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La forza di Allegri

Altri 4 gol alla Lazio, un gol di Mertens che evoca ricordi importanti, il gioco ritrovato nel secondo tempo. Ce ne sarebbe abbastanza per sorridere del Napoli, squadra con il miglior attacco d’Europa che rasenta la media pazzesca di segnare 4 gol a partita. Ci sarebbe da sorridere anche per una maggiore attenzione difensiva, ieri gli azzurri hanno preso il loro primo gol su azione. Cinque vittorie in campionato in altrettante partite, non accadeva da 30 anni, forse dai tempi di uno dei Napoli più bello di sempre, quello 87/88 che mancò lo scudetto nelle ultime 5 giornate.

Va detto che la partita di ieri, e sarebbe disonesto non riconoscerlo, è stata pure segnata dai diversi episodi contrari alla Lazio. Quattro infortuni muscolari nello stesso reparto hanno sormontato l’ottima resistenza dei biancocelesti che, ad essere onesti, nel primo tempo avevano ben imbrigliato gli uomini di Sarri. Poi, come ovvio, è stato grandissimo il Napoli nel saper approfittare degli eventi. Le grandi squadre fanno così.

Resta però, in chi osserva, un enorme punto interrogativo: riusciranno gli azzurri a tenere questo ritmo per 10 mesi? Ieri se lo chiedeva anche Sarri ai microfoni. E’ vero, il Napoli pratica un grande calcio, ma ha sempre fatto ricorso ai cosiddetti “titolarissimi” per avere la meglio in queste cinque partite. L’eterno stakanovista Callejon ne sa qualcosa, ma anche Insigne, Ghoulam e lo stesso Hamisk (ieri leggermente in ripresa).

La domanda è: valgono di più i 15 punti del Napoli o quelli della Juve? E la sensazione personale è che siano assai più pesanti quelli dei bianconeri. Allegri ieri ha schierato, contro la Fiorentina, Sturaro terzino destro, Asamoah a sinistra, Betancour a centrocampo. Un turn-over che per ora non sta producendo, come al solito, un grandissimo gioco da parte dei bianconeri, ma sicuramente i risultati utili che servono per vincere alla fine. Tanto più se si pensa che Higuain non ha ancora ingranato. E solo un ingenuo può pensare che, quello che oggi su Repubblica viene definito “un arredamento urbano nell’area di rigore”, possa continuare ad essere così inefficace.

Il Napoli, in realtà, avrebbe la profondità di rosa per applicare un turn over più massiccio. Ma Sarri non si fida, anche se qualche rotazione in più la sta applicando come ieri schierando Maggio. Però persino contro l’inadeguatissimo Benevento è ricorso ai titolarissimi. Mario Rui non si è visto ancora, Rog viene considerato un opzione per subentrare quando il risultato è in cassaforte, Ounas (che pure ha dimostrato di saperci fare) sarà costretto ancora chissà per quanto tempo all’apprendistato. Preoccupa poi la gestione di Milik cannibalizzato da Mertens. E Arkadiusz è un patrimonio che non può essere sciupato.

Dal canto suo Allegri ha invece attinto con più convinzione alle risorse della propria rosa. Sta riorganizzando un gioco secondo altri principi rispetto allo scorso anno perché il mercato gli ha consegnato una mezza rivoluzione. E, nonostante la Juve convinca poco con il suo gioco spesso balbettante, è lì a 15 punti. I bianconeri non hanno perso terreno e avrebbero potuto, sarebbe stato persino prevedibile e fisiologico. Invece la corazzata non ha mollato di un centimetro.

Vedremo come andrà a finire. Per ora dobbiamo esultare per quanto stiamo ottenendo. La differenza la faranno gli scontri diretti e la tenuta mentale fino a maggio. Una tenuta che per ora il Napoli sta dimostrando di avere. E’ evidente che, per ora, se bisognasse scommettere un euro su chi avrà la meglio il pendolo indicherebbe gli azzurri per quanto stanno facendo. Ma – per dirla in termini ciclistici come piace a Sarri – il tour si vince a Parigi. E, lo confesso, ho il timore che sull’Alpe d’Huez o sul Galivier ci possiamo arrivare scarichi. Ovviamente, facendo gli scongiuri. Però non voglio esaltarmi troppo, pur godendomi questa squadra che mi incanta come forse mai nessuna.

