Aurelio è uomo! Non come il ragazzo “Non sono stato io”….

Aurelio è uomo! Non come il ragazzo “Non sono stato io”….

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E’ andato via come un ladro senza dire una parola. Era passato appena un mese dal giro dello stadio a cantare “Difendo la città”. Ieri indicava De Laurentiis, pensando che i napoletani siano veramente fessi e possano credere alla storiella montata ad arte che è stato il presidente a venderlo. Come un bambino che ruba la marmellata dalla credenza e vuole accusare il fratellino piccolo per dire il più classico dei “Non sono stato io” come un Bart Simpson qualsiasi. Higuain ha fatto una scelta professionale: è andato da via da ladro, di notte alla Juventus perché lì sapeva di poter vincere. Lo scrisse pure il fratello Nicolas in un tweet che senza l’aiuto degli arbitri a Napoli non è possibile vincere. Higuain – al di là delle ironie – ha fatto una scelta professionale comprensibile. Come comprensibile è stata la scelta di De Laurentiis di lasciarlo andare alla cifra di 90 milioni. Un calciatore alla soglia dei 30 anni.

Epperò, per dirla con Totò in “Miseria e Nobiltà, De Laurentiis è uomo. E’ uomo nel senso che lui i giri di campo a cantare “Difendo la città” non li ha mai fatti. Per questo lo apprezzo meno quando dice di voler vincere. Pure se forse, in cuor suo, davvero lo pensa. Ma, assai prima, il presidente ha sempre messo in testa la solidità del bilancio, la programmazione, il procedere un passo per volta. Lui ha detto che “il San Paolo è un cesso” e che i tifosi, prima del suo arrivo, “non hanno vinto un cazzo” a parte il periodo maradoniano. Ed ha ragione su tutto. A parte qualche “pippiata” di ragù via Twitter De Laurentiis non fa il marpione, non vellica la pancia del tifoso del “Devi vincere”. Lui mette in chiaro che per vincere ci vuole tempo e programmazione. Higuain no. Higuain prima canta “Difendo la città” e poi se ne va via. E poi ancora vuole pure essere accolto con il tappeto rosso. Se Spalletti per i 40 anni di Totti ha regalato un disco di Mia Martini, “Piccolo uomo”, lo stesso dovrebbe fare De Laurentiis a questo Bart Simpson un po’ cresciuto. Un uomo piccolo, incapace di prendersi le conseguenze delle scelte fatte.

Qui lo abbiamo scritto pure in estate. Per noi il Napoli ha fatto un affare a vendere Higuain. E abbiamo pure scritto che poco ci sono piaciuti i tifosi che innalzando il vessillo del “papponismo” si sono strappati i capelli per la cessione dell’argentino. Semmai siamo pronti a criticare il presidente se quella cessione non la farà fruttare. Per ora, a nostro modesto avviso, siamo dalla parte del presidente perché con i soldi incassati da Higuain ha comprato Milik, Zielinski, Rog e Diawara smentendo seccamente chi lo accusa di “mettersi i soldi in tasca”. Se la squadra il prossimo anno sarà ulteriormente rafforzata allora la cessione di Higuain sarà stata un affare. Se invece il giocattolo sarà nuovamente smantellato allora siamo pronti a ricrederci. Non è un dogma difendere “il pappone”. Ci piace invece valutare le cose in base agli accadimenti. E la cessione di Higuain era inevitabile. Oltre che un grandissimo affare. Lo ripetiamo.

Il prossimo anno la Juve avrà un attaccante trentenne e una difesa di ultra-trentenni, dovrà intervenire massicciamente per rinforzare il centrocampo. Sturaro, Lemina, Rincon nel Napoli non parteciperebbero neppure alle rotazioni. Il Napoli ha invece una squadra più giovane, in continua crescita. Dovrà sacrificare probabilmente Ghoulam. E poi vedremo la vicenda Mertens come andrà a finire. Perché Insigne lontano da Napoli proprio non lo immaginiamo. Vedremo che mercato farà il Napoli e lo giudicheremo anche in base a quella “dolorosa” cessione di Higuain. Perché se la squadra sarà ulteriormente rafforzata allora non potremo che dare atto al presidente di averci visto giusto.

Resta inteso che, come abbiamo scritto sin dall’estate, per noi la squadra di quest’anno è la più forte di sempre e sicuramente la più completa. Anche senza il Bart Simpson che, tra l’altro, ha segnato meno gol di Mertens in più partite giocate. Manca pochissimo per diventare un top club a tutti gli effetti. Un po’ di mentalità soprattutto. Quella che la Juve ha dimostrato di avere nelle due partite giocate al San Paolo. Ma il nostro percorso di crescita è solido.

E poi vanno dette altre cose. E’ vero che noi dobbiamo crescere in mentalità, ma deve crescere pure un po’ il calcio italiano. Ma che campionato sarebbe stato senza i soliti aiutini alla Juve? Vogliamo ricordarci di Inter-Juve o di Milan-Juve cosa è successo? E vogliamo ricordare che il Napoli è uscito dalla Coppa Italia perché nella partita d’andata Valeri in 40 secondi ha negato un rigore a noi e subito dopo ne ha dato uno inesistente alla Juve? Certo, per crescere dobbiamo pure imparare a non dare sempre la colpa all’arbitro. Ma non è neppure possibile pagare il salto di qualità a livello di mentalità di non protestare, omettendo dei FATTI. Come i rigori che quest’anno ci sono mancati sin dalla prima giornata a Pescara e poi a Genova contro i rossoblu. Sono fatti. Che poi noi per crescere non dobbiamo solo lamentarci è un altro capitolo.

Ad ogni modo resto convinto che noi napoletani dobbiamo imparare a volerci più bene. Tutte quelle sceneggiate in estate per la cessione di un moccosiello sono state eccessive. Il tempo è galantuomo. Noi qui crediamo che il Napoli possa fare grandi cose anche in futuro. Se poi per qualcuno è più importante il dato di fatto che pure quest’anno resteremo – per dirla con Mourinho – a zero tituli, è un’opinione rispettabilissima. Ma c’è modo e modo per non vincere nulla. E a noi sembra che il Napoli, pur non vincendo, stia costruendo qualcosa di grande. E, guardandoci in giro, tra cinesi, indonesiani e americani, non ci sembra che gli altri stiano facendo altrettanto. Ma potremmo sbagliarci eh. Proprio come ci siamo sbagliati sul conto di quel personaggio che difendeva la città…

Valentino Di Giacomo

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