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comune di napoli

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Il cumulo di amianto non ancora raccolto

Succede spesso di lamentarci delle condizioni in cui versano alcune aree della nostra bellissima città. Non è un mistero che alcune strade isolate, soprattutto nelle aree periferiche, siano ancora oggi utilizzate per sversare rifiuti, spesso altamente nocivi, e risparmiare così i costi di smaltimento. C’è chi oramai è assuefatto allo scempio e si trincera dietro un “Si è sempre fatto”, ma per fortuna, c’è chi denuncia e combatte affinchè le cose cambino, affinchè venga tutelato il diritto alla salute dei cittadini.

È il caso di Sara, una studentessa di medicina che un giorno si rende conto che sulla strada che percorre  per tornare a casa, fra i rifiuti abbandonati, c’è un grosso cumulo di amianto. Via Sartania, nel quartiere Pianura, è a 2 passi dal Parco Nazionale degli Astroni ma a quanto pare non basta questo per dissuadere chi sversa illegalmente.

Sara fa la cosa giusta. Il 6 agosto sporge regolare denuncia alla Polizia sperando che la situazione si possa risolvere in tempi brevi, ma purtroppo diventa l’inizio di una piccola Odissea. Dopo circa un mese viene ricontattata dalla Polizia per sapere dove precisamente ci fosse l’amianto denunciato, gli agenti vanno a controllare, verificano che si tratta di amianto e delimitano la Zona con il nastro segnaletico bianco e rosso. Nulla di più.

Sembra una beffa ma la laureanda in medicina, conoscendo i pericoli cui si va incontro e sapendo quante persone della zona ne siano state vittime, non ci sta, non vuole vedere lei e i suoi cari in pericolo. Da quel momento inizia a chiamare con insistenza tutte le istituzioni competenti per richiedere la rimozione, chiama la Polizia Municipale, viene rinviata da un ufficio all’altro in un continuo scaricabarile di responsabilità Dopo 3 mesi di Calvario riesce, quasi, quasi a venirne a capo. Le viene indicata come persona competente l’Ing. Parente, responsabile delle bonifiche per la Direzione Ambientale – Igiene della Città.

Riesce a contattarlo il 6 novembre e l’ingegnere si dimostra subito disponibile, dichiara che fino a quel momento non aveva saputo nulla della denuncia ed inizia a interessarsi al caso, ma, nonostante le date di rimozione comunicate, il cumulo rimane ancora oggi dove sta. Fine del Plafond di fondi per le bonifiche, così se è giustificato l’Ingegnere che rimanda agli inizi di Gennaio la bonifica, è in corso una nuova procedura di gara che porterà all’affidamente delle attività di bonifica a fine dicembre.

Ora non resta che aspettare gli inizi di Gennaio per vedere se finalmente i cittadini della zona potranno tornare a vivere senza quest’incubo.

Ora è lecito chiedersi che altro deve fare un normale cittadino per vedere rispettati i propri diritti più basilari, anche quando verrà rimosso l’amianto, ci auguriamo in tempi strettissimi, ci chiediamo se sia normale attendere 5 mesi (ammesso che venga rimosso a gennaio) per una bonifica lasciando svariate famiglie in pericolo.

Noi continueremo a sentire Sara e a sostenere questa battaglia che è una delle tante che noi cittadini combattiamo ogni giorno, sperando di poter raccontare la fine di questa storia quanto prima.

Paolo Sindaco Russo

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Vergogna all'asilo "La Nidiata"

Attimi di tensione all’Istituto “La Nidiata” di Bagnoli, la scuola dell’infanzia del 24° Circolo Comunale. Il Comune ha tagliato i fondi per le scuole e da giorni nell’istituto si registrava la mancanza di carta igienica.

Le mamme, non sapendo più cosa fare, si sono allora rivolte a Radio Marte, al programma di Gianni Simeoli “La Radiazza”. La radio partenopea e i suoi conduttori sono riusciti rapidamente a intervenire stipulando un accordo con una ditta campana che produce carta igienica, la “Wow”, che ha generosamente donato una fornitura alla scuola per poter alleviare i disagi dei bimbi della Nidiata.

Sembrava filare tutto liscio: laddove fallisce lo Stato, interviene un nobile senso di solidarietà per risolvere uno dei tanti problemi che affligge la nostra città e i nostri servizi pubblici. E invece non è andata proprio così.

