica della Campania.

Il tuo rapporto con il calcio e con il Napoli. Il tuo giocatore preferito nella storia e quello attuale?

Ho sempre affermato che le passioni, tutte le passioni, quando diventano estreme, si portano via un bel pezzo della tua vita e non ti consentono di fare altro. Seguo il Napoli dedicando a questa squadra che amo un paio d’ore alla settimana. Il tempo di guardare la partita, lasciarmi andare a qualche commento e poi spegnere il televisore. Non delego alla squadra il riscatto di qualche mia insoddisfazione personale. A risolvere i miei problemi ci penso io. Tra tutti i calciatori che hanno vestito la maglia azzurra e che ho avuto modo di ammirare, quello che ricordo più volentieri è Ruud Kroll. Un vero signore al centro della difesa e un lottatore vecchio stile alla Facchetti o alla Burgnich.

Per chiudere. Tanti attori, cantanti, e uomini di spettacolo eccelsi sono stati rivalutati solo dopo molti anni. Ti ritieni anche tu fra questi?

Spesso mi dicono che sono avanti coi tempi. Mi ritrovo spesso a pensare al fatto che il successo, quello vero, non potrò godermelo. Potrebbe arrivare tra 50 o addirittura 100 anni, ma sono certo che arriverà, in ogni caso, dopo di me. La mia è stata una “vita da mediano”, giusto per citare qualcun altro ogni tanto.

Twitter: @valdigiacomo

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Stesso giorno, stessa ora

Il nuovo album di Tony (originale)

È domenica 26 Luglio, in città non si parla d’altro che del concertone del San Paolo di Jovanotti con i suoi super-ospiti. Quando tra gli appuntamenti della giornata vedo che alla stessa ora e allo stesso giorno del Jovanotti&Friends, al Parco dei Camaldoli, Tony Tammaro ha deciso di fare anche lui un concerto. È previsto nel programma di un’iniziativa di quelle robe comuniste retrò (con tutto il rispetto eh) in cui si parla di un “mondo migliore”, “lottare per cambiare”, “insieme contro il male” ecc. ecc. Che quando senti certe parole pensi che stia per arrivare Superman col suo mantello rosso per salvare la Terra, ma al posto della “S” sul petto abbia la falce e il martello. Pure la porchetta che servono agli stand è quella degli anni ’70. Sembra essere catapultati a 40 anni fa: solo che ci sono gli smartphone al posto degli eskimo e il selfie in luogo delle citazioni di Pasolini.

Non ti aspetteresti mai tanta gente a causa del concertone del San Paolo, la non semplicissima location (‘ncoppe ‘e Camaldoli) e il lunedì seguente lavorativo… Ma visti i proclami che fanno dal palco contro la disoccupazione giovanile capisci che qua, il giorno dopo, sono in pochi che hanna ì a faticà.

Tony sul palco dei Camaldoli
Tony sul palco dei Camaldoli

Patrizia oh oh oh”. Tony comincia con i “grandi classici” davanti ad almeno 4-5000 persone euforiche accorse per ascoltarlo. E più il “Re dei Tamarri” va avanti e più ti accorgi che in realtà Tony, di “grandi classici”, ne ha scritti una valanga. Tanto che in un concerto di oltre due ore non riuscirà ad eseguire tutti i suoi cavalli di battaglia. Inevitabili i riferimenti al concertone del San Paolo quando Tammaro con la consueta genialità afferma: “Io – tecnicamente – stong ‘acopp a Jovanotti perché io stong ‘ncoppe ‘e Camaldoli e lui abbasce a Fuorigrotta”. Ma non è solo una questione “geografica”, anche se in scala ridotta l’arena del Parco collinare sembra essere diventata per davvero uno stadio gremito. Sembra una partita del Napoli in Champions League. E così parte quella poesia che è “SuperSantos” mentre una macchia di arancione in mezzo al blu svolazza materialmente tra i fan sempre più su di giri perché Tony – come si dice in gergo – tiene il palco come pochi sanno fare.

