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Come con il Real Madrid

Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Uscii dallo stadio con il sorriso negli occhi, sulla pelle, nel cuore. Eppure avevamo perso. E non mi era mai successo prima. 

Se c’è una partita che più di tutte mi ha fatto innamorare di Maurizio Sarri è stata la gara di ritorno di Champions contro il Real Madrid. Perdemmo 3-1, ma io Sergio Ramos, Carvajal e Marcelo buttare la palla in fallo laterale per paura di perderla non li avevo visti mai. Quella notte il Napoli giocò probabilmente il più grande primo tempo della sua storia, almeno a mia memoria. Un ritmo indiavolato che per questioni di congiunzioni astrali non consentì la grande impresa della remuntada. 

Uscii dallo stadio con le lacrime felici agli occhi. Certo, avevo visto anche un grande Real Madrid. Kroos, Modric, Ramos, Marcelo, Ronaldo che quando calciavano il pallone faceva un suono che al San Paolo non si sentiva da tempo. Avevo visto il Grande Calcio, ma pure l’idea matta e irripetibile di battere quei fenomeni grazie alla Grande Bellezza. Una gara che mi resterà dentro più del tiki-taka vertical a cui abbiamo assistito per tre anni. Un calcio irripetibile di cui dobbiamo rendere grazie a Maurizio Sarri. Io un Napoli così bello non l’ho visto mai nemmeno quando c’era Lui. 

Eppure, nonostante l’immensa gratitudine che porto a Sarri, io sono felicissimo non solo che sia stato sollevato dall’incarico, ma soprattutto per il modo con cui l’ha fatto Aurelio De Laurentiis. Lo ha spiazzato, gli ha sbattuto una porta in faccia e lo ha fatto pure con eleganza rilanciando quel tweet in cui il presidente ringraziava l’allenatore per il lavoro svolto. Perché Sarri, tra tanti pregi, ha avuto il difetto enorme di non saper essere professionale e di non aver avuto rispetto per la società che pure gli ha consentito un’ascesa verticale dal calcio di provincia a quello internazionale. 

Cosa è successo tra Aurelio e Maurizio lo chiarirà il tempo. Non mi sorprenderei se a breve cominciassero gli scambi di battute, i veleni incrociati, le accuse reciproche. Ma Maurizio Sarri ha scelto il modo peggiore per farsi mandare via dal Napoli non mostrando rispetto per la propria società.

“Aurelio ha detto che il tempo è scaduto? Vabbè mi darà qualche altro giorno”, oppure “Molti giocatori del Napoli hanno clausole rescissorie abbordabili e noi non andremo a prendere giocatori dal Barcellona”. Dichiarazioni che sono state la delegittimazione continua di una società che da 14 anni ha invece dimostrato di saper programmare e di restare ad altissimi livelli pur non avendo un fatturato strutturale paragonabile a diverse squadre italiane e inavvicinabile a quelli internazionali. Non ha avuto rispetto Sarri per una squadra che già diversi anni fa fu in grado di acquistare in una sola sessione tre giocatori dal Real Madrid. 

Così come Sarri non ha avuto rispetto del Napoli e soprattutto di sé stesso quando perse la gara d’andata al San Paolo contro la Juve e dichiarò che i bianconeri avevano vinto perché avevano Higuain. Dopo 2 anni in cui aveva trovato Mertens segnare gli stessi gol dell’argentino, Sarri ancora rimpiangeva la miglior cessione della storia del Napoli. Un controcanto continuo verso la società, alimentando quel “papponismo” che oggi, con l’arrivo di Carlo Ancelotti, viene completamente annichilito. 

C’è un’altra dichiarazione di Sarri che non mi è andata giù. Se n’è parlato poco perché poi il Napoli riuscì a vincere quella che poteva essere la partita più importante della stagione. Prima di Juve-Napoli al mister fu chiesto se credeva nello scudetto. La sua risposta fu imbarazzante: “La società ha già raggiunto l’obiettivo della Champions, Aurelio non ha messo il premio scudetto quindi vuol dire che non era un obiettivo”. Ora trovate voi nella storia del calcio un allenatore che parla così della propria società, tanto più alla vigilia di una partita fondamentale. Ancora una volta parole per delegittimare il proprio presidente. Probabilmente una persona più istintiva lo avrebbe già esonerato dopo quelle parole inconcepibili.

Parole per far passare l’immagine del Sarri fenomeno che “friggeva il pesce con l’acqua” e del presidente avido sfruttatore, Pappone. Una narrazione che va assai in voga in città, peccato sia sistematicamente smentita dai fatti. Sarri è un grandissimo allenatore, ma il suo calcio ha potuto nutrirsi della classe di Insigne, delle geometrie di Hamsik, della forza rude di Koulibaly, del quoziente intellettivo fuori dalla media di Albiol, dei cambi di passo di Zielinski, dell’applicazione di Callejon… Eccetera eccetera. Perché il Napoli è una signora squadra a cui Sarri ha dato un gioco meraviglioso, ma gli interpreti sono e restano di altissimo livello. Sarri non è Mazzarri che ha portato il Napoli in Champions con Grava, Aronica, Cannavaro, Pazienza e Gargano. 

Con il suo attendismo nel dare una risposta al presidente, Sarri ha fatto capire di non credere al progetto Napoli. Chissà se si è montato la testa o se ci sono altre ragioni alla base di quelle sue non risposte. Eppure, in maniera paradossale, quel progetto Napoli è diventato stretto per Sarri, ma appetibile per un allenatore che ha vinto TUTTO come Carlo Ancelotti. 

