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Albiol

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Una storia triste

Chi lo sa se la maggioranza dei tifosi del Napoli sono più favorevoli all’operato della Ssc Napoli oppure sono di più i “papponisti”. E’ impossibile stabilirlo, servirebbe un referendum. Di sicuro quelli che hanno una vera e propria ossessione contro De Laurentiis sono la parte più rumorosa del tifo azzurro. Sui social è così, ma anche in strada. Me ne accorsi quando qualche settimana fa prima del concerto all’Arena Flegrea di Enzo Avitabile e James Senese furono chiamati ad intrattenere il pubblico Lino D’Angiò e Alan De Luca. D’Angiò iniziò prima a fare l’imitazione di Sarri tra le ovazioni del pubblico, quando poi passò ad imitare De Laurentiis partirono da una parte della platea sonori fischi. Persino chi imita il presidente deve sottostare agli umori della piazza, senza contare ciò che avviene allo stadio dove il coro “Aurelio caccia i milioni” e le altre cantilene anti-De Laurentiis partono a ripetizione. 

Ognuno è libero di avere un’opinione. Magari si tratta di antipatia o assenza di empatia tra il pubblico e il presidente. Sentimento legittimo. E’ grave però che per dimostrare delle tesi si manipolino i fatti, la realtà, le cose vere insomma. Ed è lunga la sequela di episodi simili. Fermo restando che – a giudizio di chi scrive – è nei fatti una sproporzione abnorme tra il reale operato della Ssc Napoli, i risultati conseguiti, la crescita esponenziale degli ultimi anni, e questo sentimento di avversità della piazza. Non regge. Il trattamento riservato a De Laurentiis è sproporzionato rispetto ai risultati. Gli improperi che riceve sarebbero giustificati, forse, se il Napoli retrocedesse in B o in C. E questo resta l’assunto generale,  proprio questa sproporzione, che da anni mi guida nel giudicare il buono e il male della gestione De Laurentiis.

La scomparsa dei fatti è, ad esempio, nella querelle Sarri-Presidente. I tifosi, che poi sono gli stessi che gridano “Caccia i milioni” e “Noi vogliamo vincere”, sono gli stessi che rimproverano a De Laurentiis di tenere Sarri “prigioniero”. Un “Pappone” perché esige di essere pagato per liberare un allenatore che quando ha firmato il contratto ha potuto farlo senza che nessuno gli puntasse una pistola alla tempia. Anche la clausola. Si pretende quindi che Aurelio “cacci i milioni” quando deve spendere, ma si vuole pure che i “milioni” non li prenda quando ne ha diritto in virtù di un contratto firmato. Un contratto, tra l’altro, che consentirà a Sarri, in assenza di accordi per liberarlo, di percepire per intero lo stipendio dalla tanto vituperata Ssc Napoli. 

Restando su Sarri, ricordiamo tutti le dichiarazioni che tanto scaldarono i cuori dei “papponisti” nella sua ultima conferenza stampa. Al di là dell’atteggiamento, quando si è ormai a fine maggio e la società ha il diritto e dovere di programmare il futuro, di non rispondere sul proprio intendimento per il futuro. Lasciamo stare. Veniamo a quanto disse sulle “clausole troppo basse” di alcuni calciatori: Mertens è ancora a Napoli, la sua clausola scaduta, proprio come quella di Hysaj. Albiol ha rinnovato il suo contratto e la sua clausola eliminata. Con Sarri e senza Sarri, il Napoli ha dimostrato di poter presentare ai propri tesserati un progetto valido. “Il pappone” nel frattempo, in assenza di risposte dal guru del calcio moderno, ha tesserato un certo Carlo Ancelotti. Buona o pessima scelta? Siamo laici, lo stabilirà il campo. 

Facciamo un altro esempio? Caso Reina. Lo scorso anno ad una cena con la squadra De Laurentiis avrebbe suggerito alla signora Reina di fare attenzione alle frequentazioni del marito. Si scatenò una guerra, prima i tweet di Pepe e Yolanda, poi la piazza, a colpi di post sui social, nel dare addosso al “Pappone”. Un anno dopo si scopre che il signor “Amo Napoli”, frequentava non proprio delle ottime persone, organizzando persino la sua festa d’addio nel locale di queste persone non proprio immacolate dal punto di vista delle inchieste giudiziarie. Chissà se quell’invito di De Laurentiis a Lady Reina non si riferisse a questo. Chi lo sa… Sul piano sportivo Reina sembra esserne uscito senza macchia, eppure proprio quelle sue frequentazioni avrebbero potuto inguaiare la Società Calcio Napoli anche a causa del coinvolgimento di un dipendente del Napoli area marketing. 

Ora potremmo rivangare cosa dicevano i “Papponisti” quando andò via Higuain, cosa dicevano quando accadde con Lavezzi o Cavani. Persino quando fu venduto Paolo Cannavaro. I risultati sportivi – a quanto pare – sono migliorati se non rimasti stabili. Ci teniamo bassi. Del resto avete tutti gli occhi per giudicare sui reali motivi per cui il Napoli non ha vinto lo scudetto nell’ultima stagione. E diciamo che le questioni di campo c’entrano veramente poco. Potremmo parlare del mancato acquisto di Verdi che chissà perché decide poi di venire a Napoli sotto la gestione di un altro allenatore mentre aveva rifiutato di venire in gennaio. E chissà se c’entra quel modo di gestire la rosa tra “titolarissimi” e panchinari perenni. 

Il problema è che c’è una totale assenza di equilibrio nel giudicare i risultati del Napoli sia in rapporto al proprio palmares storico, sia in relazione ai mezzi reali che ha a disposizione per contrastare una società che dentro e fuori dal campo è enormemente e strutturalmente meglio attrezzata. Magari l’acquisto di Cristiano Ronaldo consentirà meglio a tutti di capire quel concetto assai caro alla strada del “Chi song io e chi si tu”. 

