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Questo episodio di Calciomercatino sarà un po’ anomalo. Non perchè manchino le trattative inesistenti (Inter – Di Maria, Milan – Aubameyang, Juve – Mbappè) o quelle in dirittura d’arrivo (Milan – Biglia, Napoli – Mario Rui, Juve – Douglas, a quanto pare Roma – Nastasic anche se se ne parla da poco), ma per la spiacevole tendenza del tifo Napoletano di fasciarsi la testa prima di rompersela. Mentre i calciatori da Dimaro fanno proclami ambiziosi, infatti, i tifosi si leggono la Gazzetta e vedono il Milan che ricostruisce daccapo la rosa e l’Inter che punta a 1-2 top player “per infiammare la piazza”, e dicono “e dove cazzo andiamo noi con Mario Rui e Ounas?”.

Ci sono varie ragioni per cui il tifoso tende a pensarla così. In parte è il semplice fatto che l’erba del vicino è sempre più verde, in parte i cifroni di cui si sente parlare, con una spruzzatina di complesso d’inferiorità verso Milano e quell’atteggiamento tutto italiano per cui l’ultima sessione di mercato è quella che determina le ambizioni di una squadra. La verità è che se il Napoli si sta limitando a confermare la squadra dell’anno scorso con un paio di migliorie sulle seconde linee, uno-due giovani per rimpolpare il progetto ed eventualmente, al limite, un portiere è perchè può permetterselo grazie al lavoro fatto in questi anni, a differenza delle milanesi. Rossoneri e nerazzurri vengono rispettivamente da sesto e settimo posto, gli uni qualificati di striscio all’Europa League e gli altri fuori dalle coppe; l’Inter sta continuando la sua politica di acquisti altisonanti all’interno di un progetto tecnico che definire raffazzonato è fin troppo generoso, mentre il Milan sta rifondando la squadra semplicemente perchè non aveva nessuno su cui ricostruire, se non Donnarumma – e abbiamo visto com’è andata a finire – e Romagnoli.

A fare sicuramente impressione del mercato rossonero è il volume degli acquisti, soprattutto se si considera che siamo solo a metà sessione, ma il valore assoluto di questi giocatori non deve essere sopravvalutato. Musacchio non più tardi di un anno fa ha aggredito il suo stesso allenatore che gli aveva tolto la fascia, portandolo alle dimissioni; Calhanoglu e Rodriguez vengono da Leverkusen e Wolfsburg, rispettivamente dodicesima e sedicesima classificata dell’ultima Bundesliga; Biglia, se arrivasse, è a fine carriera; Andrè Silva è un giovane di grande prospettiva, ma con una sola stagione di alto livello alle spalle, e lo stesso vale per Kessiè che in più ha davvero convinto soltanto nella prima parte dello scorso campionato. In altre parole si tratta per la maggior parte di scommesse che di giocatori di sicuro successo, in un contesto tattico tutto da definire e a prezzo di investimenti ingentissimi che vengono al 100% dalle casse di una società che non ha nessun asset che possa fruttare una buona plusvalenza.  E anche considerato tutto ciò, sotto quale aspetto Musacchio – Calhanoglu – Silva sono preferibili a, diciamo, Koulibaly – Hamsik – Mertens? Esatto, nessuno.

Per quanto riguarda l’Inter invece non sembra essere cambiato alcunchè dall’estate scorsa. Vi ricordate? I nerazzurri spendevano 113 milioni complessivi in un mercato definito “degno dell’epoca Moratti”, acquistando Joao Mario, Candreva, Banega e “il nuovo Ronaldo” Gabigol, con annessi proclami di scudetto, anti-Juve e tutto il resto appresso. Oggi per Mario, soffocato dall’assenza di gioco, si parla già di cessione, Candreva si è dimostrato poco più di una catapulta di cross velleitari, Banega è già tornato da dov’è venuto mentre del brasiliano tacciamo per misericordia. La squadra ha subito varie sconfitte assolutamente umilianti in campionato (Crotone) e il Europa (Hapoel Beer-Sheva), De Boer è stato silurato, Pioli pure e si riparte dal settimo posto, di nuovo con un nuovo allenatore, zero progettualità e un sacco di soldi da spendere. Magari l’Inter vincerà il campionato, sarebbe sicuramente preferibile rispetto a un’altra vittoria della Juventus, ma probabilmente no.