A Maurizio Sarri dobbiamo tanto, un grazie enorme per tutta la bellezza che ci ha donato. Ma l’impressione è che abbia fatto come quella sera con il Real. Ha giocato un primo tempo fantastico, poi ha fatto due cazzate e ha preso gol da calcio d’angolo. L’ultima cazzata quella di aver tenuto fuori il capitano Christian Maggio in quella che doveva essere la sua partita d’addio contro il Crotone. Una piccolezza che però ha reso odiose le manie di questo allenatore anche ai suoi più strenui ammiratori. A me personalmente è un gesto che ha fatto, senza giri di parole, schifo. Uno schifo umano. 

A 60 anni Maurizio Sarri è fuori tempo per apprendere lezioni. Forse non cambierà. A me dispiace molto perché il rapporto con questa squadra e questa città poteva continuare fino all’eternità. Ma è stato Sarri a mettersi fuori dal Napoli con i suoi atteggiamenti dimenticando di essere dipendente di una società, non dei tifosi. Poi è molto facile lavorare a Napoli dove se si va bene il merito è dell’allenatore, se si va male la colpa è del presidente. 

Ringrazio Sarri per il più bel calcio mai visto. Mi spiace moltissimo per i suoi limiti caratteriali. Ecco perché non lo rimpiangerò. Io sono tifoso del Napoli, gli uomini passano, la maglia resta. Chissà però che quello con il Comandante, invece che un addio, possa essere un arrivederci.

Valentino Di Giacomo   

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Favole metropolitane

“La vicenda Reina dimostra ancora una volta tutta l’assenza di programmazione e i problemi di gestione di De Laurentiis”. Su SoldatoInnamorato in questi giorni abbiamo provato a spiegare la vicenda Reina. Certo, non ci riteniamo depositari della verità assoluta, ma abbiamo voluto dimostrare un impegno nell’offrire degli spunti di riflessione. Alcuni commenti sul caso del portiere del Napoli mi hanno però fatto trasecolare. “Assenza di programmazione” hanno scritto alcuni. Molti hanno giudicato così la Ssc Napoli e a me non sembrava vero, tanto più se si parla dell’aspetto sportivo del club.

Commenti che fanno il pari con la convinzione tutta napoletana che De Laurentiis abbia culo. I risultati conseguiti fino ad ora non sarebbero quindi frutto di capacità, di programmazione, di talento. È tutto culo. Mazzo, se vogliamo dirla alla maniera nostra. Le scelte degli ultimi anni di allenatori validi, l’individuazione di calciatori potenzialmente forti, l’abilità di saper vendere e comprare bene sarebbe quindi solo il frutto di fortuna. L’esplosione di Lavezzi? L’investimento su Cavani? La scoperta di Hamsik? E Mertens, Insigne, Callejon, Higuain, Koulibaly? Tutto culo, mazzo. Oppure, nella migliore delle ipotesi, è merito del direttore sportivo o dell’allenatore. Come se il Ds e il mister non fossero stati scelti dalla società. Ma le scelte di De Laurentiis sono frutto del mazzo, quelle degli altri sono abili strategie di mercato e conoscenza calcistica. Come se gli altri non avessero mai sbagliato un colpo. Vogliamo ricordarci i Fideleff, i Chavez, i Navarro o i Datolo di Pierpaolo Marino? Vogliamo ricordarci del Britos espressamente richiesto da Mazzarri o del Michu di Rafa Benitez? Ma no, in quel caso gli errori sono da ascrivere al “Pappone”.

È mazzo portare un club di calcio, in soli 10 anni, dal 150esimo posto del ranking uefa al 14esimo. Culo nel disputare consecutivamente 8 volte coppe europee, culo fare 4 volte la Champions e essere eliminati due volte dai campioni finali e una con 12 punti ai gironi. Aspettiamo la Champions in corso come finirà, ma sarà sempre questione di culo comunque vada. Come se a Napoli negli ultimi dieci anni ne avessimo viste a migliaia di imprese che hanno fatto exploit del genere. Ma evidentemente gli imprenditori napoletani non hanno il culo di De Laurentiis perché questi risultati sono innegabilmente il frutto di “Assenza di programmazione”.

E poiché ormai è uno sport quasi piacevole andare contro al presidente, ci si beve pure la favoletta di Reina che ha rifiutato il Paris Saint Germain e un pacco di milioni di euro perché si è commosso dell’amore dei napoletani. La squadra che in un solo mercato ha fatto gli acquisti più costosi della storia con Neymar e Mbappé e vuole rinforzarsi ulteriormente comprando un portiere, fatalmente, si arrende all’AMORE di Pepe. Perché l’amore vince sempre. Che bella favola. Perfettamente in linea con tutta la narrazione oleografica del napoletano che tiene ‘o core bbuono. Nonostante tra la cricca di nati sotto il Vesuvio si annidino le persone più schifose del pianeta. Sono talmente di core bbuono alcuni napoletani che infatti sono persino capaci di avvelenare con i rifiuti industriali i terreni agricoli. Ma questo sfugge alla narrazione, si preferisce omettere.

