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Allora, dove eravamo rimasti? Ah si ricordo dei rumori. C’erano canti della Juve stellare che vince tutto e il Napoli con la magra consolazione di vincere solo il campionato del bel gioco. Eravamo rimasti al minuetto di Sergio Ramos che in una delle notti più belle mai vissute al San Paolo mise le cose in ordine, come giusto che sia quando non avvengono miracoli, e ci eliminò dalla Champions.
Oggi, ad esaminare il tutto alla luce di quanto è successo a Cardiff sembra tutto avere un suono diverso. Capita. Soprattutto quando le cose le si riesce a guardarle ed ascoltarle da altre prospettive, a una certa distanza di spazio o di tempo.

Oggi persino la cessione di Higuain che a inizio anno aveva provocato la peggio tragedia di Napoli, quasi più del terremoto dell’80, sembra più indolore, un’eco lontana. Si, quello lì è andato alla Juve per vincere. Certo, ha vinto, ma in realtà ci era riuscito anche a Napoli ad alzare una coppa proprio contro quella che sarebbe stata la sua futura squadra. Lo aveva fatto persino da protagonista positivo in una finale per l’unica volta nella sua carriera. E poi qui a Napoli era riuscito a raggiungere un record non marginale di miglior marcatore di sempre in Serie A. Merito suo? Certo. Ma pure di un allenatore che quest’anno pure senza Higuain è riuscito a fare letteralmente miracoli. Ah, comunque solo per fare un giochino non banale: se si sommassero i gol di Mertens (27), Milik (5) e Gabbiadini (3), tutti i calciatori che lo hanno effettivamente rimpiazzato, si arriva alla cifra di 35 gol totali. Solo contando i gol segnati in campionato. Appena uno in meno di quelli segnati dal signor Gonzalo lo scorso anno e nonostante una Champions League che ha visto il Napoli dominare il proprio girone e uscire, nel nostro caso sicuramente a testa alta, contro i campioni d’Europa.
Forse oggi se qualche lettore rileggesse da questa prospettiva i nostri articoli di inizio anno quando sostenevamo che il Napoli aveva fatto un affare a intascare 90 milioni per la sua cessione probabilmente non ci riempirebbero di insulti. Soldi che De Laurentiis non si è messo in tasca, ma che ha reinvestito comprando Milik, Zielinski, Diawara e Rog. Senza contare Maksimovic, Tonelli o Giaccherini che sono stati assai più marginali nell’arco della stagione.

Probabilmente la Juve continuerà a vincere, almeno in Italia, non illudiamoci. Continuerà ad acquistare campioni già fatti o futuribili perché c’è poco da fare se hanno più soldi di noi. Però non capiterà più che i nostri migliori calciatori saranno venduti a loro come accaduto con Higuain o per Pjanic dalla Roma. Utili in Italia, inesistenti poi quando il gioco si è fatto serio contro i fenomeni del Real. Noi almeno gli avevamo tenuto testa con il nostro gioco coraggioso e con la magia di Insigne. Al San Paolo il Real dei Galacticos ha passato un tempo a spazzare la palla in tribuna pur di far passare la sfuriata azzurra, la squadra che più di tutte ha messo in difficoltà quest’anno i campioni d’Europa.

È da queste basi che il Napoli ripartirà, da un gioco collaudato e da una serie di giovani campioni che il prossimo anno avranno nelle gambe e nella testa più esperienza. Basterà? Non lo sappiamo. Ma non dobbiamo mai dimenticarci, al di là del deprecabile coro del “devi vincere”, che per noi vincere sarà pure importante, ma non è l’unica cosa che conta. Per questo motivo le nostre cadute, i nostri fallimenti devono fare meno rumore.
Il rumore dei fallimenti loro è invece un fracasso, un frastuono spaziale. Ed è per questo che vengono sfottuti da mezza Italia. Perché se spendi 200 milioni per fare una squadra, se usi qualsiasi mezzo per vincere, lecito e meno lecito, e poi invece perdi allora la tua sconfitta fa più rumore. Fa rumore come la “villeggiatura” fatta a Roma che fatalmente ci tolse il secondo posto. Una “villeggiatura” a cui Buffon si sarà abituato visto il gol ridicolo preso da Casemiro da 30 metri. E dovrebbero far rumore pure gli aiutini sparsi qua e là nell’arco del campionato (Milan, Inter, Torino solo per citare alcuni episodi arbitrali incresciosi). E dovrebbero far rumore pure i gol e i rigori tolti al Napoli. Alcuni ridicoli come quel rigore di Pescara revocato da un giudice di linea. Episodi che fanno rumore se si arriva a 4 punti sulla seconda (che ha ricevuto 13 rigori a favore in campionato) e a 5 sulla terza.
Ah, e poi dovrebbe far rumore quella ridicola gara di Torino in Coppa Italia dove solo un arbitraggio che ha ricordato lo scandalo di 10 anni prima contro l’Inter di Ronaldo ha consentito di far passare il turno ai non colorati.

