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20190518_163623Oggi pomeriggio alle ore 16.30 si è giocata la sedicesima giornata di ritorno del campionato di Prima Categoria Lokomotiv Flegrea-Città Di MaranoMonteruscello agli ordini del signor Pasquale Verolino di Napoli. Partita decisiva per i padroni di casa in chiave Play Off, invece il Marano già salvo, fino alla scorsa settimana si è giocato l’ultimo posto disponibile per la Promozione. Match che inizia con la Lokomotiv Flegrea che attacca, ma si trova in difficoltà per via del terreno di gioco sabbioso che penalizza il suo gioco tecnico. Marano al 15′ pericoloso in contropiede con Abbattiello che si mangia un gol davanti a Buonocore. Al 24’viene annullato un gol per fuorigioco a Monda calciatore dei padroni di casa.  Lo stesso attaccante porta in vantaggio la Lokomotiv Flegrea al 26′. Prima della fine del primo tempo Pauciullo sfiora il suo primo gol stagionale con la Lokomotiv Flegrea calciando di poco al lato. Non succede più nulla e le squadre vanno al riposo con questo punteggio.

nella ripresa uno due dei verde nero grazie alle reti di Guitto e di De Tommaso su respinta di De Stefano.  subito dopo primo cambio nei padroni di casa entra Di Mattia per De Tommaso. Nel Marano al 55′Angiolino sfiora l’eurogol al volo, palla che esce di pochissimo al lato. Al 61′ secondo cambio per la Lokomotiv Flegrea esce Gaudino entra Guitto. Poi Carrella per Laudiero e al 66′ Polizzy per G. Sorrentino. Prima della mezz’ora ultimo cambio nei padroni di casa entra Pauciullo ed entra Perillo. Al 75′ Sica accorcia le distanze. Chiudono il punteggio all’80’ Di Mattia di testa su assist di Della MonacoPerillo su assist di Monda. nei minuti finali è pura accademia e la Lokomotiv Flegrea batte il Marano 5-1 conquistando con una giornata d’anticipo i Play Off a quota 58 punti. Cambio per gli ospiti De Stefano per Riccio.

Ecco le formazioni: Lokomotiv Flegrea 3-5-2: Buonocore-Marotta-G. Sorrentino- Di Grezia- Laudiero -Guitto-Magurno-Della Monaco-De Tommaso-Pauciullo-Monda. Panchina: Longobardo-Gaudino-Frascogna-Polizzy- Palombo-Carrella- Perillo-Di Mattia-Foglia. All. Pellone, assistente dell’arbitro  Morè.

Marano: 4-4-2 Scarpellini-Tarallo- Riccio-Montesano-Angiolino-Lombardi-Piscopo-Regina- Credentino-Zoccolella-Sica. A disp: De Stefano. All. Pignata, assistente dell’ arbitro Lisetti.

Claudio Gervasio.