Valentino Di Giacomo

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Mettiamo fine al "Mandolinismo"

La Juve ha perso, il Napoli ha vinto ed è primo in classifica e in città si respira un fortissimo entusiasmo. A leggere i social, ormai affidabili del sentiment della piazza almeno quanto fino a qualche anno fa lo erano baristi e barbieri, il campionato sembra finito dopo appena quattro giornate. E’ bello vedere questo entusiasmo ed è anche giustissimo godere dei momenti positivi quando arrivano, è anzi doveroso celebrare i momenti buoni. Qui, oggi, non vorrei mettere il cilicio a chi gode,  ma solo mettere in guardia la torcida azzurra: il campionato è lunghissimo e le sfide che ci aspettano sono ancora tante. Va bene l’entusiasmo purché non diventi un boomerang al primo passo falso. Anche i siti web e i giornali napoletani si cimentano in trionfalismi fuori luogo. Il Napoli sarà davvero una grande squadra quando si smetterà di celebrare un primo posto dopo appena quattro giornate. E’ una cazzata, oltre che sintomo di un provincialismo lontano dall’abbandonarci. Certo, fa piacere vedere che almeno la stampa si diletta sempre meno nel descrivere una città che per un primo posto temporaneo mette pastori sul presepe e suona il mandolino. Ringraziando il Padreterno, fatte salve alcune fisiologiche descrizioni di Napoli da parte di alcuni media, il mandolinismo iniza a scemare. Un mandolinismo di cui spesso si rendono artefici i napoletani per primi che rivendicano una sorta di “superiorità delle razza”. Ma questo squallido giochetto, pare, che sia in netta decadenza.

Personalmente sono d’accordissimo con Sarri, la Juve è già campione d’Italia. “Dovrebbero fare loro tantissime cazzate, ma loro non ne fanno spessissimo, la Juve si appresta a fare un campionato come il Bayern Monaco in Bundesliga o il Paris Saint Germain in Francia“. Così parò Sarri appena dopo la vittoria contro il Bologna. Ed ha ragione. Guai a pensare che la Juve sia quella vista contro l’Inter. Sono loro che DEVONO vincere e noi commetteremmo, come ambiente, un errore madornale se ci ponessimo al loro stesso livello. Noi dobbiamo solo giocare una partita per volta. Noi siamo forti, loro, almeno sulla carta, lo sono di più.

Verranno i momenti in cui Milik non la butterà dentro per tre partite di fila, verranno le batoste, le partite giochicchiate male ed è fisiologico nell’arco di un campionato. Ho solo paura che alle prime difficoltà questa euforia possa trasformarsi in depressione. Magari comparirà qualche altro post sui social su quanto Milik sia stato pagato oltre il suo reale valore.

Oggi sono scomparse tutte le critiche. Il “Pappone” non è più “Pappone”. Milik è degno di Higuain, Zielinski è il nuovo Maradona. Il “Pappone”, per chi lo ritiene tale, ritornerà di nuovo così non appena arriveranno le prime battute d’arresto. Ma Milik non è Higuain e non lo sarà. Zielinski è un grandissimo acquisto, portentoso, ma guai a investire un ragazzo poco più che ventenne di eccessive responsabilità.

In questo periodo d’oro, segnaliamo altre due notizie. Assolutamente da non trascurare. Koulibaly, quello che già era a Londra con i blues del Chelsea, ha rinnovato per altri 5 anni. Inoltre, sabato al San Paolo, quando uno sparuto gruppetto in curva ha intonato cori contro De Laurentiis, il resto dello stadio li ha fischiati. Un segnale, solo un segnale, che porta l’ambiente azzurro finalmente a remare tutti insieme. Quando si vince è sempre più semplice, ora bisognerà imparare a farlo anche quando le cose andranno storte. Oggi Cavani non esiste più, GH neppure.

Qui ho sempre difeso l’operato di De Laurentiis, pur mantenendo una posizione critica nella sua gestione del settore giovanile e dello stadio, questione su cui divide colpe proprie insieme a quelle del sindaco De Magistris. Non l’ho difeso perché mi è simpatico, nè lui aveva bisogno di “avvocati del diavolo”. Per De Laurentiis parlano i fatti. Il Napoli è progressivamente cresciuto nel corso degli anni. Quest’anno è forse la rosa più forte della sua gestione (lo abbiamo scritto prima dell’inizio del campionato), nonostante la partenza di quello lì che è andato da quelli là. Poi i conti si faranno a fine anno. L’importante è comprendere che il Napoli non DEVE vincere, la vittoria resta una magnifica possibilità. Non è un fallimento se non dovesse succedere. Lo sarebbe per quegli altri là. Prima lo comprenderemo, meglio aiuteremo l’ambiente che ruota attorno alla squadra.

Valentino Di Giacomo 

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Domenica dopo la vittoria col Frosinone il centrocampista della Juventus Marchisio ha dichiarato, facendo della sana pretattica, che la partitissima di Sabato è “sicuramente più decisiva” per i bianconeri. Da parte loro Sarri e Allegri, piuttosto che stuzzicarsi, hanno fatto dichiarazioni coraggiose: il tecnico del Napoli “non firma per il pari”, quello della Juve più che preoccuparsi di fermare Higuaìn vuole “fare la nostra partita, anche noi abbiamo giocatori pericolosi di cui il Napoli deve preoccuparsi”. Insomma una sfida iniziata all’insegna del rispetto senza paura com’è giusto che sia, e sentitissima da entrambi gli ambienti come la sfida decisiva per lo Scudetto. Ma fino a che punto lo è?