Alle 10 questa mattina doveva essere recapitata la fornitura di carta igienica presso la scuola. Oltre alla ditta, a Bagnoli, c’erano anche Borrelli di Radio Marte e alcuni giornalisti per documentare l’evolversi della vicenda. E invece l’Istituto ha deciso di rinunciare alla donazione, chiudendo i cancelli della scuola e non lasciando entrare nessuno. Una decisione inspiegabile laddove questi gesti di generosità andrebbero accettati, pur andando incontro a brutte figure, nel solo interesse del servizio che si offre ai bimbi che frequentano la scuola.

Al momento la fornitura è stata presa in carico dalle mamme. In attesa di capire l’evolversi di una vicenda desolante. Non solo un istituto scolastico non riesce a provvedere ad offrire adeguati servizi alle famiglie, ma poi con arroganza rifiuta anche gli aiuti provenienti dalla società civile. Un comportamento che non possiamo far altro che stigmatizzare negativamente.

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Superare lo stallo

Prima o poi converrà a tutti trovare un accordo sull’ammodernamento dello stadio San Paolo. Innanzitutto converrà ai tifosi del Napoli che finalmente potranno usufruire di un impianto moderno, poi a De Laurentiis che potrà progettare il futuro del Napoli con un immobile in gestione per consolidare il bilancio del club. Converrebbe un accordo anche al sindaco di Napoli che farebbe così felici i napoletani su una questione di cui si dibatte da troppo tempo. Il San Paolo è patrimonio del Comune di Napoli, quindi di tutti i cittadini partenopei. E’ un impianto che certamente non può essere svenduto, il sindaco è tenuto anzi a valorizzarlo e cercare di mettere lo stadio a disposizione della comunità secondo criteri economici ben ponderati. Eppure non è possibile più continuare in questo scontro ad oltranza.

Tra De Magistriis e De Laurentiis, per il sottoscritto, ha tutte le ragioni il presidente azzurro. Vi spiego il perché.

– GESTIONE  ATTUALE Secondo l’attuale convenzione il Napoli è tenuto a preservare il manto erboso del San Paolo, al comune spetta quasi tutto il resto. Certo, è assai più difficile gestire un intero stadio che curare semplicemente l’erba verde del campo. Ma basta citare solo l’ultimo caso per comprendere quanto il Comune, per volontà, impossibilità o incapacità, non riesca a garantire la propria parte. Arrivare persino ad un big-match come Napoli – Juventus e creare un danno al club di non poter vendere i biglietti con largo anticipo a causa dei dispositivi di sicurezza non funzionanti è una figura oltremodo pessima. Il Comune ha costretto il Napoli a poter vendere i tagliandi per Napoli – Juve solo 48 ore prima della partita. Quanto alla gestione ordinaria basta osservare le condizioni dei bagni pubblici e degli spalti del San Paolo per rendersi conto dell’inefficienza del Comune. Non ci sono soldi? E allora, caro Comune, mettiti in condizione di venderlo questo impianto se non hai i mezzi per gestirlo.

– GESTIONE FUTURA Difficile capire se i 20 milioni messi a disposizione da De Laurentiis – come sostiene De Magistriis – siano pochi o molti. Tanto più se al progetto stadio si aggiunge la pedonalizzazione di Piazzale Tecchio e la creazione di un centro commerciale. Spesso si obietta che il San Paolo è utilizzato anche per le gare e gli allenamenti di atletica leggera. Ecco, vorrei innanzitutto sottolineare che con i soldi risparmiati dal Comune per gestire il San Paolo e con quelli che verserebbe il Calcio Napoli nelle casse comunali, di piste di atletica se ne potrebbero costruire a profusione.

Quanto a tutto il resto, senza addentrarsi in tecnicismi, sono certo che se si facesse un referendum se dare lo stadio in gestione al club, vincerebbe a larga maggioranza il Si. Persino un passaggio di consegne gratuito troverebbe l’appoggio dei napoletani. Ora, bene fa De Magistriis a cercare di tutelare il più possibile le casse del Comune, ma non si può continuare in questo battibecco perpetuo!

Lo stadio è patrimonio pubblico? E allora si organizzi un pubblico confronto tra il Club e il Comune che possano far comprendere a tutti le ragioni dell’uno e dell’altro, le richieste avanzate da una parte e dalla controparte. Così come si sta facendo nessuno ci sta capendo nulla e in pochi possono realmente formarsi un’opinione fondata su fatti concreti.