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Il pubblico ha un’insaziabile curiosità di conoscere tutto, tranne ciò che vale la pena conoscere.” Diceva Wilde qualche tempo fa ed, ancora oggi, ha pienamente ragione.
Tendenzialmente dubito sempre di ciò che viene detto, soprattutto quando l’enfasi e l’accanimento spesso sono troppo eccessivi. Si, sono curiosa! Ma, come recitava l’amico Oscar, di ciò che vale la pena conoscere, non dell’inciucio di quartiere o delle chiacchiere di un politico.
Così mi armo di pazienza e tanta, ma tanta, apertura mentale (provando ad allontanarmi da condizionamenti personali) e cerco di capire cosa si nasconde realmente dietro il bombardamento mediatico, dettato prevalentemente da continue influenze politiche.
Lavoro nello Sport, ho fatto di una mia passione la mia Professione e mi piange letteralmente il cuore quando mi trovo d’avanti situazioni come quella del Palavesuvio di via Argine (chiuso ad ottobre, a quanto pare dissequestrato proprio in questi giorni ma che nel frattempo ha lasciato a casa circa 3000 atleti) o del Palabarbuto di Fuorigrotta (attualmente chiuso e per il quale il Comune avrebbe stanziato circa 80mila euro per la messa in sicurezza); o ancora della più agghiacciante condizione dello storico Pala Argento, fiore all’occhiello della Napoli dei Giochi del Mediterraneo del 1963, abbandonato a se stesso in quanto inadeguato alle norme antisismiche (paradossale che proprio il Palabarbuto fu costruito per rimpiazzare il Mario Argento ed invece pare proprio che la storia si stia ripetendo). Per non parlare poi dell’altrettanto storico Stadio Collana del Vomero, letteralmente vittima di una bagarre, come al solito, esclusivamente politica. Beh! La lista sarebbe veramente lunghissima.
Ed è proprio riguardo quest’ultimo che la mia curiosità mi ha spinta ad approfondire e ad andare oltre alle promesse, alle dichiarazioni, alle offese di sindaci & assessori vari. Perchè si, la questione mi sensibilizza particolarmente visto che all’interno di questo Stadio ci lavorano persone che conosco bene e che stimo onestamente, che in ciò che fanno ci mettono concretamente anima e corpo ogni santissimo giorno della loro vita. La loro storia potrebbe benissimo essere la mia, o quella di qualunque operatore sportivo, a prescindere dalla disciplina; potrebbe tranquillamente capitare a chiunque lavori in “collaborazione” con enti locali trovarsi ripetutamente, come si suol dire, con le pacche nell’acqua.
Penso che chiunque come me operi nello Sport debba sentirsi chiamato in causa quando vengono fatte dichiarazioni da parte del Sindaco del tipo “… qui di persone che, vestendo una tuta, vogliono fare altro rispetto allo sport ne ho viste tante”, riferendosi alle persone di cui sopra. A ‘sto punto, detto da chi pensa che amare lo Sport sia farsi vedere la domenica al San Paolo o che per essere sportivo basti “giocarsi la bolletta” prima del piatto di gnocchi, diventa offensivo per tutta la categoria. A mio avviso, quest’affermazione presuppone che il Sindaco non si renda proprio conto di chi sono le persone che si trova di fronte, o probabilmente non vuole rendersene conto. Continua ad urlare allo “scippo”, a chiedere garanzie di “fruizione collettiva”, a proclamarsi, assieme al resto dei cittadini, “garante e controllore” affinchè questa famosa “fruizione collettiva” realmente avvenga. Ma da semplice cittadina (tra l’altro orgogliosamente appartenente in passato al movimento arancione che lo ha sostenuto) mi chiedo: dove è e dove è stata, in tutti questi anni, l’amministrazione comunale che oggi ne rivendica così violentemente tutti i diritti? Dov’era e dov’è ogni qual volta che gli atleti (nella maggioranza dei casi bambini) vengono rimandati a casa perchè si sono allagati i bagni o perchè ci sono problemi agli impianti elettrici? Chi lo spiega a quei ragazzi perchè, qualche giorno prima di una gara (per la quale si sacrificano quotidianamente, col supporto di intere famiglie) sono costretti a saltare gli allenamenti visto che manca la corrente e nelle palestre non ci possono entrare? Dov’era il Comune quando sono state chiuse per inagibilità alcune aree della struttura, costringendo società di pallavolo e basket a migrare altrove?

Ma andiamo con ordine, così da semplificarci la comprensione.
Le origini. Costruito in epoca fascista come stadio di calcio, è stato campo ufficiale del Napoli Calcio, del quale doveva essere solo una sistemazione temporanea vista la sua inadeguatezza della capienza, fino alla costruzione dell’attuale San Paolo, nel 1959. Inaugurato inizialmente col nome di Stadio del Vomero, solo nel 1963 diventerà Stadio Arturo Collana, in onore al giornalista sportivo Arturo Collana, uno dei soci fondatori. E’ di proprietà della Regione ma, con contratti rinnovati ogni sei anni, dato in concessione in comodato d’uso gratuito al Comune di Napoli, il quale, a sua volta, ha stipulato contratti di locazione (a pagamento, ndr) con una serie di associazioni sportive, circa 37.

