Ecco perché Aurelio è un presuntuoso, ma non un “Pappone”

La telenovela Higuain

Ecco perché Aurelio è un presuntuoso, ma non un “Pappone”

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Ieri sera ho avuto la possibilità di conoscere Giancarlo “Picchio” De Sisti. Abbiamo parlato un po’ di calcio, dell’Italia, di Conte, del numero 10 a Thiago Motta, di Higuain e di tanto altro. Picchio oggi ha 73 anni, alto la metà di me e, se guardate la foto, veste con camicie improbabili. Eppure quando l’ho visto e quando ci ho parlato mi sembrava alto quanto la statua di Garibaldi, vestito in maniera impeccabile ed ero d’accordo con lui pure quando in realtà non lo ero. Questo è avvenuto perché per me De Sisti è un mito. Sia perché ha partecipato ad una scena di uno dei film che ho visto più volte nella mia vita, ma soprattutto perché è uno che ha giocato la “Partita del Secolo” a Messico ’70, ha giocato contro Pelè, è stato uno dei centrocampisti più epici italiani. Insomma un pezzo di storia.

de sistiPerché vi racconto questo? Perché in città si è scatenato nuovamente il “papponismo” dopo le dichiarazioni del fratello di Higuain. Ora già è risibile chiamare “Pappone” uno che ha offerto a Gonzalo  – stando a quanto riportano i giornali – un ingaggio di 7,5 milioni. Per non parlare che è sempre il presidente che ha riportato il Napoli in Champions e che qualifica la sua “azienda” da 7 anni in Europa. Certo, sempre troppo poco per il popolo del “Devi vincere”, ma tant’è.

Non vi stupisco quando vi dico che per me Aurelio non è un pappone, chi mi legge da un po’ lo sa. Penso, del resto, a quando in città ci si stracciavano le vesti per le cessioni di Lavezzi e Cavani. Per non parlare del mancato arrivo di Soriano o ancora di quando importanti giornalisti sorrisero quando Aurelio ingaggiò Sarri, Hysaj o Allan. Ma lasciamo stare. Solo per dire che Gonzalo andrà via sarà rimpiazzato secondo i canoni della società. Che non è la Juventus o il Barcellona. Ma questo discorso fa poco breccia tra i tifosi. Del resto “Nuje simme Napule, e simm’ ‘o Napule”. Il centro del mondo.

Parlavo di De Sisti perché trovo assai più grave della possibile cessione di Higuain, l’assoluta incompetenza societaria in casi del genere. Mi spaventa questo, non le bizze di un milionario che a Napoli guadagna già ora il doppio esatto di quanto prendeva Maradona. Il Napoli queste situazioni non le sa gestire perché l’azienda Ssc Napoli è una società a conduzione familiare. Anzi, a conduzione personale. Quando Higuain venne espulso a Udine il signor De Laurentiis era beatamente alle Maldive. I contraccolpi mediatici finirono per costarci lo scudetto e, per pochissimo, pure il secondo posto valido per la Champions. Quante altre volte sono accaduti episodi simili in questi 10 anni di gestione “Aureliana”? Non si contano.

Questo accade perché nel Napoli non è prevista la figura di un “tranquillizatore”, un ex campione, un team manager, un comunicatore. Uno capace di avere una credibilità e una moral suasion sugli altri quando parla. Al Napoli manca questo. Non un presidente che un giorno dice una cosa e il giorno dopo l’esatto contrario. I balletti sullo stadio, sulla scugnizzeria, sugli acquisti roboanti. Due anni fa passammo dal possibile acquisto di un Kramer o un Fellaini all’acquisizione di David Lopez nel giro di un mese. E’ normale che i tifosi non stiano tranquilli quando ogni giorno viene annunciato Herrera, Tolisso, Fabinho e tutta la compagnia cantante.

L’assenza di un uomo che sappia fare da filtro tra le parole di De Laurentiis e l’ambiente è la cosa che mi preoccupa di più. Fa di De Laurentiis un presuntuoso, non un “Pappone”. Uno che offre 15 miliardi delle vecchie lire di ingaggio ad un giocatore di 29 anni non può essere un “pappone”. Al Napoli serve un “Picchio” De Sisti. Uno magari alto un metro e sessanta, ma che quando parla sembra la statua di Garibaldi. A cavallo.

Valentino Di Giacomo

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