Tags Posts tagged with "civiltà"

civiltà

0 4370

L'amara verità

Avete visto il titolo e avete pensato: “Fammi vedere questo fesso dove vuole arrivare”. E allora ve lo spiego. Milano è più bella di Napoli e i milanesi sono meglio dei napoletani. E’ così e non può essere altrimenti. Me ne accorgo ogni volta che vado nel capoluogo lombardo. Ci sono ritornato per fare una bella intervista che qui su SoldatoInnamorato vi mostreremo tra qualche giorno. Certo, nella città meneghina non ci sta il Vesuvio e il lungomare (per giunta liberato), fa freddo già ora che noi andiamo ancora a mare e d’inverno ci si puzza del santissimo freddo. Per non parlare della nebbia eh! 

Ecco, spazzati via tutti i cliché, ora possiamo ragionare. Ah, non ho parlato di pizza, sfogliatelle, caffè e mozzarelle perché qualche fesso che importa o qualche “emigrato” lo si trova. 

A Milano sono civili. Te ne accorgi dalle scale mobili in metropolitana: chi vuole andare con le proprie gambe cammina a sinistra, chi si sfasterea si ferma a destra. Ora pensate a tutte le (rare) metropolitane perse a Napoli perché da capre ci si mette tutti fermi sia a destra che a sinistra.

Ah, a Milano le metropolitane passano come la leggenda di Mussolini sui treni in orario.

Puoi arrivare da un punto all’altro della città senza mai abbandonare la Milano tube. Sui marciapiedi difficilmente becchi qualcuno che si ferma come un coglione al centro impedendo agli altri di passare o due persone che si piantano a chiacchierare nel bel mezzo. Si chiamano MARCIA A PIEDI, quindi camminano. Se devono guardare una vetrina ci si fermano davanti lasciando passare chi deve proseguire la propria passeggiata. 

A Milano difficilmente si trovano quei puzzati di fame che incontriamo sulle nostre tangenziali che per non comprare una lampadina (che costa dai 3 ai 30 euro) marciano con gli abbaglianti appicciati. A Milano il rosso è rosso, il verde è verde. Chi viene da destra ha la precedenza. 

A Milano il Comune aiuta il cittadino in tutto: dalla scuola, agli asili nido, alla sanità. Se vai in ospedale dicendo che hai dolore ai reni non ti liquidano – senza fare nessun accertamento – dicendo che è un’infezione e ti prescrivono medicinali, a tentativo. Se a Milano hai i calcoli renali – come ho dovuto scoprire io attraverso esami privati perché all’ospedale San Paolo di Napoli al pronto soccorso teneno che fa e quindi al massimo ti palpeggiano la parte – ti fanno le ecografie e cercano di capire che tieni. Gratis. 

A Milano sanno vendersi pure quello che non tengono. La nostra via dei Mille è assai meglio della gettonatissima via Montenapoleone. Ma Milano è “la capitale della moda”, nonostante a Napoli ci sono tra i migliori stilisti del mondo: chiedere a Isaia, Kiton o a Marinella. 

Noi invece ci siamo assuefatti al cliché che loro devono avere l’organizzazione e noi poiché pensiamo di essere bravi, intelligenti, simpatici (e soprattutto furbi), dobbiamo campare con quello che il Padreterno ci ha dato. Uno stereotipo alimentato da film di merda come Benvenuti al Sud o Benvenuti al Nord con il sempre pessimo Alessandro Siani che personalmente mi fa artisticamente schifo proprio per quella maschera del napoletano co ‘o core bbuono. Che poi vi do una notizia: se viaggiate un poco troverete città che sono naturalmente altrettanto belle come Napoli. Faccio solo qualche esempio:  Lisbona, Rio de Janeiro e Istanbul. E popoli meravigliosi ovunque, basta saper cercare.

Insomma in virtù della bellezza noi dobbiamo sopportare l’inciviltà, la maleducazione, la disorganizzazione. E in fondo lo consideriamo il giusto prezzo per godere delle bellezze di Napoli. Magari beandoci delle storie di Bellavista che alla Rinascente “si praticano solo prezzi fissi” e che i vari Cazzaniga sono una maniata di imbecilli. I furbi siamo noi. 

Per anni mi sono beato pure io della bellezza della mia città. Considero valore (per dirla con il napoletano rinnegante Erri De Luca) fare come oggi che al 4 ottobre posso ancora farmi i bagni a mare. Anche questa è vivibilità, lo penso e continuo a pensarlo. Come penso pure che Napoli sia meglio di Roma in tutto e per tutto avendo abitato nella capitale per diversi anni. 