Insomma almeno in Europa avrebbero potuto legittimarsi vincendo contro una squadra che, tra l’altro, aveva eliminato proprio il Napoli in Champions. E invece niente. Il “doplete” è stato sporcato dagli arbitri e il triplete non esiste, anzi, hanno incassato una sonora figuraccia con un secondo tempo da squadretta di provincia.
Il prossimo anno ci sarà la moviola in campo, la Var. Per chi crede nella bellezza dello sport sarebbe bello se loro riuscissero a dimostrare di riuscire a vincere anche senza aiutini. Glielo auguriamo e ce lo auguriamo perché altrimenti in questi ultimi anni avremmo assistito ad una farsa.
Una farsa come ricordare pure che su 9 finali Champions disputate ne hanno vinte solo 2. Una passeggiando sui morti dell’Heysel (per il juventino Tardelli è una coppa che non conta), l’altra vincendola ai rigori contro l’Ajax, era il 1996, fatalmente ai tempi in cui il medico sociale si chiamava Giulio Agricola. Chi non lo conoscesse cercasse su Wikipedia, magari unendo il tutto all’anormale sviluppo muscolare di Vialli e Del Piero.
E, a proposito di cose che dovrebbero far rumore, ci sarebbe pure un processo sportivo che vede il presidente Agnelli imputato per aver favorito il bagarinaggio (lasciando stare i torbidi rapporti con personaggi in odore di ‘Ndrangheta). Un processo clamorosamente rinviato per lasciarli tranquilli in vista della finale. Non è servito manco questo.

Ma visto che in Italia non fa rumore nulla di tutto questo e le campane suonano sempre nella stessa direzione, noi ci isoliamo e ascoltiamo solo il rumore, fortissimo, del nostro onore e del nostro orgoglio nel rispettare con un gioco magnifico lo sport più amato nel mondo.
Il prossimo anno dovremo saper davvero isolarci dai rumori, faranno tutto per destabilizzarci. E noi già siamo dei fenomeni nel saperci danneggiare da soli.

Ah quindi dove eravamo rimasti? Sì certo a Dybala che è più forte di Messi o a Cristiano Ronaldo che a Torino farebbe la panchina. È stato scritto e detto pure questo su autorevoli quotidiani nazionali e sulla tv di Stato… Rumore, appunto. Solo rumore. La voce del nostro cuore dice altro. E ora sarebbe bello chiudere con una malaparola per far capire loro cosa dice la voce del nostro cuore. Ma ci cadremmo in stile. Siete solo rumore. Il vostro tonfo fa un suono sordo, tipo “Ploff”. Un rumore che ci ricorda qualcosa… che cosa? Arrivateci voi che siete più esperti.

Valentino Di Giacomo

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20 milioni troppo pochi per avere in gestione l'impianto per 100 anni

Non tarda ad arrivare la replica di De Magistriis ad Aurelio De Laurentiis. Il presidente del Napoli oggi ha attaccato duramente – in un’intervista alla radio ufficiale – il sindaco di Napoli. “Il San Paolo è un cesso” aveva tuonato il presidente, ora arriva la risposta di De Magistriis. I venti milioni offerti dal Calcio Napoli per la ristrutturazione sono largamente insufficienti rispetto ai progetti realizzati.

