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Michelangelo Gigante

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Napoletano, padre di famiglia, vive a Milano (che peraltro adora). Persona molto razionale e tranquilla tranne quando si parla di Napoli e del Napoli.

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

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Foto flickr di dpotera
Purè di fave con cicorie
per 4 persone
300g fave secche
due grosse patate
250 grammi di olio extra vergine d’oliva
500 gr cicorielle (meglio se selvatiche)
Sale
 
Tagliare le fave facendo attenzione a togliere il picciolo all’estremità e metterle in un tegame di coccio insieme alle patate tagliate a tocchetti, ricoprire il tutto con acqua (non oltre il livello delle fave) coprire con un coperchio e far cuocere a fuoco lento per 25 minuti. Fare attenzione a non muovere le fave. Dopo 25 minuti, rimuovere la prima acqua ed aggiungerne della nuova (precedentemente riscaldata così da non interrompere la cottura), cuocere sempre a fuoco lento per altri 30/35 minuti. Passare tutto al setaccio  e rimettere il purè sul fuoco rimestando e aggiungendo poco alla volta l’olio. Salate.
Contemporaneamente portate a bollore circa 4 litri d’acqua, salate normalmente, e appena bolle tuffate le cicorielle, 2-3 minuti di cottura basteranno per cuocerle mantenendole croccanti.
Servite adagiando sul fondo il purè, sopra le cicorie, e sul lato una fetta di pane tostato.
Spesso in Basilicata questo piatto viene servito mettendo a disposizione dei commensali dei sottolio tipo melanzane, carciofini e peperoni da spiluccare insieme al purè e le cicorie.

Michelangelo Gigante

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Foto di Claudio Gervasio

Io: Mamma lo sai che a Milano i mezzi pubblici funzionano benissimo? L’ho scritto recentemente su un sito bellissimo Soldatoinnamorato.it te lo consiglio!

Mamma: Ma perché a Napoli i mezzi pubblici funzionano male?

Io: Noooooo… Siamo un esempio per tutti! Tokio guarda a Napoli come esempio di efficienza. Mamma lascia perdere, è abbastanza pacifico che i trasporti pubblici a Napoli potrebbero funzionare meglio. Distinguiamo: Napoli città ha fatto dei passi avanti negli ultimi anni grazie alla metropolitana, che funziona bene, ma se devi prendere un bus in città, allora stai fresco, meglio che ti porti un bel libro per l’attesa. Qualcosa tipo “Cantata dei giorni dispari” per intenderci, 500 pagine possono bastare per l’attesa. Se poi vivi nella zona di Ponticelli, San Giovanni a Teduccio o Secondigliano, Scampia allora diciamo che la probabilità di arrivare in questi posti con una tempistica decente è minima. In tal caso le pagine devono essere di più: portati Guerra e Pace.

Non parliamo poi di chi vive in provincia: la Cumana e la Circumvesuviana sono oramai allo sbando completo. Milano invece ha costruito in 50 anni una rete metropolitana vasta ed efficiente, ha introdotto le bici, le auto, auto elettriche e gli scooter in condivisione. Pure a Napoli avevano lanciato un servizio sperimentale di auto elettriche in condivisione: si chiamava CiRo che stava per city roaming. Quando l’ho visto ho pensato: che bello, anche il nome è azzeccato, poi pero’ terminata la fase sperimentale a settembre 2015 (tra l’altro.. ma cosa c’era da sperimentare? Bho!) di fatto non si è saputo più nulla. Viene il sospetto si sia trattato di una iniziativa per usare i fondi ministeriali ma che poi non ha portato a nulla di stabile e concreto. Vedi mamma: qui sta la differenza secondo me tra Napoli e Milano: li alla fine le cose le fanno noi no, accampiamo mille scuse, ma per un motivo o per un altro, poi ci perdiamo per strada. CiRo è un brutto esempio di progettualità a vuoto, per spendere i soldi.

Mamma: scusa fammi capire: perche’ a Napoli rispetto alle altre città le cose non migliorano mai?

Io: Mamma io capisco che ogni scarrafone e bello a mamma soia e tu pensi di aver generato un genio, cioè il sottoscritto, ma qui l’argomento è complesso.

Mamma: quindi lo sai o non lo sai?

