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Specchietto Foto di Paolo Russo

Quando mi è stato offerto di scrivere questa rubrica, non sapevo cosa raccontare, mi chiedevo che può mai scrivere un camionista?

La settimana scorsa ho provato a sfatare qualche luogo comune, poi subito dopo mi sono messo a pensare cos’altro raccontare, se avessi scritto su carta adesso avrei decine di cestini pieni di cartacce. Allora ho pensato è inutile che mi cervelli più di tanto, alla fine io  Chist’ song’ non posso fare finta di essere Montanelli e nemmeno Enzo Biagi, sono giunto alla conclusione che devo scrivere con il cuore, e con la sincerità.

Per dieci anni a bordo della mia Barra Pesante o Camion ho girato tutto l’est Europa, partendo dai Balcani, fino ad arrivare in Ucraina e Russia. Ho assistito alla disgregazione di quello che restava della ex Jugoslavia, per questo avevo pensato di raccontare di quando quel giorno mi trovavo a Belgrado per lavoro, ed il primo ministro Djindjic, fu assassinato con un colpo di fucile, sparato da un cecchino dal palazzo di fronte al parlamento.

Sarebbe stata una gran bella storia da raccontare, ma essendo solo un camionista non avrei saputo dare quella giusta enfasi, non avrei saputo cogliere i particolari, si sarebbe dovuto parlare di legami tra la mala politica e gli estremisti di destra, ancora devoti al allora latitante generale Ratko Mladić, e al ex presidente della Repubblica Serba di Bosnia, anche egli all’epoca dei fatti latitante, Radovan Karadžić, che con le loro milizie cercavano ancora di destabilizzare la politica Serba.

Avrei potuto raccontare delle mie visite a Sarajevo, Tuzla, Srebrenica, di come quelle città dopo diversi anni dal genocidio erano state abbandonate a loro stesse, di come la speculazione sui fondi europei era servita più ad affaristi locali ed, ai colletti bianchi della amata comunità europea, piuttosto che alle popolazioni che dopo 20 anni dai fatti di sangue, ancora oggi vivono nella disperazione totale.

Ho pensato anche di raccontare una storia di speranza, di come la città di Vukovar sia riuscita a rinascere, dopo essere stata distrutta durante un assedio durato tre mesi, dopo che la città fu praticamente rasa al suolo, oggi è riuscita a risollevarsi tra mille difficoltà regalando un nuovo volto e una nuova speranza a tutte quelle persone che subirono violenze inaudite. Ma pure in questo caso non sarei stato capace di descrivere le sensazioni, l’emozioni, lo sconforto, che tutte queste storie possono creare, per questo ho dovuto ripiegare sui soliti argomenti che trattano i camionisti.

Infatti oggi parleremo di come andare a mignotte con solo 10 euro, e quali sono i migliori ristoranti dislocati sulla rete autostradale. All’uscita della tangenziale di Bologna, dopo la seconda rotonda, trovate la famosa…Scusate forse nel fare la prefazione ho consumato tutto lo spazio a mia disposizione, ne riparleremo la prossima settimana, dalla mia stazione C.B., Mastrolindo vi saluta, ricordandovi di tenere sempre gli occhi aperti e mani sul volante.

Marco Manna

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

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Nel cuore di un camionista
https://www.flickr.com/photos/cluster_mlc_its_euskadi/

Abitualmente quando si parla di camionisti si parte sempre dai luoghi comuni, hanno i calli al culo, sono rozzi, ignoranti, volgari, violenti, e così via. Ma avete mai provato ad analizzare il tipo di lavoro che fanno queste persone?

Svegliarsi ogni mattina in un luogo diverso, sempre soli, quando ti va bene ti trovi a dormire con un collega in una piccola cabina di pochi metri quadri. Per il camionista tutto diventa complicato, dalle cose più semplici, come andare la mattina alla toilette. La scena è più o meo questa, ti alzi dalla branda, per raggiungere il bagno dell’autogrill “ Quando ti va bene” devi fare minimo 200 mt a piedi, raggiunto il posto, devi essere fortunato per trovare il cesso pulito, ti ritrovi a farti la barba e lavarti i denti, davanti a persone che ti guardano schifate.

