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Roberto Palmieri

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Ventuno anni, napoletano retornado, studente di lingue, maniaco folle di tattica. Feticista del palleggio basso e delle difese alte. La precisione delle sue analisi è inversamente proporzionale alla capacità di vincere le bollette.

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Questo episodio di Calciomercatino sarà un po’ anomalo. Non perchè manchino le trattative inesistenti (Inter – Di Maria, Milan – Aubameyang, Juve – Mbappè) o quelle in dirittura d’arrivo (Milan – Biglia, Napoli – Mario Rui, Juve – Douglas, a quanto pare Roma – Nastasic anche se se ne parla da poco), ma per la spiacevole tendenza del tifo Napoletano di fasciarsi la testa prima di rompersela. Mentre i calciatori da Dimaro fanno proclami ambiziosi, infatti, i tifosi si leggono la Gazzetta e vedono il Milan che ricostruisce daccapo la rosa e l’Inter che punta a 1-2 top player “per infiammare la piazza”, e dicono “e dove cazzo andiamo noi con Mario Rui e Ounas?”.

Ci sono varie ragioni per cui il tifoso tende a pensarla così. In parte è il semplice fatto che l’erba del vicino è sempre più verde, in parte i cifroni di cui si sente parlare, con una spruzzatina di complesso d’inferiorità verso Milano e quell’atteggiamento tutto italiano per cui l’ultima sessione di mercato è quella che determina le ambizioni di una squadra. La verità è che se il Napoli si sta limitando a confermare la squadra dell’anno scorso con un paio di migliorie sulle seconde linee, uno-due giovani per rimpolpare il progetto ed eventualmente, al limite, un portiere è perchè può permetterselo grazie al lavoro fatto in questi anni, a differenza delle milanesi. Rossoneri e nerazzurri vengono rispettivamente da sesto e settimo posto, gli uni qualificati di striscio all’Europa League e gli altri fuori dalle coppe; l’Inter sta continuando la sua politica di acquisti altisonanti all’interno di un progetto tecnico che definire raffazzonato è fin troppo generoso, mentre il Milan sta rifondando la squadra semplicemente perchè non aveva nessuno su cui ricostruire, se non Donnarumma – e abbiamo visto com’è andata a finire – e Romagnoli.

A fare sicuramente impressione del mercato rossonero è il volume degli acquisti, soprattutto se si considera che siamo solo a metà sessione, ma il valore assoluto di questi giocatori non deve essere sopravvalutato. Musacchio non più tardi di un anno fa ha aggredito il suo stesso allenatore che gli aveva tolto la fascia, portandolo alle dimissioni; Calhanoglu e Rodriguez vengono da Leverkusen e Wolfsburg, rispettivamente dodicesima e sedicesima classificata dell’ultima Bundesliga; Biglia, se arrivasse, è a fine carriera; Andrè Silva è un giovane di grande prospettiva, ma con una sola stagione di alto livello alle spalle, e lo stesso vale per Kessiè che in più ha davvero convinto soltanto nella prima parte dello scorso campionato. In altre parole si tratta per la maggior parte di scommesse che di giocatori di sicuro successo, in un contesto tattico tutto da definire e a prezzo di investimenti ingentissimi che vengono al 100% dalle casse di una società che non ha nessun asset che possa fruttare una buona plusvalenza.  E anche considerato tutto ciò, sotto quale aspetto Musacchio – Calhanoglu – Silva sono preferibili a, diciamo, Koulibaly – Hamsik – Mertens? Esatto, nessuno.

Per quanto riguarda l’Inter invece non sembra essere cambiato alcunchè dall’estate scorsa. Vi ricordate? I nerazzurri spendevano 113 milioni complessivi in un mercato definito “degno dell’epoca Moratti”, acquistando Joao Mario, Candreva, Banega e “il nuovo Ronaldo” Gabigol, con annessi proclami di scudetto, anti-Juve e tutto il resto appresso. Oggi per Mario, soffocato dall’assenza di gioco, si parla già di cessione, Candreva si è dimostrato poco più di una catapulta di cross velleitari, Banega è già tornato da dov’è venuto mentre del brasiliano tacciamo per misericordia. La squadra ha subito varie sconfitte assolutamente umilianti in campionato (Crotone) e il Europa (Hapoel Beer-Sheva), De Boer è stato silurato, Pioli pure e si riparte dal settimo posto, di nuovo con un nuovo allenatore, zero progettualità e un sacco di soldi da spendere. Magari l’Inter vincerà il campionato, sarebbe sicuramente preferibile rispetto a un’altra vittoria della Juventus, ma probabilmente no.

Roberto Palmieri

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Il primo mese di marciomercato se n’è andato, e con esso il 33,3% delle balle estive di Tuttosport. Oggi oltre ad aggiornarvi sulle ultime sparate dei nostri eroi delle testate sportive tireremo anche un primo bilancio del mercato delle squadre più importanti, dalla Roma-supermercato (ma lo è davvero?) alla Fiorentina che non ce la può fare ad avere un rapporto sano con i suoi tesserati.