La vicenda. Il 30 Aprile 2014 scadeva, come di consueto ogni sei anni, il contratto di concessione nei confronti del quale però il Comune non ha mostrato alcun interesse a volerne riconfermare la stipula. Di conseguenza, vista la situazione di stallo creatasi di seguito al silenzio dell’amministrazione comunale, la Regione Campania, con i decreti dirigenziali n.333 e n.338 entrambi del luglio 2014, approva il Bando di gara per l’affidamento della concessione d’uso e gestione del complesso sportivo ed indice relativa procedura aperta, con il criterio di aggiudicazione all’offerta economicamente più vantaggiosa.
Il Bando n.1564/A/2014, corredato di tutti i dettagli, chiarimenti, specifiche ed esito, è reperibile facilmente on-line sul sito della Regione Campania.
Il termine di scadenza individuato è il 20/10/2014 ma in data 16/10/2014 viene disposta la sospensione tecnica della procedura di gara al fine di consentire l’adeguamento di tale bando alle previsioni della legge nazionale 147/2013. Viene così spostata la chiusura della gara al 07/01/2015.
Con tale decreto viene stabilita la concessione della struttura per un periodo di quindici anni, per un importo annuo di 120.000 € per i primi otto anni, con un incremento di 50.000 € per ciascun anno successivo all’ottavo.
Vengono presentate tre offerte: una dell’ATI Cesport Italia, una dalla società Giano s.r.l. e una terza dal Consorzio Collana (quest’ultima esclusa in quanto consegnata con plico aperto quindi non garantiva l’integrità dell’offerta.).
Col Decreto Dirigenziale n. 110 del 15/12/2015, secondo la logica della vincita al miglior offerente, con un’offerta di 125.000€ annui, l’ATI Cesport Italia si vede aggiudicataria definitiva della gara.

A questo punto ci verrebbe da tirare un appagante sospiro di sollievo, la questione dovrebbe essere risolta. Ma purtroppo no, tutt’altro! E’ proprio ora che l’atmosfera si surriscalda.
La Giano srl fa ricorco al Tar il quale però lo rigetta riconfermando così la vincita dell’Ati Cesport. L’amministrazione comunale si sente chiamata in causa schierandosi apertamente e pubblicamente contro i neo-vincitori, iniziando quasi una vera e propria crociata contro quelli che lui identifica come imprenditori in tuta sportiva. Ma il clima cambia, ovviamente, in campagna elettorale, quando da paladino della giustizia contro i nuovi concessionari della struttura, descritti quasi come demoni affamati di potere e interessi personali, mostra un atteggiamento collaborativo, dichiarando di appoggiare la cordata vincitrice.
Ed ecco che appena insediato cambia nuovamente la situazione.
Teniamo a mente che nel frattempo il contratto di concessione al Comune di Napoli è scaduto e che quindi lo stesso Comune era tenuto a riconsegnare le chiavi. Il 28/07/2016 sarebbe dovuto essere il giorno della riconsegna, ma la sera precedente l’incontro arriva in Regione questa nota: “si ribadisce che questa Amministrazione non provvederà al rilascio dell’impianto nè al compimento di alcun atto ad uso propedeutico per le ragioni già esposte nella precedente corrispondenza e nel ricorso proposto dinnanzi al Tar. Si diffida pertanto codesto Ente regionale dal compiere qualunque atto volto alla violazione del legittimo possesso esercitato da questo Ente”. In quella stessa data i tecnici della direzione generale Beni strumentali della Regione hanno redatto un verbale nel quale, purtroppo, constatavano il peggioramento della struttura e l’assenza delle certificazioni necessarie a norma di legge. Qui il mio dubbio sorge spontaneo: per colpa di chi?
E teniamo sempre a mente che, nel frattempo, migliaia di atleti continuano ad allenarsi nell’incertezza più totale, senza avere garanzie di continuità.
Oggi ti alleni, domani no! Eh mi spiace, piove e quindi si allagano gli spogliatoi e la pista è inagibile e non c’è più il manto e se accendi il phon scatta la corrente e le porte d’emergenza si bloccano e se succede qualcosa cavoli tuoi! Meglio se resti a casa! Questa una delle situazioni tipo da anni al Collana.
La posizione presa dall’amministrazione comunale resta sempre ambigua, in effetti traspare pochissima chiarezza nei suoi comportamenti; vengono rilasciate dichiarazioni a volte discordanti, ci si schiera dalla parte del popolo contro questi maledetti privati, che altro non sono che le stesse identiche società concessionarie da decenni degli spazi interni dello Stadio. Le stesse società sportive che operano quotidianamente per la collettività e per una sana educazione sportiva. Le stesse società costrette a lavorare in disagi inconcepibili e che, nonostante tutto, solo ed esclusivamente grazie alla loro tenacia e determinazione, riescono ad ottenere costanti e continui risultati agonistici internazionali. Le stesse società fatte, mi ripeto, di persone comune che, in alcuni casi, hanno addirittura messo a garanzia le proprie case per poter partecipare al progetto di rinascita del Collana.
Demonizzare loro significa andare contro la collettività!
Non sono certo privati affaristi o imprenditori interessati solo a capitalizzare. Il loro progetto non prevede (come qualcun altro proponeva) certamente la costruzione di una galleria commerciale, ristoranti e luoghi per lo shopping. Nel pieno rispetto della Legge Regionale sullo Sport, loro operano effettivamente per la collettività e per l’associazionismo.
A questo punto, sempre da semplice cittadina, mi viene da chiedere quali possano essere i veri interessi del Comune di Napoli! Perchè tanto assurdo ostruzionismo verso chi opera veramente senza volerci lucrare sopra? Le tanto citate Universiadi?? Ma in più occasioni il Collana è stato reso non idoneo come luogo per lo svolgimento della manifestazione: non esistono spazi adeguati ad un evento di tale portata. Pensare di organizzare Atletica leggera e Basket lì al Vomero presuppone una massiccia dose di fantasia per immaginare i risultati, visto che la pista di atletica è realmente inutilizzabile (non può essere classificata neanche per pista di corsa campestre, ma pur di tenerla attiva si sono dovuti inventare la dicitura di passeggiata campestre) e il campo di basket è stato parzialmente demolito. Una delle ultime dichiazioni in merito è stata fatta proprio dal Presidente della Federatletica regionale Sandro Del Naia: “ Il Collana, pur avendo otto corsie, non ha gli spazi adeguati per la realizzazione di un pistino di riscaldamento, cosa necessaria per una grande manifestazione internazionale”.