Resta l’evidenza che le parole di De Laurentiis e le accuse che il presidente lancia con frequenza al sindaco siano abbastanza fondate. Almeno per quanto concerne la situazione esistente. Per quello che accadrà in futuro se ne parli senza tatticismi che non servono né ai tifosi né ai cittadini di Napoli. E’ chiaro a tutti che, comunque, un accordo convenga assai più a De Laurentiis. Anche un successo sulla questione San Paolo difficilmente rimetterebbe in gioco De Magistriis alle future elezioni, ha pochissime chance il sindaco di essere rieletto. Al di là di come abbia gestito la città, è evidente a tutti che lui poté salire a Palazzo San Giacomo perché il Movimento 5 Stelle, che insiste su un elettorato concorrente al suo, non era ancora una forza parlamentare. Alle prossime elezioni, stadio o non stadio, avrà assai meno probabilità di essere rieletto.

Valentino Di Giacomo

Twitter: @valdigiacomo

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Noi non ci stiamo!

Stadio San Paolo

Il nuovo stadio San Paolo, secondo il progetto che la SSC Napoli ha fornito al Comune sarà di 41.000 posti. Sono posti a sedere, ma nonostante ciò in città abbiamo assistito quasi a una standing-ovation. “Bravo il Napoli che riduce i posti, tanto erano inutili quei seggiolini in più“. E all’improvviso mi accorgo da questo genere di commenti che questo non sia più il mio calcio, la mia Napoli, i miei napoletani.

Senza accorgersene i napoletani hanno ormai abdicato alla loro passione, ai loro costumi, alle loro tradizioni. Si sono venduti ad un imborghesimento che non gli appartiene e per di più l’hanno data vinta agli ultras. A quelli che non cantano un coro ad un giocatore, anche se ne ha bisogno o lo merita, perché “esiste solo la maglia“. Quei gruppi ultrà che sanno raffigurarsi solo con loghi violenti: maschere sul volto e coltelli fra i denti. Quegli ultras che se ne fottono altamente di cosa faccia il Napoli in campo purché loro possano cantare i loro truci e vergognosi cori contro la polizia, contro lo Stato e in nome di un Vesuvio di cui non riescono nemmeno a comprendere la potenziale forza distruttrice. È passato tanto tempo, Non ci lasceremo mai, Siamo figli del Vesuvio, Forse un giorno esploderà, Una vita insieme a te Di domenica alle 3, Non riesco a stare solo senza te, Quando un giorno morirò Da lassù ti guarderò, Quanti cori al funerale chiederò! Uno dei cori più imbecilli e cretini che ci fa comprendere quanto un pezzo di Napoli sia ormai totalmente degradato. Dov’è la fantasia, il folklore, la bellezza appassionata dei napoletani che ancora riconosciamo camminando in strada?

Perché hanno vinto loro? Perché con 41.000 posti gli effetti saranno due: o il San Paolo diventerà terra solo per loro e questi cori idioti che nulla hanno a che vedere con l’amore verso il calcio, oppure i prezzi dei biglietti saliranno così tanto alle stelle che il nuovo San Paolo sarà terra solo per ultra-borghesi facoltosi e figli di papà. C’è poi una terza strada: curve agli ultras, tribune ai riccastri. E chi, la stragrande maggioranza figlia di questa terra, non si ritrova né tra gli uni né tra gli altri andrà allo stadio sempre più contro voglia. Andare in tribuna senza nemmeno poter fumare una sigaretta perché gli altri ti guardano male e si lamentano? (Mi è successo). Oppure andare in curva e subirsi tutte quelle stronzate che ti fanno rimpiangere i “belli tiempe ‘e na vota” (chiaramente mi è capitato anche questo).

De Laurentiis vuole il suo stadio come quello della Juventus. E’ bello lo stadio della Juve, fa anche un certo effetto acustico, ma Napoli non può prendere a modello altre città e altri costumi. Napoli è Napoli e ogni volta che ha tentato di scimmiottare esperienze forestiere è finita per pagarne le spese a caro prezzo. Per restare all’architettura ne sono un esempio quello scempio di Vulcano Buono, il Centro Direzionale e le Vele di Scampia. Qui su soldatoinnamorato.it cerchiamo di raccontare ogni giorno qualche nostra tradizione. Non perché Napoli non debba cambiare, ma perché non deve neppure diventare Rovigo – tanto per mutuare una battuta di Troisi. Va bene cambiare, ma senza abbandonare i nostri tratti distintivi che rendono Napoli ancora una città davvero unica al mondo.