NAPOLI – Gli azzurri come al solito sono abbastanza immobili nel primo mese di mercato; l’ufficialità di Ounas certifica un colpo interessante in prospettiva per l’attacco e un’alternativa tattica utile, ma il Napoli punta sul gruppo degli ultimi due anni, che ha già dimostrato il suo valore e ha dato prova della sua determinazione con la decisione dei nazionali di rinunciare ad alcuni giorni di vacanza per ricominciare subito ad allenarsi. Ci sarebbe anche Mario Rui dato in dirittura d’arrivo, la trattativa per Berenguer è data per avanzata, ma si tratta di acquisti marginali che completano la rosa più che cambiarla.

ROMA – I giallorossi questo mese hanno perso – tra cessioni, fine prestiti e scadenze contrattuali – il portiere titolare, la prima riserva a centrocampo e giocatore di maggiore prospettiva della rosa, una delle ali più forti del campionato (che con i suoi strappi era anche l’unica alternativa al “palla lunga per Dzeko” nello sviluppo della manovra offensiva), il capitano degli ultimi vent’anni e il difensore centrale titolare della Germania. Mica cazzi, eppure è sbagliato parlare di smobilitazione: con gli acquisti di Karsdorp e Pellegrini, il rientro di Florenzi e un grosso budget per il mercato la Roma non dovrebbe soffrire troppo la transizione, almeno a livello di valori tecnici. Dimentico qualcuno? Ah, già, Gonalons: il giocatore feticcio di Benitez che Aulas non volle darci in nessun modo è partito per quattro miserabili milioni. Non dico che dovevamo prenderlo noi, ma un po’ rosico.

MILAN – Posto che non parleremo di Donnarumma perché ci ha rotto i coglioni, il Milan ha messo su una buonissima squadra, ma attenzione a non esagerare nelle valutazioni: nessuno dei giocatori arrivati a Milano è un campione, il livello della rosa si alza decisamente ma almeno sulla carta non è sufficiente a raggiungere i primi posti. Sarà interessante però vedere come tutti questi debuttanti nel campionato italiano (Musacchio, Rodriguez, Andrè Silva, Calhanoglu) si inseriranno in Serie A e nel gioco di Montella. Per Conti si continua a rimandare; probabilmente era di nuovo dal parrucchiere…

JUVENTUS – Tanto per cambiare Tuttosport regala grandi emozioni, con gli acquisti dati per certi di Bernardeschi, Danilo, Matuidi e De Sciglio, più Keita che sta spingendo con Lotito, mentre di Douglas Costa (dato per fatto una settimana fa) non si parla più da quando il Bayern ha preteso di vedere moneta prima di mostrare cammello. Ah, e non dimentichiamoci di N’Zonzi ovviamente. In pratica secondo i giornali i bianconeri comprano un nuovo undici titolare ogni settimana, fatto sta che finora hanno preso solo un giocatore di prospettiva come Schick, perdendo Dani Alves e forse Sandro. Naturalmente i bianconeri hanno ancora due mesi per fare un ottimo mercato, ma almeno risparmiateci il bombardamento mediatico.

INTER – E i nerazzurri? Che fanno, stanno a guardare mentre il Milan chiude cinque acquisti in un mese? Ovviamente no: nel troiaio generale che è la dirigenza nerazzurra l’acquisto marginale di Padelli e quello più interessante di Skriniar (si vede che Sainsbury non andava bene…) si parla già di rivendere Joao Mario -giocatore eccellente, penalizzato in modo enorme dalla confusione tecnica, dall’assenza di gioco e dal fatto che ci si aspettasse che vincesse le partite da solo, quando invece si tratta di un giocatore associativo e di grande palleggio – per prendere Rabiot e Di Maria in blocco dal PSG e anche Nainggolan per non farsi mancare niente. Già sento tutti dire “l’Inter sta tornando”, “Inter anti-Juve” e poi finire al settimo posto e prendere quattro babbà dall’Hapoel Beersheva.

FIORENTINA – Dulcis in fundo, la Viola: i Della Valle – vittime di un ritorno di papponismo da far impallidire certi tifosi del Napoli, che pure hanno inventato questo genere letterario – minacciano di vendere senza avere acquirenti, ma soprattutto portano in tribunale Borja allungando una storia di dipendenti che scappano via da Firenze sbattendo la porta che parte da Baggio e arriva fino a Salah passando per Jovetic, Montella, Gonzalo Rodriguez e Ljajic. Questo purtroppo è quello che succede quando una società non riesce a vivere nella sua dimensione, ma nemmeno a crescere.

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Bentornati a Calciomercatino, la rubrica più amata da chi pensa che il calciomercato sia un apostrofo rosa tra le parole mannacc o’diavolo. Questa settimana poca attenzione per gli amici bianconeri a cui non è accostato nessun top player improponibile (ma figuriamoci se si è parlato di Agricola), perchè tiene banco la trattativa per il rinnovo di Donnarumma contro il quale il massacro mediatico palesemente voluto da Fassone e Mirabelli ha sortito gli effetti desiderati. La Roma smantella, il Napoli inizia ad acquistare.