Parco dei Camaldoli gremito prima del concerto
Parco dei Camaldoli gremito prima del concerto

Seguono tutta una serie di successi. E mentre Tony canta io ripenso a quanta vita, quante serate e quanti amici hanno fatto incontrare le sue canzoni, risolto giornate noiose e dato allegria a migliaia di napoletani e non. “Scalea”, “Mio fratello fuma a scrocco”, “Teorema”, “O trerrote”, “Il parco dell’amore”, “Anni sessanta”: con i suoi pezzi forti avrebbe potuto continuare per giorni. Tutti questi successi sono intervallati da quelli che saranno i suoi futuri cavalli di battaglia contenuti nel suo nuovo album dal respiro internazionale che si intitola “Tokyo, Londra, Scalea”. Come sempre il “Re dei Tamarri” non rinuncia alla “denuncia sociale”: la sua “Equitalia” è un racconto divertentissimo e non così distante da quello che accade a tanti italiani quando hanno a che fare con la famigerata agenzia di riscossione.

Ma probabilmente il nuovo tormentone dei “tamarri” contenuto nel nuovo album sarà “Nannina”, una donna che porta ‘o pulmanino. Da ammazzarsi dalle risate. Come sempre.

Mentre seguo il concertone di Tony Tammaro – al secolo Vincenzo Sarnelli – noto davanti a me un bimbo di non più di 10 anni letteralmente pazzo di Tony. Più in là persone di ogni età che raccontano di quanto il mito del pop “demenziale” sia transgenerazionale. Sul palco Tony chiama a ballare o a cantare ragazze e ragazzi ventenni le celebri “Aerobic Tamardance”, “Michè” “U strunzu”. I giovanotti, da veri tamarri inside – si vede che hanno appreso la lezione del loro Vate – ne approfittano per fare dei selfie con Tony direttamente sul palco facendo il muso a pucchiacchella come va di moda oggi.

Non so cosa sia accaduto al San Paolo, cosa abbiano fatto Jovanotti ed Eros in ricordo di Pino. Al Parco dei Camaldoli Tony ha tenuto un concertone epico, intenso, emozionante. Magari le sue canzoni non salveranno il mondo come vorrebbero fare i giovanotti coi cani al guinzaglio e i capelli ‘nzevati. Ma sicuramente i suoi album hanno alleviato da giornate storte migliaia di persone. E sicuramente “Mixed by Erri” – quello che gli piratava le musicassette negli anni ’90 – oggi terrà la barca a mare, come minimo. E a nulla vale che Tammaro oggi canti in un suo nuovo pezzo con Sergio Carlino “I sing for money”, “Io canto pe ‘e sord”. Beh, pirateria permettendo. Grazie di esistere Tony, massimo rispetto! Sei il nostro “soldatoinnamorato” honoris causa.

Twitter: @valdigiacomo

#ilCaffèMiRendeTifoso

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Foto di Riccardo Francesconi https://www.flickr.com/photos/wallace39/

Peter, Phil e Steve alla fine erano crollati, stanchi e soddisfatti per la giornata a dir poco intensa. Avevano portato l’entusiasmo e il talento dei loro vent’anni sul palco del teatro Mediterraneo, un posto bellissimo per suonare, a Fuorigrotta. Addirittura 2 concerti, uno pomeridiano ed uno serale. Adoravano l’Italia e ne erano ricambiati. Poi Napoli, intensa e misteriosa, colorata e ombrosa, antica e moderna: ambientazione ideale per la loro musica. Non fosse bastata l’energia sprecata sul palco, i tre ne avevano approfittato per un salto all’Edenlandia dove, tra montagne russe, ragazze e birre, avevano passato una splendida giornata. Mike e Tony avevano preferito evitare il parco giochi. I due erano l’anima razionale e apparentemente tranquilla del gruppo, ma adesso, mentre gli altri dormivano, non riuscivano a prendere sonno.

L’hotel Domitiana, dove alloggiavano, non offriva molto: camere spartane, niente frigobar, zona periferica… il portiere notturno era riuscito però a procurargli un paio di birre, consigliando ai due eccentrici ragazzi inglesi di accontentarsi della terrazza dell’albergo. Erano quasi le tre di notte, l’albergo era deserto e silenzioso, ma Mike e Tony erano ancora eccitati e carichi dell’adrenalina che il palco, la musica, la città, gli ammiratori gli avevano regalato. Salirono le scale strette che portavano alla terrazza in un’atmosfera magica e misteriosa. Alla fine si trovarono di fronte una brutta porta in alluminio. Forse non era stata una buona idea! Si guardarono perplessi, valutarono la possibilità di tornare in camera. Poi pensarono a Phil che russava, alle scarpe di gomma di Steve e decisero…

