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birra

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

L’alcol è un grande amico.
Un bicchiere in più aiuta a distrarci a rilassarci, spesso ci fa chiarire le idee e tante volte ci scioglie un po’ a ci aiuta a superare i nostri freni inibitori, ci aiuta a digere quando mangiamo troppo, ci offre una scusa per le peggiori stronzate che abbiamo fatto nella vita… Insomma gli alcolici sono un compagno fedele su cui possiamo spesso contare.

Quando invitiamo una ragazza a bere qualcosa e vediamo che regge i nostri ritmi di bevuta di solito prevediamo un grande finale di serata, se una ragazza beve parecchio in nostra compagnia significa o che si fida parecchio del compagno di bevute (leggi friendzone) o che è pronta ad affrontare le conseguenze che di solito coincidono con le nostre speranze.

Ma l’alcool come tutti gli amici, anche i più sinceri, ci può tradire nel momento peggiore, quando meno ce lo aspettiamo. Un bicchiere per rompere il ghiaccio, un altro per creare l’atmosfera, uno ancora per stabilire il contatto… e si va avanti così finchè non arriva il bicchiere di troppo, quello che rovina la serata. Già, perchè bisogna sapere qual è il bicchiere giusto a cui fermarsi il letto in cui speravamo di finire la serata (o anche il sediolino ribaltabile della Panda, la frasca, lo scoglio a riv’e mare etc. etc.) si tramuterà in un letto di vomito, di mal di pancia e figure di merda.
Il Napoli a Genova sul 3 a uno si godeva una serata di brindisi, cicchetti e bagordi alcolici, finchè il Genoa non gli ha offerto il bicchiere di troppo, quello che ci avrebbe distrutto la serata, per fortuna il Napoli è stato bravo a non berlo e a fermarsi sul 3 a 2, finendo la serata come tutti noi speravamo… ed evitando di fenire nel vomito.

Cattivi: Koulibaly liscia il pallone sul primo goal del Genoa e commette il fallo della Punizione da cui parte il secondo, ma per il resto erige il solito muro e imposta spesso l’azione. Ghoulam ha un po’ di responsabilità sul goal di Izzo, ma anche lui è lontano dall’essere il peggiore in campo. Il cattivo della serata forse è Hysaj, non tanto per la prova in generale ma per i due tiri fatti quando poteva facilmente servire un compagno più libero, gli auguro di segnare e di togliersi lo sfizio, ma per noi tifosi anche gli assist vanno più che bene.

 

Buoni: Diawara in alcune partite sembra un giocatore di grande esperienza, uno che ha calcato i maggiori campi d’Europa e sa sempre cosa fare, stasera è stata una di quelle, il lancio per Mertens è una vera perla. Chiriches ha fatto una partita di altissimo livello e non ha fatto sentire la mancanza di Albiol, che affronta un periodo di grazia, ma il migliore in campo è ovviamente quello che ha risolto la partita: Mertens segna una splendida punizione e sul secondo goal scrive una poesia con una metrica di tre passi dove stop e tiro sono una rima baciata… meno male che era stanco.

Paolo Sindaco Russo

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Foto di Michela Castiglione https://www.flickr.com/photos/micheycast/

Tutti abbiamo un amico, o meglio un conoscente, che non ci sta molto simpatico,  Magari per le sue continue esternazioni fuori luogo, perchè è pieno di sé o perchè spara cazzate a tutti e pretende di essere creduto. Non capisci neanche bene perchè siete amici, avete fatto il liceo e poi l’università insieme e alla fine siete rimasti nello stesso giro, ne vostro giro di amici ad alcuni sta sul cazzo mentre altri lo adorano.