Napoli – Primi colpi in entrata con l’arrivo già annunciato di Ounas, quello molto probabile di Mario Rui (parleremo di entrambi in settimana con una scheda) e soprattutto la quasi certezza che non ci sarà alcuna cessione che non fosse già ampiamente annunciata a fine campionato. Qualcuno si lamentava del Napoli fermo sul mercato, ma intanto è forse l’unica squadra che sa già chi avrà in rosa la prossima stagione…

Juventus – Per i bianconeri si parla solo di Douglas, dato per certo la settimana scorsa ma divenuto problematico quando è venuto il momento di cacciare i soldi, e di Bernardeschi per la trattativa farlocca del momento essendo il ragazzo in Polonia per gli Europei. Si è parlato abbastanza anche dello smantellamento della difesa con l’offertona del Chelsea per Sandro + Bonucci, ma per il momento parliamo di fantamercato.

Milan – La rassegna di Eurosport apre per quattro giorni su sette con la trattativa per il rinnovo di Donnarumma. Preferiamo non parlarne visto il comportamento vergognoso dei media sulla questione. Ilare anche il titolo che annovera i rossoneri tra le BIG D’EUROPA dall’alto del loro brillante piazzamento a metà classifica. In entrata si parla di Calhanoglu per completare una batteria notevole di acquisti rischiosissimi.

Roma – Settimana  di ‘ntuosseco per i giallorossi che cedono Salah, Manolas, Paredes, Mario Rui, otto magazzinieri e la sorella di Monchi per far quadrare i conti in ottica FFP, dopo aver perso Totti per scadenza di contratto, Sczcesny per fine prestito e Emerson per infortunio – e mi sto sicuramente dimenticando qualcuno. Nel frattempo è arrivato Karsdorp. Che culo.

Altre: Sirigu è pronto a rimpatriare dopo essersi svincolato dal PSG, la Fiorentina vuole Berardi per sostituire Bernardeschi, l’agente di Keita fa casino per non fare la fine di Zarate.

 

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Buongiorno e bentornati su Calciomercatino, la rassegna settimanale di Soldato Innamorato sulle trattative inventate di Tuttosport e compagnia. Questa settimana tiene banco, anche giustamente, il caso Donnarumma: per tutto il mondo destinato al Real, allo United o a rimanere al Milan, per il quotidiano torinese già a Torino per le visite mediche.

La supercazzola della settimana infatti, direttamente dal nostro giornale preferito per arravogliare il pesce al mercato, teorizza un allineamento dei pianeti da far vergognare Neil Degrasse Tyson con Cristiano Ronaldo che va a Manchester, De Gea che fa il percorso inverso come contropartita tecnica e Donnarumma che, non potendo più andare a Madrid, va ovviamente alla Juventus dove sono destinati tutti i calciatori forti del pianeta. Non sfiora nessuno l’idea che in caso di scenario simile lo United potrebbe voler comprare un portiere migliore di Romero. E vabbè.

Ovviamente non è finita qui, con il ritorno di Douglas Costa (trattativa in effetti possibile ma ricordiamo che la settimana scorsa era data per chiusa) e l’ennesimo tentativo per De Sciglio in cambio di un Dani Alves che sta facendo di tutto per portare via i coglioni dal capoluogo piemontese. Forse lo spogliatoio più solido d’Italia non è poi un ambiente così sano…

Per il resto, milanesi a manetta: l’Inter su Rudiger (blindato da Monchi) e sul brasiliano Tete, nonché su Borja Valero in vista dell’ennesima rivoluzione a centrocampo. Aspettiamo i proclami di scudetto per poi finire fuori dalle coppe europee come al solito. Il Milan invece ha comprato Musacchio e Kessiè e si sente di nuovo regina d’Europa, quindi via a contendersi Belotti col PSG; in realtà il centravanti del Toro potrebbe non essere così entusiasta di fare la riserva di Cavani nell’anno del mondiale, ma per trattare con Cairo ci vogliono almeno 70 milioni.

Per finire, grandi notizie sul Napoli:

Non è vero, manco o’ cazz. Il mercato degli azzurri non promette botti e i colpi principali sono stati i rinnovi dei migliori, ma se le trattative delle altre squadre sono inventate allora vogliamo almeno un titolone su Ibra al San Paolo…

Roberto Palmieri

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Il calciomercato è sempre un periodo magico in cui i giornalisti sportivi possono sfogare la loro fantasia. In assenza di calcio giocato – non potendo quindi passare le giornate a esaltare Dybala e i suoi 11 gol in campionato, ignorando i clamorosi 18 gol di Insigne, o a discutere delle divisioni nello spogliatoio dell’Inter mentre il Napoli rifila goleade a chiunque passi per la sua strada – si passa le giornate a inventare trattative prive di fondamento per compiacere i tifosi delle cosiddette big e vendere più copie; cosiddette perchè oltre alla Juventus si parla di Inter e soprattutto Milan, fino a prova contraria due squadrette di centroclassifica che hanno lottato per un posto in Europa League. Di Napoli, Roma e Lazio neanche l’ombra, se non per parlare di cessioni illustri. Così abbiamo deciso di farvi fare due risate con una bella rassegna settimanale di trattative farlocche inventate da Tuttosport e affini.

(La fonte di riferimento è la rassegna stampa quotidiana di Eurosport perchè preferiamo spendere i nostri 0 euro di proventi pubblicitari al birrificio piuttosto che comprare ogni giorno una copia di tutti i giornali. Sia chiaro che non intendiamo criticare il lavoro di Eurosport, che riporta semplicemente le notizie della stampa tradizionale.)

