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1523221588048_azzurripallanuotoesultanoNel weekend si è chiuso il campionato di Serie A1 di Pallanuoto con le final six disputate a Trieste. Il Posillipo venerdì ha battuto 10-7 l’ Ortigia. Questi i parziali: (2-0, 4-2), (1-1), (3-4) con rilassamento solo nel finale. I principali marcatori sono stati Marziali con 3 e Farmer  con 3. BPM Sport Management invece ha battuto 14-6 Roma Nuoto. In semifinale poi il Posillipo ha perso in semifinale contro Brescia facendo soffrire i lombardi, invece Verona ha perso in semifinale contro la Pro Recco.  Grande partita degli uomini di Ochiello che hanno terminato il primo parziale e l’ultimo in parità sul punteggio di 2-2. Per la sconfitta fatali i parziali di mezzo persi con il punteggio di 2-1, 3-2. I principali marcatori sono stati A. Nora con 2, P. Saccoia con 2 e Manzi con 3. Poi i napoletani hanno pagato lo sforzo contro Verona perdendo 9-11 mancando dal 2014 l’accesso alla Champions League, qualificandosi per l’ EuroCup concludendo il campionato al quarto posto. Questi i parziali: (1-5), 2-0, (2-3),  (4-3). I principali marcatori sono stati R. Drasovic con 2, L. Bruni con 2. C. Mirarchi 2 per i veneti. G. Di Martire e L. Marziali 2 reti a testa per il Posillipo. Oggi pomeriggio si è giocata la finale scudetto vinta ancora dalla Pro Recco per 11-10 contro Brescia vincendo il quattordicesimo scudetto consecutivo.  Adesso spazio alla final eight di Champions League.

Claudio Gervasio

Fonte foto: FIN.IT

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L'impossibile può essere possibile

Tiro di Perotti, deviazione di Koulibaly, sembra finita, abbiamo buttato un’altra partita pur avendo dominato per l’intero match. E’ gol. Ci hanno fottuto un’altra volta. 

Sono i pensieri di sabato scorso. Li abbiamo fatti tutti noi. Eravamo già tutti pronti a scagliare il telecomando contro il televisore. E invece no. Invece Pepe Reina fa l’impossibile: mette tutta la forza, l’istinto e la voglia sulle proprie gambe, si lancia e la prende, poi come un felino allontana la palla con il piede.

Non vedevo una cosa del genere fatta da un mio giocatore da anni. Quello di Reina è un gesto che può comprendere solo chi ha fatto sport. Qualsiasi sport. Perché ci sono momenti, accadono di rado, ma accadono, che l’impossibile diventa possibile. Anzi, quasi facilmente possibile. Ti si accende una luce dentro e riesci a fare una giocata che è frutto di un’energia che non hai, ma che si palesa senza che tu neppure te ne accorga. Sono frazioni di secondo, eterne, interminabili.

Ho una mia teoria quando accadono queste cose: quella giocata Pepe l’ha sognata chissà quante volte, forse senza neppure ricordarlo. Provi una mossa in sogno e poi all’improvviso, nella realtà, il fisico deve solo seguire l’impronta che nella mente esiste già.

Perché scrivo questo? Perché il Napoli sarà chiamato a giocare un’intera partita da sogno contro il Real Madrid. La missione è impossibile. Loro sono i galacticos, sono abituati a giocare questi match, noi no. Ci manca l’esperienza, i nervi saldi, la capacità di fare praticamente sempre la scelta giusta. Sono sicuro che i ragazzi in maglia azzurra questa partita l’avranno giocata migliaia di volte nei loro sogni, non solo ora, ma anche quando erano bambini. E’ la classica partita dei sogni. E’ – per fare un esempio – quando vai a giocare la finale del torneo di calcetto o di calciotto per noi comuni mortali. Non ci guadagni nulla, ma la coppa la vuoi vincere e allora lotti sul pallone ancora più del solito, cerchi di essere lucido per portare a casa il risultato. Loro sono forti? E’ vero. Ma le partite bisogna sempre giocarle. E’ il bello dello sport.

Razionalmente partiamo battuti. Non c’è storia. Però è da tanto che il San Paolo non riesce a creare quella strana alchimia tra squadra e pubblico che prima era quasi la regola. Chissà che non sia la serata giusta. Sperare non costa nulla.

A me stasera torna alla mente quell’esordio in Champions League a Manchester contro quei fenomeni che sembravano usciti dall’album delle figurine, più che una squadra di calcio. Poi però noi, con Aronica e Cannavaro, con Inler e Gargano, abbiamo superato l’esame. Maggio si invola e serve Cavani: gol. Esistiamo pure noi nel calcio che conta! Soltanto una punizione di Kolarov alla fine ci tolse una vittoria meritata. Ma quel girone lo passammo. E come se lo passammo!

