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90° minuto

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Diego Armando Maradona entra nella Piazza Rossa, 6 novembre 1990 (foto da sports.ru)

E’ attesa. Mancano poche ore alla gara semi-pomeridiana e semi-serale tra Besiktas e Napoli. Girano i minuti e lo sguardo cade sempre sull’orologio. In un giorno festivo come questo le ore però non passano. Si prova ad ingannare il tempo, ma il pensiero è fisso. E’ una partita importante quella di stasera: con un’impresa gli azzurri farebbero un passo fondamentale per raggiungere l’agognata qualificazione messa a repentaglio dalla sciagurata gara di 15 giorni fa al San Paolo.

C’è fermento, ma forse per suggestione di un match così importante, in questo tempo vuoto di cose da fare se non abbrustolirsi al sole di questa magnifica giornata autunnale, mi tornano alla mente altre attese. Quando il Napoli giocava in Europa e c’era Lui. Quante storie a quei tempi! Diego che non parte per la Russia, Diego acciaccato, Diego incazzato, Diego fenomeno con quel gol in mezza rovesciata allo Ujpest Dozsa.

Ero bambino. Per me Diego e tutti gli altri azzurri non erano solo calciatori, ma eroi. Supereroi. Il Napoli di oggi non ha eroi, ma giocatori. O forse sono io che non sono più bambino e non riesco a colorare di magico gli attuali calciatori azzurri. Voglio bene ad Hamsik, ma non è Diego e non è neppure Alemao o Careca. Non è Bagni. Non è Crippa. Non è De Napoli. Non è Francini. Non è Renica. I miei eroi con i super-poteri.

Poco meno di 30 anni fa oggi sarei stato per strada a giocare. Con questo sole e senza scuola avremmo fatto partite dalla mattina fino all’ora del match del Napoli. Se avesse piovuto avrei preso della carta e del nastro adesivo per fabbricarmi la mia pallina con cui giocare in salotto con la porta d’ingresso a fare la porta di calcio. E io con la mia telecronaca mormorata in cui diventavo tutti i giocatori del Napoli che si passavano la palla. Fino al gol. Esultavo pure per la gioia di mamma e papà…

E allora penso ai bimbi di oggi. Chissà se per loro queste partite di coppa sono sentite così come le sentivo freneticamente io. Che poi, risultato a parte, qualche anno fa era comunque un giorno di festa lo stesso perché finalmente potevamo vedere il Napoli in tv in diretta. Mentre per le gare di campionato era solo radio e poi attesa di 90esimo minuto. C’era mistero. Come allora era il sesso, la bellezza era nascosta e più desiderata. Oggi, anche il calcio, è pornografia per abuso di immagini. Senza immaginazione non c’è letteratura.

Ai bimbi di oggi auguro di vivere questo giorno con le emozioni di come le vivevo io anni fa. Sarebbe bello se anche per loro Hamsik assumesse le sembianze del mio Maradona o almeno di Alemao.

Vabbè ho ingannato un altro po’ di tempo scrivendo, spero sia stato utile per voi passare qualche minuto con questo scritto per addomesticare l’attesa. Mò scusatemi, ma sento urla giù al palazzo di bimbi che giocano. Intanto mi affaccio. Non si sa mai ne mancasse uno per apparare le squadre… Forza Napoli!

Valentino Di Giacomo 

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Il tweet incriminato

Cose strane a Palazzo Chigi. Galeotto fu un tweet e chi lo ha digitato… Domenica sera l’account twitter ufficiale della Presidenza del Consiglio, subito dopo la fine delle partite, pubblica un tweet (in foto): “Aldo serena Torino Juventus Inter Milan“. Chissà chi lo ha digitato e per quale motivo. Magari il possessore delle password dell’account di Palazzo Chigi non si è accorto che stava scrivendo con il profilo ufficiale della presidenza del Consiglio, anziché col proprio.

90 minuto
90 minuto

Dopo qualche minuto il tweet sull’attaccante azzurro di Italia 90 viene cancellato e viene pubblicato un altro tweet: “Ci scusiamo con tutti per il tweet evidentemente sbagliato“. Che poi non è vero sia un tweet sbagliato, Aldo Serena effettivamente ha giocato nelle squadre menzionate. Semmai di sbagliato c’era soltanto l’account…

Scuse
Scuse

Subito sono piovuti centinaia di commenti allo svarione di Palazzo Chigi. In pochi hanno dato risalto alla cosa invece sui giornali. E nella infinita querelle tra utenti è intervenuta anche la storica trasmissione “90° Minuto” per una precisazione e, attraverso l’account twitter, ha dichiarato: “Serena non ha giocato mai derby contro l’Inter con la maglia del Milan. Era al Milan nel suo anno di B“. Altri utenti hanno criticato a tutto spiano il tweet incriminato, altri hanno osservato divertiti dicendo “Non sparate sullo stagista” perché magari il tweet potrebbe essere stato inviato da qualche ragazzo che collabora con la presidenza del Consiglio. Chissà…

Insomma, come raccontavamo qualche giorno fa, la Domenica per il calcio tutto si ferma. Dalla presidenza del Consiglio in giù si parla solo di pallone. Proprio ieri Renzi, in un’uscita pubblica, ha dichiarato scherzosamente ai giornalisti “Salutate la capolista“, riferendosi alla sua Fiorentina. Almeno lui lo ha fatto personalmente…

Valentino Di Giacomo

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Tra radio, figurine e La Domenica sportiva

Milan con corna: Il mio album

Mi sveglio per primo, in casa dormono ancora tutti. C’è silenzio intorno rispetto al resto della settimana, solo qualche imperterrito rumore di tapparelle sollevate. Nei palazzi non c’è frenesia come tutti gli altri giorni, discese di scale accelerate, urla di mamme e bambini. In strada non si sentono clacson. E’ una delle domeniche di quasi trent’anni fa.