Così come si preferisce omettere che le uniche offerte (chissà a questo punto quanto reali) sono giunte una volta dal compagniello di Reina, Pep Guardiola. Poi è stato il turno di due allenatori che hanno lo stesso procuratore del capopopolo azzurro… Sia Emery che Benitez hanno Quillon per agente. Ma anche qui sarà un caso, un caso fortuito. Forse si tratta di fortuna, di mazzo. Come il mazzo scassato di De Laurentiis che, in assenza di una programmazione, ha potuto inchiodare il signor Reina a rispettare un contratto firmato senza che nessuno gli avesse puntato una pistola alla tempia. È tutto mazzo, fortuna. E sarà sempre culo se questo portiere che il prossimo anno compirà anni 36 potrà essere rimpiazzato da un portiere più giovane e magari più capace. Chissà se pure quello avrà tutto questo AMORE per la maglia azzurra e il popolo “napolitano”. Chissà se pure lui avrà la moglie che posta su Instagram queste foto “eleganti” e piene d’amore…

Per inciso: a noi fa piacere che Reina sia rimasto. A pochi giorni dalla fine del mercato è la soluzione tecnica più idonea. Se però un po’ tutti cominciassero ad emanciparsi da questo tifo infantile ed entrassero in una fase più adulta forse ne gioveremmo tutti. Una domanda: ma tre anni fa quando il signore andò al Bayern pure era amore? Io pensavo fosse amore, invece era un calesse.

Valentino Di Giacomo

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Il litigio con Sarri

Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Qualche tempo fa lo scrittore Maurizio De Giovanni scrisse un articolo chiudendolo con la constatazione (o l’insinuazione) che De Laurentiis non fosse tifoso del Napoli. Si era ai tempi del mancato arrivo di Soriano al Napoli, ne parlammo e poi intervistammo pure lo stesso simpaticissimo De Giovanni. In realtà è sempre la stessa storia: chi è contro De Laurentiis ne dice ogni giorno qualcuna per screditarlo. Difficile poter sapere se il presidente azzurro sia realmente un tifoso del Napoli, ma di certo possiamo dire che con la solita intervista rilasciata questa settimana alla radio ufficiale del Napoli ha dimostrato di non essere tifoso del Napoli.

La querelle con Sarri è stupida. Adesso Aurelio ha persino riaccreditato Benitez pur di andare contro al suo allenatore, reo, secondo le ricostruzioni presidenziali, di non voler giocare con il 4-2-3-1 e di non lanciare i giovani. In maniera molto stupida il presidente ha persino indicato il ruolo che dovrebbe ricoprire Hamsik, trequartista, proprio come faceva con Benitez. E ci sarà un motivo per cui il nostro capitano, solitamente sempre molto molto pacato ed equilibrato, di Benitez ne abbia detto peste e corna non appena il corpulento spagnolo sia andato (finalmente!) via da Napoli.

De Laurentiis ha tutto il diritto di muovere critiche o suggerimenti al proprio allenatore, è lui che paga gli stipendi a fine mese. Ma queste dichiarazioni le si fanno nel chiuso degli uffici di Castelvolturno, non con queste interviste imbecilli che sono solo piazzate che non fanno il bene della squadra.

Il presidente ha pure lanciato la “bomba” di mercato: voleva prendere Aubameyang, ma Sarri non ha voluto. L’ottimo De Laurentiis però non ha specificato se l’arrivo di Aubameyang sarebbe diventato un ulteriore acquisto per il reparto offensivo, o se sarebbe arrivato al posto di Milik. Perché poi andrebbe precisato che così come si è fatto male Milik poteva infortunarsi pure Aubameyang e allora si era punto e daccapo.

Tutte mosse per screditare un allenatore che pure lui ha le proprie colpe. Sarri ha stancato con la tiritera dei giovani, dei fatturati e dei processi di crescita. Dice tutte cose giuste, ma non per forza tutto ciò che si pensa lo si deve dire e ripetere come un mantra ogni volta davanti alle telecamere. Parlassero nel chiuso degli spogliatoi anziché destabilizzare l’ambiente con dichiarazioni di cui non si sente il bisogno. Siamo già sfortunatissimi ultimamente perché a fronte di ottime prestazioni non si riescono ad ottenere i massimi risultati, non c’è proprio la necessità di farci male ancor di più da soli.

Qui lo sapete come la pensiamo: per noi Sarri è un grandissimo allenatore e De Laurentiis è un presidente eccellente. Ma sono entrambi due schifezze di comunicatori (e arrotondiamo per difetto). Hanno rotto le scatole entrambi. Tutti e due fanno dichiarazioni per pararsi il culo di fronte alla piazza, dimenticando però l’interesse principale che è il bene del Napoli.

Sarri fa l’allenatore e può fare tutte le dichiarazioni che vuole. De Laurentiis invece, che pur è un ottimo imprenditore, non solo vanifica tutto il proprio ottimo lavoro aizzando la piazza e facendo dichiarazioni assurde, ma dimostra pure di non volere il bene del Napoli. Con quell’intervista De Laurentiis si palesa come un pessimo imprenditore che marcia contro la sua stessa azienda, ma pure come non tifoso della squadra. A noi non interessa se il presidente sia tifoso del Napoli oppure no, ma se non vuole farlo per amore dei nostri colori, taccia almeno per amore della sua azienda e dei propri interessi.

Qui noi ringraziamo il presidente perché ha allestito un’ottima rosa e veneriamo l’allenatore perché ha portato a Napoli probabilmente il miglior gioco in 90 anni di storia. Ma basta, basta, basta, basta con queste parole al vento. State facendo solo il male della squadra! Che poi De Laurentiis dovrebbe farci la cortesia di non parlare di Verratti e Aubameyang, pensi piuttosto all’evidenza che da anni ci stiamo sciroppando Christian Maggio come terzino destro che è totalmente inadatto al gioco di Sarri perché è uno dei calciatori più scarsi tecnicamente dell’intero panorama professionistico nazionale. Il presidente inizi a comprare un terzino destro per far rifiatare Hysaj e poi parli. Oppure compri un portiere all’altezza di sostituire Reina. Il Napoli è forte, ma ha le proprie pecche nella rosa. Semmai De Laurentiis ringrazi Sarri per aver fatto giocare al più alto livello mai visto il signor Gonzalo Gerardo Higuain che ha consentito al presidente di fare un mercato investendo pochi spiccioli oltre alla vendita dell’attaccante argentino. Il signor Maurizio Sarri ha fruttato 90 milioni alle casse societarie e De Laurentiis dovrebbe solo ringraziare il proprio mister.