CLASSIFICA – Come è già stato osservato un pò da tutti, ogni partita vale solo tre punti, che sia contro la Juventus o contro il Verona; comunque vada, con tredici giornate ancora da giocare tutto può cambiare e il risultato potrebbe alla fine non contare quasi nulla. Giudicando però con superficialità la classifica attuale, si potrebbe dare in un primo momento ragione a Marchisio: in caso di vittoria la Juventus sarebbe prima a +1, se vincesse il Napoli allungherebbe a +5, distanza evidentemente più difficile da colmare.

Andando oltre i freddi numeri, però, si può notare come la Juventus vincendo otterrebbe un primato in classifica dal quale sarebbe difficilissimo schiodarla, per la sua abitudine a giocare da capolista e l’efficacia comprovata contro le squadre piccole (Allegri del resto, come Conte, più volte è stato “forte con i deboli e debole con i forti” accettando di parcheggiare il bus contro chiunque rappresentasse un vero pericolo); dall’altro lato la vittoria del Napoli farebbe ritrovare a -5 una squadra che ha profuso uno sforzo enorme per vincere 14 partite consecutive, facendo inevitabilmente montare una certa frustrazione. 

Bisogna evidenziare anche che entrambe le squadre stanno vivendo strisce positive uniche nella loro storia, 8 e 14 vittorie consecutive, numeri difficili anche nel ben più squilibrato campionato spagnolo. Secondo le statistiche avanzate le due squadre non stanno in effetti giocando sopra le loro possibilità come ha fatto ad esempio l’Inter nella prima parte di stagione (il rapporto tra gol subiti e “expected goals” a sfavore era di 1:2, una bolla destinata a scoppiare), ma prima o poi dovranno vivere entrambe una fisiologica flessione. La durata e la gestione dei momenti difficili potrebbero fare la differenza più dello scontro diretto.

VARIABILE COPPE – Sia Napoli che Juventus dovranno giocare a breve una doppia sfida complessa in Europa: il Napoli contro il Villareal e la Juve contro il Bayern Monaco. Ovviamente la sfida dei bianconeri è più complessa sulla carta (anche se il Bayern ha tante assenze), ma proprio questo fattore può creare uno svantaggio per il Napoli: se Higuaìn e compagni passeranno il turno dovranno giocare altre partite infrasettimanali con logoranti trasferte continentali, mentre la Juventus, che ha buone possibilità di essere esclusa dalla Champions dai bavaresi, potrebbe concentrarsi sul campionato. Per onestà intellettuale va ricordato che l’anno scorso la Roma, senza le coppe, nulla potè contro la stessa Juventus che arrivò fino alla finale di Champions… di conseguenza questo parametro, anche se può essere un fattore, non è così decisivo.

MORALE – In definitiva, abbiamo visto che il valore della partita di sabato si ferma all’assegnazione di soli tre punti; abbastanza per pesare alla fine, non abbastanza per assegnare lo scudetto alla venticinquesima giornata. Tuttavia, se c’è un valore oggettivo che questa partita può avere per il Napoli, è quello del morale: mi sembra che in città sia diffuso un certo fatalismo per la rimonta dei bianconeri, che sembrano destinati a passare davanti come se quello fosse il loro posto. Forse sarà effettivamente così; tuttavia per adesso il Napoli è ancora davanti, e una vittoria potrebbe almeno prolungare per qualche giornata la gioia di vedere un Napoli tra i più belli e forti di sempre davanti a tutti in classifica. Sognare non costa nulla.

Roberto Palmieri

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Vittoria contro la Fiorentina e balzo in classifica

La Juve si rimette in corsa per il titolo. Imponendosi per 3-1 in casa sulla Fiorentina adesso i bianconeri sono a soli 6 punti dalla capolista Inter e appena 2 punti dietro al Napoli e agli stessi viola. Mentre il campionato si avvia al giro di boa torna prepotentemente sulla scena la squadra di Allegri che sembra aver risolto parte dei suoi problemi di inizio campionato.

L’Inter, dal canto suo, con la vittoria fortunosa e regalata da Domizzi & Company, compie la prima mini-fuga del torneo balzando a più 4 sulle più dirette inseguitrici, Napoli e Fiorentina per l’appunto. L’impalbabile Roma vista al San Paolo viene così scavalcata dai bianconeri di una lunghezza. Più dietro il Sassuolo, il Milan e le altre. I rossoneri con il pareggio casalingo contro il Verona sembrano ormai relegati a poter ambire al massimo ad un piazzamento utile per la qualificazione in Europa League. E’ assai presto per fare previsioni, anche perché a Gennaio aprirà di nuovo il calciomercato e i movimenti tra acquisti e cessioni potranno essere decisivi per il prosieguo del torneo.