Roberto Palmieri

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

La vittoria del Napoli a San Siro può segnare uno spartiacque per l’intera stagione azzurra. In questo campionato era la prova di maturità: bisognava vincere e si è vinto, come fanno le grandi squadre. È stata – si chiedono molti tifosi sui social – una vittoria meritata? La domanda mi piace poco, ma la risposta è un SI a caratteri cubitali. Si è sofferto, è vero, ma perché il Napoli dovrebbe vincere senza soffrire? Evidentemente, per farci certe domande, significa che siamo stati abituati fin troppo bene. Ci siamo così assuefatti all’idea di avere una grande squadra che quasi non ci fa più effetto vincere a San Siro. È il segnale che il Napoli di questi anni è diventato grande. Per questo – raffrontando questa squadra con quelle dei miei ricordi e della storia di questo club – mi sembrano sempre più lunari le critiche verso De Laurentiis. Oggi se il Napoli è considerata una grande squadra il merito è suo e della sua gestione. Ma come si fa a non vederlo? Anche la prossima estate assisteremo a quei ridicoli striscioni in città che minacciano il presidente? Chissà… Ad ogni modo, mentre dobbiamo essere felici ed orgogliosi della nostra squadra, non possiamo esserlo altrettanto verso questo campionato di Serie A che è fra i più ridicoli e a rischio brogli della storia.

A metà stagione il 70% delle squadre partecipanti non hanno più obiettivi. La lotta retrocessione non esiste perché ci sono 11 punti di differenza tra la quart’ultima è la terz’ultima. Al di là di un discorso di spettacolarizzazione del campionato, questo diventa un problema per la sua stessa regolarità. Del resto siamo in Italia e lo scandalo Calciopoli non è accaduto secoli fa, ma sono trascorsi appena pochi anni. In questo torneo abbiamo già visto delle squadre affrontare determinate partite impegnandosi non proprio al 100%. E usiamo un eufemismo. Contro la Juve ci sono squadre che si scansano, poi magari vengono a Napoli a fare la guerra. Che cosa strana! Ma, guardando le cose da un’ottica un po’ più ampia, la mancanza di reali obiettivi per molte squadre può alimentare problemi ancor più gravi. Mai come quest’anno chi è preposto a controllare determinati movimenti dovrà vigilare al massimo su ogni partita. Stavolta calciopoli non c’entra, ma bisogna tornare a 30 anni fa e all’altro scandalo, tutto italiano, del calcioscommesse. Chi vuole intendere, insomma, intenda.

Facciamoci piacere il nostro Napoli, del resto non possiamo farne a meno di seguirlo. Ma in realtà, osservando questo campionato-farsa, probabilmente dovremmo interrogarci un po’ più a fondo sulle nostre passioni. Stupido io, che ancor mi chiedo perché Allegri non sia stato squalificato per aver dato del testa di C a un quarto uomo. Stupidi tutti noi che forse ancora crediamo a babbo natale. Godiamoci il Napoli di Sarri. Un Napoli ME-RA-VI-GLI-OSO! E, per non pensare al resto, magari beviamoci su. Una buona birra, un buon bicchiere di vino. Magari a quantità un po’ più elevate. Scusatemi se vi ho messo in testa cattivi pensieri. Non lo farò più. Cheers, Prosit, Cin Cin, Alla salute!