Un giorno di circa 3 anni fa, l’amico si presenta in mezzo a voi con la sua nuova ragazza… Cazzo ma è proprio lei? Quella che andavamo a vedere all’altra facoltà ma nessuno aveva il coraggio non dico di chiederle di uscire, ma di rivolgerle la parola.
E quando se li caca a quelli come noi una così

E invece lui non si sa come è riuscito a portarla in mezzo a noi, e così scopri che quella che ti sembrava irrangiugibile è invece una ragazza simpatica, alla mano. Tutta la comitiva le si affeziona, la apprezza e incomincia a volerle a bene. Lei racconta spesso di quel giorno all’improvviso in cui sì innamorò, lui è felicissimo soprattutto perchè tutti noi amici siamo contenti e alcuni di quelli che lo schidavano iniziano a gurdarlo con una certa ammirazione, soprattutto perchè con lei sono arrivate le sue amiche e al livello di femmine la qualità del gruppo è salita vertiginosamente.

Lui le parla di matrimonio, di creare una famiglia, di comprare casa, fa vedere i progetti della villa che ha in mente di costruire. Ne parla anche in pubblico, alcuni di noi gli credono, altri sanno che comunque rimane un incorregibile cazzaro e così passano gli anni e la proposta seria, concreta non arriva e i progetti rimangono tali. Ma la storia va avanti e per noi amici sembra non ci sia nulla di male, anzi quando prima dell’estate ci lasciamo con grandi abbracci e baci siamo tutti pronti per riaccoglierla al ritorno, abbiamo già in mente un sacco di cose da fare tutti insieme.

Poi durante l’estate non si fa sentire, neanche le sue amiche che oramai erano parte integrante della nostra comitiva non hanno notizie, solo la sorella ogni tanto su facebook scirve peste e corna del cognato. Lui l’aspetta, o almeno così pare, dice che non sa niente e risponde anche male a chi dice che non si sono sentiti per tutto il tempo delle vacanze.

Finite le vacanze quando lui l’aspetta all’aeroporto lei non si presenta, noi l’aspettavamo fuori al solito bar ma niente… non si vede. Dopo qualche giorno fa sapere, tramita la sorella che lei si è fidanzata con uno di quei tipi che proprio ci stanno sul cazzo. Uno di quelli in giacca e cravatta e orologio sul polsino, che ha il posto in banca perchè lo ha ereditato dal papà, con il fratello cocainomane che ama andare a trans, quello con precedenti penali e che recentemente si è scoperto ha amici anche nella ‘ndrangheta, uno di quelli che cambia fidanzata molto spesso ma non si lega mai realmente a nessuna.

All’anem’ ra zoccol’!

Il commento è unanime. Certo lui è sempre stat nu poc’ strunz’ e forse invece di sparare palle e fare promesse poteva fare qualcosa in più per non perderla, lei però ha dimostrato di essere una grandissima zoccola, lei e quella grandissima cessa della sorella, che devono passare i peggi guai mo mo dove stanno!

Noi amici siamo un po’ spaesati, chi si schiera con uno, chi si schiera con l’altro ma in fondo siamo tutti un po’ intossicati… Sappiamo che lui è un pallista di prima categoria, ma adesso che lei butta tutta la colpa su di lui ci sembra solo una scusa per non dire “Sono fatta così, sono una zoccola, voglio tutto e lo voglio subito, i sentimenti sono carta da culo!“, ci suona come la più facile delle scuse con se stessa.

Adesso l’unico modo per levarci l’intossico e continuare a vederci e fare bordello per divertirci come abbiamo sempre fatto, scordiamoci di quella zoccola e teniamoci sto turz’ e penniell’ di amico almeno fin quando non arriva un migliore e speriamo che la nuova ragazza si dimostri dello stesso livello. Poi le amiche della zoccola che sono rimaste con noi, le amiche storiche e quelle che si uniranno al gruppo non sono così male… io credo che possiamo continuare a divertirci.

Ogni riferimento a zoccole, cornuti, cocainomani che vanno a trans, amici della ‘ndrangheta, pallisti e turzi di pennello realmente esistenti è chiaramente voluto, incluso l’augurio di passare un guaio nero!