Ecco, è da molto che il Napoli non riesce a rendere possibile l’impossibile. Proprio quello che ha fatto sabato Reina. Crederci non ci costa nulla. Mal che vada abbiamo assistito ad un’altra pagina di storia del nostro Napoli. Perché tanto, nella buona e nella cattiva sorte, noi siamo sempre al suo fianco. Pure nei sogni. Sognare, sognare sempre, guardare sempre in alto e avanti. La bellezza dei sogni è che sono sogni. Non illusioni.

Valentino Di Giacomo

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Il calciomercato e la partita doppia

Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

E ci risiamo! Come ad ogni sacrosanto calciomercato ecco rispuntare il papponismo. Ancor più facile dopo il misero pareggio conto il derelitto Palermo. Il tifoso prende la sua bella calcolatrice e comincia a fare la partita doppia. Né più e nè meno si fanno i conti nella tasca del presidente. Perché NON CI DEVE GUADAGNARE, sennò è pappone, anzi PAPPONE. Perché ai tempi dei social pure le maiuscole hanno la loro importanza, ricordiamolo.

Il Napoli ha venduto Gabbiadini per circa 20 milioni ed El Kaddouri per circa 2. Ha comprato per circa 18 Pavoletti e suppergiù ha pagato un milione per Leandrinho. Ergo, il signor De Laurentiis ha messo altri dobloni d’oro, da novello Zio Paperone, nel suo forziere. Ora per il tifoso da social non è importante che il Napoli sia terzo in classifica ad uno sputo dalla Roma, in semifinale di Coppa Italia e ai quarti di finale contro il Real Madrid. Ah scusate, mi adeguo: REAL MADRID. Si, abbiamo beccato i blancos nonostante questa squadretta di nome Napoli abbia vinto il girone di Champions League. Che schifo vincere un girone di Champions però se il signor Aurelio De Paperoni si mette i soldi in tasca. E’ volgare. Come ebbe a dire Moniseur De Laurentiis della Juve quando l’armata bianconera sganciò 90 milioncini per prendere il signor Gonzalo Higuain, all’anagrafe anni 30.

Stavolta pure il tifoso più critico nei confronti di Aurielon de Aurieloni non ha potuto dire molto. La critica, tecnica, quella passabile è che alla rosa manca un buon terzino destro e che a gennaio si poteva intervenire. E’ vero. Maggio ha fatto il suo tempo, se fosse stato possibile il presidente avrebbe dovuto comprare un terzino all’altezza. E fin qui siamo alla critica costruttiva. Critica che, tra l’altro, mi trova concorde.

Epperò non si sopporta più il tifoso da partita doppia con la calcolatrice alla mano. Almeno io comincio a mal sopportarlo. Ma si può gioire, godere, essere felici almeno per una sessione di mercato? O a Napoli è come chiedere la luna?

Ad Agosto i soliti tifosi “esperti” si stracciavano le vesti per la cessione di Higuain. Fioccavano sui social le classiche invettive: “Ma chi è stu Rog?”, “Ma chi è Zielinski?”, “Ma ca amma fa cu stu Diawara!”. Del resto la caldissima piazza si contraddistinse per quel caloroso benvenuto a due signorini in maglia azzurra che qualcosina nel Napoli hanno fatto: ci siamo dimenticati di come vennero accolti Hamsik e Lavezzi a Castelvolturno il giorno della loro presentazione? E i mal di pancia per la cessione di Sua Maestà Quagliarella e l’acquisto di quel signor Carneade dalle fattezze di Gesù Cristo che all’anagrafe era contemplato al nome di Edinson Cavani? E vogliamo ricordarci di cosa si scriveva in proposito di Hysaj e Sarri? “Ma nuje simme ‘o Napule! Mica l’Empoli”.

La critica è una bella cosa. Ma c’è bisogno di moderazione nell’esercitarla. Ormai contro De Laurentiis siamo all’accanimento. Un presidente certamente criticabile, ma tra la critica e l’odio a prescindere c’è di mezzo il mare. E’ che ormai ci siamo fatti la bocca troppo buona. Ma, quel che è peggio, è che non sappiamo godere. Chissà quanti tifosi vorrebbero stare al posto di quelli del Napoli. Ci invidiano la squadra, il gioco, l’allenatore, la solidità del club, la continuità di risultati. Noi però di tutto questo non sappiamo goderne perché ormai “Conta solo vincere” come si scrive sugli striscioni allo stadio. E’ inutile che ora mi metta a ripetere la storiella sui 90 anni del club e sui suoi risultati che, eccetto il 4-5 anni maradoniani ad alti livelli, raccontano di una squadra che sicuramente non si può annoverare nell’élite del calcio italiano. Ora siamo nell’élite del calcio europeo, però quasi ci fa schifo. E perché? Perché il presidente è pappone, PAPPONE, pardon.