E un tratto distintivo della nostra città è lo stadio, gli 80.000 spettatori, la bolgia, le urla, le grida sguaiate e veraci. Che fine hanno fatto i tamburi? Che fine hanno fatto quelle melodie che si ascoltavano solo e soltanto al San Paolo? Perché i tifosi di oggi scimmiottano melodie da altre tifoserie in una indegna imitazione?

E poi ci chiediamo ancora un’altra cosa: ma se il Napoli tornerà in Champions cosa accadrà per accaparrarsi un biglietto? E quanto costerà un abbonamento per avere il vantaggio di prendere un tagliando in prevendita?

Mi spiace, ma io non esulto alla riduzione di posti. E’ una decisione figlia di un calcio che sanziona persino la gioia di quei calciatori che si tolgono la maglia dopo un gol. E’ il risultato di anni e anni di disinteresse della società verso la qualità del proprio pubblico. Perché non è solo una questione di numeri, ma di qualità del pubblico che la SSC Napoli vuole portare allo stadio. Allora cari De Magistriis e De Laurentiis, voi che siete uomini a cui spetta di mettere i puntini sulle “i” persino nel cognome, ce la date una risposta? Vogliamo lasciare fuori dal nuovo San Paolo la stragrande maggioranza dei napoletani che non si riconosce né tra i tribunisti un po’ attempati, né tra gli ultras violenti e (nel migliore dei casi) incapaci di creare un coro coinvolgente?

E’ vero, il San Paolo non è più popolato come un tempo. I 60.000 spettatori (l’attuale capienza) vengono raggiunti solo in sparute apparizioni. Ma non c’entra davvero nulla la tv o lo schifo dei cessi dello stadio e ancora i sediolini scomodi e spesso zozzi. Se lo stadio ritornasse ad essere un luogo di gioia, di bel tifo, di passione dovrebbero costruire un secondo San Paolo per farci entrare i napoletani. Il problema non è la capienza, ma il saper coinvolgere i tifosi, la stragrande maggioranza di coloro che non si riconoscono in quei gruppi ultrà inutili e auto-referenziali. E di certo il problema non si risolve con quella stronzata delle cheerleaders o con qualche canzone da discoteca pompata a palla prima della partita.

Sapete perché il nostro sito lo abbiamo chiamato SoldatoInnamorato? Perché è il coro SPONTANEO dei Napoletani (quelli con la N maiuscola) dopo una vittoria. E’ quel coro che ci fa piangere tutti insieme e che ci fa abbracciare sugli spalti persone che neppure conosciamo. Gli ultrà non vogliono che si canti ‘o surdat nnammurat, dicono sia folklore, rappresentazione di una vecchia Napoli. Certo, se sono loro a rappresentare il nuovo con quei loro cori offensivi e insopportabili allora togliamolo proprio da mezzo il San Paolo. Le partite giochiamole alla play-station, così ci facciamo da soli pure la campagna acquisti e stiamo comodi comodi sul divano di casa.

Lo stadio da 41.000 posti non è solo una brutta notizia per il Napoli e i suoi tifosi. Lo stadio da 41.000 posti è uno schifo di notizia per Napoli e per quei Napoletani che si sono schifati di dover subire certe angherie. Fino a ieri abbiamo subito con sofferente indifferenza i soprusi degli ultras, da domani quei soprusi saranno ancor più istituzionalizzati. La delibera la firmeranno il Comune e la SSC Napoli, non in nome dei nostri interessi. Non in nome dei veri Napoletani. Non in nome della maggioranza silente dei Napoletani che non urla e scassa vetrine, che fa la fila o accompagna il nipote a prendere il biglietto al botteghino. I Napoletani resteranno per sempre fuori da casa propria. Fuori dal San Paolo. E se pensate che Ciro Esposito sia stato ucciso solo per una fottuta casualità del destino o perché i tifosi della Roma sono gli unici ad essere violenti allora non avete capito nulla. O si risolve alla radice il problema di come far tornare il pallone e lo stadio a una forma di aggregazione sociale oppure perderemo tutti. E queste decisioni non fanno che proseguire un trend che vuole le famiglie fuori dallo stadio. Game over Napoli.

