Ma il limite di Aurelio è il protagonismo, non il “papponismo”

Quella sgradevole conferenza stampa

Ma il limite di Aurelio è il protagonismo, non il “papponismo”

0 366

Ciaccare  e medicare, si dice a Napoli. Abbiamo già “medicato” nell’articolo precedente riconoscendo a De Laurentiis di essere probabilmente, per risultati, il miglior presidente del Napoli in 90 anni di storia grazie ad una strabiliante continuità. Ed è malsano che molti tifosi non glielo riconoscano.

Per molti il difetto di De Laurentiis è che sia un pappone, come abbiamo già scritto. Altri parlano delle manchevolezze del settore giovanile: una polemica questa che ci sta, ma che forse non tiene conto di quanto, con le regole attuali, i settori giovanili siano pleonastici per una società di calcio che non ha l’obbligo di schierare in campo calciatori formati nel proprio vivaio.

Per me, venendo quindi a “ciaccare”, l’insopportabilità di De Laurentiis è stata invece dimostrata da quella conferenza improvvisata dopo la vittoria con il Frosinone. Il presidente non si vede quasi mai nella sconfitta, ma compare ogni volta quando c’è da festeggiare e prendersi i suoi, pur giusti, meriti. E’ una società, quella azzurra, che ha un gap di comunicazione con gli altri club che è quasi avvilente. Un’altra società avrebbe mandato Higuain e Sarri davanti a tutte le telecamere d’Italia per ore per far godere ai propri protagonisti i meriti di una stagione oltremodo esaltante. Il Napoli no, ogni volta Aurelio ruba la scena, soprattutto quando c’è da intestarsi le vittorie.

Il giocattolo quasi perfetto di questa squadra è una sua creazione, nessuno lo mette in dubbio. Ma il presidente dovrebbe avere il coraggio di essere presente anche quando le cose non vanno. Penso ad esempio al “casino” della squalifica di Higuain, dov’era il presidente? Era alle Maldive, in vacanza. Una vacanza che, evidentemente, il presidente non può consentirsi dopo che ha imbastito una società di persone capaci, ma che devono comportarsi sempre come “Yes-man” agli ordini del padre-padrone.

Giuntoli, il nostro Ds, è un fantasma che non è quasi mai andato davanti alle telecamere quest’anno. A Sarri e alla squadra è stato imposto a fine stagione un silenzio-stampa che stava rischiando di nuocere il nostro finale di campionato alimentando voci sul contratto dell’allenatore quasi incontrollate.

Manca a questo Napoli un team-manager autorevole. Il presidente deve imparare a fidarsi dei suoi dipendenti, non può gestire tutto al meglio, non è pensabile. Una società di rilievo europeo deve obbligatoriamente avere nel suo organico uomini autorevoli, capaci di indirizzare la barca quando il mare è in tempesta. Aurelio, con i suoi silenzi, lascia invece la nave alla deriva nel vortice di polemiche che spesso non è capace di gestire.

E’ uno dei motivi per cui il Napoli non può permettersi di insignire Maradona quale proprio ambasciatore all’estero. Sarebbe un’idea vincente abbinare il nostro marchio a quello di Diego che è conosciuto in tutto il mondo. Ma De Laurentiis sarebbe capace a gestirlo con la sua mania di controllare tutto e tutti?

E – venendo alla gestione dello stadio – il Comune investirà a proprie spese 25 milioni di euro per ammodernare l’impianto. Perché nessuno ne parla? Perché De Laurentiis non ha contribuito, magari andando incontro a quel progetto di eliminazione della pista di atletica e di restyling che è oltremodo necessario per una squadra che gioca stabilmente in Europa?

Sono tutte potenzialità inespresse di questo club. Ovunque si vada in Europa c’è, ad esempio, la possibilità di fare un tour nello stadio. Perché a Napoli no? Perché a Napoli i garage dello stadio erano invece utilizzati fino a poco tempo fa per far lucrare qualcuno facendolo diventare un ritrovo per le coppiette che si appartano in auto?

Perché al San Paolo non esiste un museo? Eppure i turisti che vengono al San Paolo, ne avrò visti a centinaia, indossano tutti la 10 di Maradona che comprano sul web?

Finché De Laurentiis non comprenderà che una società di calcio è fatta di tantissime voci, oltre al settore sportivo e quello del marketing (che pure funziona), non si riuscirà mai a rendere il Napoli una società moderna.

Queste le critiche che mi sento di muovere al nostro presidente. Certo, di qui a chiamarlo “Pappone” ci passa il mare. E ingigantire delle critiche, almeno questo speriamo che siano costruttive, può farci solo del male. Perché in fondo siamo tutti sulla stessa barca. E questo dovrebbe comprenderlo per primo Aurelio De Laurentiis.

Valentino Di Giacomo

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione dell’autore e della fonte, Soldato Innamorato o www.soldatoinnamorato.it