Qui nessuno vuole fare difese d’ufficio. Ma teniamoci ai fatti. Oggi in Italia si discute di “Emergenza migranti” quando gli sbarchi da un anno sono calati di oltre l’80%. Mentre calavano si sono tenute elezioni che hanno determinato un certo risultato. Come vedete il rapporto tra realtà e percezione della stessa è molto spesso sbilanciato. Si ragiona su trend e tendenze, omettendo dati, fatti e circostanze scientemente.

Criticatelo pure, siete liberi di farlo, ma la sproporzione tra l’ossessione di alcuni tifosi e i reali risultati conseguiti da De Laurentiis sono sotto gli occhi di tutti. Si può fare di più, si può dare di più? Chiedetelo a Tozzi-Ruggeri-Morandi. Magari si. Ma quanto si può fare di più e quanto sono distanti i risultati del Napoli dall’ambiente che si è creato contro di esso? Chiediamocelo, chiedetevelo e diamoci, datevi una risposta.

Valentino Di Giacomo

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La polemica social

Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Nelle ultime ore tengono banco le polemiche sui social network sollevate da Reina e dalla sua strepitosa consorte Yolanda. Frasi al vetriolo probabilmente indirizzate contro Aurelio De Laurentiis, reo di averlo bacchettato per alcune prestazioni non proprio lusinghiere nell’arco della stagione.

Qui a Napoli tutti vogliamo bene a Reina. Paraculo – in senso positivo – come pochi nel sapersi ingraziare la piazza con le interviste in cui cita Benvenuti al Sud (A Napoli piangi due volte ecc. ecc. e tutta quella serie di cazzate che sappiamo auto-costruirci su misura), le esultanze sotto la curva, i tweet core a core con i tifosi.

Reina però fa il portiere di calcio, per fare questo è lautamente pagato da quell’orco, pappone, spilorcio (aggiungete voi aggettivi che vi piacciono tanto) di Aurelio De Laurentiis. Insomma non voglio rispolverare le massime alla cummenda milanese “Lavoro, Pago, Pretendo”, epperò io vorrei sapere quanti di voi tifosi non hanno quantomeno bestemmiato le parentele più lontane del numero 25 partenopeo in una delle sue defaillance (purtroppo frequenti) nell’arco della stagione. Cosa avete detto allo stadio o alla tv quando “Pallummella” Reina si è fatto passare la palla sotto il braccio dal tiro di Keita al San Paolo? Giusto per citare una delle paperelle del nuovo capo-ultrà ispanico-partenopeo.

Non voglio farla lunga. A me Pepe sta simpatico e (a dirla tutta) la moglie ancora di più. Calcisticamente credo sia un fenomeno nel giocare con i piedi e nelle uscite basse. Però è un portiere limitato su tanti altri aspetti e non possiamo non ricordare che in Inghilterra per lui coniarono l’appellativo di “Calamity Reina”. No, Reina non sarà una calamità, ma di sicuro qualche puntarello per strada in questo campionato lo abbiamo perso pure per causa sua. Poi è normale, dei portieri ci si ricorda sempre quando sbagliano e non, come pure accaduto, quando ti fanno vincere le partite: all’Olimpico la parata al 90esimo fu un capolavoro decisivo.

Detto questo, credo che un presidente possa avere tutto il diritto di criticare un proprio giocatore. Poi di cosa abbia detto precisamente Aurelio l’altra sera nessuno lo sa oltre ai diretti interessati, ma conoscendo il personaggio non ci sarà andato per il sottile, né avrà avuto “eleganza” nei modi. Ma non posso che stare (si, ancora una volta) dalla parte del presidente. Soprattutto per quanto riguarda Reina.

Chi è Reina? Quello che 3 anni fa, nonostante il suo grande AMORE per Napoli, decise (LEGITTIMAMENTE) di andare a fare il secondo di Neuer al Bayern per 4 milioni all’anno. Perché Reina è un calciatore professionista e, GIUSTAMENTE, fa le sue scelte in base alle proprie convenienze di carriera. Dall’altro lato c’è un presidente che ha sotto contratto un calciatore e che, valutandone il rendimento, può altrettanto LEGITTIMAMENTE e GIUSTAMENTE fare le proprie scelte ricercando un altro portiere. Si parla di Sczesny o Skorupsky per la prossima stagione.

Questo è il calcio. Le bandiere sono poche. Persino Totti probabilmente continuerà a giocare lontano da Roma (forse all’estero) dopo l’ultima gara con i giallorossi di domenica prossima. Nel Napoli c’è Hamsik che ne incarna questo concetto, forse Insigne. Punto. Se Reina tre anni fa non fosse andato al Bayern avrei compreso il suo sfogo. Oggi non posso sintonizzarmi sulle sue stesse frequenze. Se vuole andare vada via. Lo ringrazieremo per tutto quanto ha fatto e ci ha dato in questi anni. Ma la vita va avanti e la maglia nostra resta a prescindere dai nomi. Certo, non se ne sentiva proprio il bisogno di questa polemica. In prima battuta da parte del presidente che prima o poi dovrà pure imparare l’arte della continenza verbale. Ma pure Reina, se ci avesse tenuto così tanto alla maglia, questa polemicuccia avrebbe pure potuto esternarla tra qualche giorno, a stagione conclusa. Statt bbuon Pepe, che la Madonna t’accumpagn.

Valentino Di Giacomo

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Il punto

Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Lo sapete, qui sin dal giorno del suo arrivo (e anche prima) ci siamo sempre detti “Sarristi”. Eppure personalmente ho sempre rifuggito ogni “ismo”, a meno che non sia il maradon-ismo, unica religione di cui resto e resterò fedele fino alla fine dei miei giorni. Sarri è un grandissimo allenatore, il Napoli nei suoi novanta anni di storia probabilmente non ha mai giocato così bene e quindi dobbiamo volere bene al mister.

Fatte le premesse d’obbligo, ieri, ancora una volta, sono rimasto deluso da come è stata gestita la partita da Sarri. Al netto dei pali, delle traverse, del rigore solare (l’ennesimo) non dato a Mertens, rigore che poi non avrebbe spostato l’equilibrio della gara perché il Napoli in vantaggio ci era passato lo stesso. E’ che non ha saputo gestirlo.