Dopo devi fare la fila davanti ad una cassa per prenderti un misero caffè, sempre se davanti non ti ritrovi i famosi passeggeri dei bus che vanno in gita al santo di turno, questi sono i peggiori, nessuno rispetta la fila , loro vanno di fretta e tu puoi aspettare.

Durante la giornata lavorativa ti trovi a combattere contro il mondo intero: chi spedisce ti ricorda di fare presto, chi riceve ti fa una chiavica se il prodotto non è di proprio gradimento, come se un autista si occupasse di produzione. I camionisti sono obbligati dalla legge a seguire un enormità di leggi stradali: i turni di riposo, le pause e le soste, basta un piccole errore e ti becchi verbali che possono arrivare fino ai mille euro. In strada ti trovi a combattere con automobilisti della domenica, persone che guidano ogni tanto e che credono che l’autostrada sia l’autodromo di Monza. Le difficolta sono molteplici: ore e ore di guida , quando ti vorresti riposare, devi essere fortunato a trovare un posto per parcheggiare il camion.

Molti criticano i gesti dei camionisti, ma provate voi a non toccarvi i coglioni dopo aver fatto 4 ore e mezza di guida! Specialmente con il caldo di questi giorni, oppure provate voi a parlare di cultura dopo aver passato una giornata tra incidenti mortali e ingorghi infiniti, provate voi ad essere gentili dopo che tutto il mondo ti manda a fare in culo, il camionista è il capro espiatorio della strada: ritardi sulla tabella di marcia, problemi con la merce, problemi di traffico, tutto quello che succede è sempre colpa dell’autista. Cari lettori per questo vi dico, stasera tornando a casa troverete il vostro amico camionista . Date loro una carezza e dite : “ Questa è la carezza del vostro collega CB Mastro lindo”

Marco Manna

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it

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In una settimana contai undici maglie del Milan.

Ero a Marrakech e mi avviavo a sud del Marocco, fra colori e odori che non pensavo neanche esistessero. Capisci che la vita è diversa da quella di plastica in cui sei imprigionato, non esiste la routine, la priorità è la gioia, quella volta tanto che c’è. Il tempo è a servizio dell’uomo, e non viceversa. Stenti e difficoltà aiutano, almeno, a rivestire le poche distrazioni di un alone di intoccabilità e sacralità. Per questi ed altri motivi mi trovai senza una camera per la notte; il concierge (purtinaro) del riad doveva scappare a vedere Real Madrid – Barcelona.

Tre ore e sette alberghi dopo, la piazza appena illuminata da qualche lampione si riempiva di ragazzini in scooter che inneggiavano alle due squadre spagnole, a prescindere dal risultato finale (2-0 per i blaugrana, ma lo seppi solo il giorno dopo). ‘Sti guaglioni non tenevano mille lire per mangiare, ma erano vestiti interamente dei loro colori sociali. Divise degli anni ’90, maglie pezzotte, calzoncini strappati, motorini truccati con una figurina attaccata sul fianco. Indossare una maglia di una squadra di calcio europea, di quelle che vedevano in champions nel 21” catodico della bottega del pasticciere (anch’egli in pausa, ça va sans dire) è consuetudine e motivo d’orgoglio per un ragazzino africano tanto quanto per uno europeo.

Di giorno vedevi dodicenni con la maglia dell’Ajax, i pantaloncini del Chelsea e i calzini no. I calzini fanno troppo caldo. Avrei voluto portare un camion di vecchie maglie del Napoli, statue di Diego, stigmate di Carmando in plastica… avvertivo la rivalsa, falsa e sognatrice, che ho respirato da bambino negli anni ’80 in quel buco di culo del mondo che i giornali facevano apparire la mia città, senza spiccioli in tasca, ma con la speranza sotto le ascelle come lo sfilatino che portava mio nonno a mezzogiorno.