Io: per restare nello specifico CiRo era un progetto interessante ma chi l’ha progettato sapeva già che sarebbe terminato con i fondi pubblici, ci restano solo le colonnine elettriche, che ancora non sono state rimosse e nella loro inutilità sono veramente brutte da vedere. Stessa cosa per il bike sharing. Si mamma anche a Napoli c’e’ il bike sharing, piccirillo, ma c’e’. E’ un bike sharing sperimentale, perché a noi a Napoli ci piace tanto fare gli esperimenti, noi sperimentiamo assaje, 100 biciclette, praticamente la probabilità di trovare una bicicletta in una postazione è la stessa di un terno secco!

Circa invece le società di gestione di Cumana e Circumvesuviana, diciamo che potevano essere gestite meglio..

Mamma: Si può sempre fare meglio, parla chiaro!

Io: faccio un esempio: i trasporti pubblici si dividono in quelli “a mercato”e quelli sovvenzionati, ovvero quelli che non hanno abbastanza utenti per coprire i costi di gestione e ricevono una sovvenzione in danaro da un ente pubblico, nel nostro caso dalla regione Campania. Tutto il trasporto pubblico a corta percorrenza in Italia è sovvenzionato. Però se si guarda al bacino d’utenza della Circumvesuviana e della Cumana, siamo sopra ai centomila passeggeri al giorno per entrambe, facendo i conti della serva..

Mamma: che c’entra tua moglie?

Io: Mia moglie non c’entra, è un modo di dire, significa che facendo dei calcoli a spanne ma che sono tutto sommato giusti, Cumana e Circumvesuviana se gestite efficientemente potrebbero stare in piedi anche da sole e senza sovvenzioni. Aggiungi che, comunque, le sovvenzioni le hanno comunque prese in questi anni. Certo c’e’ stata una riduzione del 25% dei soldi dalla regione negli ultimi 5 anni, ma qualcosa e’  comunque arrivato.

Mamma: quindi cosa pensa il nostro saputello?

Io: Grazie per il saputello. Penso che devono essere privatizzate, Cumana e Circumvesuviana, subito, prima di mo! Anche il Car Sharing deve essere affidato ad aziende private. È evidente che certi lavori in campania non li puo’ fare il settore pubblico, non chiedermi il perché ma è abbastanza evidente.

Ma ti sembra possibile che per far spostare i turisti da Napoli a Ercolano, Pompei e Sorrento dobbiamo fargli prendere quei treni sporchi con l’incognita dell’orario e dei treni soppressi? Hai presente quante volte ci sono episodi di vandalismo a bordo dei treni della Circumvesuviana? Ti sembra possibile? Abbiamo i siti archeologici più belli al mondo, senza se e  senza ma, e dobbiamo rendere un’impresa il raggiungimento di questi posti da parte dei turisti? E’ incredibile!

Mamma: forse hai ragione!

Io: ok ora possiamo mangiare!

Michelangelo Gigante

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Bosco verticale, Milano © Gianfranco Irlanda

Nel variegato panorama delle città italiane Milano e  Napoli sono sicuramente le due città più diverse, più antitetiche. Nella semplificazione dell’immaginario collettivo spesso sono collocate agli opposti di una scala dove si potrebbe misurare l’operosità e l’ apertura nei confronti del prossimo: da un lato la lavoratrice ma chiusa Milano, dall’altro la Napoli indolente, generosa e aperta al prossimo e che non cambia mai volendo parafrasare un vecchio film. Stereotipi sicuramente, spesso offensivi dell’intelligenza altrui.

Ma sono così diverse queste città? Si possono tracciare delle differenze sociologiche/culturali senza scadere nell’ovvio, nei luoghi comuni, nelle frasi fatte e, cosa più importante, nelle ridicole discussioni dove la provenienza è la principale argomentazione per stabilire che una delle due è meglio dell’altra?
Come napoletano trapiantato a Milano, oramai da 18  anni, ho visto come sono cambiate/migliorate/peggiorate queste due diversissime metropoli: le valutazioni che seguono hanno una unica finalità: capire in che direzione si sono evolute queste due città e perchè
Proveremo a capirci qualcosa in più puntate.

Cominciamo da Milano: è sicuramente la città italiana più europea, offre servizi di altissimo livello (sanità, formazione, teatri di ogni sorta). Ha una capacità estrema di reinventarsi: nel 1998, quando arrivai a Milano era in piena crisi manufatturiera, tutte le fabbrichette in periferia stavano chiudendo e Milano non era ancora una città turistica. Dopo 18 anni, molti di quei capannoni, sono stati recuperati ad uso residenziale, il numero di hotel presenti in città è aumentato  notevolmente (a testimonianza della nuova vocazione turistica della città), le periferie (Isola, Garibaldi, Maciacchini, Paolo Sarpi, Corvetto) sono state recuperate in maniera accettabile (certo c’è molto da fare ma molto è stato indubbiamente fatto) e con l’arrivo della Metro in zone periferiche questi quartieri sono stati connessi con la città. Insomma le nuove stazioni della metro hanno di fatto integrato i quartieri periferici con il centro città spesso riqualificandoli in maniera eccellente.
Una menzione a parte merita poi il progetto Porta Nuova/Garibaldi che ha rappresentato la più vasta opera di ri-qualificazione urbana europea fatta con la collaborazione tra pubblico e privato.
È indubbio che tale progetto ha determinato un effetto positivo di rilancio e riqualificazione per alcuni quartieri limitrofi.