Io ora mi vergogno un poco a scrivere quanto sto per scrivere perché resto convinto che chi lavora tutti i giorni sul campo conosce meglio degli osservatori esterni cosa fare, quando farlo e perché farlo. Eppure, a mio avviso, il pur eccellente Sarri qualche step in più dovrebbe farlo nella lettura delle partite. E’ un’opinione la mia, però confortata da alcuni dati di fatto. Mi sta bene che il Napoli non sappia gestire un vantaggio contro la Juve (a Torino in Coppa) o a Madrid. Mi sta molto meno bene che una squadra forte – perché il Napoli al di là delle narrazioni che vanno per la maggiore in città è dotato di una signora squadra – non sappia gestire il risultato contro il Sassuolo o, peggio ancora, contro l’Empoli dove poche settimane fa abbiamo persino rischiato di riaprire un match stra-chiuso e stra-dominato beccando due gol fessi.

Non è vero – a mio umilissimo parere – che il Napoli non possa gestire i risultati, i tempi della partita. Il Napoli, mi ripeto, ha dei signori calciatori che tante altre squadre non hanno. Per cui il problema o è di impostazione tattica o mentale. Non so se propendere per la prima o la seconda ipotesi, so però che entrambe le componenti sono opera dell’allenatore. Un allenatore che dopo mesi di gestione non può presentarsi ogni volta alle telecamere ripetendo che facciamo sempre gli stessi errori. Se il problema è nella testa oppure tattico bisogna intervenire. Punto. Perché Albiol e Koulibaly sono due centrali di difesa che possono tranquillamente sopportare e supportare un determinato tipo di atteggiamento. Senza dover per forza giocare a mille all’ora ogni volta per aver ragione anche di squadre nettamente inferiori al Napoli.

A proposito: ma il Sassuolo che fatturato ha? E il Palermo? E il Pescara? E l’Atalanta? Quando la smetterà Sarri di parlare ad ogni intervista di fatturato? E quando la finirà di parlare, come una vedova inconsolabile, della cessione di Higuain? Ragionamenti che non esistono perché, proprio grazie alla bravura del mister, il Napoli quest’anno ha sopperito ampiamente all’assenza di Higuain e persino di Milik che si è infortunato dopo pochissime giornate e che ieri è ritornato finalmente al gol.

Se il Napoli ha necessità ancora di crescere, deve farlo in primis il suo allenatore. Sarri dovrebbe essere più coerente con le sue stesse dichiarazioni, ad esempio. In precampionato tutti ad applaudirlo perché disse: “Mi fanno girare i coglioni gli allenatori che parlano di calciomercato”. Dopo poche settimane, alla seconda giornata, elemosinava davanti alle telecamere l’acquisto di un centrale difensivo: “Koulibaly partirà per la Coppa d’Africa – disse Sarri – e Tonelli non so quando sarà recuperabile, numericamente ci manca un difensore”. Aveva ragione. Arrivò Maksimovic per 23 milioni, giocatore che – ne sono certo – ci tornerà utile la prossima stagione, ma che quest’ anno ha visto il campo col binocolo nonostante l’investimento molto consistente.

Ieri – e ripeto mi vergogno un po’ a scrivere di questo – il cambio Milik-Jorginho mi è parso molto tardivo. Il Napoli era sull’1-1, un pareggio che serve quasi a nulla a questo punto della stagione. Perché non farlo prima quel cambio? Cosa c’era da difendere ormai dopo la cappellata di Hamsik?

E, a proposito del capitano, oggi sono tornati alla carica quelli del “Viene meno nelle partite importanti, non ha carattere”. Dimenticandosi che se abbiamo passato il turno in Champions lo dobbiamo a lui con quel gol di sinistro in Turchia, che i gol più importanti li ha segnati lui. Dimenticando che dobbiamo ritenerci solo fortunati se un FENOMENO  del calcio moderno abbia deciso di scegliere Napoli e il Napoli a vita.

Un altro che ha scelto Napoli a vita è stato Lorenzo Insigne. Ma il mister anziché accompagnare l’entusiasmo in una conferenza successiva di poche ore dalla firma del contratto ha raggelato tutti dicendo che potrebbe prendersi a “testate sul naso” con De Laurentiis e che non sa quanto resterà sulla nostra panchina. E fare dichiarazioni del genere in questo momento della stagione vi sembra una cosa intelligente? Gli sembra una cosa intelligente? A cosa serve? Se ha qualcosa da dire al presidente lo facesse nel chiuso degli uffici societari. Non destabilizzi un ambiente che è assai incline a ragionare con la pancia. Ecco, ha ragione De Laurentiis, il Napoli ha bisogno di più cazzimma. E questa cazzimma ce la deve dare pure Sarri. Altrimenti resterà sempre un’eterna bella ed incompiuta, lui e la sua squadra. Il mister può diventare un allenatore ai livelli di Ancelotti, Conte, Guardiola o Capello. Ma ci vuole umiltà per migliorare e tanta capacità di auto-analisi per superare dei limiti che ci sono, evidenti. Recriminare ancora una volta su arbitri, fatturati e l’eterno lutto di Higuain è da provinciali. Sarri tenga bene a mente che ora si trova a Napoli, in un grande club. Anche se l’eterno malcontento verso De Laurentiis vuole sminuire la portata di un lavoro che è stato costruito da oltre 10 anni a questa parte. Un patrimonio da salvaguardare: con Sarri o senza. Caro Maurizio siamo con te, ma migliorare si può e lo possiamo fare insieme. Perché quando parli così – per usare il tuo linguaggio – ci fai girare i coglioni. Con stima.