Se il sindaco non riesce a comprendere, assieme all’assessorato allo Sport, perchè il Collana non rientri nell’elenco degli impianti sportivi che ospiteranno le Universiadi, forse potrebbe farsi dare qualche spiegazione tecnica da chi ne capisce veramente di SPORT!

A pensar male si fa peccato ma spesso ci si indovina!

La disinformazione è tanta, troppa e purtroppo la massa preferisce star a sentire chi usa, impropriamente, parole come “tenere a cuore”, “fruizione collettiva”, “bene comune”, “POPOLO”, piuttosto che guardare realmente cosa si cela dietro la realtà dei fatti.

Chi è l’ATI Cesport Italia?

  • Cesport Italia
  • Napoli Calcio Femminile
  • Judosville
  • Garofano
  • Nantes Club Master
  • Lo squalo
  • Centro Ginnastica Napoli
  • Club schermistico Partenopeo
  • Chp Franca Grimaldi

Ecco chi sono i “cattivi”!

Associazioni sportive in rappresentanza delle seguenti discipline sportive: nuoto, pallanuoto, scherma, judo, karate, ginnastica artistica, calcio femminile e maschile e pattinaggio

E Noi di SoldatoInnamorato daremo un volto ad ognuno di loro, raccontandovi le loro storie, i loro vissuti, le loro vittorie. Cercheremo di abbattere quello scetticismo comune che si nasconde dietro la tanta pubblicità negativa fatta contro di loro.

Intanto proprio ieri è stata ufficializzata la data vera della consegna delle chiavi. Il comune lascerà la struttura il 01 dicembre 2016. Non ci resta che sperare venga mantenuta quasta, ulteriore, promessa!

Nel frattempo diamo fiducia a chi sul serio ci mette il cuore in questo progetto.

 

Milly I.

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I 90 secondi del terremoto del 1980

Dal nostro inviato a Mosca:

Ogni 23 novembre, apro su YouTube un filmato. Una registrazione saltata di una radio locale di Avellino, che alle 19.34.52 per 90 secondi incide un boato. Non di quelli da stadio, non una bomba, ma qualcosa di sovrannaturale, anche se è il movimento delle placche, il terremoto è ben spiegabile dalle scienze naturali. Sono nato a distanza di tre anni e mezzo da quel giorno, ma i racconti dell’Ottanta li ho sentiti tante volte. Un avvenimento che non devastò soltanto l’Irpinia e la Basilicata, ma intere parti della Campania. I paesi dell’epicentro furono rasi al suolo, e ancora oggi non del tutto ricostruiti (d’altronde, i discendenti del sisma di Avezzano e del maremoto dello Stretto ancora attendono un alloggio definitivo, a distanza di un secolo…); i morti furono dovunque, non solo in Irpinia, 53 vittime alla Stadera a Napoli, mia madre ancora oggi racconta di come, dopo la messa serale, il campanile della chiesa dei SS. Filippo e Giacomo cadde sulla canonica, uccidendo sei persone. E lo stillicidio è infinito: nove ragazzi muoiono ad Angri perché gli crolla addosso la facciata della chiesa della Madonna del Carmine, e tanti perdono la casa, con sfollati dovunque, anche dove l’epicentro dista decine e decine di chilometri. Mio nonno spesso raccontava di come persero l’appartamento dove abitava con la famiglia, che però l’ingegnere comunale sosteneva fosse “agibile”: la prova antisismica, per questo luminare della protezione civile, consisté nel saltare nel salotto di casa.

Perché siamo figli del terremoto? Lo siamo e perché ogni volta che la nostra terra trema i nostri cari rivivono quei momenti, e perché il sisma ha segnato l’ennesima, e, credo, decisiva tappa nella distruzione della nostra terra. Ricordo le scosse del 1990, di come ci misero in fila per due a scuola e ci fecero uscire dalla classe; e i vari piccoli sussulti di questi anni, fino al terremoto del Matese di quasi due anni fa, ero tornato per le feste ed eravamo all’ultimo piano con i parenti, e quella paura negli occhi, quella luce, che si era accesa tra chi aveva vissuto l’Ottanta, mi è restata impressa più del divano che si sposta (e anche qua, il Matese è lontanuccio).

Siamo figli del terremoto perché il sisma è stata l’occasione per saccheggiare completamente il territorio: abusivismo a go-go, speculazioni infinite, clientele, assegnazioni di posti. Interi quartieri evacuati e interi rioni costruiti e diventati luoghi di esclusione; in più nel piccolo c’è stato anche il bradisismo nel 1984 nella zona flegrea, con lo spostamento degli abitanti del Rione Terra. E l’Irpinia ha inaugurato la gestione emergenziale, nonostante i ritardi nei soccorsi (quanti si sarebbero potuti salvare? Nessuno ne parla, oggi, ma all’epoca persino Pertini si indignò): la Campania è diventata dopo l’Ottanta la terra dei commissariamenti e delle emergenze, e la logica è sempre quella di garantire spartizioni e potere.

Cosa è cambiato in Italia nella gestione del post-terremoto? Temo poco o nulla, anche per averlo visto in presa diretta da volontario in Abruzzo nel 2009. E le immagini delle new town con i loro balconi cadenti testimoniano come si continui a costruire in spregio alle norme, semplicemente nel nome di un arricchimento bestiale.

Quei 90 secondi, forse, dopo 35 anni, ancora ci fanno tremare, anche se non li abbiamo vissuti. Quando a San Giuliano in Molise crollò la scuola, il parroco rispose così a chi gli chiedeva dove fosse Dio: “Non è il Signore a fare i calcoli del cemento”. Ecco, siamo ancora a questo. E le domande di Pertini, di Moravia, e di tanti altri risuonano nel vuoto, nell’eco di quei momenti, tra le macerie di quei giorni.

Giovanni Savino

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

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5.00 del mattino. Sono in macchina. Mi godo il silenzio.

Mi piace la notte, la nitidezza dei pensieri, il piacere di sfiorare il popolo della notte, l’altra Campania invisibile ai più, che custodisce e prepara le cose per chi si sveglierà. Attraverso l’asse Mediano e poi la Domitiana, la strada statale parallela all’antica strada romana. Attraversarla è ogni volta vivere poesia in potenza. Una poesia dei nostri tempi, fatta di dolore e caos.

Asse Mediano

Bisogna avere dei motivi seri per tirarsi dal letto a un’ora del genere. Nel mio caso la voglia di assistere a un piccola magia quotidiana, la trasformazione del latte nella massima goduria possibile. L’appuntamento è a Mondragone, provincia di Caserta, con Salvatore Belardo. Questo reportage, nato come ricerca della mozzarella perfetta, diventa altro e si complica maledettamente ogni volta, si arricchisce di incontri facce e storie che sono un racconto della mia terra, una terra che sa anche industriarsi ed emergere con le sue forze.

