Lo sciacallo era napoletano, ma i primi talebani siamo noi

L'integralismo dei social

Lo sciacallo era napoletano, ma i primi talebani siamo noi

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Era un napoletano, NAPOLETANO, quel bravo signore che avrebbe cercato di rubare nelle case abbandonate dei terremotati. Era napoletano, come Salvatore Di Giacomo, Erri De Luca, Totò o Eduardo De Filippo. Sul web e sui social c’è stata subito la corsa a stigmatizzare che i media hanno subito dato conto della provenienza del presunto topo di fogna che avrebbe sciacallato sul dramma e sulla morte dei disgraziati del sisma. Sono gli stessi che in genere magnificano la napoletanità, come se bastasse nascere in un posto per essere inconfutabilmente, per genetica, dei geni o dei mariuoli. Fa parte dell’idiozia dell’era internettiana. Una sorta di talebanizzazione che è causata dalla vita dei social network. O 1 o 90 si direbbe a Napoli. Un fenomeno che vede gli utenti di Facebook e Twitter postare queste frasi o commenti da talebani e i media che rincorrono questo fenomeno e che spesso titolano e scrivono articoli per inseguire questo becero “sentiment” della rete. Accade nel calcio, accade per la politica, accade per questi drammi.

Forse, dopo questa notizia di cronaca, sarebbe bene riconoscere che esistono grandissimi napoletani che danno vanto alla nostra terra, come pure dei grandissimi pezzi di merda che infestano la nostra città e ne minano la vivibilità. Quella merda di gente che vediamo tutti i giorni e che ci fa mettere scuorno di appartenere alla stessa razza, alla stessa lingua, alla stessa terra.

Da giornalista professionista cerco sempre di evitare la precisazione della nazionalità di chi compie qualche gesto. Salvo quando è indispensabile. C’è persino il codice deontologico dei giornalisti che prescrive di fare così. Ma i codici deontologici sono spesso aria fritta. E anche in questo possiamo constatarlo nel calcio, nella politica e nella cronaca che leggiamo tutti i giorni.

Era napoletano il presunto sciacallo. Erano napoletani Pino Daniele, Benedetto Croce e Libero Bovio. Basta l’appartenenza geografica ad un posto per nascere geni? Erano o sono napoletani Al Capone, Raffaele Cutolo o Sandokan. Basta l’appartenenza geografica per nascere camorristi?

Pensateci quando decantate le bellezze di Napoli o dei napoletani. Sono ragionamenti talebani che facciamo prima noi stessi e che non rendono onore alla nostra città che invece è bella quando si apre, quando non marca confini, quando dialoga con tutte le altre culture in virtù di quello spirito di compartecipazione e tolleranza che solo chi ha vissuto per genetica la fame sa mostrare.

Sul web si trovano siti e pagine Facebook che decantano la bellezza di questa città e dei napoletani. Personalmente trovo tutto molto molto integralista, fondamentalista, talebano, per l’appunto. C’è persino un presunto scrittore che ha creato un hashtag per questa città: #riscetamento. Ascrivendo al sindaco chissà quali e quante mirabilie compiute. Come se i mezzi passassero in orario, come se i mezzi pubblici passassero. Come se non ci fossero più buche per le strade….  Ha senso tutto questo? O è solo un grande, fantasmagorico gioco mediatico. Un gioco inutile che ci esalta e poi ci deprime.

E’ sparito un piroscafo a Napoli. E la gente ci crede. Così insegnava Eduardo. Dopo oltre 70 anni a Napoli spariscono ancora i piroscafi. E tutti però ci sentiamo “milionari” postando le foto del nostro magnifico golfo. Foto che però non nascondono la merda della gente che ci abita. Perché a Napoli, proprio come in tutte le città e le culture, ci sono le eccellenze e ci sono le merde. Prendiamone atto prima di pubblicare quelle foto. Prima di crederci superiori solo e soltanto perché siamo nati a Napoli. La nascita non basta. Non basta per il presunto sciacallo, non basta per il genio della letteratura, del teatro o della canzone. Riscetamento?? Stocazzo.

Valentino Di Giacomo

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