Oddìo, Napoli se l’è sempre vista meglio del nord Africa, ma non è questo il punto: se una città si ferma per una partita di calcio, e alla fine tutti festeggiano insieme, forse siamo noi che abbiamo dimenticato qualcosa. Quindi… ogni volta che viaggiate, portatevi qualche vecchia maglia Voiello che ha preso le distanze, ormai, dalla vostra panza, e regalatela ad un ragazzino. Diffondiamo l’azzurro, saremmo i primi che ne guadagnerebbero qualcosa, ad esempio, imparare come comportarci dopo una partita, o che “Al di là del risultato” può avere significati molto più ampi.

Marco G. Ravel

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S

Di questa estate resta il caldo, le rime baciate dei curvaioli e tutta l’erba fumata, ops consumata del campo templare. Non mi appassiona il calcio sotto l’ombrellone e non mi appassionano le mezze figure che girano intorno a questo Napoli.

Non sono stimolato.

La calura depressiva non mi consegna nemmeno i kitammuorti ai rigori sbagliati di Higuain o alle follie comunicative del Giuntoli prima maniera. Allo stesso tempo, mi piacerebbe innamorarmi di Sarri, come ho fatto di Benitez. Il mio è stato un amore sincero, leale e senza riserve. E con un grosso carico emotivo ho raccolto i pezzi di questo amore su un kitammuorto a fine partita.

Quella con l’altra Roma. Preferisco Settembre, rivedere le partite dalla mia angolatura preferita, quella alla sinistra della Posillipo. Preferisco annebbiarmi ai piedi di Koulibaly a colpi di Sambuca, in mezzo ad un popolo di poeti che sognano un mondo senza repressione&diffida. Sono gli ultimi romantici di questo calcio estivo, che entusiasma il giusto. Che ha scoperto una Grecia, senza Mykonos e Santorini, che la bandiera della Grecia è bianco-blù e che i debiti si possono fottere.

Per il momento, l’altra Europa, quella onesta e operosa ha tolto la pazziella Fair Play di mezzo. Perciò, Pappò cacc è sorddd!!

Peppe Sorrentino

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I miracoli del Principe della Risata

Di Pasquale Di Fenzo 

Alfredo Berlingieri, Travis, Jimmy Doyle, Mike, Jake, Noodles, Sam Asso, Neil, Padre Bobby Carrillo, Adrian e tanti altri. Sembra solo un elenco di nomi, ed invece sono i personaggi interpretati da uno dei più grandi attori mai esistiti, protagonista di film che hanno fatto la storia del cinema mondiale. Eppure pochi se li ricordano. Forse per inquadrare meglio di chi si tratta, bisogna citare il giovane Don Vito Corleone per capire definitivamente di quale attore stiamo parlando.