Nel prossimo turno gli azzurri saranno impegnati nell’ostico catino di Bergamo contro l’Atalanta dell’indimenticato mister Edy Reja. L’Inter dovrà vedersela in casa contro una Lazio che, in attesa del posticipo del monday night, sembra sempre più in difficoltà. La Juve ha un turno agevole fuori le mura domestiche contro il neo-promosso Carpi, la Roma dovrà cercare il riscatto all’Olimpico contro il deludente Genoa di Gasperini. La Fiorentina sarà invece impegnata in casa contro il Chievo. Dal prossimo turno in poi, per tutte, sarà sempre più vietato sbagliare. Ne sa qualcosa il Napoli reduce, dopo una splendida cavalcata, di un solo punto in due partite. A Bergamo bisognerà riprendere a correre perché le altre non mollano di un centimetro.

LA CLASSIFICA

  • Inter 36
  • Fiorentina32
  • Napoli32
  • Juventus30
  • Roma29
  • Sassuolo26
  • Milan25
  • Atalanta24
  • Empoli24
  • Torino22
  • Chievo22
  • Lazio19
  • Bologna19
  • Palermo18
  • Udinese18
  • Sampdoria16
  • Genoa16
  • Frosinone14
  • Carpi10
  • Verona7
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Certo, l’antico adagio recita che alla fine tutti gli errori si compensano. Intanto il Napoli, che fino ad oggi non ha ancora beneficiato di un rigore a favore, secondo la contro-classifica stilata settimanalmente da Paddy Power sarebbe primo in classifica. Fino a questa giornata gli azzurri non hanno goduto di alcun vantaggio arbitrale, ma di due contrari. Anche nel lunch match di domenica il Napoli ha subito un torto. Gli azzurri sono stati battuti per 3-2 dal Bologna al Dall’Ara, ma il primo gol dei rossoblu scaturisce da un fuorigioco (di centimetri eh) di Mattia Destro su lancio di Diawara. Mazzoleni (si, quello di Pechino)  convalida il gol commettendo quindi un grave errore di valutazione, male assistito dal suo guardalinee. La controprova non esiste, probabilmente il Napoli avrebbe perduto lo stesso. Eppure, ai fini della virtuale classifica, gli azzurri si ritrovano con un altro punto in meno rispetto a quanto meritavano senza sviste della terna arbitrale.
CLASSIFICA SENZA ERRORI ARBITRALI 2015-16
Errori Arbitrali Punti virtuali Punti reali Saldo Episodi a favore Episodi contro Errori arbitrali 2013-14 Errori arbitrali 2013-14
Napoli
Inter
Fiorentina
Roma
Juventus
Milan
Atalanta
Sassuolo
Lazio
Empoli
Torino
Chievo
Udinese
Genoa
Sampdoria
Frosinone
Palermo
Bologna
Carpi
Verona
34
31
31
29
25
23
24
22
21
21
19
20
18
18
16
16
15
14
10
6
31
33
31
28
27
23
24
25
19
21
22
17
18
16
16
14
15
13
9
6
-3
+2
0
-1
+2
0
0
+3
-2
0
-3
-1
0
-2
0
-2
0
0
0
0
0
2
2
5
4
0
1
4
1
1
2
1
1
0
0
0
0
2
3
3
2
1
1
4
0
1
0
3
2
3
3
3
1
1
0
2
0
1
2
1
Juve 86/87
Lazio 66/69
Roma 69/70
Fiorentina 64/64
Napoli 66/63
Genoa 65/59
Samp 53/55
Inter 59/55
Torino 48/54
Milan 46/52
Palermo 48/49
Sassuolo 55/49
Verona 45/46
Chievo 40/43
Empoli 46/42
Udinese 44/41
Atalanta 35/37
Cagliari 34/34
Cesena 24/24
Parma 33/19
Juve 94/102
Roma 87/85
Napoli 74/78
Fiorentina 69/65
Milan 64/57
Inter 63/57
Torino 60/57
Parma 54/58
Lazio 53/56
Verona 51/54
Atalanta 51/50
Samp 45/44
Udinese 44/43
Genoa 44/44
Cagliari 41/38
Chievo 36/36
Sassuolo 33/33
Catania 29/32
Livorno 26/25
Bologna 26/29