Oggi, solo per fare un esempio, tutti i centrocampisti della Juve verrebbero a Napoli a giocarsi il posto. I nostri difensori e attaccanti sarebbero titolari in quasi tutti i top team europei. Però a noi questo ci fa schifo. Dobbiamo per forza essere arrabbiati. Del resto questa consuetudine si porta proprio assai sul web. Ci si incazza contro chiunque: non fa differenza che si tratti di calcio, politica o star system. Basta odiare, criticare. Basta avere sempre un’opinione su qualsiasi fatto, su qualsiasi persona. Perché stare sui social network dà diritto a dire tutto. Del resto ci sta sempre qualcuno che legge e uno può stare ore a perdere tempo solo a parlare delle ultime scarpe indossate da Belen, della finanziaria di Padoan, della politica di Trump, della crisi in Libia e del perché la pizza con la ricotta non è più come quella di una volta. Ah e non esistono più le mezze stagioni. Va detto.

Io non lo so se non esistono più le mezze stagioni, ma di sicuro le mezze misure sono scomparse. O 1 o 90, o tutto o niente. Va bene la critica al presidente, ma non l’astio, l’odio a prescindere. Ma, soprattutto, siamo ancora capaci di godere della nostra squadra? Ma vi fa piacere o no vedere questo Napoli? C’è bisogno per forza di fare ogni volta commenti al vetriolo? A che serve?

Ma poi, aggiungerei, siete così ben disposti a fare i conti nella tasca di De Laurentiis. Del resto avevo dimenticato che questa città è così ben disposta nello spendere soldi che lo stadio è sempre pieno. Per non parlare della ressa ai botteghini quando per un’amichevole il presidente decise di dare una parte dei biglietti gratis… Ah però con il Real Madrid ci si può mettere l’abito buono e “buttare” 100 euro per un biglietto. Una fede, quella dei tifosi, così incrollabile che si manifesta con la Juve e il Real Madrid, ma con Pescara o Torino sparisce all’improvviso. Un giorno all’improvviso, del resto, è lo stupido motivetto che si canta ancora. Tutti a difendere la città. Dallo scranno dei social network è più facile ancora. Complimenti!

Valentino Di Giacomo

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Se la prestazione di Istanbul l’avesse fatta la Juventus, con egual risultato, i media italici avrebbero gridato all’ingiustizia e per settimane si sarebbe parlato della sfortuna di una squadra eccezionale. Ma il Napoli, a volte anche per colpe proprie, non è ben voluto mediaticamente come i bianconeri. Per quanti giorni, ad esempio, si è parlato del gol annullato a Pjanic contro il Milan? E quanto ci siamo fatti male da soli, invece, con la querelle tra Sarri e De Laurentiis dopo i rigori mancati a Pescara e Genoa. Abbiamo un’abilità eccezionale di passare dalla ragione al torto.

L’unico torto del Napoli contro il Besiktas è di non aver concretizzato le occasioni avute. Ma la prestazione dei ragazzi di Sarri è stata eccezionale per tanti fattori. Quante squadre sarebbero riuscite a venir via da Istanbul con un punto in un contesto climatico certamente non facile e dopo aver subito un rigore a 12 minuti dalla fine?

In questo momento la fortuna e gli dei del calcio hanno voltato le spalle agli azzurri. Certo, l’assenza di una vera e propria punta dopo l’infortunio di Milik ha un peso fortissimo sul rendimento della squadra, ma è pur vero che nulla gira a favore dei nostri. Ieri, come ciliegina sulla torta, abbiamo dovuto assistere persino al rigore sbagliato dalla Dinamo Kiev contro il Benfica che ci avrebbe consentito di guardare con maggior sicurezza al passaggio del turno nel girone. Come nelle più perfette sliding doors, Reina non ha acciuffato per centimetri il rigore dell’attaccante turco e il portiere del Benfica ha invece parato il suo. Tutto questo accade dopo appena 3 giorni l’assurda gara di Torino contro la Juventus, un match che il Napoli avrebbe quantomeno meritato di pareggiare.

