Opinionisti su Facebook, il nulla in un post

Opinionisti su Facebook, il nulla in un post

0 1800

Dal nostro inviato a Mosca.

Spesso si critica internet, si attaccano i social, senza tener conto di come a utilizzare e ad imprimere una direzione a questi strumenti siamo noi. Quella dell’opinionismo social è una piaga ben peggiore delle punizioni divine dell’Antico testamento, e racchiude tutto il peggio di cui può essere capace l’essere umano: arroganza, ignoranza, polemica sterile. Non si tratta di dover avere una laurea per poter avere il diritto di dire la propria, no, non fraintendetemi, spesso chi è in possesso di un titolo si crede ancora più legittimato a doverci comunicare la propria, arrivando alle vette del “tuttologo” di Mai dire TV, con la differenza di poter sfoggiare un percorso di studi.
Ma poi, bisogna avere un’opinione su tutto? In verità vi dico, non ho un’opinione su tutto, e non me ne pento. La questione non è difficile: la quantità di esperienze e conoscenze che possiamo ottenere è pur sempre limitata, ed è mia intima convinzione che la ricerca è un processo collettivo; per questo mi spaventano i tuttologi, spesso in grado di discettare su intricati problemi di politica internazionale o di medicina senza avere alcun tipo di approfondimento sul tema. Mi spaventano, perché ci vedo il brodo di cultura da cui emergono santoni alla Brigliadori pronti a propagandare pericolose fandonie anti-chemio; li temo perché lì c’è chi crede, come successo ad uno dei migliori scrittori italiani (a mio parere), Amleto de Silva, che esista un bambino dal nome Celardo: Amlo aveva pubblicato una finta lettera dove diceva cosa avrebbe fatto a un ipotetico figlio sfaticato nel caso non avesse fatto i compiti; ebbene, dopo che alcune pagine (quelle che ogni tanto rubano anche a noi foto e post) hanno preso la foto, ci sono stati commenti indignati in difesa del bambino.
C’è una quantità impressionante di opinionisti della home, che ad orari prestabiliti, manco fossero bot programmati, inseriscono commenti del tipo: 8:00 Obama cattivo; 9:00 PD ladro (o M5S falso); 10:00 considerazioni storiche ricopiate da Wikipedia; 11:00 commento della notizia del giorno; 12:00 commento sulle elezioni americane e così via. Questa attività smodata nel digitare rende questi personaggi non dei grandi commentatori su tutto lo scibile, ma solo dei fastidiosi “sapientoni”, le cui fonti spesso sono anche dubbie (inoltre, non pochi di questi si basano su informazioni di terza mano, non conoscendo altre lingue); e non va confusa con l’appartenenza a questa o quella parrocchia, ma è diffusa, e si va sempre più espandendo.
Un anno fa, o giù di lì, ho ricevuto una telefonata da una importante trasmissione TV di un canale russo per commentare il terrorismo in… Turchia. Mi sono rifiutato, per una semplice ragione: non conosco quell’argomento, non ne so più del normale lettore curioso, non parlo turco. Invece conosco, ahimè, connazionali improbabili che appaiono a commentare qualsiasi cosa, “esperti” del nulla, in cerca di un po’ di pubblicità, di una affermazione del proprio ego. E no, non sono d’accordo fino in fondo con quanto sosteneva Umberto Eco, né tantomeno voglio limitare la libertà d’espressione; spesso l’obiezione di questi tuttologi è quella della “democrazia e della libertà di parola”. Ma la democrazia non è urlare una serie di fesserie in un megafono, o avere il diritto di propagandare pericolose idiozie come le cure alternative per il cancro o abbaiare contro i vaccini; la democrazia è partecipazione, è discussione, è confronto. Ed i tuttologi non hanno bisogno di tutto ciò, perché hanno la verità, e la declamano; chi scrive, resta sempre seguace di ciò che insegnava il professor Gennaro Bellavista.

Giovanni Savino

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it