Ma come si fa a criticare un allenatore che fa giocare la squadra così bene? Come si fa a criticare un presidente che da anni ha portato il Napoli ai vertici del calcio europeo? Se non parlassero sia Sarri che De Laurentiis sarebbero due fenomeni. Purtroppo la bocca è fatta per parlare e quindi pure per dire una marea di cazzate. Se vogliono bene al Napoli ce le risparmino. Noi siamo tifosi del Napoli, ci interessa il bene del Napoli. Così dovrebbe essere pure per il presidente e l’allenatore. Ma entrambi, con certe dichiarazioni, offendono la loro stessa intelligenza, oltre che la nostra. Alzate il telefono e parlatevi. Fare queste piazzate in pubblico è da bambini di terza elementare. Gli uomini si parlano faccia a faccia.

Valentino Di Giacomo

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A Marassi al Napoli sono mancati due rigori non concessi. Non erano dubbi, non erano discrezionali. Erano due rigori grandi quanto una casa. Sul fallo di mano di Ocampos l’arbitro era a pochi metri dal calciatore rossoblu, in posizione perfetta. Perché non l’abbia concesso alimenta molte molte molte preoccupazioni. Nella seconda circostanza, per la trattenuta continuata su Milik, l’arbitro poteva non vederla. Era invece in posizione ottimale il cosiddetto giudice di linea. Era una decisione semplicissima. Ma gli arbitri di linea intervengono solo per annullarli i rigori al Napoli, non certo per assegnarli. Non ha giocato le sue migliori partite la squadra azzurra sia a Pescara che a Genova. Eppure, numeri alla mano, gli azzurri ora sarebbero a punteggio pieno in classifica se gli arbitri avessero fatto semplicemente il proprio dovere: dare i rigori in favore del Napoli quando c’era da darli. Ed erano falli evidenti sia a Pescara che a Marassi. Scriviamo questo perché LA NOTIZIA è questa: gli enormi torti arbitrali subiti dal Napoli. Punto.

La “fuffa” che poi fuffa non è, sta nella querelle a distanza tra Sarri e De Laurentiis. Il mister ha detto una cosa condivisibile e un’altra esecrabile. Di opportuno c’è la richiesta alla società di intervenire nelle sedi opportune. Perché queste robe le deve fare la società, l’allenatore deve allenare. Sarri vuole fare l’allenatore, non lo show-man. Insomma, il mister non è e non si sente Mourinho ed avrà pure il diritto di agire secondo le sue naturali predisposizioni. E’ censurabile Sarri, invece, quando parla di fatturati. In questo ci ricorda il peggior Mazzarri e l’insopportabile Benitez che ci facevano venir voglia di prenderli a cazzotti quando si presentavano in tv a piangere. Se si parla di fatturati e monte-ingaggi allora qualcuno avrebbe dovuto replicare a mister Sarri che il Napoli avrebbe dovuto strapazzare di gol sia il Pescara che il Genoa. E’ un ragionamento che ha la sua validità, ma tirarlo fuori dopo appena 4 giornate ci sembra abbastanza deleterio. Bene ha fatto De Laurentiis a ricordare a Sarri che il Napoli è una grande squadra e che ha investito oltre 100 milioni sul mercato. Che poi siano investimenti frutto anche della cessione di Higuain conta poco. Insomma il Napoli, in difesa e a centrocampo (sulla carta) è seconda solo alla Juve. In attacco c’è quella che dobbiamo per cautela definire una scommessa, Milik, che comunque sta dimostrando pure oltre le sue potenzialità.

Da censurare pure quell’uscita su Giuntoli: “Non so se sia autorizzato a parlare”. Sono panni sporchi e si lavano in famiglia. Eppure Sarri mostra un nervo scoperto della società calcio Napoli che nei fatti è una ditta a conduzione familiare. Lo abbiamo scritto pure in passato che al Napoli serve un uomo-immagine capace di fare da raccordo tra squadra, società e stampa. Pure se siamo spesso accusati di difendere spesso il “Pappone”, qui le critiche al presidente non le abbiamo mai fatte mancare. Ma devono essere, a nostro avviso, critiche figlie di un’analisi oggettiva, non preconcette o strumentali come l’imbecille storia del presidente-pappone buona per far fare la voce grossa a qualche tifoso un po’ frustrato e un po’ geneticamente juventino.

Al Napoli manca un direttore generale che va davanti alle telecamere e mette a tacere le polemiche, un uomo forte. Ma purtroppo il presidente è abile nel circondarsi solo di professionisti, seppur capacissimi, che però devono sottostare ai suoi diktat comunicativi. Parliamo spesso del salto qualitativo che deve fare il tifo partenopeo, il cosiddetto ambiente, ma poi il salto in avanti deve saperlo fare pure la società. Non esiste al mondo che davanti alle telecamere si esibisca Sarri in quel modo. Non esiste al mondo che il presidente replichi in pubblico al proprio allenatore con quelle frasi.