Circa la metropolitana di Milano la prima cosa che voglio evidenziare è che la prima pietra è del 1969. Ad oggi conta 4 linee, 113 stazioni per 97 chilometri. Un’altra linea, la M4, è in costruzione. I mezzi di superfice (autobus, tram, filovie) connettono i pochi quartieri non toccati da una fermata della metro.
Sempre sul fronte dei trasporti pubblici Milano è stata pioniera in italia della sharing mobility, partita solo pochi anni fa: biciclette, auto, auto elettriche, scooter ed ultimamente biciclette per bambini.
Tali mezzi sono disponibili in quasi qualsiasi parte di Milano ed oramai rappresentano un valida alternativa al trasporto pubblico.Tra metro e sharing mobility oramai non ha più senso – o se preferite convenienza economica – possedere un’auto a Milano. Se ne può tranquillamente fare a meno.
Quello che mi ha sorpreso di Milano è stato che in realtà sui temi più importanti di sviluppo o di innovazione della città le forze politiche hanno tutto sommato collaborato tra di loro trovando una sintesi nel dibattito politico.

E Napoli? Cosa è successo a Napoli negli ultimi anni?
(Continua)

Michelangelo Gigante

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Foto di Paolo Russo

Allora diciamocelo con franchezza: il problema è serio e non va sottovalutato! La fede calcistica dei figli è un argomento importante, un valore fondamentale da trasmettere su cui non si può scherzare, è troppo importante.  Riuscite ad immaginare cosa voglia dire affrontare una partita importante su fronti contrapposti?
Se poi la sorte vi ha portato lontano dalla città e dallo stadio natio allora il problema delle scelte calcistiche dei figli è tale da richiedere un approccio scientifico basato sulle piu’ avanzate tecniche di persuasione.
Di seguito una serie di piccole regole ed accorgimenti da seguire affinché la vostra progenie segua la vostra stessa fede calcistica. Sappiate però che esiste sempre e comunque un margine di incertezza, di rischio, che tutti i vostri sforzi, tutte le vostre migliori intenzioni, premure e attenzioni non potranno mai azzerare, siatene consapevoli: un giorno vostro figlio potrebbe chiamarvi in disparte e confessarvi di essere… si quella cosa li, quella che non si dice, quelli che ci stanno antipatici a prescindere.

1.    La favoletta della sera: c’era una volta un bambino molto buono ma anche molto povero, si chiamava Dieguito, un giorno Dieguito incontrò una fatina buona e  gli disse: caro Dieguito tu avrai dei piedi magici e farai tanti gol che renderanno felice tutti i bambini buoni e infelici quelli cattivi; Dieguito crebbe forte, buono e generoso e diede tanta felicita’ al mondo. Una favola vera!

2.    Il furto dei giocattoli: nascondete tutti i giocattoli di vostro figlio, quando torna ditegli che sono stati gli… loro si…quelli li che non si sopportano proprio. Il giorno dopo fate riapparire i giocattoli e gli dite che sono andati Pepe, Gonzalo, Marek e Lorenzo a riprenderli,  hanno sgridato i cattivoni e si sono fatti promettere che non avrebbero rubato più. Noi però sappiamo che quelli li non ce la fanno a mantenere le promesse. Vabbè! Pazienza!

3.    La saga familiare: raccontategli che il bisnonno del bisnonno (potete andare indietro a piacere..) si chiamava Peppino ed era un uomo buono e tifava Napoli Si lo so, nel 1850 il calcio ancora non era stato codificato, ma non importa!

4.    La colonna sonora: ad ogni momento felice del bambino, (es. spegnimento candeline del compleanno, domenica mattina quando si sveglia e realizza che non andrà a scuola, vigilia di Natale) fate scattare ‘o surdato ‘nnammurato, in tal modo il bambino crescerà felice a prescindere (perché ‘o surdato ‘nnamurato è una canzone di gioia!)  e assocerà i suoi momenti lieti al Napoli e questo influenzerà la sua scelta calcistica in maniera naturale.