Favori arbitrali Roma, tra rigori e fuorigioco: ecco gli aiutini ai giallorossi

Come si evince dalla classifica senza errori arbitrali la Roma è la squadra che ha ottenuto più aiutini. Ne abbiamo già contati 5, anche se 3 veramente pesanti, tali da condizionare il punteggio delle partite in cui sono avvenuti. Il più clamoroso e anche chiacchierato è stato l’errore arbitrale nel derby, con il rigore concesso alla Roma per un fallo di Gentiletti ai danni di Dzeko avvenuto chiaramente fuori area di rigore. Qualche giornata prima da segnalare invece tra gli aiutini Roma il gol in netto fuorigioco di Francesco Totti (per la cronaca il suo 300esimo in Serie A) contro il Sassuolo. Rete che in quel caso è valso l’1 a 1 per i giallorossi. L’ultimo errore arbitrale pro Roma in ordine di tempo si è invece verificato come scritto sopra nell’ultima giornata di campionato. Anche contro il Bologna la truppa di Garcia ha approfittato di una disattenzione arbitrale: per la precisione un gol di Mounier è stato annullato ingiustamente per fuorigioco con le 2 squadre ancorate ancora sullo 0 a 0. Questo rigore concesso da Damato al Torino al 94′ comincia a rimettere un po’ in dubbio tutto quanto.

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E in serata arriva una frecciatina a Roberto Mancini persino dall’Ansa che, in un pezzo di Daniela Simonetti, da MILANO, dice al tecnico nerazzurro di non fare “il piangina” come Mazzarri.

Gli allenatori cambiano, i vizi restano: l’Inter esce sconfitta dal San Paolo nonostante una
delle migliori partite del campionato. L’orgoglio come le ambizioni dunque sono salve, eppure, alla fine, prevale un’antica sindrome da vittimismo. Roberto Mancini se la prende con Daniele Orsato in seguito all’espulsione per somma di gialli di Nagatomo, uno scandalo secondo lui. Le immagini e il regolamento – in realta’ – sembrano non confermare la granitica tesi del tecnico nerazzurro. Non siamo ai tempi di Mazzarri detto il ‘piangina’ ma forse per diventare una squadra da vertice bisogna anche incassare le sconfitte, perfino accettare le critiche con un filo in più di compostezza, a tutto vantaggio dell’ambiente e della squadra. Intanto il campo ieri ha detto che il Napoli ha vinto guidando la partita per 70 minuti, trascinata da un fuoriclasse assoluto come Higuain, lasciandosi andare solo sul finale cullandosi colpevolmente sul vantaggio di due reti a zero. Paradossalmente, l’Inter ha ‘giocato’ – specie in 10 – come spesso le è stato rimproverato di non fare, eppure non e’ bastato. Meglio il ‘gioco antico’, come l’ha etichettato Sacchi, e i tanti 1-0 fin qui collezionati. In ogni caso, in avvio Mancini aveva schierato una formazione azzardata con Guarin, apparso più peso che risorsa, Icardi ancora corpo estraneo, Nagatomo, decisamente un giocatore non da grande squadra. Poi quando tutto sembrava perduto, ha prevalso l’orgoglio e i nerazzurri hanno cercato coraggiosamente il pari, colpendo ben due pali. Una prova che, alla fine, sa di beffa per i punti lasciati sul campo tanto che Mancini perde le staffe: come avviene ormai da un po’ prova a sentire il rumore dei nemici, per dirla con un altro tecnico nerazzurro: prima i giornalisti accusati di criticare, ora gli arbitri. Sull’altro fronte c’e’ Maurizio Sarri, maturato attraverso lunghi e difficili anni di gavetta: profilo basso e tanto lavoro. Ha saputo motivare e accendere Higuain, ha migliorato l’assetto difensivo del Napoli, ha rivoluzionato il centrocampo, ha saggiamente ignorato le critiche, come quelle – le piu’ dolorose – che gli sono arrivate da Maradona. La costanza e la passione hanno fatto il resto. Dietro il Napoli capolista dopo 25 anni, c’e’ il lavoro di un uomo di molta sostanza, a volte ruvido e poco diplomatico, pronto ad assumersi le proprie responsabilità. L’Inter dal canto suo può essere contenta e fiera di quanto ha fatto vedere ieri a Napoli, una squadra viva che può lottare per lo scudetto e il cui unico nemico può essere solo se stessa. I nerazzurri giocano meglio in dieci e questa non e’ una novita’: resta inspiegabile l’ostinazione di Mancini a voler schierare titolare un giocatore misterioso come Guarin, un handicap nella mediana. Ha segnato nel derby ma non basta. Bene Liajic che surclassa Icardi, perdente nel duello con Higuain sia sul piano tecnico che su quello umano. L’argentino di Milano dà l’impressione di un ragazzino capriccioso, lamentoso e poco generoso verso i compagni. Le qualita’ di un campione e di un capitano sono altre; Mancini lo sa, a lui il compito di farlo crescere.