Intanto la polemica dai rigori non concessi si è spostata alla “fuffa”, quella che piace tanto alle tv e ai giornali. Tutto questo accade perché nel Napoli manca una personalità di spicco che sappia gestire momenti del genere. E la colpa è del presidente. Già era successo con l’espulsione assurda di Higuain a Udine lo scorso anno. La squadra era nella bufera e il presidente era beatamente, quanto meritatamente, alle Maldive a fare le sue vacanze. Mentre qui in Italia infuriava la polemica e il club era esposto al pubblico ludibrio di opinionisti e tv senza potersi difendere perché la linea la può dare solo Mast’Aurelio da Castelvolturno. Roba da squadretta di eccellenza o promozione. Altro che Champions League.

Ecco perché ha ragione Sarri. Ottimo allenatore, ma che forse un piccolo corso di comunicazione dovrebbe pur farlo se vuole allenare a certi livelli. Oggi il ruolo dell’allenatore è cambiato. Mourinho fa benissimo il suo mestiere. Sennò poi si fa la fine di Mazzarri che incautamente adduce i motivi di una sconfitta con una frase che ha fatto storia “A un certo punto si è messo pure a piovere”. Del resto, da secondo di Ulivieri a Napoli, il buon Walter aveva iniziato la sua carriera davanti alle telecamere dicendo di aver perso perché aveva “un giocatore con la diarrea” (cliccare per credere). Ecco, la diarrea non fatecela venire a noi. Perché queste polemiche – detto brutalmente – ci fanno un po’ cagare.

Valentino Di Giacomo

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La condanna del capitano

Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Ogni volta che Marek gioca una brutta partita, il mio amico Paco mi scrive. Ogni volta che Marek gioca una grande partita, scrivo io a lui. Lui ed io siamo due soggetti che rovinano il calcio: lui fa il preparatore atletico, io il giornalista. La sua categoria, almeno secondo il sottoscritto, ha tolto poesia al football e involuto la tecnica, la bellezza delle giocate. La mia categoria, vox populi, a furia di montar polemiche ha fatto più o meno lo stesso. Forse, la differenza tra Paco e me, è che io lo ammetto. Pur non ritenendo di avere colpe personali, mi accollo quelle dell’intera categoria.

Ma eravamo ad Hamsik, per me un fenomeno, per lui, più o meno, un “senza palle”. Due credenze, la sua e la mia, che vanno di pari passo tra i tifosi del Napoli. Marek divide, come De Laurentiis, come Benitez.

Il messaggio di Paco di ieri in risposta al mio è stato “Si vabbè, ha fatto il fenomeno contro il Verona”. Assunto smontabile, facilmente. Quei lanci al millimetro continui e formidabili verso Callejon e Gabbiadini o ce li hai nel repertorio, oppure non ce li hai. Sia che giochi contro il Real Madrid, che se giochi contro il Verona. Magari, contro questi ultimi, puoi avere più tempo per ragionarci, ma non sempre è così.

In settimana, dopo il match di Udine, i soliti avventori da social hanno persino proposto di togliergli la fascia da capitano. Uno che abita al Villaggio Coppola, che ha sposato una ragazza del luogo, uno che in mezzo alla strada si ferma a giocare con i ragazzini, uno che è praticamente diventato un napoletano acquisito. Come Pesaola, come Vinicio, come Cané.

C’è una vena autodistruttrice a Napoli che è deflagrante. Un’insoddisfazione atavica che non trova ragione, almeno per quanto riguarda il calcio. Viviamo in questa stagione uno dei campionati più belli nella storia del Napoli, esprimiamo un gioco godibilissimo, forse il migliore di sempre, abbiamo un capocannoniere meraviglioso che è in lizza per la scarpa d’oro. Eppure, qui in città, si trova il tempo di discutere se Hamsik sia un campione oppure no.

Che Marek ogni tanto abbia qualche battuta d’arresto, così come capitato quest’anno, non ci piove. Ma, probabilmente, siamo sempre troppo concentrati a guardare con la lente d’ingrandimento ogni giocata che compie il nostro capitano. Se, ad esempio, ci si soffermasse a guardare quello che ha combinato in stagione Pogba con la Juve, forse saremmo meno severi. Quanti giri a vuoto ha fatto Pogba quest’anno, quante partite ha sbagliato, prima di imbroccarne qualcuna giusta? Eppure Pogba, anche nelle giornate storte, è ritenuto lo stesso un fenomeno. Non accade così con Hamsik che, alle prime partite sbagliate, viene bersagliato di critiche tanto da mettere in dubbio se sia all’altezza di essere il capitano di questa squadra.

Hamsik è un giocatore di un’intelligenza rara, non sempre chi lo osserva in tv può comprenderne al meglio la straordinarietà. Marek va giudicato allo stadio, guardando i movimenti che fa senza palla, gli inserimenti, i tempi di gioco. E’ un giocatore non solo bello da vedere, ma utile anche quando non ha il pallone tra i piedi.

Criticare Hamsik resta per me uno dei più grandi atti di autolesionismo che commettono i tifosi del Napoli. Così come accade per De Laurentiis. Ma questa è un’altra storia. Tanto ieri il Napoli ha vinto e i “papponisti” sono ritornati a riposo almeno fino alla prossima.

E negli occhi, intanto, mi restano, le giocate di Marek che mi inebriano e mi fanno ritornare ad un calcio che forse non esiste più. Grazie di tutto capitano!