Ora dobbiamo solo decidere a cosa dare maggior peso: ai risultati o al gioco? Se guardiamo ai risultati una moderata insoddisfazione è plausibile, ma se guardiamo al gioco prodotto possiamo solo dire che il Napoli può vantare dalla sua di giocare il miglior calcio d’Europa. Subiamo pochissimo in difesa, ma paghiamo pressoché ogni nostro errore. In attacco creiamo molto, ma concretizziamo poco. Non considerare la fortuna e la sfortuna tra le variabili del calcio sarebbe un errore che non renderebbe giustizia a quanto i nostri ragazzi stanno facendo in campo. Per una volta, anziché guardare le partite dal punto di vista di tifosi del Napoli, dovremmo fare l’esperimento al contrario: metterci nei panni dei tifosi avversari. Quanto avranno sofferto i tifosi della Juve o del Besiktas ogni volta che i nostri prendevano la palla e iniziavano a manovrare i loro triangoli perfetti? Dovremmo chiedercelo più spesso.

Dobbiamo solo decidere se soffermarci solo sulle cose che non vanno, oppure ringraziare i nostri giocatori per quanto stanno facendo. Fortuna e sfortuna non seguono nessuna legge, non possiamo quindi tenere nel conto che ciò che ci è stato tolto un giorno ci sarà restituito. Possiamo solo credere, in un moto calvinista, che se il gioco espresso dagli azzurri resterà di questo livello non dovremo attendere molto per risollevarci. E’ vero, l’assenza di Milik pesa, ma altre squadre l’avrebbero pagata anche più a caro prezzo. Nonostante il vento contro la squadra riesce ad esprimere sempre un grande gioco e tutte le squadre che ci affrontano ci temono.

Forse, se invece di guardare ogni volta a tutto ciò che non va, ci concentrassimo soprattutto sui tantissimi aspetti positivi manifestati dal Napoli, tutti ci convinceremmo che questo momentaccio è possibile superarlo. E, prima di tutto, devono convincersi i nostri calciatori. La convinzione in ciò che si sta facendo è alla base dei risultati. Non dobbiamo perdere la bussola. Non può piovere per sempre. Il Napoli gioca il miglior calcio d’Europa. Dobbiamo solo prenderne consapevolezza e i risultati arriveranno. Il vero fenomeno del Napoli si chiama Sarri.

Valentino Di Giacomo 

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Diego Armando Maradona entra nella Piazza Rossa, 6 novembre 1990 (foto da sports.ru)

E’ attesa. Mancano poche ore alla gara semi-pomeridiana e semi-serale tra Besiktas e Napoli. Girano i minuti e lo sguardo cade sempre sull’orologio. In un giorno festivo come questo le ore però non passano. Si prova ad ingannare il tempo, ma il pensiero è fisso. E’ una partita importante quella di stasera: con un’impresa gli azzurri farebbero un passo fondamentale per raggiungere l’agognata qualificazione messa a repentaglio dalla sciagurata gara di 15 giorni fa al San Paolo.

C’è fermento, ma forse per suggestione di un match così importante, in questo tempo vuoto di cose da fare se non abbrustolirsi al sole di questa magnifica giornata autunnale, mi tornano alla mente altre attese. Quando il Napoli giocava in Europa e c’era Lui. Quante storie a quei tempi! Diego che non parte per la Russia, Diego acciaccato, Diego incazzato, Diego fenomeno con quel gol in mezza rovesciata allo Ujpest Dozsa.

Ero bambino. Per me Diego e tutti gli altri azzurri non erano solo calciatori, ma eroi. Supereroi. Il Napoli di oggi non ha eroi, ma giocatori. O forse sono io che non sono più bambino e non riesco a colorare di magico gli attuali calciatori azzurri. Voglio bene ad Hamsik, ma non è Diego e non è neppure Alemao o Careca. Non è Bagni. Non è Crippa. Non è De Napoli. Non è Francini. Non è Renica. I miei eroi con i super-poteri.

Poco meno di 30 anni fa oggi sarei stato per strada a giocare. Con questo sole e senza scuola avremmo fatto partite dalla mattina fino all’ora del match del Napoli. Se avesse piovuto avrei preso della carta e del nastro adesivo per fabbricarmi la mia pallina con cui giocare in salotto con la porta d’ingresso a fare la porta di calcio. E io con la mia telecronaca mormorata in cui diventavo tutti i giocatori del Napoli che si passavano la palla. Fino al gol. Esultavo pure per la gioia di mamma e papà…

E allora penso ai bimbi di oggi. Chissà se per loro queste partite di coppa sono sentite così come le sentivo freneticamente io. Che poi, risultato a parte, qualche anno fa era comunque un giorno di festa lo stesso perché finalmente potevamo vedere il Napoli in tv in diretta. Mentre per le gare di campionato era solo radio e poi attesa di 90esimo minuto. C’era mistero. Come allora era il sesso, la bellezza era nascosta e più desiderata. Oggi, anche il calcio, è pornografia per abuso di immagini. Senza immaginazione non c’è letteratura.