Juventus: perchè limitarsi a Schick? Se il ceco infatti è arrivato effettivamente a Torino, che dire di Keita, Douglas Costa, Bernardeschi, N’zonzi e Paredes? Praticamente un nuovo giocatore viene accostato alla Juve ogni giorno. Ho una mezza idea che in redazione Tuttosport abbia un secchiello con dentro i nomi di tutti i giocatori forti al mondo, e ne facciano estrarre uno alla volta da una segretaria per fare il titolo di giornata.

Milan: l’argomento principale è la trattativa Donnarumma che sta tenendo banco già da alcune settimane e non sembra voler finire tanto presto. Nel frattempo i rossoneri hanno preso Kessiè, Musacchio e Andrè Silva, già un mercato di buon livello se confrontato agli standard degli ultimi anni. Ma che dire di Biglia, Keita (che pare sia vicino contemporaneamente a due squadre quindi, forse è il gemello), Conti, Reina (buona fortuna), Kalinic e NIANG E KUCKA PER ARRIVARE A BELOTTI?

Inter: I nerazzurri pare stiano puntando forte su Rudiger, ovviamente apprezzato da Spalletti. Nient’altro da segnalare.

Napoli: Ah, esiste anche il Napoli?

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Foto dal profilo facebook SSC Napoli

Josè Maria Callejon, il giocatore più impiegato in assoluto dell’era sarrista, venerdì prossimo c’ha judo e ha provveduto a farsi squalificare a caso per tenersi libero. Se il Napoli se l’è cavata alla grande lo stesso, la questione fa sorgere un interrogativo inedito: come gioca il Napoli senza di lui? Mettiamo a Giaccherini, a Pavoletti, a Rog, a Milik? Cambiamo modulo o restiamo col tridente? Lo scopriremo tra qualche giorno, intanto proviamo a formulare qualche ipotesi basandoci sulla partita di sabato.

SOLUZIONI IN CORSA – Qualche spunto può venire proprio dalla partita col Bologna, in cui il Napoli si è dovuto arrangiare coi giocatori che aveva. La situazione tattica nell’ultima mezz’ora è stata abbastanza insolita per le partite del Napoli: la situazione di 10 vs 10 e il vantaggio immediato hanno permesso di impostare una partita di ripartenze velocissime in spazi molto molto ampi. In questo contesto non sarebbe stato intelligente inserire un giocatore come Pavoletti, perchè la manovra non era orientata ad occupare la metà campo avversaria e mantenere la squadra corta sfruttando il riferimento centrale, ma sul creare ogni volta due – tre tracce divergenti dietro la linea difensiva avversaria attaccata alla massima velocità. L’assenza dell’ala destra era compensata dagli inserimenti dei centrocampisti, in particolare di Hamsik ma anche di Zielinski: le posizioni in attacco erano sempre occupate correttamente grazie alla conoscenza dello spartito, la fase difensiva funzionava grazie al sacrificio del polacco e di Insigne in posizione di esterni di un centrocampo a 4, e in sostanza i giocatori sono riusciti a mantenere intatti i meccanismi dividendosi il lavoro dello spagnolo. In altre parole quella che vediamo è una squadra in cui nessuno ha paura di correre un metro  in più per aiutare i compagni, e tutti i giocatori sono perfettamente inseriti nel contesto tattico. 

ALTERNATIVE DAL PRIMO MINUTO – Il sostituto di Callejon sulla carta dovrebbe essere Emanuele Giaccherini, ma è probabile che l’ex Juve (entrato nel finale contro il Bologna) non trovi spazio dal primo minuto neanche col Genoa. Callejon e Insigne infatti sono perfettamente complementari in posizione di ali perchè l’uno tende a dare ampiezza e muoversi senza palla sul lato debole, mentre l’altro ama associarsi coi compagni e stringersi per cercare l’assist o il tiro; Giaccherini è molto diligente, ma anche lui tende ad andare a giocare dentro al campo col rischio di congestionare il centro creando il classico “imbuto”. Una soluzione più probabile invece è il tridente pesante Insigne – Pavoletti – Mertens, molto più interessante perchè è solo appartentemente un 4-3-3: Mertens infatti ormai pensa e si muove da vero centravanti, e andrebbe a creare con l’ex di turno una coppia che unisce il peso fisico alla tecnica in velocità. I cross di Ghoulam tornerebbero ancora più pericolosi grazie alla presenza di un nove classico, mentre Mertens potrebbe attaccare la linea difensiva senza essere l’unico riferimento per le difese. Tutto ciò viene reso possibile dal sacrificio di Insigne e Zielinski in posizione di esterni di centrocampo, con Hamsik più regista che incursore (posizione nella quale Sarri ha ammesso più volte che lo slovacco “gli dà gusto”) affiancato dalla forza fisica di Diawara.