Daniela Simonetti (ANSA MILANO)

 

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Il pubblico deve crescere ancora

Chist tene genio ‘e sfottere“. Già, l’avrete pensato. Eh si, perché ieri sera, a caldo, ho scritto che siamo provinciali nel festeggiare alla quattordicesima giornata come se avessimo già vinto un titolo! Lo penso e lo scrivo, visto che ne ho l’opportunità. Ma più di tutto non posso far a meno di notare che chi oggi esulta più di tutti è chi appena poco tempo fa chiamava “pappone” De Laurentiis e qualcuno allo stadio esultava persino per l’incendio della sua barca. Tra chi oggi batte le mani c’è chi ieri diceva che “Sarri non era all’altezza del Napoli“. Chi oggi – come si dice dalle nostre parti – ha il cuore nello zucchero, è chi ieri asseriva che Higuain non voleva restare a Napoli e lo riteneva un inguaribile puttaniere.

Si, è tutto molto bello vedere la città in festa, il San Paolo stracolmo (record di incassi ieri sera), i fuochi d’artificio dopo il 90esimo. Ma, se questa squadra è lì dov’è, lo deve solo a se stessa: a De Laurentiis, a Sarri, a Higuain. E per carità! Siamo solo alla quattordicesima giornata! Guai a cantar vittoria. Tanto questi che ieri attaccavano il Napoli, torneranno a parlare al primo passo falso rivendicando i propri giudizi.

E’ antipatico il giochetto del “Te l’avevo detto“. Eppure qui su soldatoinnamorato il Napoli lo abbiamo sempre sostenuto prima dell’inizio del campionato e anche quando pareggiava con la Samp o con l’Empoli. Abbiamo dovuto difendere De Laurentiis scomodando persino la parola “camorra”, abbiamo dovuto far notare che il tifoso del Napoli è arrabbiato di natura e non sa godersi quello che è il secondo, per ora, miglior momento degli azzurri. Abbiamo dovuto parlare di quel tifo napoletano che è sceso così in basso negli ultimi anni. Rileggeteli i nostri articoli dei momenti bui di inizio campionato (sono nei link in blu), non lo diciamo per vanto, ma per chiarezza si.

Così come oggi non possiamo non criticare l’eccessivo entusiasmo che si respira in città. Siamo appena alla quattordicesima giornata! E ci sono tantissimi dati che dovrebbero far comprendere che se il Napoli riuscirà a restare in vetta non sarà frutto di un’impresa, ma di un’IMPRESA. Un’impresa fattibile, ma assai difficile. E vi spiego, con calma e razionalità i motivi:

Le avversarie sono a pochi punti di distanza e alcune hanno rose più “profonde” del Napoli. Ad esempio: guai a dare per spacciata la Juve, persino i bookmakers oggi la danno favorita alle spalle proprio degli azzurri.

Il Napoli, in attesa della Roma in casa, dovrà giocare tutti i big match (escluso il Milan) lontano dal fortino del San Paolo

– Sia contro il Verona che contro l’Inter il Napoli ha avuto il predominio pressoché assoluto delle partite, ma non ha trovato mai facilmente lo specchio della porta. Contro il Verona Rafael iniziò a fare vere parate solo dopo il vantaggio di Insigne, ieri sera contro l’Inter l’unica parata di Handanovic è avvenuta al 90° quando il portiere nerazzurro ha compiuto un miracolo su Higuain.

Se il Napoli non arriva più così facilmente in porta è perché, a poco a poco che il campionato entra nel vivo, le altre squadre sono riuscite a comprendere il modo di affrontarci. Aspettano tutte compatte dietro la linea della palla e attendono, come ha fatto l’Inter, che noi iniziamo a giocare sotto-ritmo. Un gioco che non sappiamo ancora fare.

Se, ad esempio, Icardi ha segnato solo 4 reti, Higuain ne ha già segnate 12 (senza rigori). I numeri sono numeri, è impensabile (anche se ce lo auguriamo) che riesca El Pipita a mantenere questo ruolino di marcia. Di buono c’è sicuramente che Callejon, Hamsik, Mertens e Gabbiadini possono ancora fare tanto a livello realizzativo.

E allora andiamoci piano. E’ giusto esultare, ma senza farsi prendere da un’euforia che al momento è assai prematura. Poi lo so, è più facile, ve lo assicuro, scrivere di un “Napoli stellare”, di “Napoli tricolore” e magari aggiungere qualche facile riferimento al Napoli di Maradona. E’ molto semplice raccontare le cose così: quando la squadra vince sono tutti bravi e quando perde sono tutti una schifezza. E invece no! Il motivo per cui abbiamo deciso di creare questo sito web è proprio quello di ragionare sulle cose. Per carità, gioendo per le vittorie come giusto che sia. Ma senza prendere in giro i lettori scrivendo esattamente ciò che vorrebbero leggere. E’ come se alla playstation si prendesse sempre il Barcellona… Sono bravi tutti così!

Valentino Di Giacomo

Twitter: @valdigiacomo

#ilCaffèMiRendeTifoso

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Signore e Signori siamo primi, non ricordo l’ultima volta che è successo, o meglio lo ricordo ma non voglio fare paragoni. Voglio essere uno dei qui uagliuni che cantava Nino D’Angelo, e vi invito a fare lo stesso, ritorniamo a essere quei uagliuni ca se scordano i problemi e se metteno a cantà.