Valentino Di Giacomo

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E lo scandalo Rai

Il calcio è fatto di episodi. Non è uno sport dove chi gioca meglio alla fine vince per forza. Gli episodi sono determinanti ai fini del risultato e chi ne mette insieme un po’ a favore la spunta quasi sempre. Della semifinale tra Juve e Napoli ci sarebbe da scrivere tanto, ma daremmo legittimità ad una gara che in realtà non si è mai svolta. Come se fosse già tutto deciso. E al minuto 68′ se ne sono accorti tutti. Quando Albiol viene atterrato in area procurandosi un rigore solare, ma l’arbitro non lo assegna. Sul capovolgimento di fronte si invola invece Cuadrado verso la porta, Reina tocca il pallone, ma l’arbitro assegna il tiro dal dischetto per i bianconeri. Dal 2-2 al 3-1. In Coppa Italia, in uno scontro diretto è come assegnare già il posto alla finalista.

Ci sarebbe tanto da parlare sulla partita. Ma avrebbe realmente senso parlare dell’uscita goffa di Reina sul secondo gol o degli altri dubbi episodi che hanno favorito la Juve? No, non avrebbe senso perché così facendo daremmo legittimità ad un risultato falso come una moneta da 3 euro. Qualche tifoso del Napoli sui social ha voluto per forza analizzare la prestazione degli azzurri. Ma perché? Vorrei solo sottolineare che se il Napoli nel secondo tempo non ha giocato una grande partita (vero fino a un certo punto), che bisognerebbe guardare il match anche soffermadosi sulla Juve. I bianconeri ci hanno messo paura? Sono stati una squadra schiacciasassi capace di ammutolire gli azzurri? Assolutamente no. Il Napoli ha giocato una signora partita allo Juventus Stadium, soprattutto se raffrontata alle pessime esibizioni di qualche anno fa. Ma non dobbiamo parlare di questo.

Dobbiamo invece parlare di episodi. Ancora una volta. Come sempre accade quando si gioca contro questi qui. Perché è vero che la Juve in campionato ha tanti punti più di noi, ma è facilissimo farlo così. Nei momenti di difficoltà arriva sempre la manina dell’arbitro ad aiutare. Sempre. E’ accaduto lo scorso anno nel derby con il Torino (quello del capa&capa impunito tra Bonucci e Rizzoli, quello della mancata espulsione di Alex Sandro, quello del gol annullato al Torino). E’ accaduto ancora quest’anno, contro l’Inter, quando una serie di decisioni arbitrali assurde hanno di fatto consegnato il match alla Juve.

Come sarebbe bello se nei momenti di difficoltà anche il Napoli venisse aiutato così. Che classifica avremmo? E invece no. Ci ritroviamo a tanti punti di distanza dai bianconeri anche per degli errori nostri, ma soprattutto per ingiuste decisioni arbitrali. Siamo partiti già dalla prima giornata penalizzati quando a Pescara l’arbitro di porta decise di annullare un rigore già assegnato su Zielinski. Un rigore enorme come una casa. E’ successo a Marassi contro il Genoa quando in una partita pareggiata per 0-0 non ci vennero concessi due rigori netti e solari. E abbiamo continuato ieri sera, quando Valeri ha deciso che il Napoli non può, proprio non può andare in finale. Succede sempre, sempre sempre. E’ sempre la stessa identica storia.

Sono cresciuto da bambino con un pallone tra i piedi. I ricordi più belli della mia vita sono legati a questo sport, dalle partitine con gli amici ai pomeriggi domenicali ad ascoltare alla radio con mio padre Tutto il Calcio minuto per minuto le imprese del Napoli. Di questo sport mi sono rimaste dentro emozioni magnifiche. Per non parlare del tifo per la maglia azzurra, lo stadio, gli amici: una malattia. Ma è una malattia di cui vorrei disintossicarmi. Mi sono stancato di guardare un campionato che in Italia è falsato peggio degli incontri di wrestling. Non ha senso seguire più questa passione. Lo dico con tristezza, ma davvero vorrei riuscire, come per le sigarette, a disintossicarmi da questa droga un po’ puttana. Vincono sempre loro. E se non lo meritano arriva l’aiutino. E l’aiutino arriva sempre a loro, come a Pechino, come sempre. Come quando, unico caso che ricordi, Hamsik segna un rigore e l’arbitro decide che deve essere ripetuto: e così Marek lo sbaglia. Succede sempre così.

A tutto questo si unisce poi l’inadeguatezza della tv pubblica, la tv di Stato, quella per cui il signor Matteo Renzi ci ha persino obbligato a pagare un canone recapitandoci nella bolletta della luce l’obolo per un servizio pubblico che è insoddisfacente su tutti i fronti. Ieri il signor Marco Mazzocchi ha lanciato persino un avvertimento quasi mafioso al Calcio Napoli. “Non si fa così, parliamone” ha detto rivolgendosi alla società azzurra dopo l’eccellentissimo tweet che ha spopolato con l’hastag #SeGuardateLePartiteSullaRaiFateloSenzaAudio. Finalmente una presa di posizione. Anche se troppo blanda. Perché mentre la tv di Stato, il servizio pubblico inveiva senza obiettività contro il Napoli, il resto del mondo la partita l’ha vista e ha potuto giudicare il livello miserrimo di questo calcio corrotto. Mi sono arrivati messaggi da ogni parte del mondo: dal Brasile alla Spagna. E tutti mi dicevano: “Che scandalo!”.

Forse anche questa bruttissima storia servirà al club per crescere. Intanto De Laurentiis è ancora negli Usa. Eppure, se volesse dare realmente un segnale, al ritorno dovrebbe far scendere in campo la squadra primavera. Non bisogna leggittimare lo schifo a cui stiamo assistendo da troppi anni. Se dobbiamo perdere, perché DOBBIAMO perdere, a questo punto non diamogli legittimità. Lo sport è un’altra cosa. Almeno quello che amiamo. La Juve è una squadra forte? Ok, lo ammettiamo. Ma lo dimostrino sul campo. Non, come accade sempre più spesso, perché in campo oltre agli undici titolari ci sono pure i giudici dalla loro parte. Al di là di qualisvoglia partigianeria vedere una squadra che vince in questo modo fa male a tutti, fa male al calcio italiano. Un campionato che è già ridicolo di suo dove il 70% delle squadre dopo 14/15 giornate già non aveva più nulla da giocarsi perché le prime e le ultime posizioni sono già assegnate. Ha senso anche per le pay tv pagare fior di miliardi per assicurarsi i diritti di un campionato di questo livello infimo? Ha senso per gli investitori esteri comprare i diritti per trasmettere una Coppa Italia che offre uno spettacolo indegno come quello di ieri? E ha senso per noi seguire ancora questo sport? La mia risposta, almeno per quanto mi riguarda, è no. No! E se riuscissi a disintossicarmi da tutto questo sarei la persona più felice del mondo. Lo sport è un’altra cosa. Il calcio è un’altra cosa. La bellezza di vincere è un’altra cosa. Ma tanto i tifosotti questo non lo capiscono. Che schifo!

