Noi diventammo tutti Genny ‘a Carogna. Voi oggi siete tutti ‘ndranghetisti?

Due pesi due misure

Noi diventammo tutti Genny ‘a Carogna. Voi oggi siete tutti ‘ndranghetisti?

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Gennaro De Tommaso ('Genny 'a carogna') durante la finale di Coppa Italia tra Fiorentina e Napoli allo stadio Olimpico di Roma, 3 maggio 2014. ANSA/ETTORE FERRARI

Per mesi e mesi i napoletani erano diventati un popolo di Genny ‘a Carogna. Da napoletani dovremmo fare lo sforzo, come un esercizio benefico e di orgoglio, di ricordare per quanto tempo, dopo la finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina, i mezzi di informazione dedicarono spazio a quell’omone pieno di tatuaggi che senza maglietta chiedeva ad Hamsik di non giocare la gara.

Noi napoletani avevamo un nostro morto a terra, sparato con un colpo di pistola da un’ultrà romanista appartenente agli ambienti dell’ultra-destra. Ma Ciro era di Scampia. E, me ne vergogno ancora, ma devo ammettere che persino io nelle ore successive alla tragedia pensavo dentro di me che in fondo quel Ciro da Scampia la morte se l’era un po’ cercata. Ricostruivo con la mente la scena e pensavo fosse una delle tante viste dentro e fuori gli stadi italiani dove i tifosi napoletani molto spesso riescono ad eccellere in violenze. E invece no, Ciro da Scampia era un ragazzo per bene che era andato a Roma per seguire il suo Napoli e aveva trovato la morte. Chi fa schifo sono io a pensare certe cose animato dal pregiudizio.

Ma Ciro e la sua agonia in ospedale, in quella lotta tra la vita e la fine, in quelle ore erano diventati una notizia marginale. Esisteva solo Genny, con il nomignolo accattivante e con l’espressione truce. Il physique du role perfetto per andare in pasto ai media. A Napoli spuntavano telecamere ovunque con i microfoni da puntare dinanzi ai volti di ragazzi sprovveduti che dicevano esattamente ciò che i media chiedevano: far passare tutti i napoletani per sodali di Genny.

Eppure, al di là della fedina penale non proprio immacolata dell’omone della curva, Genny aveva chiesto che la partita non si giocasse perché c’era un morto a terra. Non era da considerarsi una richiesta originale o assurda se ci si ferma a quella e non al contorno del personaggio. Eppure quella sera passarono in secondo piano sia la vittoria della Coppa Italia che il grave ferimento di un ragazzo napoletano che morirà alcuni giorni dopo. Perché il calcio può fermarsi di fronte alla morte, lo ha fatto spesso. Chi passeggia con una coppa in mano su 39 morti indossa altri colori…

E parlando di altri colori, ma avete notato il modo con cui è stata “trattata” la notizia dei rapporti tra la Juve e personaggi legati alla ‘ndrangheta per mantenere la pace nel nuovissimo e bellissimo Juventus Stadium? C’è una discrepanza enorme nel trattamento riservato ai napoletani (come popolo) e ai juventini?

Ecco, noi non chiediamo che alla Juve e ai suoi tifosi venga riservato lo stesso trattamento subito qualche anno fa dai tifosi e dai cittadini napoletani. Noi non vogliamo che tutti i juventini finiscano con l’essere etichettati per ‘ndranghetisti come noi siamo stati tutti Genny ‘a Carogna. Crediamo invece che questa NOTIZIA (perché anche se molti giornali la ignorano è una signora NOTIZIA) possa essere la giusta occasione per discutere finalmente della condizione degli stadi in Italia e del suo tifo.

Lo stadio non è più un luogo di festa, le persone “normali” ormai evitano di andare allo stadio e preferiscono guardare la partita in tv. Le persone “normali” poco capiscono le esigenze auto-referenziali di molti gruppi ultrà che usano il calcio come occasione di sfogo (a volte violento) invece che come un’opportunità per fare festa. No, le persone “normali”, quelle che hanno bambini e mogli, la famiglia spesso la lasciano a casa e non perché lo stadio sia un luogo “pericoloso”, ma perché gli stadi italiani sono ormai diventati bui, tristi. A Napoli poi è un duplice delitto perché la nostra era una tifoseria piena di allegria, pronta al folklore, ad irridere i tifosi avversari con la battuta irriverente. Questa potrebbe essere l’occasione per parlarne seriamente. Ma non lo si farà. Noi resteremo tutti Genny ‘a Carogna e chiameremo loro ‘ndranghetisti. Con buona pace del buon senso.

Anche De Laurentiis ha pagato lo scotto dei “tifosi professionisti”. All’inizio della sua avventura a Napoli, in un Napoli-Frosinone del 2006, i tifosi fecero esplodere dei petardi per ricattare il presidente. Riportiamo un articolo di Repubblica: “Alla tifoseria più violenta d’Italia, quella del Napoli, sono stati arrestati cinque capi. Violenti ed estorsori. Questa mattina all’alba la Digos di Napoli, su mandato del sostituto procuratore Antonio Ardituro, è entrata nelle case del centro storico di tre caporioni degli Ultras ’72, la tifoseria organizzata più vecchia del San Paolo, quella che occupa la parte centrale della Curva B, e di due capi dei Blue Tiger, gruppo dei Distinti. Le accuse – intrecciate – sono di estorsione ai danni della società e di associazione a delinquere per reati contro le persone: incendi, danneggiamenti, resistenza a pubblico ufficiale. Il filo unificante di questa inchiesta, e unificante nei rapporti tra gli Ultras ’72 di Vincenzo Busiello, 42 anni, Alberto Mattera, 45, e Vittorio Puglisi, 20, e i Blue Tiger di Franceco Ruggiero, 61 anni, e Salvatore Piccirillo, 42, sono la continua, vessante richiesta di biglietti omaggio alla società. Cento biglietti per ogni gruppo (e i gruppi toccati dall’inchiesta, a prescindere dagli arresti, sono stati cinque) più altri tagliandi da avviare nell’amplissimo mercato del bagarinaggio e la possibilità di gestire fette del merchandising, ufficiale e in nero, del Calcio Napoli.

Ecco, noi i problemi li abbiamo avuti simili a quelli della Juve, ma li abbiamo risolti in altro modo ed è uno dei maggiori meriti di De Laurentiis e pure uno dei grandi motivi per cui il presidente è continuamente osteggiato da alcuni gruppi organizzati. Ci siamo rivolti alle forze dell’ordine e alle autorità preposte. A Napoli, nella patria di Genny ‘a Carogna. Pure se nessuno lo ricorda. Strano eh? Però se volete continuare a darci lezioni di civiltà fate pure. Oggi cosa dovremmo fare? Chiamarvi tutti ‘ndranghetisti?

Valentino Di Giacomo

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