Godiamoci i miracoli di Reina, il portiere che sembra non esserci ma quando viene chiamato in causa è determinante. Godiamoci un campione come Higuain, godiamoci l’umiltà di tutti e godiamoci un napoletano dall’accento toscano come Sarri.

Basta dire “Ve l’avevo detto” basta paragoni, basta -ismi e partiti presi, ora se guardiamo alle spalle c’è tutta Italia che ci guarda il culo e che si fa schiattare il fegato. Quanto durerà? Boh! Ma ogni minuto è meraviglioso e dobbiamo assaporarcelo a pieno!

Paolo Sindaco Russo

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Partita già decisiva

Poche ore e sarà Napoli – Lazio. A guardare la classifica si rischia la depressione, attualmente gli azzurri sono a soli 2 punti e in piena zona retrocessione. Certo, sono trascorse soltanto tre giornate, ma i punti persi cominciano già a pesare in qualche modo. Del resto anche in caso di esito positivo nella partita di stasera i partenopei sarebbero staccati già di 7 punti dalla capolista Inter che, dopo la vittoria con il minimo vantaggio a Chievo, viaggia a punteggio pieno.

Ma è un campionato che per il momento, Inter a parte, rallenta molto. Oggi anche la Roma è inciampata in casa contro un Sassuolo che sembra ormai non conoscere ostacoli. Tra l’altro i giallorossi sono riusciti a pareggiare grazie ad un gol in fuorigioco di Totti che si aggiunge al mancato rigore in favore del Frosinone la settimana scorsa per un evidente fallo di mano di Digne.

E restando agli arbitraggi, la Juve con un uomo in più ed un rigore a favore riesce ad espugnare il Marassi sponda rossoblu. Per i bianconeri è la prima vittoria in campionato ottenendo così il quarto punto in quattro partite.

Il Milan ha battuto ieri il Palermo portandosi a 6 punti. Ma sono le cosiddette “piccole” a farla da padrone in queste prime giornate: il Torino grazie ad un mercato intelligente è secondo in classifica a 10 punti. Il Chievo, nonostante la sconfitta di oggi, è a 7 punti, come la Sampdoria. Si attende la prova della Fiorentina contro il Carpi.

Il campionato viaggia ancora a basso ritmo, ma il Napoli questa sera deve dimostrare di essere una grande. Non accadrà nulla di irrimediabile, ma la casella delle vittorie è ancora a 0. Nella sciagurata ipotesi di una vittoria laziale, i biancocelesti correrebbero a 9 punti in classifica, ne diventerebbero 7 più del Napoli. La situazione comincerebbe a farsi seria. Non per ragioni meramente numeriche, ma la destabilizzazione di stampa e tifosi raggiungerebbe picchi insormontabili. Insomma quella di stasera non sarà una partita per “ballerine”. Grinta, lucidità, personalità sono tre ingredienti, tre precondizioni indispensabili prima ancora di moduli e giocate. Forza Sarri, forza ragazzi.

vDG

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Sono tornati pure gli orfani di Benitez

Presidenti

Non passa un minuto dalla fine della partita del Napoli ad Empoli pareggiata per due a due che sulla mia bacheca Facebook compare il solito “amico” che mi ricorda che De Laurentiis se ne deve andare e se ho ancora il coraggio di difenderlo. Come se per mestiere facessi l’avvocato del diavolo. Passano poi poche ore e arriva l’altro “amico” che con un sms mi fa notare ironico “E vi lamentavate di Benitez…”. Gli “amici” del resto non sono così diversi da quello che si può leggere facendosi un giro sui social. Strali di polemiche, attacchi a chiunque e sono rispuntati pure gli orfani del “mago spagnolo”.

Nascondere che i numeri del Napoli di Sarri siano impietosi sarebbe volersi nascondere dietro a un dito. Sono lì, chiarissimi: due punti in tre partite, sei gol subiti e cinque fatti. Anche se c’è una differenza tra le prime due uscite degli azzurri e la partita di Empoli: stavolta è stato il Napoli a rimontare, due volte, non il contrario. Con un Napoli che è finito in crescendo. Niente di eccezionale eh, ma è pur sempre un segnale.

Siamo ad inizio campionato, un inizio così negativo non si vedeva dai tempi di Zeman, è vero. La Juve, la squadra reduce da quattro campionati vinti, è persino dietro di noi nonostante abbia giocato una partita in trasferta e due in casa. E per gli appassionati di almanacchi una situazione simile a Torino non la vedevano dal 1968. Però poi i numeri bisogna guardarli bene e allora ricordiamo agli orfani di Benitez che lo scorso campionato il Napoli di serie negative e di periodi altalenanti così ne ha fatti più di uno, basta ricordare le ultime due partite dello scorso anno, quelle decisive: zero punti e sette gol subiti. Eppure lo scorso anno il Napoli ha sfiorato la zona Champions per un rigore sbagliato. Quindi disperarsi adesso dopo sole tre partite senza saperne aspettare altre è semplicemente fuori dalla realtà.