Valentino Di Giacomo

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Convincetevi! Quello di Ghoulam non è un errore. E’ stato tutto orchestrato. Un soffio d’angelo, una coda di diavolo ha spostato il pallone di pochi millimetri per far sì che quella palla, anziché essere spazzata in avanti, andasse all’indietro proprio sui piedi di Bonucci. E’ andata così. Ve lo giuro.

E voi credete davvero che il secondo gol – come ha detto Sarri – sia stato preso per colpa di Allan che non ha ripiegato su Higuain? Siete dei maledetti ingenui. Riguardatelo il gol. C’è la deviazione, ancora di Ghoulam, verso il centro dell’area e la palla passa a 40 centimetri da Chirches, quel tanto che basta per non consentire che la prendesse il romeno. Un campo di calcio è lungo circa 100 metri. Tra tante parti quel bastardo di pallone ha scelto proprio di andare verso l’innominato e senza che nessuno potesse intervenire. Chiriches non è andato incontro ad Higuain, non perché fosse distratto. Ma perché un’oscura presenza gli bloccava i piedi e gli tirava la maglietta.

Voi, se volete, potete dire e scrivere che il Napoli ha perso per gli errori di Ghoulam, per ragioni tattiche, per ragioni tecniche, per l’arbitro, perché Higuain ce l’hanno loro, perché Sarri ha sostituito Insigne e tutte le boiate che si scrivono in questi casi. Ma, dentro di voi, lo sapete benissimo che non è vero. Io da ieri sono invece convinto che l’unica ragione per cui il Napoli ha perso a Torino è che Dio è bianconero. Chi non fosse cattolico può sostituire a piacimento con Allah, Budda e succedanei. Gianni Brera parlava della dea Eupalla. Chiamatela come volete, ma è assurdo che il Napoli perda per l’ennesima volta a Torino per circostanze che definire sfortunate è riduttivo.

Il Napoli, per il secondo anno consecutivo, ha giocato alla pari e pure meglio dei bianconeri. E ancora una volta non ce l’ha fatta. Lo scorso anno per quella deviazione puttana sul tiro di Zaza, quest’anno per due assurdità a cui non ci si può credere.

Non posso dirvi con certezza se Dio sia juventino oppure, in quelle logiche che animano i credenti, i nostri patimenti per la squadra di calcio servano come compensazione perché l’Altissimo ci consente ancora di vivere in questa città vulcanica con il Vesuvio sempre pronto a minacciare. Non so dirvi se Dio, più semplicemente, sia un razzista del nord che ha in odio i napoletani.

Il Dio della Bibbia è violento, vendicativo, truculento. Eppure, almeno io, quando guardo la partita, ad ogni tiro del Napoli lo invoco e prego. A volte prego pure ad alta voce, come in una crisi, in uno stato di trans, vomito parole di preghiera e di speranza. E’ una malattia, è la mia malattia con cui faccio i conti ad ogni match e non ci posso fare niente. Dopo, poi, in me subentra la vergogna perché con tutti i problemi che ci sono nelle vite e nel mondo non avrei diritto ad invocare l’Altissimo perché il Napoli segni. E, come i fumatori, vizio che non mi faccio mancare, rimando ogni volta il proponimento di smettere. Ma, drogato, sono vinto. Sono religioso e blasfemo. Come Silvio Orlando nel pregevole Young Pope di Sorrentino, porto addosso la croce e qualche effige di Maradona.

Dio, è colpa mia se il Napoli ha perso? A volte penso di crederci. Ma nulla è certo, se non tutte queste inquietudini e tutte queste paure. Sono tifoso, un misero tifoso e devo scendere a patti con queste meschine debolezze.

Ebbene si. Io da ieri, se cercavo una prova, ho avuto la dimostrazione che Dio esiste e se esiste tifa per quelli là. Quello di Ghoulam non è un errore, lo sapete pure voi. E’ un soffio d’angelo, una coda di diavolo che ha spostato il pallone e l’ha fatto andare lì. Provatemi il contrario.

E quindi, in questi miei deliri, poiché la speranza è l’ultima a morire e la fede che si poggia sulla speranza è più incrollabile di qualsiasi altra forma di fede, sono allora costretto a pensare che il disegno divino voglia che il Napoli, per far un dispetto a quelli là, dovesse perdere a Torino per poi iniziare la sua rimonta. Lo scorso anno a quelli là è successo così. Non so se devo sperarci o se devo avere fede. Ma, affidandomi comunque alla ragione, sono portato a credere che il Napoli sia una squadra bellissima, organizzata, con un allenatore capace che ha saputo creare varianti alle assenze importantissime di Milik, Gabbiadini e Albiol. Devo credere che il Napoli giochi un gran calcio e che, alla lunga, il Signore voglia premiare chi ogni giorno ci prova e combatte. Non siamo ultimi, ma da ieri io sono ancor più convinto che possiamo essere primi. Dobbiamo solo fare pace con i Santi e un poco pure con noi stessi. Amen.