Valentino di Giacomo

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Secondo la Gazzetta dello Sport il capitano della Juventus in seguito al brutto pareggio contro il Lione avrebbe alzato la voce nello spogliatoio per “dare una svegliata” ai compagni. Queste le parole riportate dal giornale:

“(…) In Italia vinciamo perchè gli altri si scansano, ma in Europa non succede e non succederà. (…) Serve più personalità, più grinta, altrimenti ci complicheremo la vita in campionato e soffriremo in Champions”

Ora: prima di commentare, precisiamo che è arrivata una SMENTITA UFFICIALE dalla Juventus, quindi fino a prova contraria queste parole non sono mai state dette. Viene da chiedersi come mai allora un giornale autorevole come la Gazzetta si è inventato una cosa del genere, probabilmente gli è stata riferita da una fonte che consideravano attendibile, e dunque la Juve potrebbe o non potrebbe aver smentito per tutelarsi, fatto sta che per quanto ne sappiamo si tratta di una notizia falsa.

Se Buffon avesse davvero detto queste cose, però, non solo sarebbe legittimo, ma avrebbe anche ragione. Come scrivevamo già dopo Atalanta-Napoli, le piccole squadre contro di noi giocano sempre alla morte, mentre contro la Juve si posizionano già chinate e lubrificate senza opporre resistenza; sensazione poi rinforzata dalle scelte di Giampaolo, che ha schierato la sua Sampdoria senza quattro titolari inamovibili come Muriel, Linetty, Torreira e Quagliarella battezzando di fatto la partita e mandando le riserve al macello per avere i migliori contro l’Inter. Che le parole di Buffon siano inventate o no, insomma, non si può dire che abbia torto.

E buon per la Juve che non ha torto, perchè stiamo assistendo alla peggiore Juve dai tempi del secondo anno di Conte, in cui non c’erano l’entusiasmo del primo nè i campioni del terzo. Dai tempi del punto più alto del ciclo bianconero, la finale di Champions League, è difficile dire che la squadra sia migliorata: il blocco difensivo è sempre quello e invecchia di anno in anno, a destra Lichtsteiner ha perso il posto per un 33enne Dani Alves tecnicamente favoloso ma notoriamente un peso morto in difesa, l’intero fortissimo trio di centrocampo Pirlo-Vidal-Pogba è andato e sono rimasti i fragili Marchisio e Khedira, che passano più tempo in infermeria che in campo, e il bidone Pjanic che a quanto pare o ha disimparato a giocare a calcio oppure è una presenza priva di senso nel contesto di gioco dei bianconeri; Dybala è esploso, ma prima c’era Tevez, che oltre a essere fortissimo era anche un leader emotivo. Gli unici due upgrade riguardano Alex Sandro, oggettivamente una bestia di Satana, e ovviamente il Giuda da novanta denari che in questo momento è l’unico motivo per cui la Juve è in testa alla classifica se escludiamo la passività degli avversari.

Infatti il numero 9 bianconero ha già segnato 7 gol in 11 presenze, non tutte da titolare, per una media gol inferiore a quella stabilita col Napoli ma comunque da attaccante di primissima fascia, in un contesto di squadra in cui Dybala gli pesta i piedi, Khedira va ad occupare i suoi spazi, gli arrivano due palloni giocabili a partita ed è tutt’altro che al centro del progetto tecnico. Insomma, se ha segnato tutti quei gol non è in nessun modo merito di un gioco che lo metta in condizione, ma semplicemente del fatto che è troppo forte per non farli. Per carità, avere un giocatore del genere è un merito di per sè, ma se al posto suo ci fosse ancora, per dire, Llorente la Roma sarebbe abbondantemente in testa alla classifica e il ciclo vincente della Juve sarebbe bello che finito.

I bianconeri 2016/2017 in questo momento non hanno una parvenza di gioco, sono sempre più vecchi e fragili fisicamente e vivono delle accelerazioni di Cuadrado e Sandro, dei gol di GH9 e della passività degli avversari. Che, Buffon abbia parlato oppure no, si scansano eccome. E anche a queste condizioni potrebbero  vincere lo scudetto, perchè la difficoltà della Serie A è il suo essere lunga e logorante, e si risparmiano tante energie ad affrontare avversari demotivati che vogliono solo perderla con le riserve e andare a casa a preparare la prossima; inoltre non avranno nessuna paura a giocarsi il catenaccio più becero nel prossimo scontro diretto, quello contro la Roma, e lasciare che siano appunto le partite con le piccole a decidere lo scudetto. In Europa, però, non è così; e allora dalla redazione di Soldato Innamorato facciamo tanti auguri a Jorge Sampaoli, allenatore di culto assoluto, e al suo Siviglia, che mandi i bianconeri al secondo posto nel girone. Sperando che peschino il Real Madrid, e vedano com’è quando l’avversario non ci pensa neanche a scostarsi. 