Ma proprio perché “la base” l’abbiamo, noi che ci crediamo così furbi, non sarebbe invece intelligente costruire tutto il resto? Basterebbe semplicemente avere rispetto degli altri ed educazione. Quella stessa educazione che i napo-milanesi sanno avere quando si trasferiscono al Nord: il napoletano – per usare un altro abituale cliché – che quando va a Milano non butta la carta a terra. Non la butta perché a Milano hanno creato un valore che è quello della civiltà, del rispetto, dell’educazione. Tutti valori che noi invece abbiamo buttato nel cesso perché si deve guidare con il faro scassato e restare fermi a sinistra sulle scale mobili. 

Forse se invece di perdere tempo sui social a bearci delle nostre bellezze, provassimo a renderle fruibili e magari crearne di altre, saremmo veramente un grande popolo. Una città bella, vivibile e, per giunta, senza nebbia. Perché non è vero – come è comodo credere – che la colpa è solo dei politici, della politica, dei mariuoli in Parlamento. Vuole farcelo credere pure il sindaco a cui piacciono i corni giganti su via Caracciolo e le lettere strappalacrime che valgono medaglie d’oro di banalità. La colpa è nostra che in fondo abbiamo una città abitata per gran parte da stupidi, incivili, miserabili e ignoranti. Che per giunta pensano pure di essere furbi. 

Milano è meglio di Napoli. E gli abitanti di Milano sono meglio di quelli di Partenope. Fatevene una ragione. Altrimenti proviamo a cambiare.

Valentino Di Giacomo

SEGUICI E COMMENTA CON NOI SU FACEBOOK SULLA PAGINA DI SOLDATO INNAMORATO E SU TWITTER@SurdatNammurat

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

 

 

 

 

0 7289

La diffusione di internet, e più specificamente, dei social-network, ha riacceso l’interesse per le lingue nelle masse di non specialisti, in particolare verso i suoi aspetti curiosi, o aneddotici.
Non poteva mancare il napoletano, lingua di un popolo che ha nel racconto e nella narrazione artistica un suo tratto distintivo.
Spesso, però, si corre il rischio di lasciare troppo spazio al fattariello curioso, senza approfondire gli aspetti tecnici, che danno statura scientifica alla nostra amata lingua. Lo scopo di questa rubrica è proprio questo, ricordarvi/ci che il napoletano è una delle tante lingue italiche e che va studiata, raccontata e indagata come prodotto della cultura neo-latina. Da studente, durante i primi anni, odiavo profondamente la linguistica, la ritenevo una cosa noiosa e ricca di terminologie incomprensibili. Per farmela piacere, ho iniziato ad applicarla alla realtà.
Se ci pensate bene, l’esercizio di una lingua è l’attività culturale che facciamo con maggiore frequenza, anche se siamo ignoranti.
Ogni volta che leggiamo, scriviamo o parliamo, mettiamo in moto un meccanismo millenario.
Torniamo al napoletano, chi di voi conosce l’espressione PESCE E PESCE?
In tempi in cui il nostro parlamento di affanna ad approvare un decreto di civiltà, l’espressione napoletana pesce e pesce racchiude in sé tutte le mille sfaccettature di una relazione omosessuale e non solo.
Fare pesce e pesce può avere infatti diversi significati:

1-Può essere indicato come relazione omosessuale tout court, incrociare e far strofinare due membri può essere un elemento base dei preliminari omosex.
2-Può indicare una relazione profonda tra due amici, una sorta di affinità elettiva, senza che ciò implichi la loro omosessualità. Chiara è la frase “facite sempre pesce e pesce tutt’e duje” riferita a due amici inseparabili.
3-Anche se raro, il detto è ascrivibile ad un rapporto di servilismo e piaggeria nei confronti di qualcuno: un superiore, un politico o in generale qualcuno dal quale vogliamo ottenere un favore o un “appoggio”. Tipico è il rimprovero “Eh bravo, stai sempre pesce e pesce c’o capo. Lecchino!”

Ma cosa è in linguistica pesce e pesce? Tecnicamente può essere una locuzione avverbiale (generata a sua volta da una metafora pesce=membro maschile), ovvero una frase fatta che ha la funzione di un avverbio. Volendoci sbilanciare, è ascrivibile al fenomeno della reduplicazione, ovvero la formazione di un nuovo significato con l’utilizzo di un solo sostantivo ripetuto, il quale preso singolarmente ha un senso del tutto diverso. Per capirci: pesce da solo ha significato erotico-ittico, pesce e pesce amicale-amoroso. In napoletano, a differenza dell’italiano, la reduplicazione è molto prolifica, altri esempi più noti: tann’ (allora, all’epoca) tann’ tann’ (in quel preciso momento, vico (vico, vicolo) vico- vico (dappertutto, ovunque).

Ricordate, il napoletano è una scienza.