Valentino Di Giacomo

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Diciamoci la verità uagliù: tutte le chiacchiere di Higuaìn ingrassato, Hysaj distratto, Insigne rapinato e Napoli in crisi sono stupidaggini ingigantite dalla stampa. Nelle ultime quattro partite il Napoli non ha mai preso più di un gol e ne ha subiti quattro nei seguenti frangenti:

-Unico tiro della partita del subentrato Zaza deviato da Koulibaly all’unica chiusura leggermente in ritardo della partita;

– Punizione irripetibile di Suarez sotto la traversa che se la rifà altre cento volte non gli riesce mai più così;

-Bonaventura perso da Hysaj che si trova sui piedi un pallone allungato da Koulibaly in una partita in cui il Milan rinuncia alla fase offensiva;

-Gol BALORDO di Tomas Pina che crossa senza guardare la porta e segna senza volerlo. 

Tutto ciò contro quattro avversari che si sono dedicati esclusivamente a non far ricevere Higuaìn e raddoppiare sulle nostre ali a costo di attaccare solo su situazioni assolutamente episodiche. Un concentrato di sfighe irripetibile che non deve far perdere di vista un dato di fatto: il gioco del Napoli viaggia alla velocità di sempre, con la qualità di sempre, e il calo realizzativo non riflette una flessione della qualità della fase offensiva. In altre parole, il Napoli è sempre lo stesso, continua a giocare bene e tornerà a segnare come prima: certo, non si può pretendere la luna da Higuaìn che a quanto pare se non segna neanche 28 gol in 28 partite più tutti quelli che servono per vincere le coppe è un brocco obeso, ma fatto sta che le statistiche sono destinate a riallinearsi sui valori di un mese fa.

La Juve, nel frattempo, è tornata subito a vincere allungando a +4, un distacco sulla carta breve ma difficilmente colmabile considerando la continuità degli avversari (che pure però hanno sempre gli episodi a favore; l'”assist” di Murillo per Bonucci è roba da terza categoria e prova del culo da lotteria nazionale di Allegri…) se si dovesse perdere stasera contro la Fiorentina.

La buona notizia è che finalmente si giocherà contro una squadra che non fa le barricate. Juventus, Milan, Villarreal, e mettiamoci pure il Carpi, non hanno nessuna remora a parcheggiare l’ormai proverbiale bus; la Fiorentina invece cerca di fare il proprio gioco contro chiunque, il che significa maggiore pericolosità offensiva, ma anche tanti spazi per attaccare, anche in virtù di una difesa che a eccezione di Gonzalo Rodriguez non schiera uomini particolarmente abili in marcatura.

La Viola dovrebbe schierare il suo solito sistema ibrido a 3-4 (spiegato dalle nostre Lavagnette Arroganti) con Roncaglia sul centrodestra e Tello preferito a Ilicic per disegnare un vero e proprio 4-2-3-1 in fase offensiva; in mediana Badelj è pienamente recuperato e affianca Vecino, mentre Alonso e Bernardeschi presidieranno le corsie. Nel Napoli formazione titolare, con il dubbio Insigne che potrebbe essere tenuto in panchina; nel dubbio pronto Mertens.

PROBABILI FORMAZIONI

FIORENTINA (3-4-2-1): Tatarusanu, Roncaglia, Gonzalo, Astori, Bernardeschi, Badelj, Vecino, Alonso, Borja, Tello, Kalinic.

NAPOLI (4-3-3): Reina, Hysaj, Albiol, Koulibaly, Ghoulam, Allan, Jorginho, Hamsik, Callejon, Higuaìn, Insigne.

Roberto Palmieri

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

In una corsa equilibrata a due per il titolo ogni dettaglio può fare la differenza; non fa eccezione il calendario, che in questo girone di ritorno obbliga il Napoli a giocare quasi tutti gli scontri diretti fuori casa. Ovviamente non si può parlare di nessun tipo di ingiustizia in quanto averli tutti al San Paolo all’andata ha portato tantissimi punti; fatto sta che quello di domani contro il Milan sarà l’unico scontro diretto tra le mura amiche, e arriva proprio quando la Juventus fa il primo passo falso dopo quindici giornate pareggiando contro un grande Bologna. In sostanza, è fondamentale vincere per tornare subito al primo posto e accumulare punti che alla fine faranno la differenza.

NAPOLI: DENTRO I TITOLARI – Sarri come sempre si affiderà al solito undici in campionato, dunque torneranno in panchina tutti quelli che hanno giocato in Europa League, anche l’ottimo Strinic tra i migliori in campo e forse più affidabile di un Ghoulam in calo. Dentro anche Higuaìn (a secco da una partita e mezza, niente di strano per uno “normale” ma per lui è una flessione), Insigne, Allan, Jorginho e Albiol.

MILAN: ROMAGNOLI GIOCA – Il centrale ex Samp e Roma ha smaltito l’influenza e sarà quasi sicuramente della partita anche se non è al meglio; nel caso pronto Zapata. Kucka invece dovrebbe rimanere ai box, al suo posto ci sarà Bertolacci. Per il resto confermata la formazione tipo con Abate a destra, Antonelli a sinistra, Bonaventura e Honda sulle fasce e la coppia Bacca-Niang in attacco.

LA PARTITA – Il Milan ha ormai abbracciato in pieno la sua vocazione contropiedista, considerata l’impossibilità di tenere la difesa alta: Romagnoli è bravo in marcatura ma copre male la profondità, Alex è lento, Zapata molto veloce ma estremamente disattento. Montolivo a sorpresa si è scoperto uno dei migliori interditori del campionato e, con Bonaventura riportato nel suo vecchio ruolo di esterno di centrocampo e un Honda in gran condizione, la coppia di attaccanti può agire nello spazio come preferisce; in sostanza una squadra fatta per giocare contro le grandi. Tuttavia il sistema difensivo del Napoli è sulla carta il peggior avversario possibile per una squadra che non sa giocare contro le difese schierate, perchè annulla un’intera metà campo col fuorigioco e rende difficili le verticalizzazioni per poi abbassarsi con le linee molto strette quando il pressing fallisce; anche il Villareal, squadra con un impianto di gioco simile (anche se con singoli diversi) ha potuto segnare al Napoli soltanto su punizione, e la stessa Juventus non ha potuto sfruttare nessuna delle sue innumerevoli armi offensive per non lasciare spazi. In sostanza la partita è più che affrontabile a livello tattico; la differenza la faranno come sempre l’attenzione nell’attuare il piano gara e la qualità offensiva.