Roberto Palmieri

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Fonte: twitter.com/sscnapoli

Il tifoso napoletano d’estate ha grande passione: lamentarsi. Smaltiti gli entusiasmi o le delusioni per i risultati di coppe e campionati noi Napoletani passiamo l’estate a lamentarci di tutto, di qualsiasi cosa. Ci si lamenta delle cessioni, ci si lamenta di chi rimane, ci si lamenta del presidente, ci si lamenta degli acquisti prima ancora che arrivano, se il giocatore comprato è forte ci si lamenta del prezzo o del contratto, ci si lamenta delle amichevoli, dei prezzi dei biglietti o degli abbonamenti, ci si lamenta della nuova maglia, della seconda maglia e pure della terza maglia, ci si lamenta dello stadio, ci si lamenta dei biglietti regalati, dei palloni, del centro di allenamento, ci si lamenta dei giornalisti e degli opinionisti che a loro volta si lamentano, i papponisti si lamentano dei presidenzialisti, gli abbonati si lamentano degli occasionali, gli occasionali si lamentano degli ultrà, gli ultrà si lamentano un po’ contro tutto.

Quest’anno solo di una cosa non ci si è lamentati, o almeno ci si è lamentati meno del solito: l’allenatore. Si, perchè il buon Sarri ha convinto proprio tutti lo scorso anno raggiungendo un secondo posto su cui solo l’estate scorsa nessuno avrebbe mai scommesso. Il mercato ha deluso tanti, non tanto per gli acquisti che sono stati fatti con intelligenza e che offrono buone alternative al mister, quanro per l’addio, o tradimento, di Higuain.

Quando perdi un campione del suo livello tutto diventa un’incognita, il miglior capocannoniere della storia della serie A non si sostiuisce facilmente e ADL e Giuntoli hanno fatto la scelta, mediaticamente suicida, di non comprare nessun “grande nome” che potesse far sognare i tifosi. Così, fra mille incertezze la palla passa a Sarri, che con il solito entusiasmo ha lavorato con la squadra ottenendo risultati straordinari, per quello che valgono, in precampionato.

Siamo più forti o più scarsi dell’anno scorso? Difficile dirlo, se guardiamo l’undici titolare per dieci inducesimi è rimasto immutato, la squadra conosce i meccanismi a memoria e si muove come un orologio, la panchina al netto degli infortuni si è rinforzata e c’è sicuramente qualche alternativa tattica in più… Ma manca il fuoriclasse, abbiamo tanti talenti, molti campioni ma il fuoriclasse non c’è… o forse si rivelerà durante il campionato.

Non resta che aspettare un paio di giorni per fugure i primi dubbi, anche se oramai sappiamo che non bastano neanche 10 giornate per avere un’idea precisa sul campionato.

Noi come sempre siamo pronti a seguire la squadra, sostenere chiunque indossi la maglia e soffrire e divertirci insieme.. in fondo il bello del calcio è proprio questo.

Paolo Sindaco Russo

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Chi asserisce che ieri il Napoli abbia perso a causa dell’arbitro, dice una sciocchezza. Gli azzurri hanno meritatamente perso perché l’udinese è riuscita a sfruttare tutte le incertezze dei partenopei. Certo, col senno di poi, sento di dire che con Reina in campo la partita sarebbe stata un’altra. Ci torneremo.
Non va giù però l’espulsione di Higuain che, detto senza giri di parole, ci poteva stare. Gonzalo scalcia, il giocatore friulano va a terra come se l’avesse colpito un meteorite e a terra resta per più di un minuto. Ingenuo il Pipita, l’arbitro ha solo applicato il regolamento. Di qui poi c’è l’Irrati-show: l’arbitro estrae il rosso e va incontro ad Higuain. Riguardare il video: Irrati veementemente si avvicina a Gonzalo che tenta di respingerlo con mettendogli le mani sul petto. Una provocazione. Un gesto che quando si è in campo, in un match che non riesci a raddrizzare è scontato alimenti del nervosismo in qualsiasi giocatore. Riguardate le scene: sulle prime Gonzalo è calmo, si infuria solo dopo che l’arbitro cerca di affrontarlo fisicamente.