La storia di Salvatore comincia venti anni fa come allevatore di bufale. Partendo da un solo capo è arrivato a gestire un allevamento di circa 300 bufale, dove anche l’erba è certificata, e gli animali sono trattati come figli.

Bufale, allevamento "La Masseria" di Mondragone

Poi il passaggio a produttore di mozzarella, passaggio praticamente obbligato dalla continua spremitura sui prezzi dei caseifici da lui riforniti, che in un mercato dove la regolamentazione esiste ma i controlli sono laschi, lo ha portato a dover scegliere tra riduzione a zero dei profitti o grossi compromessi sulla qualità. Salvatore da un anno si è messo in società con un altro allevatore, Alfonso, ha provato a tirarsi fuori da questo circolo vizioso rilevando un caseificio. Sfida difficile, in un comune che coi suoi innumerevoli caseifici viene considerato una delle capitali campane della mozzarella. Un contesto competitivo da cui puoi uscire vincente solo giocandoti la carta della qualità assoluta. Loro hanno fanno tutto con le proprie forze, continuano a curare l’allevamento, seguono personalmente la produzione notturna e la fase successiva, la vendita, che avviene sia nel negozio diretto che in alcuni supermercati della zona. Una sfida disumana che portano avanti con orgoglio e forza.

Salvatore Belardo col socio Alfonso

In un anno “la Masseria” comincia a raccogliere i primi frutti, si ritaglia uno spazio importante in città e apre un secondo punto vendita.

“Il controllo della materia prima è fondamentale se vuoi distinguerti” racconta  Salvatore “perché il mercato della mozzarella ha una criticità strutturale che è la stagionalità. Vendite modeste che in estate quadruplicano… se sei un grande produttore, seguire i picchi mantenendo freschezza e prezzi bassi è praticamente impossibile.”

Mi vengono in mente gli ultimi scandali che hanno coinvolto i grossi player campani fino a finire sulla stampa nazionale. La corsa al profitto che ti porta a barare sulle regole. I modi per “barare” sono tanti. Latte congelato in inverno e resuscitato in estate. Latte in polvere. Aromi chimici di bufala. Cagliate di importazione dall’est-Europa…

“Ma questo non ci riguarda. Le dimensioni contenute del caseificio ci permettono di assorbire tutta il fabbisogno estivo per la produzione di latte, che in inverno vendiamo sul mercato per gli altri caseifici…”

Avere un allevamento di proprietà a pochi metri, una filiera a chilometri zero, mozzarella fatta con latte appena munto, può fare un’enorme differenza, per la sicurezza ma anche e soprattutto il palato. Ma il latte fresco e di qualità è solo un primo elemento per una mozzarella eccellente. Poi c’è la lavorazione. Nei laboratori di un caseificio si conserva una sapienza antica che è parte del popolo campano. E’ qui che ogni notte si realizza la magia.

Entriamo nel caseificio, dove Salvatore mi presenta il mastro casaro. Daniele. Trent’anni e una lunga esperienza di apprendista cominciata quando ne aveva dodici. Il mestiere bisogna rubarlo, e questo si comincia a fare da crescendo con gli adulti, respirando l’aria del lavoro fin da piccoli. Il palcoscenico è tutto suo. Racconta, quello che può concedermi, i trucchetti che sono frutto di anni di apprendimento restano nella memoria delle sue mani.

“La prima trasformazione del latte è la coagulatura, che avviene di sera, dopo la mungitura. Il latte viene scaldato a trentacinque gradi. Per farlo coagulare si aggiunge caglio naturale di vitello, e fermenti lattici. Mi segui?”

Ci provo.

“Poi c’è la rottura. Si divide la parte solida, la cagliata, da quella liquida, il siero, utilizzando uno spino in metallo.”

Coagulatura con spino.

E’ una fase importante. La cagliata, lasciata acidificare per 4-5 ore diventa il semilavorato sul quale interviene l’arte del casaro.

“Attenzione che la giusta durata della acidificazione è fondamentale per la qualità del prodotto finale.” osserva Daniele.

Cagliata

La cagliata, questa catena montuosa imponente, compatta e con occhiature regolari, è sottoposta a un test per verificarne la capacità di filare. Daniele mette 100 gr. di cagliata in acqua calda, la pone su un bastoncino e la tira con le mani. Mi mostra come si allunga in filamenti maggiori di un metro, senza spezzarsi… è pronta per la filatura.