PROBABILI FORMAZIONI

NAPOLI (4-3-3): Reina, Hysaj, Albiol, Koulibaly, Ghoulam, Allan, Jorginho, Hamsik, Callejon, Higuaìn, Insigne.

MILAN (4-4-2): Donnarumma, Abate, Alex, Romagnoli, Antonelli, Bonaventura, Montolivo, Bertolacci, Honda, Niang, Bacca.

Roberto Palmieri

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Si sa, in amore come nello sport, dopo una delusione l’importante è rialzarsi prima possibile. Il match di coppa di stasera contro il Villarreal è un’ottima occasione per il Napoli: una sfida ricca di stimoli, contro un grande club europeo tornato in auge e ora al quarto posto della Liga, dalla quale uscirà sicuramente una candidata alla vittoria finale dell’Europa League nonostante siamo soltanto ai sedicesimi.

VILLARREAL – Marcelino non è certo di poter schierare dal primo minuto il capitano Bruno Soriano, centrocampista centrale chiave del sistema del Sottomarino Giallo, vittima di un affaticamento muscolare; di sicuro il capitano farà tutto il possibile per esserci e affiancare Trigueros nel 4-4-2 degli spagnoli, con Suarez e l’ex Barcellona Dos Santos esterni. Il reparto forte dei gialli però è la difesa, dove i due centrali sono l’ex per niente rimpianto Victor Ruiz e l’oggetto del desiderio di qualche stagione fa Musacchio, con Costa e Gaspar sulle fasce.  Davanti sicuro del posto Cedric Bakambu, capocannoniere stagionale della squadra, con a fianco uno tra Soldado e Baptistao. Il Napoli dovrà fare una grandissima partita offensiva per scardinare la rocciosa difesa del Villarreal, che in casa è inferiore soltanto a quella dell’Atletico Madrid di Simeone.

NAPOLI – Sarri tiene molto all’Europa League ma dopo le fatiche di sabato scorso e in vista della partita con il Milan farà sicuramente almeno tre cambi, uno per reparto: Strinic, Lopez e Mertens gli innesti più probabili al posto di Ghoulam, Allan e Insigne. Possibile anche la presenza dal primo minuto di Chiriches al posto di uno dei due centrali titolari. In dubbio Higuaìn: se partisse titolare il Pipita difficilmente giocherà più di un’ora. Nel caso è pronto Gabbiadini che scalpita per una serata da titolare.

PROBABILI FORMAZIONI

VILLAREAL (4-4-2): Areola, Costa, Musacchio, Ruiz, Gaspar, Dos Santos, Soriano, Trigueros, Suarez, Baptistao, Bakambu.

NAPOLI (4-3-3): Reina, Hysaj, Albiol, Chiriches, Strinic, Lopez, Jorginho, Hamsik, Callejon, Gabbiadini, Mertens.

Roberto Palmieri

 

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Il Grande Dibattito della Serie A 2015/2016 ruota intorno a una semplice domanda: è più forte la Juve o il Napoli? O meglio: al di là del gioco, quale squadra ha i titolari migliori, le alternative più affidabili, i reparti meglio assortiti? La questione della profondità delle rose, in particolare, è in effetti un discorso abbastanza vago andato molto di moda nel mercato di Gennaio. Proviamo a vedere perchè e a confrontare con oggettività le rose di Juve e Napoli.

LA BUFALA DELLA ROSA PROFONDA – Una discriminante che si è usata spesso è in effetti la questione della profondità della rosa, ovvero della quantità di alternative affidabili a disposizione di ciascuna squadra. Molti tifosi spingevano per fino per una massiccia campagna acquisti invernale per colmare il gap con la Juve, dimenticando che i bianconeri:

1) hanno costruito la rosa attuale, che ha degli equilibri precisi, nel corso di diversi anni, non certo in una sola sessione;

2) hanno fatto giocare molti più giocatori del Napoli nel complesso a causa delle difficoltà di inizio stagione, quando non trovavano un assetto tattico;

3) hanno avuto diversi infortuni in stagione che hanno costretto Allegri a fare affidamento su giocatori che non sarebbero stati titolari in diverse circostanze.

In effetti, la quantità di giocatori di cui Allegri e Sarri si “fidano” non è così dissimile. Andiamo a vedere nel dettaglio, reparto per reparto, tralasciando i portieri.

DIFESA – Allegri naturalmente può contare su un trio di centrali affidabilissimi come Barzagli (miglior difensore del campionato con margine), il regista basso Bonucci e Chiellini. Insieme compongono il trio più affiatato del campionato; nessuno dei tre copre molto bene la profondità anche se Barzagli è discretamente veloce, per cui la Juve compensa tenendo un blocco basso. La prima alternativa ai tre (o meglio ai due marcatori perchè Bonucci è inamovibile) sarebbe Martin Caceres; le sue condizioni fisiche però sono precarie, e Allegri ha dimostrato di non fidarsi affatto di Rugani. Sarri da parte sua ha in Albiol e Koulibaly la coppia più migliorata dall’anno scorso, con il franco-senegalese in particolare assolutamente irriconoscibile, e un’alternativa di discreta affidabilità come Chiriches, in attesa di vedere come si integrerà Regini. Il giovane Luperto non fa parte delle rotazioni. In sostanza il trio della Juve è innegabilmente più forte, ma Sarri può contare su difensori di sistema più che competitivi; non dimentichiamo che Albiol è pur sempre un campione del mondo.

ESTERNI – In questo reparto la Juventus ha a disposizione quattro potenziali titolari assolutamente alla pari e con caratteristiche complementari come Lichtsteiner, Evra, Alex Sandro e Cuadrado: un destro a tutta fascia che può fare il terzino, un mancino difensivo, un altro mancino tecnico e abile nelle due fasi e un destro offensivo dal grande dribbling. Nel complesso, una delle batterie di esterni meglio assortite d’Europa. Il Napoli dalla sua può contare sulla vera rivelazione della squadra, l’albanese Hysaj, che si sta dimostrando un interprete fenomenale del ruolo, e su un Ghoulam indispensabile in fase offensiva sulla catena di sinistra. Strinic e Maggio più che alternative tattiche sono dei veri e propri rimpiazzi, ma rimangono dei giocatori di grande professionalità e buon livello; la Juve vince in questo reparto per la profondità, ma coi titolari in campo il Napoli regge tranquillamente il confronto.