Ai bimbi di oggi auguro di vivere questo giorno con le emozioni di come le vivevo io anni fa. Sarebbe bello se anche per loro Hamsik assumesse le sembianze del mio Maradona o almeno di Alemao.

Vabbè ho ingannato un altro po’ di tempo scrivendo, spero sia stato utile per voi passare qualche minuto con questo scritto per addomesticare l’attesa. Mò scusatemi, ma sento urla giù al palazzo di bimbi che giocano. Intanto mi affaccio. Non si sa mai ne mancasse uno per apparare le squadre… Forza Napoli!

Valentino Di Giacomo 

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E insomma: nelle ultime tre partite il Napoli ha fatto zero punti, è scivolato al quinto posto in campionato a 7 punti dalla Juventus, ha rivitalizzato Petagna, fatto sembrare Dzeko un attaccante mondiale, preso 6 gol in due partite in casa, riaperto un girone di Champions che si poteva blindare con tre giornate di anticipo subendo la prima sconfitta in Champions nella storia e messo in mostra dei limiti difensivi inspiegabili l’anno scorso, oltre a disimparare a rifinire e concretizzare la mole di gioco. Ma che è successo?

Il Napoli stasera ha provato a rimescolare le carte, tenendo in panca Gabbiadini (inesistente contro la Roma) per giocare con Mertens falso nove affiancato da Insigne e Callejon. Le combinazioni tra i tre giocatori offensivi sono splendide, ma fatto sta che nessuno dei tre trova la porta con regolarità; ma soprattutto basta che qualsiasi squadra decida di giocare reattivamente, chiuda gli spazi, riparta velocemente e pressi la prima costruzione e il Napoli si suicida con le sue mani.

Ne avevamo già avuto un assaggio col Benfica, quando venti minuti finali disastrosi avevano quasi riaperto una partita dominata; nelle ultime partite però la cosa è degenerata, con errori banali di ogni tipo, culminati con lo scellerato retropassaggio di Jorginho che ha regalato palla ad Aboubakar lanciato a rete. La difesa del Napoli l’anno scorso si era dimostrata solidissima grazie ad un sistema ben congegnato di linea alta e coperture preventive, che veniva fatto funzionare alla perfezione dalla concentrazione assoluta dei giocatori; questi, però, sono tutto sommato gli stessi dell’era Benitez, e lo stanno dimostrando riproponendo gli stessi cali di tensione di due anni fa. Ogni sistema difensivo di per sè funziona: quello che fa la differenza oltre alle capacità individuali è la concentrazione.

Qualcuno in questi minuti già parla di sfortuna, citando le prime statistiche disponibili che danno il Napoli in vantaggio in tutti i principali indici statistici di base che indicano la superiorità del Napoli per chilometri corsi, percentuale e totale di passaggi riusciti, conclusioni verso la porta e possesso palla, chiamando in causa l’errore dal dischetto di un fischiatissimo Insigne, il terzo gol in fuorigioco dei turchi, gli episodi che girano a sfavore; nessuno però parla del secondo rigore, quello trasformato da Gabbiadini, generosissimo, che in parte riequilibra il conto e smonta decisamente gli alibi. La sfortuna non c’entra, e nemmeno l’assenza di Milik; c’entra eccome invece la sensazione di una squadra fragilissima, confusa, che ha perso i suoi rodati meccanismi sia in difesa che nella circolazione di palla e si affida alla genialità di Mertens, alle verticalizzazioni di Hamsik e ai tagli di Callejon; armi eccellenti, per carità, ma pur sempre basate sull’individualità, il contrario della filosofia di gioco della squadra. In una formazione costruita per giocare collettivamente, l’incoerenza si paga caro. 

Che fare a questo punto? Il Napoli non può risolvere la situazione sul mercato, pertanto ha bisogno di tirare fuori il massimo dai suoi giocatori come fece l’anno scorso. Magari cavalcando l’ingresso positivo di Diawara al posto di un Jorginho ormai sistematicamente francobollato da un marcatore a uomo per novanta minuti, magari migliorando l’integrazione di Gabbiadini nei tempi della squadra, in attesa del ritorno di Albiol, tanto vituperato quando commette un errore ma evidentemente fondamentale nella direzione della linea difensiva; magari cambiando qualcosa a livello tattico (che non significa necessariamente modulo), visto che ormai le contromosse al gioco del Napoli sono chiare a tutti. L’importante è non cercare alibi: il Napoli ha bisogno di ritrovare sè stesso, perchè una squadra così forte non può gridare “mamma li turchi” a casa sua.