Paolo Sindaco Russo

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Foto Flikr di Jarrett Campbell

Birra in mano, concentrazione alle stelle guardando lo schermo che trasmette la partita, pronti ad ammirare ogni giocata, eventualmente a scomettere live, un occhio alla bolletta e l’altro al totoamici, e magari in alcuni casi anche a fare il tifo per la nazionale (a Napoli non è una cosa così scontata).

Che sia in un pub, in un bar o a casa di amici, durante gli Europei o i Mondiali, tante donne si scoprono tifose, o anche semplici appassionate e, pur non capendo un benemerito di cazzo di quello che vedono, commentano e insultano adeguandosi a quanto accade intorno a loro.

Puntualmente durante la partita una di queste tifose biennali ti pone la fatidica domanda: “Ma come funziona il fuorigioco?”
La reazione media è una bestemmia fra i denti, perchè sai che ci vorrà almeno un tempo a farglielo capire, ma poi la cortesia prevale e inizi a spiegarglielo.
Le spieghi cercando di essere quanto più chiaro possibile che è fuorigioco quando un giocatore si trova, al momento del passaggio oltre la linea dei difensori avversari, ossia non ha davanti a sé almeno due giocatori.
Se hai modo, ti aiuti con bicchieri e noccioline, cercando di illustrarlo al meglio. A quel punto quando ha capito la base, entri nel dettaglio, inizi a spiegare cos’è un fuorigioco di rientro, quando è ininfluente, perchè alcuni giocatori si disinteressano della palla etc. etc.

Sperando di essere ulteriormente esaustivo le inizi a spiegare che alcune squadre lo usano come tattica difensiva, per questo adesso le difese sono in linea e non c’è più il libero, e di conseguenza i portieri devono essere più bravi con i piedi e spesso sono dei veri e propri registi bassi. A tar proposito i più preparati partono con auna brillante digressione sulle scuole di portieri e su come in Italia non si punti molto sulla formazione specifica degli estremi difensori.

Quando vedi che lei sembra molto pronta e ha capito più o meno tutto puoi passare alla sovrapossizione del terzino e degli inserimenti delle mezzeali tesi proprio ad eludere il fuorigioco. Puoi portare anche esempi citando goal più o meno famosi, sicuramente lei ricorderà i movimenti senza palla di Bucchi o gli inserimenti di Rincon (ma solo dopo l’arrivo di Boskov).

Dopo aver perso almeno mezz’ora di vita lei ci mostrerà un sorriso di circostanza e tornerà a vedere la partita, magari a parlottare con qualche amica. Tu torni finalmente con gli occhi alla tv senza distrazioni a goderti il matchalla grande senza renderti conto ca si sul nu strunz!

Non è difficile capire che mediamente a una donna il fuorigioco interessa quanto a un uomo interessano le tecniche di applicazione dello smalto, e probabilmente, quando lo chiede, è solo un timido approccio per attaccare bottone... E purtroppo non lo dico io mi è stato appena rivelato da un’amica e tante amcihe in comune hanno confermato. Il fuorigioco è una scusa, come “Hai da accendere?“, e scoprendelo ho ripensato al tempo perso a cercare esempi chiari fra i goal di Aglietti, alle spiegazioni dettagliate date in stato di ebrezza, alla ricerca di lucidità davanti a una bolletta persa proprio per quel fuorigioco negato che dovevo spiegare… Per scoprire che era tutto inutile.

Quindi a questo punto, quando vi chiederanno “Come funziona il fuorigioco?” avete due vie:
1) Rispondere sommariamente e poi passare all’attacco con i migliori colpi da piacione del nostro repertorio
2) Rispondere “è difficile” e tornare a goderci la partita… le femmine possono attendere.

Adesso cercate di godervi l’europeo… e non solo dal punto di vista sportivo!