Nell’enfasi di quelle scene ci si è poi dimenticati perché Gonzalo si è buscato il primo giallo: il guardalinee alza la bandierina su un fuorigioco INESISTENTE e Gonzalo con le mani sbatte il pallone con forza a terra. Anche qui un arbitro esperto lascia correre.
Con la Juve gli arbitri sono sempre “esperti”, con il Napoli no. Inflessibili. Dopo due settimane trascorse a parlare della testata di Bonucci, del gol annullato a Maxi Lopez e dell’ammonizione mancata ad Alex Sandro sul rigore procurato che avrebbe portato la Juve in 10 contro il Torino. E di lì il campionato avrebbe preso probabilmente un’altra piega.
Solo per ricordare: ieri due rigori contro il Napoli (sacrosanti) e due ammoniti. Ciò che vale per tutti, non vale per Alex Sandro, non vale per la Juve. Di qui a dire che la Juve non meriti di vincere lo scudetto ce ne passa. Ma quell’espulsione di Higuain alimenta sospetti e dietrologie che non fanno bene allo sport.

Venendo al campo, il Napoli ieri ha giocato male. Nervoso, contratto e, senza Reina tra i pali, si è capito che se Albiol, Koulibaly e compagni riescono spesso a giganteggiare è anche grazie alla sicurezza che Reina infonde al reparto. I due rigori procurati sono frutto di quell’insicurezza, chi ha giocato un po’ a calcio sa cosa significa. A prescindere dall’erroraccio di Gabriel che ha causato il secondo gol.
Molto male Sarri. Nelle partite difficili perde le staffe e si fa quasi sempre espellere. In questo modo instilla nei propri giocatori quella rabbia che non serve quando bisogna invece avere la calma necessaria per aspettare e colpire.

Era una guerra di nervi questa sfida contro la Juve. Prima o poi ad una delle due dovevano saltare. Quando è accaduto alla Juve, Rizzoli ha fatto molto per cercare di “riparare” le falle bianconere. Nel caso del Napoli che, lo precisiamo ha perso per colpe sue, gli arbitri si sono invece accaniti.
Ora sono già rispuntati tutti i fenomeni che parlano di mancati acquisti e tutte quelle mediocri polemiche che solo i tifosi imbecilli possono fare. Il Napoli ha fatto un campionato straordinario e non merita le stronzate che troppa gente, grazie ai social network, ha libertà di scrivere. Ora bisogna solo concludere al meglio e portare a casa almeno il secondo posto.

Se Sarri avesse voluto già ieri avrebbe potuto inserire Strinic al posto di un disorientato Ghoulam. Non è questione di mercato, ma di testa. Il Napoli era all’altezza per vincere il confronto con la Juve. E poi quali erano i fenomeni da comprare a Gennaio senza alterare gli equilibri della squadra e dello spogliatoio?
Oggi dovremmo essere tutti vicini a squadra e società perché solo così si fa “sistema”. Gli altri riescono, noi mai. Metafora di un meridione che a furia di dividersi lascia sempre campo libero a chi vuole culturalmente assoggettarci. Oggi dovremmo essere tutti Higuain.

Valentino Di Giacomo

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Da novembre in avanti lo sport preferito degli opinionisti calcistici è stato uno e uno solo: elogiare il muccuso bianconero. E com’è forte Dybala, e com’è tecnico Dybala, e com’è intelligente Dybala, e che sinistro ha Dybala. Praticamente ascoltando loro Dybala sarebbe qualcosa tipo Messi che incontra Cristiano Ronaldo a casa di Crujff. E allora viene da chiedersi: cosa si direbbe di questo Gonzalo Higuaìn se avesse la maglia a strisce? 