Roberto Palmieri

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Dalla pagina ufficiale FB di SSC Napoli

Il Napoli torna finalmente a respirare l’Europa che conta dopo l’incredibile uscita ai gironi con dodici punti di tre anni fa e lo fa con una vittoria brutta, sporca e cattiva: la Dinamo si rivela un avversario ostico e motivato, ed è necessaria una doppietta del bomber polacco per portare a casa tre punti già pesantissimi dall’Ucraina che ci proiettano subito al primo posto nel girone dopo il pareggio tra Benfica e Besiktas.

LA CRONACA – Il tema tattico del primo tempo è stato la ricerca di spazio. La Dinamo infatti è una squadra dal tasso tecnico non eccelso ma molto organizzata tatticamente, con grande densità in zona palla e linee strette e coordinate in fase difensiva, capaci sia di sedere basse che di supportare un pressing organizzato volto a recuperare il pallone a metà campo e occasionalmente anche più su. Il Napoli ha tentato vari esperimenti: in un primo momento Hamsik giocava basso accanto ai difensori per superare la prima linea, in seguito Mertens ha iniziato a occupare una mattonella intermedia quasi da interno di centrocampo per fare da bersaglio per i passaggi e (nelle idee del tecnico) girarsi e puntare la porta; dopo un quarto d’ora di lotta a centrocampo però entrambe le squadre hanno optato per aggirare l’ostacolo passando per le corsie. Il Napoli in particolare ha gestito le fasce con una disposizione asimmetrica alternata, con il terzino del lato forte e l’ala di quello debole a dare ampiezza. La Dinamo da parte sua ha puntato tutto sul rapidissimo e caotico Yarmolenko e i suoi dribbling. In realtà Koulibaly riesce a gestire la situazione quasi sempre; l’unica volta che lui e Ghoulam non riescono a fermarlo, l’ucraino riesce a mettere la palla in mezzo per il gol di Garmash. 

Il vantaggio ha messo la DInamo in condizione di fare la partita che voleva, in contropiede, forzando il Napoli a un palleggio basso spesso impreciso con tanti palloni persi. Alla fine però gli azzurri sono finalmente riusciti a sfondare sulle fasce e al minuto 36 il miglior cross della carriera di Ghoulam trova Arek Milik sul secondo palo che scavalca Shovkovski. Nel recupero del primo tempo è ancora il polacco a far esplodere i tifosi napoletani, intervenendo in uno scambio aereo un po’ caotico con un altro dei suoi colpi di testa non forti ma precisissimi.

All’uscita degli spogliatoi il Napoli inizia a sentire la fatica fisica e a concedere campo agli ucraini: addirittura al sessantesimo Hamsik in debito di ossigeno viene sostituito da Zielinski (poco incisivo sulla partita). Poco dopo Sydorchuk si fa espellere con una imbarazzante simulazione ma il Napoli non riesce a chiudere il match: la superiorità numerica non si sente e dei nuovi entrati soltanto Manolo Gabbiadini si dimostra davvero voglioso (strano a dirsi conoscendo la pacatezza del bergamasco). Alla fine un’ingenuità della difesa concede perfino una pericolosissima punizione a distanza ravvicinata per Yarmolenko, che fortunatamente non centra lo specchio. La partita termina senza altri sussulti, con tre punti sofferti per il nuovo Napoli all’esordio europeo.

COSA HA DETTO IL MATCH – Non si può dire che la vittoria del Napoli sia stata schiacciante: gli azzurri hanno sofferto in molti momenti, soprattutto all’inizio e alla fine, e hanno faticato anche a proporre la consueta mole di gioco offensivo. La lezione da portare a casa è che le difese europee non sono meno attente di quelle italiane, ma spesso giocano in modo diverso, puntando a ostacolare ogni parte dell’azione piuttosto che la sola definizione; inoltre con Yarmolenko abbiamo avuto un primo confronto con il livello degli esterni offensivi europei, che potrebbe essere molto utile in prospettiva fase finale quando arriveranno (sperando di arrivarci senza intoppi) le squadre più forti. Sarebbe stato bello magari vedere l’esordio di Diawara al posto di un Jorginho come sempre magnifico nella gestione del pallone ma un po’ impreciso nella verticalizzazione, ma oggettivamente non era la partita più adatta. La bella, splendida notizia è la continuità subito trovata da Milik, che si dimostra un giocatore di grande concretezza in attesa che riesca a esprimere anche l’eleganza e la classe che ha mostrato ampiamente tra Ajax e Nazionale polacca. Senza dimenticarci di Manolo Gabbiadini, non favorito dall’atteggiamento della squadra ma entrato con la voglia di spaccare il mondo: lo vogliamo sempre così in attesa di un primo gol in campionato che non tarderà sicuramente ad arrivare. Forza Napoli sempre!