Fu Tony ad afferrare la maniglia, girarla ed aprire la porta. Il loro fiato si fermò per un attimo. In quel momento era nata “Watcher of the skies”. Stesi sulla terrazza, lo sguardo in alto, il cielo stellato di aprile, birre e sigarette, ogni tanto un rumore lontano, un colpo di vento leggero… poi, guardando in basso, i colori, i rumori, la folla, il traffico della giornata avevano ceduto il posto ad un paesaggio irreale: Viale Kennedy, il parco di divertimenti, gli strani edifici del periodo fascista, gli altri in costruzione, intervallati da spazi ancora verdi, liberi, vuoti.

La Napoli, solitamente vivace e caotica, apparve ai loro occhi deserta e quasi spettrale. Si sentirono in volo, sollevati sulla città, come alieni che dall’alto guardavano per la prima volta quei luoghi, ammirando i resti di un pianeta un tempo abitato e ora privo di vita. Ripensarono a quel romanzo di fantascienza che gli aveva prestato Peter: l’estinzione del genere umano vista dagli alieni, paesaggi notturni, una terra, un tempo bellissima, distrutta e abbandonata. Sotto di loro una Napoli diversa da quelle delle cartoline, ma ugualmente affascinante e suggestiva, stava dando vita ad un nuovo capolavoro. Il brano nacque in pochi minuti. Era quel luogo che stava scrivendo musica e parole, loro stavano solo ascoltando e annotando. Al resto avrebbe pensato la voce di Peter.
Napoli, Fuorigrotta, aprile 1972
Qualche mese dopo, quella canzone apriva “Foxtrot”, il nuovo album di quei 5 ragazzi inglesi. Probabilmente il migliore Album dei Genesis ( per chi non lo avesse capito i protagonisti della nostra storia sono proprio loro), nonché uno degli LP più importanti della storia del rock.
Da una intervista a Tony Banks:” Mike and I wrote the lines to “Watcher Of The Skies” in Naples at the back of a hotel, staring out over this landscape. It was totally deserted. It was incredible. We had the idea of an alien coming down to the planet and seeing this world where obviously there had once been life and yet there was not one human being to be seen.”

Abacuc Pisacane

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La foto pubblicata da Jovanotti sul proprio profilo Facebook: Eros, Pino e Lorenzo

Bellissimo messaggio di Jovanotti che dalla sua pagina Facebook ha annunciato una fantastica novità per il suo concerto di domani al San Paolo. Sul palco con lui ci saranno anche Eros Ramazzotti e James Senese. Meravigliose le parole di Lorenzo per ricordare Pino e dare questa notizia:

Qualche giorno fa Eros mi ha scritto un sms “mi raccomando di ricordare il nostro grande Pino a Napoli“. Proprio così, asciutto come è nel suo stile. Invece di rispondergli ” fratè…”, gli ho scritto “pensa che bello se ci fossi anche tu“, ma sapevo che era in vacanza con la famiglia prima di iniziare le prove del suo tour in agosto e pure lontano da Napoli. Al mattino avevo nel telefono un suo sms di risposta: la foto di un testo di Pino. Allora l’ho chiamato subito e sempre nel suo stile (Ramazza è uno che se per dire una cosa da tre parole può usarne due è più contento) mi ha detto “che facciamo?”. E domenica sarà con noi, proveremo prima dell’apertura dei cancelli, con la mia band e non solo, con noi ci sarà il grande James Senese, ha accettato il mio invito di portare un pezzo di quella grande Napoli sul nostro palco.

Napoli e il San Paolo nella mia vita sono indissolubilmente legati a Pino Daniele. Nel San Paolo io ci sono entrato due volte, entrambe con Pino e grazie a Pino, e il ricordo di quel 13 giugno 1994 insieme a lui e a “Ramazza” è tra i più importanti della mia vita.

Domenica farò il mio show per Napoli mettendoci tutto quello che ho e anche di più, e quando saliranno sul palco Eros e James dedicheremo il cuore del concerto a Pino, alla sua musica e a quello che significa per noi. Non sappiamo ancora cosa faremo, sarà una sorpresa anche per noi quando alle prove cominceremo a girare sulla musica che ci ha lasciato, e che conosciamo tutti, compresi tutti i musicisti della mia band, a memoria. Tenetevi forte guaglio’, sarà una lunga notte di musica…