Valentino Di Giacomo 

 

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Manolo Gabbiadini con la maglia del Napoli (foto da Facebook)

Madrid, Luglio 2016. Dopo due estati di mal di pancia, voci di sceicchi pronti a fare follie e una stagione fallimentare in cui Zidane con la sua inesperienza distrugge quanto di buono (neanche tantissimo) fatto da Benitez, Cristiano Ronaldo decide di abbandonare il Real Madrid dopo sette stagioni, un titolo nazionale, due coppe di lega, una Champions League, una Supercoppa spagnola, due Palloni d’oro di fila e un Mondiale per club. Con lui parte anche Benzema, sempre meno ben voluto dopo l’affare Valbuena. Perez decide di ricostruire la squadra daccapo per contrastare lo strapotere del Barça in Spagna, cede altri sei giocatori, riassume Mourinho con un contratto da far vergognare un consigliere della General Motors e riparte da due nuovi Galacticos: Eden Hazard, che solo dopo la partenza del portoghese ha capito di aver raggiunto con lui i massimi picchi del suo gioco, e Robert Lewandowski del Bayern Monaco. I due affiancano Gareth Bale nel nuovo spettacolare tridente che verrà chiamato semplicemente “il tridente del Real Madrid” perchè nessuna combinazione delle lettere BHL vuol dire un cazzo.

In Baviera i tifosi non si flagellano, sapendo di avere comunque dei grandi giocatori, ma Ancelotti chiede garanzie adeguate: dopo aver valutato Cavani (che rifiuta perchè finalmente tornato punta centrale per il pensionamento di Ibrahimovic, ma soprattutto perchè si è innamorato di una cassiera di Montmartre), Aguero (incedibile del nuovo allenatore Guardiola salvo poi essere venduto l’estate successiva perchè troppo alto) e Kane (nuova star dell’Arsenal), decide di puntare su Gonzalo Higuaìn, autore di un fottìo di gol che hanno portato il Napoli a vincere due titoli (scegliete voi quali) e ufficialmente erede di Maradona. Le manifestazioni di piazza e i sit-in davanti a casa sua non servono: il pagamento della clausola taglia fuori il presidente (che da lì in poi sarà solo “il pappone” per il resto dei suoi giorni), il contratto da quindici milioni l’anno convince il giocatore, e l’affare si conclude prima di agosto.

La strategia a quel punto è chiara: fare come la Juve post-Zidane e rifare la squadra con l’enorme budget a disposizione. L’arrivo del Difensore Definitivo è salutato dalla piazza con entusiasmo, l’Eccellente Esterno e il Magnifico Mediano fanno fare finalmente il salto di qualità; ma il centravanti? Quelli forti sono tutti presi, bolliti o incedibili. Quando sta per concretizzarsi l’acquisto di Radamel Falcao, però, Sarri ferma tutto: non prendiamo nessuno, abbiamo Gabbiadini. Tutti sono molto perplessi, ma il credito illimitato di cui gode l’allenatore toscano dopo l’ultima trionfale stagione (si dice passeggi per Napoli levitando a mezzo metro da terra) porta a fare come dice lui. Coi soldi rimasti Giuntoli compra Vecino e Tonelli come prime riserve di Koulibaly e Hamsik, i tre grandi acquisti di cui sopra alzano il livello, il Napoli arriva in semifinale di Champions, Gabbiadini fa 25 gol.

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Ok, questo scenario è abbastanza fantasioso e tutti questi eventi, a partire dalle voci di mercato, sono pura invenzione. Ma con i costi dei giocatori di questi tempi e la liquidità delle grandi squadre, siamo proprio sicuri di poter trattenere Higuaìn un altro anno? E se così non fosse, non sarebbe meglio rinforzare la squadra piuttosto che provare a sostituire un giocatore insostituibile? Per questo è fondamentale tenerci Gabbiadini ancora a lungo: Manolo è il futuro del calcio italiano, e può esplodere per davvero se messo nelle giuste condizioni. In Manolo we trust.

Roberto Palmieri

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Foto di Ronnie Macdonald https://www.flickr.com/photos/ronmacphotos/

Come sempre, per ogni questione, anche la più stupida Napoli si divide.

Alle volte penso che per quanto sia vera la frase di Pino Daniele Napul’è mille culure tanto sia valido l’esatto opposto per noi Napoletani: è tutto o bianco o azzurro (no, nero non lo dico), o giusto o sbagliato, o sei un eroe o sei una fetecchia, non esistono mezze misure.

Benitez non ha fatto eccezione: al suo arrivo c’è chi era scettico e aspettava ogni domenica un passo falso  per poter provare il morboso piacere di dire “Ve l’avevo detto e chi si è subito proclamato Rafaelita e ha mantenuto questa posizione anche quando il tecnico spagnolo è andato via.

Ieri è arrivata la notizia dell’esonero di Rafa e sui social network sono arrivati, immancabili, gli sfottò, cui anche noi abbiamo preso parte perchè fa parte del nostro modo di affrontare la vita, ma c’è chi è andato oltre lanciandosi in vere e proprie esultanze e sproloqui contro il tecnico spagnolo.

Abbiamo già ricordato l’importanza di Benitez per questo Napoli e i risultati ottenuti che, anche se al di sotto delle aspettative, lo hanno portato sul podio dei tecnici più premiati della storia del Napoli, così come abbiamo più volte ricordato le sue mancanze e il suo integralismo tattico che ci è costato punti ma forse troppo raramente  ricordiamo il suo legame con la città, di come abbia amato scoprirne i luoghi e la storia.

Chi ama non dimentica – lo diciamo spesso, talmente spesso che forse alle volte ne dimentichiamo il significato, che non abbiamo amato Benitez, o meglio che solo alcuni lo abbiamo realmente amato, è normale ma se tutti noi tifosi siamo per definizione amanti del Napoli e di Napoli perchè dimentichiamo, o peggio deridiamo, un professionista che ha speso due anni con noi?