Roberto Palmieri

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Benfica, Besiktas, Dinamo Kiev: i risultati del sorteggio hanno rinfrancato molti napoletani, in nome di un “poteva andare peggio” tutto sommato giustificato. Altri invece hanno invocato calma, affermando che le avversarie sono tutt’altro che facili. Chi ha ragione? Oggettivamente, il Napoli è favorito nel girone? E dove può arrivare, facendo delle ipotesi realistiche, la nostra squadra?

Iniziamo a parlare delle avversarie. Partire in seconda fascia ha giovato al sorteggio, ma le insidie della prima fascia erano enormi, con Barcellona, Real, Bayern e PSG; dall’altra parte CSKA e Leicester sarebbero state avversarie molto meno insidiose dei campioni di Portogallo, una squadra solida che l’anno scorso dopo un inizio difficile si è messa alle spalle lo Sporting del grande ex Jorge Jesus ed è guidata dal bravissimo Rui Vitoria, e anche senza la stellina Renato Sanches rimane molto pericolosa. Il valore di mercato della rosa stimato da Transfermarkt è di ben 180 milioni di euro e la rosa vanta giocatori di spessore: il 22enne Lindelof è considerato uno dei migliori talenti difensivi del mondo e l’attaccante brasiliano Jonas nonostante l’età matura l’anno scorso è esploso sforando quota 30 gol. I portoghesi sono avversari solidi ed esperti, e l’esito della sfida contro il Napoli (che pure è decisamente in testa per valore della rosa, con gli attuali 291 milioni) è tutt’altro che scontato.

La Dinamo Kiev paga il fatto di giocare in Ucraina, dove il campionato si svolge in condizioni molto difficili a causa della situazione del Paese; di conseguenza negli ultimi anni ha faticato a trattenere i migliori giocatori e ad attirarne altri. I nomi di spicco della rosa da 110 milioni di euro sono Domagoj Vida, difensore distintosi con la Croazia agli Europei, e la fortissima coppia di ali formata dal paraguayano Derlis Gonzalez e dall’ucraino Andriy Yarmolenko, deludente in Francia ma devastante in patria. Non è certamente il Tottenham, grande spauracchio della terza fascia, ma si tratta di una squadra più che degna di disputare i gironi di Champions.

Il Besiktas infine è sicuramente la squadra meno attrezzata del girone. Persi Mario Gomez e l’ex napoletano Josè Sosa, giocatori chiave dell’anno scorso, i nomi più rilevanti sono quelli del fresco campione d’Europa Ricardo Quaresma e del giovane centrocampista Ozyakup, considerato l’astro nascente del calcio turco. In più il club di Istanbul si è assicurato il terzino Adriano dal Barcellona, chiuso da Alba in Catalogna ma giocatore assolutamente importante, e il giovane Talisca dal Benfica, talento brasiliano classe ’94 mandato dai portoghesi in prestito. Non da sottovalutare il fattore campo: i supporters turchi sono storicamente molto calorosi e i loro stadi sono delle vere bolge dove le squadre con meno esperienza pagano. Il valore della rosa è di 94 milioni.

Fatta la conoscenza dei nostri avversari, possiamo dire che il Napoli è probabilmente la squadra più forte di questo girone, ma si tratta di partite tutt’altro che scontate. Senz’altro la rosa è molto più forte, anche senza l’innominabile, di quella che uscì con 12 punti in un girone impossibile contro Arsenal e Borussia Dortmund, e rispetto all’anno scorso è più profonda con un certo numero di giovani di talento e classe, hipster il giusto ma comunque guidata da giocatori di grande esperienza internazionale come Reina, Albiol, Hamsik e Giaccherini. Completando la rosa il Napoli non ha nessun motivo per pensare di non arrivare agli ottavi, anche al primo posto nel girone. 

Roberto Palmieri

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

I napoletani hanno la memoria corta. Lo abbiamo scritto già, QUI, proprio oggi. Abbiamo dimenticato, ad esempio, come iniziò la stagione dello scorso anno, quella del “Ma chi è questo Hysaj?”, “Ma chi è Allan?” ecc. ecc. ecc. Abbiamo dimenticato, soprattutto, di chi era il signor Gonzalo Higuain appena dodici mesi fa. Higuain era colui che aveva sbagliato un calcio di rigore nell’ultima partita di campionato contro la Lazio. Un rigore sbagliato che ci costò l’accesso alla Champions. Tanti soldi, oltre che un fallimento sportivo. Il signor Pipita era uno che aveva condannato la sua Argentina a perdere la Coppa America contro il Cile sempre per un rigore sbagliato.