”La convenzione definitiva con il Calcio Napoli va approvata entro la fine del 2015; intanto sto personalmente lavorando a un’opzione alternativa qualora non ci fossero le condizioni”. Lo ha detto il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, in relazione al tema della ristrutturazione del San Paolo e alla stipula della convenzione ponte che sarà discussa in Consiglio comunale il prossimo 7 ottobre. Secondo de Magistris i 20 milioni di euro messi sul piatto dalla società ”non garantiscono una ristrutturazione adeguata e significativa della struttura; basta vedere le risorse che per operazioni simili sono state impiegate in altre città d’Italia e, inoltre, non costituiscono una condizione accettabile per avere in proprietà l’impianto per circa un secolo”. Il sindaco, sottolineando che le sue parole ”non sono un ultimatum” alla società calcistica, ha tuttavia affermato che
”è arrivato il momento di decidere. Noi ? ha proseguito ? non consentiremo che si sposti la partita a dopo le elezioni amministrative perchè è un impegno che ho preso con la città e perchè questa Amministrazione ha creato tutte le condizioni perchè il presidente De Laurentiis possa investire seriamente”. Il primo cittadino lascia la porta aperta e afferma che ”il dialogo con il presidente c’è e c’è sempre stato” e che ”l’ideale sarebbe lavorare insieme alla società calcistica”. Per quanto riguarda l’opzione alternativa che sarebbe messa in campo qualora il Calcio Napoli non presenti un piano economico adeguato, de Magistris ha precisato che ”si tratta di un’opzione pubblica”.

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A Radio Kiss Kiss

Fonte: sscnapoli.it

“Il Comune mi sta dando a disposizione un grande cesso. Io sono Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli. Mi hanno fatto strapagare lo stadio, ma me lo dovrebbero dare gratis il San Paolo”. E’ l’ennesimo duro sfogo del presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis sulla questione stadio San Paolo. “L’affitto che chiede il Comune è stratosferico, l’ha detto il Coni interpellato dal Comune per stabilire i parametri economici”, aggiunge il patron azzurro a Radio Kiss Kiss. “Ho portato il Napoli per sei anni consecutivi in Europa e tutta la ‘monnezza’ della napoletanità non di livello l’abbiamo ammortizzata nel mondo con l’immagine del Calcio Napoli che è diventata la sedicesima squadra a livello mondiale, lo dice il Ranking. Milan, Lazio e Roma sono molto lontane dal Napoli”, ricorda ancora.

Per De Laurentiis “questi risultati sono arrivati nonostante la schifezza della schifezza, della schifezza della straschifezza del San Paolo che ci viene dato in concessione il giorno dell’evento, il Napoli non è responsabile dell’intera manutenzione, ma solo del prato dove si gioca. Prato definito come il migliore d’Italia. Il Napoli quando interviene sa lavorare, altrimenti non sarebbe da sei anni costantemente in Europa. Giocare in uno stadio dove mi vergogno di andare, e chiedo scusa ai napoletani, dove non ci sono i bagni e c’è sempre un problema è grave”. Un grido di dolore quello lanciato dal presidente del Napoli. “Quando entro allo stadio sento le vibrazioni dei tifosi e non mi ci fanno pensare. Vi prego di capire e di comprendere il mio disagio quando vengono delle squadre straniere da noi. L’altro giorno c’era Andrea Agnelli, abituato allo Juventus Stadium, è normale che entrando al San Paolo rimane smarrito”, dichiara.

Quindi l’attacco al sindaco De Magistris. “C’era un impegno sacrosanto verbale del sindaco di darmi una convenzione ponte dal 1 agosto per far sì che questo progetto andasse avanti. Non mi resta niente, ci resta una convenzione che scade il 30 settembre. Come faccio ad investire altri 20-30 milioni nei giocatori a gennaio? Mi viene voglia di vendere tutti i miei giocatori”, attacca ancora. Quindi De Laurentiis avverte: “Se entro il 31 ottobre se non ho una convenzione ponte, quanto è vero Iddio il 2 novembre dichiarerò il de profundis del San Paolo con la morte nel cuore e mi vado a cercare un terreno e vado a costruire subito. Stadio nuovo? Volevo ristrutturare uno stadio facendolo più bello che nuovo. Bisogna ripartire da una Napoli vincente e seria”.