Napoli. Il mio album
Napoli. Il mio album

Prendo l’album delle figurine, leggo le statistiche di alcuni calciatori, dove sono nati, in che anno. Poi sfoglio i doppioni, saranno più di duecento figurine, alcune vinte a “mignolino”, gioco in cui sono davvero bravo. Poi seleziono due squadre, ventidue faccioni in scala ridotta. Le dispongo a terra secondo i ruoli: un portiere, quattro difensori, quattro centrocampisti e due attaccanti per squadra. Due figurine capovolte da un lato e altre due dall’altro formano le porte. Con un pezzetto di carta e un po’ di saliva fabbrico una pallina e creo una partita immaginaria in cui i faccioni, se messi in piedi verticalmente, diventano veri e propri calciatori che possono passarsi la palla e tirare. Mormoro una telecronaca, immagino giocate che delle figurine non potrebbero mai creare: falli, rovesciate, tiri al volo. Quando segnano non posso urlare “goool” come faccio di solito, dormono ancora tutti in casa.

Il mio quaderno...
Il mio quaderno…

Piove e fuori non si può andare a giocare. Intanto a poco a poco la famiglia inizia a svegliarsi. Prendo dei fogli di giornale del giorno prima, li arrotolo e con del nastro adesivo fabbrico una palla. Nel salone, quella d’ingresso, diventa una porta di calcio e una cassettiera la porta opposta. Alle 14.30 inizia Milan – Napoli e io inizio a giocarla in un salotto nella convinzione che le azioni che compierò nel salotto si ripeteranno poche ore dopo a San Siro. “Maradona passa a Careca, all’indietro per Alemao; Riijkaard imposta, mette sulla fascia per Donadoni e cross per Van Basten“. E via così per più di un’ora.

Mangiamo. Tra un boccone e l’altro mi alzo e calcio ancora la pallina verso una porta. Più si avvicina il tempo della partita e il Maradona nella mia testa ha già segnato almeno cinquanta gol verso la porta d’ingresso. Papà e io ci mettiamo su un divano, sintonizziamo la radiolina. Lui predispone il cruciverba, la schedina giocata e un mucchio di altre non giocate dove con la penna segna l’evoluzione dei risultati. Ammiro la perfezione e la precisione della grafia dei suoi numeri: quello che scrive lui è davvero un 8, non come me che faccio due palloni messi uno sopra l’altro.

Radio anni 80
Radio anni 80

Qui Olimpico; scusa intervengo da Cremona; Pisa in vantaggio; intanto diamo conto dei risultati del girone 2 della serie C1; attimi concitati a San Siro, il fluente calcio della squadra di Sacchi“. E’ “Tutto il calcio minuto per minuto“. La partita finisce, io sono con la mia delusione che abbiamo perso. Alle 18.10 rivedo tutto quello che ho immaginato ascoltando la radio a “90° Minuto“. Senza alcun commento superfluo Paolo Valenti legge i risultati delle partite in schedina, il montepremi del Totocalcio, poi la classifica. Non c’è clamore eccessivo nei commenti delle partite, non ci sono iperboli continue. E’ Domenica, tutto deve restare dentro una patina di tranquillità e di moderazione. Alla tv si sta come si dovrebbe stare in famiglia nel giorno di festa.

paolo valentiAlla sera c’è “La Domenica sportiva“. I servizi sulle partite sono più ricchi, ci sono le interviste dei calciatori prima, durante e dopo il match. Il cronista alla fine del primo tempo ferma i calciatori prima di rientrare negli spogliatoi. I giocatori che hanno segnato raccontano, assai banalmente, come sono riusciti a fare gol. “Ho ricevuto un cross dalla destra, mi sono smarcato e ho calciato sul palo opposto“.  Residui di un vecchio giornalismo radiofonico che cercava di raccontare tutto quello che la gente a casa non aveva potuto vedere. E allora io penso che se proprio non riuscissi a fare il calciatore allora vorrei fare il giornalista sportivo.Tra un servizio e l’altro ci sono gli altri sport: cannottaggio, pugilato, motori, tennis, basket, pallanuoto. Li conosco meno, faccio domande a papà che mi spiega le gesta di grandi campioni, storie di vita sua mischiate ad uno di questi sport “minori”.

Anche oggi è Domenica, la partita però si gioca alle 20.45. La Gazzetta titola in prima: “Milan – Napoli. Duello crudele“, sui quotidiani e in tv tutto viene raccontato come se non fosse una partita di calcio, ma una guerra campale dove chi perde resta senza dignità. “Crisi; sfida sull’orlo del baratro; partita della vita“. Tutto viene predisposto alla tensione, ad un pathos distribuito a pagamento come fanno i pusher con i pallini di coca, c’è un’atmosfera elettrica come il giorno precedente alla fine del mondo. Non è più Domenica, non c’è relax. Tutti indaffarati a procurarsi emozioni artificiali ad ogni costo. Di sicuro c’è solo che domani è lunedì. E qualche bimbo, forse, proprio come me di allora, stasera dopo la partita preparerà la cartella per andare a scuola. Ma per l’album delle figurine non ci sarà posto.

Valentino Di Giacomo

Twitter: @valdigiacomo

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