Caro Sarri, non è giunto il momento di farci i pompini a...

Il mister da "Pulp Fiction"

Caro Sarri, non è giunto il momento di farci i pompini a vicenda

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Fonte: sscnapoli.it - (photos di Italo ed Alessandro Cuomo)

Viviamo in un mondo dove tutti parlano di “psicologia”, “autoanalisi”, “conscio” e “inconscio”. Insieme al web, la più grande rivoluzione nella vita quotidiana dell’umanità negli ultimi tre secoli è certamente la psicologia. Il problema è che spesso si abusa di questa scienza. Come gli ipocondriaci sono afflitti dall’idea di avere un qualsiasi genere di malattia, così oggi la stragrande maggioranza delle persone giustifica propri malesseri imputandole a determinate (e indeterminate) condizioni psicologiche. Spesso diventa una sorta di cane che si morde la coda.

La psicologia è una branca importante della scienza e dello sviluppo dell’essere umano. Chi nella propria vita ha subito traumi, dolori o particolari condizioni fa benissimo a rivolgersi allo psicologo. Ma oggi, spesso, vediamo persone che di problemi se ne creano più di quanti ne abbiano. Star sempre a pensare ad un determinato problema, come in un’ossessione, diventa esso stesso un problema.

E’ quanto sta accadendo a Sarri e al suo Napoli. Dopo la sconfitta di Bergamo i giornali si sono concentrati sull’assurda polemica del turn-over e i mancati inserimenti di Rog e Diawara, mentre Sarri ha parlato di “tenuta mentale” “stress psicologico” “abitudine a giocare certe partite ad un determinato livello”. Oltre alla solita tiritera del mister che ogni volta, per togliere “pressione psicologica” alla propria squadra, elogia la Juventus e la sua super-potenza.

A volte però la superficialità, unita ad un pizzico di ignoranza, aiuta tanto nella vita. Chiamiamola “leggerezza”. Star sempre a pensare a ciò che manca, invece di concentrarsi su quello che si ha, può generare sconforto. O, per usare l’abusatissimo termine, può causare un clima di”depressione”. Sarri, appigliandosi ad un deficit mentale dei propri calciatori – come ha fatto a Bergamo – finisce per offrire ai suoi calciatori un alibi (tanto per trattare l’argomento da un punto di vista “psicologico”). Sono ragazzi che dovrebbero scendere in campo e “scatenare l’inferno” invece di stare a pensare ai limiti, alle pressioni o allo strapotere bianconero. Insomma, lo stesso stare a parlarne, non contribuisce a stemperare tensione nei calciatori, ma nel far prendere consapevolezza di limiti che magari non hanno.

Il Napoli ha perso a Bergamo perché ha giocato male. Punto. Non mettiamoci a fare discussioni inutili su turn-over, su Rog e Diawara o su improbabili cali psicologici. La squadra non era motivata abbastanza? Di certo non la si aiuta insistendo sul problema. Ha fatto notizia quanto proprio questo weekend ha dichiarato il tecnico del Torino, Mihajilovic, sul proprio giocatore Benassi. A volte un po’ di rudezza e brutalità non guasta. Il Napoli è secondo in classifica e sarebbe primo se non avesse subito gli assurdi torti arbitrali di Pescara e Genova, conduce saldamente il girone di Champions. Insomma, il Napoli è forte, è una grande squadra e tanti altri tifosi di altri club vorrebbero stare al nostro posto. Smettiamola di arrovellarci su problemi che non esistono. Volevo chiudere con una frase di Freud, ma forse, in questo momento, è meglio citare Tarantino e il suo “Pulp Fiction”: caro Sarri, “Non è giunto ancora il momento di farci i pompini a vicenda“. Parola del signor Wolf, quello che “risolve i problemi”. Quello che fino ad oggi ha fatto proprio il tecnico del Napoli, almeno in campo. Fuori dal terreno di gioco non è il caso di parlare a sproposito di “problemi psicologici” che affliggono chi soffre davvero, non certo un ragazzo di 20 anni che deve giocare a pallone.

Valentino Di Giacomo

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