Un incontro combinato come nel Wrestling. Ha ancora senso guardare il calcio?

E lo scandalo Rai

Un incontro combinato come nel Wrestling. Ha ancora senso guardare il calcio?

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Il calcio è fatto di episodi. Non è uno sport dove chi gioca meglio alla fine vince per forza. Gli episodi sono determinanti ai fini del risultato e chi ne mette insieme un po’ a favore la spunta quasi sempre. Della semifinale tra Juve e Napoli ci sarebbe da scrivere tanto, ma daremmo legittimità ad una gara che in realtà non si è mai svolta. Come se fosse già tutto deciso. E al minuto 68′ se ne sono accorti tutti. Quando Albiol viene atterrato in area procurandosi un rigore solare, ma l’arbitro non lo assegna. Sul capovolgimento di fronte si invola invece Cuadrado verso la porta, Reina tocca il pallone, ma l’arbitro assegna il tiro dal dischetto per i bianconeri. Dal 2-2 al 3-1. In Coppa Italia, in uno scontro diretto è come assegnare già il posto alla finalista.

Ci sarebbe tanto da parlare sulla partita. Ma avrebbe realmente senso parlare dell’uscita goffa di Reina sul secondo gol o degli altri dubbi episodi che hanno favorito la Juve? No, non avrebbe senso perché così facendo daremmo legittimità ad un risultato falso come una moneta da 3 euro. Qualche tifoso del Napoli sui social ha voluto per forza analizzare la prestazione degli azzurri. Ma perché? Vorrei solo sottolineare che se il Napoli nel secondo tempo non ha giocato una grande partita (vero fino a un certo punto), che bisognerebbe guardare il match anche soffermadosi sulla Juve. I bianconeri ci hanno messo paura? Sono stati una squadra schiacciasassi capace di ammutolire gli azzurri? Assolutamente no. Il Napoli ha giocato una signora partita allo Juventus Stadium, soprattutto se raffrontata alle pessime esibizioni di qualche anno fa. Ma non dobbiamo parlare di questo.

Dobbiamo invece parlare di episodi. Ancora una volta. Come sempre accade quando si gioca contro questi qui. Perché è vero che la Juve in campionato ha tanti punti più di noi, ma è facilissimo farlo così. Nei momenti di difficoltà arriva sempre la manina dell’arbitro ad aiutare. Sempre. E’ accaduto lo scorso anno nel derby con il Torino (quello del capa&capa impunito tra Bonucci e Rizzoli, quello della mancata espulsione di Alex Sandro, quello del gol annullato al Torino). E’ accaduto ancora quest’anno, contro l’Inter, quando una serie di decisioni arbitrali assurde hanno di fatto consegnato il match alla Juve.

Come sarebbe bello se nei momenti di difficoltà anche il Napoli venisse aiutato così. Che classifica avremmo? E invece no. Ci ritroviamo a tanti punti di distanza dai bianconeri anche per degli errori nostri, ma soprattutto per ingiuste decisioni arbitrali. Siamo partiti già dalla prima giornata penalizzati quando a Pescara l’arbitro di porta decise di annullare un rigore già assegnato su Zielinski. Un rigore enorme come una casa. E’ successo a Marassi contro il Genoa quando in una partita pareggiata per 0-0 non ci vennero concessi due rigori netti e solari. E abbiamo continuato ieri sera, quando Valeri ha deciso che il Napoli non può, proprio non può andare in finale. Succede sempre, sempre sempre. E’ sempre la stessa identica storia.

Sono cresciuto da bambino con un pallone tra i piedi. I ricordi più belli della mia vita sono legati a questo sport, dalle partitine con gli amici ai pomeriggi domenicali ad ascoltare alla radio con mio padre Tutto il Calcio minuto per minuto le imprese del Napoli. Di questo sport mi sono rimaste dentro emozioni magnifiche. Per non parlare del tifo per la maglia azzurra, lo stadio, gli amici: una malattia. Ma è una malattia di cui vorrei disintossicarmi. Mi sono stancato di guardare un campionato che in Italia è falsato peggio degli incontri di wrestling. Non ha senso seguire più questa passione. Lo dico con tristezza, ma davvero vorrei riuscire, come per le sigarette, a disintossicarmi da questa droga un po’ puttana. Vincono sempre loro. E se non lo meritano arriva l’aiutino. E l’aiutino arriva sempre a loro, come a Pechino, come sempre. Come quando, unico caso che ricordi, Hamsik segna un rigore e l’arbitro decide che deve essere ripetuto: e così Marek lo sbaglia. Succede sempre così.

A tutto questo si unisce poi l’inadeguatezza della tv pubblica, la tv di Stato, quella per cui il signor Matteo Renzi ci ha persino obbligato a pagare un canone recapitandoci nella bolletta della luce l’obolo per un servizio pubblico che è insoddisfacente su tutti i fronti. Ieri il signor Marco Mazzocchi ha lanciato persino un avvertimento quasi mafioso al Calcio Napoli. “Non si fa così, parliamone” ha detto rivolgendosi alla società azzurra dopo l’eccellentissimo tweet che ha spopolato con l’hastag #SeGuardateLePartiteSullaRaiFateloSenzaAudio. Finalmente una presa di posizione. Anche se troppo blanda. Perché mentre la tv di Stato, il servizio pubblico inveiva senza obiettività contro il Napoli, il resto del mondo la partita l’ha vista e ha potuto giudicare il livello miserrimo di questo calcio corrotto. Mi sono arrivati messaggi da ogni parte del mondo: dal Brasile alla Spagna. E tutti mi dicevano: “Che scandalo!”.

Forse anche questa bruttissima storia servirà al club per crescere. Intanto De Laurentiis è ancora negli Usa. Eppure, se volesse dare realmente un segnale, al ritorno dovrebbe far scendere in campo la squadra primavera. Non bisogna leggittimare lo schifo a cui stiamo assistendo da troppi anni. Se dobbiamo perdere, perché DOBBIAMO perdere, a questo punto non diamogli legittimità. Lo sport è un’altra cosa. Almeno quello che amiamo. La Juve è una squadra forte? Ok, lo ammettiamo. Ma lo dimostrino sul campo. Non, come accade sempre più spesso, perché in campo oltre agli undici titolari ci sono pure i giudici dalla loro parte. Al di là di qualisvoglia partigianeria vedere una squadra che vince in questo modo fa male a tutti, fa male al calcio italiano. Un campionato che è già ridicolo di suo dove il 70% delle squadre dopo 14/15 giornate già non aveva più nulla da giocarsi perché le prime e le ultime posizioni sono già assegnate. Ha senso anche per le pay tv pagare fior di miliardi per assicurarsi i diritti di un campionato di questo livello infimo? Ha senso per gli investitori esteri comprare i diritti per trasmettere una Coppa Italia che offre uno spettacolo indegno come quello di ieri? E ha senso per noi seguire ancora questo sport? La mia risposta, almeno per quanto mi riguarda, è no. No! E se riuscissi a disintossicarmi da tutto questo sarei la persona più felice del mondo. Lo sport è un’altra cosa. Il calcio è un’altra cosa. La bellezza di vincere è un’altra cosa. Ma tanto i tifosotti questo non lo capiscono. Che schifo!

Valentino Di Giacomo

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