Paolo Sindaco Russo

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Foto di Maëlick https://www.flickr.com/photos/maelick/

Afa, caldo, torride giornate estive, ormai non se ne può più.. bere acqua sarebbe cosa buona e giusta, ma per tutti coloro che amano bere birra è difficile distaccarsi dal “pane liquido” nonostante i 40 °C all’ombra! Ed effettivamente: cosa c’è di meglio che dissetarsi con una buona birra? Magari con una rinfrescante radler? Devo ammettere che non ho un ottimo rapporto con questo tipo di bevanda, sia per lavoro che per principio, essendo la radler per me legata al concetto di birra industriale ma anche perché ho sempre pensato sia assurdo aggiungere in una birra cose ad essa estranee (come la fettina di limone in una weizen!) , ma è anche vero che, prima di avere pregiudizi, bisogna scoprire dove, quando e perché una data cosa sia nata. E’ il 1922 quando Franz Kluger, proprietario di una Gasthaus vicino Monaco, si trovò in un caldo giorno di giugno, ad accogliere tanti ciclisti assetati (le fonti parlano di circa 13000 persone!) senza avere birra a sufficienza per tutti. Non si perse d’animo e pensò bene di allungare le sue birre con della limonata: obiettivo raggiunto, ciclisti soddisfatti e bevanda battezzata con il loro nome ( der radler, ciclista in tedesco). Da quel momento in poi la Radler è entrata a far parte dello scenario collettivo, diffondendosi e diventando molto popolare in Germania e non solo, associata sempre ad una funzione di ristoro, da assaporare in tutti i momenti della giornata, al termine di un’escursione a piedi o in bicicletta, quando bisogna rinfrancarsi dallo sforzo fisico. Infatti la Radler, con suo grado alcolico ridotto grazie ad una proporzione di ½ birra e ½ bevanda, è perfetta per queste occasioni. Oggi è molto diffusa soprattutto nelle zone di montagna, come le Alpi austriache, ma si può trovare anche in alcune zone dell’Italia settentrionale, specialmente in Tirolo e Alto-Adige.

Secondo un’interpretazione più ampia andrebbero ricondotte al nome di Radler tutti quegli ibridi fra birra e bevande gassate: il francese panaché (birra e gazzosa), l’inglese Shandy (birra più limonata, o succo di mela o arancia), il Diesel ( birra con coca-cola come la Colaweizen, cioè una hefeweizen con cola) Una piccola curiosità: in Germania, fino al 1990, era assolutamente vietato produrre e vendere radler in bottiglia, essa doveva essere assemblata nel beer garden al momento. Da provare: Ayinger Radler, Stiegl Radler Zitrone Dove bere questa settimana? Questa volta vi porto da Vineapolis, locale che nasce nel quartiere di Bagnoli a cura di Salvatore e Stella Esposito. Musica, ospitalià e buon bere caratterizzano questo posto, e molto spesso vi capiterà di vedere Salvatore dietro al bancone pronto a spiegare le caratteristiche di un vino o di una birra, di cui ha un vasto assortimento…provare per credere!

Chiara Bolognino

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

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Ormai sempre più spesso sentiamo parlare di birra artigianale, di birra cruda, di birra alle castagne, di birre “speciali”, ci basta entrare in un pub ed il cameriere di turno è subito pronto a proporci la novità del mese o la birra a rotazione, parlandoci di una specialità belga o di una birra a “tripla” fermentazione, o di una squisita birra “doppio malto” proveniente da chissà dove.

È il trend del momento, schiere di appassionati sono pronti a perdere il sonno recensendo le birre appena uscite, interrogandosi, durante estenuanti maratone alcoliche, sui malti e luppoli utilizzati.

In realtà (e ci scommetto una Peroni!) il consumatore medio a stento conosce gli ingredienti utilizzati nel processo produttivo della birra e, ancora più con difficoltà, riesce a districarsi tra i cento e passa stili birrai, anzi neanche conosce la loro esistenza!

Eh sì mio caro lettore, esistono tanti stili di birra, e la “doppio malto” non è tra quelli, così come la “birra rossa” o la “birra chiara”.

In realtà vi siete mai chiesti cos’è la birra? Come si fa? Quali sono gli ingredienti cardine?