IL MIGLIOR HIGUAìN DI SEMPRE – Gonzalo in questa stagione ha stracciato tutti i suoi record personali, compresa la stagione 2009/2010 del tridente con CR7 e Benzema da oltre 100 gol in tre, quando segnò 27 gol in campionato. Oggi è a 29, ma in data 20 marzo. In 30 partite. Numeri assolutamente paragonabili a quelli stagionali di Ronaldo, Suarez e Lewandowski (lasciando da parte Messi che è stato infortunato per un po’), anzi migliori se ci fermiamo al solo campionato: il portoghese ha marcato il tabellino 27 volte, l’uruguagio 26, il polacco 25; e lui, nonostante il Napoli giochi bene, non può certo contare su Bale, Benzema, Iniesta, Messi o Muller. La verità è che questo Gonzalo Higuaìn 2.0, prima punta vera che non svaria più sugli esterni ma costruisce gioco per poi attaccare la porta da solo o combinando coi compagni, è uno degli attaccanti più forti della storia (non solo recente) della Serie A, un mostro incontenibile, ingestibile, che sta facendo sembrare normale giocare un campionato su una media di un gol a partita. Come Ronaldo e Messi. Se avesse la maglia a strisce, come ci chiedevamo prima, si parlerebbe solo di lui. E invece no, parliamo di Dybala.

GENOA AFFONDATO – Siamo dipendenti dal Pipita? Sì, assolutamente, e francamente non ce ne frega un cazzo. Per essere dipendenti dai campioni bisogna prima averli, e noi abbiamo la fortuna di avere il più forte della Serie A. Più forte degli errori di Gervasoni, più forte delle disattenzioni difensive che ci condannano a una partita in salita, più forte di Perin in serata, della sfortuna, della difesa densa del Genoa e della presunta pressione psicologica in seguito al risultato della Juventus, con un secondo gol da lasciare senza fiato: controllo guardando la porta su un passaggio difficile dalla fascia, palla sul destro e un tiro a giro difficilissimo, col corpo quasi sbilanciato e a distanza ravvicinata col pallone che sbatte sul palo ed entra in porta per uno dei gol più belli della stagione. La partita era difficile, e Higuaìn l’ha risolta. Perchè è il più forte di tutti. Semplice e chiaro.

VINCERE SEMPRE – Vincere sempre è difficilissimo, vincere sempre senza recuperare uno straccio di punto alla Juventus ancora di più. Ma questo Napoli è forte davvero. Che vinca o non vinca, ci stiamo divertendo. E abbiamo, ormai è chiaro, il più forte attaccante centrale del mondo. Grazie Gonzalo, grazie Sarri, e comunque vada ci stiamo divertendo assai.

Roberto Palmieri

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Il Napoli torna in campo dopo appena tre giorni contro la Lazio di Pioli per una trasferta insidiosissima. I laziali sono all’ottavo posto in classifica e arrivano a metà campionato con l’attacco inceppato e la difesa in emergenza: l’assenza di De Vrij, gravemente infortunato da inizio stagione, e la stagione deludentissima di Candreva, Anderson e di tutti e tre i centravanti di fanno hanno impedito alla macchina di Pioli di tornare all’efficienza dell’anno scorso. Del resto, la squadra romana non si è praticamente rinforzata in estate e nel mercato invernale il suo acquisto principale è stato Bisevac; di fatto, a causa dei fattori di cui sopra, il livello si è notevolmente abbassato.

Gli azzurri dal canto loro arrivano sulle ali della grande vittoria in rimonta contro l’Empoli e di un primo posto da difendere con le unghie dalla Juventus che insegue a soli due punti con un calendario assolutamente favorevole. Il Napoli, dominatore degli scontri diretti nel girone d’andata, ha infatti lo svantaggio di doverli affrontare adesso quasi tutti, a partire da questo, in trasferta, lontano da quel San Paolo dove sono praticamente invincibili.