5.    La partita serale: EVITATE di privarlo dei cartoni animati se l’orario è lo stesso della partita, meglio vedere il Napoli su un pc o su un’altra tv, magari si incuriosisce. Il rischio è presto detto: potrebbe associare  quest’emozione negativa alla nostra squadra del cuore, in tal caso tutto si complicherebbe.

6.    Brutte compagnie: Questo e’ uno dei compiti piu’ difficili: far si che vostro figlio frequenti solo amichetti che, o per provenienza familiare/geografica o per illuminazione divina, tifano per il Napoli. Se proprio non riuscite a separare i due amichetti attuare il punto 2 piu’ volte, il bambino si ricrederà da solo.
Cari Amici, a scanso di equivoci.. SI SCHERZA!

Michelangelo Gigante

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Foto flickr di Brian Fitzgerald

Martedì pomeriggio, il treno dei desideri mi sta velocemente portando a Napoli per una toccata e fuga, pregusto l’odore della genovese che inevitabilmente mangero’ alle 22.30 da Mammà (la genovese se ben fatta è digeribilissima) dopo amorevoli pressioni che facilmente avranno la meglio sui miei blandi tentativi di resistenza.
Alle 23.30, dopo l’ultima scarpetta di genovese la domanda di sempre, di tutti i venerdì, di tutte le telefonate, di tutte le feste comandate:
– Ma hai visto che Apple  apre a Napoli? Perche’ non torni pure tu?

– Ma’ io non sono programmatore, faccio un altro mestiere, poi c’e’ mia moglie che non e’ detto voglia venire a Napoli, poi se devo tornare voglio fare il cuoco! Anzi no la posteggia, si la mia vera vocazione è la posteggia! – – Ma tu non sai suonare!
– Vabbè canto e mi faccio accompagnare con la chitarra.

Lei con fare grave: Non scherzare..ti allontani dal ventre della vaccaaaaaaa.. Napoli sta ritornando capitale!
– Aspe Mà, fammi finire il vino che torno serio e parliamo di distretti tecnologici, connections ed internèt  (alla Paolantoni)  all’ombra del Vesuvio.
– Allora Mamma stammi a sentire che ho l’ultima dose di lucidità: all’inizio sembrava che Apple dovesse istituire a Napoli il centro europeo di formazioni delle APP (cos’e’ un APP?? te lo dico un’altra volta) invece fanno semplicemente un centro di formazione per stageur, guaglioni, si guaglioni, dovrebbero essere 600 si vocifera, quindi ben poca cosa,  che studieranno a Napoli come funziona il sistema operativo di Apple e poi tante cose, cercatevi un lavoro, è stato bello finchè è durato.

Per dirla tutta la citta’ non si accorgerà nemmeno delle presenza di Apple. Un bell’annuncio, ma poca sostanza.
Chi ha pensato il contrario, ovvero chi ha pensato che Apple potesse realmente pensare a Napoli come centro Europeo di assistenza, produzione e supporto per le App non conosce la realtà dei distretti tecnologici e non conosce le necessità di un operatore globale come Apple. L’argomento è complesso ma basti dire che un distretto tecnologico non si improvvisa, vive di innovazione che si alimenta tramite connessioni ed  interazioni tra persone ergo non nasce per opera e virtù della mela morsicata che si è scetata una mattina e ha “scelto” Napoli nobilissima.

Aspetta Mamma non ho finito: affinché un distretto tecnologico possa essere competitivo necessita di servizi di alta specializzazione funzionali allo sviluppo, ti faccio un esempio: avvocati specializzati in tutela della proprietà intellettuale in ambito internazionale, poli universitari di alta specializzazione tecnologica, scuole internazionali per i figli dei manager, così solo per citare alcune necessità basilari, le prime che mi vengono in mente. Con tutto il rispetto Mammà queste cose la nostra Napoli non ce le ha. Spesso start up tecnologiche, superata la fase iniziale, migrano in California perché solo dove trovano questi servizi possono crescere o anche solo sopravvivere.

Quindi? Napoli e’ destinata ad essere la capitale della pizza e basta? Non lo so Mamma, posso avere la domanda di riserva? Anzi posso avere un altro po’ di genovese?

Mentre parliamo Apple rende noti i suoi risultati trimestrali, le vendite di Iphone per la prima volta nella sua storia calano e io penso che se fossi uno di quei 600 ragazzi ci penserei bene prima di affidare il mio futuro a Apple.

Michelangelo Gigante