Scommetto di no, e a giusta ragione: il nostro è un Paese a vocazione quasi prettamente vinicola, conosciamo, almeno per sentito dire, la differenza tra una Falanghina e il vitigno Coda di Volpe, tra un Cabernet e un Sauvignon, ma non quella tra una Stout e una Porter, tra una Bitter e una American Pale Ale.

Cominciamo allora a definire cos’è, per Legge, la birra: secondo l’articolo 1 (Così sostituito da D.P.R. 30.6.98 n. 272) la birra è sostanzialmente acqua, malto d’orzo (o altri cereali) luppolo e lievito.

Nell’articolo 2 vengono poi elencati i vari tipi di denominazione: “Birra leggera” o “Birra Light” con grado Plato non inferiore a 5 (volume alcolometrico 3,5%), Birra Speciale se il grado Plato è superiore a 12,5 e Birra Doppio malto se superiore a 14,5.

Sfatiamo un mito: la birra doppio malto non esiste, è stato il legislatore italiano ad imporre questa suddivisione in varie categorie (analcolica, light, normale, speciale, doppio malto) in base alla tassazione gravante sulla quantità di zuccheri (grado Plato) contenuti nel mosto di birra. Non c’è una stretta relazione diretta tra tale quantità e la gradazione alcolica, nè ovviamente rispetto allo stile: possiamo avere una “doppio malto” di 4.5 gradi alc. di colore ambrato ed un’altra di 7 gradi alc. di colore oro paglierino!

La birra doppio malto non è necessariamente da “incapamento”, nonostante, nell’accezione comune, sia vista in tal modo.

Così come possiamo avere “birre rosse” amare o acidule, o “birre chiare” dolci, molto o poco alcoliche: il colore di una birra non può definire il suo gusto!

A tal proposito prendo in prestito un’espressione di Lorenzo Dabove, in arte Kuaska, grande degustatore di birre a livello internazionale :“non esiste la birra, ma le birre”.

Così come in pizzeria non si chiede “una pizza”, lo stesso approccio è valido (o dovrebbe esserlo) per le birre: ogni birra ha il suo stile di riferimento, ed ogni stile ha la sua storia, il suo Paese d’origine, il suo colore, il suo grado di amaro, la sua schiuma, i suoi ingredienti caratterizzanti, i suoi abbinamenti più o meno specifici.. insomma un mondo tutto da scoprire!

Esistono birre da bere in giornate torride e afose come queste che stiamo vivendo, birre da meditazione da bere nella fredde serate invernali, magari di fronte ad un camino, birre da bere dinanzi a un tramonto, e così via: ogni birra ha una sua peculiarità e un suo modo di porsi, di entrare in sinergia con noi!

Come si incomincia questo percorso di conoscenza? Beh, c’è solo un modo: bere! Da soli, in compagnia di amici, al mare, a un concerto, in montagna, in piscina; l’importante è incuriosirsi ed essere pronti a iniziare un’esperienza sensoriale che vi allontanerà una volta per tutte dalle birre “ignoranti”

Dove iniziare questo percorso? Il locale della settimana è il “Jimmy’z” a Via Napoli, andando da Bagnoli verso Pozzuoli, lo incontrerete tra il Mood e la Veronica. In questo carinissimo lounge bar potrete far conoscenza con il super professionale Peppe Fiorillo, barman per vocazione che ha saputo unire la sua passione per distillati e super alcolici con quella delle birre artigianali, selezionando appositamente un bel numero di referenze e organizzando serate con abbinamento birra/cibo, spaziando dalla cucina napoletana, a quella giapponese fino ad arrivare al cioccolato.

Se volete gustare una buona birra (o anche un buon cocktail, siamo democratici a riguardo!!!) non c’è altro da fare che andare a trovarlo, magari il primo agosto in occasione della festa di chiusura estiva!

Tanto divertimento e tanta qualità assicurata.

Mi raccomando, non bevete e guidate, piuttosto bevete e fate l’amore!

Chiara Bolognino

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it