Tags Posts tagged with "autismo"

autismo

0 888

Una delle cose che più mi fanno rabbia è l’incompetenza e l’inadeguatezza di alcune maestre che insegnano a scuola.

Ore 11:30 di Mercoledì 1 ottobre, mi squilla il cellulare, è la maestra di sostegno di Federica, é mò che stat!?!

Pronto maestra che successo qualcosa?

“Lei, non si preoccupi non è successo nulla, volevamo solo sapere come mai non era passato per prendere Fede.”

Ah si mi scusi… solo che il centro mi ha modificato nuovamente gli orari e ho dimenticato di avvisare“.

Lei: “guardi che Fede è agitata ed io ho concluso il mio orario di lavoro“. Continua dicendo che la bimba satebbe rimasta con una maestra nuova.

Io non ero a casa, non potevo passare a scuola per prenderla e così contatto mia moglie, lei come sempre era nella nostra piccola sartoria che si trova vicino scuola.

Più il tempo di dirlo che farlo, sta nel plesso scolastico e nonostante le raccomandazioni dei bidelli a non agitarsi, anche per il suo stato (è in attesa del nostro/a terzo/a figlio/a) lei sale al primo piano per parlare con la maestra, voleva spiegazioni sul perché Federica non poteva restare a scuola.

La risposta della maestra è stata: “mi spaventa restare in una classe con 24 bambini” si avete letto bene… e continua dicendo “figuriamoci con sua figlia“.

Mia moglie guardandola basita, gli risponde: mia figlia è Autistica mica mangia le persone, non vola ne si arrampica sui muri.

Ovviamente è andata subito dalla dirigente per informarla sull’accaduto, ricevendo la solidarietà di molte maestre.

Perché vi ho raccontato quest’episodio, oltre che increscioso è anche grave e non perché ha riguardato mia figlia, ma perché nel 2015 non possiamo più permettere che in una scuola ci siano ancora discriminazioni di questo tipo e insegnanti incapaci ed incompetenti come questa descritta.

E non possiamo permettere più che una bambina Autistica non gli spetti l’assistenza adeguata per tutte le ore scolastiche.

La maestra di sostegno di Federica copre 22 ore a settimana su 27 ore scolastiche, io per far aumentare ed adeguare le ore di sostegno dovrei fare un ricorso al TAR che mi costerebbe 1500€ se lo facessi da solo, cifra che si abbasserebbe se lo facessi con altri genitori, una sorta di class action, la cifra si ridurrebbe notevolmente, aggira dai 500 ai 150€.

Voi mi direte ma anche 150€ per i figli non sono molto…
Ma io credo che anche pochi euro per quello che dovrebbe essere di diritto sono tanti.

Pietro De Filippis

Quando un ascesso diventa un Odissea

Per sfortuna vostra figlia non è sorda

0 773

Era da un po’ che Fede faceva cose strane come allineare pupazzi e bamboline, ma quello che a noi preoccupava tanto era la sua sordità, almeno era quello che credevamo fosse.

Aveva più o meno due anni e mezzo e Fede, bambina precoce nel fare i primi passi e togliersi il pannolino iniziava a farci preoccupare, noi la chiamavamo e lei nulla, non ci ascoltava. A questo punto iniziarono le prime prove per capire se veramente fosse sorda.

Avevamo questo timore perché per pura casualità nel condominio dove viviamo nacquero due bambini della sua stessa età sordi e la preoccupazione che lo fosse anche lei era tanta. Quello che non riuscivamo a capire ed accettare era perché lo avesse fatto benissimo fino a poco tempo prima, sempre molto pigra nel parlare: diceva mamma, papà e vocalizzava alcune cose senza problemi, poi ad un certo punto più nulla.

Quello che non riuscivamo a comprendere era perché lei sentisse senza problemi solo quello che gli interessava, ad esempio a volume normale mettevamo un suo cartone animato preferito alla TV della sua stanzetta mentre lei era nell’altra stanza… e bene lei correva da noi a vederlo.

Ci mettemmo in contatto con il Santobono per una visita dall’otorinolaringoiatra, ma come al solito, come succede a Napoli per una visita in ospedale in tempi non biblici devi chiedere il piacere a qualche santo in paradiso.  Io così feci,  non c’era più tempo da perdere, la paura che Fede fosse diventata sorda o lo stesse diventando non ci faceva dormire la notte.