IN VISTA DEL BERNABEU – Naturalmente nel fare la formazione Sarri dovrà tenere in considerazione l’impegno successivo, quella trasferta a Madrid alla quale afferma di non pensare mentendo spudoratamente. Se Callejon riposerà per forza, è difficile che Insigne possa giocare novanta minuti, soprattutto in caso di risultato favorevole; dovrebbe prendere il suo posto Giaccherini, per permettergli di rifiatare in vista di un match in cui non potrà risparmiare ripiegamenti difensivi. A centrocampo molto dipende dall’idea di Sarri sul ballottaggio Zielinski – Allan: potrebbe essere una buona idea risparmiare il brasiliano per affrontare quei Toni Kroos e Luka Modric che ad oggi compongono indiscutibilmente la coppia di centrocampisti più forte del mondo, ma Sarri potrebbe anche scegliere di limitare i due fenomeni blancos facendo all-in sul sistema di gioco e scommettendo sul polacco per aumentare il peso offensivo in cerca di un gol pesantissimo al Bernabeu. A seconda della sua decisione, chi dei due giocherà potrebbe venire sostituito abbastanza presto, probabilmente da un Marko Rog che strappa applausi ogni volta che mette piede in campo e al quale la posizione di esterno di fascia va a pennello. In difesa verrà per forza risparmiato l’altro squalificato Hysaj, che avrà comunque bisogno di un pieno recupero mentale per affrontare il duello più difficile della sua carriera, posto che la difesa contro il miglior giocatore del mondo è qualcosa che riguarda tutta la squadra e non solo il terzino albanese. Infine potrebbe fare qualche minuto Milik: a seconda di come sta, non sarebbe male concedere una sgambata al polacco per poterlo valutare, per sapere se a Madrid si potrà contare sul suo talento almeno a partita in corso nel caso si mettesse male.

Roberto Palmieri

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Foto dal profilo FB della SSC Napoli

E niente, Gabbiadini se ne va in Inghilterra. Siamo più o meno tutti d’accordo che è giusto così, che ci guadagnano tutti e che è un calciatore bravo anche se non era adatto al gioco del Napoli; avrebbe potuto essere un addio tranquillo, senza polemiche, consapevoli di separarci da un giocatore che starà meglio altrove, da ringraziare per l’impegno e salutare con tutti i migliori auguri.

E invece no, Gabbiadini deve tirare la frecciatina. Nell’evitabilissima lettera di commiato ringrazia i compagni, il Presidente che l’ha pagato, Bigon che l’ha comprato, Giuntoli che l’ha venduto, Benitez che l’ha voluto e non l’allenatore con cui ha giocato per un anno e mezzo. A voler dire, “se me ne vado è colpa sua che non mi ha saputo gestire”. Allora sai che c’è, Manò? Te lo dobbiamo dire. Se non ti sei imposto a Napoli il grosso della colpa è tua.

Al primo anno Gabbiadini sperava di giocare al fianco di Higuaìn nel 4-3-1-2, ma si è capito presto che non sarebbe stata la soluzione adatta al resto della squadra, con Insigne fuori ruolo e senza l’apporto difensivo di Callejon. Col cambio di modulo le sue chance di titolarità sono andate in vacca perchè Callejon era il giocatore più importante per l’equilibrio della squadra e l’Higuaìn distruttore di mondi dell’anno scorso era semplicemente troppo forte per includerlo in una logica di turnover

“Eh ma quest’anno…”, direte voi. Quest’anno cosa? Forse non tutti si ricordano che nelle prime partite Sarri preferì proprio Gabbiadini a Milik come punta centrale, mettendoli in competizione in modo paritario. Da lì Milik ha dimostrato semplicemente di essere un centravanti migliore, ha imparato in poche settimane i movimenti che Gabbiadini non è riuscito a capire in due anni con i suoi inutili tagli a sinistra fuori tempo e le corse senza palla verso il fuorigioco e oltre. Forse Manolo non si ricorda della quarta giornata, quando non vide palla per sessanta minuti e lasciò il posto al polacco che giustiziò il Bologna con una meravigliosa doppietta. A quel punto magari dentro di sè sarà pure stato contento di sapere che Arek si era fatto male… e si è giocato l’occasione della carriera prendendo due giornate per una reazione del cazzo contro il Crotone, lasciando i compagni ad arrangiarsi con Mertens centravanti allo Juventus Stadium e costando una marea di punti prima che il tridente leggero iniziasse a carburare. Ha avuto tutte le possibilità che poteva sperare di avere e le ha sprecate, e adesso ha il coraggio di dare la colpa all’allenatore.

Sarri non poteva fare niente di più per Gabbiadini. Manolo ha dimostrato di non essere adatto per giocare nel Napoli, tecnicamente e caratterialmente, ha fallito tutte le occasioni che ha avuto e adesso con queste frecciatine ridicole altro non fa che confermare la sua inadeguatezza. Manò, sparagnatélla e vattenn’ o’Southampton, forse là se ne fanno qualcosa di un attaccante che a 25 anni non ha ancora capito come si attacca la profondità. 

Roberto Palmieri

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Secondo la Gazzetta dello Sport il capitano della Juventus in seguito al brutto pareggio contro il Lione avrebbe alzato la voce nello spogliatoio per “dare una svegliata” ai compagni. Queste le parole riportate dal giornale:

“(…) In Italia vinciamo perchè gli altri si scansano, ma in Europa non succede e non succederà. (…) Serve più personalità, più grinta, altrimenti ci complicheremo la vita in campionato e soffriremo in Champions”

Ora: prima di commentare, precisiamo che è arrivata una SMENTITA UFFICIALE dalla Juventus, quindi fino a prova contraria queste parole non sono mai state dette. Viene da chiedersi come mai allora un giornale autorevole come la Gazzetta si è inventato una cosa del genere, probabilmente gli è stata riferita da una fonte che consideravano attendibile, e dunque la Juve potrebbe o non potrebbe aver smentito per tutelarsi, fatto sta che per quanto ne sappiamo si tratta di una notizia falsa.