Si presentò in ritiro, parlò con Sarri. Il mister lo convinse a restare, lo mise al centro del proprio progetto di squadra. Come già scritto, un sole attorno al quale giravano gli altri pianeti-calciatori. E Higuain ha vissuto in quest’ultimo anno la sua migliore stagione di sempre da quando gioca a calcio.

Noi dobbiamo amare tanto Gonzalo, dobbiamo volergli bene ed essergli riconoscenti. Ma pure lui deve essere riconoscente ai tifosi, alla società che gli offre uno dei più alti ingaggi della Serie A e, soprattutto, ad un allenatore che lo ha ricostruito, coccolato, plasmato.

Napoli è l’unica città borbonica dove pure i Savoia hanno ancora proseliti. Da monarchici del Regno delle due Sicilie siamo diventati monarchici in senso savoiardo nel referendum costituzionale del 46. A Napoli la monarchia stravinse. Napoli è la città che prima esalta e poi ammazza. Lo abbiamo fatto persino con Diego, da idolo era diventato un traditore drogato. Pure questo abbiamo dimenticato.

Accade questo perché non abbiamo consapevolezza della nostra forza intrinseca. Qui possono venire i francesi, gli austriaci, gli spagnoli o gli inglesi. Eppure Napoli resta sempre Napoli con le sue energie, le sue grandezze, le sue brutture e le sue bellezze.

Qui non si tratta di salire sul carro di Aurelio o su quello di Gonzalo. Qui si tratta che un calciatore, come altri prima (vedi Cavani o Lavezzi), hanno deciso che Napoli non era più casa propria. Non dobbiamo stracciarci i capelli per questo. Anzi, se vogliamo bene a noi stessi, dobbiamo ricordarci oggi più che mai non solo quanto Gonzalo abbia dato al Napoli, ma soprattutto di quanto ha ricevuto.

Il nostro bene è che tutto si risolva. Che Gonzalo resti un altro anno, a patto che sia motivato come lo è stato nell’ultima stagione. Altrimenti meglio per tutti che Gonzalo vada via. Magari all’estero, non in Italia, figurarsi alla Juve.

Noi siamo il Napoli, una società sana. Quella stessa società del tanto vituperato “Pappone”  De Laurentiis che può consentirsi oggi, grazie ad un pizzico di lungimiranza, di vendere Higuain. Si, di venderlo, ma non di svenderlo. E c’è una bella differenza. 94 milioni per un calciatore, per quanto forte, di 29 anni, sono una cifra super.

Però non dipingiamoci sempre come una “cenerentola” del calcio. Non lo siamo più. E di questo dobbiamo ringraziare proprio De Laurentiis. Ma, soprattutto, con questo atteggiamento disfattista facciamo il male della nostra società, che poi è pure il nostro male visto che ne siamo tifosi al punto da non poterne fare a meno.

Stringiamoci attorno alla squadra. Non è una cattiva squadra se è riuscita a duellare con la Juve quasi fino alla fine del campionato. Abbiamo un grande allenatore, ottimi calciatori. Ma perché questo scoramento? Il Napoli non è cominciato con Higuain e non finirà con Higuain. E soprattutto facciamoci rispettare per quello che siamo. Noi ad Higuain abbiamo dato forse di più di quanto ci ha dato lui. Anche per questo oggi può andare da ALTRI top club a chiedere ingaggi spropositati. Non dobbiamo andare contro Higuain, dobbiamo augurarci che resti  e che resti motivato. Ma neppure pensare che il calcio a Napoli finisca con Gonzalo, come pure pare leggere sui social…

Valentino Di Giacomo 

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Per il centrocampista brasiliano è esordio assoluto nell'Europa dei grandi

Fonte: twitter.com/sscnapoli

La prima volta non si scorda mai. Lo sa bene Allan, che ai microfoni di Mediaset Premium, in un’intervista rilasciata dal ritiro di Dimaro, ha rivelato di non vedere l’ora di esordire nell’Europa che conta:

Giocare la Champions League è il massimo per noi e anche per me che la gioco per la prima volta: vogliamo andare più avanti possibile anche in Europa e fare felici i tifosiSpero anche quest’anno di fare qualche gol e aiutare sempre di più la squadra. Qui con Sarri siamo tutti cresciuti”.