P.S. Se vogliamo fare qualcosa tutti insieme per risolvere il degrado del tifo del San Paolo noi siamo qui. Se si può aprire una discussione che possa dare a tutti i Napoletani diritto di cittadinanza all’interno della propria casa noi ci siamo. Fateci sapere come possiamo essere utili. 

Twitter: @valdigiacomo

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Il comunicato del Napoli

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Scarno, ma significativo comunicato del Napoli che arriva nella tarda serata di ieri attraverso il sito web della società azzurra e il proprio profilo Twitter.

Oggi  la SSC Napoli ha presentato al Comune di Napoli il progetto e i relativi elaborati tecnici per la ristrutturazione e l’ammodernamento dello stadio San Paolo ai sensi della legge n. 147 del 27 dicembre 2013“.

Era un passo necessario, oltre che obbligato, dalle prescrizioni della legge e dagli accordi sottoscritti in passato tra il club e il Comune di Napoli.

Dopo i concerti, le liti e la guerra di interviste e comunicati, la telenovela San Paolo aggiunge una puntata ulteriore. Il prossimo passo sarà l’accettazione da parte del Comune di Napoli del progetto elaborato dal Napoli. Chi vivrà vedrà…

 

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“L’Amministrazione comunale di Napoli si vede costretta per l’ennesima volta a chiarire la questione relativa al manto erboso dello stadio San Paolo in vista dei due importanti appuntamenti musicali di Luglio, attesi da decine e decine di migliaia di appassionati di musica ed avviati da questa Amministrazione fin dal Novembre 2014 con la SSC Naspoli puntualmente informata”. E’ quanto si legge in una nota di precisazione del comune partenopeo. “Vale solo la pena di ricordare che il Comune di Napoli, e quindi la Citta’ con i suoi abitanti, e’ proprietario dell’impianto di Fuorigrotta e che lo sono quindi anche tutti coloro che non amano in modo particolare il calcio e che attendono da anni un concerto come quello di Vasco o di Jovanotti, un concerto che certo sarebbe stato oltremodo difficoltoso ospitare, vista l’enorme affluenza attesa allo Stadio, in una piazza cittadina – continua il Comune – Detto cio’ l’Amministrazione vuole sgomberare il campo da inutili allarmismi e correggere le molte imprecisioni che stanno purtroppo circolando da giorni ed in ultimo con il comunicato del Napoli di poche ore fa. L’Amministrazione comunale e’ impegnata a mantenere la qualita’ del manto erboso dello Stadio che ha raggiunto in questi anni livelli di eccellenza e sono state adottate tutte le cautele sostanziali e giuridiche per non alterare questo livello”.

“Inoltre – prosegue la nota del comune di Napoli – e’ stato chiesto agli organizzatori dei concerti di provvedere al pagamento degli interventi eventualmente necessari per il ripristino della piena e corretta funzionalita’ del manto erboso dopo lo svolgimento degli eventi e la garanzia della disponibilita’ dei metri quadrati di manto erboso necessari all’eventuale suo ripristino, attraverso la disponibilita’ di una prelazione rilasciata dal fornitore delle zolle.

Va inoltre puntualizzato che si e’ scelto un sistema di protezione del manto erboso denominato TERRA FLOOR, un tappetino plastico microforato di ultimissima generazione che consente la traspirazione del manto erboso; un prodotto che viene usato in tutti i tour nazionali ed internazionali (compreso quello di Vasco e Jovanotti ) e che, a differenza delle coperture in alluminio che creano condensa e che in alcuni casi hanno ” bruciato” l’erba, non hanno mai dato problemi di sorta. Una protezione che tutti gli addetti ai lavori – musicali e sportivi – conoscono bene. Infine prima e dopo gli eventi sono stati gia’ previsti sopralluoghi sul manto erboso con gli agronomi della SSC Napoli, del Comune e degli organizzatori per valutare lo stato dei luoghi. Nessun problema, quindi, e nessun timore. Tutti i passaggi sono stati portati a conoscenza della societa’ nel corso degli innumerevoli contatti con lo staff dirigenziale del Presidente e con lo stesso De Laurentiis. Ribadiamo che lo stadio e’ di tutti: di chi ama il calcio e di chi ama la musica e che l’Amministrazione comunale non azzarderebbe mai un rischio per la societa’ sportiva e che quindi si e’ cautelata nel migliore dei modi. Ma l’Amministrazione non puo’ e non deve dimenticare di essere la proprietaria dell’impianto e di dover rispondere alle legittime richieste di chi vuole trascorre una magica serata di musica”.