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Di qui viene tritata e posta in un apposito tino.

cagliata

Dopodiché si aggiunge acqua bollente e può partire la filatura.

filatura

Da un foro laterale viene via la parte liquida, il casaro solleva e tira la pasta fusa con una ciotola e un bastone, mentre sotto i miei occhi nasce un impasto omogeneo, seducente, filamentoso, il magma primordiale che tutto può essere. La pasta si trasforma, è pronta a essere “mozzata”, diventare mozzarella, bocconcini, treccia.

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“Subito dopo la formatura bisogna passarle prima in acqua fredda per rassodarla, poi in una soluzione salina per farle prendere sapore.”

IMG-20151005-WA0006C’è bisogno di qualche ora prima di poter assaggiare la mozzarella, bisogna aspettare che prenda sapore. E’ una mozzarella che il giorno dopo è ancora più buona. Io la assaggio di sera, un bel pezzo di mozzarella da un chilo, accompagnato da una buona falanghina.

bufala

Tonica, muscolosa, quando la apri invade scostumatamente il piatto di un latte denso e saporito che non bere fino all’ultima goccia sarebbe peccato mortale. Ma soprattutto senti il sapore del latte fresco, una salatura leggera, e una digeribilità impeccabile. Insomma la mozzarella del Caseificio “La Masseria” è promossa a pieni voti, e sono pronto a scommettere che si farà sentire nei prossimi anni.

Ma come si gusta una mozzarella? Come si fa a capire alla prima occhiata o all’assaggio che una mozzarella è “doc”? Questo lo scoprirete alla prossima puntata, quando intervisterò un autentico protagonista dei caseifici campani degli ultimi anni…

Fino ad allora… continuate anche voi la ricerca del vostro sacro Graal, la Campania è piena di splendidi produttori, con piccole e grandi differenze di gusto che rendono la ricerca, sempre, gratificante!

Cristiano De Falco

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Lo ammetto: ho l’innamoramento facile. Mi innamoro con frequenza di uno sguardo, di un tramonto, di un posto… Mi infatuo di una donna, di un’amicizia, di un’idea… Mi perdo spesso in un film, in una canzone, in un libro… inseguo, corteggio, cerco, colleziono… é un mare calmo di amore, passione e curiosità in cui nuoto tra una mareggiata e l’altra… ogni goccia peró, fosse anche per un solo momento, viene da me amata in maniera totalizzante e forse eccessiva, ma senza infingimenti.

Poi passa il tempo, tanto o poco non conta, e passo ad altro… ma senza mai perdere, abbandonare, dimenticare, senza mai smettere di amare del tutto quello spicchio di vita… o per lo meno senza mai smettere di amarne il ricordo. Succedeva anche al giovane uomo che sono stato. Fortunato con le ragazze (in amore non c’é abilità, né bellezza, ma solo fortuna), avevo il “ti amo” facile, la faccia sincera e da bravo ragazzo facevano il resto…ma, lo giuro, ero sincero davvero, ogni volta amavo con tutto me stesso.. Poi come in tutti subentra il disincanto, ma mai fino in fondo…spesso mi sono innamorato dell’idea di me stesso innamorato o del ricordo di me stesso innamorato. Con la stessa passione e intensità so odiare o quanto meno avversare…é difficile che le persone, le cose, le idee mi lascino indifferente: me ne innamoro o con altrettanta onestà e impegno le combatto.

Di solito inizia con un colpo di fulmine, altre volte come uno stupido ritornello sanremese mi entra in testa lentamente e a tradimento , poi fatico a liberarmene…ma, in ogni caso, ripeto, ho l’innamoramento facile. Come tutti ho bisogno di condividere le cose che amo. Sarà la sindrome da ” filmino delle vacanze” o il morbo del souvenir, in ogni caso avverto la necessità di raccontare, di trasmettere ad altri almeno una parte dell’incanto provato. Lo faccio con l’entusiasmo che mi é proprio ma anche con un pó di timore. Paura che quell’incanto si perda per strada, che nel comunicarlo ad altri ne vada perso il valore…un bambino che si entusiasma per la prima neve, ne prende una manciata e corre dai genitori per condivederne lo splendore, ma quando arriva si accorge che la neve si é sciolta…é questo il rischio, ma vale la pena correrlo, se si riesce almeno una volta a regalare stupore allo sguardo di un altro.