CENTROCAMPO – Qualità contro quantità. Il Napoli ha davvero i giocatori contati nel reparto nevralgico: il trio Allan-Jorginho-Hamsik è perfettamente assortito e di altissimo livello tecnico con un box-to-box di rottura, tecnica e inserimento, un infallibile acceleratore di palleggio e un incursore di primo livello europeo riscopertosi straordinaria mezzala di possesso. Purtroppo cambi all’altezza non esistono, in quanto Lopez è davvero troppo poco tecnico (anche se è utilissimo sulla difesa dei calci piazzati), Valdifiori non è adatto al gioco del Napoli (che non è quello dell’Empoli), Chalobah non gode di grande fiducia per i suoi limiti in fase difensiva e Grassi è appena arrivato. La Juve ha un trio titolare assolutamente all’altezza con Khedira-Marchisio-Pogba, di enorme fisicità e tecnica, peccato che raramente possa contare sul tedesco soggetto a frequenti infortuni. Le alternative sono sulla carta numerosissime ma di livello non assoluto: Hernanes, Pereyra, Padoin, Sturaro, Lemina, Asamoah. Al netto degli infortuni, Sturaro sembra il principale candidato a prendere il posto di Khedira, dove dovrà affrontare Hamsik. Vinca il migliore…

ATTACCO – Se c’è un reparto in cui il Napoli è nettamente migliore, questo è l’attacco, e a spostare l’ago della bilancia basta e avanza la presenza del miglior Gonzalo Higuaìn di sempre. L’argentino sotto la guida di Sarri ha raggiunto il livello dei migliori attaccanti del mondo e regge ormai il confronto con Suarez, Ibrahimovic e Lewandowski; Dybala, per quanto promettente, deve ancora mangiarne di pane per poter pensare di competere con Gonzalo. Semmai i numeri del ragazzino ex Palermo si avvicinano di più a quelli di Lorenzo Insigne, che ha caratteristiche completamente diverse ma un’incisività simile nel gioco della squadra col suo ruolo di regista offensivo. Completano la batteria del Napoli l’inesauribile Callejon, Mertens e Gabbiadini; più che abbastanza per reggere il confronto con Mandzukic, Morata e Zaza, che compongono comunque un reparto ben assortito e con tante alternative.

In definitiva la Juventus può sicuramente contare su una rosa più collaudata, costruita negli anni e con tante alternative, ma in un ipotetico undici titolare nessuna delle due squadre prevale nettamente sull’altra. Anche sul lungo periodo, la differenza la faranno soltanto la solidità, il gioco, la tenuta mentale e le capacità tecniche, piuttosto che avere in panchina più calciatori in attesa di una chance.

Roberto Palmieri

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Ammettiamolo, dopo l’andata alla prima giornata eravamo tutti parecchio dubbiosi sul progetto Sarri-Napoli. Il Napoli quel pomeriggio d’agosto giocò molto bene per venti minuti e passò anche in vantaggio, salvo poi perdersi completamente per l’intensità dei neroverdi e finire sconfitto. Di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia nelle successive diciotto giornate: il Napoli deve difendere il primo posto dalle inseguitrici che rincorrono con la bava alla bocca, mentre il Sassuolo è ormai ufficialmente una realtà importante del campionato italiano ed è addirittura in lizza per un posto in Europa League.

GLI AZZURRI – Per il Napoli solita formazione, con Ghoulam e Insigne al rientro per ricomporre la catena di sinistra titolare con un Hamsik in forma smagliante dal punto di vista realizzativo. Gabbiadini, pienamente recuperato, parte dalla panchina. Higuaìn, che non segna in casa da due partite, non vede l’ora di allungare una classifica cannonieri che lo vede in testa di ben sette gol (!!!) sul secondo, Eder.

SASSUOLO – La squadra di Di Francesco è penalizzata da due squalifiche pesantissime, quella dei gioiello Berardi e del grande ex Cannavaro. I tagli verso l’interno del nazionale Under 21 e il suo grande dinamismo sono fondamentali per la fase offensiva e l’esperienza dell’ex capitano del Napoli è quella che dà qualità a una difesa sempre molto alta e aggressiva. Se queste due assenze ridimensionano parzialmente il Sassuolo, non bisogna pensare che la partita sia per questo facile: il Sassuolo è ancora considerato una “piccola” ma in realtà gode di una rosa sorprendentemente lunga e con giocatori di qualità, e i sostituti Politano e Ariaudo non sono certo scarsi. Per il resto confermata la formazione titolare, con Defrel che dovrebbe essere preferito a Falcinelli fresco di rinnovo per la sua migliore progressione che potrebbe attaccare la linea alta azzurra.

DA TENERE D’OCCHIO – Da giovani di assoluto livello come Vrsaljko a giocatori d’esperienza come Magnanelli e Missiroli non è facile trovare un solo giocatore da seguire con attenzione in questo Sassuolo; alla fine ho deciso di segnalarvi il nome di Alfred Duncan, ventiduenne ghanese, centrocampista di quantità apparso semplicemente incontenibile contro l’Inter al punto da costringere Mancini a cambiare fascia a Brozovic per opporgli la forza fisica di Kondogbia.

PROBABILI FORMAZIONI

NAPOLI (4-3-3): Reina, Hysaj, Albiol, Koulibaly, Ghoulam, Allan, Jorginho, Hamsik, Callejon, Higuain, Insigne.

SASSUOLO (4-3-3): Consigli, Vrsaljko, Ariaudo, Acerbi, Peluso, Missiroli, Magnanelli, Duncan, Politano, Defrel, Sansone.

Roberto Palmieri