Se Buffon avesse davvero detto queste cose, però, non solo sarebbe legittimo, ma avrebbe anche ragione. Come scrivevamo già dopo Atalanta-Napoli, le piccole squadre contro di noi giocano sempre alla morte, mentre contro la Juve si posizionano già chinate e lubrificate senza opporre resistenza; sensazione poi rinforzata dalle scelte di Giampaolo, che ha schierato la sua Sampdoria senza quattro titolari inamovibili come Muriel, Linetty, Torreira e Quagliarella battezzando di fatto la partita e mandando le riserve al macello per avere i migliori contro l’Inter. Che le parole di Buffon siano inventate o no, insomma, non si può dire che abbia torto.

E buon per la Juve che non ha torto, perchè stiamo assistendo alla peggiore Juve dai tempi del secondo anno di Conte, in cui non c’erano l’entusiasmo del primo nè i campioni del terzo. Dai tempi del punto più alto del ciclo bianconero, la finale di Champions League, è difficile dire che la squadra sia migliorata: il blocco difensivo è sempre quello e invecchia di anno in anno, a destra Lichtsteiner ha perso il posto per un 33enne Dani Alves tecnicamente favoloso ma notoriamente un peso morto in difesa, l’intero fortissimo trio di centrocampo Pirlo-Vidal-Pogba è andato e sono rimasti i fragili Marchisio e Khedira, che passano più tempo in infermeria che in campo, e il bidone Pjanic che a quanto pare o ha disimparato a giocare a calcio oppure è una presenza priva di senso nel contesto di gioco dei bianconeri; Dybala è esploso, ma prima c’era Tevez, che oltre a essere fortissimo era anche un leader emotivo. Gli unici due upgrade riguardano Alex Sandro, oggettivamente una bestia di Satana, e ovviamente il Giuda da novanta denari che in questo momento è l’unico motivo per cui la Juve è in testa alla classifica se escludiamo la passività degli avversari.

Infatti il numero 9 bianconero ha già segnato 7 gol in 11 presenze, non tutte da titolare, per una media gol inferiore a quella stabilita col Napoli ma comunque da attaccante di primissima fascia, in un contesto di squadra in cui Dybala gli pesta i piedi, Khedira va ad occupare i suoi spazi, gli arrivano due palloni giocabili a partita ed è tutt’altro che al centro del progetto tecnico. Insomma, se ha segnato tutti quei gol non è in nessun modo merito di un gioco che lo metta in condizione, ma semplicemente del fatto che è troppo forte per non farli. Per carità, avere un giocatore del genere è un merito di per sè, ma se al posto suo ci fosse ancora, per dire, Llorente la Roma sarebbe abbondantemente in testa alla classifica e il ciclo vincente della Juve sarebbe bello che finito.

I bianconeri 2016/2017 in questo momento non hanno una parvenza di gioco, sono sempre più vecchi e fragili fisicamente e vivono delle accelerazioni di Cuadrado e Sandro, dei gol di GH9 e della passività degli avversari. Che, Buffon abbia parlato oppure no, si scansano eccome. E anche a queste condizioni potrebbero  vincere lo scudetto, perchè la difficoltà della Serie A è il suo essere lunga e logorante, e si risparmiano tante energie ad affrontare avversari demotivati che vogliono solo perderla con le riserve e andare a casa a preparare la prossima; inoltre non avranno nessuna paura a giocarsi il catenaccio più becero nel prossimo scontro diretto, quello contro la Roma, e lasciare che siano appunto le partite con le piccole a decidere lo scudetto. In Europa, però, non è così; e allora dalla redazione di Soldato Innamorato facciamo tanti auguri a Jorge Sampaoli, allenatore di culto assoluto, e al suo Siviglia, che mandi i bianconeri al secondo posto nel girone. Sperando che peschino il Real Madrid, e vedano com’è quando l’avversario non ci pensa neanche a scostarsi. 

Roberto Palmieri

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Chi ci segue abitualmente sa che su Soldato Innamorato non parliamo spesso di altre squadre se non per commentare le partite col Napoli; alcune volte però qualcuno di noi sente di avere qualcosa da dire, e allora si intromette negli affari degli altri.

Nello specifico parliamo dell‘esonero di Frank de Boer dall’Inter. Si potrebbe dire che si trattava di un allenatore arrivato appena in tempo per conoscere i giocatori, a dirigere una squadra costruita da un altro allenatore per giocare in modo totalmente diverso, scelto sapendo che avrebbe portato con sè dei concetti di gioco difficili da apprendere che richiedono lavoro; si potrebbe dire anche, a essere onesti, che ha raccolto 14 punti in undici partite con una squadra con valori tecnici almeno da Europa League subendo diverse sconfitte umilianti, vedi Hapoel Beer-Sheva. Ritenere giusto o meno l’esonero è questione di punti di vista; quello che è oggettivo e vale la pena evidenziare, invece, è l’imbarazzante arretratezza, ignoranza e pressapochismo che un certo giornalismo italiano ha dimostrato nei confronti di De Boer. Nello specifico, Fabio Caressa.