I temi tecnici del Napoli di Sarri sembrano invece essere altri: quanto tempo ha bisogno l’allenatore per farci vedere il “suo” gioco? E quanto ci vuole per vedere una squadra fisicamente in palla? Perché oggi abbiamo visto una cosa che non ci era mai capitata di vedere: un calciatore, Valdifiori, uscire per crampi dopo sessanta minuti. Tanto più che gli azzurri ad Empoli hanno iniziato un ciclo di sette partite in poco più di venti giorni e c’è bisogno di una squadra in forze per affrontarle.

Per parlare poi del Napoli visto al Castellani è innegabile che si sia visto qualcosa in più e di meglio nel secondo tempo, quando Sarri ha schierato Mertens e Callejon ai lati di Higuain. Non per una questione di pericolosità offensiva, ma i ragazzi davano l’impressione di coprire più efficacemente ogni zona del campo. Del resto finché Gabbiadini e Insigne sono rimasti in campo sono stati fra i migliori, Manolo autore dei due assist e Lorenzo mattatore indiscutibile con gol e giocate. E pensare c’era chi diceva fosse inadatto al ruolo di trequartista. Ma è la stessa storia dello scorso anno quando il suo procuratore non voleva che giocasse esterno. Insigne è giocatore. Dove lo metti lo metti. Magari deve imparare solo ad essere più continuo.

La questione del modulo è marginale finché in difesa si continueranno a fare errori madornali. Dopo le due topiche contro la Sampdoria, ad Empoli abbiamo visto un fuorigioco sbagliato concettualmente da tutto il reparto su una rimessa laterale e l’ormai (purtroppo) solita disattenzione di Albiol. Insomma se persino un calciatore che viene dal Real Madrid, campione del mondo e d’Europa commette certi errori ci sarà poco da fare pure se in panchina siederà Mourinho… Che poi nemmeno lui se la passa bene ultimamente con il Chelsea.

Ma tornando al messaggio ricevuto su De Laurentiis, cosa posso rispondere? Il suo Napoli negli ultimi anni è stato fra i migliori nella storia del club. Tre trofei conquistati, una semifinale Uefa dopo 26 anni, sei piazzamenti consecutivi in Europa. Sono numeri anche questi. Semmai ci sarebbe da ragionare su cosa siano diventati i tifosi dei giorni nostri nel calcio italiano, non solo a Napoli. La Fiorentina ieri ha battuto il Genoa e Della Valle è sbottato contro i propri tifosi per le contestazioni che riceve da mesi al Franchi, un club che negli ultimi anni qualcosa sta facendo per una piazza come Firenze. La Lazio ha vinto contro l’Udinese mentre i tifosi per tutta la gara cantavano le peggio cose a Lotito. E i biancocelesti ci sembra che l’anno scorso siano arrivati terzi. A San Siro non passa giornata che non ci siano contestazioni contro Galliani. A Torino, dopo il pareggio contro il Chievo, i tifosi della Juve hanno fischiato una squadra che negli ultimi anni ha vinto quattro campionati e raggiunto una finale di Champions League. Insomma, siamo sicuri che i tifosi italiani siano all’altezza per vivere lo sport? O forse c’è bisogno, tanto bisogno, di educazione sportiva e insegnare che nel calcio non si può vincere tutti e non tutti gli anni?

Renzi l’altra sera è volato tra le polemiche a New York per assistere ad una pagina di storia dello sport italiano. Trasvolo pure io su queste polemiche da quattro soldi. Alla fine del match la Vinci ha perso e ha abbracciato con un gran sorriso la connazionale Pennetta. Lo sport è anche questo. Anzi, è soprattutto questo.

Semmai, per tornare al Napoli e alle nostre polemiche di ben altro lignaggio, De Laurentiis fissi un obiettivo. Oppure ci dica che obiettivi per quest’anno non ce ne sono. Con Mazzarri si ragionava “una partita alla volta”, abbiamo campato lo stesso. Con Benitez partivamo sempre per vincere secondo le dichiarazioni dello spagnolo a inizio campionato, eppure non abbiamo vinto. Ecco tra questi due estremi De Laurentiis ci dica cosa vuole fare della sua azienda, quali obiettivi si è prefissato e come intende raggiungerli. Perché noi non l’abbiamo capito e forse nemmeno lui. Ma questa è una critica, non un accanimento. Quel livore infinito e inservibile che si vive nei nostri stadi, sui social network e tra i nostri “amici”. E che amici eh!

Valentino Di Giacomo

Twitter: @valdigiacomo

#ilCaffèMiRendeTifoso

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