Rimanendo in tema musicale alle volte sarebbe il caso di abbracciare la filosofia del Chi ha avuto, ha avuto, ha avutochi ha dato, ha dato, ha datoscurdámmoceoppassato, simmo ‘e Napule paisá! e augurare buona Fortuna a Rafa e sperare che la sua Fortuna non si incroci mai con la nostra.

Paolo Sindaco Russo

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Rafaeliti dove siete?

Benitez al Real

Chi scrive non può proprio nascondere quella velatissima sensazione di puro godimento nel dare la notizia che tra pochi minuti Rafa Benitez sarà esonerato dal Real Madrid, al suo posto Zinedine Zidane. Forse qualcuno lo avrà dimenticato: ma in estate mentre De Laurentiis prendeva Maurizio Sarri, l’allenatore provinciale che ha sempre allenato squadrette, c’era chi faceva notare che il “piccolo Napoli” non poteva trattenere quel fenomeno di allenatore spagnolo sulla propria panchina.

Rafa Benitez sarà esonerato dal Real Madrid, fatale il pareggio di ieri contro il Valencia di Andrè Gomes. Quell’Andrè Gomes che è risultato il migliore in campo, capace di procurarsi un rigore e di andare anche vicino al gol-vittoria contro un Real Madrid che, come il Napoli dello scorso anno, dimostra spesso di non saper difendere. Speriamo davvero che De Laurentiis riesca a strappare il forte centrocampista al Valencia, sarebbe un colpo.

Nella sua gestione Rafa ha tenuto fuori spesso Varane preferendogli il non più giovanissimo Pepe e ha praticamente lasciato ai margini sia James Rodriguez, Isco e la futura stella canterana Jesè. Al Napoli si diceva, probabilmente a ragione, che Benitez non avesse calciatori all’altezza, dirlo a Madrid risulta più difficile. Tanto più se si pensa che il Real ha soltanto un punto in più in classifica del modesto Villareal che il Napoli sarà chiamato ad affrontare ai sedicesimi di Europa League.

Del personaggio Benitez resta in me la convinzione che sia davvero un buon allenatore, ma che la sua presunzione e ottusità non gli abbia mai consentito di fare quel salto decisivo per consacrarsi davvero tra i grandissimi. Al Napoli è stato l’allenatore più titolato che gli azzurri abbiano avuto nei novanta anni di storia: merito di De Laurentiis essere riuscito a portarlo alle falde del Vesuvio. Resta indubbio però che il secondo campionato dello spagnolo con il Napoli sia stato un mezzo fallimento portando i biancazzurri soltanto al quinto posto in campionato (dietro le più modeste Lazio e Fiorentina) e aver iniziato la stagione con un’eliminazione contro l’Athletic Bilbao che non era poi questa corazzata.

Ora Benitez ha fallito anche a Madrid. Fatale ancora una volta il mese di Gennaio, quando anche all’Inter nello stesso mese, Rafa venne sostituito da Leonardo. Evidentemente Benitez, anche dopo questo esonero, resterà pur sempre un valido allenatore. Ma far passare questo tecnico per una persona così eccezionale e quasi incommensurabile rispetto alla piazza di Napoli resterà a futura memoria per tanti commentatori sportivi napoletani una delle più grandi dimostrazioni di “appecoronamento intellettuale” al quale abbiamo mai assistito. Parlava poco italiano, diceva te gusta la Spagna… Dicevano così i rafaeliti…

vDG

Twitter: @valdigiacomo

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Per noi tifosi cronici fare un bilancio dell’anno solare calcistico della propria squadra potrebbe risultare un’operazione sconclusionata e priva di senso: come suggerisce Nick Hornby in Febbre a 90°-un titolo che non può mancare sullo scaffale di un’appassionato di calcio-“i tifosi di calcio parlano in questo modo: i nostri anni, le nostre unità di tempo vanno da agosto a maggio(…) ci ubriachiamo l’ultimo dell’anno, come tutti, ma in realtà è dopo la finale di coppa, in maggio, che facciamo ripartire il nostro orologio interiore, e ci lasciamo andare alle promesse e ai rimpianti e agli impegni di rinnovamento che le persone normali si concedono alla fine dell’anno tradizionale”.

D’altronde quanti di noi si sono ritrovati, nel bel mezzo di un caldo pomeriggio di fine estate, a fare propositi e a strappare promesse a se stessi per la nuova “stagione” (professionale, scolastica o che sia) che di lì a poco sarebbe iniziata?
Analizzare il 2015 del Napoli, o di qualsiasi altra squadra, vuol dire prendere in considerazione due mezze stagioni; può darvi forse una sensazione di insensatezza e incompiutezza.
Ma dal momento che noi che la pensiamo così siamo una minoranza assoluta e totalmente avulsa dalla realtà che ci circonda, sarà bene adeguarsi al sentire comune: ecco allora il bilancio del calcio Napoli, i momenti migliori e quelli peggiori di questo 2015 che ci apprestiamo a salutare.

Gennaio, calciomercato: arrivano Strinic e Gabbiadini, che rappresenteranno alternative importanti a Ghoulam e Callejon. Proprio l’attaccante ex Samp mostra di essersi integrato subito nel 4-2-3-1 di Rafa Benitez andando in gol a ripetizione, spesso anche subentrando dalla panchina. Dopo la sconfitta in casa con la Juve, la prima dopo 14 anni, il Napoli riesce ad inanellare quattro vittorie consecutive. In mezzo il successo in coppa Italia contro l’udinese, soffertissimo; il Napoli la spunta solo ai rigori regalandosi l’Inter ai quarti.