Il giornalista di Sky, noto a tutti per aver parlato sopra a Bergomi per due settimane nelle telecronache ai Mondiali 2006, rappresenta ormai da anni la reazione alla crescente preparazione e professionalità dei telecronisti (anche ex-calciatori riciclatisi commentatori come l’ottimo Adani) con il suo stile colorito e approssimativo, una macchietta che giudica le partite secondo le stesse categorie di un pensionato al bar, solo con un microfono davanti. Contro De Boer Caressa si è scagliato fin dall’inizio con una violenza che normalmente si rivolge a chi ti riga la portiera della macchina. A Sky Sport 24 un mese fa esternò in pieno il suo punto di vista: il “calcio olandese” (??) sarebbe un calcio perdente (ma che vuol dire?), De Boer non conosce il calcio italiano (sapevate che le regole sono diverse da quelle olandesi?), il suo stile di gioco o ti fa vincere 7-0 o perdere 3-0, insomma cosa vuole questo, che viene qua e pretende di insegnarci a giocare a pallone. La versione calcistica del “gli italiani nelle tende e gli stranieri 35 euro al giorno”.

Spero che voi lettori vi mettiate nei miei panni e capiate quanto cazzo è avvilente per un ragazzo di 22 anni che tiene una rubrica di lavagne tattiche e nel suo piccolo cerca, insieme a tanti altri giovani e a molti giornalisti professionisti, di far andare il discorso calcistico in una direzione più moderna che contempli la complessità che il gioco e le sue sovrastrutture oggi hanno, sentire uno dei più celebri giornalisti sportivi italiani esprimersi come un tuttologo da bar che crede che “calcio olandese” significhi “attaccare senza criterio”, che nel 2016 identifica l’immagine storica del movimento olandese nella finale mondiale persa da una delle migliori squadre della storia, l’Olanda di Crujff, bollata come perdente dopo aver sconvolto l’evoluzione del gioco come mai nessun’altra squadra prima, che crede che in Italia ci sia qualche fattore intangibile richiesto per poter allenare con successo, che cade addirittura nella banalizzazione del “in Italia chi attacca è un coglione e perde e chi difende è furbo e vince”. Forse per l’aria, l’umidità, per questi figuri il nostro calcio è dominato da regole diverse e o ci sei nato e morto oppure non capirai mai. Soprattutto se sei olandese.

Evidentemente sfugge a Caressa che la maggior parte delle squadre di primo livello -e non solo- nel campionato italiano applicano una proposta di gioco proattiva (si dice così, Fabio, quando una squadra sceglie di giocare controllando il pallone piuttosto che lo spazio, non c’entra niente essere olandesi): lo fa Sarri nel Napoli, lo fa Spalletti nella Roma, lo fa Sousa nella Fiorentina, Giampaolo nella Sampdoria, in diverse misure negli ultimi anni l’hanno fatto con profitto Montella a Firenze, Maran a Catania, Benitez qui da noi, Pioli alla Lazio e tanti altri, ciascuno con le sue idee e il suo stile, posto che la distinzione netta tra “squadre offensive” e “squadre difensive” è antidiluviana se non fantasia pura. Non stiamo neanche a parlare dell’Europa, doveva spadroneggiano Guardiola, Ancelotti, Luis Enrique, Pochettino, Zidane, Wenger, Tuchel, Klopp, e vienimi a dire che questi non avrebbero niente da insegnare al calcio italiano. Certo, ci sono anche i Mourinho, i Simeone, i Conte: ci sono tanti modi di vincere nel calcio, e nessuno nella storia, nè in Italia nè fuori, si è dimostrato finora il più vincente. Tranne che nella testa di Caressa.

Addirittura, e qui siamo al grottesco, il giornalaio Caressa per screditare De Boer ha tirato in mezzo il pessimo italiano dell’allenatore, un allenatore che appena arrivato si è messo a studiare una lingua nella quale probabilmente prima conosceva dieci parole, si è impegnato nei ritagli di tempo di un fitto calendario da due partite a settimana e si è sforzato di provare subito a rispondere in italiano nelle interviste. Caressa, che non si premura nemmeno di informarsi dai colleghi europei su come si pronunciano i nomi dei giocatori stranieri. De Boer, insomma, non conoscendo l’italiano non poteva comunicare con lo spogliatoio, che quindi non capiva le sue richieste; peccato che la rosa dell’Inter conti SETTE giocatori italiani compresi il terzo portiere Berni e il naturalizzato Eder (che, va detto, parla un italiano eccellente), peccato anche che De Boer parli fluentemente inglese e spagnolo, quest’ultima lingua madre di molti giocatori nello spogliatoio che parlano perfettamente italiano. Come ha scritto in proposito Michele Dalai sul blog interista “Il Nero e l’Azzurro” nel miglior articolo pubblicato finora sulla questione, pensate se lo stesso discorso valesse in Inghilterra per Mazzarri, Conte e Ranieri. E soprattutto vorrei proprio sentire se Caressa è capace di esporre in modo così fluentemente caciaro le sue opinioni da bar nella sua quarta lingua.

