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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Chi ci legge e mi legge da tempo sa che su soldatoinnamorato, quando tutti andavano contro De Laurentiis in città e allo stadio, qui il presidente del Napoli è stato sempre difeso, sin da quelle scene pessime della prima partita in casa contro la Sampdoria. Una difesa che non è prevenuta, per ragioni di simpatia personale o per qualsiasi genere di convenienza: semplicemente perché il Napoli della gestione De Laurentiis è tra i migliori di sempre. I risultati parlano chiaro: sei qualificazioni europee consecutive (mai accaduto), due Coppa Italia e una Supercoppa italiana, una semifinale di Uefa dopo 25 anni dall’ultima volta. Insomma, lo dico senza offesa, solo tifosi puerili e inconsapevoli della propria dimensione possono criticare De Laurentiis: persone che non hanno ancora compreso che tifano per il Napoli e non per una squadra strisciata che DEVE ambire a vincere tutti gli anni. Che poi ci sarebbe da fare pure un discorso ben più ampio di educazione allo sport, far comprendere che la regola basilare del calcio è che uno vince e gli altri ci possono provare. Allo stadio si è persino inneggiato con beceri cori sull’incendio della barca del presidente, insomma, detto senza nascondermi: per quanto mi riguarda una parte di Napoli e dei napoletani dovrebbero solo vergognarsi per questo odio cieco che non ha ragione di esistere. Gente che non merita questo Napoli e che io non avverto nemmeno come napoletani, li definirei piuttosto, come faccio con chi vive in città e tifa juve, “napolesi”. Perché il Napoletano che conosco io ha un altro cuore e un altro modo di ragionare. Il Napoletano sa che nella vita e nello sport è più bello vincere da “ciucci”, come la nostra mascotte che ci rappresenta, che da cavalli o da zebre.

Oggi però, dopo questo periodo di risultati positivi, mi si dà l’occasione di poter criticare De Laurentiis. Perché oggi? Perché oggi è possibile farlo senza unirsi a quei cori di certa gente e di certa stampa che ha palesemente fatto un gioco al massacro su De Laurentiis e per conseguenza sul Napoli.

I risultati, come detto, premiano De Laurentiis, ma ci sono troppi punti che non riescono a far fare al club quel passo decisivo per essere considerato “grande”. In primis – come ci faceva notare Marco Bellinazzo in un’intervista che ci ha rilasciato – è drammaticamente strano che un club che fattura centinaia di milioni di euro abbia un Consiglio d’amministrazione nel quale figurano praticamente solo i familiari del presidente. Manca un general manager, con la dovuta esperienza, che possa dare un’organizzazione strutturale alla società azzurra. Non è un caso che le squadre giovanili peregrinino per tutta la Campania alla ricerca di campi sui quali allenarsi: il progetto della “scugnizzeria” – come la definì tempo fa lo stesso De Laurentiis – non è mai decollato. Si parla di un terreno a Torre Annunziata dove il presidente ha deciso di investire, ma finché non vedremo le ruspe è impossibile credergli. E’ impossibile credergli perché il San Paolo, pur così com’è, sta aspettando ancora quel famoso tabellone che il presidente aveva promesso di installare a sue spese ormai troppi anni fa. E per non parlare di tutta la querelle con De Magistris, dove detto anche qui senza nascondersi, ci sembra che per entrambi possa rispolverarsi l’antico adagio napoletano delle “due maruzze”… Un sindaco che non riesce nemmeno a far votare al proprio consiglio comunale una delibera per dare la concessione temporanea del San Paolo e che ha incassato, in questa vicenda, una serie di figure pessime di cui questa del mancato voto è solo l’ultima goccia. Manca chiarezza da parte di entrambi, dal presidente del Napoli e dal primo cittadino: quanti soldi ci vogliono per ristrutturare il San Paolo? Ce lo fate sapere? Perché non è sufficiente dire – come ha detto il sindaco – che “non bastano venti milioni”. Quanti ne servono? Lo dica il sindaco pubblicamente e così pure la cittadinanza ne sarà informata.

In tutto questo bailamme il club Napoli detiene la proprietà soltanto dei cartellini dei calciatori e del marchio sportivo: i campi di Castelvolturno non sono di proprietà della società, non c’è una sede, non c’è uno stadio, non c’è nulla che possa configurare una struttura. Non basta tenere i conti in ordine e i bilanci a posto per programmare un futuro solido, serve tanto altro.

E, parlando di calcio, non servirà questa rosa per poter ambire a lottare fino alla fine per alti traguardi. E’ evidente che a centrocampo il Napoli non abbia un degno sostituto né di Hamsik e soprattutto di Allan. Così come, finché Strinic non sarà preso in considerazione da Sarri, forse servirà un nuovo terzino del pari livello di Ghoulam per mettere le cose a posto. Con i ritmi forsennati ai quali il Napoli ci ha abituato è impensabile che questi calciatori possano giocare al massimo per un’intera stagione. In sintesi: non crogiolarsi sugli allori, ma intervenire a Gennaio per sistemare qualche falla della rosa è doveroso.

Oggi si può criticare De Laurentiis perché non ci uniamo a nessun coro, né a quelli contro Insigne, oggi diventato idolo assoluto, né a quelle frecciatine a Sarri che secondo alcuni non sapeva fare la formazione o i cambi. Oggi sono saliti tutti sul carro del vincitore. E’ la prassi. E speriamo solo che se ne aggiungano altri perché significherà che il Napoli sarà vincente pure in futuro. Ma, al di là dei risultati, il napoletano impari a criticare invece che odiare, a sostenere fino al novantesimo i ragazzi che indossano la nostra maglia. Per parlare e fischiare c’è sempre tempo dopo. E poi impariamo tutti a goderci quanto stiamo vivendo: ma lo state vedendo lo spettacolo che stanno dando i nostri ragazzi? Ecco, queste gioie conserviamole, non sarà sempre così purtroppo. E sarà nei momenti difficili che bisognerà essere davvero tifosi. Oggi sono bravi tutti, come ieri erano tutti abili a criticare. Non c’è niente da fare, per quanto mi riguarda c’è una parte di pubblico napoletano che ho già definito “di merda”. Come mi ha scritto Floriana Barretta oggi: “La parola pappone oggi è scomparsa dal vocabolario”. Non è “pappone” De Laurentiis, ma ha tanti difetti. Però una cosa è la critica ed un’altra l’odio. Lo si comprenda in fretta: non per me, non per altro, ma per il bene della mia, della nostra squadra del cuore.

Valentino Di Giacomo

Twitter: @valdigiacomo

#ilCaffèMiRendeTifoso

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