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Quando il San Paolo è una bolgia

In principio era il calcio, un gioco seguito con tanta passione. Tifosi che la domenica alle 15:00 si accalcavano sulle gradinate qualche ora prima della partita, settore ospiti che vedeva migliaia di tifosi, cori, bandiere, striscioni, tamburi e trombe.

Al di là di alcuni casi di scontri, incidenti e violenza il calcio era una vera festa, anche se oggi si cerca solo di ricordare i casi sgradevoli. Anche il campo era contagiato da questa euforia  e l’esultanza del giocatore era il modo per unirsi alla gioia dei propri tifosi. Corsa sotto la curva, giri di campo, togliersi la maglia per sventolarla e tante altre esultanze figlie della fantasia dei calciatori.

Poi lentamente fra campionato spezzatino, leggi e regolamenti deliranti per l’accesso allo stadio e divieti inutili si è riusciti a trasformare buona parte degli amanti del calcio da tifosi a spettatori. Sempre più persone preferiscono il divano allo stadio, si è arrivati al paradosso da considerare tifoso anche chi non è mai andato allo stadio.

Recentemente si è iniziato anche a polemizzare sul fatto che i giocatori del Napoli festeggino dopo la partita e Severgnini è arrivato addirittura a stigmatizzare i fischi agli avversari. Si potrebbe ridere se non ci fosse da piangere.

Ieri un giocatore del Parma, Badaye, è stato espulso per aver esultato indossando un passamontagna giallo blu. Non è il rpimo caso, Cavani è stato ammonito per aver mimato il gesto della mitrgliatrice e non si contano i giocatori ammoniti per aver esultato troppo, per essere andati solo la curva, magari settore ospiti, e per essersi tolti la maglia. Ma perchè?

D’accordo ammonire provocazioni, gesti violenti, fascisti o razzisti, ma finchè si tratta di condividere la gioia con i tifosi, dove è il problema? Perchè il calcio deve essere sterile, asettico ed edulcorato per il pubblico a casa e non deve avere il trasporto, la gioia e la passione di chi il calcio lo vive sugli spalti.

Il calcio deve divertire, deve riempire gli stadi di gente festante, le macchine e gli autobus, di persone che attraversano l’Italia per sostenere i propri idoli. Il calcio deve riempire strade e campetti di bambini e ragazzi con la voglia di divertirsi, non i divani e le tasche degli imprenditori.

Paolo Sindaco Russo