Il bullismo di Caressa nei confronti di De Boer ha contribuito, insieme a tanti altri giornalisti e giornalai, a destabilizzare la posizione dell’ex tecnico dell’Inter nei confronti di squadra e società, ha grosse colpe nel fatto che sia stato sfiduciato dai giocatori, con le sue opinioni reazionarie e retrograde amplificate dalla grancassa della sua poltrona a Sky Sport ha fatto tanta pressione mediatica da impedire a un professionista di fare il suo lavoro, danneggiare gravemente la sua carriera, destabilizzarne probabilmente la famiglia che si era appena trasferita a Milano e spinto la società a cambiare di nuovo in corsa, con effetti che sul lungo periodo difficilmente saranno positivi. Certo, de Boer è responsabile dei suoi risultati negativi e Suning delle sue scelte manageriali, ma tutti sappiamo quanto conti il lato mediatico nel calcio di oggi, e il fatto che un giornalaio, un incompetente, un arrogante bulletto senza arte nè parte come Fabio Caressa ne sia una figura di spicco e sia nella posizione di fare così tanti danni con le sue sparate grossolane e pressapochiste è vergognoso.

I tifosi dell’Inter, da parte loro, per la maggior parte sono solidali all’allenatore e incolpano proprio la società, evidentemente la prima responsabile della situazione che è culminata con l’esonero. A noi tifosi del Napoli ovviamente fa comodo che una diretta rivale sia in difficoltà; quello che deve far riflettere è lo stato dell’informazione sportiva nel nostro paese, in cui si continua a credere di trovarsi nell’epoca di Nereo Rocco ed Helenio Herrera e interpretare il gioco secondo categorie che forse andavano bene quarant’anni fa. Proprio noi, che ci siamo passati con Benitez, ne sappiamo qualcosa.

Roberto Palmieri

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Grazie, grazie e ancora grazie a quel meraviglioso giocatore che è Marek Hamsik, che col suo sinistro fatato ha risolto l’ennesima partitaccia di questo momento della stagione del Napoli e probabilmente salvato la qualificazione alla fase finale. Marek si conferma ancora una volta uno dei più forti giocatori della storia del Napoli; e adesso vogliamo sentire se qualcuno stasera dirà che non è decisivo quando la posta in gioco si alza. Děkujeme moc, Kapitáne.

Detto questo, per il Napoli gira veramente tutto male in questo periodo. Il rigore di Quaresma è arrivato come l’ennesima beffa dopo l’ennesima partita giocata bene ma, come ormai ogni domenica e martedì da quando Milik si è infortunato, senza concretizzare la mole di gioco proposta. Non si può neanche colpevolizzare granchè l’allenatore: semplicemente, Mertens ci mette tanta buona volontà ma in quella posizione è davvero difficile decidere le partite per un giocatore della sua stazza, mentre Gabbiadini… Beh, non vogliamo infierire ulteriormente sul bergamasco, ma basta farsi un giro su Twitter cercando il suo nome per scoprire come si dice “un cono in mezzo all’area sarebbe più utile” in turco, portoghese e ucraino. Il numero 23 si muove in totale assenza di sincrono col ritmo della squadra, attaccando senza criterio la profondità e finendo sistematicamente in fuorigioco troppo presto o troppo tardi o con un taglio troppo prevedibile. Vero che in generale avere il centravanti è meglio che non averlo, ma così tanto vale giocare senza punte.

Il Besiktas da parte sua ha giocato una gara tatticamente sensata, eliminando dal campo Jorginho e lasciando molta libertà ai difensori centrali (più volte Koulibaly ha portato palla fino alla trequarti avversaria) pur di non concedere spazi, cambiando gioco con regolarità e affidandosi alla devastante progressione di Aboubakar, che stavolta non ha fatto la differenza. Il gol turco è arrivato su un tocco di mano abbastanza ingenuo di Maksimovic, che forse quel cross poteva pure deviarlo con la testa. Insomma, le contromisure avversarie sono sempre le stesse, il Napoli inizia a capire come aggirarle e il sempre maggiore minutaggio di Diawara aiuta a creare dubbi agli avversari, quello che non va è semplicemente che se Callejon non trova i suoi soliti tagli nessuno fa gol; questo rende necessaria la presenza di Insigne, il più bravo a sfruttare quella direttrice di gioco, ma rimane un tipo di giocata che può riuscire al massimo una o due volte a partita anche se viene provata e cercata con insistenza. Servono più soluzioni per buttarla dentro, e non si può aspettare Milik; ci si può aspettare una crescita in questo senso di Zielinski e Insigne, che hanno il potenziale per segnare di più. Per il resto, lo diciamo ormai ogni settimana, bisogna solo mandare Arcadio a Lourdes.

In caso di vittoria del Benfica stasera il Napoli dividerebbe la vetta del girone B con il Benfica in attesa dello scontro diretto all’ultima giornata, senza sottovalutare la Dinamo Kiev che non ha intenzione di rassegnarsi a fare il fanalino di coda. Per il momento, se siamo ancora in una posizione tutto sommato vantaggiosa, stasera lo dobbiamo solo al nostro grandissimo Capitano con la cresta. 

Roberto Palmieri