E allora mi piacerebbe far conoscere ad altri, magari ad uno straniero, 10 meraviglie poche conosciute delle nostre terre.

1) Ad uno svedese consiglierei la spiaggia di Conca dei Marini, una delle perle meno battute della costiera, ma forse proprio per questo una delle più belle. Sole, luce e mare, unite a pace e tranquillità, non potranno che conquistare il fortunato scandinavo.

2) Il meraviglioso Vaso di Assteas raffigurante il rapimento di Europa, custodito nella splendida cornice del Castello di Montesarchio, lo mostrerei volentieri ad uno svizzero, magari ad un parente di quel signore che, negli anni ’70, lo comprò da un contandino, pagandolo con un maiale e poche lire. Per la cronaca il ” simpatico” elvetico, qualche tempo dopo, lo rivendette per centinaia di milioni, ad un museo americano. Per fortuna oggi il vaso, conteso da tutto il mondo, è ritornato a casa.

3) A Paestum invece inviterei un cinese. Sicuramente, venendo da una nazione ormai egemone dal trampolino, apprezzerà i dipinti della tomba del tuffatore, tra i più importanti esemplari di pittura classica.

4) Capua è sicuramente una delle più belle città della Campania, adattissima ad un giapponese. Il nipponico avrebbe tanto da fotografare: la cattedrale, la Chiesa dell’Annunziata e le Torri di Federico II. Io consiglierei anche una visita alla Capua Sotterranea, bellissima iniziativa organizzata dal portale Capuaonline.

5) A Pietraroja invece porterei volentieri un francese. Magari, tra funghi, castagne, noci e fossili, ci sarà la possibilità di un viaggio nel tempo alla ricerca di Ciro, il dinosauro sannita.

6) Questa è una missione per un americano! Una via di mezzo tra Indiana Jones e Martin Mystere, archeologo e esploratore. Qualcuno che voglia attraversare l’antica Caudium e che, dopo aver incontrato i resti della Villa di Cocceo, dove anche Livio trovò ospitalità e delizie, finalmente potrà giungere nel centro storico della splendida Bona Dea ( Bonea ). Qui, dopo aver resistito alle lusinghe di oli straordinari, falanghina e aglianico, imboccherà un sentiero, alle falde del Taburno, che lo porterà, tra aria buona e scorci suggestivi, a trovarsi finalmente di fronte al tesoro nascosto: un misterioso cono rovesciato. Un Mausoleo preromano? Un monumento funerario romano? Incantentevole, antico…abbandonato. Roba da Giacobbo!

7) Ad uno scozzese che cercasse un luogo adatto ad un picnic o solo per bersi una pinta in santa pace, non dovrebbe mancare una visita a Telese, dove troverà lo splendido parco del Grassano, ” una perla naturalistica conosciuta fin dai tempi antichi”.

8) A un belga ( chissà perché ) consiglierei invece una visita ad uno dei più suggestivi e imponenti complessi monastico-religiosi italiani: la splendida Abbazia del Goleto a Sant’Angelo dei Lombardi.

9) Sono sicuro che ad un tedesco, se non altro per partire col solito pippone ( in parte meritato ) anti-italiano, piacerebbe un luogo magico, ma trascurato.
Nella cornice di Mergellina ci sono le tombe di due dei più grandi poeti di sempre: Leopardi e Virgilio. Da qualche altra parte avrebbero fatto un parco tematico, un paio di musei, audioguide, gadget, visite guidate, mentre in questo caso per trovarle bisogna sottoporsi ad una involontaria caccia al tesoro. Ma forse è meglio così!

10) Sempre restando a Napoli, mi piacerebbe fosse un greco a visitare il luogo che i suoi antenati scelsero secoli fa per fondare Partenope: Monte Echia. Le rampe di Pizzofalcone, Villa Ebe, la Storia di Napoli, il Tufo, l’acqua zuffregna, il Pallonetto di Santa Lucia, un po’ di affanno… Ma guardatevi intorno ne è valsa la pena.
Poi, per carità, quello che per me è straordinario potrà sembrarvi una cagata, ma io ci ho provato e se almeno un’altra persona ne apprezzerà uno spicchio saró contento…io nel frattempo mi saró già innamorato di qualche altra ” piccola cosa”…