Dopo l’ultima gara in molti si sono preoccupati delle assenze per squalifica di Hysaj e Allan, ammoniti con diffida (oltre all’indisponbile Grassi); sul momento pochi hanno però considerato che le assenze tra le fila avversarie riequilibrano la situazione e, anzi, la sbilanciano leggermente a favore del Napoli. Nella Lazio sono squalificati Cataldi e Milinkovic, titolari di centrocampo, e Matri, uno dei tre centravanti che Pioli impiega indifferentemente. Oltre a loro, indisponibili Bisevac e Radu in difesa, Biglia a centrocampo e Djordjevic in attacco: un’ecatombe. La formazione dunque vedrà obbligatoriamente la coppia Mauricio-Hoedt centrali, Onazi e Lulic con Parolo a centrocampo e Klose punta centrale. Nel Napoli, Maggio e Lopez accanto al resto dei titolari. Ricordiamo che all’andata finì in goleada col giovane Hoedt umiliato da Higuaìn: il Pipita, 22 gol in 22 partite, scalpita…

PROBABILI FORMAZIONI

LAZIO (4-3-3): Berisha, Basta, Mauricio, Hoedt, Konko, Parolo, Onazi, Lulic, Candreva, Klose, Anderson.

NAPOLI (4-3-3): Reina, Maggio, Albiol, Koulibaly, Ghoulam, Lopez, Jorginho, Hamsik, Callejon, Higuain, Insigne.

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Tanti scontri fondamentali tutti racchiusi in pochi giorni.
“La Juve è di un’altra categoria” è la sentnza del Mister condivisa dagli addetti ai lavori e da molti tifosi, inutile ripetere quello che abbiamo già detto ma il Napoli può solo rimandare il più possibile quello che a molti sembra inevitabile.

Febbraio sarà il mese dove il Napoli potrà capire a cosa realmente può puntare, si inizia già domani con la sfida contro la Lazio, avversario sempre ostico e ansioso di vendicarsi dei 5 goal dell’andata.
Il 7 febbraio la sfida in casa con il Carpi, sulla carta una sfida facile ma ricordiamoci dell’andata e soprattutto dell’Inter che non ne ha un bel ricordo.

Poi ci sarà lo scontro diretto, che in un campionato così corto  potrebbe rivelarsi decisivo, senza contare gli effetti sul morale.

Dopo la sfida con i bianconeri avremo la doppia sfida con il Villareal, squadra tosta per essere i sedicesimi, considerando che le spagnole in Europa non fanno mai sconti a nessuno.

Nel mezzo della doppia sfida il Napoli affronterà il Milan, che sembra aver ritrovato se stesso e punta, oltre al terzo posto, a togliersi qualche soddisfazione contro le squadre di vetta.

Il mese si chiude in trasferta contro la Fiorentina che oltre a proporre un ottimo calcio punta al Secondo posto.

Non che dopo il sentiero del Napoli sia più tranquillo, Inter e Roma tanto per dirne alcune, ma la concentrazione di sfide di alto livello in questo mese di febbraio lo rendono un momento determinante per l’intera stagion azzurra.

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Napoli meraviglioso, non ci sono altre parole.
La vittoria con l’Empoli è una di quelle partite che ti riconciliano con il calcio: avversari tenaci e determinati, Napoli che deve puntare tutto sulla tattica e sulle qualità dei singoli, e così è.  Il risultato parla chiaro, il 5 a 1 (in rimonta) e dominio totale sul campo.

Non so se siamo noi tifosi che ci meravigliamo ogni volta della prestazione del Napoli perchè non riusciamo ad abituarci a questi livelli che non vedevamo da decenni o se realmente il Napoli quando crediamo abbiamo raggiunto livelli altissimi riesce a crescere ulteriormente ma la sensazione è quella che questa squadra possa arrivare ovunque.

Forse per questo è bene godere, diversi, cantare, festeggiare ogni partita come se fosse l’ultima, esultare per ogni goal come se fosse quello del vantaggio, perchè a questo Napoli purtroppo non basta il campo.