Guardie_e_ladri Di contro, in Italia abbiamo un fenomeno diametralmente opposto. Ed unico nel panorama mondiale. Protagonista di film spesso raffazzonati, tratti da sketch dilatati fino all’inverosimile, a volte  anche ripetitivi. Eppure basta ricordare solo il nome del personaggio per ricordarci subito il film, i lazzi, le battute, ed anche le quisquillie e le quinzellacchere. A prescindere. Proviamo? I maestri di musica Antonio Lumaconi ed Antonio Scannagatti, il cigno di Caianiello. I truffatori Ferdinando Esposito, Antonio Capurro o il sedicente sua eccellenza Peluffo. I commissari Gennaro di Sapio e Antonio Saracino, coaudiuvato dall’appuntato Di Sabato. Gli investigatori Mike Spillone ed Antonio Posalaquaglia. Il colonnello Di Maggio ed il generale Cavalli. Il barone Antonio Peletti (…e io pago!), il duca (dica?) Gagliardo della Forcoletta e il conte Ottone Spinelli degli Ulivi, detto Zazzà. I cavalieri Ercole Pappalardo e Filippo Scaparro. I capibastone Dante Cruciani oppure Don Vincenzo detto il Fenomeno. L’impiegato Antonio Guardalavecchia e l’appuntato di PS Antonio Caccavallo. Il coraggioso Gennaro Vaccariello. E poi il capostazione Antonio La Quaglia, che aspirava ad una capotronco. Il pazzariello don Saverio Petrillo e il candidato numero 47 del PNR Antonio La Trippa (vota Antonio, vota Antonio…). Antonio La Puzza, vedovo Nardecchia, che ha attraversato l’Alto Adige. Il tartassato cavalier Torquato Pezzella. Cocozza cavalier Antonio, della premiata pasticceria omonima. Umberto Pennazzuto, detto Infortunio. Il presidente della SPA Antonio Barbacane ed il portiere Don Antonio Buonocore. Pasqualino Miele, con moglie, figli e suocera a carico. Il bestio Di Cosimo reduce dalla Russia, e addirittura Totokamen e MarcAntonio. E i fratelli Caponi, che siamo noi…naturalmente.

Totò,_Peppino_e..._la_malafemmina_-_La_dettatura_della_letteraE dire che il meglio di se il principe della risata lo ha dato quando ormai la malattia lo aveva minato e recitava quasi da cieco. Emblematica resta una testimonianza di Federico Fellini che lo andò a trovare mentre era sul set: “Dopo averlo salutato rimango in silenzio a guardarlo, era più fatato che mai, impalpabile, irraggiungibile. Sorrideva con quel sorriso inerte e disarmato che hanno i ciechi. Adesso vengono due della produzione a prenderlo, uno da una parte e uno dall’altra, lo fanno camminare quasi sollevandolo, come portassero un santo in processione, una reliquia…voglio vedere come fa a lavorare in quelle condizioni. Lo conducono al centro del set, lo aiutano ad indossare il suo fracchettino, una bombetta sulla testa ed ha ancora gli occhiali neri sugli occhi bui. Il regista gli spiegava la scena…si accendono le luci. Motore. Ciak: si toglie gli occhiali ed è il miracolo. Improvvisamente è come se vedesse le persone, le cose, i segni sulla scena. Non due occhi, ma cento che vedono tutto perfettamente. Salta, piroetta, sguscia via in un salotto zeppo di mobili, robottino fantastico (mi ricorda il “da que planeta veniste, barrilete cosmico!” ndr). La gente tutta attorno si morde le labbra per non ridere, si nasconde la faccia tra le mani. Stop. La scena è finita, lui si rimette lentamente gli occhiali e tende le mani quasi implorante verso qualcuno che  lo venisse a riprendere, facendolo tornare creaturina inerme, un esserino incorporeo, un dolcissimo fantasma che si riparava nel suo buio protettivo”.

Fenomeno irripetibile? Chissà. Forse, se ne avesse avuto il tempo, ci sarebbe riuscito qualcun altro, col suo timido Gaetano, che di fronte ad un dito puntato si adattava ad essere migrante piuttosto che turista (ricorda una scena fra il commissario Saracino ed il prete don Anselmo-Fabrizi), oppure l’impacciato Vincenzo, che pur di non ammettere di voler dare il nome di suo padre al figlio, in un lampo di genio, si inventa che la lunghezza del nome inciderebbe sulla educazione del nascituro. O il bidello Mario, che con Saverio detta la lettera a Savonarola (altro omaggio al Principe).  Se un crudele destino non avesse deciso che il suo tempo su questa terra era ormai scaduto, troppo presto, il suo postino, assieme ai tanti altri personaggi che non ci è stato dato modo di conoscere, avrebbe forse potuto ripetere, come in parte ha fatto, il miracolo irripetibile del Principe della risata.

Pasquale Di Fenzo

#CheSiamoNoi