Riuscimmo a prenotare una visita, il dottore ci raccomando di portare la piccola addormentata, la visita doveva essere fatta durante un sonno profondo. Quella mattina ci svegliammo alle 4:00 e tra cartoni animati e giochi riuscimmo a non far riaddormentare Fede, l’appuntamento col dottore era alle 9:00 in ospedale.

Accompagnati da un’infermiera mia moglie e la bimba entrano in una stanza, dopo più di mezz’ora la visita era finita. Fede continuava a dormire, almeno lei poteva, Cinzia aveva le braccia a pezzi e mi diete il fagottino in braccio, allora come adesso quando dorme è stupenda.

Dopo un po’ usci il dottore con una cartellina in mano e ci disse “Per sfortuna vostra figlia non è sorda”, queste parole non le dimentico mai, in quella sua espressione, il medico racchiuse tutto il significato di cosa ci avrebbe aspettato da lì a poco.

Pietro De Filippis

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

0 1126
Foto di Daniel Pádua

Mi alzo come tutte le mattine vado in cucina, mia moglie prepara il caffè ed io ancora assonato mi accomodo a tavola, lei “Pietro vai a svegliare le piccole
Kecca! Fede! su è tardi,dovete andare a scuola.
Ad alzarsi per prima è sempre Fede, io inizio ad andare in cucina e lei come una piccola zombie mi segue e si sdraia sul divano, Cinzia va a prenderla per portarla a tavola ma si accorge che Fede ha la faccia gonfia.

Cazzo! A cinque anni con un ascesso in bocca, mia moglie esclama “Mo che si fa?” Voi direte “Semplice chiamiamo il dentista” che poi è la cosa che abbiamo pensato subito anche noi, ma ho volutamente trascurato un dettaglio in questo racconto, Federica è una bambina Autistica.

Che si fa allora? Chiamiamo il nostro dentista che come supponevamo dice che non può visitarla. Motivo? La bimba non collabora, la conosce bene, quando viene con noi al suo studio lo mette al soqquadro.
Il dottore ci consiglia di metterci in contatto con il Secondo Policlinico per prenotare una vista, Cinzia chiama e ci rispondono che c’è una lista d’attesa per le prenotazioni di due mesi e mezzo, noi delusi e sconfortati non sappiamo cosa fare. Dopo qualche tentennamento riproviamo a telefonare, ma mia moglie questa volta con voce più decisa e autoritaria gli dice “la bimba è autistica” la signora all’altro capo del telefono “Signora se è così venite martedì alle 8:00”.

Martedì ore 8:00 siamo nel parcheggio del nosocomio e rivolgendoci all’accettazione ci viene consigliato di non fare ancora l’impegnativa per la visita ma di recarci direttamente al terzo piano dove c’è il dottore che la deve visitare, Fede è in un mix di paura e impazienza, d’altronde è abituata a medici e ospedali.

Arrivati al terzo piano in una stanza dove non si capiva chi fossero i medici, chi gli infermieri e chi gli amministrativi ci viene detto in un clima poco accogliente che gli dispiaceva ma la bimba poteva essere curata ma solo dopo una lista d’attesa di DUE ANNI E MEZZO!

A quel punto la vista si annebbia non ci ho visto più e da buon napoletano seccato da tutta questa situazione mi incazzo “Voglio parlare con il primario!” il mio urlo rimbomba nel corridoio, un infermiere mi ascolta e senza scomporsi mi indica la stanza del primario “La oì! Ultima porta a sinistra

Avanti, mi dica?” mi rivolgo a lui con massimo rispetto e gli faccio una semplice domanda “Professò ma è mai possibile una cosa simile?

Lui “Si accomodi” mi spiega che le sue sono le uniche sale operatorie attive a Napoli e forse in tutto il sud Italia, visto che arrivano pazienti dalla Calabria e Sicilia.Aggiunge che il reparto al Cardarelli è chiuso, al Santobono pure, mandando i bambini da loro, mi ribadisce che ci sono casi molto più gravi di mia figlia ma lui non può nulla, la lista è telematica e quando a provato a modificarla è stato denunciato.

Sono uscito dalla stanza con un senso di impotenza enorme, non potevo prendermela con il primario ne con la struttura, situazione sembra creata ad hoc per non avere nemmeno un riferimento con cui prendersela.

Rimane la rabbia, quel senso di impotenza amplificato dal fatto che stiamo parlando di una figlia e quell’ascesso che alla fine si è possibile curare solo dopo mille peripezie…

To be continued

Pietro De Filippis

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it