A Febbraio torna di scena l’Europa League. Il Napoli ne fa 4 ai turchi del Trabzonspor ipotecando la qualificazione agli ottavi. Il secondo posto, occupato dalla Roma, è sempre a pochi punti.
In coppa, contro l’Inter, Higuain segna in pieno recupero trascinando la squadra in semifinale.

L’8 marzo c’è il remake in campionato. C’è ancora aria di festa a Fuorigrotta ma stavolta è solo un’illusione: dopo il doppio vantaggio firmato Hamsik e Higuain, il Napoli si addormenta, Palacio la riapre e Icardi fa 2-2 con un rigore all’88’.
Seguiranno tre partite in cui si colleziona un solo punto, prima contro le odiate Verona e Atalanta, poi nello scontro diretto con la Roma, che ne approfitta per allungare su un Napoli che intanto perde anche il terzo posto, a vantaggio della Lazio.

Maggiori gioie pare regalare l’Europa League: Il Napoli fa fuori Dinamo Mosca e Wolfsburg e va dritto in semifinale dopo 25 anni di attesa. Sembra il preludio di un finale di stagione esaltante, vincente. Ma ancora una volta è solo un’illusione.
Dopo aver perso nel doppio confronto con la Lazio in coppa, il Napoli perderà anche la semifinale europea con il modesto Dnipro, anche grazie ad un gol palesemente in fuorigioco.

C’è ancora tempo però per salvare la stagione.
Ultima giornata. Al San Paolo arriva la Lazio con tre punti di vantaggio sul Napoli. Con un successo si va in Champions grazie alla classifica avulsa. A segnare però sono i biancocelesti: Parolo e poi Candreva alla fine del primo tempo.
Sembra finita. Ma si sa, le squadre sanno trovare modi originali e sempre nuovi per fare soffrire i propri tifosi.
Gonzalo la riapre, poi trova anche il gol del 2-2. Mancano 25 minuti e ora tutto sembra possibile.
Ad un quarto d’ora dalla fine c’è un rigore per il Napoli. 11 metri separano Higuain e il Napoli da quella che ha tutta l’aria di essere un’impresa. Il pallone finisce alto, il Napoli perderà addirittura 4-2 rendendo vani i propri sogni di gloria.
Si chiude così il biennio di Rafa Benitez a Napoli: nel peggior modo possibile.

Arriva Mauizio Sarri e per molti, anche ragionevolmente, questa mossa sembra un clamoroso dietrofront, un importante ridimensionamento. Da un mister vincente, di caratura internazionale ad uno che viene dalla provincia e non sembra avere le carte in regola per allenare una grande squadra.
Torna il nostalgico Reina, c’è il colpo Allan a centrocampo. Arrivano Hysaj e Valdifiori dall’Empoli, Chiriches dal Tottenham.  Si passa al 4-3-1-2, con Insigne nel ruolo di trequartista.

La partenza è stentata. Un solo punto in tre partite.
Poi la svolta con il Brugge: Sarri rinuncia al trequartista; passa al 4-3-3 con un Jorginho rinato in cabina di regia e Insigne e Callejon sugli esterni. Proprio lo spagnolo, inizialmente sul piede di partenza, si rivela essenziale per gli equilibri della squadra grazie al suo sacrificio e alla sua disciplina tattica. In difesa si impone Koulibaly assieme ad Albiol.

Il Napoli inizia a carburare e non si ferma più: ne fa 5 alla Lazio, 2 alla Juve, 4 a San Siro contro il Milan.
Un Higuain rigenerato gioca ora divertendosi e divertendo con la mente sgombra da ansie e preoccupazioni.
Il giocatore nervoso, impreciso, sempre pronto a redarguire i compagni della scorsa stagione sembra ormai un lontano ricordo. Ancora tre vittorie con Fiorentina, Chievo e Palermo.

Il 30 novembre al San Paolo va di scena Napoli-Inter.
Una partita che per il Napoli può significare una cosa tanto semplice e per questo tanto potente: primo posto, solitario, in classifica. Sono venticinque anni che questa città aspetta di rivivere certe emozioni.
Un sontuoso Higuain la sblocca dopo nemmeno sessanta secondi. Nella ripresa troverà la doppietta personale.
Ljajic la riapre a 20′ dalla fine. Sembra l’ennesimo incubo, l’ennesima beffa per la squadra e i suoi tifosi.
Ma stavolta tutto va come deve andare. Due pali e la manona di Reina salvano il risultato nel finale.

Anche se per una sola settimana, il Napoli è primo da solo.
Chiuderà il 2015 secondo, a un solo punto dalla vetta.
Il girone di Europa League primo, a punteggio pieno.

Non sappiamo cosa il 2016 abbia in serbo per noi. Intanto ci godiamo una squadra capace di stupire e divertire.
Chi vivrà, vedrà. Tanti auguri Napoli!

Lorenzo Sorrentino

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La stampa spagnola ne è certa

Benitez al Real

L’avventura di Rafa Benitez al Real Madrid sembra ormai al capolinea. Al suo posto arriverà, ma non subito bensì a giugno, Zinedine Zidane, attuale tecnico del Real Madrid Castilla, l’ex squadra B. La stampa spagnola e quella francese danno per “assolutamente certo” il divorzio dal tecnico ingaggiato l’estate scorsa dal presidente Florentino Perez, che aveva da poco concluso la propria esperienza nel Napoli.