Siani fra Diego e Bellavista e l’ombra di Troisi

Siani fra Diego e Bellavista e l’ombra di Troisi

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Siani vuole rifare Così parlò Bellavista”
Quando l’ho letto mi stavo sentendo male come non mi sentivo dal Marzo ’91. Non ci vuoi credere, il mondo ti crolla addosso perché vedi il mito violentato, come scoprire che Babbo Natale non esiste.
Non sono un fan di Siani, non lo seguo molto, forse non riesco a superare il trauma del suo cognome che mi ricorda altre storie, ma non sono neanche uno di quelli che lo critica a priori.

Volevo scrivere qualcosa a sua difesa leggendo le critiche che sta ricevendo per lo spettacolo del 16 a San Carlo, trovo una cosa bellissima celebrare lo scudetto con Maradona e una delle figure più pop e popolari della nostra cultura contemporanea nel posto della cultura classica per antonomasia della nostra città. Ci avrei visto bene anche Nino D’angelo, Bruscolotti, giocatore simbolo del primo scudetto, ma sarà uno spettacolo non una celebrazione.
L’unica critica che si può muovere per me all’evento sono i prezzi impopolari, forse era l’occasione migliore per portare ragazzi e scolaresche nel teatro d’opera più antico d’Italia, invece di costringerli alla lirica e ai balletti (o almeno così si faceva quando io ero studente) che senza le giuste basi difficilmente hanno presa sugli adolescenti. Trovo squallide, ridondanti, inutili e pretestuose le accuse di chi vede un tempio violato, che ci piaccia o no la cultura napoletana è viva grazie al sostrato popolare e non il contrario, se ci affidassimo solo agli intellettuali, agli esperti del settore seguiremmo mode fino a una triste omologazione intellettuale e Napoli perderebbe la sua personalità.

Questo non vuol dire che il San Carlo debba ospitare in modo fisso e costante Siani, Salemme o magari i comici di Made in sud… ma vuol dire semplicemente che aprire le  porte alla cultura pop per una delle celebrazioni più importanti della storia moderna della nostra città sia una cosa magnifica ed é forse proprio l’emblema del nostro modo di fare arte.

Poi ieri mattina leggo la notizia di Siani accostato all’altro mio mito, Bellavista, non De Crescenzo, io amo proprio il professore Bellavista. Purtroppo i social ci hanno abituato male, a leggere solo i titoli ed ero pronto ad inveire contro il buon Alessandro Siani, la mia reazione al post del caro Paco Rapillo, uno di quei napoletani che seguo sempre volentieri,  è stata istintiva “mi suicido”. Non ve la prendete a male, ma avrei reagito così anche se al suo posto ci fosse stato Troisi o chicchessia.

Mi sono poi procurato una copia dell’articola, sempre grazie al solerte Nato con la camicia e ho scoperto che purtroppo c’ero cascato anche io. “Porto in scena la Napoli di Bellavista” è uno di quei titoli che ti vogliono necessariamente far saltare dalla sedia, nell’intervista poi si rivela che lui è direttore artistico di un progetto che coinvolge lo stesso De Crescenzo, che Sergio Solli e Benedetto Casillo sono fra gli attori e che è un modo di celebrare i 40 anni dall’uscita del libro.
Allora mi rendo conto che la situazione è ben diverse, non è un remake, ma un omaggio dichiarato e se dicessi che Siani non è la persona adatta a fare questo lo direi solo per invidia… Non sono un attore, non sono un regista e non faccio teatro, in un progetto del genere mi farebbe piacere anche solo spazzare a terra pur di esserci, per cui aspetto, andrò all’Augusteo e solo allora, eventualmente arriveranno le critiche o gli elogi, come è giusto che sia.

Bellavista e Troisi sono due figure che mancano tantissimo nella cultura napoletana, il loro sguardo innamorato e al contempo disincantato sulla città ci hanno fatto crescere non poco. Mi trovo spesso a dire che Troisi  manca alla città di più di Maradona.

Il racconto della nostra città sembra essere limitato al dualismo a Saviano si o Saviano no, Camorra o Pizza? Lungomare o Stese? Entrambe  voci fondamentali, Napoli ha bisogno di qualcuno che ogni giorno le sbatta in faccia la realtà, anche in modo romanzato, Napoli ha bisogno di chi ogni giorno ci ricordi quanto è bella, perchè l’etica segue l’estetica, non viceversa. Ma quello che manca è qualcuno che sia lì nel mezzo a ridere di entrambi, a prendersi in giro, ci vuole qualcuno che metta Don Gennarino Parsifal contro Genny Savastano, ci vuole qualcuno che dica a Ciro che Tutto sommat’ nun fa na vit’ e merd’? Quello stesso qualcuno che in una tarantella ci ricorda che a Napoli se mor’ a tarallucc’ e vino! Quello stesso qualcuno che urli allo spazzino di non arronzare perchè quella Chiavec’ e cuntessa butta le carte dalla finestra. A Napoli quel vuoto non si è più riempito…  e neanche Siani lo ha colmato, ma non credo abbia la pretesa di farlo, forse è il pubblico che ci spera, come ad ogni acquisto del Napoli speri che arrivi un altro Maradona.

Però  con questa operazione potrebbe fare qualcosa di importante:  aiutarci a ricordare chi ha raccontato Napoli con tutta la poesia dei suoi paradossi, con tutta la meraviglia dei suoi luoghi comune ridendone, senza mai deriderla.

E allora mandiamo a fanculo i pregiudizi, perchè in realtà di questo si tratta, e aspettiamo. Tanta merda Alessà, saremo noi, muratori del tremila, a giudicare se si tratta di un’ capolavoro o nu cess’ scassat’.

Paolo Sindaco Russo

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