A sentire giornalisti, opinionisti e tutto il carrozzone che ruota intorno al pallone siamo noi ad inseguire, eppure sopra di noi in classifica non vedo nessuno, sempre a sentir loro Dybala è l’attaccante più forte del momento, eppure vedo un altro argentino con la media di un goal a partita e un giovane talento Napoletano che oggi ha segnato su punizione… e il portiere si è tuffato, non come alcuni estremi difensori che restano immobili su tiri centrali.

La juve è uno schiacciasassi, inutile negarlo,  è abituata a vincere, ha una mentalità che a noi manca e almeno due giocatori per ogni ruolo oltre ad avere diverse possibilità tattiche e a se a questo aggiungiamo ambiente e stampa favorevole la Juve era, è e rimane la favorita per la corsa scudetto. Ma a quanto pare noi abbiamo da dire la nostra anche se qualcuno non la vuole sentire, il Napoli gioca contro tutti e potrà dare fastidio ai bianconeri.

Per questo è inutile farci illusioni, per questo dobbiamo renderci conto che non c’è nulla di scontato, proprio per questo dobbiamo godere al massimo di questi momenti finchè dureranno consci che se vince qualcun altro è normale, se lo facciamo noi è eccezzionale!

Allora diciamolo da adesso, stiamo a sentire gli esperti che parlano e scrivono di calcio, hanno ragione… noi lo sappiamo che “è stato bello finchè è durato” poi vediamo quanto dura… e mal che vada amm’ pariat’ a pazz’

Paolo Sindaco Russo

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Dopo una settimana di fuoco incrociato sull’ambiente, l’allenatore e lo spogliatoio per l’unico, preciso e calcolato scopo di destabilizzare l’ambiente, il Napoli risponde con una vittoria fuori casa dopo una partita che rischiava di scivolarci fra le dita e allunga provvisoriamente a +5 sulla Juventus e +6 sull’Inter che pareggia col Carpi (tiè tiè Mancì). La squadra è apparsa unita e affiatata come sempre; qualche carenza, semmai, si è vista dal punto di vista dell’attenzione, con la Samp capace di riaprire due volte il match.

LA PARTITA – Alzi la mano chi ha visto la partita dell’andata passargli davanti agli occhi dopo il gol di Correa. Il Napoli infatti ha cominciato benissimo, con Higuaìn che segna il suo 21esimo gol in 21 partite (quanto può essere disumano un giocatore che fa sembrare normale fare un gol a partita nel campionato italiano?) e Insigne che pareggia poco dopo su rigore; dalla mezzora però gli azzurri si abbassano e concedono molto campo, con una serie di svarioni difensivi (Ghoulam in particolare in grande affanno) che alla fine della frazione portano al gol di Correa.

Nel secondo tempo gli azzurri rientrano in campo determinati e sfiorano il gol più volte con Higuaìn; l’espulsione di Cassani (fallo inutile su Insigne a metà campo) seguito dall’immediato 3-1 di Hamsik (stupenda serpentina in area saltando due uomini e calciando in caduta sul palo lontano) sembra chiudere la partita, finchè Eder non segna ancora sugli sviluppi di un calcio d’angolo. Da lì in poi è gestione, con il Napoli che segna il 4-2 con un grande strappo del subentrato Mertens e cerca in tutti i modi di mandare al gol il Pipita per l’ennesima doppietta, che stavolta non arriva.

CORI BECERI – Inutile dirlo, i tifosi doriani dimostrano grande stile accusando come che e attaccando i consueti cori beceri. Ci limitiamo a sottolineare che gli unici che hanno lavato qualcosa oggi sono stati i piccioni, presenti in abbondanza anche sul terreno di gioco, forse per portare fortuna alla metà sbagliata di Genova per la stagione in corso coi loro noti sistemi.

Per il resto, è evidente che lo spogliatoio si è compattato ancora di più intorno a Sarri. Il Napoli ha sprecato molto e preso due gol evitabili (il primo in particolare), ma a differenza della prima volta sta dimostrando di poter gestire la pressione del primo posto. Stasera la Juventus gioca contro la Roma, sperando nell’effetto Spalletti…

Roberto Palmieri